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Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

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Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

mar

26

lug

2016

SOLIDARIETA' CON CHI LOTTA - EURECO.

COMUNICATO STAMPA
Paderno Dugnano 25/07/2016
Si è svolto lunedì 25 luglio dalle ore 9.00 alle 12,30 il presidio promosso dal “Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco” di Paderno Dugnano” davanti a Palazzo Isimbardi in via Vivaio 1, sede della Città Metropolitana, che ha visto la partecipazione di varie decine di persone provenienti da Paderno Dugnano, Cormano, Bresso, Sesto S G. e Milano. Portando solidarietà erano presenti inoltre delegazioni del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto S. G. e la Rete Sicurezza di Milano.
L’obiettivo del presidio svoltosi oggi, contemporaneamente a quello dei dipendenti della Città Metropolitana che cercano di risolvere i problemi dei lavoratori precari, era quello di poter fare un incontro con il nuovo Sindaco Metropolitano Giuseppe Sala al fine di ribadire la nostra contrarietà ai permessi concessi alla società Tecnologia & Ambiente Srl per il nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi che sorgerà sull'area ex Eureco di Paderno Dugnano (Via Mazzini 101 località Palazzolo Milanese).
Ricordiamo che è stato proprio su quella area che il 4 novembre 2010 scoppiò il terribile incendio che ha provocato la morte di 4 lavoratori, bruciati vivi e il ferimento di altri 3. Incendio causato dalla totale inosservanza di misure di sicurezza presso l’azienda Eureco che miscelava in modo fraudolento rifiuti pericolosi, operazione che ha portato alla condanna del titolore dell'Eureco a 5 anni di carcere.

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lun

18

lug

2016

AMIANTO OLIVETTI: CONDANNATI I MANAGER

AMIANTO: CONDANNATI I PADRONI E I MANAGER DELL’OLIVETTI

Carlo e Franco De Benedetti condannati a 5 anni e due mesi per omicidio colposo – 23 mesi a Corrado Passera ex ministro. Il tribunale di Ivrea ha riconosciuto i manager responsabili dei decessi di dieci operai, che tra la fine degli anni Settanta e l'inizio dei Novanta lavorarono negli stabilimenti Olivetti, inalando le fibre tossiche di amianto e ammalandosi, anni dopo, di mesotelioma pleurico.

Oggi 18 luglio è un giorno importante per le vittime dell’amianto. Il tribunale di Ivrea, con la giudice Elena Stoppini, ha accolto le tesi dell’accusa condannato a cinque anni e due mesi Carlo De Benedetti e Franco De Benedetti per omicidio colposo nel processo per le morti da amianto degli ex operai Olivetti avvenute fra il 2008 e il 2013. I decessi sono avvenuti fra gli operai che avevano lavorato negli stabilimenti Olivetti tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta. Anche se la sentenza, rispetto al valore della vita umana che è inestimabile, non riporterà in vita i lavoratori morti e non allevierà la pena per i famigliari delle vittime, perché erano morti che si potevano evitare, oggi si è compiuto un altro passo importante che avvicina la verità giudiziaria a quella reale e storica. Accogliendo la tesi dell’accusa, dei pubblici ministeri Laura Longo e Francesca Traverso la giudice Stoppini ha emesso tredici condanne e quattro assoluzioni nella sentenza di primo grado per le morti per amianto all'Olivetti. Oltre alle condanne più pesanti di  Carlo De Benedetti e Franco Debenedetti condannati entrambi a 5 anni e due mesi, gli altri condannati sono: Manlio Marini 4 anni e otto mesi, Luigi Gandi 4 anni e due mesi, Paolo Smirne 2 anni e 8 mesi, Giuseppe Calogero 2 anni e 2 mesi, Corrado Passera 1 anno e 11 mesi, Pierangelo Tarizzo 1 anno e 11 mesi, Renzo Alzati 1 anno e 11 mesi, Luigi Pistelli 1 anno e 8 mesi, Roberto Frattini 1 anno e 8 mesi, Filippo Barbera 1 anno e 8 mesi, Anacleto Parziale 1 anno. In totale sono state inflitte pene complessive per 36 anni e nove mesi. Assolti. Roberto Colaninno, Bruno Onofrio Bono, Camillo Olivetti, Silvio Preve.

Parafrasando il motto delle tre scimmiette “non vedo – non sento – non parlo” ben conosciuto da tutti, De benedetti ha dichiarato: «Sono stupito e molto amareggiato per la decisione del Tribunale di Ivrea di accogliere le richieste manifestamente infondate dell’accusa. Sono stato condannato per reati che non ho commesso». Aggiungendo “sono vicino alle famiglie dei lavoratori coinvolti ma ribadisco ancora una volta che durante la mia gestione l’Olivetti ha sempre tenuto nella massima considerazione la salute e la sicurezza in ogni luogo di lavoro». Ancora una volta come sempre succede in questi casi, i padroni e i manager assassini, condannati per omicidio, come le tre scimmiette si tappano la bocca, le orecchie e gli occhi, esprimendo un comportamento non propriamente nobile, nel “se c’ero non ho visto e se ho visto non ho sentito”.

La giudice nel dispositivo della sentenza ha anche stabilito quasi due milioni d’indennizzi - a titolo provvisorio - alle parti civili, che dovranno essere versate «in solido» dagli imputati condannati, secondo le singole posizioni, e da Telecom, chiamata in causa come responsabile civile. Le provvisionali (un acconto sul risarcimento complessivo) sono state attribuite alle persone fisiche e all’Inail, per la quale il totale supera i 710 mila euro. Le altre parti civili, fra cui enti territoriali, sindacati e associazioni, potranno attivare una causa giudiziaria.

La lotta, la mobilitazione e la partecipazione dei famigliari delle vittime e delle Associazioni contro l’amianto sta rompendo il muro di omertà e di complicità che finora aveva concesso l’impunità agli assassini ed è un monito a chi non rispetta le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro e nel territorio preferendo il profitto. La difesa della salute e della vita umana viene prima di tutto.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Milano 18 luglio 2016

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                       

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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dom

17

lug

2016

SOLIDARIETA' OPERAIA

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ven

15

lug

2016

CRIMINE DI PACE

Strage ferroviaria di Andria: un grave crimine di “pace” contro l’umanità.

 

Sulla evitabilità della strage di Andria è stato già detto quasi tutto. La adozione del sistema SCMT avrebbe evitato la strage. Ho sentito parlare la prima volta di questo sistema nei primi anni duemila quando i macchinisti delle ferrovie-peraltro bersagliati tragicamente dalle esposizioni ad amianto-ne parlavano come alternativa al sistema tristemente noto come “uomo morto”;

 

questo consisteva nell’ obbligo , per il macchinista, di azionare in continuazione un pedale onde rassicurare il “sistema” circa la sua condizione di veglia e di attenzione;

 

l’idea dell’azionamento coatto del pedale nasceva dalla scelta economicistica delle ferrovie di passare al macchinista unico, cioè un solo addetto alla guida del mezzo, per “risparmiare”;

 

il sistema “uomo morto” cadde fortunatamente in disgrazia in quanto ritenuto dai lavoratori anzitutto, poi anche da medici e psicologi del lavoro , da ergonomi ed esperti, un sistema fonte di distress e nocivo per la salute psicofisica del macchinista, idoneo anzi a distrarlo dal suo compito principale: condurre il mezzo concentrandosi sulla strada (anche per la necessaria attenzione agli “imprevisti” fisici e umani);

 

fu in quel contesto che si iniziò a parlare di SCMT, un sistema di vigilanza alternativo all’uomo morto, efficace anche nella malaugurata circostanza del colpo di sonno  o del malore o, peggio,  dell’infarto del macchinista (è successo anche questo, trattandosi di lavoro molto usurante-ancorché oggi disconosciuto dalle istituzioni e da un iniquo sistema pensionistico );

 

per chi , come me, ha seguito il dibattito giuridico negli ultimi decenni, era acquisito e fortemente condiviso, quanto Guariniello ed altri giudici italiani hanno sostenuto, coerentemente con il principio costituzionale del diritto alla salute: l’unico limite alle misure da adottare per la sicurezza è la fattibilità tecnologica; se esiste una tecnologia (allarme, sistema bloccante , circuito chiuso, ecc.) questa deve essere adottata; l’entità degli oneri economici, spesso invocati per temporeggiare, non devono essere considerati  un ostacolo alla sua concreta e immediata adozione ;

 

anche una organizzazione del lavoro non ergonomica deve essere rifiutata in quanto terreno di coltura favorevole all’accadimento di infortuni; pensiamo alla strage dell’autobus in Spagna che ha ucciso le studentesse; bisogna smetterla di considerare accettabile che un lavoratore (autista) lavori guidando una intera notte, per poi attribuire il cosiddetto “incidente” al “malore” dell’autista; peraltro, anche per quella strage in Spagna, cominciano ad evidenziarsi proposte risarcitorie offensive per le vittime e per chiunque abbia sofferto ad apprendere la tragica notizia ; 

 

ma allora cosa non ha funzionato ad Andria? E’ venuta meno la coerenza rispetto alle norme della convivenza civile grazie anche alla voluta proliferazione di “enti di controllo” che non hanno controllato nulla e che anzi  hanno poi fatto ricorso a mediazioni, compromessi e deroghe: per qualcuno evidentemente la vita dei cittadini pendolari su linee locali vale meno di quella di alti ;

 

viceversa il quadro procedurale a tutela della prevenzione e della sicurezza è chiaro: la Usl dal 1978 ha tra i suoi doveri quello di disegnare la mappa dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e di vita (art.20 legge 833/1978) ; questa mappa è stata disegnata per l’area che è stata teatro della strage di Andria ?

 

Oggi, correttamente, la Usl si occupano di prevenzione e riduzione del rischio autostradale; perché questo disinteressamento, a vote generalizzato, per le ferrovie? Ovviamente la domanda è retorica.

 

Su questo abbiamo già avuto modo di tentare il dialogo con le istituzioni politiche nazionali, senza ottenere nessuna risposta.

 

Se fosse stata disegnata la mappa del rischio , evitando sovrapposizioni, il rischio sarebbe stato individuato e la Usl avrebbe potuto anzi dovuto intervenire con prescrizioni da adottare immediatamente ;

 

nessuno può ritenere legittimo che i due macchinisti morti, in quanto lavoratori, avessero meno diritti di altri che operano in comparti in cui la Usl ha pieni poteri di intervento e questi poteri li usa correntemente;

 

il rispetto dei diritti dei lavoratori si sarebbe riverberato sul diritto degli utenti/passeggeri: la strage non si sarebbe verificata;    

 

infatti i lavoratori, lottando contro “l’uomo morto” hanno indotto la applicazione di misure tecnologiche davvero efficienti ma purtroppo, come abbiamo visto, non estese a tutto il territorio nazionale e certamente meno rispettate dove più i lavoratori sono stati “deboli”.

 

Ora : seguiremo le indagini e i processi,

 

 avanzando istanza di costituzione di parte civile;

 

lo faremo anche per la affermazione di questi principi,  ma pure  con alcune certezze; la prima è che questo lutto è troppo devastante per essere elaborato senza postumi  ; la seconda è la amarezza di avere valide ragioni ed argomentazioni ma di essere arrivati ad affrontare il problema, ancora una volta, purtroppo, solo “il giorno dopo”. 

 

Né vogliamo produrre solo “parole” o solo “proteste”:

 

ogni iniziativa autogestita a livello locale  di solidarietà morale , materiale ed economica con le vittime ci trova disposti a metterci in sinergia con essa.

 

Vito Totire, medico del lavoro

 

“macchinista onorario”

 

A nome di: Centro “F.Lorusso”, circolo “Chico” Mendes, AEA-associazione esposti amianto e rischi per la salute

 

Via Polese 30 40122-Bologna

 

Bologna, 14.7.2016

 

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gio

14

lug

2016

DISASTRO FERROVIARIO: STRAGE DEL PROFITTO

DISASTRO FERROVIARIO IN PUGLIA: UN’ALTRA STRAGE DEL PROFITTO

 

Michele Michelino (*)

 

Due treni di pendolari, lavoratori e studenti si sono scontrati frontalmente sulla linea a binario unico fra Andria e Corato. Le prime due vetture nell’impatto si sono sgretolate seminando morte e terrore. Il bilancio è di 23 morti accertate e di circa 52 feriti, diversi gravissimi. Mentre i soccorritori lavoravano alacremente contro il tempo per cercare di salvare quante più vite possibile e la solidarietà popolare dei pugliesi non si è fatta attendere con lunghe code di cittadini negli ospedali per donare sangue, la proprietà della rete ferroviaria e il governo come sempre hanno subito sposato la tesi dell’errore umano per scaricare le proprie responsabilità

 

Le parole di cordoglio alle famiglie delle vittime da parte delle istituzioni e l’annuncio di commissioni d’inchiesta per accertare i fatti e le responsabilità, come le lacrime di coccodrillo di padroni e sindacati, in questi casi fanno parte di un rito.

 

In Italia abbiamo il trasporto ferroviario a binario unico per migliaia di chilometri, e spesso gli investimenti rotabili risalgono al dopoguerra. Il sistema di supporto alla condotta che blocca il treno se il macchinista ignora il rosso è obbligatorio soltanto sulle tratte gestite direttamente dallo Stato, non in quelle concesse. La maggior parte della rete ferroviaria italiana viaggia ancora a binario unico. Oltre novemila chilometri sui 16 mila in mano a Rfi, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, e le reti concesse, cioè non controllate direttamente dallo Stato seimila su circa 6.500 chilometri totali.

 

 Dopo l’incidente Ferrotramviaria (Ferrovie Bari Nord) proprietaria del tratto ha aperto un’inchiesta amministrativa e come sempre il ministro dei Trasporti di turno (questa volta Graziano Delrio) ha promesso una commissione d’indagine ministeriale per capire le cause dell’incidente e la magistratura sta già indagando: come sempre ci sarà un processo, ma con i tempi lunghi della giustizia, la prescrizione rischia di concedere l’impunità ai responsabili della strage e questo per i famigliari delle vittime al danno aggiungerebbe la beffa.

 

Alla luce della strage la responsabilità dell’azienda che gestisce la tratta ferroviaria è ancora più grave, perché dal 2013 erano già stati stanziati i soldi (fondi europei) per costruire il doppio binario. Sorge quindi anche il dubbio che qualcuno abbia volutamente ritardato i lavori per guadagnare sugli interessi dei soldi stanziati.

 

In realtà le cause dell’incidente non sono difficili da scoprire, quando si viaggia ancora su linea a binario unico e senza alcun sistema in grado di impedire una strage, con un sistema obsoleto dove il via libera ai treni è dato da una comunicazione via telefono tra gli operatori delle varie stazioni, sistema ancora in vigore.

 

 Purtroppo la verità è che questa è un’altra strage annunciata, un crimine contro l’umanità, come nel 2005 a Crevalcore, come nel 2009 a Viareggio e potrebbe ancora succedere sulle migliaia di chilometri di binario unico regionale esistenti in Italia.

 

La privatizzazione delle ferrovie dello stato, le esternalizzazioni, gli scorpori, delle aziende hanno come unico scopo la realizzazione del massimo profitto risparmiando anche i pochi centesimi sulla sicurezza a scapito dei ferrovieri e dei passeggeri. In nome dell’aumento della produttività e del profitto i padroni costringono i ferrovieri, e in generale i lavoratori, a lavorare in condizioni sempre più disagiate e pericolose e l’aumento dello sfruttamento è la causa principale degli infortuni e dei disastri.

 

Il governo avvantaggiando l’Alta Velocità ha risparmiato sugli investimenti del trasporto regionale per la sicurezza di pendolari e cittadini, facendo una scelta di classe, favorendo i cittadini di serie A a scapito dei cittadini di serie B e C!

 

La brutalità e l’inumanità del sistema capitalista si vedono anche da come sono trattati i cittadini delle diverse classi sociali. Nel momento del dolore oltre ad esprimere la nostra solidarietà a tutte le vittime e ai loro famigliari, non dimentichiamo le responsabilità di chi doveva tutelare la sicurezza e la salute dei ferrovieri e dei passeggeri, comprese quelle organizzazioni sindacali confederali che in cambio di alcuni privilegi hanno, non hanno fatto nulla per impedire l’imbarbarimento delle condizioni di sicurezza.

 

(*) Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni 14/07/ 2016

 

Mail: cip.mi@tiscali.it                                     http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

 

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ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 18 aprile 2015 a Sesto san Giovanni.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

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