Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

mer

29

lug

2020

LA LOTTA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI VINCE

ANCHE LA REGIONE E’ COSTRETTA AD ABBANDONARE LE NORME DISCRIMINATORIE.

 

La battaglia che conduciamo da tre anni per il diritto alla casa per tutti sta producendo i suoi effetti:

- Il tribunale di Milano con due sentenze ha definito discriminatorie le pratiche di esclusione dalle graduatorie casa delle persone immigrate con il pretesto del certificato sulle proprietà estere che non è possibile ottenere.

 

- La Corte Costituzionale ha definito illegittime le norme che chiedevano la residenza di cinque anni in Lombardia - Le attestazioni di indigenza non saranno più obbligatorie e sarà sufficiente la valutazione del reddito.

 

 - La Regione dovrà approvare a settembre un nuovo regolamento dell’Edilizia Pubblica dal quale saranno tolte le norme discriminatorie.

 

- I Comuni dovranno, una volta approvato il nuovo regolamento, rifare i bandi casa senza trucchi.

 

La battaglia vinta non è importante solo per le famiglie fino ad ora escluse dai bandi casa, ma è una vittoria per tutti perché questi risultati riaffermano i valori contenuti nella nostra carta costituzionale contro chi ha tentato di negarla applicando norme illegittime con l’appoggio di giudici consenzienti.

 

Abbiamo vinto perché abbiamo ragione, perché siamo stati capaci di organizzare centinaia di famiglie, perché abbiamo coinvolto l’opinione pubblica, perché siamo stati caparbi e costanti nelle nostre iniziative.

 

NON E’ CHE UN INIZIO, CONTINUIAMO LA LOTTA.

 

 

 UNIONE INQUILINI NORD MILANO

mar

28

lug

2020

IL GIORNO DOMENICA 26 LUGLIO 2020

mar

21

lug

2020

BASTA MORTI SUL LAVORO

Anche ieri 20 luglio 5 morti sul lavoro. Per il profitto si continua a morire.  

Due operai in un incidente sul lavoro a Roma. Un operaio di 54 anni della Nuova EIS, una ditta di Cairo Montenotte, è rimasto schiacciato mentre stata svolgendo alcune opere di ristrutturazione industriale dell’area Tirreno Power di Savona e altri due di . 52 e 54 anni di cui al momento non conosciamo i nomi.

 

Nell’incidente sul lavoro a Roma sono morti due operai di 53 e 29 anni, entrambi romani, sono morti dopo essere precipitati da un'altezza di oltre venti metri. In un cantiere edile.

 

I due operai, stavano tagliando una trave di cemento quando, per un crollo, sono caduti dall'ottavo piano, precipitando da un'altezza di oltre venti metri morendo sul colpo.

 

Si chiamavano Paolo Pasquali, 29enne di Canale Monterano e Stefano Fallone, 53enne di Cesano di Roma. Come sempre in questi casi si è aperto l’ennesimo iter giudiziario: omicidio colposo, è l'ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Roma riguardo alla morte dei due operai. 

 

Ora il PM dovrà verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza in tema di lavoro. Come sempre in questi casi, politici e sindacalisti, complici di questa mattanza operaia versano lacrime di coccodrillo, e intanto i padroni del cantiere e alcuni sindacalisti in alcune interviste si soffermano sul fatto che non erano legati con cinture, come se la morte dei due lavoratori fosse colpa loro-.

La morte sul lavoro non é mai una fatalità, e sempre colpa del padrone. L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto del posto di lavoro, la precarietà, sono la causa principale dell’aumento degli infortuni, dei morti e delle malattie professionali.

Organizziamoci per difendere i nostri interessi. L’organizzazione è la nostra sola forza che ci permette di rifiutarci di lavorare fino a quando non saranno garantite le condizioni di sicurezza e misure antinfortunistiche adeguate.

LAVORIAMO PER PREPARE LO SCIOPERO GENERALE PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO, CONTRO I MORTI SUL LAVORO E TUTTI I MORTI DEL PROFITTO

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mer

15

lug

2020

EX ILVA DI TARANTO: DIFESA DELLA SALUTE E DIFESA DELL'OCCUPAZIONE

 

Ex Ilva di Taranto: difesa della salute e difesa dell’occupazione

 

Eraldo Mattarocci

 

Intervista con Stefano Sibilla, operaio in Cassa integrazione e segretario provinciale di FLMUniti

 

La questione dell’ex Ilva di Taranto, come tutte le situazioni lavorative in cui vengono contrapposti due diritti fondamentali quali il diritto alla salute e il diritto al lavoro, è dirompente.

Ed è appunto su questa contraddizione e soprattutto sulla necessità dei lavoratori di portare a casa un salario che si è innestata l’azione padronale e governativa (di tutti i governi che si sono succeduti) e che ha permesso ad uno stabilimento siderurgico ormai obsoleto di continuare a produrre, inquinare e uccidere, utilizzando impianti marcescenti e pericolosi nonostante fossero stati messi sotto sequestro dalla magistratura già nel 2012.

 

Il contributo dato da Fim, Fiom, Uilm e USB nel fare ingoiare ai lavoratori accordi che non tutelano né la salute né i posti di lavoro è stato determinante ed ha creato una spaccatura profonda sia tra i lavoratori e la popolazione, sia tra i lavoratori stessi con una maggioranza subalterna alle scelte padronali e una minoranza critica che ha dichiarato, in maniera forte e chiara, la propria indisponibilità a morire e far morire per poter “vivere”.

Ora sembra che si sia arrivati alla resa dei conti perché Arcelor Mittal ha in tutta evidenza deciso di lasciare l’Ilva, dimostrando che quegli accordi, sbandierati come risolutivi sia dal punto di vista occupazionale che da quello ambientale, non valgono la carta su cui sono scritti.

 

L’atteggiamento ambiguo del Governo che da un lato boccia il “nuovo” piano industriale di Arcelor Mittal presentato il 5 giugno scorso, per gli ulteriori esuberi - peraltro largamente previsti da chiunque abbia un minimo di cultura industriale - mentre dall’altro ipotizza una partecipazione dello Stato nell’azionariato dell’ex Ilva ben testimonia non solo il caos in cui le istituzioni si dibattono ma l’impossibilità di rilancio di un impianto che perde oltre 100 milioni di euro al mese.

 

Come avrebbero dovuto sapere anche i burocrati sindacali che hanno cavalcato per anni le illusioni derivate dagli accordi, i padroni rilevano fabbriche, le rilanciano o le chiudono, obbedendo sempre e comunque alla legge economica della ricerca del maggior profitto possibile e all’andamento dei mercati industriale e finanziario.

 

Il settore dell’acciaio attraversava già una crisi di sovrapproduzione al momento dell’acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal, tanto da far pensare che fosse stata fatta proprio allo scopo di chiudere ed eliminare un concorrente, ovviamente dopo aver spremuto il massimo dagli impianti. Di sicuro non è un’ipotesi peregrina, a maggior ragione se si considerano le scelte che le altre multinazionali dell’acciaio hanno fatto e stanno facendo in Italia: Thyssenkrupp vuole vendere l’acciaieria Ast di Terni, Jindal non ha mai riavviato lo stabilimento ex Lucchini, l’ultimo altoforno delle Ferriere di Servola è stato spento da Arvedi.

 

Se a questi elementi aggiungiamo il crollo costante delle quotazioni in Borsa di Arcelor Mittal, in forte crisi di liquidità, comprendiamo in pieno la sua necessità di sganciarsi dalla siderurgia italiana e soprattutto dallo stabilimento di Taranto, l’unico a ciclo integrale, dove la crisi non è solo di carattere economico ma soprattutto industriale, giudiziario, politico e ambientale.

In questo panorama, reso ancor più desolante da una massa operaia subalterna e di conseguenza ricattata e ricattabile, spicca la posizione coraggiosa e controcorrente della sezione tarantina di FLMUniti, ben rappresentata dal segretario provinciale Stefano Sibilla, operaio Ilva in Cassa integrazione, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

 

nuova unità: Qual è la posizione della FLMUNITI in merito all’accordo firmato dai sindacati confederali con Arcelor Mittal?

 

Stefano Sibilla: In merito alla firma dell’accordo tra Arcelor Mittal e i sindacati confederali è in netto contrasto con la nostra posizione, perché non tutela né salute né occupazione, come dimostra il “nuovo” piano industriale presentato da Arcelor Mittal che annuncia altri 3200 esuberi. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il processo produttivo del siderurgico di Taranto, soprattutto l’area a caldo, provoca malattie e morte, mettendo in costante pericolo non solo i lavoratori direttamente esposti ma i cittadini tutti, in particolar modo quelli che abitano a ridosso dello stabilimento, come il quartiere Tamburi.

Per chiarire ancora meglio il contesto, è documentato che gli agenti tossici producono non solo un impatto a lungo termine con l’insorgenza di tumori, ma anche un impatto immediato, quali gli infarti che hanno un aumento negli stessi giorni in cui si verificano incrementi di polveri sottili.

Sono stati condotti diversi rilievi e studi scientifici, in periodi diversi. Tutti hanno dimostrato che le sostanze cancerogene presenti sono al di sopra dei livelli di pericolosità sia nei terreni che nelle acque sotterranee (mercurio, idrocarburi pesanti, benzoantracene, benzopirene, solfati floruri etc.) oltre ad una contaminazione diffusa in tutto il sito (arsenico, alluminio, cadmio, cobalto, nichel etc.). Quindi a fronte di questi elementi è chiaro che quella fabbrica non è più compatibile con la vita umana.

 

nuova unità: Nell’accordo del 6 settembre 2018, ci sarebbe l’impegno di Arcelor Mittal a bonificare il sito?

 

Stefano Sibilla: Se è per quello c’è anche l’impegno ad ampliare l’occupazione e si è visto giusto ora che invece la stanno riducendo, cosa già chiara all’atto della firma. La bonifica è una farsa, malamente mascherata dalla struttura di copertura dell’area dei parchi minerali (lunga 700 metri, larga 254 ed alta 77), basta guardare le immagini del 4 luglio 2020 durante una tempesta di vento, quello che ha provocato sul quartiere Tamburi e gran parte della città tra polveri di ossido e minerali che si sono depositati anche in mare e terreni, nonostante ci sia la copertura dei parchi.

Il sistema adottato dall’azienda è un sistema di emergenza che viene chiamato “pump e trat”e non ha nulla a che fare con il tipo di bonifica del sito che dovrebbe essere effettuata per risanarlo effettivamente. Il pompaggio riguarda solo le acque di falda superficiali che scorrono sotto i parchi a circa 2 metri, mentre le acque di falda profonde scorrono a 15/20 metri e finiscono nel mar Piccolo e nel mar Grande con danni immensi all’ecosistema e alla mitilicoltura.

A fronte dell’inutilità della copertura, per quanto riguarda le altre opere di bonifica, è stato nulla è fatto, anche perché bonificarte significa eliminare le fonti inquinanti ed avviare il processo di bonifica. Altrimenti non ha senso.

 

nuova unità: Molti accusano FLMUniti di essere per la chiusura dello stabilimento, infischiandosene dei problemi occupazionali. Quali sono le vostre proposte?

 

Stefano Sibilla: Noi crediamo che l’alternativa ci sia ma che essa debba passare necessariamente attraverso la chiusura delle fonti inquinanti e alla bonifica del sito, sia degli impianti che dei terreni sottostanti altamente contaminati, utilizzando - dopo un’accurata formazione - i lavoratori dello stabilimento compresi quelli dell’indotto ed ovviamente quelli attualmente in CIG.

La tecnologia utilizzata nello stabilimento di Taranto, in maniera particolare nell’area a caldo, è talmente obsoleta e gli impianti sono talmente decotti che non è possibile nessun innesto di nuove tecnologie che pure esistono da tempo (autoproduzione di energia elettrica per alimentare i forni, utilizzo dell’energia al plasma per ridurre le immissioni nocive) e che in altri paesi, ad esempio nello stabilimento siderurgico di Lintz in Austria, vengono utilizzate con un impatto ambientale bassissimo. FLMUniti è un sindacato dell’industria, com'è possibile pensare che non ci poniamo il problema del mantenimento della siderurgia nel nostro Paese?

 

Di sicuro non pensiamo neppure lontanamente di continuare a produrre acciaio utilizzando il carbone, ammesso e non concesso che l’Europa, ormai orientata verso il nuovo business della green economy, ce lo permetta. A tal proposito il nostro sindacato è stato promotore insieme a varie associazioni del territorio di un Piano Taranto, che non è altro che linee guida per la riconversione industriale green del territorio. Queste linee guida sono aperte anche ad altre iniziative a chiunque voglia inserire nuovi progetti per cercare di arrivare con un accordo di programma. 

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lun

06

lug

2020

IL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA

 

 

IL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA

 

 

 

IL GRANDE INGANNO· di Mason Massy James

 

Invocare la cosiddetta comunità scientifica è diventato un mantra moderno molto usato, non solo in ambito scientifico e giornalistico, ma anche tra la gente comune.

 

L’idea alla base è che ci sia questo organo collegiale che vigila sulla giustezza delle scoperte scientifiche fino ad arrivare a coprire con la sua benefica influenza anche scelte politiche. Insomma un bel tappeto comodo comodo sotto cui gettare tutti i dubbi che possono sorgere su scoperte scientifiche, loro applicazioni pratiche e derivanti legiferazioni in merito.

 

Ma come funziona questa “comunità scientifica?”

 

Prima di tutto il senso della parola comunità è proprio quello più “laico”, ovvero un insieme di persone. Le persone di cui parliamo sono appunto gli scienziati che aderiscono comunitariamente a dei “valori” quali la sperimentazione e la conoscenza. Quindi parliamo di una comunità mondiale di persone distanti anche migliaia di chilometri che lavorano più o meno con gli stessi metodi e attitudine, e che a loro volta formano comunità più piccole in base al ramo scientifico di cui si occupano e che a loro volta si ramificano ancora in base al campo specifico e così via.

 

Stiamo parlando quindi non di un congresso o un parlamento, ma di un concetto astratto esattamente come può essere quello di “nazione” inteso come insieme di cittadini e quello di “internet” inteso come insieme di navigatori.

 

I membri della comunità scientifica, come quelli di tutte le comunità, dialogano tra loro. Al di là di convegni e seminari, la forma più autorevole di comunicazione avviene attraverso le riviste scientifiche dove vengono pubblicati articoli riguardanti nuove scoperte. Più una rivista è autorevole e più le ricerche pubblicate sono sicure e valide perché attentamente vagliate. Attraverso queste pubblicazioni, che contengono anche dettagliate metodologie di analisi, la comunità scientifica viene a conoscenza di nuove scoperte, come queste siano avvenute e chi le ha condotte, in modo da usare queste informazioni per ulteriori ricerche.

 

Un metodo che sembra molto sicuro.

 

La parola “sembra” è d’obbligo perché per considerare questo sistema di cose sicuro e per vedere la comunità scientifica come portinaia della Verità, è necessario trascurare una lunga serie di fatti, dettagli e ragionamenti logici.

 

Partiamo con la pubblicazione su riviste scientifiche.

 

Questa avviene attraverso la cosiddetta peer review (revisione paritaria) ovvero la validazione di un lavoro scientifico da parte di ricercatori che lavorano nello stesso ambito. Passata questa revisione, l’articolo viene pubblicato e diventa letteratura scientifica.

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mer

01

lug

2020

CON I FAMIGLIARI DELLA STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO. Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, partecipa al ricordo

lun

29

giu

2020

STRAGE FERROVIARIA DÌ VIAREGGIO

OGGI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE FERROVIARIA DÌ VIAREGGIO

Stasera il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni, insieme ai famigliari della strage ferroviaria di Viareggio sarà presente alla Casina dei Ricordi con una delegazione e lo striscione per ricordare le 32 vittime della strage ferroviaria e tutte le vittime dell’amianto e del profitto.

In questi anni abbiamo capito sulla nostra pelle che la solidarietà è la nostra forza.

Quest’anno per la prima volta dopo 11 anni per le disposizioni anti-coronavirus non ci sarà il tradizionale corteo. Il nostro comitato e altre associazioni tuttavia hanno deciso di partecipare alla commemorazione dei famigliari delle vittime, manifestando e portando la loro concreta solidarietà.

Saremo presenti alle 23,48 del 29 giugno quando ci saranno i rintocchi della campana alla Casina dei Ricordi in via Ponchielli dove ci ritroveremo. Anche i ferrovieri, come ogni anno, sui treni in transito alla stazione attiveranno le loro sirene.

Daniela Rombi, dell’associazione “Il Mondo che vorrei”, la ONLUS che riunisce familiari delle 32 vittime, che perse la figlia, critica la mancata possibilità di fare il corteo e di non poter proiettare in piazza un filmato della Strage “Con un po’ di buona volontà credo che una soluzione si sarebbe potuta trovare. Peccato, per noi familiari ogni 29 è un giorno particolare. La mia famiglia percorrerà comunque le strade cittadine come abbiamo sempre fatto ogni anno”.

Noi saremo con lei e tutti i famigliari delle stragi.

 

 

mar

23

giu

2020

LA SALUTE NON E' UNA MERCE

Nel ricordo degli oltre 200 operatori sanitari Vittime del Covid-19.

Un ringraziamento a loro e a quanti e quante si sono battuti in prima persona, rischiando la vita, per vincere questa battaglia.

Le condoglianze ai familiari di tutte le vittime di questi mesi.

 

LA SALUTE NON E’ MERCE !

LA SANITA’ NON E’ UN'AZIENDA !

In questi mesi di pandemia, la mancanza di 'salute e sicurezza' negli ambienti della sanità hanno fatto sì che fossero contagiati drammaticamente migliaia di operatori sanitari (medici, infermieri, Oss, addetti a servizi e pulizie).

 

Un cancro contro lavoratori e lavoratrici che producono la ricchezza della società in termini di beni e servizi e che, troppo spesso se denunciano la mancanza di sicurezza, causa della perdita della loro e altrui vita, vengono ripagati con richiami, sospensioni, e addirittura con il licenziamento.

 

Tante vite umane spezzate, oltre 35.000 uomini e donne, vittime in gran parte dovute a una politica che nei decenni (con una forte accelerata negli ultimi anni) ha determinato il pesante e grave depotenziamento e lo smantellamento del servizio sanitario pubblico e di leggi, come la 833/78, frutto delle lotte e delle mobilitazioni di quegli anni.

Processi di privatizzazione, taglio di personale, ospedali, posti letto, unità di terapia intensiva, infinite liste d'attesa, aumenti dei tickets ... che costringono utenti e pazienti a rivolgersi al privato per potersi curare in tempi ragionevoli.

 

Oltre tutto ciò, l'irresponsabile incapacità e una politica scellerata in netto contrasto a risposte adeguate alla gravità della situazione, hanno fatto il resto. Il 40% dei decessi è avvenuto nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali), nelle Case di riposo per anziani, nelle Residenze per disabili fisici e psichici, mostrando e confermando che queste strutture sono diventate enti di profitto e di interessi politici ed elettorali.

 

Sono state negate, nel corso degli anni, le cose più elementari: la cura della persona anziana, cronica, non autosufficiente, la partecipazione di comitati di familiari e strutture aperte al territorio.

La salute è uno stato di benessere psico-fisico e il prodotto del rapporto tra gli individui nel proprio contesto di vita; il malessere individuale è un sintomo di un contesto malato, che per primo deve essere curato.

 

La “normalità” ante Covid-19 ha dimostrato di essere malata, l'unica cura è la partecipazione, la lotta e la mobilitazione per una ben altra (e ben oltre) 'normalità'.

 

La salute è un bene e un diritto, l’organizzazione del servizio sanitario pubblico deve avere come obiettivo irrinunciabile l’attuazione di questo inviolabile diritto.

 

Difendere e sviluppare la sanità pubblica, solidale, uniforme e universale!

La salute non si delega, non si monetizza, non si subordina ad alcuna norma, contratto o legge!

 

- Coordinamento lavoratori e lavoratrici Autoconvocati (C.L.A.) per l'unità della classe

- Medicina Democratica movimento di lotta per la salute

- Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

22 giugno 2020

 

 

sab

20

giu

2020

AMIANTO NEL TALCO

FIBRE DI AMIANTO NEL TALCO PER L’INFANZIA ? CHIEDIAMO UNA VERIFICA AL MINISTERO DELLA SALUTE. Comunicato stampa.

Fibre di amianto nel talco per l’infanzia? La Johnson & Johnson ha ritirato dal mercato degli USA e del Canada la famosa “Johnson’s Baby Powder” … e in Italia? Chiesta al Ministro Roberto Speranza urgente azione preventiva di controllo.

“Ci auguriamo che in tempi rapidi venga fatta una azione preventiva di verifica e controllo, coordinata dal Ministero della Salute, sulla eventuale presenza di amianto nella polvere di talco esportata dalla Johnson & Johnson (J&J) nel nostro Paese: ci sono notizie allarmanti che arrivano dagli USA e dal Canada dove la J&J ha deciso di sospenderne la distribuzione il 19 maggio scorso, per la crisi delle vendite, dovute non tanto alla pandemia, quanto alle innumerevoli cause in corso e a condanne di risarcimento per svariati miliardi di dollari ottenuti da donne colpite da gravi patologie, dovute all’uso di quella polvere”, è quanto hanno chiesto in una lettera al Ministro della Salute Roberto Speranza, le associazioni vittime dell’amianto rappresentate da Maura Crudeli ed Enzo Ferrara, Associazione Italiana Esposti Amianto-AIEA, Fulvio Aurora, Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute-MD e Giuliana Busto, Associazione Familiari e Vittime Amianto-AFEVA.

 

La Johnson & Johnson (J&J), come è noto, è la più grande multinazionale di prodotti sanitari al mondo e il suo prodotto di maggior successo è la polvere di talco per l’infanzia Johnson’s Baby Powder, commercializzata da tempo anche nel nostro Paese: secondo il New York Times nei soli Stati Uniti J&J ha ricevuto 19.400 richieste di risarcimento prevalentemente da donne, ma non solo, vittime di tumore alle ovaie o di mesotelioma, dopo aver usato polvere di talco. Già dagli anni ’70 ricercatori indipendenti denunciarono la contaminazione di amianto nel talco in commercio mentre l’industria l’ha sempre negata. Negli ultimi anni una svolta cruciale: sono infatti molte le cause vinte dalle vittime, dopo la dimostrazione della presenza di amianto nei prodotti a base talco venduti in Nord America.

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gio

18

giu

2020

PIANO BONIFICA AMIANTO

Un piano per eliminare l’amianto da scuole e palazzi pubblici

Un piano da 385 milioni di euro per la bonifica dall’amianto negli edifici pubblici, in particolare per la rimozione e lo smaltimento nelle scuole e negli ospedali. Lo prevede il “Piano di bonifica da amianto”, stilato nel secondo Addendum al Piano operativo “Ambiente” e adottato a metà gennaio


Un piano da 385 milioni di euro per la bonifica dall’amianto negli edifici pubblici, in particolare per la rimozione e lo smaltimento nelle scuole e negli ospedali. Lo prevede il “Piano di bonifica da amianto”, stilato nel secondo Addendum al Piano operativo “Ambiente” e adottato a metà gennaio con un provvedimento dalla Direzione generale competente del ministero dell’Ambiente. Un passo avanti nel segno della riqualificazione del territorio italiano che, lo rende noto lo stesso ministero, si rivolgerà a tutti i soggetti beneficiari delle risorse (Regioni e Province). Gli interventi dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre 2025, mentre i fondi sono stati ripartiti secondo i coefficienti di assegnazione regionale utilizzati per le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Alla Regione Sicilia sono stati assegnati i finanziamenti più corposi (107 milioni di euro), seguita dalla Puglia (74 milioni) e la Calabria (43 milioni). “Con questi fondi per la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici - afferma il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa - daremo priorità al risanamento delle scuole e degli ospedali italiani. Confido nella collaborazione con le Regioni e le Province autonome per dare avvio subito ai progetti più urgenti”.

Come dichiarato in una nota dalla senatrice Barbara Floridia, membro della Commissione Ambiente al Senato, in Italia  sono “2.400 le scuole e 250 i nosocomi che registrano, secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, la presenza della fibra”. Numeri impressionanti, che aggravano il fenomeno se “moltiplichiamo il numero degli edifici - continua la senatrice - per l’utenza che giornalmente lavora o frequenta questi istituti”. Nelle sole scuole, infatti, si parla potenzialmente di 352 mila studenti e 50 mila unità del personale.

Secondo le direttive del Piano amianto definite dal MATTM, toccherà alle Regioni, in quanto soggetti beneficiari dei finanziamenti, individuare gli interventi da finanziare e curarne la gestione, il controllo e il monitoraggio. Il Ministero invece si impegna a garantire che gli enti ricevano tutte le informazioni per l’attuazione degli interventi, in particolare le istruzioni sulle modalità per la corretta gestione, la verifica e la rendicontazione delle spese.
Per capirci: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parla di 100mila vittime l’anno per colpa dell’amianto e una spesa sanitaria tra i 2,4 e i 3,9 miliardi di dollari. Questo per dire che il fantasma dell’amianto e tutt’altro che sorpassato, anzi. Nonostante la messa al bando è arrivata nei primi anni novanta, il materiale fibroso tiene ancora sotto scacco il territorio: lo dimostrano i numeri, quelli contenuti nel dossier “Liberi dall’amianto?” presentato da Legambiente, che nel 2018 registravano ancora 370mila strutture con la presenza dell’asbesto. Di queste, oltre 20mila sono siti industriali, circa 50.700 sono edifici pubblici, ben oltre 210mila sono abitazioni private, oltre 65mila sono coperture in cemento amianto e il resto appartiene tipologie differenti di siti.

Come se non bastasse, il dossier si basa su un sondaggio parziale, in quanto delle 20 regioni hanno risposto solo in 15. Mancano all’appello Abruzzo, Calabria, Liguria, Molise, Toscana e Umbria. I problemi maggiori che hanno viziato i 28 anni dalla messa al bando dell’amianto riguardano le attività di censimento, completate oggi solo da sei territori, e quelle di smaltimento, dal momento che sono solo 8 le regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto. “È fondamentale accelerare la messa in sicurezza del Paese perché i soldi ci sono e vanno spesi. I cittadini hanno atteso abbastanza”, commenta Costa.


Quello che più preoccupa, ovviamente, rimane l’emergenza sanitaria. Legambiente, in base agli ultimi dati Inail, notifica a livello nazionale ben 21.463 casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012 e oltre 6mila morti all’anno. A livello regionale i territori più colpiti sono Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560), Liguria (2.314), Emilia Romagna (2.016), Veneto (1.743), Toscana (1.311), Sicilia (1.141), Campania (1.139) e Friuli Venezia Giulia (1.006). In quello che storicamente potrebbe essere considerato una dei mali più gravi del nostro Paese.

 

PIETRO MECAROZZI

 

PUBBLICATO IL 26 Aprile 2020.

 

 https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/04/26/news/un-piano-per-eliminare-l-amianto-da-scuole-e-palazzi-pubblici-1.38724788

mar

09

giu

2020

PER I DIRITTI DELLE PERSONE

ven

05

giu

2020

5 GIUGNO, GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE

 

IN UN AMBIENTE MALATO NON POSSIAMO ESSERE SANI

 

 

 

Oggi, 5 giugno, giornata mondiale dell'ambiente

 

Nel ricordo degli operatori sanitari vittime del coronavirus e della malasanità!

 

 

 

Come specie umana, siamo parte della natura, siamo “natura” e tutto quello che viene fatto nel bene e, troppo spesso, nel male sull’ambiente ritorna sottoforma di salute e malattia.

Salute e ambiente sono aspetti strettamente connessi; noi siamo ciò che beviamo, mangiamo, respiriamo e se, abbiamo degradato la natura tanto che il cibo, l’aria, l’acqua, sono veicoli di sostanze tossiche e batteri, ci ammaliamo e moriamo, perché la natura ha una sua memoria e non perdona.

 

L'attuale sistema economico estrae profitto, valore in termini di danaro, da ogni cosa che tocca, anche dalla natura. L’ambiente viene sfruttato in ogni modo: l’agricoltura intensiva con diserbanti, antiparassitari, ogm, disboscamenti e per far spazio agli allevamenti intensivi ha privato i terreni della loro naturale fertilità e prodotto cibo inquinato, tonnellate di rifiuti e materiale inquinante di combustione (amianto, gas serra, plastica disseminata ovunque).

 

Il modo di vivere, produrre, consumare, spostarsi ... ha contribuito al disastro, all’aumento della temperatura. A questo si aggiunge l’inquinamento da emissioni elettromagnetiche che, con il 5G, raggiungerà livelli di estrema pericolosità.

 

Le conseguenze dello sfruttamento senza prevenzione e protezione da parte della pubblica amministrazione, che devono essere chiamate alle loro responsabilità, sono pagate con l'aumento di patologie cardio-vascolari, tumorali, degenerative. La Versilia ha il triste primato di tumori e mortalità in Toscana.

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sab

23

mag

2020

la Repubblica. Sabato 23 maggio 2020 (pag. 3)

mer

13

mag

2020

RIDOTTA, MA CELEBRATA, LA GIORNATA MONDIALE DELLE VITTIME DELL'AMIANTO

Ridotta, ma celebrata, la giornata mondiale delle vittime dell’amianto

 

Michele Michelino,

dalla rivista “nuova unità” maggio 2020

 

Quest’anno, a causa del coronavirus, non si è potuto tenere il tradizionale corteo previsto per il 18 aprile, ma una delegazione del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio - sfidando i divieti - ha portato un mazzo di fiori alla lapide che ricorda tutte le vittime a Sesto San Giovanni in via Carducci.

Anche nel momento in cui governo e regioni impediscono ogni manifestazione, il Comitato ha ricordato, nel rispetto delle norme di sicurezza, tutti i morti chiedendo giustizia per le vittime dell’amianto e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati nel nome del profitto.

"Basta impunità per i padroni assassini”: questi cartelli che generalmente sfilavano per la città portati dagli ex lavoratori e familiari delle vittime sono stati appesi alle transenne dell’area verde adiacente alla lapide che recita: “A perenne ricordo di tutti i lavoratori morti a causa dello sfruttamento capitalista ora e sempre Resistenza”.

Alla manifestazione, insieme alla rappresentanza del Comitato, è intervenuto, portando la solidarietà della città di Sesto San Giovanni, anche un assessore comunale con la fascia tricolore che ha parlato di un crimine non riconosciuto all’origine di queste malattie, ”quella della mancata sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro quando già si sapeva da anni della pericolosità della fibra killer”.

Insieme al presidente del Comitato (ex operaio Breda) a deporre i fiori c’era anche Silvestro Capelli del direttivo dell’associazione che si è ammalato di tumore alla laringe che gli ha lasciato un buco in gola dopo 17 anni di Breda. “Sulla mia pelle porto i segni dell’amianto. Mi hanno rubato la salute e la vita ma continuo a lottare perché non si ammala solo l’operaio in fabbrica. La nostra lotta non è ancora finita, noi siamo partigiani”.

Sono passati 28 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Secondo l’Oms, ancora oggi nel mondo sono circa 125 milioni i lavoratori esposti alla fibra killer e nel nostro Paese la bonifica delle costruzioni contenenti amianto procede molto a rilento.

Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane. L’amianto ha ucciso tanti lavoratori e lavoratrici, ma anche persone che respiravano la fibra dai vestiti altrui (per lo più mogli che lavavano le tute e abiti dei mariti) o che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà a uccidere ancora perché i tumori che causa: mesotelioma, tumori polmonari, della laringe, asbestosi, tumore dell’ovaio nelle donne, e altri ancora, impiegano decenni a manifestarsi, e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.

Dai dati di Legambiente, nel nostro Paese sono circa 370mila le strutture che contengono eternit: per lo più edifici privati ma anche industriali e pubblici, comprese 2.400 scuole, 1.000 biblioteche e 250 ospedali. Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto. Si tratta, però, di stime: il censimento dei siti inquinati non è stato completato in tutte le regioni.

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono stati più di 17 mila. Ogni anno sono 1.400 i morti sul lavoro (120 al mese), mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 l’anno).

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora) e oggi, a causa delle carenze nelle strutture sanitarie di fronte al coronavirus, anche medici, infermieri, personale sanitario, addetti alle pulizie degli ospedali.

Una strage che avviene nell’indifferenza che, oggi più che mai, diventa complicità.
ROMPIAMO IL SILENZIO. BASTA MORTI PER IL PROFITTO

 

(qui sotto i links per vedere i video della giornata mondiale fatti da TG3 rai regione Lombardia e ANPI):

https://youtu.be/pXkaPOAKG_w

 

https://youtu.be/0-pXAx9dyfg

gio

30

apr

2020

Servizio del TG3 Regionale Lombardia sulla manifestazione del 28 aprile 2020 per le vittime dell'amianto a Sesto San Giovanni del Comitato per la Difesa della S

mer

29

apr

2020

IL GIORNO 29 APRILE 2020

mar

28

apr

2020

COMMEMORAZIONE MORTI AMIANTO 28 APRILE 2020

mer

22

apr

2020

28 APRILE 2020 GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AMIANTO

28 aprile giornata mondiale delle vittime dell’amianto:

alle ore 11,30 una delegazione del Comitato porterà fiori alla lapide che le ricorda a Sesto San Giovanni in via Carducci.

 

Anche se i divieti di governo e regioni per il coronavirus impediscono ogni manifestazione, il nostro Comitato ricorderà comunque, nel rispetto delle norme di sicurezza, tutti i morti chiedendo giustizia per le vittime dell’amianto e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati per il profitto.

 

Sono passati 28 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Secondo l’Oms, ancora oggi nel mondo sono circa 125 milioni i lavoratori esposti alla fibra killer e nel nostro Paese la bonifica delle costruzioni contenenti amianto procede molto a rilento.

Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane. L’amianto ha ucciso tanti lavoratori e lavoratrici, ma anche persone che respiravano la fibra dai vestiti altrui (per lo più mogli che lavavano le tute e abiti dei mariti) o che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà ad uccidere ancora perché i tumori che causa, mesotelioma, tumori polmonari, della laringe, asbestosi e nella donna tumore dell’ovaio, e altri ancora, ci mettono decenni a manifestarsi, e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.

 

Dai dati di Legambiente nel nostro Paese sono circa 370mila le strutture che contengono Eternit: per lo più edifici privati ma anche industriali e pubblici, comprese 2.400 scuole, 1.000 biblioteche e 250 ospedali. Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto. Si tratta, però, di stime: il censimento dei siti inquinati non è stato completato in tutte le regioni.

 

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono stati più di 17 mila.

Ogni anno sono 1.400 i morti sul lavoro (120 al mese) mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno).

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora) e oggi a causa del coronavirus anche medici, infermieri, personale sanitario, addetti alle pulizie degli ospedali.

Una strage che avviene nell’indifferenza che, oggi più che mai, diventa complicità.

 

ROMPIAMO IL SILENZIO. BASTA MORTI PER IL PROFITTO.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Aprile 2020

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ven

17

apr

2020

CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE

CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE

Io faccio parte di una generazione di operai e lavoratori che ha sempre lottato per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e che è sempre stata favorevole ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale. Ma come mai sul corona virus ...............si mobilitano governi e istituzioni e per i morti sul lavoro, per cancerogeni, per l’amianto e per l’inquinamento no?

Eppure ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 al giorno. Ogni giorno in questo paese al lavoro si muore più che in guerra. Ogni anno muoiono 1450 lavoratori morti per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, 5 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perche non si rispettano le misure di sicurezza, inondazioni per mancate manutenzioni, ecc) . Come mai di tutto questo non si parla? Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professionali e d’inquinamento no?

Eppure dai dati del 2019 si evince che L’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno. Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che posizionano l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila all’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania. Così 2 milioni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente, come riconosciuto anche dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che nel 2019 commentava: “i risultati sono drammatici e suonano come l’ennesimo campanello d’allarme rendendo ancor più chiara la necessità di velocizzare il percorso intrapreso per il miglioramento della qualità dell’aria“. E continuava: “Abbiamo posto basi solide, a cominciare dalla firma del Protocollo Aria Pulita nel corso del Clean Air Dialogue di Torino, lo scorso giugno. Stiamo avviando accordi con alcune Regioni nelle quali il problema della qualità dell’aria è particolarmente grave”. Poi concludeva: “Nel decreto legge sul clima, abbiamo inoltre inserito misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle città e nelle aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell’aria, e stanziato fondi per la piantumazione e il reimpianto degli alberi e la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane”.

La mancanza d’informazioni corrette di messaggi contradditori diffusi anche dalle diverse istituzioni aumentano la paura che uccide forse anche più del virus e questo spinge le

persone al fai da te, a vivere nel panico (come dimostra l’assalto ai supermercati per accaparrarsi  merci spesso inutili), con gravi conseguenze oltre che sulla salute dei cittadini e dei lavoratori, anche su settori importanti dell’economia del paese. Il corona virus, a parte l’aspetto sanitario è stato anche un test del potere per verificare la reazione delle persone davanti a un pericolo, oltre che un modo per sperimentare una nuova forma di terrorismo di stato utile in un prossimo futuro a vietare e impedire ogni manifestazione  o protesta.

Così fingendo di tutelare la salute pubblica e alimentando la paura s’impedisce con il consenso della maggioranza della popolazione ogni protesta popolare contro il potere degli sfruttatori. La realtà di ogni giorno dimostra che nel sistema capitalista mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di borghesi, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, i contadini senza terra, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro e di malattie professionali, inquinamento,  fame, malattie, guerre, morte.

Il capitalismo è un sistema criminale che fa più vittime fra i proletari di qualsiasi virus, epidemia, pandemia o calamità naturale. Solo distruggendo il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, con il potere operaio e il socialismo e possibile produrre per soddisfare i bisogni degli esseri umani, considerando lo sfruttamento degli esseri umani un crimine contro l’umanità.

Michele Michelino

 

Da “nuova unità” n. 2  aprile 2020

dom

29

mar

2020

PER RICORDARE. BLITZ IN CONSIGLIO COMUNALE

 

 

Per ricordare un episodio di difesa della salute autorganizzato senza delegare ad altri.
Un blitz in Consiglio comunale
Nei primi mesi del 1998 una forte grandinata aveva completamente distrutto la tettoia di eternit (che, come tutti ormai sanno, è costituito da cemento-amianto) che ricopriva parte del giardinetto antistante la nostra sede. L’amianto, sfaldato e ridotto in piccoli pezzi, era sparso per tutto il cortile: un rischio per gli abitanti delle case popolari di via 
Magenta 88.

 

Presentiamo immediatamente alla A.S.L. di Sesto e al Comune la denuncia della presenza e della pericolosità del materiale e riceviamo assicurazioni che si sarebbe provveduto in breve tempo alla bonifica. Dopo una settimana… niente. Risollecitiamo le autorità competenti che, per tutta risposta, si rimpallano la responsabilità, la competenza.

 

Giorno dopo giorno l’amianto sbriciolato era sempre lì, pericoloso per noi e per gli abitanti del quartiere.

 

Più passava il tempo e più, a molti operai della Breda, sembrava una vera provocazione. Nella riunione settimanale del Comitato mettemmo all’ordine del giorno il problema dello smaltimento. All’unanimità decidemmo di raccogliere tutto l’amianto e di portarlo in Consiglio Comunale. Si unirono a noi anche alcuni degli abitanti dei caseggiati limitrofi, più sensibili al problema.

 

Attrezzati con mascherine e tute bianche, raccogliemmo i pezzi d’amianto in tre grossi scatoloni e li sigillammo, scrivendoci sopra: “Pericolo Amianto”.

 

La sera del Consiglio comunale ci trovammo davanti alla nostra sede: eravamo una trentina, quasi tutti operai della Breda. Tre di noi indossarono le tute bianche e le mascherine e alle 21,30 in punto entrammo tutti insieme nel palazzo del Comune.

 

I cinque vigili che presidiavano il salone dove avveniva il Consiglio videro comparire decine di persone e cercarono di fermarle facendo un cordone alla porta d’ingresso, ma furono travolti. I consiglieri, stupiti dell’irruzione, non fecero neanche in tempo a riprendersi: i tre “Re Magi” in tuta bianca si avvicinarono con i loro cartoni di “doni” e - rispettando la par condicio - ne consegnarono uno al sindaco Filippo Penati e alla sua giunta, un altro al capogruppo dei consiglieri di minoranza del centrodestra e il terzo alla maggioranza di centro sinistra, che comprendeva anche Rifondazione Comunista. Tutto si svolse nel giro di pochi minuti e, immediatamente dopo, tornammo nella nostra sede lasciando sul posto un osservatore per essere informati degli sviluppi della situazione.

 

Una volta tanto, i consiglieri di tutti i partiti furono unanimi nelle loro decisioni!

 

Tutti d’accordo decisero di sospendere immediatamente il consiglio e fecero portare fuori dalla sala consigliare gli scatoloni.

 

Così, finalmente, smaltimmo l’amianto.

 

Capitolo 9 del libro

 

Operai, carne da macello

 

LA LOTTA CONTRO L’AMIANTO A SESTO S. GIOVANNI

 

Qui sotto il LINK DEL libro intero

 

https://www.resistenze.org/si…/…/di/sc/mdsc5f29/mdsc5f29.htm

 

 

 

 

ven

27

mar

2020

IPOCRISIA E FACCE DI TOLLA SESTESI

  

Ipocrisia e facce di tolla sestesi

 

Apprendiamo con grande stupore da un’intervista rilasciata al sito Open, che il sindaco di Sesto San Giovanni – Roberto Di Stefano – è preoccupatissimo per gli ex operai esposti all’amianto.

 

Ecco cosa dice: “A Sesto S. Giovanni abitano moltissimi over 65, si parla del 35% dei residenti. Si tratta di ex operai che hanno lavorato negli anni ’70 e ’80 in fabbriche, acciaierie e fonderie e che adesso hanno diverse criticità come problemi respiratori legati all’esposizione all’amianto. Non hanno i polmoni “sani” e se dovessero contrarre il virus rischierebbero di non farcela”. 

 

Di Stefano è così preoccupato per questo 35% della popolazione sestese che, da mesi, ha messo in vendita  (tra altre) senza neppure avvisarci la sede della nostra associazione, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavori e nel Territorio, composto proprio da quegli ex operai che, come noi denunciamo non da ieri ma da più di 20 anni, non hanno i polmoni “sani”. Abbiamo chiesto – come del resto abbiamo fatto con le precedenti amministrazioni – degli incontri perché paghiamo spese condominiali come se fossimo una salumeria, non un comitato di esposti all’amianto: mai nessuno ci ha risposto.

 

Non ultimo, ricordiamo anche un’altra cosa: Di Stefano fa parte – come Forza Italia – di quelle forze politiche (di destra e di ‘sinistra’) che in 20 anni hanno tagliato 37 miliardi di euro alla sanità pubblica per regalarli a quella privata (a Sesto San Giovanni, proprio a fianco dell’ospedale pubblico è sorto uno dei centri privati della Multimedica) e 70.000 posti letto.  

Se questo non fosse avvenuto, forse il coronavirus non avrebbe fatto tutti questi morti.

 

Siamo abituati, in questo Bel Paese, al fatto che tutti non perdono un occasione per farsi pubblicità, ma questo è davvero troppo: sulla nostra pelle, e sui nostri morti che solo noi ricordiamo ogni anno, egregio sindaco, nessuno deve farsi pubblicità.

 

E invece di permettere, in spregio alle norme dettate dallo stesso Comune e dal governo, di fare manifestazioni con polizia, vigili, ecc. o farsi vedere per le vie della città a sgridare chi, invece di stare a casa, va a fare la spesa, stia lui a casa e rifletta meglio prima di parlare a vanvera su chi ci ha rimesso la salute e la vita (ben prima del coronavirus) per costruire una ricchezza che, purtroppo, si godono altri.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)

 

 

email: cip.mi@tiscali.it

 

 

Sesto San Giovanni, 27 marzo 2020

 

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dom

08

mar

2020

8 marzo

8 marzo ai tempi del colera

 

Oggi, se vorremo ricordare il sacrificio delle operaie della Cottons bruciate vive e la Giornata Internazionale della Donna, dovremo farlo da sole, a casa nostra. Perché il Covid-19, il corona virus, ha fatto una grande vittima: il pensiero e l’azione collettivi.  

Dovunque risuona l’appello alla paura: non avvicinatevi, non toccatevi, statevene lontani gli uni dagli altri. Sospesi, in nome della salute pubblica, persino i diritti costituzionali come la libertà di riunione e di manifestazione. Il tutto senza che nessuno alzi la voce o esprima, perlomeno, un dubbio.

 

Per restare in argomento, una conquista fondamentale del femminismo di classe degli anni ’70 fu proprio questo: il riconoscimento dell’importanza del pensiero, dell’analisi e della lotta collettiva, in prima persona,  per i propri diritti e contro lo stesso nemico della parte maschile del proletariato, contro il capitale. Parallelamente si sviluppava in quegli anni lo stesso fenomeno nei riguardi della salute in fabbrica:  insieme a Giulio Maccaccaro e ad altri medici e tecnici, gli operai della Montedison di Castellanza e della Franco Tosi, della Breda di Sesto San Giovanni, imparavano a fare l’inchiesta sulle loro condizioni di lavoro e di salute, imparavano a definire il loro diritto alla salute senza delegarlo ad altri ma ragionando, appunto, collettivamente.

Da questo sforzo collettivo nacquero i movimenti  e le lotte per i diritti delle donne e per la  salute in fabbrica e sul territorio.

 

Ed è questa capacità di pensare e agire collettivamente che oggi viene cancellata, con la scusa del corona virus.

Sì, scusa, e lo dicono i numeri. A ieri 7 marzo 233 morti per il corona virus.

Nel 2019 (secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente) l’Italia, primo paese per morti premature da biossido di azoto, ha avuto 14.600 decessi; 3.000 morti da ozono; 58.600 per particolato fine.

I morti da amianto sono – ormai da decenni e purtroppo anche per gli anni futuri - più di 4.000 all’anno.

 

La scrittrice statunitense Naomi Klein scrisse alcuni anni fa un libro interessante, “Shock Economy”, in cui mostrava come l’uso della paura può essere utilizzato per distruggere persone, organizzazioni e società, per riscrivere nuove regole più favorevoli ai potenti. Ed è ciò che sta accadendo oggi, quando lo Stato prova a riscrivere le regole per un prossimo futuro, militarizzato e ordinato in base agli interessi del capitale, con il consenso di tutti i partiti e di una parte della popolazione, accuratamente terrorizzata dai mezzi di disinformazione.

 

Bene, allora oggi pensiamo, ad esempio,  a tutte quelle lavoratrici (e lavoratori, naturalmente) che sono precarie, che lavorano in nero,  che non hanno un contratto di lavoro regolare, che non hanno diritto né alla cassa integrazione né alla malattia: chi le pagherà per la sospensione forzata del lavoro? Chi pagherà i costi di questa “crisi”?

 

Una cosa è certa: la necessità sempre più pressante di difendere la possibilità di pensare e agire collettivamente, il che significa un’organizzazione politica che sappia dare voce agli interessi degli sfruttati, perché non siamo tutti, neppure riguardo al corona virus, sulla stessa barca.

 

E vogliamo rivolgere un saluto a tutte le donne che nel mondo oggi fanno dell’8 marzo una giornata di lotta e, in particolare, nella vecchia Europa, alle lavoratrici francesi che, con i loro gilet gialli, hanno sfidato e sfidano i decreti di Macron, tolti direttamente dal codice di guerra, e rappresentano così un esempio da seguire.

 

Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni

sab

07

mar

2020

BOLLETTINO N. 85 DEL COMITATO

CORONA VIRUS: EMERGENZA SANITARIA E BLOCCO DELLE MANIFESTAZIONI.

A causa dell’epidemia di corona virus, il governo e le regioni hanno deciso l’annullamento di tutte le manifestazioni e assemblee: per questo in marzo non possiamo tenere l’assemblea del Comitato. Tuttavia abbiamo deciso di confermare il corteo del 18 aprile per rivendicare giustizia per le vittime dell’amianto, dello sfruttamento e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati  per il profitto.

 

 

CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE, UNA DOMANDA E UNA CONSTATAZIONE

 

 

Noi siamo parte di una generazione di operai e lavoratori che ha sempre lottato per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e che è sempre stata favorevole ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale e ancor più oggi. Ma come mai a causa del corona virus - che ha prodotto (al momento in cui scriviamo) più di centomila contagiati al mondo, 3 mila e 300 decessi di cui oltre 2.900 in Cina, in Italia quasi 4mila  contagiati con 150 morti e 414 guariti - si bloccano intere zone,  si mobilitano governi e istituzioni e invece per i morti sul lavoro, per i cancerogeni, per l’amianto e per l’inquinamento no?

 

Eppure ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 al giorno. Ogni giorno in questo paese al lavoro si muore più che in guerra. Ogni anno muoiono 1450 lavoratori per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, più di 4 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perche non si rispettano le misure di sicurezza, inondazioni per mancate manutenzioni, ecc) .

Come mai di tutto questo non si parla? Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professionali e d’inquinamento no?

 

Eppure dai dati del 2019 risulta che l’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno. Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che mettono l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila all’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania. Così 2 milioni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente, come riconosciuto anche dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa .

 

La mancanza di informazioni corrette, i messaggi contradditori diffusi anche dalle diverse istituzioni aumentano la paura, che uccide forse anche più del virus; spingono le  persone al fai da te, a vivere nel panico (come dimostra l’assalto ai supermercati per accaparrarsi  merci spesso inutili.

 Il corona virus è stato ed è anche un test del potere per verificare la reazione delle persone davanti a un pericolo, oltre che un modo per sperimentare una nuova forma di terrorismo di stato utile in un prossimo futuro a vietare e impedire ogni manifestazione  o protesta. Così, con la scusa della tutela della salute pubblica e alimentando la paura s’impedisce - con il consenso di tutti i partiti (di maggioranza e opposizione) e di gran parte della popolazione - ogni sciopero o protesta popolare.

 

La realtà di ogni giorno, corona virus o no, è che  mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di sfruttatori, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, le malattie, i contadini senza terra, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro e di malattie professionali, inquinamento,  fame, malattie, guerre, morte. Viviamo in un sistema economico-sociale che fa più vittime fra gli operai, i lavoratori e i poveri di qualsiasi virus, epidemia, pandemia o calamità naturale. 

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gio

05

mar

2020

UN RICORDO DI CHI HA DAVVERO DIFESO, FINO ALLA FINE, LA SALUTE DEI LAVORATORI E DELLA COLLETTIVITA’

UN RICORDO DI CHI HA DAVVERO DIFESO, FINO ALLA FINE, LA SALUTE DEI LAVORATORI E DELLA COLLETTIVITA’.

" Medico o padrone non fa differenza, quando la scienza del medico è quella del padrone!!" Giulio Maccacaro - 1972

Oggi - in tempi di epidemia di corona virus e di sospensione dei diritti democratici previsti dalla costituzione che il governo vara con il sostegno di tutti i partiti e parte della popolazione, come il diritto a scioperare, manifestare e altri - vogliamo ricordare un illustre lodigiano: Giulio Maccacaro, nato a Codogno (attualmente uno dei 10 comuni della zona rossa), deceduto il 15 gennaio 1977.

Figura fondamentale per lo sviluppo della medicina del lavoro in Italia, sia nella pratica sia nello sviluppo teorico, Maccacaro fu sempre vicino alla classe operaia. In particolare vogliamo ricordare le sue esperienze alla Montedison di Castellanza e alla fabbrica elettromeccanica Franco Tosi, dove teneva corsi sulle malattie del lavoro e informava gli operai sul diritto della "non-delega" della salute.

Maccacaro fu sempre attivo anche per la difesa dei diritti dei ricoverati in ospedale, in particolare dei bambini. Giulio Alfredo Maccacaro fu un medico, biologo e biometrista, cioè uno scienziato, che si occupò di metodi della statistica applicata alla medicina e alle ricerca delle cause - soprattutto ambientali e lavorative - delle malattie.

 

Nel 1942 si iscrive all'Università di Pavia e, studente, partecipa alla Resistenza nelle forze partigiane dell'Oltrepò pavese, con la brigata Barni.

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mar

25

feb

2020

UNA RIFLESSIONE E UNA DOMANDA

UNA RIFLESSIONE E UNA DOMANDA

Noi operai e lavoratori ci siamo sempre battuti per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e siamo sempre stati favorevoli ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale. Ma come mai sul corona virus che ha prodotto al momento alcune migliaia di morti in Cina, poche decine di malati in Europa, una decina di morti e poco più di un centinaio di malati in Italia con il blocco intere zone,  si mobilitano governi e istituzioni e per i morti sul lavoro, per cancerogeni come l’amianto no? Eppure ogni anno sono più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, 15 mila in Europa, più di 4mila in Italia senza contare tutti morti per il profitto. Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale e i morti del lavoro e di malattie professionali no?

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

gio

20

feb

2020

AMIANTO ALLA SCALA: PRESENTATO DOSSIER

Amianto alla Scala fino agli anni Novanta, dossier shock dai familiari delle vittime: "Bonificata solo grazie ai lavoratori"

 

Il processo riguarda la morte di alcuni operatori del Teatro a causa di malattie correlate all’esposizione. Ascoltato un consulente-epidemiologo

19 febbraio 2020 – la Repubblica

"La 'pattona', una mole di lamiera di 17 metri per 12 foderata di stoffe in amianto, posizionata tra il palcoscenico e la sala, a ogni suo movimento rilasciava le fibre di amianto che si disperdevano in sala e in buca all'orchestra". E' quanto denunciato in un dossier curato dai rappresentanti di una serie di associazioni, tra cui il 'Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro', nel giorno in cui in Tribunale a Milano è ripreso il processo a carico di cinque ex dirigenti del teatro, accusati di omicidio colposo in relazione alle morti di una decina di lavoratori che avrebbero respirato le fibre killer in teatro, prima delle bonifiche dei locali.
 
Gli "interventi di bonifica" sono stati "ottenuti non per obbligo di legge e per prevenzione, ma per le denunce dei lavoratori, gli unici che hanno posto la necessità di porre rimedio all'inalazione di fibre di amianto da parte degli ignari spettatori del Teatro alla Scala", hanno spiegato gli autori del dossier. Gli imputati sono accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di nove lavoratori, tra cui un macchinista, una cantante lirica e un siparista, esposti alla sostanza cancerogena dagli anni Settanta in poi. La 'pattona', viene spiegato nello studio, "è crollata durante una prova di scena nel 1992 ed è stata dismessa in modo grezzo con forbicioni e flessibili, senza misure di prevenzione per i lavoratori".
 

Oggi in aula, davanti alla nona penale, come hanno ricordato anche Medicina Democratica, Associazione italiana esposti amianto e Cub, è stato chiamato a testimoniare un consulente-epidemiologo delle parti civili, Enzo Merler. "Nove lavoratori del Teatro, operai, tecnici, cantanti, musicisti, coristi, direttore d'orchestra, sono stati uccisi dall'amianto", hanno affermato le associazioni. E in una delle scorse udienze "l'unico lavoratore ancora in vita, tra i colpiti dalle gravi malattie asbesto-correlate, ha confermato l'assenza di informazioni sui rischi per la salute, la mancanza di dispositivi di protezione, condizioni di lavoro non rispettose delle norme di sicurezza".

Nel dossier, realizzato, tra gli altri, anche da Roberto D'Ambrosio del 'Comitato ambiente e salute del Teatro alla Scala', viene ricostruita una "breve storia della presenza dell'amianto alla Scala" e le associazioni e i rappresentanti dei familiari dei lavoratori morti ricordano che quello dell'amianto è "un problema ancora aperto, soprattutto a Milano", dove "centinaia di lavoratori sono deceduti" a causa della fibra killer respirata "nei luoghi di lavoro". Dal punto di vista penale, ad ogni modo, nei vari procedimenti in corso a Milano negli ultimi anni sono sempre arrivate assoluzioni per gli ex manager delle aziende portati a processo nelle complesse inchieste del pm Maurizio Ascione.

gio

13

feb

2020

Da ZONA NOVE di febbraio 2020. Giornale di NIGUARDA – CA’ GRANDA – BICOCCA – PRATOCENTENARO – ISOLA. (Municipio 9 del Comune di Milano). 32.OOO copie distribuit

lun

03

feb

2020

AMIANTO: PROCESSO D'APPELLO AI DIRIGENTI BREDATERMOMECCANICA/ANSALDO

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica

 Domani 4 febbraio nuova udienza presso la Corte d’Appello di Milano (Sezione Quinta), al 1° piano aula 5, continua il processo contro 8 dirigenti della BredaTermomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto (mesotelioma) di 12 lavoratori. In primo grado gli imputati di omicidio colposo erano stati assolti dal giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e ATS (ex ASL) dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P. M Nicola Balice avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

In questo processo sono parte civile diverse associazione e istituzioni. Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio (che raggruppa operai Breda e famigliari dei morti), L’INAIL, la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, l’Associazione Italiana Esposti Amianto, e Medicina Democratica.

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio, che è sempre stato contro la monetizzazione della salute e della vita umana, sia in fabbrica sia nel territorio, sarà presente in aula, come sempre. Vogliamo far sentire e vedere ai tre giudici della Corte d’Appello la voglia di giustizia. Dietro i numeri dei morti e dei malati ci sono delle persone, degli affetti delle famiglie che da troppo tempo cercano una giustizia che mai non arriva, trovando invece sempre la legge a favore dei padroni. Anche se viviamo in un sistema sociale in cui l’unico diritto riconosciuto è quello del profitto cui tutti gli altri diritti sono subordinati, noi non ci arrendiamo e continuiamo a lottare, in fabbrica, nelle piazze e anche nelle aule dei tribunali, dove si applica la legge del padrone.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio

gio

23

gen

2020

Giustizia per gli operai Breda vittime dell’amianto e del profitto!

Giustizia per gli operai Breda vittime dell’amianto e del profitto!

La tragica lista di operai, lavoratori e cittadini uccisi dall’amianto continua ad allungarsi. Nel nostro paese il picco delle patologie asbesto-correlate, in particolare dei mesoteliomi, si verificherà nel decennio che è appena iniziato. Questo perché tali patologie possono manifestarsi anche a distanza di 40-50 anni dalla prima esposizione alle polveri e fibre di amianto.

 

Il periodo di più intenso utilizzo e più elevata esposizione è stato quello dal 1960 al 1985, quando i capitalisti e il loro Stato hanno colpevolmente e deliberatamente fatto prevalere le ragioni del maledetto profitto su quelle della salute e della sicurezza degli operai, costretti a lavorare in ambienti pieni di amianto e altre sostanze cancerogene, senza le dovute informazioni sui rischi e senza dispositivi di protezione.

 

E’ noto che le polveri uscendo dai luoghi di produzione e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel suolo, hanno avvelenato anche le famiglie degli operai e i residenti nei quartieri popolari vicini alle fabbriche. Ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di amianto in circolazione e le bonifiche di scuole e di edifici sono tuttora da fare, la decontaminazione dei territori giace sulla carta, per precise volontà politiche.

 

In questo drammatico scenario, mentre cresce fra i lavoratori e nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e dei territori avvelenati, è cominciato il nuovo processo Breda. Il primo processo contro i dirigenti Breda si concluse nel 2003 con l’assoluzione dei dirigenti che scatenò la sacrosanta protesta dei familiari delle vittime – ricordiamo l’occupazione dell’aula del Tribunale per oltre un’ora e mezza, scontrandosi con poliziotti e carabinieri, e il corteo con striscioni e cartelli nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano. Un secondo processo per la morte di mesotelioma di un lavoratore si concluse nel 2005 con la condanna dei dirigenti, vanificato alcuni mesi dopo dall’indulto deciso in modo bipartisan dal Prodi e Berlusconi.

 

Più recentemente, nel 2017 un altro processo di primo grado si era concluso nel giugno dello stesso anno con una vergognosa sentenza di assoluzione per i dirigenti Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati per omicidio colposo della morte per mesotelioma di 12 lavoratori. 

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lun

20

gen

2020

L'AMIANTO E IL PROFITTO CONTINUANO A UCCIDERE.

 

 

L'AMIANTO E IL PROFITTO CONTINUANO A UCCIDERE.


Nei giorni scorsi, è morto Giancarlo Perego (nella foto), dopo una lunga malattia, un tumore, contro cui ha lottato con tenacia.


Entrato giovanissimo, nei primi anni ‘60, alla Breda Termomeccanica, ha lavorato come operaio e impiegato, nei reparti di viale Sarca, 336, fino alla pensione; esposto all’amianto, come riconosciuto dall’Inail.


Fin da subito, ha partecipato alle lotte sindacali della Breda, con la generosita’ e la fermezza che lo distinguevano, e che abbiamo imparato a riconoscere, poi e’ stato delegato nel Consiglio di Fabbrica.


Ha partecipato al Comitato contro il Nucleare, alle lotte in difesa della salute, alla costituzione del Cobas Ansaldo, e per questo e’ stato a lungo discriminato dalla Azienda, senza mai tirarsi indietro.
Anche dopo la pensione, ha continuato ad essere presente alle lotte di ciò che restava della fabbrica, fino alla chiusura della Mangiarotti/Ansaldo, così’ come a quelle del Comitato per la difesa della Salute, di Sesto.

Un abbraccio affettuoso, ciao Giancarlo.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. .

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi