Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

mar

27

ott

2020

ILVA E QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

ILVA E QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

 

Arcelor Mittal continua a licenziare. Rizzo: “Una carneficina di fronte alla quale il Governo rimane immobile”

 

Altri 3 o 4 lavoratori rischiano il loro posto all’interno della fabbrica. Negli ultimi 15 giorni infatti sono state inviate all’indirizzo dei lavoratori contestazioni disciplinari con preavviso di licenziamento; tra di loro anche il delegato sindacale della Fiom Cgil Giuseppe D’Ambrosio. Sono accusati di aver provocato problemi di sicurezza, quando invece si tratta di dipendenti che hanno presentato denunce e segnalato irregolarità proprio per quel che riguarda le misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Arcelor Mittal getta per strada onesti lavoratori e padri di famiglia senza alcuna motivazione valida, e lo fa utilizzando un metodo ritorsivo, colpendo cioè proprio coloro che cercano di segnalare le situazioni di pericolo nell’acciaieria tarantina. E’ una carneficina.

Se la situazione non fosse drammatica potremmo riderci su, dicendo che sarà la multinazionale stessa con la gestione sconsiderata che ormai la caratterizza, a risolvere il problema delle presenze in azienda, da contingentare per contenere il rischio del Covid-19, decimando i lavoratori con licenziamenti immotivati e pretestuosi.

Un atteggiamento che porta a qualificare, certamente non in termini positivi, Arcelor Mittal, e che produce un clima di omertà tra i lavoratori che tra denunciare, rischiando di essere licenziati, e rimanere in silenzio per timore, esponendosi costantemente a pericoli, potrebbero sempre più essere portati a scegliere la seconda strada. Questa è l’azienda con la quale il Governo continua a trattare, incurante della pericolosità di un atteggiamento di questo tipo. Un Governo che, non intervenendo, risulta doppiamente responsabile in quanto non solo dovrebbe tutelare i lavoratori e non lo fa, ma addirittura sembra assecondare col silenzio il comportamento terrorista e psicopatico di un’azienda che non ha nulla da offrire a questo territorio.

Agli altri sindacati riteniamo di dover dire: possiamo essere divisi su tutto ma non sulla necessità di rifiutare con forza i licenziamenti ingiustificati che in questo caso colpiscono anche un delegato sindacale della Fiom Cgil, come è stato qualche mese fa per il delegato Usb Egidio Murciano.

Non possiamo ovviamente non rivolgere la nostra sincera solidarietà ai lavoratori che in queste ore temono per il loro futuro lavorativo.

Franco R.

 

 

dom

11

ott

2020

11 OTTOBRE L’IPOCRISIA DELLO STATO

11 OTTOBRE L’IPOCRISIA DELLO STATO nella  giornata internazionale in memoria dei lavoratori morti o feriti sui luoghi di lavoro.

Ogni anno nel mondo circa due milioni di persone muoiono a causa di un incidente sul lavoro o per malattia professionale, fra cui 12 000 minori. Su 250 milioni di infortuni 335 000 sono mortali : 170 000 nel settore agricolo, 55 000 nel settore minerario e 55 000 nelle costruzioni. Oltre 100 000 i decessi causati dall’amianto, dati (’ILO).

 

In Italia ogni giorno per infortuni su lavoro perdono la vita 4 lavoratori, più di 1400 ogni anno, altre decine di migliaia rimangono invalidi permanenti e perdono per la vita per malattie professionali, altri ancora per disastri ambientali evitabili con una normale prevenzione. Dal nord al sud il bollettino di guerra riporta giornalmente il numero dei morti e dei feriti, operai e lavoratori mandati al macello per il profitto. Per sminuire la gravita di questo massacro e le loro responsabilità, la Confindustria, il governo, i sindacati di regime e le istituzioni, chiamano queste stragi “morti bianche”, morti sul lavoro, come se essi non avessero nessuna responsabilità.

 

Nell’ultimo decennio sono stati registrati più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Numeri impressionanti, drammatici; più morti sul lavoro che in una guerra.

 

Gli incidenti sul lavoro in Italia hanno fatto più morti fra i lavoratori che fra i soldati della coalizione occidentale della 2° guerra del Golfo.  

Tutti i governi di qualsiasi colore e i sindacati filo padronali hanno permesso che il capitalismo potesse disporre a suo piacimento della forza lavoro accrescendo i propri profitti. Il risultato è che il lavoro è diventato sempre più precario, senza protezioni e sicurezza; sottoponendo a continuo ricatto la forza-lavoro è aumentato lo sfruttamento e il totale disprezzo per la salute dei lavoratori: il “lavoro” è così  diventato fonte di alienazione, di disperazione, di povertà, di morte per migliaia di lavoratori.

 

Nel capitalismo la vita degli operai per i padroni non vale niente; per ottenere il massimo profitto risparmiano anche i pochi euro necessari a fornire misure di protezione individuali e collettive, mandandoli consapevolmente a morte certa.

 

Il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto occupazionale, la mancanza di un’organizzazione politica e sindacale di classe, proletaria, lascia i lavoratori completamente alla mercé dei padroni.

 

Nel sistema capitalista tutte le istituzioni, i sindacati collaborazionisti e di regime che “rappresentano i lavoratori”,  considerano legittimo e legale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; quindi perché “ostacolare il progresso” da cui traggono le briciole e i loro privilegi?  D’altra parte ogni giorno ci sono decine di morti sul lavoro e per malattie professionali, migliaia gli operai e i lavoratori che ogni anno sono assassinati sul posto di lavoro e scioperare per costringere i padroni a bonificare gli ambienti e rispettare le misure di sicurezza antinfortunistiche significherebbe far perdere ai padroni decine di migliaia di ore di profitti.

La contraddizione fra capitale e lavoro fa morti, feriti e invalidi ogni giorno.

E’ arrivato il momento per tutte le vittime del profitto, lavorativo o ambientale, di scendere in piazza uniti a difesa della nostra vita, della nostra salute e quella del pianeta, per gridare forte la nostra protesta, unendo le lotte di tutte le vittime del profitto, sia del movimento operaio per la salute e la sicurezza, sia quelle sociali dei famigliari delle stragi, ponti che crollano, case e scuole, disastri ambientali (che hanno responsabilità ben precise) riconoscendole tutte come stragi del profitto.

 

Dobbiamo lottare affinché tutti i morti per il profitto siano considerati crimini contro l’umanità.

 

LAVORIAMO PER ORGANIZZARE UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE OPERAIA E PROLETARIA, SOCIALE A ROMA CONTRO IL GOVERNO, CONFINDUSTRA E IL SISTEMA DÌ SFRUTTAMENTO CAPITALISTA CHE UCCIDE GLI ESSERI UMANI E LA NATURA.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mer

07

ott

2020

CIAO BRUNO

 

 

UN ALTRO LAVORATORE UCCISO DALL'AMIANTO E DAL PROFITTO

 

Anche in tempo di pandemia si continua a morire per amianto.

 

Il nostro compagno Bruno Villa, di anni 71, è deceduto nelle scorse settimane a causa dell’amianto. Dopo aver lavorato come operaio per decenni in una fabbrica a contatto con l’amianto, da alcuni anni si era ammalato di asbestosi e ispessimenti pleurici che gli rendevano sempre più difficoltoso il respiro. Dopo un lungo contenzioso con l’INAIL gli era stata riconosciuta la malattia professionale derivante dall'amianto.

Negli ultimi tempi la malattia si era aggravata ed erano comparsi vari tumori sempre derivati dall'asbesto che hanno reso i suoi ultimi mesi di vita un vero calvario a lui e alla famiglia.

Da gennaio 2020 a oggi sono già 4 gli ex lavoratori del nostro comitato con malattie derivanti dall'amianto che ci hanno lasciato.  Dietro i numeri, alla conta dei morti, ci sono sofferenze, vite e affetti spezzati che lasciano un vuoto incolmabile in chi gli voleva bene.

Oggi ci uniamo al dolore della famiglia ricordando Bruno, il suo sorriso scanzonato e  le sue battute pungenti.

 

Anche in tempo di Covid-19 si continua a morire per altre malattie nell'assoluta indifferenza delle autorità sanitarie e politiche,  che hanno trasformato gli ospedali in reparti Covid sospendendo visite e terapie, comprese le chemio, a migliaia di cittadini bisognosi di cure.

Ogni anno nel nostro paese per infortuni sul lavoro e in itinere muoiono 1450 lavoratori, altre decine di migliaia per malattie professionali, solo per amianto più di 5.000 lavoratori e cittadini, eppure questa strage sembra non interessare le autorità.

Ogni anno nel nostro paese si muore di lavoro più che in guerra. In Italia ogni anno si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 il giorno; altre decine di migliaia muoiono a causa dell’inquinamento ma i dati non sono resi noti per non spaventare la popolazione. Nella società del profitto il dio denaro per chi comanda è più importante della vita di decine di migliaia di persone.

Una società che considera prioritario il guadagno di pochi sulla pelle di milioni esseri umani, che risparmia anche i pochi centesimi necessari alla sicurezza della vita umana pur di realizzare il massimo profitto è una società barbara e inumana, contro la quale si è battuto Bruno.

 

Ciao Bruno, ci mancherai.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

                                                                                         Milano 6 ottobre 2020

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

lun

05

ott

2020

SABATO 10 OTTOBRE ASSEMBLEA DEL COMITATO

 

Sabato 10 ottobre 2020 - ore 15.30 - ASSEMBLEA

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

(è obbligatorio, in base alla normativa anti Covid,  portare la propria mascherina)

 

O.d.G.:

1)     Bilancio e resoconto delle attività del Comitato nel periodo del Covid; informazione sulle prossime iniziative e sulle cause penali

2)     Informazioni sul contenzioso legale contro il Comune di Sesto San Giovanni rispetto alla sede.

3)     Partecipazione alla manifestazione dei sindacati di base contro il governo e contro i morti sul lavoro.

4)    Varie.

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gio

01

ott

2020

MORTI D'AMIANTO ALLA SCALA, SI APRE IL SIPARIO

Morti d'amianto alla Scala di Milano, dopo anni si apre il sipario sul processo.

 

Già dal 1986 la AsL aveva segnalato la necessità di dismettere tutto ciò che conteneva la fibra killer, contenuta persino nelle lampadine dei lampadari e nella scuola di ballo per ragazzi. Dopo lunghe battaglie giudiziarie si approda in aula

 

di Maria Cristina Fraddosio 1 OTTOBRE 2020 www.ilfattoquotidiano.it

 

Una lamiera di 17 metri per 12 completamente foderata di stoffa in amianto e collocata tra il palcoscenico e la sala del Teatro alla Scala di Milano. È questo il simbolo, noto come "pattona", di una battaglia giudiziaria che dura da anni. Si chiudeva e apriva assieme al sipario durante i cambi di scena e a fine spettacolo. Fungeva da tagliafuoco e isolamento acustico. La sala, il palcoscenico e l'orchestra, ad ogni movimento, venivano inondati dalle polveri. Poi nel 1992 è crollata durante una prova di scena. L'hanno messa via alla bell'e meglio. Tagli netti coi flessibili e lo spettacolo è continuato. Il problema sembrava risolto. Non era così. Impianti meccanici ed elettrici, proiettori di scena, tra gli stipiti delle porte tagliafuoco: l'amianto era ovunque. Dalle coperte antincendio per far fronte al calore dei proiettori ai guanti utilizzati per spegnere le torce e le candele. Anche i tavoli della sartoria erano rivestiti in amianto. Nessuno era al sicuro: vigili del fuoco, elettricisti, sarte, scenografi, meccanici, falegnami, parrucchieri, macchinisti, comparse, calzolai, e poi gli artisti, ballerini, coristi, direttori d'orchestra.

 

Domani a Milano ci sarà l'udienza del processo di primo grado già in fase dibattimentale. Il pm Maurizio Ascione, tra i massimi esperti di amianto in Italia, sentirà l'anatomopatologo nominato dal Teatro per analizzare i decessi. Sono dieci in tutto i morti. Cinque gli imputati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo, ma uno è deceduto qualche mese fa. Si tratta degli ex dirigenti della Scala (due ex direttori dell'allestimento scenico, un ex direttore tecnico e l'ex capo dell'ufficio tecnico) e dell'ex sovrintendente Carlo Fontana. Il processo è iniziato nel 2017. L'anno prima vennero prosciolti i quattro ex sindaci di Milano, Carlo Tognoli. Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Fomentini, che erano stati indagati in quanto presidenti del Cda del Teatro. 

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gio

01

ott

2020

LETTERA A REPUBBLICA: 9 morti nel crollo della Torre Piloti

Lettera a Repubblica firmata da molte associazioni e dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

 

Torre Piloti, noi parte civile solo per chiedere giustizia

LA LETTERA. La Repubblica 28 settembre 2020

Cara Repubblica, Riteniamo doveroso intervenire su alcune questioni mosse dal Professor Coletti in merito alla sentenza di primo grado del processo “Torre Piloti Bis” apparse nel vostro articolo del 20 settembre ultimo scorso Intanto ci preme rilevare, noi lo abbiamo ben imparato, come sia inopportuno commentare i verdetti prima della pubblicazione delle motivazioni, la cui funzione è quella di chiarire quale ragionamento abbia portato i magistrati a quella conclusione.

Pertanto non entreremo nel merito delle riflessioni fatte dal professore nella parte iniziale del suo articolo, sommarie e prive di fondamento giuridico.

Ci corre invece l’obbligo di esprimere un nostro parere quando si argomenta sul ruolo della parte civile nel processo penale, una intrusa per alcuni, un’ospite per altri, ed anche a proposito della paventata sudditanza psicologica dei magistrati nei confronti del dramma dei parenti delle vittime.

Intanto è bene precisare che la costituzione di parte civile, legittima, in processi così complicati, non è certo una scelta facile e scontata, anzi viene fortemente scoraggiata dai drammatici tempi della giustizia che affliggono il nostro paese e dalla necessità di risorse economiche. Per questo in molti siano costretti ad accettare i patteggiamenti e a rinunciare all'esercizio di tale diritto.

Noi abbiamo deciso di percorrere questo difficile cammino, che richiede un notevole dispendio di energie, consapevoli che nelle aule di tribunale ci si debba entrare con la sola aspettativa di una giusta sentenza, nel nome e negli interessi del popolo italiano. In questa direzione vanno i nostri sforzi, il pietismo non ci appartiene, non ci anima nessuno spirito di vendetta e siamo contro qualunque forma di giustizialismo.

Ne è conferma la nostra scelta di impegno civile nelle battaglie per la sicurezza delle infrastrutture, sicurezza sui posti di lavoro, prevenzione di disastri ambientali e non ultime quelle per la giustizia, ma anche il continuo lavoro che svolgiamo su tutto il territorio nazionale affinché dei disastri che ci riguardano rimanga memoria, proprio come insegna Primo Levi.

Quando però nell'articolo in questione si parla di “giustizia popolare” non siamo noi ad essere offesi ma l’integrità professionale ed intellettuale dei magistrati e, cosa grave, ciò viene fatto in maniera gratuita senza che vi sia un solo elemento a supporto di tale tesi.

Concludiamo con due parole su Adele Chiello, perché chiamata in causa e perché ne conosciamo lo spessore morale, avendola a fianco nel nostro cammino.

Viene citata dal professor Coletti a proposito del fatto di presentarsi in aula con la foto di suo figlio Giuseppe, a detta del professore “a monito”. Fuori da qualunque retorica, la detestiamo, le diamo una nostra interpretazione di tale abitudine: Adele ha perso un figlio ma non ha mai smesso di esserne la madre e tenere quella foto al collo le dà la forza di continuare a farlo.

Il Comitato Nazionale “Noi non Dimentichiamo” (Crollo Torre Vts Genova) (Comitato ricordo parenti vittime ponte Morandi) (Associazione 140 familiari vittime Moby Prince) (Comitato Matteo Valenti) (Associazione vittime della scuola elementare di San Giuliano di Puglia 31/10/2002) (Legami d’acciaio) (Comitato familiari vittime casa dello studente) (Il mondo che vorrei onlus associazione) (Vittime del Salvemini) (Fondazione 6 aprile per la vita l’Aquila associazione 309 martiri dell’Aquila) (Comitato Emilia vite scosse) (Avus — 6 aprile) (Fondazione 6 aprile per la vita) (Associazione Anna Aloysi incidente ferroviario Andria-Corato 12 luglio 2016) (Comitato vittime di Rigopiano) (Cittadini per la memoria del Vajont) (Genitori generazione Erasmus) (Gruppo familiari vittime lavoro) (Associazione il sorriso di Filippo) (Associazione genitori tarantini) (Il comitato no deposito Gpl Chioggia) (Il comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni)

 

 

mar

29

set

2020

CONTRO I MORTI DELLO SFRUTTAMENTO E LE STRAGI DEL PROFITTO NON BASTA IL LUTTO. ORA E SEMPRE RESISTENZA

Mozione- risoluzione-ordine del giorno

 

CONTRO I MORTI DELLO SFRUTTAMENTO E LE STRAGI DEL PROFITTO NON BASTA IL LUTTO. ORA E SEMPRE RESISTENZA  (27 settembre 2020)

 

I partecipanti all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi del

27/settembre 2020 riconoscono che la contrapposizione fra capitale e lavoro si manifesta quotidianamente nei morti sul lavoro e negli infortuni che non sono mai una fatalità. Esiste nel paese una guerra di classe degli sfruttatori contro gli sfruttati che produce ogni giorno morti, feriti e invalidi: questo è il costo che gli operai e gli sfruttati pagano alla realizzazione del profitto.

Dopo esserci confrontati nel dibattito, noi, lavoratori e delegati RSU e RLS di diverse sigle sindacali, centri sociali e associazioni, decidiamo di coordinarci nella battaglia contro lo sfruttamento capitalista, contro la violenza e brutalità evidenziata dai morti di lavoro, riconoscendo che:

1) Gli operai, i lavoratori, i proletari morti sul lavoro o per malattie professionali, a prescindere dall'appartenenza sindacale, sono MORTI PER IL PROFITTO, vittime dello sfruttamento capitalista. Appartengono alla nostra stessa classe, non hanno amici nei palazzi del potere economico, politico, istituzionale e religioso e sono fratelli di classe degli sfruttati di tutti il mondo.

2) Ci impegniamo a diffondere informazione sui crimini contro i proletari compiuti dai capitalisti sui posti di lavoro e nella società e a prendere posizione, organizzando azioni di lotta e stringendo un patto di unità d’azione. I morti sul lavoro in una singola fabbrica o luogo di lavoro sono morti che appartengono a tutta la classe operaia.

3) Riconosciamo che per i padroni gli operai, i lavoratori nella democrazia borghese sono solo merce forza lavoro da usare quando l’industria tira e da licenziare quando non servono più per valorizzare il capitale.

4) Siamo coscienti che senza un’organizzazione indipendente e autonoma (politico-sindacale) operai e lavoratori in questa società non sono altro che carne da macello dei padroni.

5) Siamo consapevoli che partiti e governi si alternano alla guida del paese, ma sempre nell'interesse dei padroni e della borghesia e gli operai, i lavoratori, frazionati e divisi, senza organizzazione non contano nulla, sono solo le vittime sacrificate sull'altare del profitto, del mercato e del dio denaro.

6) Come sfruttati appartenenti alla stessa classe, al di là delle appartenenze sindacali o politiche, da oggi cominciamo ad organizzarci creando ambiti di discussione nazionale e internazionale, per rispondere colpo su colpo al nemico di classe, mettendo in discussione con le lotte il sistema di sfruttamento dell’uomo sull'uomo. Se colpiscono uno di noi, colpiscono tutti.

 

I governi cambiano, ma gli operai continuano a essere sfruttati e a morire come prima, più di prima.

All'indignazione, alla rabbia, all'odio di classe, deve seguire la mobilitazione nelle fabbriche, nei cantieri, nelle logistiche, nelle campagne, nei luoghi di lavoro contro lo sfruttamento e i morti per il profitto che sono inevitabili nel sistema capitalista. Contro questi omicidi considerati dai padroni semplici effetti collaterali del conflitto capitale -lavoro, bisogna protestare e lottare unitariamente.

E’ ora di ricominciare ad agire e organizzarsi per superare la frammentazione della nostra classe, ognuno di noi deve agire nei propri ambiti politici e sindacali per questi obiettivi e principi.

Contro la barbarie capitalista dobbiamo riscrivere sulle nostre bandiere, rosse di sangue proletario, il motto: PROLETARI DÌ TUTTI I PAESI UNIAMOCI.

 

 mozione presentata all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi del 27 settembre 2020

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

lun

28

set

2020

Intervento del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi a

Intervento del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi del 27/settembre 2020

 

I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO

Anche se l’occupazione, è in continuo calo, lo sfruttamento è sempre più intensivo e in Italia si continua a morire come nell’800’ .

Il covid ha dimostrato la centralità della classe operaia nel processo di produzione di plusvalore, facendo tabula rasa di tutte teorie che da anni parlano di "scomparsa" della classe operaia.

Anche durante il covid, tutti i giorni e le notti della settimana, compresi i sabati e le domeniche, centinaia di migliaia di operai, di lavoratori di tutti i settori hanno continuato a varcare i cancelli delle fabbriche, degli ospedali, delle logistiche, dei vari luoghi di lavoro, nelle campagne o a lavorare a proprio domicilio senza, costretti a lavorare senza sicurezza, senza protezioni individuali e collettive.

Con il ricatto della perdita del posto di lavoro i padroni costringono gli operai a lavorare senza sicurezza con la complicità dei sindacati filo padronali, che a parte dichiarazioni roboanti lasciano mano libera al padrone di sfruttare sempre più la forza-lavoro.

Da questo derivano gli infortuni e i morti sul lavoro, le malattie professionali e gli invalidi.

Nella società capitalista dominata dal dio denaro, è diventato “normale” morire per il profitto e, salvo casi clamorosi, su cui si stende subito dopo un velo di silenzio, non fanno neppure più notizia le stragi che avvengono giornalmente sui luoghi di lavoro.

Il conflitto capitale-lavoro si manifesta in tutta la sua violenza e brutalità nello sfruttamento e nei morti del profitto.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita contro i morti sul lavoro e di lavoro deve diventare il primo punto di ogni piattaforma o rivendicazione sindacale, come è già successo localmente in alcune realtà lavorative durante il covid.

Il regime dispotico della fabbrica ormai è diffuso in tutta la società.

I licenziamenti di chi ha infranto il “vincolo di fedeltà” aziendale per denunciare situazioni di pericolo, la repressione che ha colpito i compagni che hanno manifestato il 25 aprile portando un fiore alle lapidi partigiane e manifestato il 1° maggio e le manifestazioni contro la Regione e governo vietate con la scusa del covid sono prove generali di normalizzazione della società, proibizione della socialità.

La repressione selettiva ha colpito i compagni, i militanti, ma anche persone che andavano a fare la spesa durante il lockdow deciso dal governo e regioni, o che andavano a trovare famigliari in ospedale in macchina, attuando la logica terroristica di colpire alcuni per spaventare tutti.

I sindacati confederali CGIL-CISL-UIL, ma anche alcuni sindacati cosiddetti di base, invece di accodarsi alle sirene padronali e di preoccuparsi del costo del lavoro, dovrebbero preoccuparsi di quanto sia alto il costo di vite umane che gli operai devono pagare per far arricchire i loro padroni.

Il problema non che in Italia i ricchi, i borghesi non pagano o evadono le tasse, cosa peraltro vera: il problema e che ci siano i ricchi che diventano sempre più ricchi sulla pelle degli sfruttati e dei poveri.

Dietro l'apparente "pace sociale" si nasconde una guerra di classe il cui prezzo sempre più alto è pagato solo dagli operai.

Nella crisi la contraddizione capitale –lavoro salariato che investe tutti i settori della società genera movimenti di opposizione in vari strati del proletariato ma anche di altre classi.

Intervenire nel movimento di massa del proletariato e delle classi sottomesse con posizioni anticapitaliste, partendo dal principio della solidarietà di classe, dimostrando che un mondo senza sfruttamento è possibile solo eliminando i padroni, con il potere in mano agli operai, si può battere il cretinismo parlamentare e impedire uno sbocco reazionario al movimento di massa.

Compagni, la nostra lotta non può limitarsi a combattere gli effetti dello sfruttamento capitalista, dobbiamo distruggere le cause che continuano a produrre i borghesi come padroni e i proletari, i lavoratori come schiavi salariati.

Per questo serve un’organizzazione politica di classe in cui i lavoratori sono il soggetto dirigente.

Oggi noi siamo qui per fare un passo in questa direzione.

 

 

dom

20

set

2020

STRAGE DÌ RIGOPIANO: LO STATO ASSOLVE SE STESSO.

STRAGE DÌ RIGOPIANO

 

LO STATO ASSOLVE SE STESSO.

 

ANCORA UNA VOLTA INGIUSTIZIA E’ FATTA:

ITALIA PAESE DELLE STRAGI IMPUNITE

IL 18 settembre 2020 a Pescara, dopo un anno di rinvii sì e tenuta l’udienza preliminare del maxi-processo Rigopiano che provocò 29 vittime. Il giudice ha riunito i due procedimenti, il filone principale sul disastro del 17 gennaio 2017 - che vede 24 indagati e una società - con quello secondario, sul depistaggio, ma ha deciso di escludere dal procedimento penale i responsabili civili (Presidenza del Consiglio, Ministero dell'Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola).

Nel gennaio 2020 Gianluca Tanda, fratello di una delle vittime e portavoce del Comitato, aveva presentato in Procura una nuova denuncia, in cui ipotizzava “la volontà collettiva di occultare molti eventi accaduti tra il 16 il 18 gennaio 2017, tra i quali richieste di soccorso”….accusando i Carabinieri Forestali di Penne di “depistaggio permanente e continuato”.

Ad appoggiare questa tesi, con dichiarazioni riportate il 2 gennaio 2020 da Repubblica, è stato l’ex-capo della Mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana.

A dicembre, in una lettera al Comitato delle Vittime, il dirigente della Polizia di Stato ha chiesto scusa per questa “lotta invereconda tra pezzi dello Stato” che “sembrano impegnati a infangarsi a vicenda e a rimpallarsi responsabilità, se non addirittura a nascondere parti di verità”.

Ieri la decisione del giudice di escludere dal processo lo stato e le sue istituzioni, assolvendo se stesso. 

mar

15

set

2020

NOCIVITÀ E LOTTA DI CLASSE

NOCIVITÀ E LOTTA DI CLASSE

 

Costruiamo una piattaforma di lotta contro la nocività in fabbrica e nel territorio

L’intensificazione dell’attività della massa operaia è possibile solo se non ci limitiamo all'agitazione politica sul terreno economico e una delle condizioni essenziali per il necessario ampliamento dell’agitazione politica è l’organizzazione di denunce politiche che investano tutti gli aspetti della società. (V.I.Lenin)

 

   Un breve articolo in cronaca di questi giorni attira la mia attenzione: “Tante tragedie annunciate, cosa si aspetta ad intervenire?” chiede la CGIL che, dopo la serie di disgrazie sul lavoro nel Veneto, annuncia di essere pronta alla mobilitazione. Per dimostrare la serietà delle proprie intenzioni si reca allora dal prefetto al quale manifesta la propria forte preoccupazione e chiede di attivare il tavolo provinciale per coordinare interventi mirati……

La mia prima reazione, toh, se ne sono accorti anche loro, è ingenua e lascia subito spazio all'idea che, necessariamente, anche il sindacato istituzionale deve occuparsi del problema, non tanto per invitare alla mobilitazione, quanto intervenire per calmierarla. Tuttavia la presa di posizione dà la misura del problema e giustifica la mia preoccupazione per i possibili futuri scenari di lotta autentica e relativo possibile pompieraggio, dato che le condizioni per una lotta estesa e ramificata esistono evidenti: il numero di infortuni e di decessi per malattie professionali è in costante ascesa e di fronte a questi numeri il padrone è nudo.                                            

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lun

14

set

2020

GIUSTIZIA PER I MORTI AMIANTO AL TEATRO SCALA

dom

13

set

2020

LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI

LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI

 

Ogni giorno dei lavoratori perdono la vita sul lavoro fra l’indifferenza dell’opinione pubblica e la colpevole inefficienza dello stato e delle Istituzioni.

Gli “incidenti”, sul lavoro, i morti e gli invalidi continuano come se fossimo ancora nell’800, è questa la “modernità” del capitalismo.

 

La Confindustria, l’associazione dei padroni, definisce queste stragi solo dei “fatali incidenti”, “disattenzione degli operai” “tragiche fatalità”; i politici borghesi parlando di “piaga inaccettabile” ma non fanno nulla per impedirle, per perseguire l’omicidio colposo e doloso per cause di lavoro. Invece fanno molto per garantire l’impunità ai padroni e ai loro dirigenti assassini.

 

Anche i sindacati confederali, che ritengono, legittimo il profitto, e a questo subordinano ogni piattaforma sindacale e ogni legge sul lavoro, continuano a firmare accordi che peggiorano le condizioni di lavoro, dimostrandosi complici di questa mattanza operaia.

 

Per massimizzare i profitti, il capitale risparmia anche i pochi euro necessari in prevenzione e sicurezza condannando a morte migliaia di lavoratori ogni anno. Protetto da un sistema economico – politico – sociale - legislativo, i padroni sanno che anche in casi d’infortuni gravi in cui perdono la vita più operai, finito il clamore e la protesta operaia, al peggio se la caveranno con un risarcimento pagato dalle assicurazioni.

 

Da sempre negli innumerevoli processi per i morti sul lavoro e del profitto, i padroni e manager imputati, salvo casi particolari, ottengono l’impunità garantita dalle leggi dallo stato dei padroni.

 

Ecco cosa contiamo noi proletari nella democrazia borghese.

 

I morti sul lavoro e del profitto, i feriti, gli invalidi, sono morti nostri, di tutti noi lavoratori e pensionati proletari.

Lottare per i nostri interessi contro l’intensificazione dello sfruttamento significa difendere la nostra vita.

 

Portare in piazza la rabbia operaia, dei lavoratori, dei famigliari delle vittime, mettendo al primo punto delle rivendicazioni operaie nei contratti e negli scioperi la sicurezza sul lavoro e nei luoghi di vita, significa difendere i lavoratori, e salvare molte vite umane.

 

Le nostre vite valgono più dei loro profitti.

 

 

sab

12

set

2020

LOTTA CONTRO L'AMIANTO ANCHE IN TRIBUNALE

LA LOTTA CONTRO L’AMIANTO E PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DÌ LAVORO E DÌ VITA CONTINUA ANCHE NELLE AULE DÌ TRIBUNALE.

 

IL 14 settembre riprende l' udienza contro i dirigenti imputati di omicidio colposo per i morti d’amianto al Teatro alla Scala di Milano dopo 9 mesi in cui tutte le udienze dei processi per i morti sul lavoro e di lavoro sono state annullate causa coronavirus. In questo processo sono parte civile il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (Sesto San Giovanni – Milano), l’Associazione Italiana Esposti amianto, Medicina Democratica, Comitato Ambiente Salute Teatro alla Scala, CUB e altre associazioni.

 

Il 15 settembre riprende anche il processo d’appello contro i dirigenti della Breda/Ansaldo imputati della morte di decine di lavoratori per amianto in cui il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (Sesto San Giovanni – Milano), l’Associazione Italiana Esposti amianto, Medicina Democratica, sono parte civile.

Da molti, troppi anni i famigliari delle vittime e loro associazioni si battono per ottenere giustizia e rispetto della salute dei lavoratori, nei luoghi di vita e nelle fabbriche, contro una società che favorisce il profitto alla vita umana dei proletari .

La vita dei lavoratori e dei cittadini e delle classi sottomesse viene ogni giorno sacrificata nell'interesse di pochi e con l’incapacità dello Stato di imporre il rispetto delle sue stesse leggi.

Da decenni ormai è risaputo che l’amianto - detto anche asbesto, il più economico e “ miglior termodispersore al mondo” con le sue conseguenze mortali sui lavoratori e sulla popolazione – ha causato decine di miglia di morti e mina la salute.

 

 I ritardi delle indagini e le lungaggini della magistratura, hanno discriminato e leso gli interessi e i diritti di centinaia di migliaia di lavoratori italiani esposti all'amianto.

Anche in casi di condanna dei datori di lavoro per omicidio colposo, vengono concesse ai padroni assassini le attenuanti generiche e quasi sempre la prescrizione che concede l’impunità ai responsabili della morte di centinaia di migliaia di lavoratori.

Molti lavoratori malati d’amianto o altre sostanze cancerogene e, i loro famigliari, in questi anni e in questi mesi, anche in questo periodo di covid, sono deceduti aspettando una giustizia che non è mai arrivata. Le lunghe cause che durano anni spesso finiscono per la sopraggiunta morte dei lavoratori già minati nel fisico.

La Costituzione Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo, stabilendo che ogni persona abbia diritto a un equo e pubblico processo entro un termine ragionevole, ma tutti questi bei principi restano scritti sulla carta e quasi mai diventano realtà.

Viviamo in una società in cui padroni, manager, governi e istituzioni che tutto sapevano sulla pericolosità del minerale killer non hanno avuto nessuna esitazione nel condannare a morte i lavoratori esposti alle sostanze cancerogene non fornendoli d’informazioni adeguate e dispositivi di protezione individuali e collettive. Per i capitalisti, il profitto viene prima di tutto.

In questo i padroni sono aiutati anche della complicità di alcuni sindacati che ieri come oggi continuano a monetizzare la salute, barattandola con il posto di lavoro.

 

E’ arrivato il momento di mettere in discussione con la lotta questo modello di società capitalista basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Oggi viviamo in una società incivile e barbara che privatizza i profitti e socializza le perdite, che considera gli infortuni, i morti sul lavoro, le malattie professionali e gli invalidi, come effetti collaterali e non evitabili di questo modo di produzione. Vogliamo lavorare in sicurezza.

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità ma un crimine contro l’umanità e non ci stancheremo mai di combattere perché gli assassini siano puniti.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

e-mail: cip.mi@tiscali.it      http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

Sesto San Giovanni, 12 settembre 2020           per contatti : 3357850799

gio

10

set

2020

Presentazione libro "AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Stragi occultate in nome del profitto di Moni Ovadia
L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.
Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.
Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea?
Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro.
Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

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mer

09

set

2020

TERREMOTO AMATRICE. CONDANNATI GLI IMPUTATI

Terremoto Amatrice. Condannati cinque imputati per il crollo di due palazzine

 

Il Tribunale di Rieti ha condannato ieri, 8 settembre, tutti e 5 gli imputati di omicidio colposo plurimo, crollo colposo, disastro e lesioni nel processo per il crollo delle due palazzine di edilizia popolare di Piazza Augusto Sagnotti ad Amatrice in seguito al sisma del 24 agosto 2016.

 

Il giudice monocratico Carlo Sabatini nel processo di primo grado per il crollo di due palazzine popolari ex Iacp di Amatrice, che causarono la morte di 18 persone e il ferimento di altre 3, accogliendo le richieste del pm Rocco Gustavo Maruotti, ha condannato a 9 anni di carcere Ottaviano Boni, all'epoca direttore tecnico dell'impresa costruttrice Sogeap, a 8 anni Luigi Serafini, amministratore unico della stessa azienda, a 7 anni Franco Aleandri, allora presidente dell'Iacp, a 5 anni Maurizio Scacchi, geometra della Regione Lazio-Genio Civile, e a 7 anni Corrado Tilesi, ex assessore del Comune di Amatrice.

 

Il tribunale, inoltre, ha condannato tutti gli imputati e i responsabili civili (Ater, Regione Lazio e il Comune Amatrice) al risarcimento dei danni in favore delle parti civile da quantificare in sede civile. Il tribunale ha stabilito che gli edifici erano costruiti con materiale non a norma e quindi pericolose.

 

Nella società dove a imprenditori senza scrupoli interessa solo realizzare il massimo profitto, complici le istituzioni dello stato, dove si costruiscono case con materiale scadente mandando a morte sicura chi ci abita, la vita delle persone non vale niente e anche per la "giustizia" la vita delle persone vale poco, da due anni di reclusione a pochi mesi per ogni essere umano assassinato.

 

Tenendo contro che questo è il primo grado di giudizio a cui seguiranno nei prossimi anni gli altri due, Appello e Cassazione, che generalmente riducono le pene o assolvono gli imputati “eccellenti” e le istituzioni, perché lo stato non condanna mai se stesso non si può certo dire che giustizia è stata fatta.

 

Solidarietà alle famiglie di chi ha perso la vita e disprezzo per gli assassini.

 

 

mar

08

set

2020

I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO

I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO

Anche se l’occupazione, è in continuo calo, lo sfruttamento è sempre più intensivo e la produttività per addetto è quasi raddoppiata.

Mentre è ormai di moda parlare di "scomparsa" della classe operaia, di "operai in camice bianco", tutti i giorni e le notti della settimana, compresi i sabati e le domeniche, Natale, Pasqua e Capodanno (mentre tutti gli altri si divertono e si riposano) centinaia di migliaia di operai, di lavoratori di tutti i settori continuano a varcare i cancelli delle fabbriche, degli ospedali, dei vari luoghi di lavoro, nelle campagne o a lavorare al proprio domicilio senza che ciò faccia notizia.

Con il ricatto della perdita del posto di lavoro i padroni costringono gli operai a lavorare senza sicurezza con la complicità dei sindacati filo padronali, che a parte dichiarazioni roboanti lasciano mano libera al padrone di sfruttare sempre più la forza-lavoro.

Da questo derivano gli infortuni e i morti sul lavoro, le malattie professionali e gli invalidi. Ormai nella società capitalista dominata dal dio denaro, è diventato “normale” morire per il profitto e, salvo casi clamorosi, su cui si stende subito dopo un velo di silenzio, non fanno più neppure notizia le stragi che avvengono giornalmente sui luoghi di lavoro di giorno e di notte.

La contraddizione capitale-lavoro si manifesta in tutta la sua violenza e brutalità nello sfruttamento e nei morti del profitto.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita contro i morti sul lavoro deve diventare il primo punto di ogni piattaforma o rivendicazione sindacale.

I SINDACATI confederali CGIL-CISL-UIL, ma anche alcuni sindacati cosiddetti di base, invece di preoccuparsi e trattare sulla riduzione del costo del lavoro, dovrebbero preoccuparsi di quanto sia alto il costo di vite umane che gli operai devono pagare per far arricchire i loro padroni.

Dietro l'apparente "pace sociale" si nasconde una guerra di classe il cui prezzo sempre più alto è pagato solo dagli operai.

Fino a quando gli operai saranno disposti a tollerarlo?

Fino a quando delegheranno ad altri la difesa dei loro interessi e diritti?

 

 

lun

07

set

2020

AMIANTO: DOPO NOVE MESI RIPRENDONO I PROCESSI

LA SETTIMANA PROSSIMA DOPO NOVE MESI RIPRENDONO I PROCESSI PER I MORTI D’AMIANTO A MILANO
L’Italia è il paese delle stragi impunite e dimenticate, uno dei paesi più corrotti al mondo, che protegge e tutela i carnefici a scapito delle vittime, ma che sa produrre anche grandi esempi di solidarietà fra chi ha subito torto e violenze inaudite, fra le vittime di tutte le stragi prodotte dal sistema capitalista nella ricerca del massimo profitto. La solidarietà è la vera forza di questo paese.
Nei vari processi contro i morti del profitto vediamo ogni giorno che si scontrano due verità. Quella che difende gli interessi delle vittime attraverso le testimonianze dei compagni delle vittime e quelle dei padroni che difendono i loro interessi.
Astenersi dalla lotta o, peggio, difendere il proprio padrone e i dirigenti accusati della morte di centinaia di operai e migliaia di cittadini, non garantisce in ogni caso né il posto di lavoro né la salute.
Il sistema capitalista, nella sua ricerca del massimo profitto, distrugge gli esseri umani e la natura e noi non accettiamo di barattare il lavoro di alcuni contro la salute di tutti.
Se i padroni ci vogliono costringere a lavorare per continuare a intascare profitti facendoci rischiare la vita ogni giorno in fabbrica in reparti nocivi e inquinando il territorio, dobbiamo dire chiaramente che noi vogliamo lavorare in sicurezza e che a condizione di morte niente lavoro.
La scelta fra il morire di fame e il morire di cancro non è una scelta. La lotta del movimento operaio è da sempre una lotta contro lo sfruttamento, per eliminarne le cause, la società capitalista basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La salute si rivendica e la nocività si elimina.
La salute si difende nei luoghi di lavoro e nel territorio lottando per la bonifica immediata dei siti inquinati e la chiusura dei reparti incriminati, con salario pieno per tutti i lavoratori interessati. E’ questa la lotta che vale la pena di fare.

gio

03

set

2020

MORTI SUL LAVORO


IN ITALIA SI CONTINUA A MORIRE SUL LAVORO FRA L’INDIFFERENZA DELLA CONFINDUSTRIA, DELLO STATO E DELLE ISTITUZIONI

Tra gennaio e luglio i dati Inail registrano 719 morti con un aumento rispetto all'anno prima del + 19,5%, di cui 89 in più solo in Lombardia. Nella sanità sono aumentati del +500% gli infortuni durante il lockdown.
Non è stato comunicato il numero dei lavoratori invalidi ma si presume un forte aumento anche di questi. In realtà questi dati sono al ribasso perché durante gli “arresti domiciliari” impossibilitati a muoversi e con gli uffici Inail e i patronati chiusi molte denunce non sono state registrate.

Portare a casa un salario nella guerra quotidiana fra capitale e lavoro è sempre più rischioso. Dietro ai morti sul lavoro c’è la brutalità e la violenza del sistema capitalista. Protetti dalle leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione, in nome del libero mercato e del profitto, i capitalisti hanno impunità e licenza di uccidere. Negli ultimi anni la condizione operaia è peggiorata costantemente. L’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro sono la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro di cui le istituzioni e autorità fingono di non vedere.

Con il ricatto del posto di lavoro e la riduzione dei salari reali, subordinati alla produttività, i padroni costringono a lavorare sempre di più e sempre peggio, e per chi ci arriva, con pensioni da fame. In Italia ogni anno ci sono oltre 1.400 morti sul lavoro e altre migliaia di lavoratori muoiono per malattie professionali o rimangono invalidi. Una vera strage contro l’umanità, ma per lo stato delle stragi impunite non c’è mai un colpevole. Nel sistema capitalista dove si produce per il realizzare il massimo profitto e non per soddisfare i bisogni degli esseri umani, le condizioni dei lavoratori continuano a peggiorare senza toccare mai il fondo.
SOCIALISMO O BARBARIE è il nostro futuro

mer

02

set

2020

CHIEDIAMO GIUSTIZIA, VOGLIAMO LAVORO

“Chiediamo salute, vogliamo giustizia”. La battaglia degli operai di Sesto San Giovanni, 23 anni dopo

di Michele Michelino — 31 Agosto 2020 (ALTRAECONOMIA.IT)

 

Nel 1997, di fronte al numero crescente di lavoratori delle fabbriche che si ammalavano e morivano di tumore, nasceva il “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio”. Tra i fondatori c’era anche Giambattista Tagarelli, scomparso nel 1999. Il Comitato lo ricorda con un suo intervento ancora oggi attuale.

Negli anni 90 una forte ondata di cassa integrazione colpì massicciamente la classe operaia di Sesto San Giovanni. Era il preludio della chiusura di tutte le grandi fabbriche della città che sarebbe avvenuta nell’arco di una decina d’anni. Espulsi dalle fabbriche, abbandonati da tutti -a cominciare dal sindacato- gli operai della Breda e quelli della Magneti Marelli, con una forte presenza femminile, si organizzarono facendosi promotori del “Coordinamento cassintegrati milanese”.

Dopo aver chiesto inutilmente prima al sindacato e poi a varie istituzioni un luogo dove riunirsi, il 23 aprile del 1994 il gruppo di cassintegrati delle fabbriche “storiche” di Sesto San Giovanni (Breda, Magneti Marelli, Ansaldo, Oerlikon) occupa una vecchia cascina abbandonata, situata in viale Marelli 225, nel cuore del Quartiere 3 Isola del Bosco, territorio su cui sorgevano anche gli stabilimenti Breda. Questo luogo, diventato sede di organizzazione delle lotte, di socialità, di partecipazione, interno al quartiere, si chiamava Cascina Novella, punto di riferimento per centinaia di lavoratori espulsi dalle fabbriche e divenuto noto come “il fortino dei cassintegrati”.

Davanti al crescente numero di nostri compagni di lavoro che si ammalavano e morivano di tumore, il 4 giugno 1997 nasce l’associazione “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio” con sede a Sesto San Giovanni, in Cascina Novella Occupata (sede poi trasferita oggi in via Magenta 88 presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”) e Giambattista Tagarelli fu uno dei fondatori.

L’intervento di Giambattista Tagarelli è stato fatto durante il convegno organizzato dal comitato al Teatro Elena di Sesto San Giovanni il 13 dicembre del 1997, dal titolo “Quando il lavoro uccide”. L’obiettivo del convegno era attirare l’attenzione della cittadinanza e dei media sulla tragedia che si stava svolgendo, con decine di ex lavoratori -della Breda, della Falck, della Marelli, della Pirelli, ormai chiuse o de localizzate - che si ammalavano e morivano.

Rileggendo oggi, a distanza di 23 anni, le parole di Giambattista si scopre che sono più attuali che mai: un pesante atto d’accusa a un sistema industriale e alle sue istituzioni che, in nome del profitto, continua a distruggere gli esseri umani e la natura.

Michele Michelino è presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni


Sesto San Giovanni, 13 dicembre 1997

 

“Mi chiamo Gianni Tagarelli e sono uno dei lavoratori ammalati di tumore. Sono stato 15 anni in quello che era considerato il reparto mattatoio, dove si lavorava senza criterio, non c’erano nemmeno gli aspiratori. Io lavoravo sulla famosa macchina dove venivano saldate le aste per trivellare il petrolio e quando saldavamo usavamo dei pannelli di amianto, era una saldatrice ad alta resistenza.

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ven

14

ago

2020

PER IL PROFITTO SI CONTINUA A MORIRE

gio

13

ago

2020

PER I VELENI E I CANCEROGENI SI CONTINUA A MORIRE

ven

07

ago

2020

8 AGOSTO 1956. STRAGE OPERAIA A MERCINELLE

8 agosto 1956 Marcinelle; dopo una strage operaia …ne accadono altre…di continuo !

 

“Risparmiare” sulla sicurezza del lavoratori è una piaga antica ma ancora aperta !

 

“Pietro, sai cosa c’è che non va in questo lavoro?E’ un lavoro di merda perché quando arriviamo in miniera al mattino è ancora buio…e quando finiamo e usciamo dal buco , è già notte. E’ questa la vera miseria , non vedere la luce”

 

Tratto da Marcinelle 1956, Sergio Salma, Diabolo edizioni

 

Il 4 maggio del 2020 in occasione dell’anniversario della strage operaia di Ribolla (1954) abbiamo proposto l’avvio di  un coordinamento, dal basso, delle città vittime di stragi operaie o di cittadini legate al “modo di produzione” ; l’elenco è drammaticamente lungo (Ravenna-Mecnavi,Torino – Tyssenkrupp ,Bologna OGR/Casaralta , Casale Monferrato –Eternit, Monfalcone-cantieri navali , Viareggio-strage ferrovaria, Napoli-Pozzuoli Sofer, Taranto/ ex-Ilva,  Molfetta-serbatoi-trasporti, Mineo-depuratori , Arena Po-azienda zootecnica, Modugno-fuochi artificiali …) e potrebbe non finire più…

 

quello che critichiamo della scadenza istituzionale dell’8 agosto (la giornata dell’italiano all’estero) è la cecità delle istituzioni che fanno finta di “commuoversi” per i morti “italiani” di Marcinelle;

 

 la realtà è la condizione del lavoratore immigrato (italiano o no)  e la sua condizione spesso di sfruttamento al limite o oltre la condizione schiavistica; certo la grande maggioranza dei morti a Marcinelle fu di italiani ,come lo fu di immigrati da regioni del sud a Ribolla inToscana ; tuttavia solo la cecità politica della destra italiana potrebbe  narrare che Marcinelle abbia rappresentato una contraddizione del passato; la stessa contraddizione ora si ripresenta nelle campagne italiane, nella logistica, nel lavoro nero dell’edilizia e del turismo; anche alcuni organi di informazione hanno denunciato lo schiavismo dei nostri giorni con le sue drammatiche conseguenze (si pensi alla  morte del giovane ventenne ghanese Alì Saibu  nelle campagne di Aragona-Agrigento), si pensi ai tanti morti sul lavoro come Reuf Islami  al quale il comune di Bologna, da quasi venti anni,ancora “non riesce” ad intitolare una strada ; ma si pensi anche al  lavoratore polacco Antoni Rokita Grzegorz , ultimo di una serie di quattro morti a Bologna nel luglio di questo anno ); morti che spesso non entrano nelle “statistiche Inail” perché sfruttati senza neanche essere assicurati;

fatto sta che alla cecità politica della destra ha fatto da supporto la “assenza” del ceto politico di “sinistra” incapace di vedere nella giornata dell’italiano all’estero quello che è: una mistificazione operata da chi, in verità,

sostenendo le forme più disumane della organizzazione capitalistica del lavoro, non ha a cuore la salute e la vita dei lavoratori né italiani immigrati all’estero  né autoctoni né immigrati dal meridione,  né immigrati non italiani; 

perché infatti tra i lavoratori sfruttati non c’è nessuna barriera ma solo, a volte, un differente gradiente di rischio , ma di un rischio incombente su tutti; 

 

in Italia è infatti strage continua di lavoratori (autoctoni o immigrati) ; a Bologna , in soli 11 giorni , ci sono stati quattro morti sul lavoro e non pare scattato nessun campanello di allarme  da parte delle istituzioni come si trattasse di eventi “normali” nonostante, anche, la frequenza; né si può rimuovere la strage covidcorrelata che ha visto nella esposizione indebita di migliaia di lavoratori il veicolo della strage “paralavorativa” allargata ; anzi: in tutto il pianeta: dalla sanità, alla logistica , al comparto carni, al comparto estrattivista, al settore raccolta rifiuti, il covid ha fatto strage di lavoratori.

 

Dunque basta con le ipocrisie e le rimozioni, l’8 agosto diventi in tutto il pianeta la giornata del rilancio della attenzione e delle iniziative di difesa del lavoratore (e della persona in cerca di reddito per sopravvivere)  costretto/a a migrare nel mondo .

Tutti i cittadini democratici favorevoli alla equità sociale e alla eguaglianza tra gli uomini concorda con questo obiettivo.

 

Vito Totire, medico del lavoro, rete nazionale  per l’ecologia sociale

 

 

Bologna, nel giorno del 75°  anniversario della strage nucleare di Hiroshima

mer

29

lug

2020

LA LOTTA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI VINCE

ANCHE LA REGIONE E’ COSTRETTA AD ABBANDONARE LE NORME DISCRIMINATORIE.

 

La battaglia che conduciamo da tre anni per il diritto alla casa per tutti sta producendo i suoi effetti:

- Il tribunale di Milano con due sentenze ha definito discriminatorie le pratiche di esclusione dalle graduatorie casa delle persone immigrate con il pretesto del certificato sulle proprietà estere che non è possibile ottenere.

 

- La Corte Costituzionale ha definito illegittime le norme che chiedevano la residenza di cinque anni in Lombardia - Le attestazioni di indigenza non saranno più obbligatorie e sarà sufficiente la valutazione del reddito.

 

 - La Regione dovrà approvare a settembre un nuovo regolamento dell’Edilizia Pubblica dal quale saranno tolte le norme discriminatorie.

 

- I Comuni dovranno, una volta approvato il nuovo regolamento, rifare i bandi casa senza trucchi.

 

La battaglia vinta non è importante solo per le famiglie fino ad ora escluse dai bandi casa, ma è una vittoria per tutti perché questi risultati riaffermano i valori contenuti nella nostra carta costituzionale contro chi ha tentato di negarla applicando norme illegittime con l’appoggio di giudici consenzienti.

 

Abbiamo vinto perché abbiamo ragione, perché siamo stati capaci di organizzare centinaia di famiglie, perché abbiamo coinvolto l’opinione pubblica, perché siamo stati caparbi e costanti nelle nostre iniziative.

 

NON E’ CHE UN INIZIO, CONTINUIAMO LA LOTTA.

 

 

 UNIONE INQUILINI NORD MILANO

mar

28

lug

2020

IL GIORNO DOMENICA 26 LUGLIO 2020

mar

21

lug

2020

BASTA MORTI SUL LAVORO

Anche ieri 20 luglio 5 morti sul lavoro. Per il profitto si continua a morire.  

Due operai in un incidente sul lavoro a Roma. Un operaio di 54 anni della Nuova EIS, una ditta di Cairo Montenotte, è rimasto schiacciato mentre stata svolgendo alcune opere di ristrutturazione industriale dell’area Tirreno Power di Savona e altri due di . 52 e 54 anni di cui al momento non conosciamo i nomi.

 

Nell’incidente sul lavoro a Roma sono morti due operai di 53 e 29 anni, entrambi romani, sono morti dopo essere precipitati da un'altezza di oltre venti metri. In un cantiere edile.

 

I due operai, stavano tagliando una trave di cemento quando, per un crollo, sono caduti dall'ottavo piano, precipitando da un'altezza di oltre venti metri morendo sul colpo.

 

Si chiamavano Paolo Pasquali, 29enne di Canale Monterano e Stefano Fallone, 53enne di Cesano di Roma. Come sempre in questi casi si è aperto l’ennesimo iter giudiziario: omicidio colposo, è l'ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Roma riguardo alla morte dei due operai. 

 

Ora il PM dovrà verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza in tema di lavoro. Come sempre in questi casi, politici e sindacalisti, complici di questa mattanza operaia versano lacrime di coccodrillo, e intanto i padroni del cantiere e alcuni sindacalisti in alcune interviste si soffermano sul fatto che non erano legati con cinture, come se la morte dei due lavoratori fosse colpa loro-.

La morte sul lavoro non é mai una fatalità, e sempre colpa del padrone. L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto del posto di lavoro, la precarietà, sono la causa principale dell’aumento degli infortuni, dei morti e delle malattie professionali.

Organizziamoci per difendere i nostri interessi. L’organizzazione è la nostra sola forza che ci permette di rifiutarci di lavorare fino a quando non saranno garantite le condizioni di sicurezza e misure antinfortunistiche adeguate.

LAVORIAMO PER PREPARE LO SCIOPERO GENERALE PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO, CONTRO I MORTI SUL LAVORO E TUTTI I MORTI DEL PROFITTO

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mer

15

lug

2020

EX ILVA DI TARANTO: DIFESA DELLA SALUTE E DIFESA DELL'OCCUPAZIONE

 

Ex Ilva di Taranto: difesa della salute e difesa dell’occupazione

 

Eraldo Mattarocci

 

Intervista con Stefano Sibilla, operaio in Cassa integrazione e segretario provinciale di FLMUniti

 

La questione dell’ex Ilva di Taranto, come tutte le situazioni lavorative in cui vengono contrapposti due diritti fondamentali quali il diritto alla salute e il diritto al lavoro, è dirompente.

Ed è appunto su questa contraddizione e soprattutto sulla necessità dei lavoratori di portare a casa un salario che si è innestata l’azione padronale e governativa (di tutti i governi che si sono succeduti) e che ha permesso ad uno stabilimento siderurgico ormai obsoleto di continuare a produrre, inquinare e uccidere, utilizzando impianti marcescenti e pericolosi nonostante fossero stati messi sotto sequestro dalla magistratura già nel 2012.

 

Il contributo dato da Fim, Fiom, Uilm e USB nel fare ingoiare ai lavoratori accordi che non tutelano né la salute né i posti di lavoro è stato determinante ed ha creato una spaccatura profonda sia tra i lavoratori e la popolazione, sia tra i lavoratori stessi con una maggioranza subalterna alle scelte padronali e una minoranza critica che ha dichiarato, in maniera forte e chiara, la propria indisponibilità a morire e far morire per poter “vivere”.

Ora sembra che si sia arrivati alla resa dei conti perché Arcelor Mittal ha in tutta evidenza deciso di lasciare l’Ilva, dimostrando che quegli accordi, sbandierati come risolutivi sia dal punto di vista occupazionale che da quello ambientale, non valgono la carta su cui sono scritti.

 

L’atteggiamento ambiguo del Governo che da un lato boccia il “nuovo” piano industriale di Arcelor Mittal presentato il 5 giugno scorso, per gli ulteriori esuberi - peraltro largamente previsti da chiunque abbia un minimo di cultura industriale - mentre dall’altro ipotizza una partecipazione dello Stato nell’azionariato dell’ex Ilva ben testimonia non solo il caos in cui le istituzioni si dibattono ma l’impossibilità di rilancio di un impianto che perde oltre 100 milioni di euro al mese.

 

Come avrebbero dovuto sapere anche i burocrati sindacali che hanno cavalcato per anni le illusioni derivate dagli accordi, i padroni rilevano fabbriche, le rilanciano o le chiudono, obbedendo sempre e comunque alla legge economica della ricerca del maggior profitto possibile e all’andamento dei mercati industriale e finanziario.

 

Il settore dell’acciaio attraversava già una crisi di sovrapproduzione al momento dell’acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal, tanto da far pensare che fosse stata fatta proprio allo scopo di chiudere ed eliminare un concorrente, ovviamente dopo aver spremuto il massimo dagli impianti. Di sicuro non è un’ipotesi peregrina, a maggior ragione se si considerano le scelte che le altre multinazionali dell’acciaio hanno fatto e stanno facendo in Italia: Thyssenkrupp vuole vendere l’acciaieria Ast di Terni, Jindal non ha mai riavviato lo stabilimento ex Lucchini, l’ultimo altoforno delle Ferriere di Servola è stato spento da Arvedi.

 

Se a questi elementi aggiungiamo il crollo costante delle quotazioni in Borsa di Arcelor Mittal, in forte crisi di liquidità, comprendiamo in pieno la sua necessità di sganciarsi dalla siderurgia italiana e soprattutto dallo stabilimento di Taranto, l’unico a ciclo integrale, dove la crisi non è solo di carattere economico ma soprattutto industriale, giudiziario, politico e ambientale.

In questo panorama, reso ancor più desolante da una massa operaia subalterna e di conseguenza ricattata e ricattabile, spicca la posizione coraggiosa e controcorrente della sezione tarantina di FLMUniti, ben rappresentata dal segretario provinciale Stefano Sibilla, operaio Ilva in Cassa integrazione, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

 

nuova unità: Qual è la posizione della FLMUNITI in merito all’accordo firmato dai sindacati confederali con Arcelor Mittal?

 

Stefano Sibilla: In merito alla firma dell’accordo tra Arcelor Mittal e i sindacati confederali è in netto contrasto con la nostra posizione, perché non tutela né salute né occupazione, come dimostra il “nuovo” piano industriale presentato da Arcelor Mittal che annuncia altri 3200 esuberi. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il processo produttivo del siderurgico di Taranto, soprattutto l’area a caldo, provoca malattie e morte, mettendo in costante pericolo non solo i lavoratori direttamente esposti ma i cittadini tutti, in particolar modo quelli che abitano a ridosso dello stabilimento, come il quartiere Tamburi.

Per chiarire ancora meglio il contesto, è documentato che gli agenti tossici producono non solo un impatto a lungo termine con l’insorgenza di tumori, ma anche un impatto immediato, quali gli infarti che hanno un aumento negli stessi giorni in cui si verificano incrementi di polveri sottili.

Sono stati condotti diversi rilievi e studi scientifici, in periodi diversi. Tutti hanno dimostrato che le sostanze cancerogene presenti sono al di sopra dei livelli di pericolosità sia nei terreni che nelle acque sotterranee (mercurio, idrocarburi pesanti, benzoantracene, benzopirene, solfati floruri etc.) oltre ad una contaminazione diffusa in tutto il sito (arsenico, alluminio, cadmio, cobalto, nichel etc.). Quindi a fronte di questi elementi è chiaro che quella fabbrica non è più compatibile con la vita umana.

 

nuova unità: Nell’accordo del 6 settembre 2018, ci sarebbe l’impegno di Arcelor Mittal a bonificare il sito?

 

Stefano Sibilla: Se è per quello c’è anche l’impegno ad ampliare l’occupazione e si è visto giusto ora che invece la stanno riducendo, cosa già chiara all’atto della firma. La bonifica è una farsa, malamente mascherata dalla struttura di copertura dell’area dei parchi minerali (lunga 700 metri, larga 254 ed alta 77), basta guardare le immagini del 4 luglio 2020 durante una tempesta di vento, quello che ha provocato sul quartiere Tamburi e gran parte della città tra polveri di ossido e minerali che si sono depositati anche in mare e terreni, nonostante ci sia la copertura dei parchi.

Il sistema adottato dall’azienda è un sistema di emergenza che viene chiamato “pump e trat”e non ha nulla a che fare con il tipo di bonifica del sito che dovrebbe essere effettuata per risanarlo effettivamente. Il pompaggio riguarda solo le acque di falda superficiali che scorrono sotto i parchi a circa 2 metri, mentre le acque di falda profonde scorrono a 15/20 metri e finiscono nel mar Piccolo e nel mar Grande con danni immensi all’ecosistema e alla mitilicoltura.

A fronte dell’inutilità della copertura, per quanto riguarda le altre opere di bonifica, è stato nulla è fatto, anche perché bonificarte significa eliminare le fonti inquinanti ed avviare il processo di bonifica. Altrimenti non ha senso.

 

nuova unità: Molti accusano FLMUniti di essere per la chiusura dello stabilimento, infischiandosene dei problemi occupazionali. Quali sono le vostre proposte?

 

Stefano Sibilla: Noi crediamo che l’alternativa ci sia ma che essa debba passare necessariamente attraverso la chiusura delle fonti inquinanti e alla bonifica del sito, sia degli impianti che dei terreni sottostanti altamente contaminati, utilizzando - dopo un’accurata formazione - i lavoratori dello stabilimento compresi quelli dell’indotto ed ovviamente quelli attualmente in CIG.

La tecnologia utilizzata nello stabilimento di Taranto, in maniera particolare nell’area a caldo, è talmente obsoleta e gli impianti sono talmente decotti che non è possibile nessun innesto di nuove tecnologie che pure esistono da tempo (autoproduzione di energia elettrica per alimentare i forni, utilizzo dell’energia al plasma per ridurre le immissioni nocive) e che in altri paesi, ad esempio nello stabilimento siderurgico di Lintz in Austria, vengono utilizzate con un impatto ambientale bassissimo. FLMUniti è un sindacato dell’industria, com'è possibile pensare che non ci poniamo il problema del mantenimento della siderurgia nel nostro Paese?

 

Di sicuro non pensiamo neppure lontanamente di continuare a produrre acciaio utilizzando il carbone, ammesso e non concesso che l’Europa, ormai orientata verso il nuovo business della green economy, ce lo permetta. A tal proposito il nostro sindacato è stato promotore insieme a varie associazioni del territorio di un Piano Taranto, che non è altro che linee guida per la riconversione industriale green del territorio. Queste linee guida sono aperte anche ad altre iniziative a chiunque voglia inserire nuovi progetti per cercare di arrivare con un accordo di programma. 

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lun

06

lug

2020

IL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA

 

 

IL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA

 

 

 

IL GRANDE INGANNO· di Mason Massy James

 

Invocare la cosiddetta comunità scientifica è diventato un mantra moderno molto usato, non solo in ambito scientifico e giornalistico, ma anche tra la gente comune.

 

L’idea alla base è che ci sia questo organo collegiale che vigila sulla giustezza delle scoperte scientifiche fino ad arrivare a coprire con la sua benefica influenza anche scelte politiche. Insomma un bel tappeto comodo comodo sotto cui gettare tutti i dubbi che possono sorgere su scoperte scientifiche, loro applicazioni pratiche e derivanti legiferazioni in merito.

 

Ma come funziona questa “comunità scientifica?”

 

Prima di tutto il senso della parola comunità è proprio quello più “laico”, ovvero un insieme di persone. Le persone di cui parliamo sono appunto gli scienziati che aderiscono comunitariamente a dei “valori” quali la sperimentazione e la conoscenza. Quindi parliamo di una comunità mondiale di persone distanti anche migliaia di chilometri che lavorano più o meno con gli stessi metodi e attitudine, e che a loro volta formano comunità più piccole in base al ramo scientifico di cui si occupano e che a loro volta si ramificano ancora in base al campo specifico e così via.

 

Stiamo parlando quindi non di un congresso o un parlamento, ma di un concetto astratto esattamente come può essere quello di “nazione” inteso come insieme di cittadini e quello di “internet” inteso come insieme di navigatori.

 

I membri della comunità scientifica, come quelli di tutte le comunità, dialogano tra loro. Al di là di convegni e seminari, la forma più autorevole di comunicazione avviene attraverso le riviste scientifiche dove vengono pubblicati articoli riguardanti nuove scoperte. Più una rivista è autorevole e più le ricerche pubblicate sono sicure e valide perché attentamente vagliate. Attraverso queste pubblicazioni, che contengono anche dettagliate metodologie di analisi, la comunità scientifica viene a conoscenza di nuove scoperte, come queste siano avvenute e chi le ha condotte, in modo da usare queste informazioni per ulteriori ricerche.

 

Un metodo che sembra molto sicuro.

 

La parola “sembra” è d’obbligo perché per considerare questo sistema di cose sicuro e per vedere la comunità scientifica come portinaia della Verità, è necessario trascurare una lunga serie di fatti, dettagli e ragionamenti logici.

 

Partiamo con la pubblicazione su riviste scientifiche.

 

Questa avviene attraverso la cosiddetta peer review (revisione paritaria) ovvero la validazione di un lavoro scientifico da parte di ricercatori che lavorano nello stesso ambito. Passata questa revisione, l’articolo viene pubblicato e diventa letteratura scientifica.

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mer

01

lug

2020

CON I FAMIGLIARI DELLA STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO. Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, partecipa al ricordo

lun

29

giu

2020

STRAGE FERROVIARIA DÌ VIAREGGIO

OGGI ANNIVERSARIO DELLA STRAGE FERROVIARIA DÌ VIAREGGIO

Stasera il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni, insieme ai famigliari della strage ferroviaria di Viareggio sarà presente alla Casina dei Ricordi con una delegazione e lo striscione per ricordare le 32 vittime della strage ferroviaria e tutte le vittime dell’amianto e del profitto.

In questi anni abbiamo capito sulla nostra pelle che la solidarietà è la nostra forza.

Quest’anno per la prima volta dopo 11 anni per le disposizioni anti-coronavirus non ci sarà il tradizionale corteo. Il nostro comitato e altre associazioni tuttavia hanno deciso di partecipare alla commemorazione dei famigliari delle vittime, manifestando e portando la loro concreta solidarietà.

Saremo presenti alle 23,48 del 29 giugno quando ci saranno i rintocchi della campana alla Casina dei Ricordi in via Ponchielli dove ci ritroveremo. Anche i ferrovieri, come ogni anno, sui treni in transito alla stazione attiveranno le loro sirene.

Daniela Rombi, dell’associazione “Il Mondo che vorrei”, la ONLUS che riunisce familiari delle 32 vittime, che perse la figlia, critica la mancata possibilità di fare il corteo e di non poter proiettare in piazza un filmato della Strage “Con un po’ di buona volontà credo che una soluzione si sarebbe potuta trovare. Peccato, per noi familiari ogni 29 è un giorno particolare. La mia famiglia percorrerà comunque le strade cittadine come abbiamo sempre fatto ogni anno”.

Noi saremo con lei e tutti i famigliari delle stragi.

 

 

mar

23

giu

2020

LA SALUTE NON E' UNA MERCE

Nel ricordo degli oltre 200 operatori sanitari Vittime del Covid-19.

Un ringraziamento a loro e a quanti e quante si sono battuti in prima persona, rischiando la vita, per vincere questa battaglia.

Le condoglianze ai familiari di tutte le vittime di questi mesi.

 

LA SALUTE NON E’ MERCE !

LA SANITA’ NON E’ UN'AZIENDA !

In questi mesi di pandemia, la mancanza di 'salute e sicurezza' negli ambienti della sanità hanno fatto sì che fossero contagiati drammaticamente migliaia di operatori sanitari (medici, infermieri, Oss, addetti a servizi e pulizie).

 

Un cancro contro lavoratori e lavoratrici che producono la ricchezza della società in termini di beni e servizi e che, troppo spesso se denunciano la mancanza di sicurezza, causa della perdita della loro e altrui vita, vengono ripagati con richiami, sospensioni, e addirittura con il licenziamento.

 

Tante vite umane spezzate, oltre 35.000 uomini e donne, vittime in gran parte dovute a una politica che nei decenni (con una forte accelerata negli ultimi anni) ha determinato il pesante e grave depotenziamento e lo smantellamento del servizio sanitario pubblico e di leggi, come la 833/78, frutto delle lotte e delle mobilitazioni di quegli anni.

Processi di privatizzazione, taglio di personale, ospedali, posti letto, unità di terapia intensiva, infinite liste d'attesa, aumenti dei tickets ... che costringono utenti e pazienti a rivolgersi al privato per potersi curare in tempi ragionevoli.

 

Oltre tutto ciò, l'irresponsabile incapacità e una politica scellerata in netto contrasto a risposte adeguate alla gravità della situazione, hanno fatto il resto. Il 40% dei decessi è avvenuto nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali), nelle Case di riposo per anziani, nelle Residenze per disabili fisici e psichici, mostrando e confermando che queste strutture sono diventate enti di profitto e di interessi politici ed elettorali.

 

Sono state negate, nel corso degli anni, le cose più elementari: la cura della persona anziana, cronica, non autosufficiente, la partecipazione di comitati di familiari e strutture aperte al territorio.

La salute è uno stato di benessere psico-fisico e il prodotto del rapporto tra gli individui nel proprio contesto di vita; il malessere individuale è un sintomo di un contesto malato, che per primo deve essere curato.

 

La “normalità” ante Covid-19 ha dimostrato di essere malata, l'unica cura è la partecipazione, la lotta e la mobilitazione per una ben altra (e ben oltre) 'normalità'.

 

La salute è un bene e un diritto, l’organizzazione del servizio sanitario pubblico deve avere come obiettivo irrinunciabile l’attuazione di questo inviolabile diritto.

 

Difendere e sviluppare la sanità pubblica, solidale, uniforme e universale!

La salute non si delega, non si monetizza, non si subordina ad alcuna norma, contratto o legge!

 

- Coordinamento lavoratori e lavoratrici Autoconvocati (C.L.A.) per l'unità della classe

- Medicina Democratica movimento di lotta per la salute

- Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

22 giugno 2020

 

 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi