Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

mer

06

dic

2017

INTERVENTO MANIFESTAZIONE MORTI SUL LAVORO

 

Pubblichiamo l’intervento del nostro Comitato alla manifestazione in memoria delle vittime del lavoro a Bresso (Mi) 

5 dicembre 2017: in memoria delle vitTime del lavoro   

Nella democratica Italia nata dalla Resistenza, di lavoro si continua a morire più che in guerra. 

Sono passati 10 anni e oggi è l’anniversario di un omicidio di massa, in cui morirono 7 operai alla ThyssenKrupp di Torino: 4 bruciati vivi, altri 3 dopo giorni di terribile agonia. Nella fabbrica in smobilitazione della multinazionale tedesca il padrone, con la complicità dei sindacati confederali, aveva imposto turni di lavoro di 12 ore. Alcuni degli operai uccisi lavoravano con più di 4 ore di straordinario alle spalle. Così ThyssenKrupp incrementava i propri profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza.   

L’“incidente” alla ThyssenKrupp colpì fortemente l’opinione pubblica per come avvenne: operai bruciati vivi come se fossimo ancora nell’800, nascondendo che questa, invece, è la “modernità” del capitalismo. 

Alcuni allora piansero lacrime di coccodrillo, parlando di questa ennesima strage come di un “fatale incidente”. Ma durante l’assemblea di Confindustria dell’11 giugno a Bergamo, la platea d’imprenditori presenti applaudì e riservò una calorosa accoglienza a Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp Italia, poi condannato in maniera definitiva in Cassazione il 13 maggio 2016 a 9 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio volontario, insieme ai dirigenti Gerald Priegnitz, Marco Pucci (entrambi condannati a 6 anni e 10 mesi) e Daniele Moroni (condannato a 7 anni e 6 mesi).

Nonostante il Testo unico sulla sicurezza, le morti operaie continuano da un capo all’altro della penisola. Secondo le stime ufficiali sono 4 al giorno, 1.500 all’anno. In realtà, se ai dati Inail si aggiungono gli incidenti dei 3 milioni 500mila lavoratori, italiani e stranieri, che lavorano in nero e le morti diluite nel tempo causate dalle malattie professionali, non è azzardato sostenere che il numero dei morti sul lavoro e di lavoro è superiore ai 10 al giorno. Solo per le malattie professionali d’amianto ogni anno muoiono 4000 lavoratori, 11 al giorno, 2 ogni ora, e pochi giorni fa anche il nostro compagno Russo Bruno, operaio Breda, abitante a Bresso ci ha lasciato a 62 anni .  

Per noi i morti sul lavoro non sono mai una fatalità. 

I morti sul lavoro sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista che, per realizzare il massimo profitto, costringe milioni di lavoratori alla schiavitù. Spesso vediamo imprenditori, padroni senza scrupoli, tutelati da leggi che avvantaggiano la proprietà alla salute collettiva, concedendo ai capitalisti impunità e licenza di uccidere. Gli infortuni non derivano da un infausto “destino”. E’ l’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro e di lavoro. 

Noi continuiamo a lottare contro tutte le morti “innaturali”. Oggi nei processi per le malattie professionali, morti sul lavoro e d’amianto subiamo un’odissea infinita con continue assoluzioni dei responsabili di tanti omicidi, anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull'uomo, la classe operaia può liberarsi la nostra lotta continua. 

Il 6 dicembre, anniversario della strage della ThyssenKrupp a Torino, vogliamo ricordare tutti i morti sul lavoro e di lavoro per il profitto, i lavoratori, uccisi dall’amianto e dalle sostanze cancerogene e nocive. 

A perenne ricordo degli operai della ThyssenKrupp e di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista, ora e sempre resistenza! 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Bresso (Mi) 5 dicembre 2017 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                        web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

per contatti. 3357850799

 

 

dom

03

dic

2017

5 DICEMBRE - VITTIME DEL LAVORO

gio

23

nov

2017

AMIANTO: III CONFERENZA GOVERNATIVA

 

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio insieme  al CNA, Coordinamento Nazionale Amianto, parteciperà e sarà presente ai lavori della  terza conferenza nazionale governativa sull’amianto che si svolgerà a Casale Monferrato, al Teatro Municipale, venerdì 24 e sabato 25 novembre.

 

Programma – III conferenza governativa amianto

 

 

 

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sab

18

nov

2017

RICORDO DI RUSSO BRUNO ((da Sestoweek)

mar

14

nov

2017

UNA BRUTTA GIORNATA

 

UNA BRUTTA GIORNATA - DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE.

 

Oggi nel giorno e nell’ora in cui si è svolto il funerale del nostro compagno Russo Bruno operaio della Breda Fucine si è svolto anche il funerale del nostro compagno di lotta Marco Bonfanti, operaio della Pirelli Bicocca di Milano con cui abbiamo condiviso tante battaglie sia in fabbrica fin dagli anni settanta sia successivamente nelle aule giudiziarie.

 

Riportiamo la testimonianza orale di Marco fatta in tribunale nel 2014 e scritta nelle motivazioni della sentenza con cui il giudice Raffaele Martorelli ha condannato in primo grado i manager Pirelli con pene fino a 8 anni (sentenza poi ribaltata in appello con l’assoluzione degli imputati) pubblicata nel libro AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO”.

 

Per i padroni essere indagati per aver fatto morire i propri lavoratori, anche se quasi mai ne consegue una condanna, è di certo cattiva pubblicità: così nel bilancio 2006 la Pirelli – storica azienda multinazionale produttrice di pneumatici e cavi - accantonava 38 milioni di euro in previsioni di nuovi possibili problemi giudiziari derivanti dall'uso dell'amianto per comprare e monetizzare la salute e la vita umana, come fanno tutti i padroni.

 

 

 

Teste Bonfanti - Dipendente Pirelli viale Sarca dal 1968 al 1987 ai pneumatici con mansione di elettricista.

 

Girava tutti i reparti e “c'era amianto dappertutto. I reparti erano molto polverosi, soprattutto quelli di vulcanizzazione e delle mescole erano reparti infernali. Gli operai però non sapevano con che tipo di materiali stavano a contatto, nessuno li aveva resi edotti dei rischi derivanti dall'amianto. Gli operai erano sottoposti a delle visite mediche periodiche, in occasione delle quali venivano loro effettuati prelievi e radiografie, ma lui non era mai venuto a conoscenza degli esiti delle sue visite mediche.

 

La situazione dei reparti era rimasta immutata fino agli inizi degli i anni 90, periodo in cui vennero effettuati alcuni miglioramenti, per esempio venne aggiunto qualche aspiratore in più. Molti operai avevano la mascherina, ma è un po' come l'aspirina per il cancro … eh!. parliamoci chiaro. Cioè o elimini le sostanze, ma le mascherine lì sono quelle che vendono al supermercato, cosa vuole che facciano... molti la mettevano, però bisogna anche tenere conto che in certi momenti ti dà anche fastidio, fai fatica a respirare, specialmente d'estate. Cioè in tutte le cose ci sono delle complicanze. Inoltre la mascherine non erano munite di filtro".

 

Se gli operai non mettevano le mascherine non venivano redarguiti dall'azienda perché "all' azienda gli interessava che si faceva la produzione, di quelle cose lì non gliene fregava niente".C'erano dei ventilatori a muro "tipo quelli delle cucine", che servivano a cambiare l'aria ma non a purificarla dalle impurità quindi erano sostanzialmente inutili.

 

Per quanto riguarda le operazioni di pulizia e manutenzione, la Pirelli appaltava a imprese esterne la manutenzione straordinaria, che veniva fatta da addetti senza alcun tipo di protezione, e la stessa cosa valeva per le operazioni di pulizia straordinaria, che comportavano per esempio il sollevamento di alcuni macchinari: Quando si trattava di svolgere piccole riparazioni, ci pensavano gli stessi operai della Pirelli, dotati di mascherine praticamente inutili, perché non erano dotate di filtri e quindi in ogni caso inidonee a prevenire i rischi dell'elevatissima polverosità dei reparti che si poteva generare. Agli operai venivano forniti guanti, scarpe infortunistiche e mascherine, strumenti che purtroppo, per le condizioni di lavoro che c'erano, non avevano una grande

 

utilità.

 

…..Le tubature erano rivestite di amianto, che serviva ad evitare la dispersione di calore. Quando c'era qualche problema alle tubature, gli addetti andavano a tagliare il pezzo di tubo da tirare via con la fiamma ossidrica e poi lo buttavano non si sa dove. I pezzi che cadevano per terra venivano rimossi con la scopa. La maggior parte degli operai che erano adibiti a queste funzioni sono morti”.

 

Il teste aveva provato a fare personalmente richiesta per apportare migliorie ai locali: gli era stato risposto che sarebbero stati presi provvedimenti, ma prima di vedere effettivi cambiamenti l'impresa aveva fatto in tempo a chiudere. I reparti sotterranei, dove gli era capitato di fare manutenzione, erano in condizioni anche peggiori. L'amianto si sbriciolava dalle tubature e erano gli operai che trascorrevano le loro giornate lì dentro.

 

Il Bonfanti è affetto da nefrettomia bilaterale (cioè una rimozione di entrambi i reni. In tali casi la vita è tecnicamente possibile, ma solo effettuando la dialisi (emodialisi) almeno tre volte a settimana) e carcinoma urotediale.

 

lun

13

nov

2017

CIAO BRUNO

 

Protesta in Tribunale a Milano il 19 dicembre 2016 dopo l’ennesima assoluzione dei manager Pirelli accusati della morte di decine di operai e assolti. Bruno è il primo a sinistra nella foto.

 

 

Un altro compagno ci ha lasciato 

 

L’amianto, le sostanze cancerogene, la ricerca del massimo profitto e la mancanza di sicurezza sul lavoro hanno ucciso un altro operaio.

 

Russo Bruno, ex lavoratore della Breda Fucine di Sesto San Giovanni, ci ha lasciato a 63 anni.

 

Operaio della Breda, per anni è stato costretto a lavorare con l’amianto e altre sostanze cancerogene senza essere informato dei pericoli derivanti dall’esposizione della fibra killer. Dopo la Breda, era andato a lavorare in una zincatura. Così, dopo aver respirato per oltre un decennio amianto, ha respirato anche i fumi e le sostanze cancerogene sprigionatesi dagli acidi del lavoro in zincatura. 

 

Bruno, dopo aver vinto una causa contro l’INPS e essersi visto riconoscere l’esposizione all’amianto anche dal Tribunale del Lavoro, era andato in pensione due anni fa, dopo 42 anni e 10 mesi di lavoro. Appena in pensione, ha cominciato ad accusare vari disturbi e dolori; poi è arrivata la diagnosi: un tumore. Dopo pesanti cicli di chemioterapia, da luglio 2017 i medici gli avevano sospeso ogni cura, dandogli pochi mesi di vita.  

 

Bruno, membro del Comitato da tanti anni, ha partecipato insieme a noi a molte iniziative di lotta contro l’INAIL e l’INPS che negavano i diritti dei lavoratori esposti e malati.

 

Bruno, anche se già malato, era presente recentemente anche alle lotte per ottenere giustizia nei Tribunali per i nostri compagni malati e uccisi dall’amianto, per rivendicare una giustizia ripetutamente negata dal tribunale penale di Milano, che continua ad assolvere gli assassini, concedendogli l’impunità.  

 

L’amianto, le sostanze cancerogene, la ricerca del massimo profitto e la mancanza di sicurezza sul lavoro hanno ucciso un altro operaio, e di amianto si continua ad ammalarsi e a morire nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. 

 

Ciao Bruno. che la terra ti sia lieve.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

                                                       Sesto San Giovanni 13 novembre 2017

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it  

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

ven

10

nov

2017

AMIANTO: L'ITALIA IN GRAVE RITARDO

lun

30

ott

2017

AMIANTO: MANAGER ASSOLTI MORTI SENZA COLPEVOLI

mer

25

ott

2017

MORTI D'AMIANTO ALLA BREDA/ANSALDO

 

Dal quotidiano Il Giorno

 

"Morti da amianto? Forse è il fumo": la sentenza fa infuriare le famiglie.

 

Caso Breda, i giudici: "Non esiste una tangibile prova scientifica"

 

di MARIO CONSANI

 

25 ottobre 2017 

 

 

 Milano, 25 ottobre 2017 - Si sa che il fumo fa male. E allora potrebbero essere state le sigarette a causare la morte per mesotelioma pleurico di una decina di operai dell’ex Breda, che per decenni hanno respirato fibre di amianto. Sembra paradossale, ma è uno dei motivi per i quali il tribunale lo scorso giugno ha assolto otto ex manager della Breda Termomeccanica-Ansaldo accusati di omicidio colposo per la morte degli operai esposti all’amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni ’70 e il 1985. «Non è possibile accertare inoltre, e sempre nel caso singolo - scrive il giudice Simone Luerti nelle motivazioni del verdetto, depositate ieri - se l’insorgenza di un carcinoma polmonare sia stata condizionata dall’esposizione all’asbesto ovvero se l’insorgenza di un mesotelioma pleurico sia stata condizionata dal fumo di sigaretta». Non esiste, ricorda, una «legge scientifica» che possa descrivere l’ipotesi, formulata dall’accusa, di un «nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto».

La sentenza, emessa dalla nona sezione penale, è in linea con tutti i recenti verdetti di assoluzione del tribunale milanese nei processi che vedono imputati manager di aziende, più o meno grandi, per le morti di operai causate dall’amianto respirato sui luoghi di lavoro in assenza di protezioni. Anche nel caso Breda, si legge nelle motivazioni, «le molteplici variabili ambientali e soggettive giocano un ruolo determinante, imponendo di esplorare il fenomeno reale e non solo l’andamento percentuale di un gruppo», come avrebbe fatto la Procura. Per la pubblica accusa, in questo genere di processi non c’è solo la difficoltà di ricostruire, dopo tanti anni, le storie personali dei lavoratori e della loro malattia. Per alcuni giudici (ed esperti scientifici) è solo il momento in cui insorge la malattia - che ha periodi di latenza anche di 30 anni - a contare in termini di eventuali responsabilità per chi all’epoca dirigeva una fabbrica. E fissare quel momento è difficilissimo. Per altri, invece, il protrarsi dell’esposizione all’amianto aggrava comunque la malattia che porta alla morte: dunque le responsabilità andrebbero estese. Ma questa tesi sta perdendo forza anche in Cassazione. 

lun

23

ott

2017

SODARIETA' PROLETARIA A GINA DE ANGELI

 

Solidarietà alla compagna

Gina De Angeli

 

 Gina De Angeli, infermiera professionale, è stata condannata il 19 ottobre ad un mese di carcere e 103 euro di multa.

 

La sua colpa? Essersi schierata – nel lontano 2013 - a fianco delle lavoratrici della Dussman Service, che effettuavano le pulizie nell’Ospedale di Massa e Carrara, in lotta contro il taglio dei posti di lavoro e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Durante un presidio avrebbe “istigato” le lavoratrici a recarsi in corteo al palazzo comunale di Massa per chiedere un incontro con il sindaco.

 

Le lavoratrici hanno vinto la loro battaglia, il che per i pazienti dell’ospedale ha significato più sicurezza e igiene; Gina è stata denunciata e condannata. 

 

Di questi tempi anche una lotta per la semplice, e giusta, difesa del posto di lavoro va severamente repressa: i lavoratori non devono alzare la testa e chi solidarizza con loro e li aiuta ad organizzarsi va colpito per primo.

 

E’ un copione che si ripete: ricordiamo i casi più eclatanti del ferroviere Dante De Angelis, licenziato per aver denunciato la pericolosità dell’introduzione del “pedale dell’uomo morto” nelle Ferrovie, e di Riccardo Antonini, ferroviere, anche lui licenziato per aver denunciato le responsabilità delle Ferrovie nella strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e sostenuto la lotta dei familiari delle 32 vittime bruciate vive. Responsabilità riconosciute dal Tribunale di Lucca il 31 gennaio 2017, che ha condannato un gruppo di dirigenti. 

 

Ma tant’è: prima della vita delle 32 vittime veniva la “fedeltà all’azienda”, e Riccardo Antonini, resta licenziato. Così come l’infermiera professionale Gina De Angeli va condannata per aver lottato contro provvedimenti che avrebbero peggiorato le già pessime condizioni ambientali degli ospedali pubblici, dove si tagliano brutalmente i posti di lavoro e si peggiorano le condizioni non solo di chi ci lavora, ma anche di chi è costretto a starci perché ammalato. 

 

Prima di tutto, in questo paese, viene il profitto. Tutto il resto – il lavoro, la sicurezza, la salute, la vita – non conta nulla. E’ la barbarie del sistema capitalista. 

Ma noi non abbasseremo la testa e, mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Gina, continueremo a organizzarci e a lottare. Chi lotta non è mai solo.  

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

Sesto San Giovanni 23 ottobre 2017

 Mail:cip.mi@tiscali.it      

 

web:  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

sab

21

ott

2017

REFERENDUM IN LOMBARDIA E VENETO

Sconfiggere il disegno reazionario del referendum truffa di Lombardia e Veneto


Luciano Orio | nuovaunita.info

ottobre 2017

L'unica autonomia da conquistare è quella dei lavoratori dal capitale. Lavoratori e proletari se ne stiano a casa il 22 ottobre

Pensiamo che i nostri lettori siano sufficientemente informati e diserteranno le urne del referendum del 22 ottobre. La consultazione referendaria dovrà esprimersi circa la concessione di maggior autonomia (soprattutto in materia fiscale) a Lombardia e Veneto, come proposto dai governatori leghisti Maroni e Zaia. Il referendum ci costerà circa 50 milioni di soldi pubblici, spesi inutilmente, dato che non produrrà alcun effetto concreto ed è pure ambiguo, perché non chiarisce gli indirizzi concreti da dare alla richiesta di maggior autonomia. Si tratta della solita ipocrita propaganda leghista cui strizza l'occhio il PD, ma anche M5S, in un vortice di confusione politica e storica creato ad arte.

C'è da farsi rizzare i capelli in testa di fronte a simili richieste quando si riportano i disastri combinati dai due governi regionali tra fallimenti e truffe bancarie, scandalo Mose e Pedemontana Veneta, inquinamenti e cementificazione dei territori, scandali sanità ecc. ecc., mentre l'indice di sfruttamento cresce, la disoccupazione dilaga in pianta stabile e i morti di lavoro aumentano (alla faccia delle cifre, statistiche e sondaggi con cui tentano quotidianamente di tranquillizzarci).

Una volta scelto di starcene a casa, però, si tratta di capire un po' di più il significato politico di questo passaggio all'interno di un processo economico-politico che coinvolge l'Europa intera e di cui in questi giorni si fa un gran parlare per via di un altro referendum, in Catalogna. Ampi settori di borghesia lombardo-veneta lavorano da tempo sul piano economico e politico per favorire un processo di integrazione regionale a trazione "nordica", teso al superamento dei limiti nazionali, attraverso un processo di secessione "morbida". Servendosi a piene mani di propaganda e demagogia, usano questi inconsistenti referendum autonomisti, esclusivamente consultivi, per negoziare con il governo di Roma il riconoscimento di nuovi poteri e competenze e contrattare nuovi livelli della tassazione dovuta allo Stato. Se, come dice la Lega, l'obiettivo è quello di trattenere il 90% della tasse, ci rendiamo facilmente conto che è in gioco una partita importante, dell'ordine di decine e decine di miliardi di euro. Si capisce bene allora che c'è poco da votare: qui la secessione sarà solo per i padroni, la loro indipendenza di classe sarà largamente premiata, dato che a guadagnarci saranno solo loro. Per i lavoratori oppressi e sfruttati all'interno dello Stato centralizzato o della Regione federata poco cambierà: sfruttamento era e tale rimane.

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gio

05

ott

2017

AMIANTO MORTI DI PROGRESSO

 

Stragi occultate in nome del profitto di Moni Ovadia

 

L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.

 

Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.

 

Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea? Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro. Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

 

I sostenitori dello sviluppo capitalistico e dei suoi benefici forse penseranno che i morti sono il prezzo indiretto e involontario pagato al valore del progresso con le sue straordinarie innovazioni. Non è così! I lavoratori e gli abitanti dei territori inquinati sono stati sacrificati deliberatamente alla logica dei profitti ipertrofici di un Capitalismo indifferente alla salute, alla dignità e perfino alla vita degli esseri umani.

 

La nocività dell’asbesto, materia da cui si ricava l’amianto, fu osservata empiricamente già da Plinio il Vecchio sugli schiavi di Roma addetti al trattamento di quella materia.

 

Le prime evidenze scientifiche furono rilevate già a metà del Diciottesimo secolo e, nel corso del Novecento, analisi scientifiche hanno comprovato una diretta relazione fra l’amianto e alcune patologie esiziali come il mesotelioma della pleura. Fu negli anni Sessanta del secondo dopoguerra che le ipotesi scientifiche diventano certezza.

 

Malgrado ciò, le lavorazioni dell’amianto continuano massicciamente e gli operai, la gente dei territori e tutti coloro che in vario modo vengono a contatto con il micidiale elemento, sono sottoposti al rischio di malattie terribili che spesso portano alla morte.

 

Se la definizione di “sfruttamento capitalistico” ferisce le orecchie delicate delle anime belle della sottocultura iper liberista, lo trovino loro il termine per chiamare questa infamia. Oggi i molti che hanno sentito parlare dei devastanti effetti dell’amianto, ma solo nel modo generico dei media, possono documentarsi in profondità e capire la portata e la diffusione del fenomeno grazie all’uscita di un libro fondamentale di Michele Michelino e di Daniela Trollio per le Edizioni del Faro dal titolo “Amianto: Morti di Progresso”.

 

Il contenuto è annunciato già in copertina: “La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”. Percorrere le testimonianze, le storie, gli atti processuali e i documenti contenuti in questo volume, permette anche ad un lettore non familiarizzato con la materia delle devastazioni prodotte dalla lavorazione dell’amianto, di prendere coscienza di quanti danni siano stati prodotti con spietata e feroce indifferenza, ad esseri umani impegnati nell’esercizio del diritto più naturale: il sostentamento di se stesso e della propria famiglia attraverso il lavoro. Questo diritto primario, grazie a decenni di lotte e sacrifici, aveva conquistato una titolarità nel quadro dell’unica forma di giustizia che non ne sia una caricatura, la giustizia sociale. I lavoratori e le loro organizzazioni, con lo strumento delle loro lotte esemplari, avevano conquistato fra gli altri il diritto alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, ma avevano anche edificato una cultura ed un’etica che aveva fatto del lavoro, il fondamento sacrale della democrazia stessa. Il turbo capitalismo iperliberista selvaggio e senza scrupoli, per l’arricchimento smisurato di un pugno di padroni – non meritano l’attributo di imprenditori coloro che hanno avvelenato la salute e la vita di chi lavorava e lavora nelle loro fabbriche – con la complicità di yes men della sedicente politica, ha fatto e continua a fare strame di tutto il patrimonio di diritto edificato dalla classe operaia.

 

Ma lo spirito che anima l’aspirazione a creare una società di giustizia e dignità non si è sopito ed è questa la parte più emozionante e stimolante dell’impegno di Michele Michelino e Daniela Trollio, narrare anche le vittorie conseguite per virtù di una tenacia ultra quarantennale che non ha conosciuto battute di arresto né la tentazione di cedere, con la consapevolezza che lottare è già il principio di un risarcimento alle vittime e l’apertura di un’orizzonte di prosperità per le generazioni a venire.

 

 

 

mer

04

ott

2017

MORTI SUL LAVORO E DI SFRUTTAMENTO

mar

03

ott

2017

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: VIAREGGIO 2009

 

Un momento della presentazione del libro con le autrici ed alcuni familiari della strage ferroviaria di  Viareggio che discutono con le vittime dell’amianto e delle stragi del profitto al CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI” Via Magenta 88, Sesto San Giovanni il 30 ottobre.

 

 

ven

29

set

2017

STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO IN UN LIBRO

mar

26

set

2017

AMIANTO AL TEATRO LA SCALA

 

 

MORTI PER AMIANTO

 

ALLA SCALA DI MILANO:

 

RIMOSSO IL GIUDICE

 

  

Oggi 26 settembre, si doveva aprire la fase dibattimentale del processo contro 5 dirigenti del Teatro La Scala, accusati della morte di 10 lavoratori ed erano previste le testimonianze dei primi due testi del PM dott. Maurizio Ascione davanti alla giudice Gloria Maria Gambitta. 

 

Il colpo di scena si è avuto quando la giudice ha comunicando che non sarebbero stati sentiti i testimoni spiegando che per lei è stata aperta una procedura di trasferimento ad altro ufficio giudiziario con probabile assegnazione del processo a nuovo giudice. 

 

 La giudice Gambitta nella scorsa udienza dell’8 settembre, aveva sciolto le riserve sulla richiesta di ammissione delle parti civili, ammettendo oltre ai famigliari dei lavoratori morti anche il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti amianto difesi dall’avvocata Laura Mara.

 

Ammessi anche il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la SLC (CGIL), L’ANMIL, INAIL e ATS (ex ASL), chiamando in causa anche i responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano) come richiesto dagli avvocati delle vittime e delle associazioni. 

 

Con questo ennesimo rinvio il tribunale di Milano ancora una volta vanifica, offende e calpesta la sete di giustizia delle vittime e delle loro associazioni. 

 

Gli operai, i lavoratori, i loro famigliari e anche i frequentatori del Teatro che hanno respirato le fibre cancerogene dell’amianto continueranno ad ammalarsi e morire senza giustizia. 

 

I tempi lunghi dei processi, la prescrizione, gli insabbiamenti, le assoluzioni degli imputati di omicidio continuano a dare impunita agli assassini, a padroni e manager senza scrupoli che pur di risparmiare pochi spiccioli sulla sicurezza per massimizzare i profitti non hanno esitato a mandare consapevolmente a morte miglia di operai e lavoratori. 

 

Il Tribunale di Milano, il Palazzo di Giustizia è ormai diventato per le vittime del profitto il PALAZZO DELL’INGIUSTIZIA. 

 

La prossima udienza è fissata per il 9 novembre alle ore 9,45 aula 9 bis del Palazzo di Giustizia di Milano, per quella data forse si conoscerà il nuovo giudice.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorioitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni 26 settembre 2017

 -mail: cip.mi@tiscali.it    

 

  web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

mar

26

set

2017

PRESENTAZIONE LIBRO SULLA STRAGE VIAREGGIO

 

 

Sabato 30 settembre

 

2017 – ore 16.30 

 

CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

 

Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

 

Presentazione del libro

 

 

 

 

VIAREGGIO, 29 GIUGNO 2009 “I bambini ci ricordano”

 

 

A gennaio 2017 è arrivata la sentenza del processo di primo grado per la strage ferroviaria che il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone bruciate vive (molte nelle loro case). Se quel treno-cisterna deragliò in stazione e prese fuoco non fu soltanto per fatalità.

 

Lo hanno stabilito i giudici che hanno condannato 23 dei 33 imputati, tra cui anche Mauro Moretti, all'epoca amministratore delegato di Ferrovie dello Stato

 

Quegli 8 anni di lotta dei famigliari delle vittime, e delle persone e organizzazioni solidali nella lotta, per ottenere giustizia hanno raggiunto – con queste condanne - un primo risultato.

 

Una battaglia raccontata in un libro che raccoglie gli articoli pubblicati su “Lotta e Unità”, che le autrici ed alcuni familiari della strage ferroviaria di Viareggio presenteranno e discuteranno con le vittime dell’amianto e delle stragi del profitto.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

lun

25

set

2017

MORTI PER AMIANTO ALLA SCALA DI MILANO: COMINCIA IL PROCESSO

 

MORTI PER AMIANTO ALLA SCALA DI MILANO: COMINCIA IL PROCESSO

 

Il nostro Comitato insieme con altre associazioni farà un presidio davanti al Tribunale dalle 10.00.

 

Domani 26 settembre, si apre la fase dibattimentale del processo contro 5 dirigenti del Teatro, accusati della morte di 10 lavoratori e saranno chiamati a testimoniare davanti al giudice Gloria Maria Gambitta i primi due testi del PM dott. Maurizio Ascione

 

Nella scorsa udienza dell’8 settembre la giudice ha sciolto le riserve sulla richiesta di ammissione delle parti civili.

 

 Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti amianto difesi dall’avvocata Laura Mara, sono stati ammessi come parti civili insieme con altre associazioni (il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la CGIL, L’ANMIL, INAIL e ATS (ex ASL) chiamando in causa anche i responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano) come richiesto dagli avvocati delle vittime e delle associazioni.

  

Anche se tutte le recenti sentenze del Tribunale di Milano hanno assolto i colpevoli di questa strage che continua a uccidere ex lavoratori e cittadini innocenti condannando chi chiede giustizia anche alle spese legali, noi non ci arrendiamo. Non abbiamo nessuna fiducia nello stato e nelle sue istituzioni, ma continuiamo la lotta, nei luoghi di lavoro, nel territorio e anche nelle istituzioni (compresa la magistratura) complici di questa mattanza per noi i nostri figli e nipoti e per salvaguardare la salute e la vita umana di tutti. Contro l’ingiustizia combattere e resistere non è solo un diritto, ma un dovere.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

  

mer

20

set

2017

SOLIDARIETA' OPERAIA

 

Gli operai dell’INNSE di Milano da mesi in lotta contro i licenziamenti e la cassa integrazione continuano il presidio davanti ai cancelli della fabbrica.

Stamattina hanno portato la loro solidarietà il direttore del Teatro della Cooperativa, l’attore e regista Renato Sarti , e il regista teatrale Marco di Stefano.

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio è al fianco degli operai dell’INNSE e di tutti quelli che lottano contro lo sfruttamento capitalista.

ORA E SEMPRE RESISTENZA

mer

13

set

2017

ZONA NOVE. GIORNALE DI NIGUARDA - MILANO - settembre 2017 - 32.000 copie distribuite

ven

08

set

2017

AMIANTO AL TEATRO LA SCALA DI MILANO

 

AMIANTO ALLA SCALA DI MILANO: IL NOSTRO COMITATO AMMESSO COME PARTE CIVILE 

 

Oggi 8 settembre al Palazzo di Giustizia si è tenuta l’udienza del processo Amianto al Teatro alla Scala che vede come imputati rinviati a giudizio 5 dirigenti del Teatro, accusati della morte di 10 lavoratori a causa dell’amianto.

 

Fra i deceduti a causa della fibra killer insieme agli operai, anche l’ex pianista e celebre direttore d’orchestra Edoardo Muller e una cantante, entrambi morti per mesotelioma pleurico. Il giudice Gloria Maria Gambitta all’inizio dell’udienza ha sciolto le riserve sulla richiesta di ammissione delle parti civili nel processo che si erano presentate nell’udienza del 31 maggio e ha letto l’ordinanza con cui ammetteva le parti civili. 

 

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti amianto difesi dall’avvocata Laura Mara, sono stati ammessi come parti civili insieme con altre associazioni (il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la CGIL, INAIL e ATS (ex ASL).

 

Durante l’udienza sono stati formalizzati anche i responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano).

 

 Ora il processo dovrà accertare le responsabilità personali degli imputati. L’accusa formulata dal Pm Maurizio Ascione contro i dirigenti è di omicidio colposo plurimo. Secondo il Pm i dirigenti pur essendo a conoscenza della presenza dell’amianto nel Teatro e conoscendo la pericolosità mortale di queste fibre, non hanno protetto adeguatamente i lavoratori: negando le informazioni obbligatorie, non bonificando tempestivamente gli ambienti di lavoro, non fornendo adeguati mezzi di protezione. Inoltre le ristrutturazioni avvenute senza la bonifica completa di tutti gli ambienti e delle attrezzature nonché le cartelle cliniche hanno reso evidente l’origine “professionale certa” di malattie mortali come il mesotelioma della pleura o il carcinoma polmonare e hanno portato all’imputazione di omicidio colposo per i manager.

 

Nella prossima udienza del 26 settembre, ci sarà apertura della fase dibattimentale e saranno sentiti i primi due testi del PM

 

Anche se tutte le recenti sentenze del Tribunale di Milano hanno assolto i colpevoli di questa strage che continua a uccidere ex lavoratori e cittadini innocenti condannando chi chiede giustizia anche alle spese legali, noi non ci arrendiamo. Non abbiamo nessuna fiducia nello stato e nelle sue istituzioni, ma continuiamo la lotta, nei luoghi di lavoro, nel territorio e anche nelle istituzioni (compresa la magistratura) complici di questa mattanza per noi i nostri figli e nipoti e per salvaguardare la salute e la vita umana di tutti. Contro l’ingiustizia combattere e resistere non è solo un diritto, ma un dovere.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel TerritorioSesto San Giovanni 8 settembre 2017

 

-mail: cip.mi@tiscali.it  web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

lun

04

set

2017

GIUSTIZIA DI CLASSE

In una società divisa in classi, sotto la dittatura del capitale dove lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e legale, la giustizia dei padroni continua a concedere l'impunità e la licenza di uccidere a padroni e manager responsabili della morte di migliaia di operai e lavoratori.

 

ILGIORNO.IT

 

Amianto ex Alfa, le motivazioni della sentenza: "Impossibile accertare responsabilità"

 

I dirigenti delle case automobilistiche erano accusati di omicidio colposo nel processo con al centro una quindicina di casi di operai morti per forme tumorali provocate, secondo l'accusa, dall'esposizione all'amianto

 

Arese, 4 settembre 2017 - Depositate le motivazioni della sentenza con cui, nel mese di maggio, il Tribunale di Milano ha assolto con formula piena Paolo Cantarella e Giorgio Garuzzo, rispettivamente ex amministratore delegato e presidente di Fiat Auto, e altri tre ex manager Alfa e Lancia. I dirigenti delle case automobilistiche erano accusati di omicidio colposo nel processo con al centro una quindicina di casi di operai morti per forme tumorali provocate, secondo l'accusa, dall'esposizione all'amianto. Un passaggio delle motivazioni spiega come non sia stato "possibile accertare" se l'amianto, presente nello stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese tra la metà degli anni '70 e metà anni '90, "abbia causato o concorso a causare i decessi per tumore polmonare o mesotelioma pleurico dei 15 lavoratori che" in quella fabbrica "hanno prestato per molti anni la loro attività, né a chi siano attribuibili tali decessi". 
Il verdetto di assoluzione, emesso dal giudice della nona sezione Paola Braggion, era stato in linea con gli altri recenti verdetti del Tribunale milanese che hanno assolto manager di grandi imprese che erano imputati per omicidio colposo e lesioni colpose per casi di lavoratori morti o ammalati per mesotelioma o altre forme tumorali dopo essere stati esposti senza misure di prevenzione, secondo l'accusa, all' amianto.

 

Come si legge nelle motivazioni del giudice Braggion, il processo ha dimostrato che "nel caso dei lavoratori deceduti per neoplasie polmonari di varia natura o di mesotelioma non verificabile con sufficiente certezza", non è stato «accertato, oltre ogni ragionevole dubbio, il nesso causale tra l'esposizione ad asbesto e la patologia che li ha condotti a morte". In altri casi, poi, si legge ancora nelle motivazioni, "verosimilmente e presuntivamente l'amianto aerodisperso nello stabilimento di Arese e inalato dai lavoratori ha contribuito a farli ammalare, ma non è possibile attribuire causalmente la responsabilità per tali patologie e i conseguenti decessi alle condotte dell'uno o all'altro degli imputati che, in determinati e non lunghi periodi di tempo, hanno rivestito posizioni di vertice nelle società Alfa Romeo e Fiat". I lavoratori, prosegue il giudice, "sono stati esposti indirettamente ad amianto nello stabilimento di Arese" e anche in "altre esperienze extralavorative" o "occupazionali prima dell'assunzione in Alfa" e "non si è potuto acclarare in alcun modo, quando ciascuno di essi abbia contratto irrimediabilmente e irreversibilmente la malattia, cioè quando si sia conclusa la fase di induzione, non determinabile in termini di mesi o anni dalla prima esposizione". 

 

 

 

mar

29

ago

2017

VIOLENZA POLIZIESCA DI REGIME

 

Pubblichiamo e condividiamo.

 

IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Francesca Fornario

 

Migranti Roma, agli sgomberi io c’ero e ho visto chi sono i violenti

 

di Francesca Fornario | 26 agosto 2017 

 

Giornalista e autrice satirica

 

Devono sparire, peggio per loro. Se tirano qualcosa spaccategli un braccio“, grida il poliziotto durante lo sgombero. Il bilancio delle cariche a piazza Indipendenza sarà infatti di piedi e nasi rotti, lividi che passeranno e ferite che no, perché si cancella il sangue dall’asfalto ma non il segno che lascia assistere, da bambino, alle manganellate inflitte a tuo padre dai poliziotti armati che irrompono in casa all’alba (è questo che ricorderanno le decine di bambini portati via a forza dallo stabile in cui vivevano da cinque anni).

 

E tutti, sui social, a prendere le parti, convinti da una narrazione giornalistica sciatta e in malafede che le parti in campo fossero poliziotti contro migranti, “Che però uno ha lanciato una bombola del gas”. “Che però era vuota”. Convinti che tra loro vadano cercati i violenti. Le testimonianze dei presenti circolano secondo la risonanza che trovano: “Ma quella donna l’hanno sbattuta a terra con l’idrante e poi le usciva il sangue dal naso e da un’orecchio!” (commento su Facebook). “La carezza del poliziotto a una migrante disperata” (home page di Repubblica).

 

A piazza indipendenza io c’ero. Avrei potuto scrivere ieri di quello che ho visto, ho preferito scrivere oggi di quello che so, perché temo che si scriva solo degli effetti e non delle cause; solo della violenza in piazza – raccontata con parole sbagliate: “gli scontri”, che in realtà sono cariche, una parte armata ne carica una disarmata – e non, invece, della violenza più impetuosa e virulenta che innesca le cariche, generando l’esclusione sociale che porta alle occupazioni abusive e agli sgomberi.

 

Il termine “violenza” ha, sul vocabolario, due sfumature di senso. Violenza è la furia aggressiva delle cariche e dei manganelli, quella di quando chi la esercita e chi la subisce vengono immortalati nella stessa inquadratura, consentendo a chi commenta la foto sui social di discettare su chi ha aggredito chi. Ma questa violenza di piazza non esisterebbe senza quell’altra, più esecrabile perché esercitata da chi avrebbe il compito di “rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza tra i cittadini e impediscono il pieno di sviluppo della persona”, come recita la Costituzione. La violenza dei poliziotti non si abbatterebbe sui profughi, sugli studenti, sui lavoratori in sciopero se non fosse preceduta dalla violenza dei governanti: dall’abuso, la prevaricazione, la violazione del diritto. “Violenza” è violare la Costituzione che contempla la casa e il lavoro tra i diritti fondamentali – come il diritto dell’esule a ricevere protezione – bloccando l’assegnazione delle case popolari e sbloccando le concessioni edilizie ai palazzinari.

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ven

11

ago

2017

Intervista a Michele e Daniela sulla nostra lotta e sul Coordinamento Nazionale Amianto, qui sotto dai 44 minuti fino a un’ora e sei minuti.

mar

01

ago

2017

AMIANTO LA STRAGE INVISIBILE

STRAGE DI VIAREGGIO

 

Il 4 agosto durante la festa in ricordo dei GIORNI DELLA MEMORIA E DELLA SOLIDARIETA’ organizzata dai Famigliari dei morti della strage ferroviaria di Viareggio ci sarà il dibattito “AMIANTO LA STRAGE INVISIBILE”, parteciperanno: Michele Michelino presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi), Vito Totire, medico del lavoro, presidente dell'Associazione Esposti Amianto di Bologna, e Armando Vanotto presidente dell'Associazione Italiana Contro l’Amianto di Savigliano (Cn) e altri

ven

21

lug

2017

RIUNIONE COORDINAMENTO NAZIONALE AMIANTO

RIUNIONE COORDINAMENTO NAZIONALE AMIANTO

 

Si è svolta  in data 20/21 luglio 2017 nei locali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi  di Lavoro e nel  Territorio di Sesto San Giovanni , la riunione del Coordinamento Nazionale Amianto per esaminare e discutere la bozza del DDL N. 2602 ( Testo Unico in materia d’amianto ) elaborato su iniziativa della commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e malattie professionali .

Erano presenti le seguenti associazioni :

AEA di Bologna ; EARA di Trieste ; ContrAmianto di Taranto ; AICA di Savigliano CN ; Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni , Comitato Permanente Esposti Amianto e Ambiente di Milazzo , Gruppo Aiuto Mesotelioma di Lecco , un rappresentante SI Cobas del Piccolo Teatro di Milano;  Sportello Amianto.

 

Sulla base delle osservazioni inviate da altre associazioni e in base alla discussione dei presenti rappresentanti delle Associazioni, emerge quanto segue.

 

La nostra valutazione è  assolutamente negativa in quanto il T.U. non rispecchia quanto negli anni richiesto dalle Associazioni e Comitati delle vittime; costituisce un arretramento rispetto ad alcune normative vigenti conquistate.

In particolare il nostro giudizio negativo si incentra su:

1)     Ruolo dell’INAIL per il suo evidente conflitto di interessi, essendo sia ente accertatore delle malattie professionali che ente erogatore; quindi noi chiediamo che sia un altro ente ad accertare e certificare le malattie professionali.

2)     Il TU non specifica la necessità di un protocollo di sorveglianza sanitaria nazionale, cosa che ha già dato luogo a grandi sperequazioni tra regione e regione, provincia e provincia, con gravi danni per i lavoratori coinvolti; la nostra richiesta è quindi un protocollo nazionale uguale per tutto il paese;

3)     Il TU mantiene l’ammissibilità del limite delle 100 fibre litro per l’esposizione all’amianto; noi chiediamo invece che si operi per giungere al rischio zero; per noi “Amianto zero = rischio zero”;

4)     Per quanto riguarda il tema della giustizia verso le vittime dell’amianto e non solo, noi chiediamo:

a) abolizione dei termini della prescrizione per i procedimenti che li riguardano;

b) esenzione e abolizione del contributo unificato indifferentemente dal reddito sia per i ricorsi previdenziali ed assistenziali che per i risarcimenti danni;

c) modifica delle norme procedurali relative all’onere probatorio a tutela vittime;

d) gratuito patrocinio per tutti i soggetti ed esenzione dalla condanna alle spese processuali e legali in caso di sentenza negativa o di rigetto.

 

Per questi motivi le Associazioni ritengono necessario svolgere alcune iniziative di lotta per rivendicare un’equa giustizia per le vittime. Sui punti di cui sopra chiederemo quindi un incontro alla Commissione che ha redatto il TU. 

Inoltre, in considerazione delle numerose sentenze di assoluzione dei responsabili della morte di centinaia di lavoratori e della reiterata negazione dei diritti degli esposti ed ex esposti, chiederemo quindi anche un incontro urgente al Ministro della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura.   

 

AEA di Bologna ; EARA di Trieste ; ContrAmianto di Taranto ; AICA di Savigliano CN ; Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni , Comitato Permanente Esposti Amianto e Ambiente di Milazzo , Gruppo Aiuto Mesotelioma di Lecco , un rappresentante SI Cobas del Piccolo Teatro di Milano;  Sportello Amianto.  

mer

19

lug

2017

IL GIORNO di oggi 19 luglio 2017

mar

18

lug

2017

Amianto al Comune di Milano: per l’ennesima volta il Tribunale di Milano ARCHIVIA

Amianto al Comune di Milano: per l’ennesima volta il Tribunale di Milano ARCHIVIA

 

un altro caso di omicidio sul lavoro per amianto

 

Ieri, 17 luglio 2017, il Giudice per le Indagini Preliminari dott. Gennaro Mastrangelo ha disposto l’archiviazione della “denuncia contro ignoti” (in realtà alcuni ex sindaci di Milano e l’attuale Sindaco Sala come passato General Manager dell’amministrazione) per la morte per mesotelioma pleurico di Daniela Cavallotti, che aveva lavorato per 25 anni per il Comune di Milano nell’edificio di via Pirelli 39, chiuso per la presenta accertata di amianto, proprio sulla base di denunce fatte da  Daniela quale rappresentante sindacale.

 

Queste le motivazioni, in sintesi,  dell’archiviazione:

 

-          Per meno di un mese all’anno Daniela andava in ferie in una località dove c’è una vecchia cava di serpentinite (chiusa!). Il giudice – sulla base della ridicola relazione dell’ATS  (ex ASL) di p.le Accursio - ha ritenuto evidentemente del tutto trascurabile che per gli altri 11 mesi all’anno lavorasse ogni giorno in un ambiente contaminato dal pericoloso materiale cancerogeno.

 

-          Nell’ordinanza di archiviazione il giudice scrive: “La Responsabile U.O.T., in particolare, segnala familiarità per tumore”. Nel corso degli anni in cui il problema amianto è emerso nella società e nei tribunali nessuno, e sottolineiamo nessuno, ha mai osato sostenere che per il mesotelioma esista una “familiarità”, perché si tratta di una bestialità anti-scientifica, degna solo di chi non sa neppure di cosa parla.

 

-          Il giudice sostiene anche che: a) “non si può affermare,né sulla base di leggi scientifiche né attraverso l’applicazione di leggi causali statistiche che esista un legame eziologico certo tra l’eventuale omessa adozione di misure antinfortunistiche e l’insorgenza, l’aggravamento o l’accelerazione della patologia. Né è possibile affermare che le condotte dei diversi soggetti succedutisi con ruoli datoriali e dirigenziali nel periodo dei 15 anni di lavoro svolto da Daniela cavallotti abbiano tenuto condotte colpose, in quanto violative di regole di diligenza, prudenza o perizia riconosciute idonee ad evitare l’insorgenza o l’aggravamento della patologia”;  b) “Deve peraltro porsi l’attenzione sulla circostanza per cui, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, non si possa identificare una soglia minima di esposizione al di sotto della quale possa escludersi il rischio di ammalarsi”. C) “Sebbene si possa verosimilmente ritenere che nel corso dello svolgimento dell’attività lavorativa si sia verificato l’innesto del morbo, in quanto l’asbesto era presente negli uffici presso i quali la donna era impiegata, non è comunque in alcun modo  possibile individuare il momento preciso né il soggetto cui imputare la responsabilità per l’innesco”.

 

Con queste identiche motivazioni il Tribunale di Milano, a differenza di altri Tribunali, negli ultimi anni ha assolto datori di lavoro e dirigenti responsabili della morte di centinaia di operai e cittadini.  Un bel coraggio e una bella responsabilità, visto che gli effetti cancerogeni dell’amianto sono noti dall’inizio del secolo scorso e – dato che siamo in una società capitalistica - non sono stati certo i lavoratori deceduti a scegliere di lavorare con questo materiale.

 

A questo punto affermiamo in piena coscienza che

 

. Il tribunale di Milano ha deciso da tempo di schierarsi con i poteri forti, passando sopra all’uccisione di centinaia e centinaia di lavoratori ( e dei cittadini che si ammalano, perché l’amianto non rimane confinato nei luoghi di lavoro). In tempi in cui l’unico diritto è quello di fare profitti, non si disturba il manovratore!

 

. Milano (e dintorni) è stata la sede delle più grandi fabbriche d’Italia, luoghi dove si usava massicciamente l’amianto. Riconoscere la responsabilità di padroni e dirigenti nella morte di centinaia e centinaia di lavoratori significherebbe  aprire la porta ad un fiume di cause penali: così per difendere il potere economico-politico si fanno affermazioni ridicole e soprattutto antiscientifiche per giustificare la licenza di uccidere e l’impunità concessa ai capitalisti.

 

 

 

Avviso a tutti i lavoratori e cittadini danneggiati, ammalatisi, deceduti: QUI NON TROVERETE GIUSTIZIA.

 

Ma non finisce qui: noi che lottiamo per il diritto alla salute, per una società in cui i lavoratori non siano più carne da macello, non ci fermeremo.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio       Milano 18 luglio 2017-                        email: cip.mi@tiscali.it                          http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

gio

13

lug

2017

AMIANTO: RISCHIO TERREMOTO POLITICO A MILANO

AMIANTO: RISCHIO TERREMOTO POLITICO A MILANO

TRE SINDACI POTREBBERO ANDARE SOTTO PROCESSO

 

Questa mattina, davanti al Tribunale di Milano, lavoratori del Comune di Milano, associati del nostro Comitato e membri del Sindacato Generale di Base (SGB) hanno fatto un presidio, in attesa della decisione del Giudice per le Indagini Preliminari  dott. Mastrangelo riguardo alla morte per mesotelioma pleurico causato dall’amianto di una ex lavoratrice del Comune di Milano.

 

Daniela Cavallotti, deceduta dopo mesi di sofferenze il 2 gennaio 2017, aveva lavorato dal 1985 al 2010 presso il palazzo comunale di via Pirelli 39, edificio pieno d’amianto, attualmente in fase di bonifica. Aveva presentato, ancora in vita, un esposto-denuncia, ma il Pubblico Ministero incaricato aveva richiesto l’archiviazione del caso, basandosi sulla relazione dell’ATS (ex ASL Milano) di Piazzale Accursio in cui si sosteneva che la lavoratrice si sarebbe ammalata per aver trascorso meno di 1 mese all’anno in una località ligure dove c’era una presunta presenza di amianto, e non durante i rimanenti 11 mesi in cui lavorava nell’edificio di via Pirelli 39.

 

Il GIP si è riservato di decidere nelle prossime settimane.

Se decidesse di richiedere ulteriori indagini e di aprire quindi un procedimento, questo rappresenterebbe un terremoto politico: i responsabili chiamati in giudizio, infatti, per legge in quanto datori di lavoro e responsabili della salute dei lavoratori e dei cittadini, sarebbero vari ex sindaci e il sindaco attualmente in carica, coinvolto in quanto General Manager del Comune di Milano delle giunte precedenti.

 

Nel palazzo comunale di via Pirelli lavoravano ben 800 lavoratori e c’erano centinaia di cittadini che ogni giorno vi accedevano. Quindi, ad essere stati messi in pericolo, non sono solo i lavoratori ma anche tutti quei cittadini della cui salute i responsabili non si sono fatti minimamente carico, visto che del rischio amianto non hanno informato né i lavoratori stessi – che non sono neanche sottoposti a sorveglianza sanitaria - né i cittadini.

Il Comune di Milano non è nuovo a queste vicende: ricordiamo solo che la bonifica dall’amianto del Museo di Storia Naturale di Via Palestro (frequentato tra l’altro da migliaia di bambini), di Palazzo Marino, della sede di Via Larga e del Museo Egizio è avvenuta alcuni anni fa proprio su segnalazione di Daniela Cavallotti e di alcuni delegati e lavoratori del Comune presenti questa mattina al presidio.

 

Sappiamo bene che il Tribunale di Milano, in materia di lavoratori morti per amianto, preferisce lavarsene le mani e assolvere padroni e managers, come successo negli ultimi processi Pirelli, Enel di Turbigo, Franco Tosi, Alfa Romeo, Fibronit, Breda.

Ma noi, anche in caso negativo, non rimarremo con le mani in mano. La salute dei lavoratori e dei cittadini è un diritto e la giustizia (che è altra cosa rispetto alla legge, evidentemente) sono valori che una società si definisce civile non può calpestare e che vengono ben prima dei tagli dei costi delle società e dei pareggi di bilancio.

 

Per Daniela che è morta, per i suoi colleghi che rischiano di ammalarsi, per tutti gli ignari cittadini che corrono lo stesso pericolo, noi continueremo a lottare.

Milano, 13 luglio 2017

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, cell. 3357850799

 

Sindacato Generale di Base (SGB), cell. 3388847315

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                                                 web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

mer

12

lug

2017

Da ZONA NOVE-luglio 2017-32000 copie distribuite

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 18 aprile 2015 a Sesto san Giovanni.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi