Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

gio

23

gen

2020

Giustizia per gli operai Breda vittime dell’amianto e del profitto!

Giustizia per gli operai Breda vittime dell’amianto e del profitto!

La tragica lista di operai, lavoratori e cittadini uccisi dall’amianto continua ad allungarsi. Nel nostro paese il picco delle patologie asbesto-correlate, in particolare dei mesoteliomi, si verificherà nel decennio che è appena iniziato. Questo perché tali patologie possono manifestarsi anche a distanza di 40-50 anni dalla prima esposizione alle polveri e fibre di amianto.

 

Il periodo di più intenso utilizzo e più elevata esposizione è stato quello dal 1960 al 1985, quando i capitalisti e il loro Stato hanno colpevolmente e deliberatamente fatto prevalere le ragioni del maledetto profitto su quelle della salute e della sicurezza degli operai, costretti a lavorare in ambienti pieni di amianto e altre sostanze cancerogene, senza le dovute informazioni sui rischi e senza dispositivi di protezione.

 

E’ noto che le polveri uscendo dai luoghi di produzione e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel suolo, hanno avvelenato anche le famiglie degli operai e i residenti nei quartieri popolari vicini alle fabbriche. Ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di amianto in circolazione e le bonifiche di scuole e di edifici sono tuttora da fare, la decontaminazione dei territori giace sulla carta, per precise volontà politiche.

 

In questo drammatico scenario, mentre cresce fra i lavoratori e nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e dei territori avvelenati, è cominciato il nuovo processo Breda. Il primo processo contro i dirigenti Breda si concluse nel 2003 con l’assoluzione dei dirigenti che scatenò la sacrosanta protesta dei familiari delle vittime – ricordiamo l’occupazione dell’aula del Tribunale per oltre un’ora e mezza, scontrandosi con poliziotti e carabinieri, e il corteo con striscioni e cartelli nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano. Un secondo processo per la morte di mesotelioma di un lavoratore si concluse nel 2005 con la condanna dei dirigenti, vanificato alcuni mesi dopo dall’indulto deciso in modo bipartisan dal Prodi e Berlusconi.

 

Più recentemente, nel 2017 un altro processo di primo grado si era concluso nel giugno dello stesso anno con una vergognosa sentenza di assoluzione per i dirigenti Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati per omicidio colposo della morte per mesotelioma di 12 lavoratori. 

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lun

20

gen

2020

L'AMIANTO E IL PROFITTO CONTINUANO A UCCIDERE.

 

 

L'AMIANTO E IL PROFITTO CONTINUANO A UCCIDERE.


Nei giorni scorsi, è morto Giancarlo Perego (nella foto), dopo una lunga malattia, un tumore, contro cui ha lottato con tenacia.


Entrato giovanissimo, nei primi anni ‘60, alla Breda Termomeccanica, ha lavorato come operaio e impiegato, nei reparti di viale Sarca, 336, fino alla pensione; esposto all’amianto, come riconosciuto dall’Inail.


Fin da subito, ha partecipato alle lotte sindacali della Breda, con la generosita’ e la fermezza che lo distinguevano, e che abbiamo imparato a riconoscere, poi e’ stato delegato nel Consiglio di Fabbrica.


Ha partecipato al Comitato contro il Nucleare, alle lotte in difesa della salute, alla costituzione del Cobas Ansaldo, e per questo e’ stato a lungo discriminato dalla Azienda, senza mai tirarsi indietro.
Anche dopo la pensione, ha continuato ad essere presente alle lotte di ciò che restava della fabbrica, fino alla chiusura della Mangiarotti/Ansaldo, così’ come a quelle del Comitato per la difesa della Salute, di Sesto.

Un abbraccio affettuoso, ciao Giancarlo.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. .

mar

14

gen

2020

LA VIA DEL “PROGRESSO”, LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E’ LASTRICATA DI SANGUE OPERAIO.

LA VIA DEL “PROGRESSO”, LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E’ LASTRICATA DI SANGUE OPERAIO. Ogni giorno si muore sul lavoro e per malattie professionali.

 

Ieri13 gennaio 2020 intorno alle 18.30, si è verificato l’ennesimo assassinio sul lavoro di un operaio in un cantiere della Metro 4 di Milano

La vittima è uoperaio di 42 anni, Raffaele Ielpo, schiacciato da alcuni detriti a 18 metri di profondità durante i lavori per la realizzazione della nuova metropolitana di Milano.

Ora come sempre si sprecano le lacrime di coccodrillo, le condoglianze di chi doveva tutelare la salute dei lavoratori e nulla ha fatto per salvaguardarla.

Fabio Terragni, il presidente di M4 spa dopo la morte dell'operaio ha affermato: "Siamo affranti per quanto successo ed esprimiamo le più sentite condoglianze alla famiglia. La società concessionaria è a disposizione delle autorità affinché possa essere chiarita con il massimo rigore la dinamica dell'incidente".

Anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha dichiarato: “ Voglio esprimere il cordoglio alla sua famiglia e la vicinanza ai suoi colleghi, sono profondamente costernato per quanto accaduto. Come sindaco e a nome di tutta l'Amministrazione comunale siamo a disposizione della famiglia per tutto quanto necessario in questo difficile e tragico momento".

A parte le parole di circostanza delle autorità, gli infortuni sul lavoro, i lavoratori assassinati sul posto di lavoro e dalle sostanze nocive e cancerogene, sono considerate dalla società effetti collaterali dello sfruttamento capitalista finalizzata al profitto privato e quindi ineliminabili.

 

Ora si aprirà l’ennesima inchiesta giudiziaria e già si parla di tragica fatalità. In realtà la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro dipende dal fatto che i padroni per massimizzare i profitti risparmiano anche i pochi euro che sarebbero necessari per la sicurezza dei lavoratori.

 

L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il ricatto padronale, la mancanza di adeguate dotazioni di dispositivi di protezione individuali e collettive sono la causa principale degli infortuni, delle malattie professionali e dei crimini compiuti dai padroni sui posti di lavoro. La morte sul lavoro e di malattia professionale non è mai una fatalità.

 

Contro la monetizzazione della salute e della vita umana, affermiamo la parola d’ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica e nel territorio con le lotte:

LA SALUTE NON SI PAGA LA NOCIVITA’ SI ELIMINA.

 

Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia del lavoratore assassinato.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

lun

13

gen

2020

LA RABBIA OPERAIA CONTRO L'INGIUSTIZIA

LA RABBIA OPERAIA CONTRO L’INGIUSTIZIA PER I MORTI D’AMIANTO ALLA BREDA.

PILLOLE DI STORIA OPERAIA RACCONTATA DAI GIORNALI DEL 2003. OGGI LA LOTTA CONTINUA E IL 4 FEBBRAIO 2020 CI SARA’ L’ENNESIMO PROCESSO D’APPELLO .
L’assoluzione dei dirigenti, ma ancor più l’immediata rabbiosa protesta dei compagni di lavoro e dei famigliari delle vittime organizzate dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio vengono riprese su tutti gli organi di stampa e Tv nazionali.

Il 14 febbraio 2003 escono gli articoli di Manuela Cartosio sul Manifesto, di Ferdinando Baron sul Corriere della Sera e di Giuseppe Caruso sull’Unità.

 

SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO SUI SEI OPERAI DELLA BREDA FUCINE UCCISI DAL TUMORE. PER I GIUDICI NON ESISTE UN NESSO CAUSALE E QUINDI «IL FATTO NON SUSSISTE». Breda, gli operai morti per caso Lacrime, urla, proteste dei parenti: «li hanno uccisi di nuovo» L'assoluzione se l'aspettavano. Non è stata uno choc come al processo per Porto Marghera. L'aveva chiesta, e per ben due volte, lo stesso pubblico ministero Giulio Benedetti, convinto che non ci sia la prova del rapporto di causa e effetto tra l'amianto e la morte per tumore di sei ex operai della Breda Fucine di Sesto San Giovanni (fabbrica chiusa da tempo). Parenti, ex colleghi pensionati e Comitato per la difesa della salute se l'aspettavano a tal punto l'assoluzione che avevano già pronti striscioni e comunicati per gridare la loro rabbia contro una sentenza che «afferma che uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato». Ma quando il giudice Elena Bernante ha terminato la lettura del dispositivo della sentenza, che manda assolti due ex dirigenti della Breda Fucine di Sesto perché «il fatto non sussiste», la protesta nella piccola aula 7 del tribunale di Milano è stata più intensa di quella che nell'aula bunker di Mestre aveva mescolato lacrime, sbigottimento, incredulità e rabbia per l'assoluzione del Gotha della chimica. Hanno gridato «Vergogna», «Assassini», «Bastardi». Hanno invaso l'emiciclo dell'aula per stendere sotto la scritta «La legge è uguale per tutti» uno striscione che recita «Operai della Breda uccisi due volte: dall'amianto e dai giudici». Hanno occupato l'aula e solo dopo un'ora polizia e carabinieri sono riusciti a convincerli a uscire. Nei corridoi e fuori dal palazzo di giustizia hanno continuato a manifestare il loro sdegno. Alle 14,30, quando tutto era finito, Giuseppe Mastrandrea, 69 anni, il pigiama dentro una borsa di carta, ha preso la strada per l'Istituto dei tumori dove gli diranno se possono «aprirlo un'altra volta». Oltre ai familiari dei sei colleghi deceduti, Mastrandrea era una delle parti lese di questo processo. La sentenza dice che non c'è la prova che il suo tumore sia stato causato dalle fibre di amianto che ha respirato lavorando per anni nel reparto «verniciatura aste» della Breda Fucine. «Si respirava in gran quantità polvere di molatura. Lo dicevamo ai capi, loro ci rispondevano che le cose andavano così e ci davano mezzo litro di latte come antidoto», racconta il pensionato. «Ora i capi sono stati assolti come se non fosse successo nulla. Pensavo ci fosse un po' di giustizia, ma quella ormai è riservata solo ai padroni». Una giustizia riservata a chi «ha i soldi», quindi «di classe», commenta Michele Michelino, ex operaio della Breda animatore del Comitato che ha raccolto dati sul killer amianto; in 11 anni di attività e di lotte il Comitato ha presentato 19 denunce e elencato 70 morti. Denunce archiviate, eccetto quella giunta ieri a sentenza e un'altra per cui il processo inizierà a settembre. Il tribunale di Milano, osserva Michelino, come quello di Venezia «si è schierato a fianco dei padroni». Per le morti operaie non paga mai nessuno, commenta Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub, «al danno si aggiunge la beffa». I due imputati, Vito Schirone e Umberto Marino, erano accusati di omicidio e lesioni colpose. Per loro il pm aveva chiesto una prima volta l'assoluzione perché in base alle perizie non poteva essere provato il rapporto di causa-effetto tra amianto e quei sette casi di tumore. Il tribunale aveva riaperto il dibattimento per acquisire dati emersi da un convegno scientifico sull'amianto tenutosi ad Helsinki. Dati che non hanno modificato la convinzione del pm che ha concluso anche la seconda requisitoria con la richiesta d'assoluzione. Per Sandro Clementi, avvocato di parte civile, la formula «il fatto non sussiste» è particolarmente «inquietante», non tiene conto della verità accertata che l'amianto alla Breda c'era. Almeno due dei sette tumori, insiste, sono «sicuramente stati causati dall'amianto». L'unica possibilità per rimettere in discussione l'assoluzione di ieri è un'eventuale condanna di un folto gruppo di ex dirigenti Breda nel processo che inizierà a settembre. Manuela Cartosio Milano, 14 febbraio 2003 da "Il Manifesto"      ........................................................................continua la lettura

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sab

04

gen

2020

IL RICORDO DI FELICE DOTTI, LAVORATORE DELLA BREDA/ANSALDO, UCCISO DALL’AMIANTO E DAL PROFITTO. I COMPAGNI DI LAVORO E DI LOTTA

IL RICORDO DI FELICE DOTTI, LAVORATORE DELLA BREDA/ANSALDO, UCCISO DALL’AMIAN TO E DAL PROFITTO. I COMPAGNI DI LAVORO E DI LOTTA

C’è una parola per chiamare Felice (nella foto), una parola che amava, a cui rispondeva sorridendo: compagno.

Significa “Colui che ha il pane in comune”, con altri.

Ha lavorato per vivere, lontano da casa, ma il lavoro non è stato lo scopo della sua vita.

Perché, ha lottato contro lo sfruttamento degli uomini e delle donne al lavoro, per difendere la propria salute, per affermare che nessun capitale vale quanto la vita e la dignità di una persona che lavora.

Voleva che gli uomini e le donne che lavorano prendessero la vita nelle proprie mani, che fossero compagni, solidali tra loro e padroni della propria esistenza.

All’Ansaldo ha partecipato alla costituzione del Comitato contro il Nucleare, in una fabbrica che costruiva centrali nucleari;

alle lotte per la difesa della salute, e contro l’inquinamento, dentro e fuori la fabbrica;

alla costituzione di un gruppo operaio, e di un sindacato di base, lo SLAI-Cobas.

E, quando le cose finivano, anche con una sconfitta, ricominciava da quello che sapeva fare meglio: con pazienza, ostinazione e un po’ di ironia. Perché amava ridere in compagnia.

La sua vita e’ stato il pane diviso con i suoi simili, anche noi.

Ne siamo orgogliosi e ti siamo riconoscenti, ciao, compagno Felice.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mer

01

gen

2020

L’AMIANTO FA UN’ALTRA VITTIMA.

L’AMIANTO FA UN’ALTRA VITTIMA.

 

Abbiamo appreso dal nostro compagno Danilo Ferrati operaio della Breda/Ansaldo che Felice Dotti è morto il 31 dicembre 2019, all’ospedale di Sondrio, per un tumore al polmone.

Aveva 64 anni.

 

Nelle sue mansioni di controllo di qualità svolte dentro i reparti, è stato esposto all’’amianto.

Nel 1978 è entrato in Breda Termomeccanica/Ansaldo, nel reparto Nucleare, dove ha lavorato come impiegato d’officina, fino al trasferimento alla Franco Tosi di Legnano, dove è andato in pensione.

È stato eletto delegato del consiglio di fabbrica e della Rsu, più volte.

Ha partecipato in prima persona, a tutte le lotte sindacali dentro la fabbrica, nel Comitato contro il Nucleare, e nel gruppo operaio di Cronache dal basso, fino alla costituzione dello SLAI Cobas Ansaldo.

 

Per questo ha pagato con la cassa integrazione e altre discriminazioni inflitte dall’ Ansaldo, senza mai rinunciare alle proprie convinzioni, alla solidarietà con i propri compagni di lavoro, e a tutte le azioni in difesa della salute dei lavoratori.

Lascia un vuoto ma anche un grande calore per la sua generosità.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

lun

23

dic

2019

Operai morti amianto alla Breda. IL GIORNO di oggi

ven

20

dic

2019

AMIANTO BREDA: PROCESSO D'APPELLO PER 12 OPERAI

M i l a n o , 1 9 d i c e m b r e 2 0 1 9

 

COMUNICATO STAMPA

 

" Ci auguriamo che possa esserci giustizia, finalmente, per i 12 lavoratori uccisi dall'amianto alla Breda Termomeccanica -Ansaldo, di Viale Sarca a Milano e che, con il Processo aperto oggi in Corte d'Appello di Milano, venga riconosciuta la responsabilità penale, con giusta condanna, di chi per gravi inadempienze e per mancata attuazione delle norme previste dalla legge, ne ha causato la morte": è quanto hanno dichiarato, oggi, al termine della prima udienza del processo in Corte d'Appello a Milano, Sezione Quinta, Michele Michelino, ex operaio Breda, presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio e Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica e di AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto.

 

Negli ultimi mesi la lista dei morti e ammalati continua tragicamente ad allungarsi, altri lavoratori della Breda sono stati colpiti da tumori causati dall’amianto, che ha purtroppo una lunga latenza e che quando si manifesta non dà praticamente scampo. “Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro una giustizia che offende e umilia le vittime”, anche oggi, come nel 2017 i familiari di alcuni lavoratori morti hanno espresso il loro dolore, ma al contempo la volontà di continuare la battaglia fino in fondo.ù

 

Le tre associazioni, assistite dall'avvocata Laura Mara, hanno fatto ricorso in appello, in quanto parte civile, contro la sconcertante sentenza assolutoria di primo grado del 17 giugno 2017 per gli 8 dirigenti BREDA Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati per omicidio colposo della morte per mesotelioma di 12 lavoratori. Come purtroppo è noto il mesotelioma è un cancro mortale, causato esclusivamente dalle fibre/polveri di amianto, respirato nel luogo di lavoro: ma il giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano aveva sentenziato che “il fatto non sussiste” o per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e dei consulenti ATS, ex ASL dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P.M. avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

In questo processo d’Appello il collegio giudicante è composto da tre giudici, l Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e la giudice Sola.

 

" Abbiamo ascoltato la requisitoria del Procuratore Generale Nicola Balice, che ha criticato le motivazioni con cui il giudice di primo grado aveva assolto gli imputati di omicidio colposo e siamo fiduciosi, in particolare, per il fatto che Balice ha chiesto la riapertura dell’istruttoria: ciò consentirà di riascoltare i 2 consulenti delle parti, alla luce dei nuovi studi scientifici e di recenti sentenze della Corte di Cassazione, ribadendo le richieste di condanna con pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi per gli imputati. Ci auguriamo vivamente che possa essere messa la parola fine alle teorie i n v e n t a t e da alcuni importanti e ben pagati consulenti delle industrie, che mettono in dubbio le acquisizioni delle Conferenze Internazionali e delle Consensus Conference in relazione ai tempi "accorciati" in cui le malattie correlate all’amianto si manifestano, inducendo per i soggetti colpiti non solo maggiori sofferenze, ma anche un accorciamento della vita.” Nel processo sono inoltre costituite parte civile anche la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, e l’INAIL.

Questo processo avviene in un periodo particolare, mentre cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e da più parti si chiede la bonifica dei siti contaminati , fra cui molte scuole, e dei territori avvelenati. L’amianto ormai è assodato è un pericoloso killer che ha colpito prima gli operai costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene, poi "uscendo dalle fabbriche" e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini.   

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio

 

Associazione Italiana Esposti Amianto

 

Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute

 

Per info: Carmina Conte, cell 393 1377616 Fulvio Aurora, cell. 3392516050 Michele Michelino, cell.3357850799,

gio

19

dic

2019

MORTI AMIANTO BREDA. PROCESSO D'APPELLO

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica/Ansaldo

 Il 19 dicembre è cominciato il processo d’Appello.

Oggi 19 dicembre presso la Corte d’Appello di Milano (sezione Quinta) è cominciato il processo contro i dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto (mesotelioma) di 12 lavoratori. In primo grado gli imputati di omicidio colposo erano stati assolti dal giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e ATS (ex ASL) dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P.M avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

Nel questo processo d’Appello presso la V Sezione Penale il collegio giudicante è composta da tre giudici, il Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e dalla giudice Sola.

 

Il Procuratore Generale Nicola Balice nella sua requisitoria ha criticato le motivazioni con cui il giudice di prima grado aveva assolto gli imputati di omicidio colposo e ha chiesto di riaprire l’istruttoria per risentire i consulenti delle parti alla luce delle nuovi studi scientifici e recenti sentenze della Coorte di Cassazione ribadendo le richieste di condanna con pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi per gli imputati.

 

In questo processo sono costituiti parte civile diverse associazione e istituzioni.

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio (che raggruppa operai Breda e famigliari dei morti), l’Associazione Italiana Esposti Amianto e Medicina Democratica, tutte e tre associazioni sono rappresentate e difesi dall’avvocata Laura Mara.

Sono inoltre costituite come parti civili anche la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, e l’INAIL.

 

Questo processo avviene in un periodo particolare mentre cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e da più parti si chiede la bonifica dei siti contaminati (fra cui molte scuole), e dei territori avvelenati.

L’amianto ormai è assodato è un pericoloso killer che ha colpito prima gli operai costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene, poi uscendo dalle fabbriche e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini.

 

Negli ultimi mesi la lista dei morti e ammalati continua ad allungarsi, altri lavoratori della Breda sono stati colpiti da tumori causati dall’amianto.

Come affermarono nel 2017 dopo la sentenza che assolveva i manager i famigliari di alcuni lavoratori deceduti e hanno ripetuto oggi, “Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro una giustizia che offende e umilia le vittime”. La prossima udienza è prevista per il 4 febbraio 2020 (aula A, primo piano con gli interventi degli avvocati delle parti civili e delle difese.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio

 

Associazione Italiana Esposti Amianto

 

Medicina Democratica

 

Per contatti: Michele Michelino 3357850799,  Fulvio aurora 3392516050

 

 

                                                                    Milano 19 dicembre 2019

mer

18

dic

2019

ILVA: UNITA' CONTRO IL CAPITALISMO

Unità contro il capitalismo

ArcelorMittal, ex ILVA: l’unità di lotta degli operai e degli abitanti di Taranto è la strada per difendere occupazione, salario, salute e ambiente

Nel mese di novembre 2019 la multinazionale ArcelorMittal ha annunciato esuberi, tagli degli organici con fermate degli altiforni e del treno nastri dell’ex Ilva di Taranto.


ArcelorMittal, nella ricerca del massimo profitto, in questi giorni con la presentazione del piano di ristrutturazione, ha annunciato 4.700 nuovi esuberi, 2.800 dal 2020 e gli altri negli anni successivi. Con i 500 operai espulsi dalla fabbrica lo scorso anno, sono circa 6mila e 500 gli “esuberi”.

I sindacati collaborazionisti, che finora hanno concordato con il padrone e il governo i licenziamenti mascherati e le dimissioni incentivate, anteponendo il profitto del padrone alla salute e alla vita umana dei lavoratori e della popolazione di Taranto, davanti a quest’altro attacco all’occupazione hanno chiamato i lavoratori in produzione allo sciopero per difendere il posto di lavoro e la fabbrica, che continua ad avvelenare e inquinare.

Lo scontro fra gli stessi operai, guidato dai sindacati confederali e anche di alcuni di quelli di base che difendono il posto di lavoro così com’è senza sicurezza, inquinato che avvelena prima loro e poi le loro famiglie e abitanti di Taranto, serve solo al padrone.
I sacrifici di ieri - che l’azienda, con la complicità del governo e sindacati collaborazionisti, filo padronale Cgil-Cisl-Uil-Ugl e Usb, ha imposto agli operai con i primi esuberi e lo scudo penale concesso al padrone (in pratica l’impunità, la licenza di uccidere e avvelenare i lavoratori e la popolazione) - hanno preparato quelli ancora più pesanti di oggi.

Gli operai sono le prime vittime dello sfruttamento e dell’inquinamento. Le sostanze nocive e inquinanti prima avvelenano e uccidono gli operai poi, dopo averli avvelenati, escono dalla fabbrica, si disperdono nel territorio attraverso le falde acquifere, l’aria, la pioggia avvelenando la popolazione.
Chiudere le fonti inquinanti, risanare gli ambienti nocivi della fabbrica bonificandola è interesse comune dei lavoratori e della stragrande maggioranza dei cittadini di Taranto. Solo un pugno di sfruttatori o parassiti che vivono delle briciole e dei privilegi che il padrone della fabbrica gli concede possono difendere la fabbrica così com’è. 

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mar

17

dic

2019

CONTRO I MORTI DE PROFITTO

 

La morte sul lavoro non è mai una fatalità.

 

 Sul lavoro si muore più che in guerra.

 

Intervento all’assemblea LAVORO PER VIVERE NON PER MORIRE! 

7 dicembre 2019, 12° anniversario della strage alla Thyssen: 7 operai bruciati vivi

 

 Michele Michelino (*)

 

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila e ogni anno sono 1.400 (120 al mese) i morti sul lavoro mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno).

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora).

 

Per i capitalisti, i governi e i politici che rappresentano i loro interessi, i morti sul lavoro sono effetti collaterali dello sfruttamento e come tali accettati come inevitabili.

 

In particolare, quando si arriva ad un processo e lo Stato e i suoi rappresentati sono imputati di strage, lo Stato assolve sempre se stesso, come dimostra anche l’ultimo episodio della strage di Rigopiano, in cui i politici sono stati salvati.

 

L’Italia è il paese in cui - subito dopo l’incendio che uccise i 7 lavoratori bruciati vivi nel 2007 - gli industriali applaudono i dirigenti assassini della ThyssenKrupp. Durante l'assise di Confindustria l’A.D. Harald Espenhahn fu molto applaudito, nonostante la sentenza di condanna a 16 anni.

 

Emma Marcegaglia, allora presidente dell'Associazione degli imprenditori, così disse nel suo intervento all’assemblea di Bergamo il 7 maggio 2011: «È un unicum in Europa . Una cosa di questo tipo, se dovesse prevalere, allontanerebbe gli investimenti esteri mettendo a repentaglio la sopravvivenza del sistema produttivo. È un tema che va guardato con grande attenzione, nel massimo rispetto per la sicurezza sul lavoro, ma una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe gli investimenti dall'Italia».

Marcegaglia aveva poi assicurato «il massimo impegno per la sicurezza» e annunciato di voler incontrare i familiari dei lavoratori morti. Cosi oltre al danno aggiungeva la beffa.

 

Il 13 maggio del 2016 la Corte di Cassazione - quarta sezione penale – ha condannato l'amministrare delegato Espenhahn e il consigliere Priegnitz a pene definitive, rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi, ma questi assassini non hanno mai scontato un giorno di carcere per la strage operaia del 2007 nell'acciaieria.

Oggi, nonostante la condanna, questi criminali sono liberi in Germania perché questa nazione non applica la sentenza e non rispetta la legge Italiana. 

Guarda caso è la  stessa cosa che fa oggi ArcelorMittal sull’ILVA di Taranto

 

In galera finirono solo i dirigenti italiani Cosimo Cafueri(responsabile della sicurezza), condannato a 6 anni e 8 mesi, Marco Pucci (consigliere del CdA) a 6 anni e 10 mesi, Raffaele Salerno (Direttore dello stabilimento di Torino), 7 anni e 2 mesi, Daniele Moroni (dirigente area tecnica e servizi), 7 anni e 6 mesi; tutti, dopo la sentenza, si sono consegnati alle autorità per scontare la propria pena. 

Ormai stanno per uscire tutti dal carcere: Pucci già a giugno 2017 aveva ottenuto la possibilità di svolgere un lavoro esterno al carcere e nel frattempo ha anche chiesto la grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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gio

12

dic

2019

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica/Ansaldo Il 19 dicembre inizia il processo d’Appello.

ZONANOVE DICEMBRE 2019 GIORNALE MENSILE 32.000 COPIE DISTRIBUITE

 

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica/Ansaldo

 Il 19 dicembre inizia il processo d’Appello.

Michele Michelino

 

 

Il 19 dicembre presso la Corte d’Appelli di Milano (sezione Quinta) inizierà il processo contro una decina di dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto (mesotelioma) di 12 lavoratori. In primo grado gli imputati di omicidio colposo erano stati assolti dal giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e ATS (ex ASL) dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P.M Nicola Balice avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

 

Questo processo avviene in un periodo particolare mentre cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e da più parti si chiede la bonifica dei siti contaminati (fra cui molte scuole), e dei territori avvelenati.

L’amianto ormai è assodato è un pericoloso killer che ha colpito prima gli operai costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene, poi uscendo dalle fabbriche e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini.

 

Nel frattempo la lista dei morti e ammalati continua ad allungarsi e fra i morti ci sono anche alcuni residenti nel IX municipio.

 

In questo processo sono parte civile diverse associazione e istituzioni. Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio (che raggruppa operai Breda e famigliari dei morti), L’INAIL, la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, l’Associazione Italiana Esposti Amianto, e Medicina Democratica.

Affermarono i famigliari di alcuni lavoratori deceduti nel 2017 dopo la sentenza che assolveva i manager “Oggi abbiamo perso un’altra battaglia, ma la battaglia per ottenere giustizia continua, non ci arrendiamo. Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro una giustizia che offende e umilia le vittime”

  

I MANIIFESTAZIONI PER LA SICUREZZA E CONTRO I MORTI SUL LAVORO

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila.

 I dati INAIL (sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero) nel 2018 registra 1.133 vittime, 104 morti in più del 2017.
Una strage di lavoratori di quasi 100 persone al mese, e sono in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 (+2,5%). S
olo per amianto sono 6.000 l’anno, e che ogni anno circa 160mila cittadini europei muoiono per malattie collegate al proprio lavoro.

 

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mer

11

dic

2019

CONTRO I MORTI SUL LAVORO

COMUNICATO sulla giornata di mobilitazione del 7 dicembre a Torino

Sabato 7 dicembre si è tenuta l'iniziativa nazionale del Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati per l'Unità della classe (C.L.A.) sul tema “Salute e Sicurezza sul posto di lavoro e nel territorio”.
Come spiegato nei documenti di convocazione, data e luogo sono stati scelti per collegarsi alla strage del 6 dicembre 2007 di 12 anni fa in cui morirono, arsi vivi, 7 operai alla Thyssen Krupp.
Le madri e i familiari di quegli operai uccisi dal profitto capitalista ed una delegazione di familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio (29 giugno 2009) hanno presenziato alla nostra assemblea ed hanno parlato alla platea con interventi che hanno dato il senso delle ragioni per cui ci siamo riuniti. Le ringraziamo e li ringraziamo profondamente e sinceramente.
Per la prima volta il Coordinamento ha voluto organizzare una manifestazione di piazza, oltre all'assemblea. Entrambe sono riuscite, con 150-200 presenze la mattina al presidio di fronte all'Unione industriali ed alla Confindustria piemontese ed il pomeriggio in assemblea. Un risultato che quali-quantitativamente soddisfa ampiamente, pur essendo consapevoli dei limiti di cosa è oggi il C.L.A. e di cosa rappresenta.
Fra le organizzazioni sindacali ed operaie hanno aderito con propri comunicati:
le federazioni del Piemonte e di Vicenza della Cub;
lo Slai Cobas provinciale di Milano; lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe;
il Coordinamento lavoratori dell'alto-vicentino “Voci Operaie”;
la federazione Cobas sanità-università e ricerca;
l'Unione Sindacale Italiana-Usi e Associazione difesa utenti servizi pubblici-Usicons.
Oltre agli attivisti e delegati promotori, erano presenti, realtà, attivisti e responsabili:
delle federazioni Cub di Genova, Milano, Varese, Firenze;
del SI Cobas di Torino, con gli operai licenziati dalla cooperativa CLO in appalto al magazzino Coop di Rivalta Scrivia (Alessandria);
della Confederazione Cobas di Torino e di Genova;
del Sindacato è un'altra cosa (area di opposizione in Cgil) delle province di Lucca e Massa; inoltre ferrovieri Cub, Cat, Usb, Orsa e non iscritti;
il gruppo “Operai Autorganizzati FCA” di Torino;
il “Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio” di Sesto S. Giovanni (Mi); Medicina Democratica;
il gruppo “Cassa di resistenza territoriale” di Torino.
Oltre all'introduzione ed alle conclusioni gli interventi sono stati 17, di fronte ad una sala colma, attenta e partecipe.
I temi emersi con maggiore forza:
- la necessità di evidenziare il collegamento fra condizioni generali di vita e d'impiego dei lavoratori e le condizioni riguardanti la salute e sicurezza sul posto di lavoro e nel territorio: da ciò la forte denuncia sul ruolo complice col padronato del sindacalismo collaborazionista di Cgil-Cisl-Uil, sottolineato anche nell'intervento delle madri dei 7 operai della Thyssen;
- la necessità di collegare e coordinare a livello nazionale le lotte per la salute e la sicurezza;
- la necessità di collegare la lotta operaia con quella delle associazioni e di singoli familiari delle vittime di stragi sul e da lavoro, dei comitati di difesa del territorio, sulla base della consapevolezza che la soluzione del problema sta nella lotta dei lavoratori e delle lavoratrici che lavorano in quelle realtà, fabbriche e infrastrutture;
- la vicenda dell'Ilva: in ogni azienda la lotta deve essere condotta per la difesa della salute e della sicurezza degli operai e delle popolazioni dei quartieri limitrofi alla fabbrica.
Per come è stata preparata, sviluppata e condotta, l'iniziativa non è stata fine a se stessa, né si è limitata ad una pur significativa e necessaria commemorazione della strage operaia di 12 anni fa.
Come prossimo appuntamento, è stato proposto dal gruppo promotore della giornata un'assemblea nazionale per sabato 11 gennaio 2020 a Firenze.

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe
10 dicembre 2019

 

lun

02

dic

2019

5 DICEMBRE GIORNATA CONTRO I MORTI SUL LAVORO

mar

26

nov

2019

ANCORA 4 MORTI SUL LAVORO

 

 

 

ANCHE OGGI 4 MORTI.

 

ANCORA UNA STRAGE DÌ LAVORATORI.

 

SI CONTINUA A MORIRE OGNI GIORNO NELL’INDIFFERENZA DEI GOVERNI E DELLE ISTITUZIONI.

BASTA LAMENTI E LACRIME E’ GIUNTO IL MOMENTO DI SCENDERE IN PIAZZA CONTRO QUESTI CONTINUI MASSACRI DI OPERAI E LAVORATORI.

UN LAVORO PER VIVERE NON PER MORIRE! .

 

Travolti e uccisi un gruppo di operai impegnati in lavori di potatura degli alberi lungo la circonvallazione di Galatone, in provincia di Lecce. Una Golf che percorreva quel tratto di strada, a causa di un brusco sorpasso, è finita contro un camion della Ecoman Salento, fermo lungo il ciglio della strada perché gli operai erano intenti a potare degli ulivi. Nell'impatto sono morti in quattro: il conducente della Golf (la cui identità è ancora sconosciuta) e i tre operai che si trovavano a terra: si tratta di Pasquale Filieri, titolare dell'impresa; Luigi Casaluci e Toni Mezzi. Ferito gravemente il quarto operaio, Gianni Benegiamo, che si trovava sul “cestello” - utile a raggiungere le parti più alte delle chiome degli alberi - e che ha rimediato un grave trauma cranico e toracico.

 

 IL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DÌ LAVORO, LO SFRUTTAMENTO E IL NON RISPETTO DELLE LEGGI E MISURE ANTINFORTUNISTICHE SONO LA CAUSA PRINCIPALE DEI MORTI SUL LAVORO, DÌ MALATTIE PROFESSIONALI, DEI MORTI DEL PROFITTO.

 

Vogliamo cogliere questa drammatica ricorrenza per promuovere un'iniziativa nazionale a Torino, sabato 7 dicembre, con presidio e assemblea, su una questione che colpisce, sempre più gravemente, la classe lavoratrice: la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

 

. Sabato 7 dicembre 2019 a Torino Ore 11.30-13.30 presidio dedicato alle vittime della ThyssenKrupp c/o la sede regionale di Confindustria - via Vincenzo Vela, 23

 

 

Ore 14.30-17.30 assemblea-dibattito c/o Circolo Arci "LA CRICCA"  via Carlo Giulio, 25 (ang. corso Valdocco) Tel. 0115211653.

 

 

 

 

sab

16

nov

2019

AMIANTO TEATRO ALLA SCALA -MILANO

Da ZONANOVE novembre 2019. GIORNALE DI NIGUARDA – CA’ GRANDA – BICOCCA – PRATO CENTENARO – ISOLA. (MI) 32.000 COPIE DISTRIBUITE..

 

CONTINUA IL PROCESSO PER I MORTI PER AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO. Il 20 novembre 2019 ci sarà una nuova udienza del processo per i morti d’amianto.
Il giudice nell’udienza del 16 ottobre ha cancellato tutte le udienze previste per dicembre per la mancanza di aule giudiziarie e per il sovraccarico dei giudici sotto organico. Il ritardo come sempre avvantaggia solo i dirigenti del Teatro imputati e accusati di omicidio colposo per la morte di 10 lavoratori che avrebbero respirato le fibre killer al Piermarini, prima delle bonifiche dei locali, ma non ferma prescrizione che corre con il rischio di lasciare imputi gli assassini.

Nelle ultime udienze sono stati ascoltati come testimoni i lavoratori del teatro.
I loro racconti sono stati concordi nel riferire le condizioni concrete del lavoro, che prevedevano l’uso di attrezzature costituite da amianto (in particolare il sipario e le coperte antincendio) o che lo contenevano in modo significativo.

L’amianto era diffuso anche nella struttura del teatro, e le bonifiche sono avvenute in fasi successive all’entrata in vigore della legge che proibiva l’uso dell’amianto, come la volta della platea avvenuta nel 2010.
Dalle testimonianze è emerso un dato sconcertante: per anni i lavoratori sono stati esposti all’amianto, senza avere le dovute informazioni sui rischi e senza i dovuti dispositivi di protezione, sia personali che ambientali. Quando nel 1991 il grande sipario ignifugo (detto “pattona”) si ruppe precipitando rovinosamente, i lavoratori furono costretti a un intervento di emergenza a mani nude. Le testimonianze dei lavoratori e famigliari delle vittime stanno facendo emergere gravi responsabilità penali a carico della Direzione del Teatro.

Nell’udienza del 16 ottobre hanno testimoniato Debora Caterina e Alessandro Asta, figli di Demetrio Asta, attrezzista, macchinista e siparista del Teatro alla Scala, morto nel 2015 di asbestosi, malattia polmonare tipica dell'esposizione all'amianto.
Hanno raccontato del padre che era “addetto all'apertura del sipario in velluto” sempre impregnato di polvere". E ancora: "Da quando è stata diagnosticata la malattia a papà, che all'epoca aveva 63 anni, la sua qualità della vita è peggiorata notevolmente, con continui ricoveri in ospedale".

Rilevante anche la testimonianza in aula anche di Marcello Menegatti, figlio della corista lirica Luciana Patelli, morta nel 2013 di mesotelioma pleurico. "Quando tornava a casa, si lamentava del fatto che sul palco, soprattutto nei pressi della cosiddetta 'pattona' (una parte del sipario) c'era moltissima polvere".

Dal processo sta emergendo un quadro preoccupante, dove per anni i lavoratori sono stati esposti all’amianto, senza avere le dovute informazioni sui rischi e senza dispositivi di protezione, sia personali sia ambientali. Dalle testimonianze si è evidenziato come l’amianto era diffuso anche nella struttura del teatro e che le bonifiche sono avvenute in fasi successive all'entrata in vigore della legge che proibiva l'uso dell'amianto.

 

Michele Michelino (michele.mi@inwind.it)

mar

05

nov

2019

ILVA TARANTO. IL PROFITTO PRIMA DELLA SALUTE

 

Ex Ilva Taranto, ArcelorMittal il profitto prima della salute dei lavoratori e dei cittadini.

 

 

Dopo aver espulso dalla fabbrica migliaia di lavoratori e spremuto come limoni quelli in produzione agevolati dallo scudo penale, cioè l’impunità penale per i padroni e dirigenti responsabili per infortuni e morti sul lavoro che sono successi nel frattempo, concesso dal governo Renzi e da tutti i governi succeduti fino ad oggi, la società ha annunciato di voler recedere dal contratto se viene meno questa immunità.

 

Ora tutti i politici, sindacalisti, istituzioni finora complici del disastro ambientale, sociale, sanitario, del massacro lento degli operai e della popolazione si stracciano le vesti e si prostrano davanti ai padroni del colosso mondiale dell’acciaio cercando soluzioni favorevoli ad ArcelorMittal.

 

Per loro il profitto vale più della salute e della vita umana, fregandosene della salute dei lavatori. ILVA come tutte le industrie inquinanti vanno bonificate.

 

Non si può lavorare e morire per arrochire il padrone di turno. La salute viene prima dei bilanci aziendali o dello stato. A CONDIZIONE DÌ MORTENIENTE LAVORO. CHIUDERE LE FONTI INQUINANTI PER METTERLE IN SICUREZZA CON GLI OPERAI A SALARIO INTERO.

 

lun

04

nov

2019

AMIANTO: CONDANNATA LA PIRELLI

dom

03

nov

2019

PILLOLE DI STORIA OPERAIA. 13 APRILE 2019 – TARANTO. CONVEGNO "SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO E DI VITA"

mer

30

ott

2019

BOLLETTINO DEL COMITATO

Sabato 9 novembre 2019 - ore 15,30 - ASSEMBLEA

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

 

O.d.G.:

1)     Bilancio e resoconto delle attività del Comitato, informazione sulle prossime iniziative e sulle cause penali

2)     Informazioni sul contenzioso legale contro il Comune di Sesto San Giovanni rispetto alla sede.

3)     Manifestazione contro morti sul lavoro e malattie professionali. Iniziativa a Torino il 7 dicembre, anniversario della morte dei 7 operai  bruciati vivi alla Thyssenkrupp.

4)    Varie. 

 

Segue bollettino. 

 

 

 

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sab

26

ott

2019

IL COMITATO AL CORTEO DEL 25 OTTOBRE A MILANO

mer

23

ott

2019

MORTE DI UN BIMBO

 

In morte di un bimbo.

 

A Milano, ieri, è morto Leonardo, un bimbo di quasi 6 anni. Era caduto venerdì mattina dal secondo piano delle scale della sua scuola elementare, mentre la bidella del piano accompagnava in bagno altri due bambini.

Negli articoli dei giornali ricorre nuovamente una parola che di solito la stampa usa per i morti sul lavoro: fatalità.
La fatalità non c’entra proprio niente: questo è il risultato di anni e anni di privatizzazioni, di tagli alle scuole pubbliche e della pioggia di milioni dati invece alle scuole private. Ma chi vogliono prendere in giro?

Nelle scuole pubbliche, soprattutto nelle elementari dove i bimbi cominciano il loro cammino per diventare “grandi”, il disastro è sotto gli occhi di tutti: strutture fatiscenti che si allagano, come ieri, per le piogge, controsoffitti che cadono e, soprattutto un affollamento assurdo. Classi da 25 o 30 bambini, a cui maestri (due per classe se si è fortunati) mal pagati o precari dovrebbero insegnare e che dovrebbero sorvegliare (come non ce lo dicono, provateci voi), taglio del personale ATA (bidelli) ecc. 

Ora qualcuno verrà indagato per “mancata custodia” e qualcun altro dovrebbe invece dirci come si possono “ben” custodire i bambini in questa situazione. 

E’ orribile – e nauseante - dover ripetere, per la morte di un bimbo che poteva essere nostro figlio o nostro nipote, quello che ripetiamo per le migliaia di morti sul lavoro: questo sistema, il capitalismo, è morte.
E’ morte un sistema che per il profitto spazza via ogni condizione di sicurezza e ci priva così, in particolare in questo caso, anche del nostro futuro.
 

 

Daniela Trollio 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88, Sesto San Giovanni

 

 

 

mar

22

ott

2019

CORTEO CONTRO I MORTI SUL LAVORO

CORTEO Venerdì 25 ottobre 2019 - Ore 9,30 Largo Cairoli, Milano CONTRO I MORTI SUL LAVORO e di MALATTIE PROFESSIONALI, CONTRO LA PRECARIETA’ E LO SFRUTTAMENTO, per il SALARIO E LA DEMOCRAZIA . Il nostro Comitato con lo striscione e i cartelli contro i morti sul lavoro sarà presente in uno spezzone del corteo con altri lavoratori per porre all’attenzione pubblica il problema della sicurezza sul lavoro la continua strage di operai e lavoratori. I MORTI SUL LAVORO SONO ORMAI DIVENTATI UNA STRAGE INARRESTABILE.

Ogni giorno andare al lavoro è peggio che in guerra. Dal nord al sud il bollettino di guerra riporta il numero dei morti e dei feriti operai massacrati per il profitto, fra l’indignazione, la rabbia di alcuni e l’indifferenza di molti. I padroni e i governi, considerano normale che dei lavoratori ogni giorno muoiano per il profitto. Nell’ultimo decennio sono stati registrati più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Numeri impressionanti, drammatici; più morti sul lavoro che in una guerra. Nella crisi sono diminuiti i lavoratori occupati, ma i morti sul lavoro aumentano. 

 I dati INAIL (sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero) nel 2018 registrano 1.133 vittime, 104 morti in più del 2017.

Una strage di lavoratori di quasi 100 persone al mese, e sono in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 (+2,5%). Solo per amianto in Italia ogni anno perdono la vita più di 4000 persone.

Dall’inizio dell’anno a oggi 21 ottobre 2019 sono già 1178 i lavoratori morti (compresi i morti sulle strade e in itinere).

Per questo il nostro Comitato parteciperà con il suo striscione “PER RICORDARE TUTTI I LAVORATORI UCCISI IN NOME DEL PROFITTO” al Corteo delle lavoratrici e dei lavoratori in sciopero venerdì 25 ottobre 2019 alle ORE 9,30/10,00 da Largo Cairoli a Milano CONTRO I MORTI SUL LAVORO, CONTRO LA PRECARIETA’ E LO SFRUTTAMENTO, PER IL SALARIO E LA DEMOCRAZIA.
L’unità delle lotte dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti gli sfruttati si rafforza anche tramite questa importante mobilitazione nazionale. ROMPIAMO IL SILENZIO: BASTA MORTI SUL LAVORO. Invitiamo tutti gli associati del Comitato e gli amici a partecipare con noi al CORTEO Venerdì 25 ottobre 2019 - Ore 9,30 da Largo Cairoli Milano. L’UNITA’ E’ LA NOSTRA FORZA.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio,

 

 


 


 


 


 


 


 

 

 

lun

14

ott

2019

MORTI SUL LAVORO: UNA STRAGE INARRESTABILE

MORTI SUL LAVORO UNA STRAGE INARRESTABILE.

Al lavoro peggio che in guerra.

Michele Michelino (*)

Ogni giorno dal nord al sud il bollettino di guerra riporta il numero dei morti e dei feriti operai massacrati per il profitto, fra l’indignazione, la rabbia di alcuni e l’indifferenza di molti. Il potere borghese, i capitalisti, considerano normale che un certo numero di lavoratori ogni giorno muoia per il profitto e ritengono questi omicidi effetti collaterali della guerra di classe che conducono contro gli sfruttati.

La realtà dimostra che la contraddizione fra capitale e lavoro si manifesta in tutta la sua brutalità nello sfruttamento e nell’aumento continuo dei morti sul lavoro e nell’indifferenza delle istituzioni.

 

Nell’ultimo decennio sono stati registrati più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Numeri impressionanti, drammatici; più morti sul lavoro che in una guerra.

 

Gli incidenti sul lavoro in Italia hanno fatto più morti fra i lavoratori che fra i soldati della coalizione occidentale della 2° guerra del Golfo. L’Eurispes ha calcolato che dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i militari della coalizione imperialista che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre dal 2003 al 2006 in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252 e l’età media di chi perde la vita è intorno ai 37 anni.

 

Nella crisi si riducono i posti di lavoro e se i lavoratori occupati diminuiscono, i morti sul lavoro aumentano. I dati INAIL (sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero) nel 2018 registrano 1.133 vittime, 104 morti in più del 2017.

Una strage di lavoratori di quasi 100 persone al mese, e sono in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 (+2,5%). 

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sab

12

ott

2019

INCIDENTE FERROVIARIO DI PIOLTELLO

Incidente di Pioltello, indagato l’ex direttore di Agenzia per la sicurezza ferroviaria: “Non ci fu alcun controllo sulla tratta”

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/10/incidente-di-pioltello-indagato-lex-direttore-di-agenzia-per-la-sicurezza-ferroviaria-non-ci-fu-alcun-controllo-sulla-tratta/5508644/

Sotto inchiesta Amedeo Gargiulo, che nel momento dell'incidente era a capo dell'Ansf: l'accusa nei suoi confronti è di disastro ferroviario colposo. Iscritto nel registro degli indagati anche il suo vice di allora, nonché caposettore. La procura di Milano chiuderà l'inchiesta nei prossimi giorni: indagati anche due manager e 7 tra dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana, oltre a due manager di Trenord

di F. Q. | 10 OTTOBRE 2019

 

L’indagine della procura di Milano sull’incidente ferroviario di Pioltelloin cui il 25 gennaio 2018 morirono 3 persone, colpisce l’allora direttore dell’Agenzia nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, Amedeo Gargiulo, sostituito 6 mesi dopo il deragliamento.

 

L’accusa nei suoi confronti è di disastro ferroviario colposo e sotto inchiesta risulta anche il suo vice di allora, nonché caposettore. Per i magistrati milanesi, stando a quanto riporta l’Ansa, l’Ansf non avrebbe effettuatoalcun controllo nella tratta. Così si spiegherebbe l’iscrizione di Gargiulo nel registro degli indagati. Per l’incidente – nel quale, oltre alla morte di Pierangela Tadini, Ida Maddalena Milanesi e Alessandra Pirri, rimasero ferite 50 persone – sono sotto inchiesta anche dirigenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana e Trenord.:

 

 Le indagini dei pubblici ministeri Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano, puntano sulla manutenzione di un giunto tra due sezioni di rotaia che avrebbe ceduto al passaggio del treno causando il deragliamentoDanneggiato da tempo, nelle settimane precedenti era stato in qualche modo ‘tamponato’ con l’inserimento di una traversina di legno per evitare che ‘battesse’ direttamente sul pietrisco sottostante e si rompesse prima della manutenzione che era stata già programmata. Nella relazione tecnica di parte, si parla di “un danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione”.

 

Nel fascicolo, con al centro i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, sono indagati anche, come era già noto, 2 manager e 7 tra dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana e 2 manager di Trenord.

 

Secondo la relazione finale dei consulenti tecnici nominati dai pm, depositata lo scorso marzo, il disastro ferroviario di Pioltello è stato causato dallo “spezzone di rotaia” di 23 centimetri che “si è fratturato”, nel cosiddetto ‘punto zero’.

 

L’assenza dei controlli ultrasonori, scrivevano ancora, non ha consentito di monitorare la “progressione irreversibile del danneggiamento del giunto” in cattive condizioni, anzi ci sono stati “ritardi” nella “sostituzione” proprio di quest’ultimo.

La causa del deragliamento, infatti, fu “la sopraelevazione della ruota destra” del terzo vagone del convoglio dovuta alla “interposizione dello spezzone di rotaia”, quello da 23 centimetri che si staccò, “tra il binario di corsa e la ruota stessa”.

 

E la mancata “istruzione delle richieste di sostituzione” del giunto nel ‘punto zero’ – il cui problema era noto da almeno 11 mesi – “secondo quanto le procedure Rfi imponevano” e i “ritardi nella programmazione delle attività di sostituzione” ha permesso “all’irreversibile ammaloramento del giunto di procedere fino al cedimento finale”. L’inchiesta è ormai prossima alla chiusura: gli avvisi di conclusione delle indagini dovrebbero partite dalla procura nei prossimi giorni.

 

 

 

 

gio

03

ott

2019

ANCORA UNA VOLTA INGIUSTIZIA E' FATTA

ANCORA UNA VOLTA INGIUSTIZIA E' FATTA. Decine di morti per amianto e nessun colpevole. Depositate le motivazioni con cui la Corte d'Appello di Milano lo scorso 24 giugno aveva confermato le assoluzioni per gli ex manager FIAT, Alfa Romeo e Lancia. Il PM aveva chiesto pene fino 8 anni di reclusione, per i giudici esistono dubbi che l'amianto abbia ucciso, quindi NESSUN COLPEVOLE egli assassini continuano a restare impuniti. Bisogna organizzarci per farla finita con questo sistema economico, politico, giuridico e queste istruzioni che continua concedere la licenza di uccidere per il profitto.

Nella foto IL GIORNO di oggi 3 ottobre 2019


gio

26

set

2019

LE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME DELL’AMIANTO IN PIAZZA PER LA DIFESA DELL’AMBIENTE

LE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME DELL’AMIANTO IN PIAZZA PER LA DIFESA DELL’AMBIENTE

Le vittime dell’amianto a fianco dei giovani, studenti, operai, lavoratori e pensionati che il 27 settembre manifestano con scioperi e cortei in tutto il mondo in difesa dell’ambiente. Il Comitato Amianto Lombardia parteciperà allo sciopero e ai cortei da Largo Cairoli alle 9,30 alle 18,00.

La ricerca del massimo profitto, lo sfruttamento degli esseri umani e della natura, il non rispetto della salute in fabbrica, sui luoghi di lavoro e nel territorio hanno ucciso prima i lavoratori - che nei processi di produzione lavoravano o usavano l’amianto e altre sostanze cancerogene - e poi i loro famigliari e i cittadini.

Le sostanze inquinanti, uscendo dai luoghi di lavoro, hanno poi avvelenato il territorio.

Il “progresso” ha provocato guerre di rapina delle nazioni ricche, imperialiste, contro i paesi più poveri rubando le loro risorse.

Il modello di sviluppo capitalista - con la distruzione di foreste, montagne, laghi, mari e oceani, gli scioglimenti dei ghiacciai, la desertificazione di interi continenti dovuto all’accumulazione - sta distruggendo il pianeta e spinge milioni esseri umani, affamati dalle sue politiche economiche, all’emigrazione.

Noi vittime dell’amianto abbiamo vissuto direttamente e viviamo insieme alle nostre famiglie sulla nostra pelle le conseguenze di questo modo di produzione, che non esita a mandare a morte milioni di persone,risparmiando anche pochi centesimi sulla sicurezza per il profitto.

Il principale nemico dell’umanità responsabile dell’inquinamento, del cambiamento climatico, della fame, della miseria crescente è il capitalismo, un sistema che considera normale che - per il guadagno di pochi - miliardi di persone muoiano di stenti.

Solo in Italia questo modello di “sviluppo” causa ed è responsabile di più di mille morti sul lavoro e di decine di miglia di morti per malattie professionali (più di 4000mila persone ogni anno vengono uccise dall’amianto, 120.000 nel mondo). Un sistema economico, politico sociale e legislativo che riconosce come unico diritto quello della ricerca del massimo profitto, subordinandovi tutti gli altri diritti previsti dalla Costituzione (al lavoro, alla salute, alla scuola, giustizia ecc), che considera normale che degli esseri umani siano sfruttati e muoiano per il profitto, è un sistema barbaro e inumano.

Le stragi, i morti sul lavoro e di lavoro, i crimini ambientali, i morti del profitto sono crimini contro l’umanità e come tale andrebbero perseguiti senza prescrizioni o impunità.

Il capitalismo, le multinazionali e le grandi potenze imperialiste, sostenuti dagli stati, con il suo sistema di accumulazione che fa del profitto lo scopo della sua produzione, il motore della sua esistenza a discapito degli esseri umani e della natura, sono i responsabili della lenta morte del pianeta e dei suoi abitanti, allo stesso modo dei morti d’amianto e dello sfruttamento. La lotta per difendere il clima è prima di tutto lotta contro il capitalismo, per il rischio zero nei luoghi di lavoro, di vita e nel territorio, per cambiare questo modo di produzione. Tocca ai lavoratori in prima

persona, alle associazioni delle vittime, mobilitarsi nei luoghi di lavoro per migliorare le condizioni di vita.

Se davvero vogliamo salvare il pianeta, e gli esseri viventi che ci vivono, dobbiamo lottare contro questo sistema di distruzione e di morte. Non esiste, né mai esisterà,  un capitalismo “buono o verde”.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

                                                                                    Sesto San Giovanni, 26 settembre 2019

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                        web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

ven

20

set

2019

FRAMMENTI DI STORIA OPERAIA

IL FORTINO DEI CASSINTEGRATI
All’interno di Cascina Novella occupata dai cassaintegrati nel 1994 nasce il “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel territorio”. Con la legge 223 del 1991, che legittimava i licenziamenti attraverso la cassa integrazione a zero ore e la mobilità, alla fine del 1994 i disoccupati in Italia raggiunsero il numero di tre milioni e seicentomila; i lavoratori in cassa integrazione arrivarono a seicentomila. La forte ondata di cassa integrazione, preludio della chiusura di tutte le grandi fabbriche di Sesto San Giovanni che sarebbe avvenuta nell’arco di una decina d’anni, colpì massicciamente la classe operaia sestese. Espulsi dalle fabbriche, abbandonati da tutti - a cominciare dal sindacato - gli operai della Breda e quelli della Magneti Marelli, con una forte presenza di donne operaie (la Magneti era sempre stata caratterizzata dalla presenza di mano d’opera prevalentemente femminile) si organizzarono facendosi promotori del “Coordinamento Cassintegrati Milanese”, unendo a sé nella lotta altri lavoratori che vivevano la stessa condizione economico-sociale.
Dopo aver chiesto – inutilmente – prima al sindacato e poi a varie istituzioni un luogo dove riunirsi, il 23 aprile del 1994 il gruppo di cassintegrati delle fabbriche “storiche” di Sesto San Giovanni (Breda, Magneti Marelli, Ansaldo, Oerlikon) occupa una vecchia cascina abbandonata, situata in viale Marelli 225, nel cuore del Quartiere 3 Isola del Bosco, territorio su cui sorgevano anche gli stabilimenti Breda.
Con questa azione noi operai, sfruttati per anni in nome del profitto e poi espulsi dal ciclo produttivo in quanto “esuberi”, riacquistavamo una dimensione collettiva, vivendo il nostro problema non più a livello individuale ma come problema sociale.

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gio

12

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2019

ANCHE OGGI QUATTRO OPERAI SONO MORTI

ANCHE OGGI QUATTRO OPERAI SONO MORTI IN UNA AZIENDA AGRICOLA DEL PAVESE.

IL PROFITTO VIENE PRIMA DELLA VITA UMANA.

 

Quattro operai sono annegati oggi in una vasca di liquami di un'azienda agricola di Arena Po, in provincia di Pavia.

Uno di essi è caduto in una fossa di liquami e gli altri tre compagni di lavoro, probabilmente, sono morti nel tentativo di salvarlo. Non ci hanno pensato neanche un secondo, non hanno esitato ad andare in suo soccorso pur senza  avere a disposizione alcun dispositivo di protezione.

 

La vita degli operai per i padroni non vale niente; per ottenere il massimo profitto risparmiano anche i pochi euro necessari a fornire misure di protezione individuali e collettive, mandandoli consapevolmente a morte certa. Il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto occupazionale, la mancanza di un’organizzazione politica e sindacale di classe, proletaria, lascia i lavoratori alla completamente alla mercé dei padroni. Per i capitalisti gli operai e i lavoratori sono solo merce-forza lavoro, carne da macello e ci sono tanti disoccupati pronti a prendere il loro posto per lavorare in cambio di un tozzo di pane.

Per i padroni gli investimenti devono essere produttivi, ciò che non rende profitto è capitale morto.

Muoia dunque l’operaio purché si valorizzi il capitale!

 

E che dire di governo e istituzioni, che si professano al servizio di tutti i cittadini? Anche per loro, di destra o di presunta “sinistra”, i problemi sono altri, gli operai e i lavoratori non esistono. Meritano solo qualche lacrima di coccodrillo.

 

Per i proletari, per i quattro operai che non hanno esitato a dare la loro vita nel disperato tentativo di salvare un compagno, i valori morali, sociali e gli interessi di classe e umani sono altri. Quando non si ha proprietà dei mezzi di produzione da difendere, quando si è costretti a vendere quotidianamente le proprie braccia per vivere, quando la solidarietà con i propri compagni diventa l’unica possibilità di difendersi dallo sfruttamento, ci si può anche gettare in una fossa piena di veleni per allungare un braccio al proprio compagno di sventura.

 

Purtroppo anche oggi come ogni giorno sui posti di lavoro, gli operai e i lavoratori muoiono per il profitto, 4 lavoratori vengono assassinati e-  a parte gli onori della cronaca per un giorno perché sono morti tutti insieme - e le lacrime di coccodrillo del capo dello stato, del governo e di Confindustria (complici di questa mattanza) per loro restano solo il dolore e i drammi delle famiglie che piangeranno i loro morti nell’oblio, in attesa di una giustizia che non arriverà mai.

Nel sistema capitalista, tutte le istituzioni, compresi i sindacati che “rappresentano i lavoratori” che considerano legittimo e legale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’umanità si distingue per il valore della pelle:  ci sono quelle pregiate e quelle che non valgono nulla se non una protesta formale.

D’altra parte ogni giorno ci sono decine di morti sul lavoro e per malattie professionali, migliaia gli operai e i lavoratori che ogni anno vengono assassinati sul posto di lavoro e scioperare per ciascuno significherebbe far perdere ai padroni decine di migliaia di ore di profitti. Dove andrebbe a finire la solidarietà nazionale per salvare i padroni dalla crisi?

 

La contraddizione fra capitale e lavoro fa morti, feriti e invalidi ogni giorno.

Oggi listiamo a lutto le nostre bandiere rosse per il sangue proletario versato. Ancora una volta il capitalismo dimostra che è morte per gli sfruttati.

BASTA LACRIME: ORGANIZZIAMO ASSEMBLEE NEI POSTI DÌ LAVORO E NEL TERRITORIO, SCENDIAMO IN PIAZZA IN OGNI LUOGO MANIFESTANDO LA NOSTRA OPPOZIONE.

LAVORIAMO PER ORGANIZZARE UNA ASSEMBLEA NAZIONALE OPERAIA E PROLETARIA E UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL SISTEMA DÌ SFRUTTAMENTO CAPITALISTA CHE UCCIDE GLI ESSERI UMANI E LA NATURA.

ONORE AI QUATTRO FRATELLI DÌ CLASSE MORTI E SOLIDARIETA ALLE LORO FAMIGLIE .

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

gio

12

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2019

IL GIORNO di oggi 12 settembre 2019

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi