Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

gio

10

mar

2022

PIRELLI: GIUSTIZIA PER LE VITTIME DELL'AMIANTO

 

COMUNICATO STAMPA

Giustizia per le vittime dell’amianto

 

Venerdì 11 marzo 2022 ore 10 presso il Tribunale di Milano - Corte d’Appello - a Palazzo di Giustizia Quinta Sezione Penale ci sarà l’udienza del processo che vede imputati di omicidi colposi 9 dirigenti della multinazionale Pirelli di Viale Sarca accusati della morte per amianto di 28 lavoratori.

In primo grado gli imputati sono stati assolti dalla Giudice Annamaria Gatto nonostante Il pm Maurizio Ascione avesse chiesto 6 condanne e 3 assoluzioni, Il giudice decise un'assoluzione con formula piena perché "il fatto non sussiste" o "perché il fatto non costituisce reato". Ormai come sempre succede al Tribunale di Milano l'impunità per i responsabili della morte dei lavoratori è assicurata.

Il nostro Comitato ha avuto diversi compagni uccisi dall’amianto, e noi nei processi chiediamo e pretendiamo giustizia per i lavoratori morti e i loro famigliari.

Sappiamo che come sempre al Tribunale di Milano i manager Pirelli saranno assolti e noi puniti e costretti a pagare ingenti spese processuali per aver cercato giustizia, ma non possiamo accettare che la salute e la vita umana dei lavoratori siano calpestate.

Ormai viviamo in un paese, dove uccidere i lavoratori per il profitto, non è più un reato.

Al Tribunale di Milano, in particolare alla V sezione penale dove finiscono questi processi d’Appello, sono decine le sentenze che assolvono i manager imputati di omicidio colposo lasciando le migliaia di vittime di mesotelioma e altre patologie Amianto - correlate senza giustizia. Una strage senza colpevoli, che al danno per i morti aggiunge la beffa e la vendetta facendo pagare alle parti civili che cercano giustizia anche le spese processuali.

 

LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI e noi non vogliamo più morire per il profitto di pochi.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

                                                                                                      Milano 10 marzo 2022

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

Per contatti. 3357850799

mer

09

mar

2022

PROCESSI PER I MORTI D’AMIANTO. VERITA STORICA E VERITA’ GIURIDICA

PROCESSI PER I MORTI D’AMIANTO. VERITA STORICA E VERITA’ GIURIDICA

Venerdi 11 marzo 2022 presso il Tribunale di Milano - Corte d’Appello - a Palazzo di Giustizia Quinta Sezione Penale ci sarà l’udienza del processo che vede imputati 9 dirigenti della multinazionale Pirelli di Viale Sarca a Milano accusati omicidio colposo per la morte di 28 lavoratori.

In primo grado gli imputati furono assolti  dalla Giudice Annamaria Gatto  nonostante Il pm Maurizio Ascione avesse chiesto 6 condanne e 3 assoluzioni, mentre il giudice decise un'assoluzione  con formula piena perché "il fatto non sussiste" o "perché il fatto non costituisce reato".

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute  nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio che ha avuto diversi compagni uccisi dall’amianto, è una delle poche parti civili rimasti nel processo che non ha accettato nessuna transazione economica proposta dalla Pirelli. Sappiamo che come  sempre al Tribunale di Milano i manager Pirelli saranno assolti e noi puniti e costretti a pagare ingenti spese processuali per aver cercato giustizia, ma non possiamo accettare che la salute e la vita umana siano monetizzate: lo dobbiamo ai nostri compagni assassinati dal profitto.

Riportiamo alcune testimonianze di alcuni operai e lavoratori nel processo di primo grado:

 

Teste Bonfanti - Dipendente Pirelli viale Sarca dal 1968 al 1987 ai pneumatici con mansione di elettricista.

 Girava tutti i reparti e “c'era amianto dappertutto. I reparti erano molto polverosi, soprattutto quelli di vulcanizzazione e delle mescole erano reparti infernali. Gli operai però non sapevano con che tipo di materiali stavano a contatto, nessuno li aveva resi edotti dei rischi derivanti dall'amianto. Gli operai erano sottoposti a delle visite mediche periodiche, in occasione delle quali venivano loro effettuati prelievi e radiografie, ma lui non era mai venuto a conoscenza degli esiti delle sue visite mediche.

La situazione dei reparti era rimasta immutata fino agli inizi degli i anni 90, periodo in cui vennero effettuati alcuni miglioramenti, per esempio venne aggiunto qualche aspiratore in più. Molti operai avevano la mascherina, ma è un po' come l'aspirina per il cancro … eh!. parliamoci chiaro. Cioè o elimini le sostanze, ma le mascherine lì sono quelle che vendono al supermercato, cosa vuole che facciano... molti la mettevano, però bisogna anche tenere conto che in certi momenti ti dà anche fastidio, fai fatica a respirare, specialmente d'estate. Cioè in tutte le cose ci sono delle complicanze. Inoltre la mascherine non erano munite di filtro".

Se gli operai non mettevano le mascherine non venivano redarguiti dall'azienda perché "all' azienda gli interessava che si faceva la produzione, di quelle cose lì non gliene fregava niente".C'erano dei ventilatori a muro "tipo quelli delle cucine", che servivano a cambiare l'aria ma non a purificarla dalle impurità quindi erano sostanzialmente inutili.

Per quanto riguarda le operazioni di pulizia e manutenzione, la Pirelli appaltava a imprese esterne la manutenzione straordinaria, che veniva fatta da addetti senza alcun tipo di protezione, e la stessa cosa valeva per le operazioni di pulizia straordinaria, che comportavano per esempio il sollevamento di alcuni macchinari: Quando si trattava di svolgere piccole riparazioni, ci pensavano gli stessi operai della Pirelli, dotati di mascherine praticamente inutili, perché non erano dotate di filtri e quindi in ogni caso inidonee a prevenire i rischi dell'elevatissima polverosità dei reparti che si poteva generare. Agli operai venivano forniti guanti, scarpe infortunistiche e mascherine, strumenti che purtroppo, per le condizioni di lavoro che c'erano, non avevano una grande utilità. …..Le tubature erano rivestite di amianto, che serviva ad evitare la dispersione di calore. Quando c'era qualche problema alle tubature, gli addetti andavano a tagliare il pezzo di tubo da tirare via con la fiamma ossidrica e poi lo buttavano non si sa dove. I pezzi che cadevano per terra venivano rimossi con la scopa. La maggior parte degli operai che erano adibiti a queste funzioni sono morti”. Il teste aveva provato a fare personalmente richiesta per apportare migliorie ai locali: gli era stato risposto che sarebbero stati presi provvedimenti, ma prima di vedere effettivi cambiamenti l'impresa aveva fatto in tempo a chiudere. I reparti sotterranei, dove gli era capitato di fare manutenzione, erano in condizioni anche peggiori. L'amianto si sbriciolava dalle tubature e erano gli operai che trascorrevano le loro giornate lì dentro. Il Bonfanti è affetto da nefrettomia bilaterale e carcinoma urotediale. (nel frattempo è deceduto)

 

 

Teste Ghirello - Operaio Bicocca dal 1969 al 1995. Ha lavorato in mensa, ai copertoni, ai giganti e ai cinturati L'ambiente era polveroso soprattutto ai giganti. ….. Anche ai tempi si capiva che i tubi, le caldaie e le condutture erano ricoperte di amianto, ma la Pirelli non aveva mai detto nulla agli operai. C'era una polvere bianca nell'aria, ma poiché non dava troppo fastidio, nessuno metteva le mascherine , sebbene la Pirelli pretendesse che venissero usate. 

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sab

05

mar

2022

LA NOCIVITA’ DEL CAPITALE

 

 

 

Riportiamo la locandina di un'interessante e partecipato incontro/dibattito che si è tenuto a Trento con giovani operai e studenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, salute  e scienza a partire dalle esperienze dei luoghi di lavoro fino a oggi con il presidente del nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi).

 

 

 

 

 

 

 ...perché mai gli operai si dovrebbero fidare della “scienza” dei padroni?

 

 

Nel presente orwelliano in cui siamo immersi l’accelerazione digitale e tecno-scientifica è espressa – non casualmente – dal linguaggio bellico.

 

La nozione stessa di “evidenza scientifica” diviene un’arma per mettere a tacere ogni dubbio e costringere all’accettazione di tecnologie sperimentali e irreversibili. Dove non riesce a intimidire la propaganda di Stato arrivano l’esclusione sociale e la repressione poliziesca. Ma la “Scienza dello Stato” ha una storia disseminata di guerre, stragi e sfruttamento per il profitto, per il controllo delle vite, per il potere.

 

Dalla potenza nucleare all’ingegneria genetica, dagli effetti devastanti dell’estrattivismo minerario alla costruzione forsennata delle grandi opere come il TAV, dai laboratori per il potenziamento virale al controllo digitale, quello che somiglia sempre di più ad un Sistema Tecnico senza vie d’uscita è il prodotto di imposizioni e menzogne che non hanno certo pochi precedenti nella storia.

 

Sono centinaia di migliaia coloro che continuano a pagare sulla propria pelle gli effetti delle “evidenze scientifiche” di ieri, e se non ci opponiamo saranno sempre di più quelli che pagheranno per le costrizioni di oggi. È solo grazie a chi decide di lottare che certe verità prima o poi vengono a galla e si possono affinare conoscenze e pratiche in grado di opporsi alla guerra intrapresa contro di noi.

 

Assemblea/dibattito giovedì 3 marzo – ore 18 - Spazio Anarchico El Tavan – Trento.

 

Ne parliamo con Michele Michelino, ex operaio alla Pirelli e alla Breda di Milano, fabbrica nella quale tanti sono stati i morti - anche dovuti alle contaminazioni dell'acqua, dell'aria e del territorio - causate dalle fibre e dalle polveri di amianto,

 

Ne parliamo con Michele Michelino, ex operaio alla Pirelli e alla Breda di Milano, fabbrica nella quale tanti sono stati i morti - anche dovuti alle contaminazioni dell'acqua, dell'aria e del territorio - causate dalle fibre e dalle polveri di amianto,

 

 

 

Per maggiori informazioni sull’iniziativa e l’assemblea settimanale: assembleacontroilgreenpass@autistici.or

 

 

 

dom

27

feb

2022

23 FEBBRAIO 2022 PRESIDIO ASSOLOMBARDA DI MILANO CONTRO LE MORTI SUL LAVORO

 

 

La morte sul lavoro non è mai un incidente, una fatalità, una "morte bianca", ma un OMICIDIO dei padroni che non rispettano le misure di sicurezza sul lavoro.

 

 

ven

25

feb

2022

CONTRO LE MORTI SUL LAVORO. PRESIDIO ALL'ASSOLOMBARDA DI MILANO: INTERVISTA A MICHELE MICHELINO PRESIDENTE COMITATO DIFESA SALUTE

lun

21

feb

2022

CONTRO LE MORTI SUL LAVORO BASTA LACRIME MA LOTTA. Comunicato stampa MERCOLEDI 23 FEBBRAIO PRESIDIO DALLE 10.00 ALLE 12.00 DAVANTI ALL’ASSOLOMBARDA

CONTRO LE MORTI SUL LAVORO BASTA LACRIME MA LOTTA.

 

Comunicato stampa

 

MERCOLEDI 23 FEBBRAIO PRESIDIO DALLE 10.00 ALLE 12.00 DAVANTI

ALL’ASSOLOMBARDA (via Larga angolo via Pantano, MM3 Missori)

 

Ogni giorno 4 lavoratori muoiono sul lavoro per mancanza di sicurezza, 1400 persone ogni anno sono uccisi

da imprenditori senza scrupoli che pur di massimizzare i profitti, risparmiano anche i pochi euro necessari

per i dispositivi di protezione individuali e collettivi.

 

Altre migliaia rimangono invalidi e migliaia sono ogni anno anche le vittime delle malattie professionali (solo per amianto 6000 l’anno), e ormai sono in aumento anche le morti di giovani studenti inviati in fabbrica nell’alternanza scuola – lavoro.

 

LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO SI FONDA SULLO SFRUTTAMENTO E SUL SANGUE OPERAIO.

 

Di lavoro si continua a morire. Il disprezzo della vita dei lavoratori richiede una risposta immediata da parte del movimento operaio contro padroni e governo che considerano i lavoratori solo carne da macello.

 

Attraverso ricatti, appalti, subappalti e cooperative, i padroni impongono ritmi e condizioni di lavoro sempre più pericolosi. Dall’inizio del 2022 sono già 4 i morti nel milanese nel settore edile.

Siamo stufi delle lacrime di coccodrillo, delle chiacchiere di circostanza degli assassini, del governo, e sindacati complici di questa mattanza operaia.

Se anche coloro che dovrebbero essere i “rappresentanti dei lavoratori” accettano come inevitabili le morti sul lavoro e non fanno niente, non mobilitano i lavoratori organizzando uno sciopero generale contro il governo e padroni, contro i morti del profitto e manifestazioni contro le sedi degli industriali assassini, ALLORA LO FACCIAMO NOI.

 

Siamo stufi di vedere sindacati confederali e altri che si considerano conflittuali ignorare il problema delle morti sul lavoro che colpiscono la classe lavoratrice.

E’ arrivato il momento di alzare forte la nostra voce contro i morti del profitto e scendere in piazza con scioperi e presidi davanti alle sedi di rappresentanza dei

responsabili degli assassini, senza delegare alle istituzioni e sindacati complici della mattanza operaia la

difesa della nostra salute e sicurezza.

Basta delegare la difesa della nostra salute alle istituzioni e al governo, è arrivato il momento di agire, far

sentire forte la nostra voce, di rompere la passività. A condizioni di morte niente lavoro.

Anche se è un giorno lavorativo invitiamo tutti i lavoratori, gli studenti, le organizzazioni dei lavoratori a partecipare.

 

BASTA MORTI SU LAVORO, BASTA MORTI DI LAVORO.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Comitato Ambiente Salute Teatro alla Scala, Associazione Italiana Esposti Amianto, Medicina Democratica, CUB Info Spettacolo.

 

Milano 17/02/2022

dom

20

feb

2022

Storia di lotte operaie 1990-1991 / Nuova Breda Fucine spa: LA NOSTRA ACCOGLIENZA AL "PARTNER" PRIVATO

Storia di lotte operaie

1990-1991 / Nuova Breda Fucine spa: LA NOSTRA ACCOGLIENZA AL "PARTNER" PRIVATO

 Fino a metà 1991 Vienna, l'azionista di minoranza a cui è stata consegnata la gestione dell'azienda, fa il bello e il brutto tempo. In sostanza, tenta con tutti i mezzi di portare la gestione di Nuova Breda Fucine a parità di condizioni rispetto alle altre aziende del settore: questo vuol dire che, essendo egli proprietario di fabbriche del settore, si mangiucchia di volta in volta fette di mercato per le proprie aziende, dimostrando sempre che Nuova Breda Fucine non regge la concorrenza; e così, gradatamente, arriva a convincere dell'ineluttabilità di una profonda ristrutturazione (cioè della necessità dei tagli occupazionali). Il gioco di Vienna è duro, pesante, e probabilmente anche sporco: tanto che, dopo due anni, la Finanziaria Breda decide di riprendersi la carica di amministratore delegato, che affida allo stesso uomo che sta a capo della Breda Energia. Che il gioco sia sporco lo dimostra anche il balletto dei numeri riguardanti il bilancio aziendale: dopo un 1990 di assestamento, come previsto, arriva un 1991 molto più negativo di quanto volessero farci credere: questo, nonostante il grosso recupero di potenzialità produttive (in alcune postazioni della forgia, l'aumento della produzione supera il 250%). Circolavano voci su una chiusura in attivo dell'anno, poi ampiamente smentite dalle cifre: nell'ottobre '91 l'azienda dichiara un passivo di 4,3 miliardi nel primo semestre dell'anno. Salterà fuori successivamente che il risultato economico del 1990 è ben peggiore di quanto l'azienda aveva dichiarato in un incontro sindacale: 8 miliardi di passivo.

 (dal dossier allegato all'interrogazione parlamentare del 28 gennaio 1993)

Anno 1990: padron Vienna – così lo abbiamo poi chiamato – si fa sentire. Si direbbe che vuole far girare la fabbrica nel modo più efficace possibile. Cioè che vuol spremere al massimo i lavoratori; naturalmente per "salvare l’azienda". Per di più, spendendo il meno possibile del suo; anzi, cercando di "portare a casa" quanto più può.

Quando finalmente, dopo mesi, finisce il balletto delle trattative col sindacato per fissare gli organici delle tre società uscite dalla Breda Fucine, una cosa sola è certa: la Nuova Breda Fucine è un’azienda di 195 dipendenti, a cui nessuno garantisce un futuro decentemente stabile.

A noi non resta che riprendere la lotta. Che il sindacato voglia o no, che il consiglio di fabbrica voglia o no. Questo è possibile a partire dal gruppo omogeneo più vicino a Michelino, che coincide con il gruppo operaio più esposto alla fatica e alla nocività del lavoro: si tratta degli operai dei magli, in forgia.

L’episodio più clamoroso avviene il 23 ottobre ’90. Troppo importante per non raccontarlo nei dettagli a tutti: merita di essere letto nei documenti a fine capitolo. Qui ne stralcio alcuni brani soltanto:

 È successo - dopo 10 anni che non succedeva più da noi - che alcuni operai hanno scioperato senza aspettare il patrocinio del consiglio di fabbrica. Da un po' di settimane gli operai dei magli erano sotto pressione. I capi cercavano di imporre un notevole aumento di produzione; la direzione proclamava che le quantità produttive fissate in un accordo che risaliva all'86 non avevano alcun valore e che non aveva nessuna intenzione, per il momento, di fare una trattativa per definire nuove tabelle.

La mattina del 23 ottobre la squadra del maglio più grosso ha trovato 4 forni carichi con 40 pezzi da stampare, invece dei soliti 2 forni con 22 pezzi. E la squadra ha unanimemente deciso di scioperare: non una, ma due ore, per evitare comunque di andare al di là dei 22 pezzi prodotti.

Il giorno dopo i sindacalisti esterni si sono schierati con i lavoratori dei magli, mentre la direzione ha incontrato il consiglio di fabbrica, dopo mesi che si rifiutava di incontrarlo.

 [...] Non ci illudiamo: non ce la faremo a vincere, in questo momento. Ma almeno, ancora una volta, si è dimostrato che il soggetto che può cambiare la realtà nello scontro tra padroni e operai è il gruppo omogeneo che si muove con il massimo di autonomia possibile, dietro al quale il sindacato è costretto a correre, per non perdere quei pochi consensi che ancora ha.

 Pochi giorni dopo questo episodio, esce il primo numero della nuova serie del nostro "giornalino". Il suo titolo è ovvio: "ri-PRENDIAMO LA PAROLA"; il sottotitolo è necessariamente cambiato: "cronaca operaia della Nuova Breda Fucine". Interessante il commento allo sciopero "senza il timbro del consiglio di fabbrica":

Che quegli operai in sciopero fossero pericolosi, lo si è visto subito: 1°- gli uomini della direzione erano furenti e cercavano affannosamente di contattare il leader del consiglio di fabbrica.

 2°- il mattino seguente c'è stata la prima riunione del consiglio di fabbrica della Nuova Breda Fucine alla presenza dei sindacalisti della Fiom e della Fim: i quali hanno dovuto riaffermare che lo sciopero è un diritto dei lavoratori anche se non ha il timbro del consiglio di fabbrica; e hanno poi fatto richiesta ufficiale di un incontro all'Intersind.

3°- un'ora dopo, la direzione ha ricevuto il consiglio di fabbrica, dopo mesi che si rifiutava di incontrarlo.

Morale della favola: anche questa vicenda ci dimostra che, quando i lavoratori autonomamente scendono in lotta per difendere i loro interessi, il padrone si incazza e i sindacalisti si schierano.

 

Da qualche mese ormai stavamo pensando di riprendere a pubblicare un giornalino di fabbrica. Nel corso dell’estate precedente, in una serie di incontri con Michelino e Leo, ne avevamo abbozzato il progetto: 

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dom

20

feb

2022

LA MORTE SUL LAVORO NON È MAI UNA FATALITÀ, MA UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ.

LA MORTE SUL LAVORO NON È MAI UNA FATALITÀ, MA UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ.

ven

18

feb

2022

CONTRO LE MORTI SUL LAVORO BASTA LACRIME MA LOTTA. MERCOLEDI 23 FEBBRAIO PRESIDIO DALLE 10.00 ALLE 12.00 DAVANTI ALL’ASSOCIAZIONE DEGLI INDUSTRIALI (ASSOLOMBA

Comunicato stampa

 

CONTRO LE MORTI SUL LAVORO BASTA LACRIME MA LOTTA.

 

 MERCOLEDI 23 FEBBRAIO PRESIDIO DALLE 10.00 ALLE 12.00 DAVANTI ALL’ASSOCIAZIONE DEGLI INDUSTRIALI  (ASSOLOMBARDA) DI MILANO (via Larga angolo via Pantano, MM3)

 

Ogni giorno 4 lavoratori muoiono sul lavoro per mancanza di sicurezza, 1400 persone ogni anno sono uccisi da imprenditori senza scrupoli che pur di massimizzare i profitti, risparmiano anche i pochi euro necessari per i dispositivi di protezione individuali e collettivi.

Altre migliaia rimangono invalidi e migliaia sono ogni anno anche le vittime delle malattie professionali (solo per amianto 6000 l’anno), e ormai sono in aumento anche le morti di giovani studenti inviati in fabbrica nell’alternanza scuola – lavoro.

 

LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO SI FONDA SULLO SFRUTTAMENTO E  SUL SANGUE OPERAIO.

Di lavoro si continua a morire. Il disprezzo della vita dei lavoratori richiede una risposta immediata da parte del movimento operaio  contro padroni e governo che considerano i lavoratori solo carne da macello.  

Attraverso ricatti, appalti,  subappalti e cooperative, i padroni impongono ritmi e condizioni di lavoro sempre più pericolosi.  Dall’inizio del 2022 sono già 4 i morti nel milanese nel settore edile.

 

Siamo stufi delle lacrime di coccodrillo, delle  chiacchiere di circostanza degli assassini, del governo, e sindacati complici di questa mattanza operaia. Se anche coloro che dovrebbero essere i “rappresentanti dei lavoratori” accettano come inevitabili le morti sul lavoro e  non fanno niente, non mobilitano i lavoratori organizzando uno sciopero generale contro il governo e padroni, contro i morti del profitto e manifestazioni contro le sedi degli industriali assassini, ALLORA LO FACCIAMO NOI.

 

Siamo stufi di vedere sindacati confederali e altri che si considerano conflittuali ignorare il problema delle morti sul lavoro che colpiscono la classe lavoratrice. E’ arrivato il momento di alzare forte la nostra voce contro i morti del profitto e scendere in piazza con scioperi e presidi davanti alle sedi di rappresentanza dei responsabili degli assassini, senza delegare alle istituzioni e sindacati complici della mattanza operaia la difesa della nostra salute e sicurezza.

 

Basta delegare la difesa della nostra salute alle istituzioni e al governo, è arrivato il momento di agire, far sentire forte la nostra voce, di rompere la passività. A condizioni di morte niente lavoro.

Anche se è un giorno lavorativo invitiamo tutti i lavoratori, gli studenti, le organizzazioni dei lavoratori a partecipare. BASTA MORTI SU LAVORO, BASTA MORTI DI LAVORO.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Comitato Ambiente Salute Teatro alla Scala, Associazione Italiana Esposti Amianto, Medicina Democratica, CUB info  Spettacolo.

 

 

 Milano 17/02/2022

sab

12

feb

2022

LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E LA VIA DEL PROGRESSO SONO LASTRICATE DÌ SANGUE OPERAIO

LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E LA VIA DEL PROGRESSO SONO LASTRICATE DÌ SANGUE OPERAIO

 

Di lavoro si continua a morire.

 

Ieri a Milano un operaio è morto e un altro è in gravissime condizioni. I due operai sono precipitati in un vano ascensore a piazzale Loreto da un’altezza di circa 20 metri mentre montando un ascensore. L’operaio di 55 anni è morto sul colpo mentre il collega di 26 è stato trasferito all’ospedale. Lo sfruttamento intensivo dei lavoratori, la mancanza di dispositivi individuali e collettivi, il disprezzo della vita dei lavoratori richiede una risposta immediata da parte del movimento operaio considerato dai padroni solo carne da macello.  

Per usufruire del Superbonus al 110 per cento (riqualificazione energetica e rischio sismico) e rispettare le scadenze richieste dalla normativa fiscale i padroni degli appalti e subappalti e cooperative, hanno imposti ritmi e condizioni di lavoro sempre più pericolosi. Dall’inizio del 2022 sono già 4 i morti nel milanese nel settore edile.

Siamo stufi anche delle lacrime di coccodrillo, delle  chiacchiere di circostanza degli assassini, del governo, e sindacati complici di questa mattanza operaia.

Siamo stufi di sentire La presidente di Assimpredil-Ance, l’Associazione delle imprese edili di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Regina De Albertis, affermare dopo l’ennesimo omicidio di lavoratori : “Siamo costernanti per questo ennesimo infortunio”, “episodi del genere non devono più accadere”, mentre ormai sono la “normalità”e altre frasi di circostanza..

Siamo stufi di sentire i sindacati del settore Fillea-Cgil, Filca-Cils e Feneal-Uil, spesso complici di questi assassini, lamentarsi e chiedere nuove leggi senza mobilitare tutti i lavoratori in uno sciopero generale contro il governo e padroni, contro i morti del profitto e manifestazioni contro le sedi degli industriali assassini.

Siamo stufi di vedere sindacati di base che si considerano conflittuali ignorare il problema delle morti sul lavoro che colpiscono la classe lavoratrice.

E’ arrivato il momento di alzare forte la nostra voce contro i morti del profitto e scendere in piazza con scioperi e presidi davanti alle sedi di rappresentanza dei responsabili degli assassini, senza delegare alle istituzioni e sindacati complici della mattanza operaia la difesa della nostra salute e sicurezza.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni 12/02/2022

 

 

 

ven

04

feb

2022

PAGINE DI STORIA OPERAIA

PAGINE DI STORIA OPERAIA.

Non ci siamo arresi: portiamo in tribunale i dirigenti della Breda/Ansaldo

Il 6 febbraio 2003 il Giudice per l’Udienza Preliminare dott. Guido Salvini, questa volta su richiesta del P.M. Edy Pinato, rinvia a giudizio 14 dei 19 dirigenti Breda/Ansaldo sotto accusa per l’omicidio colposo di Giancarlo Mangione - operaio prima alla Breda Ferroviaria e poi all’Ansaldo - stroncato da mesotelioma pleurico. Giancarlo faceva il “tracciatore”, tagliava le lastre di amianto con cui venivano coibentate le vetture ferroviarie.

Dei 19 indagati iniziali, le posizioni di 5 di essi vengono archiviate. Fra i rinviati a giudizio appare nuovamente Vito Schirone, già imputato e assolto nel precedente processo. La nostra lotta ha contribuito a porre sotto processo un’intera generazione di grandi capi della Breda, gente che ricopriva incarichi autorevoli all’interno del Consiglio di amministrazione tra gli anni Settanta e Ottanta.

Per noi si tratta di un altro passo avanti nella lotta per ottenere giustizia, dopo che la Procura di Milano aveva tentato di archiviare (sono 19 le denunce archiviate) anche questa.

Le proteste organizzate dal nostro Comitato, le lettere inviate ai giudici contro le richieste di archiviazione sottoscritte da centinaia di lavoratori, le precise testimonianze rese al pubblico ministero dai compagni di lavoro di Giancarlo, sono servite.

Ai dirigenti viene contestata l’inosservanza delle norme sull’igiene e del lavoro e l’omissione delle misure che avrebbero potuto evitare, o quantomeno contenere, l’esposizione all’amianto dell’operaio deceduto: la ripulitura dei locali, l’installazione di aspiratori adeguati e controlli sanitari. Così scrive il giudice Salvini, nel dispositivo di rinvio a giudizio: «La condotta omissiva contestata agli imputati è di non aver adottato, sin dall’inizio degli anni ‘80, i provvedimenti tecnici e organizzativi, e soprattutto i dispositivi di aspirazione e umidificazione delle polveri di amianto, che avrebbero potuto contenere l’esposizione all’amianto».

Quando avevamo iniziato questa battaglia, undici anni prima, le grandi fabbriche di Sesto erano ancora tutte in attività, anche se in crisi. Allora prevaleva la paura che sollevando la questione della sicurezza nei reparti, si accelerasse la loro chiusura, con la perdita di migliaia di posti di lavoro. Cercando di “governare la ristrutturazione” Cgil-Cisl-Uil firmarono accordi che prevedevano cassa integrazione a perdere e licenziamenti, contribuendo alla dispersione dei cosiddetti “esuberi” sul territorio. Le fabbriche furono chiuse, i posti di lavoro persi, i lavoratori cominciarono ad ammalarsi e a morire.

Se ne va anche Giuseppe Gobbo

Il 1° Maggio 2003, il Comitato con il suo striscione era al concentramento dei lavoratori alle ore 9.30 ai Bastioni di Porta Venezia a Milano in attesa che partisse la manifestazione.

Aspettavamo, tra gli altri, anche Giuseppe, partito pochi giorni prima con Giuseppina per la Sicilia. Sarebbe tornato per il corteo. Ma lui, sempre così puntuale, non c’è.

La manifestazione parte, sfiliamo per corso Venezia, fino a piazza San Babila. Squilla il cellulare di Michele: con le lacrime in gola Concetto ci dice che Giuseppe è morto, ha avuto un infarto.

Dopo un lungo momento di incredulità – non è possibile, ci ha telefonato ieri, proprio lui così pieno di vita, doveva essere qui oggi, - arrotoliamo lo striscione e torniamo, col cuore pesante, a Sesto. Anche i ragazzi della Compagnia degli Stracci, che sfilavano con noi, ci seguono.

La brutta notizia gira in fretta. Nel pomeriggio decine di suoi ex compagni di lavoro, amici, soci del Comitato arrivano al Centro d’Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”, la nostra sede.

Nel giorno della festa dei lavoratori, con Giuseppe Gobbo se ne andava una parte di noi. Giuseppe, sempre in prima fila, scanzonato, generoso e caparbio, se n’è andato a 59 anni. Come i suoi compagni di reparto portava nel corpo le conseguenze di anni di sfruttamento in mezzo a fumi e polveri d’amianto. Per tre volte era stato operato, e aspettava per la quarta volta un altro intervento chirurgico per cercare di vincere il male.

Scriviamo in fretta un manifesto: «In questi anni Giuseppe è stato sempre in prima fila nella lotta per affermare il diritto alla salute e ad una vita dignitosa. Giuseppe lascia un vuoto nelle nostre fila e nei nostri cuori.

Ci mancheranno i suoi occhi azzurri e il suo coraggio: ma ci lascia l’esempio di chi non si è mai arreso.

Con la scomparsa di Giuseppe abbiamo un motivo in più per continuare la nostra lotta contro lo sfruttamento capitalista, per ottenere giustizia per le tante, troppe, vittime del profitto.

Ciao Giuseppe!

Il tuo ricordo e il tuo esempio resteranno nella vita e nella lotta di tutti noi».

Giuseppe, che più volte aveva detto che quando fosse toccato a lui voleva un funerale civile e la cremazione, ebbe una funzione religiosa e fu messo sotto terra.

Sabato 3 maggio a Segrate, paese alle porte di Milano, in una chiesa affollatissima dai suoi compagni e amici, si celebra il funerale.

In chiesa Isabella ed Erica, le figlie, leggono il manifesto con cui il Comitato gli dà l’ultimo saluto. Il lungo corteo che si forma fuori dalla chiesa e che accompagna il feretro al cimitero è aperto da una bandiera rossa listata a lutto e da uno striscione, portato dai membri del Comitato.

Nei mesi seguenti ci accorgeremo quanto ci manca, ogni volta che qualcuno dirà “Giuseppe farebbe… Ci vorrebbe Gobbo...”.

 

Dal libro “Operai, carne da macello” – la lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni

 

https://www.resistenze.org/.../di/sc/mdsc5f29/mdsc5f2920.htm

 

 

mar

01

feb

2022

PER IL PROFITTO SI CONTINUA A MORIRE

PER IL PROFITTO SI CONTINUA A MORIRE.

IL GOVERNO I PADRONI E SINDACATI SONO COMPLICI DI QUESTA MATTANZA, DA INIZIO ANNO SONO GIÀ 92.

Oggi ancora una volta tre lavoratori, tre persone sono morte per infortuni sul lavoro.

Il primo è avvenuto a Fusina, in provincia di Venezia, un operaio di 50 anni è morto sul colpo, dopo essere precipitato da un’impalcatura all’interno dell’azienda “Ecoprogetto”.

Il secondo “incidente” mortale si è verificato, a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, dove un agricoltore di 56 anni è morto dopo essere stato travolto dal mezzo che stava conducendo.

Il terzo operaio di 58 anni è morto a Sora, in provincia di Frosinone, dopo essere stato colpito da una lastra sollevata forse dal forte vento.

Sul lavoro si continua a morire e non bastano le chiacchiere di governo, Istituzioni e sindacati confederali a fermarle. I padroni continuano a uccidere e rimanere impuniti. La sicurezza sui luoghi di lavoro un miraggio irraggiungibile in una società che considera normale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e che mette il profitto prima della vita umana, dove i sindacati filo padronali contrattano al ribasso il prezzo della forza lavoro sulla pelle dei lavoratori.

Secondo i dati pubblicati dall’Inail, in tutto il 2021 le morti sul lavoro in Italia sono state 1.221, il 12 percento in più rispetto al 2019, per una media di 3,35 morti al giorno. Nel primo mese di quest’anno si erano già contati 89 decessi. Secondo l’Inail, su 7.486 aziende ispezionate nel corso del 2020, l’86,57 percento è risultato irregolare. Naturalmente i dati Inail non tengono conto dei lavoratori in nero.

Ben peggiori i dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro che conta 1404 morti sul lavoro nel 2021.

Basta lacrime, basta chiacchiere è arrivato il momento della lotta. Non si può continuare a morire per i profitti dei capitalisti.

I lavoratori devono prendere in mano il loro destino senza delegare alle istituzioni la difesa della sicurezza nei luoghi di lavoro e la loro salute. Bisogna che tutti i lavoratori, organizzati e non, si organizzino e spingano per uno sciopero generale contro gli assassini: padroni e governo.

I morti sul lavoro sono omicidi. I sindacati che non difendono la salute dei lavoratori organizzando uno sciopero generale contro le morti sul lavoro sono complici del sistema di sfruttamento capitalista e corresponsabili di questi omicidi.



Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

dom

30

gen

2022

PER RICORDARE GLI OPERAI DEPORTATI NEI CAMPI DI STERMINIO NAZIFASCISTI

ven

28

gen

2022

MORTI SUL LAVORO, PROTESTE E MANGANELLI

MORTI SUL LAVORO, PROTESTE E MANGANELLI
Continua la strage quotidiana di lavoratori.
Anche oggi 28 gennaio 2022, un operaio di 57 anni, è morto in ospedale a causa di un incidente sul lavoro accaduto nel primo pomeriggio in un cantiere edile di via Spinola a Milano. Il lavoratore mentre si trovava su un cestello elevatore, è rimasto incastrato tra lo stesso cestello e lo stipite di una porta. Ora come sempre la magistratura aprirà un’inchiesta mentre i rappresentanti del governo, padroni, sindacati ipocritamente esprimeranno cordoglio alla famiglia senza fare nulla per impedire questi omicidi di lavoratori.
Tutte le istituzioni, dal presidente della Repubblica  Mattarella, al Papa, da Confindustria ai sindacati confederali, ma anche alcuni di base affermano che “il contrasto alle morti sul lavoro deve diventare la priorità dell'agenda politica del Governo, di aprire tavoli di confronto con i sindacati per adottare un piano nazionale volto a prevenire simili tragedie”. Per i padroni e sindacati le morti sul lavoro sono solo “morti bianche” come se fossero eventi inevitabili, fatalità, senza responsabilità di nessuno. In realtà gli infortuni e i morti sul lavoro dipendono dall’aumento dallo sfruttamento, dalla precarietà, dal ricatto padronale e da accordi sindacali che favoriscono il profitto alla sicurezza dei lavoratori, costringendoli a lavorare sotto il continuo ricatto del licenziamento.
In particolare nell’edilizia, le morti sul lavoro sono aumentate anche grazie agli ultimi provvedimenti del governo che con la riforma degli appalti e subappalti e i bonus del 110% ha concesso agli industriali e manager mano libera nello sfruttamento
Oggi durante le manifestazioni di protesta degli studenti in tutta Italia per lo studente ucciso sul lavoro a 18 anni nell'ultimo giorno di stage i manifestanti hanno giustamente affermato che  “Questa non è scuola, non è lavoro”, ricevendo in cambio in molte città le manganellate delle “forze dell’ordine” .
La sicurezza sul lavoro riguarda non solo i lavoratori di oggi ma anche gli studenti, che nell’imminente futuro entreranno nel mercato del lavoro, i lavoratori di domani
I lavoratori devono prendere in mano il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita senza delegare ad altri la difesa dei loro diritti e interessi.
 I lavoratori coscienti sono loro in prima persona quelli che hanno interesse a condurre questa battaglia, spingendo le organizzazioni sindacali a promuovere uno sciopera generale contro i morti sul lavoro.
Non si può continuare a morire ogni giorno sul lavoro per il profitto senza scendere in lotta contro padron i e governo per ottenere adeguate misure di sicurezza. L’unità dei lavoratori che si riconoscono come appartenenti alla stessa classe è la nostra forza  
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

ven

28

gen

2022

SABATO 29 GENNAIO ORE 14:30 PRESIDIO AL MONUMENTO AL DEPORTATO

SABATO 29 GENNAIO ORE 14:30 PRESIDIO AL MONUMENTO AL DEPORTATO PRESSO LA MONTAGNETTA DEL PARCO NORD. (Sesto San Giovanni)

LA RESISTENZA CONTINUA OGNI GIORNO NELLE LOTTE CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO.

Centinaia di lavoratori delle fabbriche di Sesto San Giovanni Breda, Falck, Marelli, Pirelli e di Milano, per essersi opposti al nazifascismo con gli scioperi contro la guerra chiedendo pane, pace e libertà, furono deportati nei campi nazifascisti e non ritornarono.

Noi come sempre saremo presenti per onorare tutti gli operai deportati, resistenti e i partigiani di montagna e città.

Anche se quest’anno non ci sarà il corteo, parteciperemo al presidio sabato pomeriggio al Parco Nord in onore dei lavoratori deportati dai nazifascisti per aver scioperato contro la guerra e di tutti i partigiani con il nostro striscione, ricordando anche i nostri compagni deportati e partigiani scomparsi alcuni anni fa come Ettore Zilli, operaio della Pirelli e deportato nei campi di sterminio nazista di Rakenau e Dachau, e compagno di lotta del nostro Comitato e del Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” ed Enzo Galasi, partigiano in città, che fino all’ultimo istante della loro vita hanno combattuto per un mondo migliore.

LA RESISTENZA CONTINUA CONTRO LO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA.

 

Invitiamo gli associati, amici e compagni a partecipare dietro il nostro striscione.

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

lun

24

gen

2022

ILVA: A TARANTO SI CONTINUA A MORIRE

ILVA: A TARANTO SI CONTINUA A MORIRE

La verità dell’organizzazione Mondiale della Sanità sull’inquinamento dell’ex Ilva a Taranto

Lo studio condotto dal Centro Europeo per l’Ambiente e la Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità con sede a Bonn, ha confermato quello che già si sapeva:

che le sostanze cancerogene e inquinanti dell’ILVA avvelenano il territorio e uccidono lavoratori e cittadini

Secondo l’Oms è chiaro che l’acciaieria di Taranto, pur rappresentando un’importante risorsa per il Paese in termini di economia e occupazione, “ha da diversi decenni un impatto ambientale negativo, con notevoli emissioni di vari inquinanti che interessano vaste aree, anche densamente popolate come la stessa città di Taranto e i Comuni circostanti”. Il Rapporto conferma che “gli impatti sulla salute umana sono stati ampiamente studiati nel corso degli anni, riscontrando eccessi di numerose malattie e tassi di mortalità documentati e denotando un preoccupante profilo sanitario per la popolazione locale”.

La valutazione di impatto sanitario riguarda solo la popolazione di over 30 anni, i bambini sono rimasti fuori: e non considera gli effetti sinergici dovuti all’esposizione a più sostanze chimiche contemporaneamente, né gli effetti aggiuntivi dovuti all’esposizione agli stessi contaminanti attraverso vie di esposizione diverse da quella inalatoria, come la contaminazione dei suoli, degli alimenti o delle acque, nonché l’impatto dei rifiuti urbani o speciali:.

:

Il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) smentisce tutti quelli che ritenevano accettabile l'inquinamento dell'ILVA a Taranto dopo il 2012, governo Confindustria e sindacati complici.

Come scrive il Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, “I vari decreti salva-Ilva non hanno non hanno evitato nuove morti ne fermato l'inquinamento. Le emissioni nocive dello stabilimento Ilva continuano ad essere incompatibili con la salute dei lavoratori e con la salute pubblica. Anche se lo studio Oms registra una riduzione del danno sanitario - grazie anche alle lotte della popolazione e  all'intervento della magistratura,  i dati evidenziano che la salute dei cittadini continua a peggiorare, perche  non tiene in considerazione i danni sanitari relativi all'inquinamento di acqua e suolo, e quindi alla contaminazione della catena alimentare".

“E anche perché, come emerge dallo studio Oms, il piano ambientale non è in grado di annullare le morti premature ma solo di ridurle".

"E' ben magra soddisfazione scoprire che l'inquinamento uccide di meno quando non si deve morire di inquinamento. Si passerebbe infatti, secondo lo studio Oms, da un eccesso di mortalità stimabile nel periodo di gestione dei Riva in un range di 27-43 morti premature annue a un eccesso di mortalità stimabile in un intervallo annuo di 5-8 morti premature se fossero invece applicate le prescrizioni previste dall’Aia 2015".

Ma è davvero incredibile che in un Paese che vuol essere civile e si proclama attento ai bisogni dell'uomo e in una città che secondo qualcuno, stava rinascendo, si pensi ancora lontanamente che sia legittimo anche un solo morto dovuto alla fabbrica siderurgica!

"Noi - dicono infatti i rappresentanti del Comitato - non vogliamo un inquinamento che uccida di meno: noi non vogliamo morire di inquinamento. Noi non vogliamo che la guerra faccia meno vittime, noi vogliamo eliminare la guerra alla radice. Questo è il punto su cui solleviamo un problema etico ma anche giuridico. Non ci accontentiamo di morire di meno, di avere meno vittime. Noi vogliamo porre fine alle morti premature evitabili".

Dunque, la conclusione e che "se un inquinamento si protrae nel tempo e un autorevole studio internazionale stima morti premature allora la cosa non può lasciare indifferente la magistratura. Da ora in poi, con i dati Oms che vanno a confermare le precedenti Valutazioni Danno Sanitario, non si può più considerare normale una situazione anomala.

Questo rapporto dell'OMS a nostro parere costituisce notizia di reato e ci attiveremo pertanto con un esposto alla Procura affinché venga acquisito dalla magistratura per ogni migliore sua valutazione in ordine alle condotte e agli eventuali responsabili".

In ultimo c'è anche una domanda che il Comitato vuole porre ai sostenitori della decarbonizzazione fra dieci anni: "sono accettabili dalle 50 alle 80 morti premature complessive da oggi a dieci anni?".

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

dom

23

gen

2022

LA STRAGE DI LAVORATORI NON SI FERMA

LA STRAGE DEI LAVORATORI NON SI FERMA.
Ieri altri due operai sono morti sul lavoro a Torino e a Pomezia. Per il profitto si muore ogni giorno, l’Italia è diventata il paese delle stragi infinite e impunite.
Il bollettino di guerra che riporta il numero dei lavoratori assassinati sui posti di lavoro si allunga ogni giorno. A poche ore dalla morte di Lorenzo Parelli, il 18enne stagista morto in una fabbrica in provincia di Udine, altri due operai hanno perso la vita ieri a Roma e Torino.
La prima vittima è morta ieri in un capannone industriale di Santa Procula, vicino Pomezia, in provincia di Roma. A perdere la vita Salvatore Mongiardo, un operaio di 64 anni precipitato da un’altezza di cinque metri, mentre stava installando alcuni cavi elettrici in una cella frigorifera.
La seconda a Rivarolo Canavese, vicino Torino: Vincenzo Pignone, operaio morto a 59 anni in una azienda di stampaggio. Il lavoratore è caduto dentro la sabbiatrice sotto gli occhi dei compagni di lavoro. A dare l'allarme sono stati i colleghi che hanno assistito alla caduta ma che non hanno potuto evitare il tragico epilogo.
Sempre ieri solo il caso ha impedito che allo scalo merci dell'interporto SiTo di Orbassano (Torino) ci fossero altri morti dopo l'impatto frontale tra due convogli merci: uno in movimento ne avrebbe urtato un altro, fermo sui binari. Questa volta “solo” quattro persone sono rimaste ferite.
Ancora ieri la notizia che L’Inail ha stabilito per la famiglia di Luana D’Orazio, la giovane mamma di un bimbo di 6 anni uccisa lo scorso maggio sul lavoro da un macchinario la cui protezione era stata disattivata, dovrà ricevere 166 mila euro di indennizzo. Beneficiario sarà il figlio di 6 anni che percepirà la somma non tutta insieme ma nel corso del tempo, fino alla maggiore età. Vale proprio poco la vita di una lavoratrice assassinata sul lavoro per l’INAIL.
In Italia si continua a morire sul lavoro più che in guerra, fra l’indifferenza di Confindustria e tutti i padroni, governi e sindacati confederali, ma anche di quelli di “base”. Ormai anche nell’opinione pubblica si considera normale che ogni giorno un certo numero di lavoratori muoia sul lavoro per il profitto per arricchire i padroni.
Ormai l’omertà, la complicità e l’ipocrisia delle istituzioni complici degli assassini hanno trasformato l’Italia in una REPUBBLICA FONDATA SULLE STRAGI DÌ LAVORATORI.
Questi omicidi non sono perseguiti e il profitto viene prima della sicurezza e salute dei lavoratori. S’insiste sui mass media a parlare di “morti bianche” come se fossero morti inevitabili di cui nessuno e responsabile.
L’ipocrisia si è manifestata in modo ancora più odioso proprio ieri quando sotto i riflettori, il primo presidente di Cassazione, Pietro Curzio, nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell'anno giudiziario ha definito "inaccettabile il numero degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, particolarmente grave nei settori maggiormente caratterizzati da attività precarie ed usuranti" aggiungendo che l'Inail "ha comunicato che nei primi dieci mesi del 2021 è stato superato il livello delle mille denunzie di infortuni mortali".
Intanto la magistratura continua ad applicare la legge del padrone che assolve gli assassini e condanna le vittime, i loro famigliari, le associazioni e i comitati nei processi a pagare le spese processuali se insistono a portare sul banco degli accusati padroni e manager assassini.
E’ l’aumento dello sfruttamento la causa principale degli infortuni e dei morti su lavoro. Ogni giorni si muore su lavoro per il profitto, nell’indifferenza dei padroni, ma anche dei “rappresentanti dei lavoratori” che non organizzano proteste e scioperi contro gli assassini e per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita.
Spesso non conosciamo neanche i nomi degli operai assassinati sui luoghi di lavoro per onorarli e aiutare le famiglie. Ecco cosa contano gli operai nella società capitalista, sono solo carne da macello.
Esprimiamo il nostro cordoglio alle famiglie delle vittime e solidarietà a chi continua al lottare contro lo sfruttamento.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto San Giovanni, 23 gennaio 2022
Cip Tagarelli | Facebook

sab

15

gen

2022

IN RICORDO DEL NOSTRO AMICO E COMPAGNO DI LOTTA PROFESSOR GIANCARLO UGAZIO

IN RICORDO DEL NOSTRO AMICO E COMPAGNO DI LOTTA PROFESSOR GIANCARLO UGAZIO, MEDICO NON PENTITO E SCIENZATO NON IN VENDITA, SCOMPARSO UN MESE FA.

Morti di progresso

Anni di lotte operaie contro la nocività in fabbrica, e successivamente nel territorio, ci hanno insegnato che la prevenzione primaria e la rimozione delle sostanze cancerogene e nocive che provocano le patologie costituiscono la vera tutela della salute.

Nella "civile" Italia si continua a morire di lavoro e per il lavoro, si continua a morire per il profitto e in nome del "progresso".

Una delle cause è la ricerca del massimo profitto da parte di imprenditori senza scrupoli e la colpevole complicità di governi, amministratori pubblici, uomini politici, sindacalisti che in nome della ragione di stato accettano come inevitabile e normale che molte persone, degli esseri umani, si ammalino e muoiano ogni giorno in nome del "progresso". Ormai anche per chi dovrebbe essere preposto alla tutela della salute; in particolare i "rappresentanti dei lavoratori", cioè i sindacati, la tutela della salute dei lavoratori non è più una priorità.

Siamo tornati indietro di 66 anni. Nell'ormai lontano 1947 l'Organizzazione Mondiale della Sanità così dichiarava riguardo al diritto alla salute: "Gli Stati partecipanti alla presente costituzione dichiarano, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite, che alla base della felicità dei popoli, delle loro relazioni armoniose e della loro sicurezza, stanno i principi seguenti: la sanità è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste solo in un assenza di malattia o d'infermità.

Il possesso del migliore stato di sanità possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d'opinioni politiche, di condizione economica o sociale. La sanità di tutti i popoli è una condizione fondamentale della pace del mondo e della sicurezza; essa dipende dalla più stretta cooperazione possibile tra i singoli e tra gli Stati.

I risultati raggiunti da ogni Stato nel miglioramento e nella protezione della sanità sono preziosi per tutti.

La disparità nei diversi paesi per quanto concerne il miglioramento della sanità e la lotta contro le malattie, in particolare contro le malattie trasmissibili, costituisce un pericolo per tutti. Lo sviluppo sano del fanciullo è d'importanza fondamentale; l'attitudine a vivere in armonia con un ambiente in piena trasformazione è essenziale per questo sviluppo.

Per raggiungere il più alto grado di sanità è indispensabile rendere accessibili a tutti i popoli le cognizioni acquistate dalle scienze mediche, psicologiche ed affini.

Un'opinione pubblica illuminata ed una cooperazione attiva del pubblico sono d'importanza capitale per il miglioramento della sanità dei popoli. I governi sono responsabili della sanità dei loro popoli; essi possono fare fronte a questa responsabilità, unicamente prendendo le misure sanitarie e sociali adeguate".

Gli stessi articoli della Costituzione italiana, come l'art. 32 che recita: "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" - insieme all'art. 41, II° comma - che dichiara che l'iniziativa economica privata, pur essendo libera, "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana", sono completamente disattesi e inapplicati.

Oggi l'unico diritto riconosciuto dallo Stato è quello degli industriali a fare profitti sulla pelle degli esseri umani. Non possiamo accettare senza combattere che milioni di lavoratori, le loro famiglie e i cittadini continuino ad essere sottoposti al pericolo di contrarre malattie derivanti da sostanze cancerogene e da agenti patogeni ambientali, come è stato ed in molti casi succede ancora.

Le nuove malattie dovute al progresso non sono inevitabili. E' ormai dimostrato che i nuovi prodotti, le nuove merci costruiti con nuove sostanze e nuovi materiali nei processi produttivi e messi sul mercato, senza essere stati testati o collaudati riguardo ai loro effetti sulla salute sono portatori di nuove patologie. Facciamo un esempio. Da decenni tutti i governi italiani che si sono succeduti - dopo aver calpestato e offeso anche l'art. 11 della Costituzione che recita "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" - importano rottami di metalli ferrosi provenienti da tutto il mondo da fondere e riusare per l'industria nazionale. In particolare metalli e materie prime provenienti dalle zone dove si sono svolte le "nostre" "missioni di pace" (l'ipocrisia chiama così le guerre moderne) sotto l'egida dell'ONU e della NATO.

Prima si distruggono, si inquinano gli esseri umani e la natura con le bombe e i proiettili ad uranio impoverito, poi si importano a poco prezzo i rottami di metalli contaminati senza alcun controllo alle frontiere. Così, dopo aver ammazzato all'estero, si riportano a casa veleni e cancerogeni che faranno ammalare e morire anche la propria popolazione.

La vita e l'umanità di certi imprenditori non è dettata dai battiti del cuore ma dalla velocità con cui il capitale, sfruttando i lavoratori, si valorizza. La perdita di vite umane nel processo produttivo, nel conflitto fra capitale e lavoro, è considerata "fisiologica" dal sistema, e le nuove malattie che colpiscono lavoratori e cittadini rappresentano la possibilità di nuovi affari per le multinazionali farmaceutiche.

Il progressivo tentativo di smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata va in questa direzione. Togliere il controllo delle ASL sulle industrie e sui cittadini passandolo alle società di certificazione privata nel settore degli elevatori/ ascensori, ad esempio, l'ispezione e le verifiche sugli impianti non viene più fatta dai tecnici ex Ispesl ora passati all'Inail, né da quelli dell'Arpa, ma da società di professionisti ) è un ulteriore passo verso la privatizzazione e la commercializzazione della sicurezza.

Le malattie professionali diluiscono le morti nel tempo e, per esposizione o contatto con sostanze nocive e cancerogene nel processo di produzione, l'ILO stima che ogni anno perdano la vita circa 438.000 lavoratori, cifra senz'altro in difetto rispetto alla realtà.

L'amianto, in particolare,è responsabile della morte di 100.000 persone l'anno (più di 4.000 nella sola Italia), mentre la silicosi continua a colpire milioni di lavoratori e pensionati nel mondo

Dietro il sistema democratico che professa l'uguaglianza dei cittadini si nasconde la brutalità e la violenza di un sistema che, attraverso leggi che santificano il profitto, concede l'immunità e la licenza di uccidere in nome del "libero mercato" e del "progresso".

Anche se ogni tanto succede che alcuni padroni responsabili delle morti di lavoratori vengono condannati, non si è mai visto in Italia un imprenditore o un politico riconosciuto colpevole di omicidio colposo andare in galera.

Quando un operaio viene ucciso sul posto di lavoro a causa di un infortunio o malattia professionale, una volta risarcite le vittime e le famiglie o - in caso di processo - risarcite le parti civili per toglierle di mezzo, cala il silenzio. E attraverso i cavilli legali, i ritardi consueti della macchina della giustizia o si finisce in prescrizione e si assiste a pene irrisorie. Ancor peggio succede per i cittadini colpiti dalle sostanze nocive e cancerogene usate nell'industria e disperse nell'aria, nell'etere e nelle falde acquifere.

Il rapporto con i lavoratori e i cittadini ha contribuito a rafforzare la battaglia per la prevenzione primaria. Con questo nuovo libro - che approfondisce e sintetizza le conoscenze sulle cause dell'ambiente inquinato, sulla Sensibilità Chimica Multipla che comporta la perdita di tolleranza ai veleni ambientali e chimici, sull'allargamento della ricerca riguardo alle patologie asbesto correlate, alla ricerca sui campi elettromagnetici - chi lotta in difesa della salute e dell'ambiente ha un'arma in più.

Al professor Giancarlo Ugazio, scienziato non in vendita, membro onorario del nostro Comitato e compagno di tante battaglie al fianco di lavoratori e cittadini, va quindi una volta di più la nostra stima e totale riconoscenza.

 

Michele Michelino,

 

Presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (michele.mi@inwind.it)

 

 

Prefazione al libro di Giancarlo Ugazio: La triade interattiva del mondo inquinato contro la salute (Ariccia - Rm, Aracne, 2013, pp. 260, € 15). 09/07/2012

mar

11

gen

2022

ANCORA MORTI SUL LAVORO

ANCORA MORTI SUL LAVORO

 

Ieri in un operaio di 63 anni è morto sul lavoro a Novate Milanese dopo essere stato schiacciato da una benna di un escavatore. Dall’inizio del 2022 sono morti 11 lavoratori.

 

 In Italia non si muore solo di covid, esiste una strage infinita di operai e lavoratori completamente ignorati dal governo e dalle istituzioni compresi i sindacati.  

 A parte le ipocrite frasi di circostanza di politici, sindacalisti e istituzioni nulla è stato fatto di concreto per fermare questa mattanza. Il profitto viene prima da tutto. Il governo non si assolve dalle sue responsabilità con qualche ispettore in più.

 

Ricordiamo che solo pochi giorni fa all’indomani della tragedia a Torino, dove il crollo delle due gru in un cantiere edile ha provocato tre morti e tre feriti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamava l’attenzione sulle tante, troppe morti che accadono sui luoghi di lavoro, come anche il Papa, ma ogni giorno gli operai continuano a lavorare senza dispositivi di protezione individuali e collettivi, senza sicurezza sui luoghi di lavoro e a morire per arricchire i ,loro padroni.

 

 Oggi le confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, ma anche alcuni sindacati falsamente di base, invece di preoccuparsi di difendere gli interessi dei lavoratori, a cominciare dalla sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita sono più preoccupati ad aumentare le competitività delle aziende e il PIL, vendendo la classe operaia in cambio di privilegi o  “trenta denari”.

 

Di lavoro in Italia si muore quasi quanto di covid, sono state più di 1400 le vittime 2021 e decine di miglia i morti per malattie professionali. Oggi si continua a morire nei cantieri, nei campi, in fabbrica, per le strade. Il lavoro e diventato sempre più precario e il lavoratore ricattato, grazie ai contratti che i sindacati filo padronali firmano concedendo mano libera allo sfruttamento padronale.

 

 L’Italia è ormai diventa una Repubblica fondata sui morti sul lavoro.

 

Le morti sul lavoro non sono mai fatalità, “morti bianche” o incidenti, ma omicidi.

 

Quasi sempre si muore perché qualcuno ha risparmiato sulla sicurezza; ha chiuso un occhio o tutti e due sulle misure da adottare per avere macchinari e strutture efficienti ed evitare incidenti, risparmiando sulla formazione dei dipendenti. In particolare oggi nell’edilizia con i lavori del superbonus.

 

 Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio,

 

11 gennaio 2022 

dom

09

gen

2022

ANCORA NEVE SUL CEMENTO-AMIANTO

Ancora neve sul cemento-amianto !

La “politica” delle istituzioni è ormai ridotta a …campa cavallo che la fibra cresce…

Abbiamo proposto alle istituzioni di convocare un tavolo (per carità, anche da remoto) per l’avvio di un programma per la bonifica del territorio ;

vedremo se, nei prossimi giorni, ci sarà una risposta;

intanto , come è ovvio, sul fibro-cemento nevica; vedi foto scattata a Loiano (in questo caso non riguarda via delle Croci); alle aspiranti GGEEVV – guardie ecologiche volontarie , un “corpo” che dovrebbe essere messo nelle condizioni di agire in maggiore autonomia di quanto non sia oggi , è stato insegnato il fenomeno del “crioclastismo” che consiste semplicemente nel fatto che le escursioni termiche “spaccano” le montagne; fenomeno analogo si verifica ai danni del cemento-amianto, un materiale che è stato sempre definito e considerato dalle istituzioni sanitarie (a parole) un “rilevante problema di sanità pubblica”; appunto “a parole” visto che, di fatto, per ottenere la bonifica di siti con cemento-amianto in condizioni di degrado e vetustà, dalla segnalazione all’intervento,ci si mette anche più di tre anni , magari anche per siti che erano nelle condizioni di “meritare” una bonifica da decenni;

sui ritardi e sulla incuria però, ogni tanto, nevica , oppure, come a Carpi, arriva un piccolo tornado (di questi tempi !) che spazza via tutto lanciando i pezzi di cemento-amianto, come proiettili, a lunghe distanze !

I sindaci, spesso, tacciono; la Ausl interviene con tempi biblici e con sortite di tipo agnostico/amletico ( asbestos or non absestos?  this is problem !) ; la città metropolitana con i suoi silenzi assoluti e fragorosi  fa “rimpiangere” le province che, magari, avrebbero potuto deliberare una linea guida per tutto il territorio di competenza;

la Regione  E-R , fonte di tutte le “rimozioni”,  ha affossato i rari esempi di prassi virtuosa (s. Lazzaro di Savena, Rubiera, ecc.) che , generalizzati avrebbero consentito di migliorare la salute del territorio; il PNRR, della necessità di dare il via ad un programma territoriale /capillare di bonifica dell’amianto, “se ne è scordato”;

aspettiamo dunque che la neve si sciolga e che il venticello dei giorni successivi faccia volare una altra “piccola” dose di fibre di amianto nell’aria “liberate” dalle escursioni termiche ? ; tanto le fibre sono invisibili e poi si sta già pensando al dopo PNRR: ISCMLC (IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO)  !

Bonificare subito il territorio ! E’ ora di dare la sveglia alle “istituzioni” .

 

Vito Totire AEA-associazione espsoti amianto e rischi per la salute  via Polese 30 40122 Bologna

 

Bologna, 9.1.2022

mer

29

dic

2021

QUANDO IL LAVORO UCCIDE (AD OGGI 1400 MORTI SUL LAVORO)

 

QUANDO IL LAVORO UCCIDE (AD OGGI 1400 MORTI SUL LAVORO)

 

E’ ormai quasi impossibile tenere il conto delle vittime del “lavoro” e delle malattie professionali causate dalla nocività e dalle sostanze cancerogene respirate sui luoghi di lavoro e di vita.

 

Negli ultimi mesi la situazione è peggiorata con l’apertura di migliaia di cantieri edili dovuti ai bonus governativi per i lavori legati al 110% e alla legge che permette di lavorare con appalti e subappalti senza imporre obblighi e controlli sulla sicurezza dei lavoratori.

 

I morti ammazzati per incidenti avvengono ogni giorno per responsabilità di padroni che non rispettano le misure di sicurezza per aumentare i profitti, veri e propri omicidi che continuano a restare impuniti grazie alla benevolenza dello stato e delle sue istituzioni e alla complicità di sindacati filo padronali che lasciano mano libera ai “datori di lavoro” di usare i lavoratori come carne da macello.

 

Alle sostanze inquinanti delle fabbriche ormai chiuse, ai siti inquinati e non bonificati (si pensi solo all’amianto che provoca ogni anno 6000 morti, 16 il giorno 2 ogni ora) che continuano a disperdere veleni  e produrre morti fra gli ex lavoratori e la popolazioni.

 

Per affermare la sicurezza, la dignità e il diritto a ogni essere umano alla salute bisogna scendere in piazza e organizzare uno sciopero generale contro padroni e governo responsabili o complici di questi assassinii.

 

Contro la logica del profitto che distrugge l’uomo e la natura è necessaria una lotta unitaria e generale per uscire dall’omertà, per diritto alla salute, per ottenere giustizia.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

ven

24

dic

2021

NATALE DÌ GUERRA IN TEMPO DÌ PACE

NATALE DÌ GUERRA IN TEMPO DÌ PACE … SI CONTINUA A UCCIDERE PER IL PROFITTO … MA SIAMO TUTTI PIU’ BUONI.

Il governo italiano spende sempre di più per la guerra e per la Nato che per la salute dei suoi cittadini nella “guerra” contro il virus di covid 19.

Governo, Confindustria, “scienziati” e “medici virologi” ogni giorno tramite i mass media ci informano sui loro successi nella “guerra” contro il coronavirus Sars2-CoV-19 e sulla bontà delle misure vaccinali e di contenimento della diffusione del virus.

Intensificazione del piano vaccinale anche ai bambini, terze dosi, restrizioni delle libertà personali e collettive, instaurazione di nuova forma di apartheid, vietando a chi non possiede il Grenn pass, Super Green pass di lavorare, viaggiare sui mezzi pubblici, avere una vita sociale, per “difendere la salute e la vita degli italiani” e,  intanto si  stanziano risorse irrisorie per la sanità pubblica. Nello stesso tempo, il governo italiano con l’approvazione di tutti partiti presenti in parlamento (anche dell’opposizione) e il consenso della maggioranza della popolazione, ha varato regole che sospendono le libertà democratiche.

Il governo Draghi come già fecero i precedenti governi, spende più soldi per le guerre in giro per il mondo, che per la salute degli italiani, partecipando alle guerre di rapina imperialiste con costi economici e di vite umane sempre più elevati, partecipando o intervenendo direttamente da soli alle missioni militari all’estero, occupando parti di territori sovrani per difendere gli interessi delle multinazionali italiane.

Ogni giorno si muore sul lavoro (1450 lavoratori ogni anno), per malattie professionali (6000 solo per amianto 16 al giorno), per disastri ambientali, per inquinamento,  avvelenamento dei territori, per sostanze chimiche e tossiche dovute dallo scarico di rifiuti non trattati, agli effluenti industriali, alla deposizione atmosferica ed alla fuoriuscita di pesticidi.

Ogni giorno muoiono per cancro circa 500 persone nell’indifferenza del governo, di Confindustria e delle istituzioni.  

Per esempio nel 2020 la spesa sanitaria è stata pari a 123.474 milioni, con un tasso d’incremento del 6,7 per cento rispetto al 2019. L’impennata maggiore c’è stata l’anno scorso con un’incidenza della spesa sanitaria sul Pil del 7,5% dovuta sia ai finanziamenti per l’emergenza Covid che al calo del Pil. Secondo le previsioni nel 2021 l'incidenza è al 7,3%, al 6,7% nel 2022, al 6,6% nel 2023 fino al 6,3% nel 2024. Tutto questo al netto però degli investimenti del Recovery Fund che, ricordiamo, stanzia 20,2 miliardi per la sanità.

 

Intanto aumenta a dismisura la spesa militare al servizio delle imprese multinazionali italiane del gas e del petrolio. 

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mer

22

dic

2021

LA SCIENZA E LA MEDICINA DEL CAPITALE

 

 

La scienza e la medicina del capitale

 

 

Michele Michelino (*)

 

 

 

Nella guerra di classe fra borghesia e proletariato un ruolo importante è quello combattuto in campo culturale, medico, scientifico

 

 

 

Le guerre di classe contro il proletariato e le nazioni oppresse per sfruttare più intensamente lavoratori e popoli non si combattono solo con le bombe, i missili, gli eserciti e con lo Stato di polizia che garantisce ai potenti il proprio dominio. I borghesi stanno usando la pandemia Covid 19 per uscire dalla crisi ancora più forti e potenti e ci dicono che tutto finirà bene se seguiamo le loro decisioni.

 

Governi, multinazionali e Confindustria sostengono che il vaccino ci libera dal pericolo mortale, che i nemici sono gli untori, quelli che non si vaccinano. Davanti alla pandemia e alla paura di infettarsi e morire molti (anche fra i “compagni”) che sostengono a parole la lotta di classe contro il sistema capitalista, invece di lavorare per unire la classe su posizioni anticapitaliste/antimperialiste nello scontro di classe fra borghesi e proletari che hanno interessi inconciliabili, sono passati a sostenere armi e bagagli la posizione dei padroni e ad alimentare la divisione nella classe sfruttata.

 

Per i padroni e i loro governi i nemici sono i lavoratori coscienti, i rivoluzionari, i sovversivi - siano essi novax/sivax - che lottano contro la cancellazione dei diritti democratici e scendono in piazza. Considerati nemici del capitale sono anche tutti quelli che si oppongono alle misure di restrizione degli spazi democratici borghesi, i No green pass e No super green pass.

 

Oggi attraverso una campagna sempre più martellante, la borghesia imperialista è riuscita ad avere il consenso di una parte ampia della popolazione nella lotta contro i presunti “untori” mentre continua ad attaccare le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, con una gerarchia di uno Stato sempre più autoritario.

 

Noi comunisti da sempre lottiamo per instaurare una società socialista che liberi l’uomo dalla povertà materiale, per la felicità umana. Per questo non accettiamo la società capitalista/imperialista come il migliore dei mondi possibili ma la consideriamo un cancro da distruggere. Per questo noi crediamo che l’impossibile diventi possibile con il potere in mano alla classe operaia.

 

In una società divisa in classi la scienza, la medicina, la giustizia non sono neutrali, sopra le parti, ma al servizio del potere borghese.

 

Con il nazismo e il fascismo, la scienza del capitale al servizio del potere commise crimini contro l’umanità in nome della “scienza”.

 

La Germania nazionalsocialista tra il 1933 e il 1939 avviò ampie campagne di sterilizzazione forzata su oltre 300mila persone, esseri umani, giudicate affette da malattie ereditarie. Considerando ereditarie alcune malattie, tra gli altri, i disturbi come la schizofrenia o l’epilessia. Il medico personale di Hitler, Karl Brandt, sviluppò in quegli anni il programma noto come Aktion T4, portato avanti dal “Comitato del Reich per il rilevamento scientifico di malattie ereditarie e congenite gravi”, istituito nel 1938. Il comitato aveva lo scopo di ordinare la soppressione di tutti i bambini fino ai tre anni con malformazioni fisiche e malattie mentali. Negli anni successivi questa politica fu estesa anche agli adulti. Si stima che circa 70mila persone furono uccise attraverso i programmi di eutanasia – e in molti casi di vero e proprio sterminio di massa – del Terzo Reich.

 

Durante la Seconda guerra mondiale, Eugene Fischer fece esperimenti nei campi di concentramento attraverso prelievi di sangue, tessuti e misurazioni craniali. Inventò una vera e propria scala pseudoscientifica per determinare la provenienza razziale degli internati che si basava sul colore dei capelli: i più puri erano quelli che avevano i capelli biondi, i meticci più “impuri” avevano i capelli neri o con gradazioni di rosso.

 

Ad Auschwitz Josef Mengele, il “dottor Morte”, il famigerato medico del campo di concentramento faceva i suoi esperimenti sui prigionieri, in particolare sullo studio dei gemelli e del colore degli occhi e sulla capacità di sopravvivenza umana in ambienti estremi (freddo intenso, pressione atmosferica minima, assenza di ossigeno). Ad Auschwitz, la “Scienza” del nazismo si macchiò dei crimini più efferati e scrisse la pagina più oscura della medicina moderna.

 

Nell’Italia fascista alcuni dei più noti e rinomati scienziati e medici pubblicarono su “Il Giornale d'Italia” del 14 luglio 1938, con il titolo “Il fascismo e i problemi della razza, il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della razza, anticipando di poche settimane la promulgazione della legislazione razziale fascista (settembre-ottobre 1938). Firmato da alcuni dei principali scienziati italiani, il Manifesto divenne la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell'Italia fascista.

 

Il profitto è la molla, il fondamento e l’obiettivo di tutta la società capitalista. Per i borghesi, i padroni, il profitto viene prima di tutto, prima della salute e della vita del proletariato e delle masse popolari. Pagare gli scienziati, i tecnici, per ricerche finalizzate a realizzare il massimo profitto in ogni campo economico della società è una delle spese necessarie per il capitale.

 

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sab

18

dic

2021

SI CONTINUA A MORIRE SUL LAVORO, sabati e domeniche comprese.

 

SI CONTINUA A MORIRE SUL LAVORO, sabati e domeniche comprese. In tre giorni 10 lavoratori hanno perso la vita.

 

 

Anche oggi una gru è crollata a Torino uccidendo 3 operai, ferendone un altro e 2 passanti.

 

Le vittime sono Roberto Peretto, di Cassano d’Adda (Milano), 52 anni, Marco Pozzetti, 54 anni, di Carugate (Milano), Filippo Falotico, 20 anni, di Coazze (Torino).

 

 I primi due sono morti sul colpo, il terzo poche ore dopo in ospedale, al Cto di Torino. Il ferito è Mirzad Svrka, 39 anni, bosniaco e residente a Chivasso (Torino), e due passanti, un uomo di 33 anni e una donna di 61, ora ricoverati, in codice giallo, al Cto.

 

La gru si è rotta in quattro parti, e secondo una prima ricostruzione i lavoratori sono precipitati da decine di metri di altezza. Uno di loro è finito sotto il contrappeso in cemento.

 

La riforma del governo Draghi che ha concesso via libera agli appalti al ribasso e subappalti, alla possibilità di usare ai cottimisti avvantaggiando il profitto a scapito della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini porta ad aumentare ogni giorno il numero dei morti e feriti nella guerra del capitale contro il lavoro.

 

Come sempre governo, istituzioni, politici e sindacalisti confederali dopo i morti si fingono indignati, rivendicano “più ispettori e controlli, investimenti sulla prevenzione e sulla formazione, una vera politica della sicurezza e della legalità e intanto firmano contratti capestro che peggiorano le condizioni dei lavoratori, contratti sempre più precari, concedendo ai padroni sempre più strumenti per ricattare i lavoratori.

 

Non se ne può più di governi al servizio del capitale, di padroni senza scrupoli e sindacati complici, che per massimizzare i profitti legittimano lo sfruttamento e mandano a morte certa i lavoratori.

 

Ogni giorno si muore per mancanza di adeguate misure di sicurezza, e i padroni continuano a rimanere imputi.

 

Dietro le vuote parole della democrazia si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di violenza, licenziamenti, assassinii di lavoratori  e repressione contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”.

 

Basta con l’ipocrisia di chi legittima e sostiene lo sfruttamento per realizzare maggiori profitti e poi in pubblico versa lacrime di coccodrillo. La morte sul lavoro non é mai una fatalità, ma un crimine contro l’umanità da punire e che per noi non va mai in prescrizione.

 

E’ questione di tempo ma verrà il giorno in cui governi, politici, padroni assassini e sindacati complici pagheranno per i loro crimini.

 

ven

17

dic

2021

ANCORA MORTI SULLAVORO

I MORTI SUL LAVORO NON SONO FATALITA’, MA OMICIDI, CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

 

Anche ieri nel giorno dello sciopero generale di CGIL e UIL 4 morti sul lavoro (2 lavoravano in nero).

Per Il profitto si muore ogni giorno dal nord al sud del paese, una strage inarrestabile senza fine che avviene quotidianamente con la complicità di governi, forze politiche, istituzioni e sindacati confederali che a parte stracciarsi ipocritamente le vesti nulla fanno per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori nei posti di lavoro e di vita. L’aumento della produttività, la centralità dell’impresa, sostenuto anche dai sindacati collaborazionisti porta a un’intensificazione dello sfruttamento e della miseria per i proletari.

Secondo l’OSSERVATORIO NAZIONALE MORTI SUL LAVORO le morti sul lavoro nel 2021 al 16 dicembre, sono state 1345.

I dati INAIL sottostimati, perché tengono conto solo dei loro assicurati e non quelli di lavoratori in nero, dicono che dall’inizio dell’anno a oggi sono aumentate le malattie professionali del + 31, 5%. 

Condizioni di sicurezza antinfortunistica inesistenti, operai mandati al macello e, come sempre, l’ipocrisia di padroni e potere economico/politico che parlano di morti bianche, come se non fosse di responsabilità loro, giustificando la morte di esseri umani con la fatalità e scaricando sempre più spesso la colpa degli infortuni e morti sui lavoratori che per mettere insieme il pranzo con la cena per le loro famiglie devono subire umiliazioni, ricatti, costretti a lavorare senza dispositivi di sicurezza individuali e collettivi.

Intanto il governo continua a varare decreti sul carovita con una raffica di aumenti che colpiscono il salario operaio costringendo i lavoratori subire continui ricatti anche con l’obbligo di straordinari o lavorare senza contratto. Pane, pasta, latte, caffè, energia, gas, abbigliamento, calzature e tutti i generi di consumo sono rincarati vanificando, di fatto, la tredicesima (per chi la prende). 

Secondo stime delle organizzazioni di settore, frutta e verdura sono i generi alimentari che stanno subendo gli aumenti più pesanti. I maggiori costi della logistica, tra caro-energia e carburanti alle stelle, unitamente a problemi meteorologici, hanno prodotto aumenti dei listini al dettaglio.

Consumerismo fornisce una prima stima degli incrementi:

    Banane: +70%,  Funghi: +60%, Patate: +35%, Pere: +25%, Zucche: +25%, Pane: +10%, Pasta: + 30%, Carne: +5%, Latte: +5%.

Oggi nessuno difende gli operai e i pensionati proletari se non loro stessi.

Ogni attacco al salario e alle condizioni di lavoro e di vita che passa senza proteste incoraggia i padroni a bastonarci ancora di più con misure sempre più pesanti.

Solo con l’unità dei lavoratori e pensionati proletari, dei sindacati conflittuali uniti e organizzati, con il protagonismo proletario è possibile difenderci.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Lughi di Lavoro e nel Territorio

 

 

ven

10

dic

2021

CIAO GIANCARLO

Ciao Giancarlo, riposa in pace.
Abbiamo appreso con dolore che è venuto improvvisamente a mancare il nostro amico, maestro, compagno di tante battaglie professor Giancarlo Ugazio di 89 anni.
Giancarlo - medico, professore di Patologia generale presso la Scuola medica dell’Università di Torino (1976-2007) e presidente del Gruppo di Ricerca per la prevenzione della Patologia Ambientale – noi lo abbiamo conosciuto per la prima volta il 18 gennaio 2010 a Roma, in occasione dell’incontro delle Associazioni e Comitati di lavoratori esposti all’amianto e di famigliari delle vittime.
Ci siamo trovati dalla stessa parte nel sostenere la prevenzione primaria e da allora abbiamo instaurato un forte rapporto continuativo di scambio di esperienze comuni seppur in ambiti diversi, nella lotta per la difesa della salute, la prevenzione primaria, contro chi per il profitto mercifica la salute e la vita degli essere viventi e del pianeta.
E’ cominciato allora un rapporto che non si è più interrotto di amicizia e collaborazione.
Insieme abbiamo organizzato decine di conferenze a domanda/risposta con gli operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni al Centro di Iniziativa Proletaria la sede del nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.
Giancarlo, nonostante le sue conoscenze scientifiche (autore di oltre 220 pubblicazioni scientifiche) è sempre stato una persona modesta con una grande voglia di stare in compagnia e vivere con i lavoratori. Scanzonato e ironico, amava il buon cibo e le barzellette e non disdegnava mettersi ai fornelli per farci gustare le sue ricette.
Gli piaceva confrontarsi con gli operai e imparare sempre cose nuove o approfondire su sollecitazioni dei lavoratori le cose che non sapeva per aiutarci nella lotta contro le multinazionali farmaceutiche e chi si arricchiva sulla salute delle persone.
E intanto, con leggerezza, noi imparavamo tantissime cose da lui.
Per questo ricordiamo che nel 2011 l’assemblea dei soci del Comitato decise di cambiare lo statuto e il regolamento del Comitato stesso per istituire la figura di “socio onorario” per persone particolarmente meritorie, distintesi nella lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la difesa della salute.
Allora vennero ammessi nel Comitato due nuovi soci (ad oggi gli unici): il prof. Giancarlo Ugazio già professore universitario, “medico non pentito e scienziato non in vendita” e Ettore Zilli, classe 1924, partigiano e deportato nel campo di sterminio di Dachau, da molti anni frequentatore del Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” e del Comitato. 
Vogliamo ricordare il nostro compagno di lotta con le sue parole (il suo “
’auto-coccodrillo*) scritte sul suo sito https://www.grippa.org

 

Giancarlo Ugazio ...... è solo un medico ma:
-
non è un medico pentito di apprezzare e di difendere la salute umana,
- non è uno scienziato accattone, perché sa anche dare senza nulla
chiedere per se stesso,
- non è uno scienziato p...., perché non è disponibile per avallare eventuali
errori commissivi od omissivi di chi è tenuto a proteggere la nostra
salute per dovere d’ufficio, ancorché elettivo,
- pur essendo totalmente laico, e sprovvisto di tessere partitiche o
sindacali, e animato da una religiosità naturale, tenta di mutuare il
principio cristiano che sconsiglia di fare agli altri ciò che non si vorrebbe
sopportare, quindi non sgrana rosari, né va volontario nel Gabon, ma dona
tutto quanto sa ai suoi concittadini che, avendo già pagato le tasse, hanno
il diritto di godersi un po’ di salute,
- per queste prerogative, molti imbecilli l’hanno definito un rompi c... ma ciò
non lo preoccupa più del necessario, perché questa squalificazione dipende dal fatto che egli chiede agli altri ciò che chiede a se stesso: il massimo ed il meglio, senza la presunzione di raggiungerli,
- non riesce a convivere con gli imbecilli, i fannulloni, e i disonesti, non
perché vuol redimerne il mondo, ma solo perché desidera che queste categorie non gli facciano perdere del tempo prezioso nei pochi anni o mesi che gli spettano ancora per lavorare prima del raggiungimento del trattamento di quiescenza.
 
Ciao Giancarlo, ci mancherai, che la terra ti sia lieve.
 
Grazie per tutto quello che hai fatto.
 
 
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
 
 
Sesto S.Giovanni, 10.12.2021

dom

05

dic

2021

PER RICORDARE I SETTE OPERAI UCCISI ALLA THYSSENKRUPP

Per ricordare

 

IL CAPITALISMO CONTINUA A UCCIDERE I LAVORATORI

 

Quattordici anni fa morivano 7 operai alla ThyssenKrupp di Torino: 4 bruciati vivi, altri 3 dopo giorni di terribile agonia. Nella fabbrica in smobilitazione della multinazionale tedesca il padrone, con la complicità dei sindacati confederali, aveva imposto turni di lavoro di 12 ore. Alcuni degli operai uccisi lavoravano con più di 4 ore di straordinario alle spalle. Così ThyssenKrupp incrementava i propri profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza.

L’“incidente” alla ThyssenKrupp colpì fortemente l’opinione pubblica per come avvenne: operai bruciati vivi come se fossimo ancora nell’800, nascondendo che questa, invece, è la “modernità” del capitalismo.

Tanti allora piansero lacrime di coccodrillo. I padroni, definendo questa ennesima strage un “fatale incidente”; i politici borghesi (di centro-destra e di centro-sinistra) parlando di “piaga inaccettabile”; i sindacati confederali, che accettano come legittimo il profitto siglando in ogni accordo il peggioramento delle condizioni di lavoro. Tutti, così, rendendosi parte integrante e complici di quel sistema di sfruttamento dei lavoratori che si chiama capitalismo.

 

Da allora le morti operaie sono continuate e continuano da un capo all’altro della penisola. Secondo le stime ufficiali sono 4 al giorno, 1.500 all’anno. In realtà, se ai dati Inail si aggiungono gli incidenti dei 3 milioni 500mila lavoratori, italiani e stranieri, che lavorano in nero e le morti diluite nel tempo causate dalle malattie professionali, non è azzardato sostenere che il numero dei morti sul lavoro e di lavoro è superiore ai 10 al giorno. A queste cifre vanno aggiunte le 6000 morti all’anno per amianto (16 il giorno, 2 ogni ora) e altre migliaia per altre malattie professionali.

Per gli operai e i lavoratori - divisi, disorganizzati, senza nessuna rappresentanza politica e sindacale - portare a casa un salario nella guerra quotidiana fra capitale e lavoro è sempre più rischioso.

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità: sono il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

 

I morti sul lavoro sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista. Protetti da leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione, lo sfruttamento e il profitto, i capitalisti hanno impunità e licenza di uccidere.

Quindi non si tratta di “destino”. Sono l’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro e di lavoro.

GLI OPERAI NEL SISTEMA CAPITALISTA NON SONO ALTRO CHE FORZA-LAVORO: CARNE DA MACELLO.

 

Noi continuiamo a lottare contro tutte le morti “innaturali”, anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la classe operaia può liberarsi.

Il 6 dicembre, anniversario della strage della ThyssenKrupp, vogliamo ricordare tutte le vittime di una guerra di classe non dichiarata che compie stragi di lavoratori ogni giorno.

A perenne ricordo degli operai della ThyssenKrupp e di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista, ora e sempre resistenza!

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

Sesto San Giovanni, dicembre 2021

sab

04

dic

2021

27 novembre 2021. ASSEMBLEA/DIBATTITO CONTRO LE MORTI SUL LAVORO - prima parte

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gio

02

dic

2021

I DATI DELLA GUERRA DÌ CLASSE DEL CAPITALE CONTRO I PROLETARI

I DATI DELLA GUERRA DÌ CLASSE DEL CAPITALE CONTRO I PROLETARI

 

Ogni giorno in Italia si diagnosticano più di 1.000 nuovi casi di cancro e mediamente, ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di un tumore. Si stima, infatti, che nel nostro Paese vi siano nel corso dell'anno circa 377.000 nuove diagnosi di tumore, di cui 195.000 fra gli uomini e 182.000 fra le donne. Dalla statistica sono esclusi i tumori della cute non melanomi. Lo affermano i dati relativi al 2021 derivanti dalla collaborazione tra AIOM (Associazione italiana di oncologia medica),  AIRTUM (Associazione italiana registri tumori).

 Altri 1450 lavoratori sono assassinati per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, più di 6 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perche non si rispettano le misure di sicurezza, inondazioni per mancate manutenzioni, ecc) .

Come mai di tutto questo non si parla? Perché i governi e i padroni, il potere, parlano solo dei morti per corona virus e nasconde i dati dello sfruttamento capitalista degli esseri umani, della natura e la distruzione dell’ambiente?  Forse perché l’epidemia da coronavirus SARS2-CoV2, dopo anni di privatizzazione d’interi comparti della sanità pubblica mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo e divisione sociale utile al capitale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professionali e d’inquinamento no? Intanto i prezzi continuano ad aumentare, le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, dei lavoratori peggiorano continuamente, mentre i profitti crescono in modo esponenziale.

 

Questi sono dubbi legittimi che qualunque persona dotata di buon senso dovrebbe porsi.

 

Inoltre dai dati del 2019 risulta che l’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno.

Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) sulla qualità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che mettono l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila l’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania.

Così 2 milioni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente.

 

 La salute individuale e collettiva è un bene prezioso da difendere, ma non sono certo i governi e i padroni che ci sfruttano a interessarsi della nostra salute, e quando lo fanno è solo perché sono costretti dalle lotte dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nella società.

 

La realtà di ogni giorno, corona virus o no, è che mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di sfruttatori, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, le malattie, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro, malattie professionali, inquinamento, fame, malattie, morte.

 

Oggi con il Green pass e super Green pass  fra vaccinati e non si attua di fatto una divisione sociale, una nuova forma di Apartheid (letteralmente “separazione”) in un sistema economico-politico -sociale che fa più vittime fra gli operai, i lavoratori e i poveri, di qualsiasi virus, epidemia, pandemia o calamità naturale. 

 

Il virus più pericoloso è il capitalismo che per il profitto uccide gli esseri umani e la natura.

Michele Michelino - Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

2 dicembre 2021

 

 

 

mar

30

nov

2021

LA SCIENZA, LA MEDICINA, LA GIUSTIZIA SONO NEUTRALI?

 

La scienza, la medicina, la giustizia sono neutrali, al di sopra delle parti o al servizio del potere? Alcune semplici riflessioni

 

 

Il profitto è la molla, il fondamento e l’obiettivo di tutta la società capitalista.

 

Per i borghesi, i padroni, il profitto viene prima di tutto, prima della salute e della vita del proletariato e delle masse popolari.

 

Pagare gli scienziati, i tecnici, per ricerche finalizzate a realizzare il massimo profitto in ogni campo economico della società e una delle spese necessarie per il capitale.

 

Nello stesso tempo ostacolare, nascondere gli studi di scienziati indipendenti, senza conflitti d’interessi, sulla salute, sugli inquinanti e cancerogeni, sulle malattie, è da sempre l’obiettivo dei padroni delle industrie multinazionali e della società capitalista/imperialista.

  

La scienza e la medicina del capitale sono funzionali alle esigenze e agli interessi del sistema.

  

La storia dell’amianto e del cloruro di vinile monomero che tanti morti hanno causato, lo dimostrano.

 

L’amianto e le fibre da cui è composto, come altri cancerogeni, uccidono. L’asbesto è un killer che non perdona ed è direttamente collegato all’insorgenza del mesotelioma della pleura e del peritoneo e di altri tipi di cancro fra i quali al polmone e alle vie respiratorie.

La vicenda dell’amianto che produce migliaia di morti ogni anno dimostra il cinismo, il crimine di chi in nome del profitto ha mandato consapevolmente a morte decine di migliaia di lavoratori e cittadini.

 

Gli studi sulla sua pericolosità risalgono a primi anni del 1900 quando in Gran Bretagna furono approvate le prime leggi che prevedevano il monitoraggio della salute dei lavoratori e i risarcimenti per chi si ammalava.

 

L’uso dell’amianto che ha arricchito le multinazionali e i padroni di tutto il mondo hanno causato una strage di lavoratori e cittadini dimenticata da tutti i governi caduta nell’oblio che continua.

 

Ancora oggi l’amianto uccide, solo in Italia ogni anno le vittime sono 6000, 16 al giorno quasi 2 ogni ora.

L’amianto è un cancerogeno che non provoca solo il mesotelioma, il tipico tumore d’amianto, ma anche un’altra decina e più di cancri e tumori e malattie molto invalidanti.

 

I governi, le autorità mediche scientifiche, molti delle quali sui libri paga delle multinazionali e delle lobbie dell’amianto, fino a pochi anni fa negavano la cancerogenicità di questo minerale e ancora oggi nei processi gli avvocati e i consulenti dei padroni continuano a negarlo.

 

 

Noi abbiamo imparato sulla nostra pelle che la lotta per la salute in fabbrica e nel territorio non va delegata nessuno, meno che mai ai Governi, padroni e Confindustria che oggi durante la pandemia mentre a parole dichiarano difendere la salute dei cittadini, costringono i lavoratori con il ricatto della perdita del posto di lavoro, con il Green pass a condizioni lavorative sempre peggiori.

 

Eppure la prevenzione sarebbe semplice: basterebbe un piano nazionale di rimozione delle 40 milioni di tonnellate di amianto presenti in Italia a cominciare dai 400mila manufatti di amianto di scuole, ospedali, tubature, edifici pubblici per salvare decine di migliaia di vita umane.

  

Questo sì che sarebbe una grande opera utile alla popolazione!

 

Che le industrie capitaliste finanzino studi di parte e nascondano, per ragioni di profitto, i danni che certe sostanze nocive usate nelle lavorazioni provocano a lavoratori e cittadini è ormai dimostrato.

 

 

 

Morti per cloruro di vinile monomero.

  

Anche durante il processo Montedison a Porto Marghera sugli omicidi dei lavoratori morti per cloruro di vinile monomero e sui crimini ambientali della laguna di Venezia iniziato il 13 marzo 1998, l’azienda nascose i dati sulla cancerogenicità e la relazione tra angiosarcoma e cloruro di vinile già dimostrata da studi condotti dalle stesse aziende chimiche produttrici e tenuta segreta senza avvisare i lavoratori e senza prendere nessun provvedimento per la salute.

 

Le gravi conseguenze dell’esposizione al CVM, ipotizzate per la prima volta nel 1969 al Congresso Internazionale di Medicina del Lavoro di Tokio da un medico della Solvay, Pierluigi Viola, furono definitivamente confermate in Italia a seguito di un’indagine epidemiologica. commissionata da Montedison all’Università di Milano, condotta nel 1971 dal prof. Cesare Maltoni negli stabilimenti di Brindisi, Marghera, Terni e colpevolmente nascoste per non intaccare i profitti della multinazionale.

 

Non c’è da stupirsi che il capo redattore della rivista scientifica Lancet (una delle più autorevoli) abbia dichiarato recentemente che “…gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può semplicemente essere falsa”. 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi