Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

lun

12

nov

2018

ILVA: UN ACCORDO CONTRO GLI OPERAI

Da nuova unità - rivista di politica e cultura comunista. www.nuovaunita.info

 

ACCORDO ILVA: PADRONE E SINDACATI CONFEDERALI, INSIEME ALLA USB, FIRMANO LA “PACE SOCIALE”.

 

 

 

PER I PADRONI IL PROFITTO E’ GARANTITO, IL POSTO DI LAVORO NO, LA SALUTE NEANCHE.

 

 

 

Michele Michelino

 

 

 

I sindacati confederali – FIOM/CGIL-FIM/CISL-UILM/UIL, a cui si è aggiunta USB- si sono dichiarati soddisfatti per l’accordo firmato con Am Investco, la cordata guidata da Arcelor Mittal.

 

Anche il viceministro Di Maio, artefice dell’accordo, ha dichiarato che “sull'Ilva è stato raggiunto il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili”, una frase che si sente ripetere spesso, ogni volta che i sindacalisti firmano accordi antioperai.

 

Tuttavia gli stessi sindacati firmatari dell’accordo hanno ammesso che “si tratta comunque di circa 3.000 esuberi con una clausola di salvaguardia (sic!) che prevede che dal 2023 i lavoratori in esubero possano essere riassorbiti se nel frattempo non hanno usato gli ammortizzatori”. In teoria, come prevede l’accordo, chi accetta il licenziamento senza chiedere nemmeno un euro di FIS (ex cassa integrazione), fra 5 anni può forse cominciare a sperare che lo riassumano: un sogno destinato a rimanere tale.

 

 

 

Anche sull’ambiente il risultato è pessimo. Come ha dichiarato il presidente del Consiglio Conte “Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono”, dimenticando che già in queste condizioni gli infortuni e i morti sul lavoro sono all’ordine del giorno.

 

Non c’è che dire, una bella difesa dell’ambiente in questo stabilimento dove gli infortuni e i morti sul lavoro avvengono giornalmente, non solo fra gli operai costretti a lavorare senza sicurezza, ma anche tra i loro famigliari e la popolazione. Secondo l’accordo si può continuare a morire, basta “non aumentare le emissioni” di sostanze cancerogene.

 

Intanto i padroni possono continuare a fare il massimo profitto non solo risparmiando sulla sicurezza, ma anche con garanzia d’impunità: l’accordo prevede, infatti “immunità penale che si mantiene – sia per i commissari che per i nuovi proprietari”, il che vuol dire che non ci sarà alcun colpevole per malattia e morte e che padroni e manager potranno continuare indisturbati a uccidere lavoratori e cittadini del territorio.

 

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lun

12

nov

2018

UNA FOTO DELLA SERATA DEL 10 NOVEMBRE

sab

10

nov

2018

OGGI A SESTO SAN GIOVANNI (MI)

mer

07

nov

2018

DIBATTITO CONTRO LA MONETIZZAZIONE DELLA SALUTE IL 21 OTTOBRE 2018

lun

29

ott

2018

MORTI PER AMIANTO METROPOLITANE MILANO

Morti per amianto nelle metropolitane di Milano.

 

Assolto oggi dal tribunale di Milano l’ex direttore generale di Atm Elio Gambini.

 

Ancora una volta per il Tribunale di Milano uccidere i lavoratori non è reato. Il profitto viene garantito a scapito della vita umana: concessa l’impunità a chi non rispetta le misure di sicurezza.

 

Il Tribunale di Milano ha assolto il direttore generale  ATM Elio Gambini imputato della morte per amianto di 6 lavoratori. Ancora una volta i delitti contro i lavoratori restano impuniti.

 

Ricordiamo che per il P.M. Gambini era accusato insieme al suo successore Massetti (direttore generale di Atm dal 1995 al 2001) di non aver preso nessuna precauzione per salvaguardare i lavoratori da "importanti rilasci di fibre" di amianto, sostanza tossica presente "in maniera massiccia" lungo le gallerie della metropolitana e negli altri depositi della municipalizzata milanese.

 

Gambini, sempre secondo quanto ricostruito dalla pubblica accusa nel capo d’imputazione, sarebbe stato responsabile della morte di 6 operai (un autista di bus, un elettricista, un addetto al segnalamento ferroviario della metropolitana, un meccanico incaricato della riparazione di autobus, un tecnico elettricista e un falegname, tutti deceduti per mesotelioma pleurico) e delle forme tumorali (placche pleuriche) riscontrate su due addetti del reparto armamento morti sono avvenute tra il 2009 e il 2015

 

Accusati dalla Procura di Milano di omicidio colposo per "la gestione non adeguata della sicurezza" e "emergenza ambientale" non solo i dipendenti, ma anche i viaggiatori della metropolitana" il pm Maurizio Ascione aveva chiesto la condanna a 6 anni di carcere per Elio Gambino, ex dg dell'azienda dei trasporti milanesi unico imputato per la morte, tra il 2009 e il 2015, di 6 lavoratori della municipalizzata e per le lesioni provocate ad altri due dipendenti, esposti ad amianto nei tunnel della metropolitana e nei depositi per il ricovero notturno dei mezzi di superficie.

 

Per il Pm Maurizio Ascione "l'azienda non aveva informato adeguatamente i lavoratori sul rischio amianto", e non aveva fornito "dispositivi di sicurezza né per i singoli dipendenti, né collettivi" e non si sarebbero curati della «manutenzione dei tetti in eternit» degli hangar, dove la notte erano ricoverati i mezzi, né avrebbero disposto «la pulizia in sede degli abiti da lavoro».

 

Oggi la conclusione del processo contro i vertici ATM vede ancora una volta le vittime beffate nella loro ricerca di giustizia. Nel frattempo altri lavoratori avvelenati dal killer amianto si ammaleranno e moriranno, ma i padroni e i manager possono continuare a fare profitti sulla pelle dei lavoratori e dormire sonni tranquilli: su loro vigila la Magistratura milanese che come ha fatto finora in tutti i processi assolve gli assassini e condanna le vittime.

 

Solidarietà alle vittime e alle loro famiglie.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

mer

17

ott

2018

SI CONTINUA A MORIRE PER IL PROFITTO.

 

SI CONTINUA A MORIRE PER IL PROFITTO.
I morti sul lavoro non sono mai una fatalità ma omicidi.
Ieri altri due incidenti mortali sul lavoro nel Mantovano: due operai di 57 e 47 anni.
All’Elettrodigit di Piubega un dipendente è precipitato dal cestello della gru dopo che uno dei parapetti ha ceduto: morto dopo un volo di 5 metri. Alla Frati di Pomponesco un operaio è rimasto schiacciato da una pressa.
Il primo assassinio si è verificato all’Elettrodigit, un’azienda che produce impianti elettrici e idraulici ad alta tecnologia, dove ha perso la vita, il 57enne Gaetano Amendola. L’operaio stava eseguendo alcuni lavori all’interno del cestello di una gru interna all’azienda, all’altezza di 5 metri circa. Secondo le prime ricostruzioni, uno dei quattro parapetti del cestello cui l’operaio era appoggiato, avrebbe ceduto improvvisamente, facendolo precipitare. L’operaio ha battuto violentemente il capo al suolo ed è morto sul colpo.
Il secondo incidente è avvenuto dopo meno di un’ora nello stabilimento Frati di Pomponesco, un’azienda che opera nel settore legno e compensato. Il 47enne romeno Ion Anghelache, insieme ad un paio di colleghi, stava pulendo una pressa quando il macchinario si è avviato per errore, schiacciandolo. Anche i due colleghi che stavano lavorando insieme ad Anghelache sono rimasti feriti in modo lieve. Come sempre non è chiaro se il macchinario, nel momento dell’incidente, fosse acceso o spento.
Ora si aprirà l’ennesima inchiesta giudiziaria, con processi lunghissimi che, con la prescrizione, lascerà i padroni responsabili come sempre impuniti.
In Italia ogni giorno si registra una media di tre morti sul lavoro al giorno, senza contare quelli in itinere e in nero. Una strage quotidiana inaccettabile per tutte le persone civili, ma considerata “normale” dagli sfruttatori . Le vittime del 2018 nel mantovano sono quasi triplicate: dall'inizio dell'anno si contano 11 vittime contro 4 decessi del 2017. Sono stati invece 5687 gli infortuni dichiarati cresciuti rispetto all'anno prima di 61 casi.

 

In Italia si continua a morire di lavoro e sul lavoro nell’indifferenza del governo e delle istituzioni.
Dai dati dell’ Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul lavoro, dal 1° gennaio al 16 ottobre 2018 sono 584 i morti sui luoghi di lavoro. Con i morti sulle strade e in itinere sono già morti oltre 1100 lavoratori.

 

Se a questi aggiungiamo i morti per malattie professionali (più di 4000 mila solo per amianto ogni anno, 12 al giorno, una morte ogni due ore), siamo in presenza di una vera guerra di classe che colpisce, con morti, feriti e invalidi, la classe proletaria.
Lo sfruttamento capitalista è la causa principale degli infortuni, dei morti sul lavoro e di lavoro. Nella contraddizione antagonista esistente fra capitale e lavoro bisogna schierarsi.
E’ ipocrita piangere lacrime di coccodrillo quando si accetta come legittimo lo sfruttamento, il profitto, il mercato, come fanno governo, istituzioni, partiti borghesi e i sindacati confederali.
Non c’è nessuna compatibilità tra i nostri interessi e quelli dei padroni.
Solo nella lotta per eliminare lo sfruttamento, la proprietà privata dei mezzi di produzione del capitale, è possibile difendersi.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

                                                                                                         Sesto San Giovanni 17 ottobre 2018

 

mail: cip.mi@tiscali.it                                                                           http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

https://www.facebook.com/cip.tagarelli

 

lun

08

ott

2018

MORTI SUL LAVORO E SUL PROFITTO

 

Risoluzione approvata dall'assemblea su: 

 

SFRUTTAMENTO, MORTI SUL LAVORO E DEL PROFITTO.

 

In Italia si continua a morire come nell’800’.

 

I partecipanti all’assemblea di Sabato 6 ottobre 2018 - ore 15,30 – ASSEMBLEA presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni dopo essersi confrontati nel dibattito sui morti sul lavoro con lavoratori e delegati RSU di diversi sigle sindacali decidono di coordinarsi nella battaglia contro lo sfruttamento capitalista a partire dalla violenza e brutalità dei morti sul lavoro riconoscendo che:

1)    Gli operai, i proletari e i lavoratori morti sul lavoro, per malattie professionali a causa dello sfruttamento capitalista, a prescindere dall'appartenenza sindacale sono MORTI DEL PROFITTO, vittime del capitalismo e membri della nostra stessa classe.

2)    Gli operai non hanno amici nei palazzi del potere economico, politico, istituzionale e religioso e riconoscono negli sfruttati di tutti il mondo i loro fratelli di classe

3)    Da questo momento s’impegnano a scambiarsi le informazioni sui crimini contro i proletari compiuti dai capitalisti sui posti di lavoro e nella società socializzando e scambiandosi i volantini e le prese di posizione per dimostrare che i morti sul lavoro in una fabbrica o luogo di lavoro sono morti di tutta la classe operaia.

4)    Gli operai, i lavoratori, nella democrazia borghese sono solo merce forza lavoro da usare quando l’industria tira e da licenziare, anche attraverso le delocalizzazioni quando non servono più a valorizzare il capitale, riconoscendo che senza organizzazione indipendente e autonoma (politico sindacale) gli operai in questa società non sono altro che carne da macello dei padroni.

5)    I partiti e i governi si alternano alla guida del paese, ma sempre nell'interesse dei padroni e della borghesia e gli operai, i lavoratori, frazionati e divisi, senza organizzazione non contano nulla, sono solo carne da macello sacrificati sull’altare del profitto, del mercato e del dio denaro

6)    Come sfruttati appartenenti alla stessa classe al di là delle appartenenze sindacali o politiche, cominciando ad organizzarci creando ambiti di discussione nazionale e internazionale per rispondere colpo su colpo al nemico di classe, mettendo in discussione con le lotte il sistema dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Se colpiscono uno di noi, colpiscono tutti.

I governi cambiano e si susseguono, ma gli operai continuano a essere sfruttati e a morire come prima, più di prima.

 

All'indignazione, alla rabbia, deve unire la mobilitazione nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, nei luoghi di lavoro, contro lo sfruttamento e i morti del profitto inevitabili nel sistema capitalista. Contro questi omicidi considerati dai padroni semplici effetti collaterali, necessari alla realizzazione del massimo profitto insiti nella contraddizione capitale/lavoro bisogna protestare unitariamente con prese di posizione. E’ ora di ricominciare ad agire e organizzarsi per superare la frammentazione della nostra classe.

Contro la barbarie capitalista dobbiamo riscrivere sulle nostre bandiere rosse di sangue proletario il motto: PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNIAMOCI.

 

 

All'assemblea hanno partecipato e sono intervenuti diversi operai e lavoratori del: Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sicobas, Slaicobas, Usb, SGB, Medicina Democratica, Voci Operaie, lavoratori del Veneto, Toscana, dell’Emilia e altri ancora.

sab

06

ott

2018

LA STRAGE SILENZIOSA DEI MORTI DEL PROFITTO

LA STRAGE SILENZIOSA DEI MORTI DEL PROFITTO

  

Oggi sabato 6 ottobre 2018 - ore 15,30 – ASSEMBLEA presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni dibattito sui morti del lavoro e del profitto con lavoratori e delegati RSU di diversi sigle sindacali

 

Al 5 ottobre sono 1060 i morti sui luoghi di lavoro e quelli in itinere. A questi dati da bollettino di guerra vanno aggiunti le decine di morti per malattie professionali, più di 4000 all’anno solo per amianto, quelli per disastri ambientali e da inquinamento e centinaia di migliaia sono gli infortuni gravi che creano menomazioni alle vittime.

La guerra di classe combattuta dai padroni contro gli operai, i lavoratori, i proletari continua nella più completa impunità degli assassini.

 

I partiti e i governi si alternano alla guida del paese, ma sempre nell’interesse dei padroni e della borghesia.

 

Gli operai, i lavoratori, frazionati e divisi, senza organizzazione non contano nulla, sono solo carne da macello sacrificati sull’altare del profitto, del mercato e del dio denaro

 

Riconoscerci come sfruttati appartenenti alla stessa classe al di là delle appartenenze sindacali o politiche, cominciando ad organizzarci per rispondere colpo su colpo mettendo con le lotte in discussione il sistema dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo è oggi il primo passo, oggi il punto da cui ripartire. Se colpiscono uno di noi, colpiscono tutti.

 

All’indignazione, alla rabbia, dobbiamo unire la mobilitazione nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, nei luoghi di lavoro, contro lo sfruttamento e i morti del profitto inevitabili nel sistema capitalista. Omicidi considerati dai padroni come semplici effetti collaterali necessari alla realizzazione del massimo profitto insiti nella contraddizione capitale/lavoro. E’ ora di smettere di indignarci e passare all’azione. E’ ora di ricominciare ad agire per superare la frammentazione della nostra classe.

 

Contro la barbarie capitalista dobbiamo riscrivere sulle nostre bandiere rosse di sangue proletario il motto: PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNIAMOCI.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

ven

05

ott

2018

CIAO ETTORE

ven

05

ott

2018

CIAO ETTORE COMPAGNO DI TANTE BATTAGLIE

 

Ciao Ettore, ti abbiamo salutato in tanti.

Insieme alle compagne e i compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” e del Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di Lavoro e nel Territorio, con cui hai condiviso anni di lotte operaie a darti l’ultimo saluto anche il nostro e tuo, amico e compagno Moni Ovadia col quale abbiamo passato giorni e ore a discutere di come cambiare questo sistema che legittima lo sfruttamento degli esseri umani.

 

Con la bandiera rossa di cui eri fiero e i pugni chiusi alzati abbiamo cantato in coro “Fischia il Vento”. Caro Ettore è stato un privilegio conoscerti e lottare al tuo fianco.

 

Vergogna a chi dopo averti dileggiato ed emarginato dall’ANED e dall’ANPI in vita è venuto al tuo funerale omaggiandoti, come se non fosse successo nulla. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato.

 

LA RESISTENZA CONTRO IL SISTEMA CAPITALISTA CONTINUA FINO ALL’ABOLIZIONE DELLO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO

 


 

mer

03

ott

2018

ADDIO AL PARTIGIANO ZILLI

mar

02

ott

2018

IL COMPAGNO ETTORE ZILLI CI HA LASCIATO

Ettore è il prima a sinistra con Moni Ovadia e due compagni del comitato nella nostra sede.

 

Ettore Zilli ci ha lasciato

 

Nella serata di lunedì 1° ottobre il grande cuore di Ettore Zilli – classe 1924, giovanissimo partigiano, giovane deportato, comunista per tutta la vita – si è fermato.

 

 Per tutta la sua lunga vita Ettore, pur sofferente per le conseguenze delle violenze patite nei campi di sterminio nazista di Rakenau e Dachau, ha lottato per un mondo migliore, non solo come operaio della Pirelli. A Sesto San Giovanni – e non solo - era conosciutissimo, uno dei pochi testimoni ancora vivente dell’orrore del fascismo; un testimone vivente e militante, una voce forte che non ha mai taciuto.

 

Generazioni e generazioni di studenti e di giovani, e anche meno giovani, per 35 anni hanno sentito dalle sue labbra il racconto della vita di quei ragazzi come lui che avevano combattuto il fascismo, che avevano sognato un mondo più giusto, che dopo la Liberazione si erano battuti contro la violenza dello sfruttamento capitalista.

 

E’ anche grazie al suo lavoro che al Parco Nord di Milano è stato eretto il Monumento al Deportato progettato da un altro deportato, l’arch. Ludovico Belgiojoso, dedicato a tutti gli operai e lavoratori delle piccole e grandi fabbriche di Sesto deportati nei campi di sterminio nazifascisti. Dai suoi viaggi in Germania con le vedove dei deportati riportò alcuni dei sassi provenienti dalle cave di pietra di Gusen e Mauthausen che, insieme alle ceneri dei morti, stanno alla base del monumento che li ricorda.

 

Ettore è stato un uomo – un compagno – modesto, generoso e tenero, uno che - nonostante le violenze subite – amava la vita e caparbiamente, fino all’ultimo, ha lottato per difenderla: ma quella vita dignitosa e giusta, per cui si era battuto – e si batteva – fin da ragazzo.

 

Così scriveva nel 2003, ritornato dall’ennesimo viaggio a Mauthausen

 

“Coloro che erano usciti a sopravvivere nei campi di sterminio nazisti, uscendo da quell’inferno il 16 maggio 1945 nella piazza di Mauthausen giurarono di dedicare il loro impegno perché l’umanità non dovesse mai più conoscere le barbarie della guerra. Purtroppo la nostra volontà e il nostro impegno non sono bastati a fermare la macchina bellica. Da allora nel mondo si sono combattute e si combattono tante guerre, piccole e grandi come l’ultima in Iraq. Tutto ciò dimostra quanto ci sia ancora da fare per costruire un mondo di pace e di giustizia. Questo è un compito che oggi spetta soprattutto ai giovani. La generazione che ha conosciuto gli orrori dei campi di sterminio va scomparendo. Sono i giovani che devono conoscere la storia, impadronirsi della memoria del passato se vogliono evitare che tutto ciò possa ripetersi. Ai giovani è affidata la difesa della pace e con essa la conquista di un mondo migliore”.

 

Ettore ha tenuto fede a questo giuramento, che è anche il suo testamento, il legato che ci lascia oltre al suo grande esempio. 

 

In tanti lo rivendicheranno, e anche noi lo facciamo con orgoglio e amore: nostro compagno da anni, ci ha insegnato a non arrenderci mai come lui, testardo friulano, figlio di poveri contadini antifascisti; ci ha dimostrato che i veri eroi sono uomini e donne semplici ma disposti a battersi per i propri ideali dando anche la vita per gli altri. Ci ha insegnato che è così che si diventa esseri umani degni di questo nome. 

 

Si è conquistato un posto nei nostri cuori e ci lascia un compito a cui terremo fede, anche se oggi ci sentiamo un po’ più soli.

 

Gli daremo l’ultimo saluto giovedì 4 ottobre alle ore 15.

 

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria“G.Tagarelli”

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Sesto San Giovanni,                                                                                   2.ottobre 2018

 

email: cip.mi@tiscali.it

 

dom

30

set

2018

LA STRAGE SILENZIOSA

La strage di cui nessuno parla: nei primi otto mesi del 2018 i morti sul lavoro sono 713

 

Il crollo del Ponte di Genova e i decessi di braccianti stranieri in Puglia nel mese di agosto provocano un aumento degli infortuni mortali sul lavoro nei primi 8 mesi dell'anno.

 

Aumentano le morti sul lavoro nei primi 8 mesi dell'anno. Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all'Inail tra gennaio e agosto sono state 713, 31 rispetto alle 682 dell'analogo periodo del 2017 (+4,5%). L'aumento, afferma l'istituto, è dovuto soprattutto all'elevato numero di decessi avvenuti nel mese di agosto di quest'anno rispetto all'agosto 2017 (92 contro 51), alcuni dei quali causati da incidenti "plurimi", ovvero quelli che causano contemporaneamente la morte di due o più' lavoratori.    

 

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gio

27

set

2018

AMIANTO: GLI EX SINDACI NON RISPONDONO

Amianto al Tetro alla Scala

   

GLI EX SINDACI, CONVOCATI COME TESTIMONI,  SI RIFIUTANO DI TESTIMONIARE AVVALENDOSI DELLA FACOLTÀ DI NON RISPONDERE

 

Nell’ udienza di oggi, giovedì 27 settembre, a Palazzo di Giustizia 3 dei 4 ex sindaci convocati come testi - Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini, già usciti dal processo in fase preliminare per una sentenza del gup Alessandra Simion - dopo le delucidazioni di rito del Giudice che ha ricordato loro che potevano avvalersi della facoltà di non rispondere essendo stati prosciolti dal Giudice per le Udienze Preliminari e che il processo avrebbe potuto riaprirsi a loro carico in caso di dichiarazioni rilevanti - si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, negando anche il permesso alle telecamere della RAI di riprenderli mentre erano seduti sul banco dei testimoni.

 

Il legale del 4° ex sindaco Marco Formentini, assente, ha comunicato al PM. Dott  Maurizio Ascione e al giudice Mariolina Panasiti che il suo assistito “a causa dell’età avanzata era impossibilitato a venire in udienza”.

 

Il giudice, preso atto, ha congedato i testi. Tuttavia, su richiesta del PM, ha richiesto in aula la testimonianza di Formentini alla prossima udienza, prevista verso il mese di febbraio/marzo 2019 perché a causa della riorganizzazione della IX Sezione Penale del Tribunale ad oggi non era in grado di fissare le date delle prossime udienze 

Fuori dal tribunale il nostro comitato (sempre presente in aula), insieme alle altre associazioni e parti civili, ha organizzato un presidio davanti all’ingesso del Palazzo di Giustizia per far sentire al giudice la voglia di giustizia in un tribunale come quello di Milano che finora ha sempre assolto gli assassini.

 

Anche se in questo processo i 4 ex sindaci sono stati ritenuti dal Tribunale non imputabili, per noi non è così.

 

Noi riteniamo tutti i sindaci pro-tempore colpevoli in quanto primi responsabili della salute dei cittadini sul territorio. Essi quindi, e i 4 citati stamani compresi, sono comunque  responsabili della morte di centinaia e migliaia di cittadini, al pari del governo e di altre istituzioni che nulla hanno fatto per bonificare il territorio e impedire queste morti annunciate. 

L’amianto è un killer silenzioso che colpisce a distanza di anni  che non guarda in faccia nessuno e colpisce, indistintamente, tutti quelli che vi sono esposti. Oltre alla necessità di fare giustizia per le vittime, questa è la ragione per di avviare al più presto le bonifiche.

mail: cip.mi@tiscali.it            

 web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

          https://www.facebook.com/cip.tagarelli

  

lun

24

set

2018

MORTI PER AMIANTO AL TEATRO LA SCALA DI MILANO

 

MORTI PER AMIANTO ALLA SCALA

 

 Il 27 settembre a Palazzo di Giustizia dalle 11.30 alle 17.00 nell’aula 9 (piano terreno), convocati come testi quattro ex sindaci: Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini. 

 

Gli ex sindaci saranno sentiti nel processo contro 5 dirigenti del Teatro La Scala, accusati della morte di 9 lavoratori dalla Procura, PM dott Maurizio Ascione, davanti alla giudice Mariolina Panasiti, Presidente della 9° sezione Penale.

 

Il nostro comitato come sempre sarà presente in aula per far sentire al giudice la voglia di giustizia in un tribunale come quello di Milano che finora ha assolto gli assassini condannando le vittime.

 

Le parti civili, oltre ai famigliari dei lavoratori morti e il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, sono: Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto, il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la SLC (CGIL), ANMIL, INAIL e ATS (ex ASL). Imputati anche come responsabili civili la Fondazione Teatro Scala e il Centro Diagnostico Italiano.

Mentre il processo stancamente continua si allunga la conta dei morti fra chi ha lavorato nel Teatro. Aspettando una giustizia che non arriva mai, altri lavoratori si sono ammalati e  due sono deceduti.

Riportiamo il bollettino del nostro Comitato sulle prossime iniziative.

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mer

19

set

2018

MALATTIE INFORTUNI MORTI IN NOME DEL PROFITTO

Anche il nostro Comitato sarà presente

 

SABATO 22 SETTEMBRE ORE 16,00 presso la Casa del Popolo di Marano Vicentino

 

 MALATTIE INFORTUNI MORTI IN NOME DEL PROFITTO

 

 Si muore a livelli di record, sul lavoro, in Veneto. Primi in Italia, tra i primi al mondo. Muoiono operai come soldati in guerra, sulle trincee del lavoro. Operai che cadono da impalcature senza protezioni o schiacciati da presse prive di sicurezza, che sputano le loro vite assieme al muco e al catarro dei tumori che li uccidono, i tumori dell'amianto, del cvm, del cromo esavalente…. Morti bianche???? Sui giornali (quando vengono ricordati) i loro nomi durano un giorno, sulla televisione anche meno. Muoiono dimenticati in fretta. Talvolta, ma è necessario che siano più di tre o quattro, causano dure prese di posizione: le sinistre si ricordano della dura realtà del lavoro, i presidenti esclamano indignati “è inconcepibile”, “è inaccettabile”, “è inammissibile”, le destre tacciono. I fatti rimangono cronaca e spariscono prima ancora di diventare racconto, storia, vissuto. Cresce l'impassibilità. Pennivendoli servili vorrebbero farci credere che l'impresa è modernità, efficienza, intelligenza che avrebbe salvato il mondo (e noi a non capire perché le fabbriche continuino a licenziare, a chiudere). Ci dicono che non c'è niente da aspettarsi dalle “ideologie” e dal loro “ipocrita proselitismo”. La “lotta di classe”, l'opposizione tra “capitale” e “lavoro” suscitano sorrisi di commiserazione. Arrivano nuove parole, per valutare azioni e individui, “performance”, “competizione”, “profitto”. Parole per intensificare il lavoro, per aumentarne ritmi e carichi, che produrrà ulteriore logoramento fisico e nervoso, causa di altre malattie, infortuni e morti. Più l'onnipotenza dei padroni dilaga, più i dividendi crescono. Non ci sono alternative alle vite spezzate, se non nella lotta contro lo sfruttamento, del quale sono nient’altro che inevitabili conseguenze. Per questo siamo tutti coinvolti, senza finzioni, senza delegare a nessuno la difesa delle nostre vite e la difesa dei nostri interessi di classe. Noi, classe operaia, non abbiamo solo il dovere della memoria e l'obbligo “civico” di ricordare chi è caduto. Abbiamo soprattutto il dovere di usare l’arma della memoria per denunciare e lottare affinché non si ripetano più queste stragi, eliminando ogni forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

 

LEGGI “VOCI OPERAIE” Giornale operaio dellʼAlto Vicentino

 

dom

16

set

2018

SESTO SAN GIOVANNI: LE ASSOCIAZIONI CONTRO LA GIUNTA COMUNALE

ven

14

set

2018

PILLOLE DI STORIA OPERAIA. ESPOSTI A MORTE

Pillole di storia operaia. Ci hanno esposto alla morte…
QUALCHE RIGA COME INTRODUZIONE… 

1981. Breda Fucine di Sesto San Giovanni. “A trenta metri dal mio posto di lavoro, nello stesso gigantesco capannone, c’era il “macchinone”, all’inizio della “seconda linea”. Vi si producevano aste per l’estrazione petrolifera su licenza americana. La “seconda linea” era stata acquistata nuova di pacca, perché nello stabilimento di Houston (Texas, USA) – stranamente – l’avevano accantonata subito dopo averla completata. Chissà perché?
Perché – lo abbiamo saputo parecchio tempo dopo – di morti ne avevano già seminati abbastanza gli impianti di quel genere montati in precedenza nella fabbrica americana.
Forse lo sapevano già da allora i dirigenti che avevano mandato negli USA a visionare l’impianto il tecnico Lazzati, che poi era diventato il caporeparto della seconda linea: è morto qualche mese fa, anche lui, per tumore ai polmoni, quel tumore che è causato dalle fibre di amianto che si diffondono nell’aria”. 

 

Questa vicenda ce la racconta così bene Ezio Partesana, che preferisco lasciare lo spazio a lui, riproducendo un suo scritto pubblicato nel febbraio ’98. Intanto, noi ex operai Breda, che abbiamo costituito il “Comitato di Difesa della Salute nei luoghi di Lavoro e nel Territorio”, ci incontriamo ogni giovedì sera nella sede provvisoria che il comune di Sesto ci ha dovuto concedere, in attesa che la ristrutturazione dell’area Breda si compia; allora ci metteranno a disposizione un pezzo dell’unico capannone che hanno progettato di tenere in piedi apposta per non dimenticare (?) che cos’era la Breda… Così ci hanno promesso; e potete scommettere che noi faremo di tutto per fargli mantenere la promessa…


 

LA LINEA DEL FUOCO 
Storia degli operai e del reparto aste

 

Sesto San Giovanni, periferia nord di Milano, città ridotta in frammenti sospesi tra la produzione e un futuro da tecnocity , agenzie per lo sviluppo, piani di conversione, tradizione operaia, civiche scuole d’arte, fabbriche che spariscono: Falck, Breda, Pirelli, Marelli… Chi abita adesso a Sesto è probabilmente qualcuno che non c’era trent'anni fa. La memoria che se ne conserva non è di nessuno, sono i capannoni con già sopra scritti i piani di ristrutturazione residenziale e i pensionati ai giardini che non possono essere ingannati. La giunta comunale riempì gli incroci vent'anni orsono con grandi cartelli stradali bianco, rossi e verdi con sopra scritte frasi della costituzione italiana; adesso vogliono far lo stesso per ricordare le grandi fabbriche e mettere delle insegne “qui sorsero le acciaierie”, “in questa piazza c’era l’ingresso delle tute blu verso le catene di montaggio” e “ecco il reparto dove su trenta operai trenta entrarono nelle squadre di azione partigiana”.

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lun

10

set

2018

SERATA IN ALLEGRIA FRA COMPAGNI E AMICI

sab

08

set

2018

ACCORDO ILVA: IL PROFITTO E' GARANTITO

ACCORDO ILVA: IL PROFITTO E’ GARANTITO, IL POSTO DÌ LAVORO NO, LA SALUTE NEANCHE, FORSE IN FUTURO SE COMPATIBILE CON L’AUMENTO DEI PROFITTI.

 

Tutti i sindacati confederali – FIOM/CGIL-FIM/CISL-UILM/UIL, a cui si aggiunta USB- si dichiarano soddisfatti per l’accordo firmato con Am Investco, la cordata guidata da Arcelor Mittal, concordando con il viceministro Di Maio che “sull'Ilva è stato raggiunto il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili”, la stessa, solita, frase che sentiamo ogni volta che i sindacalisti firmano accordi antioperai.

In attesa di leggere il testo integrale definitivo facciamo alcune considerazioni basandoci su quanto pubblicato sugli organi di stampa.

Gli stessi sindacati firmatari dell’accordo non possono fare a meno di ammettere che “si tratta comunque di circa 3.000 esuberi con una clausola di salvaguardia (sic!) che prevede che ‘dal 2023 i lavoratori in esubero possano essere riassorbiti se nel frattempo non hanno usato gli ammortizzatori”. In teoria, come prevede  l’accordo, chi accetta il licenziamento senza chiedere nemmeno un euro di FIS (ex cassa integrazione), fra 5 anni può forse cominciare a sperare che lo riassumano, un sogno destinato a rimanere tale.

 

Anche sull’ambiente il risultato è pessimo. Come ha dichiarato il presidente del Consiglio Conte “Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono”. Non c’è che dire, una bella difesa dell’ambiente in questo stabilimento dove gli infortuni e i morti sul  lavoro sono all’ordine del giorno, non solo fra gli operai costretti a lavorare senza sicurezza, ma anche tra i loro famigliari e la popolazione, che protesta da decenni. Si può continuare a morire, basta “non aumentare le emissioni” di sostanze cancerogene.

Con quest’accordo i padroni possono continuare a fare il massimo profitto risparmiando sulla sicurezza, ma anche con garanzia d’impunità!.

 

La popolazione della città da anni protesta – insieme a molti operai, ma non tutti - contro l’inquinamento provocato dalla fabbrica; ma non si difende il salario difendendo il posto di lavoro così com’è, con i suoi veleni per tutti e i profitti per il solo padrone di turno, che in cambio da loro un misero salario.

La storia insegna che gli operai, senza un’organizzazione di classe che difenda i loro interessi immediati e futuri, sono alla mercé del padrone: lavorano finché il loro lavoro valorizza il capitale e sono licenziati appena non servono più.

 

L’esperienza ci insegna che la monetizzazione della salute, della vita umana, del posto di lavoro e dei licenziamenti va a vantaggio solo dei padroni. LA SALUTE NON SI PAGA, LA NOCIVITA’ SI ELIMINA E LA SICUREZZA DEVE ESSERE GARANTITA, anche se questo obiettivo si scontra con il mercato, con la logica del profitto che sono i fondamenti della società capitalista.

La mancanza di sicurezza in fabbrica e l’inquinamento, le sostanze cancerogene, uccidono prima gli operai che sono a diretto contatto in fabbrica, ma uscendo nel territorio anche i loro famigliari e tutta la popolazione. E questo è ciò che accade da sempre in molti luoghi, prima di tutto a Taranto.

Per difendersi bisogna intervenire sull’ambiente di lavoro e sulla società con una posizione anticapitalista, e questo è possibile imporlo solo con un’organizzazione indipendente che unifichi le lotte in fabbrica e nella società.

 

L’unità di classe fra i proletari che lottano in fabbrica e nel territorio, l’unione degli sfruttati, fa ritornare più che mai di attualità la famosa esortazione: "Proletari di tutti i paesi, unitevi!".

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni, 8 settembre 2018

 

mail: cip.mi@tiscali.it                                                 web:  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

https://www.facebook.com/cip.tagarelli

gio

06

set

2018

MORTI PER AMIANTO ALLA SCALA DI MILANO

MORTI PER AMIANTO ALLA SCALA DI MILANO

 

Il 27 settembre a Palazzo di Giustizia dalle 11.30 alle 17.00 nell’aula 9 (piano terreno), convocati come testi quattro ex sindaci: Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini. 

 

Il 6 settembre, alle 9,30, è ripreso il processo contro 5 dirigenti del Teatro La Scala, accusati della morte di 9 lavoratori (nel frattempo uno è andato in prescrizione) con le deposizioni (esame e controesame) di due consulenti della Procura, PM dott Maurizio Ascione, davanti alla giudice Mariolina Panasiti, Presidente della 9° sezione penale, udienza durata fino al tardo pomeriggio, perchè sottoposti al fuoco di sbarramento delle difese degli imputati.

 

Il primo consulente Dott. Munnari ha ricostruito la catena di comando, gli incarichi e le responsabilità dei singoli imputati e dell’azienda Teatro alla Scala di Milano.

Il secondo consulente, la dottoressa Bellis, medico, ha esaminato e relazionato sui casi di mesotelioma accertati nel teatro delle otto vittime decedute e del lavoratore ancora in vita.

 

Il nostro comitato come sempre era presente in aula per far sentire al giudice la voglia di giustizia in un tribunale come quello di Milano che finora ha assolto gli assassini condannando le vittime.

Presenti come sempre gli avvocati delle parti civili, a cominciare dall’avvocato Laura Mara che difende varie parti civili fra cui il nostro Comitato.

Le parti civili sono, oltre ai famigliari dei lavoratori morti, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto, il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la SLC (CGIL), L’ANMIL, INAIL e ATS (ex ASL). Presenti anche gli avvocati dei responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano).

 

Mentre il processo stancamente continua si allunga la conta dei morti fra chi ha lavorato nel Teatro. Nel mese di giugno l’amianto ha provocato un’altra vittima, il soprano Edith Martelli, morta  anch’essa per il mesotelioma, tumore della pleura causato dalle fibre di amianto respirato forse nei 25 anni trascorsi nel tempio della musica milanese, la Scala.

L’amianto ha un periodo di latenza molto lungo, arriva anche a 40/50 anni. Nel frattempo, aspettando una giustizia che non arriva mai, altri lavoratori si sono ammalati e  due sono deceduti.

L’amianto ha ucciso prima gli operai - gli elettricisti, i siparisti - poi anche cantanti e un direttore d’orchestra e, non si esclude, anche qualche assiduo frequentare del Teatro.

 

L’amianto, se non bonificato, è un killer silenzioso che non guarda in faccia nessuno e colpisce, indistintamente, tutti quelli che vi sono esposti. Oltre alla necessità di fare giustizia per le vittime, questa è la ragione per di avviare al più presto le bonifiche.

La prossima udienza si terrà il 27 settembre a Palazzo della Giustizia dalle 11.30 alle 17.00 nell’aula 9 (piano terreno), come testi quattro ex sindaci: Carlo Tognoli, Gian Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Formentini.

 

Sesto San Giovanni 6 settembre 2018

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto San Giovanni, 6 settembre 2018

 

mail: cip.mi@tiscali.it          

 

 web:  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com 

 

 

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lun

03

set

2018

CIAO BEPO

Giovedì 30 abbiamo salutato Bepo all’obitorio dell’ospedale di Castelfranco Veneto.

 

Oltre a noi, una decina, c’erano parecchie persone. La loro età era piuttosto avanzata, ma abbiamo visto anche bambini e giovani.

Persone che non conoscevamo, molti di Castel di Godego, il suo paese, parenti, amici.

 

Il nostro obiettivo era di salutarlo nel modo migliore, da compagni, mettendo una bandiera rossa con falce e martello sulla bara, dedicandogli un breve ricordo. Ma avrebbe capito quella gente cosa intendevamo, o meglio chi era Bepo per noi?

Dovevamo spiegarlo.

Proprio quella bandiera poteva aiutarci a spiegare: quei simboli, falce e martello, a rappresentare il riscatto operaio dalla fatica e dallo sfruttamento sul lavoro. Lui con quei simboli aveva molto a che fare.

 

Da quando lo abbiamo conosciuto, all’inizio degli ’80, qualcuno di noi, da subito, lo battezzò: era Bepo “l’operaio”.  Niente da dire, un soggetto difficile, del quale si narravano le epiche gesta di pugni e sbronze.  

Se I primi, potenzialmente letali, diventavano ricordo, le seconde erano attualissime e frequenti. Beveva, e avrebbe sempre bevuto. Ma questo è un tema che riprenderemo.

Di mestiere faceva il tubista: una specie di idraulico, saldatore per grandi impianti industriali, con un curriculum di tutto rispetto. Il Superphenix, di Cray-Melville, in Francia, la centrale più potente dell’epoca, e le centrali, pure nucleari, di Montalto di Castro e Caorso, il petrolchimico di Marghera, raffinerie di mezzo mondo, nelle sue amate Russie, come nei Paesi Arabi, in Libia, com’era capitato, a mettere in sicurezza i pozzi di estrazione del petrolio, poco prima dei bombardamenti Nato, o dove capitava.

Lo si vedeva poco, era spesso all’estero. Negli intervalli tra questi lavori, era sempre con noi; alla Riva, l’osteria, ritrovo dell’epoca, e poi allo Stella Rossa, il centro sociale occupato, e soprattutto davanti ai tribunali a difendere la causa degli operai morti di cromo esavalente alla Tricom (non mancò ad una sola udienza), e nelle manifestazioni, quelle che lui sentiva come sue, quelle operaie, con i compagni di Sesto, i nostri compagni, come gli piaceva dire, ma anche antifasciste, lui che andava giustamente fiero del babbo, con quelli di Masaccio, il capo partigiano. 

Questo della lotta partigiana era un altro dei suoi marchi di fabbrica, che curò negli anni, attraverso una lettura assidua di testi storici sulla Resistenza, soprattutto locale, che si sciroppava senza paura per lo spessore in cm del testo.

Insomma, operaio e antifascista. Due circostanze di base per la sua immedesimazione nella classe, quella operaia e storica, fosse a Reggio Emilia o a Sesto S. Giovanni

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mar

28

ago

2018

PILLOLE DI STORIA OPERAIA : AMIANTO

PILLOLE DI STORIA OPERAIA, il presente e’ frutto del passato, da https://www.resistenze.org/si…/…/di/sc/mdsc5f29/mdsc5f29.htm, carne da macello: la lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni. 
6 Lo sgombero di Cascina Novella Occupata. Dopo tre anni e mezzo di occupazione, di iniziative di lotta sindacali, politiche, sociali e culturali, l’esperienza di Cascina Novella - il “fortino del Coordinamento cassintegrati milanese” l’aveva definito il quotidiano Il Giorno - verrà interrotta dalle forze del… disordine nell'estate del 1997, su mandato di un’amministrazione comunale di “sinistra”.Questa esperienza indipendente, che cresceva e godeva del sostegno dei lavoratori e della popolazione era una spina nel fianco per istituzioni, partiti e sindacati confederali, responsabili di aver sostenuto e firmato accordi che avevano portato alla perdita di migliaia di posti di lavoro nel territorio di Sesto.
La giunta “progressista” di Sesto San Giovanni, con sindaco del PDS e vicesindaco di Rifondazione Comunista, che in quei giorni si era allineata con il sindaco di Milano Albertini (del centro destra) nella lotta contro gli immigrati clandestini, diede un altro esempio della sua scelta di campo.
Giustificando lo sgombero “progressista” col fatto che entro il mese di agosto sarebbero iniziati i primi lavori per trasformare Cascina Novella in un centro per il recupero di persone con disturbi mentali l’ 8 agosto, alle ore 7,30, polizia, carabinieri e vigili urbani sfondano con un camion il portone d’ingresso, sgombrano l’edificio e portano fuori di peso i tre compagni che facevano il turno di notte (due donne e un uomo), facendo erigere intorno una imponente cesata di legno.
Anche se ad agosto la città è vuota, la lotta non si ferma e non va in ferie. Il conflitto rimane aperto. I pochi compagni rimasti in città, senza perdersi d’animo, montano una tenda di fronte alla cascina, la “tenda della resistenza”. Il presidio è permanente, mentre in città spuntano come funghi le scritte “Giunta di destra o di sinistra chi fa lo sgombero è sempre fascista” e ”Questo sgombero non ci fermerà: Cascina Novella in tutta la città”.

Il 23 agosto, su indicazione di alcuni abitanti del quartiere, dalle 8 del mattino alle l8 viene occupata per protesta l’ex Biblioteca “Renzo Del Riccio” all’interno di SpazioArte (una grossa struttura utilizzata per varie manifestazioni vicina a Cascina Novella), una proprietà comunale lasciata inutilizzata da oltre 4 anni.
Il 27 agosto, in un incontro con gli occupanti di Cascina Novella che rivendicano uno spazio interno al quartiere adeguato a garantire lo svolgimento di attività politico-sociali, il sindaco di Sesto San Giovanni prospetta una soluzione di una sede alternativa nei pressi del centro sportivo della Falck, una vecchia stalla. Proposta rifiutata.
Il 5 settembre, ormai gli operai ed i cassintegrati sono tutti tornati dalle ferie. I lavori per l’uso sociale di Cascina Novella non sono neanche iniziati e girano voci di possibili speculazioni sull’area: al termine di un’assemblea con la presenza di lavoratori, abitanti del quartiere e militanti dei centri sociali si decide di rioccuparla.

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mer

22

ago

2018

ANCORA MORTI SUL LAVORO

 

Altri 4 morti sul lavoro ieri: dal nord al sud continua la guerra degli sfruttatori contro i lavoratori.

 

 

A Massa Carrara un portuale di 40 anni è rimasto schiacciato da un carrello elevatore, un altro di 33anni è rimasto folgorato nell'Aretino, un altro operaio di 62 anni è morto in seguito a una caduta dal tetto di un capannone industriale a Frosinone, un altro ancora travolto di un tubo ad alta pressione. Ad Aosta gravissimo operaio caduto da un'impalcatura

 

 

 

Ancora una volta si parla di quattro morti bianche per nascondere i morti del profitto e la brutalità del sistema capitalista di sfruttamento dell’uomo sull’uomo

Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono sempre il risultato di un’intensificazione dello sfruttamento, di ritmi di lavoro inumani che provocano condizioni di vita e di lavoro insicuro in ambienti insalubri, senza adeguate protezioni per i lavoratori.

 

In mancanza di serie e certe sanzioni, molti datori di lavoro, che si arricchiscono attraverso lo sfruttamento degli esseri umani, quando si verificano infortuni mortali parlano dei morti sul lavoro come di “tragedie imprevedibili”, di errore umano, di disattenzione, di fatalità.

 

Le chiamano “morti bianche”, come se i lavoratori assassinati fossero morti per caso, senza responsabilità di nessuno, arrivando in alcuni casi a sostenere che la colpa degli infortuni sarebbe la causa della disattenzione degli operai stessi .

 

Secondo dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna, al 21 agosto si registrano 475 morti sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno, cifra che va raddoppiata se aggiungiamo quelli in itinere. Alt

 

In Italia ci sono più di 800 mila invalidi del lavoro e 130 mila sono le vedove e gli orfani causati da capitalisti che, pur di aumentare i profitti, non esitano a risparmiare anche pochi centesimi sulle misure di sicurezza rischiando, consapevolmente, di mandare a morte i lavoratori, ben consci che le leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione si limitano a monetizzare la salute e la vita umana degli sfruttati. In ogni caso, con la prescrizione, i loro delitti contro i lavoratori continueranno a essere impuniti.

 

Gli operai, i lavoratori nella democrazia borghese, sono solo merce forza lavoro da usare quando l’industria tira e da licenziare quando non servono più a valorizzare il capitale. Senza organizzazione gli operai in questa società non sono che carne da macello dei padroni

 

All’indignazione, alla rabbia, dobbiamo unire la mobilitazione nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, nei luoghi di lavoro, contro lo sfruttamento e i morti sul lavoro che evidenziano la realtà della contraddizione capitale/lavoro. 

 

E’ ora di smettere di indignarci e passare all’azione. E’ ora di ricominciare a discutere come organizzarci come classe operaia con risposte unitarie alla barbarie capitalista.

 

Costruiamo momenti di discussione, organizzazione e lotte unitarie, partendo dai nostri interessi di classe a prescindere dalle sigle sindacali di appartenenza o politiche: basta lacrime, è il momento della lotta.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

 

 

Via Magenta 88, Sesto San Giovanni 

 

Mail: cip.mi@tiscali.it 

 

Sesto San Giovanni 22 agosto 2018

 

 

dom

19

ago

2018

AGOSTO NERO

IN QUEST’AGOSTO 2018, INSIEME ALLE STRAGI DI LAVORATORI E CITTADINI ASSASSINATI DAL PROFITTO VOGLIAMO RICORDARE ANCHE GLI OLTRE 4 MILA MORTI PER AMIANTO OIGNI ANNO.  

 La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi è giusto e la resistenza diventa un dovere.

 

La storia dell’amianto, i cui effetti mortiferi sulla salute sia dei lavoratori che dei cittadini erano noti dall’inizio del 1900, dimostra esattamente questo: il profitto dei capitalisti viene prima della vita e il sistema borghese in cui viviamo è strutturato per difendere unicamente questo “diritto” del capitale, che chiama “legalità”.

La grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata che in questi anni:  decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza, oltre a lavorare e a vivere in condizioni sempre più inumane. Passato, presente e futuro …. perché è in questi tempi che l’amianto uccide.

C’è un’istituzione dello Stato che difende la “legalità”: la magistratura. Per noi i tribunali sono stati, oltre ai luoghi di lavoro e alle piazze, un altro “luogo” dove dimostrare che alla barbarie del capitale ci si può, e si deve, ribellarsi, oltre ad uno strumento per far conoscere la nostra voce, a lungo soffocata come tutte quelle degli sfruttati e degli oppressi. Abbiamo vinto, abbiamo perso, ma non ci siamo mai arresi e questo “altro luogo” ci è servito per arrivare dove difficilmente saremmo arrivati, alle coscienze di migliaia e migliaia di persone che dell’amianto sapevano poco o nulla.

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sab

18

ago

2018

Lettera ai giovani

Lettera ai giovani

 

 

 

“Giovani, giovani ricordatevi delle sofferenze che i vostri padri hanno sopportato, delle terribili battaglie che hanno dovuto vincere per conquistare la libertà di cui ora godete.
Se vi sentite indipendenti, se potete andare e venire a vostro piacimento, scrivere sui giornali quello che pensate, avere un’opinione ed esprimerla pubblicamente, è perché i vostri padri hanno offerto intelligenza e sangue. Voi non siete nati sotto la tirannide, ignorate che cosa significhi svegliarsi ogni mattina con un calcio del padrone sul petto,  non vi siete battuti per sfuggire alla spada del dittatore, alle false decisioni d’un cattivo giudice. Ringraziate i vostri padri, e non commette il delitto di acclamare la menzogna, di unirvi con la forza bruta,  l’intolleranza dei fanatici e la voracità degli ambiziosi. La dittatura ne è lo sbocco. (…)
Giovani, giovani siate umani, siate generosi. Se anche ci ingannassimo, siate con noi quando diciamo che un innocente subisce una pena terribile, e che il nostro cuore si rivolta e si spezza per l’angoscia (…)
Chi dunque se non voi tenterà la sublime avventura, si lancerà in una causa pericolosa e superba, terrà testa a un popolo, nel nome dell’ideale della giustizia? E, infine, non vi vergognereste se  fossero i maggiori, i vecchi ad appassionarsi, a fare –oggi- quel che sarebbe il vostro compito di generosa follia”.

 

 

Emile Zola (1840-1908)
Estratti da: Lettre à la jeunesse, 1897.

 


Emile Zola, per i candidati-partecipanti ai quiz televisivi che sono soliti premiare l’ignoranza più o meno nella stessa misura in cui l’attuale governo DiMaio-Salvini premia l’incompetenza affidandole incarichi ministeriali e di sotto-potere, è autore di numerosi romanzi, fra i quali Germinal, Nana, La bestia umana, Il denaro, anche se la sua notorietà è legata al notissimo episodio dell’affare-Dreyfus e del suo (di Zola) J’accuse!

 

 

 

Dal sito:www.ilbuio.org/?p=19645

 

ven

10

ago

2018

Amianto: torna legale in Usa l’impiego in edilizia

Da www.corriere.it/ambiente/18 agosto

Amianto: torna legale in Usa l’impiego in edilizia

La decisione dell’Agenzia di protezione ambientale. La società russa che lo esporta negli Stati Uniti ha messo l’immagine di Trump sulle confezioni.

I sacchi di amianto dell'Uralasbest con l'immagine di Trump

di Paolo Virtuani

 

L’Epa (Agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti) ha reso di nuovo legale l’utilizzo dell’amianto nei materiali per l’edilizia. L’impiego dell’amianto negli Usa è proibito dal 1989, così come in quasi tutti i Paesi del mondo. Secondo l'Associazione per le malattie legate all'amianto (Adao) ogni anno solo negli Stati Uniti sono 40 mila le persone che muoiono a causa di malattie riconducibili all'amianto.

 

Trump: «Il bando all’amianto voluto dalla malavita»

 

Trump ha sempre sostenuto di non credere che l’amianto non possa essere usato in assoluto, ma ci debba essere un limite minimo. In un libro del 1997, Art of Comeback, afferma testualmente che «il bando all’amianto è una cospirazione guidata dalla malavita, in quanto le società che effettuano la rimozione dell’amianto sono spesso legate alla malavita».

 

Stop ai controlli

 

L’Epa afferma che a partire da agosto non farà più controlli sull’amianto nell’ambiente, al contrario di quanto riaffermato nel 2016 sotto l’amministrazione Obama in cui si confermava che l’amianto era una delle dieci sostanze pericolose da tenere costantemente monitorate. Chelsea Clinton ha pubblicato un post su Twitter in cui riprende lo slogan di Trump: Maga, cioè Make America Great Again (Facciamo di nuovo l’America un grande Paese), trasformandolo in Make Asbestos Great Again (asbesto è il termine inglese per amianto).

 

«Trump è con noi»

 

Una delle poche società che ancora producono amianto, la russa Uralasbest, esporta negli Usa sacchi di amianto con l’immagine di Trump e la scritta «approvato dal Donald Trump, il 45mo presidente degli Stati Uniti». Sul proprio sito Facebook, la società ha postato un commento che afferma «Trump sta con noi». Il proprietario della Uralasbest, che produce il 21% dell’amianto mondiale, è un magnate considerato molto vicino al presidente russo Vladimir Putin. Oggi solo Russia e Brasile esportano amianto negli Usa (480 tonnellate all'anno, utilizzate per produrre acido cloridrico e candeggina), ma presto la produzione brasiliana cesserà per motivi sanitari e ambientali.

 

L'ultima vittima

 

Intanto in Italia a fine luglio è deceduta in Sicilia Maria Imbesi, 82 anni, da tempo in cura per asbestosi pleuro polmonare. Si tratta del 150mo operaio della Sacelit morto per malattie legate all'amianto. Nella fabbrica di Pace del Mela (in provincia di Messina) chiusa da anni, erano impiegati in tutto 220 persone. La donna ha lavorato per meno di tre anni nel reparto di produzione di tubazioni, canne fumarie e coperchi di serbatoi in eternit. Il marito era già deceduto per la stessa malattia.

 

8 agosto 2018

 

 

 

gio

09

ago

2018

PILLOLE DI STORIA OPERAIA. BREDA DI SESTO. La lotta contro lo sfruttamento capitalista, per la liberazione dell'uomo sull'uomo, e per il socialismo, continua.

lun

06

ago

2018

LAVORO: LA STRAGE INFINITA

La strage infinita

 

Dopo i quattro migranti morti in un incidente sul lavoro – che questo sia ben chiaro – sabato scorso, oggi ne sono morti altri 12, nelle campagne di Foggia. Anche questa è una strage di lavoro. 16 nostri fratelli di classe, sfruttati peggio delle bestie nei campi per pochi euro al giorno. Non sapremo mai i loro nomi.

 

Quello che sappiamo è che, dopo qualche indagine, ci diranno che si tratta di una fatalità, al massimo verrà alla luce, come negli anni scorsi, qualche squallida storia di caporalato. Come ogni estate. Ma succederà di nuovo, perché nessuno ha interesse a fermare lo sfruttamento bestiale che porta frutta e pomodori, insanguinati, sulle nostre tavole.

 

Così come si è ripetuta – sempre oggi – una riedizione della strage di Viareggio (29 giugno 2009): questa volta sul raccordo stradale di Borgo Panigale, Bologna. Un Tir carico di materiale infiammabile, 2 morti e una settantina di feriti finora. Merci pericolose che viaggiano senza alcuna misura di sicurezza, autisti costretti a guidare fino allo sfinimento (tutti sanno che le schede che registrano il chilometraggio si taroccano) perché gli affari, il mercato, non si possono fermare, le misure di sicurezza sono un impedimento, sono i “lacci e lacciuoli” tanto deprecati negli scorsi anni da industriali e politici, che frenano il “progresso”.

 

Qui l’unico progresso è quello dei capitalisti. Noi possiamo solo sperare di non essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. E, alla faccia di chi sbraita “prima gli italiani”, oggi si  dimostra, una volta ancora, che non c’è alcuna differenza, i padroni sfruttano e ammazzano italiani e stranieri, bianchi e neri, senza alcuno scrupolo, perché, a loro interessa solo il profitto.

 

Ma, per una volta, facciamoci una domanda: vogliamo davvero – noi, i nostri cari, i compagni di lavoro, gli sconosciuti che incontriamo tutti i giorni, qualunque sia il colore della loro pelle - essere la carne da macello che permette agli sfruttatori di arricchirsi ancora di più sul nostro sangue e sulla nostra vita?

 

Se la risposta è no, ricominciamo a pensare di unirci, organizzarci e lottare per rovesciare questo sistema sociale, barbaro e inumano, che si chiama capitalismo.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G: Tagarelli” , Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)

 

mail: cip.mi@tiscali.it

 

www.facebook.com/cip.tagarelli

 

Sesto San Giovanni,  6 Agosto 2018

 

lun

06

ago

2018

STRAGE DI BRACCIANTI IN PUGLIA

Riceviamo e pubblichiamo

 

Puglia: strage di braccianti nel Foggiano sabato 4 agosto 2018

 

Sabato pomeriggio, 4 agosto, quattro braccianti sono morti nel primo pomeriggio in un incidente a un incrocio sulla strada tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri (Foggia), travolti  da un Tir carico di pomodori lungo la strada che percorrevano per tornare alle loro baracche. Intrappolati in un furgone per il trasporto merci; altri quattro sono rimasti feriti, due di loro sono in rianimazione. Tutti provenivano dall’Africa, tutti giovanissimi.

I lavoratori, dopo una giornata di 12 ore di lavoro, tornavano alle loro fatiscenti baracche, in cui lo stato e i padroni costringono a vivere degli esseri umani.

 

Non la fatalità, ma l’aumento dello sfruttamento è la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro.

Dietro la politica dell’“unità nazionale” e del “prima gli italiani” si nasconde lo sfruttamento di chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori, la lotta di classe e il contrasto tra oppressi ed oppressori.

 

Nel 2018 il bracciante, “l’operaio moderno” - al contrario degli oppressi di altri periodi storici, con l’affermarsi dell’industrializzazione “4.0” e dell’aumento della concorrenza fra proletari - non solo non ha possibilità di migliorare  le sue condizioni di vita e di lavoro, ma cade anzi sempre più in basso, al di sotto delle condizioni della sua classe di appartenenza.

Lo sfruttamento e i morti sul lavoro, di malattie professionali o a causa di lavoro come quelli in itinere dimostrano che l’esistenza della borghesia non è più compatibile con lo sviluppo della società. Quindi, non di costo del lavoro bisogna parlare, ma di costo del capitale che i proletari e le masse sfruttate del mondo pagano ogni giorno sulla propria pelle .

 

Non basta resistere agli attacchi dei padroni, bisogna organizzarsi per passare al contrattacco.

 

La lotta economica è un aspetto della lotta tra le classi, esprime un conflitto di interessi tra borghesia e proletariato. E’ una lotta necessaria per limitare lo sfruttamento capitalistico, ma per quanto efficace possa essere, da sola non basta

L’esperienza ricorda costantemente ai lavoratori che la classe operaia, nella difesa dei suoi interessi materiali, lotta contro gli effetti e non contro le cause del proprio sfruttamento.

Separare la lotta economica da quella politica per la presa del potere politico è sempre stato l’obiettivo della borghesia.

“L’emancipazione degli operai deve essere opera degli operai stessi” ed è giunto il momento in cui gli operai e gli sfruttati di tutto il mondo - se vogliono liberarsi dalle catene dello sfruttamento capitalistico – devono cominciare a organizzarsi con un loro partito per distruggere questo sistema di produzione inumano che continua a riprodurre gli operai come schiavi e i capitalisti come padroni.

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto San Giovanni (Mi)

 

Mail: cip.mi@tiscali.it

 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi