Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

dom

17

ott

2021

GREEN PASS E LOTTA DI CLASSE

GREEN PASS E LOTTA DI CLASSE

 

Michele Michelino (*)

 

L’obbligo del Green pass per tutti i lavoratori dal  15 ottobre con la conseguente perdita del salario in caso di inadempienze dimostra il carattere classista e antiproletario  di questa misura. Con il “passaporto verde” i padroni e il  governo dividono ancor più i lavoratori a tutto vantaggio del capitale. Questo lo hanno capito bene i settori più avanzati della classe lavoratrice scesi in sciopero, gli operai della dell’Electrolux, i 1100 operai all'ITT di Barge, i lavoratori delle logistiche e i portuali di Trieste e altri porti italiani.

 

Se in un primo tempo a scendere in piazza erano i ristoratori, i lavoratori autonomi e la piccola e media borghesia ora nei cortei popolari del sabato sempre più numerosi sono i proletari che riconoscono nel Green pass uno strumento per dividere la classe operaia.

 

Le “avanguardie rivoluzionarie”, a parte quelle passate armi e bagagli a sostegno del Green pass e del governo Draghi e Confindustria, i sindacati di base che pure lottano contro il green pass sui posti di lavoro, sono assenti da queste manifestazioni che considerano interclassiste o addirittura fasciste.

 

Mentre i borghesi, anche in tempo di pandemia per covid19, si godono il paradiso in terra; i proletari - con licenziamenti, violenze, miseria e guerre - subiscono e patiscono l’inferno in terra in attesa di guadagnarsi (per chi ci crede) il paradiso nell’aldilà: è questa l’essenza del sistema capitalista. Il Green pass non è una misura sanitaria, Serve a spingere al vaccinarsi e ancor più serve solo a legittimare i licenziamenti, la perdita del salario, a perdere il lavoro. Nel frattempo continuano ad aumentare gli infortuni, gli invalidi e i morti sul lavoro causati dall’intensificazione dello sfruttamento e dalla ricerca del massimo profitto, per precise scelte di padroni  e governi attuate con la complicità di sindacati filo padronali.

 

Ai proletari e alle popolazioni che si oppongono allo sfruttamento capitalista, che ostacolano la pacifica e libera accumulazione del profitto, che vogliono una società senza padroni, libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, lo Stato borghese impone il suo ordine con la violenza “legale” dei suoi manganelli, i gas lacrimogeni, le denunce, i fogli di via, i Daspo e gli arresti della sua magistratura e della sua polizia “democratica”.

 

Ai padroni non interessa chi governa: a loro interessa che ci sia un governo stabile che garantisca i loro profitti. Chiunque lotta per i suoi diritti e interessi ostacolando la produzione e la circolazione delle merci viene definito e dipinto dai mass-media di cui sono propri i capitalisti come “terrorista”, “estremista”, “anarchico”, “comunista”, giustificando ogni forma di repressione.

 

I sindacati confederali CGIL –CISL – UIL- UGL, ma anche alcuni sindacati falsamente di base e i partiti sostenuti dallo Stato con il finanziamento pubblico (soldi sfilati sempre dalle tasche dei proletari), con i contributi per i servizi di patronato e - come se non bastasse - anche sul libro paga delle industrie, hanno il compito di impedire l’unione dei lavoratori.

 

Il loro compito di cani da guardia dei padroni è quello di isolare, denigrare le lotte e vigilare perché la lotta non si generalizzi su obiettivi e interessi comuni dei proletari.

Il loro compito è quello di impedire l’unità di classe, che porta a scontrarsi con il sistema.

In cambio possono contare sulla ricompensa: le poltrone al parlamento, le presidenze di banche, enti e l’ingresso a pieno titolo in istituzioni e consigli di amministrazione vari.)

 

Dividere le lotte, gli operai e i lavoratori per località, territorio, regione, settori produttivi, separare precari dai lavoratori a tempo indeterminato, italiani o stranieri, dividerli in Sivax e Novax, costringerli a perdere il lavoro senza Green pass è il modo che i padroni e i loro servi usano per indebolire una classe proletaria che dalla sua ha il numero e la forza per distruggere questo sistema, ma manca del collante, l’organizzazione in un suo partito.

 

L’unico modo per difendere i nostri interessi, è quello di lottare uniti per un sistema sociale alternativo al capitalismo, dove si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto. Le manifestazioni molto partecipate contro il Green pass devono essere l’acqua in cui nuotano le avanguardie proletarie per non lasciare spazio a posizioni filo padronali.

Un sistema senza padroni e schiavi salariati che consideri il profitto – e il modo in cui viene conseguito, lo sfruttamento in tutte le sue forme e colori - un crimine contro l’umanità. Un sistema che si chiama socialismo 

 

 

(*) Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

sab

16

ott

2021

ITALIA IL PAESE DELLE STRAGI IMPUNITE.

 

ITALIA IL PAESE DELLE STRAGI IMPUNITE.

 

Anche ieri 4 lavoratori sono usciti di casa per andare al lavoro e sono finiti in una bara.

 

Gli infortuni sul lavoro provocano ogni giorno più morti che in una guerra.

 

Nel giorno in cui il governo da via libera al decreto sulla sicurezza, nel nostro Paese sono state registrate ben quattro morti. Un bilancio che sembra essere destinato ad aumentare nei prossimi giorni, ma il Governo spera con questo provvedimento di provare a risolvere i problemi.

 

A Cavezzo, nell'area di Disvetro, nel Modenese, ha perso la vita, un agricoltore di 49 anni, che stava guidando un trattore nei campi ed è rimasto incastrato. 

 

A Nerviano, nel Milanese, un operaio è stato ucciso folgorato all'interno di una cabina elettrica.

 

Sempre a Nerviano un altro operaio di 44 anni è precipitato dal tetto di un capannone alto circa 6 metri.

 

In Sardegna, a Sassari, un operaio di 43 anni muore schiacciato da un muletto all'interno dell'Ecocentro comunale.

 

Come sempre governo, Confindustria e sindacati confederali, interessati più alla ripresa economica delle aziende e al profitto che alla salute dei lavoratori versano lacrime di coccodrillo e le solite frasi di circostanza.

 

Come sempre si ripetono le solite frasi di circostanza dichiarando che “ È inaccettabile che nel 2021 si continui ancora a morire così”. Ormai è un film già visto, i morti chiedono di aprire immediatamente un tavolo di confronto per la sicurezza sul lavoro con tutte le istituzioni che sono preposte ai controlli e alla tutela del personale, intanto i lavoratori continuano a morire per il profitto.

 

Tuttavia lo sgomento e il falso cordoglio non basta più a nascondere la complicità di governo e sindacati confederali complici di padroni assassini.

 

Non basta chiedere che diventino operativi al più presto i provvedimenti annunciati dal ministro del Lavoro Orlando approvati in Consiglio dei Ministri e la necessità di investire risorse adeguate in prevenzione, formazione e tecnologie finalizzate a rendere sicuro il lavoro, se si continua a lasciare impuniti gli assassini e i padroni che commettono crimini contro l’umanità e l’ambiente.

 

 Non basta potenziare le strutture di controllo sia a livello centrale dell’Ispettorato nazionale che con le Asl, con l’assunzione di nuovi ispettori se si concede l’impunità ai responsabili di questi omicidi di lavoratori.

 

La morte sul lavoro non è mai una fatalità.

Sul lavoro si muore più che in guerra.

 

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila e ogni anno sono 1.400 (120 al mese) i morti sul lavoro mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno, 16 al giorno, uno ogni due ore).

 

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora). Non possiamo accettare che i morti sul lavoro siano considerati effetti collaterali dello sfruttamento e come accettati come inevitabili.

 

Nella crisi economica e pandemica si riducono i posti di lavoro, ci sono meno lavoratori occupati, ma continuano ad aumentare gli infortuni.

 

Anche se la Costituzione afferma che l’operaio e il padrone sono uguali e hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall’ordinamento giuridico fa sì che la “libertà” e la “uguaglianza” dei cittadini sia solo formale.

 

In realtà in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione di uguaglianza giuridica astratta, e una situazione concreta, di fatto, di disuguaglianza sociale ed economica.

 

L’art. 32 della Costituzione recita che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”.

 

In realtà con la privatizzazione della sanità pubblica quest’ articolo, anche se mai abrogato, è ormai carta straccia, un affare per le assicurazioni, gli ospedali privati e le multinazionali farmaceutiche a scapito del diritto alla salute dei cittadini, tuttora formalmente garantito dalla Costituzione.

 

Dietro le vuote parole della democrazia si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di violenza, licenziamenti, assassinii contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”.

 

Ancora oggi nel 2021, nella” moderna e democratica” società capitalista gli operai continuano a morire di lavoro e di non lavoro per il profitto come nell’Ottocento.

 

In questa guerra del capitale contro i lavoratori negli ultimi anni vediamo anche in forte aumento i suicidi di lavoratori disoccupati, cassintegrati o colpiti dalla repressione e dal dispotismo padronale nel totale silenzio delle istituzioni e della stampa Tv, e non è un incidente di percorso o la dimenticanza, il fatto che la magistratura non apra inchieste.

 

Basta con l’ipocrisia di chi legittima e sostiene lo sfruttamento per realizzare maggiori profitti e poi in pubblico versa lacrime di coccodrillo.

 

Per noi anche una sola morte sul lavoro o per di malattia professionale a causa del profitto è intollerabile e va impedita.

 

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

mar

12

ott

2021

9 OTTOBRE 2021 LE VITTIME DELLE STRAGI INDUSTRIALI E AMBIENTALI PROTESTANO A ROMA

Sabato 9 ottobre, alle ore 11 a Roma in piazza Santi Apostoli il presidio del comitato 9 Ottobre.

 

SONO presenti i parenti delle vittime delle stragi ambientali, dei trasporti e sul lavoro che hanno colpito il nostro Paese: dal Vajont alla stazione di Viareggio, dalla Moby Prince al ponte Morandi, dalle Terre dei fuochi all'amianto. Solo per citarne alcune. E anche i familiari dei morti sul lavoro insieme a tutte le associazioni che li sostengono.

 

Perché “Noi, 9 Ottobre”? perché è la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali” istituita sul ricordo della strage del Vajont (9 ottobre 1963). Anche se abbiamo già ottenuto dal Parlamento un primo riconoscimento (Legge 14 giugno 2011, n.° 101) ora è necessario agire concretamente riguardo alle normative esistenti che impediscono l’effettivo riconoscimento dei diritti delle vittime ed evitare l’esito inaccettabile della “prescrizione” per reati di questo tipo.

 

Perché una riforma della Giustizia non abbia altro fine che adeguarsi alla Giustizia e Verità.

 

Le Vittime e i sopravvissuti non vogliono né vendette né processi sommari: vogliono che quanto subito non abbia più a ripetersi, che il loro enorme dolore serva almeno a scongiurare altre vittime.

 

Per questo rivendichiamo il diritto a vedere accertata ogni responsabilità, condizione per garantire la rimozione delle cause e promuovere, per il futuro, prevenzione e sicurezza.

 

L’improcedibilità dei processi introdotta con la recente riforma Cartabia è la negazione di questo diritto delle vittime e dovere dello Stato. Le vittime sono il primo soggetto interessato alla rapidità delle sentenza, ma l’alternativa non può essere la mancanza di sentenza, ovvero un’impunità a orologeria. Questo determinerebbe ulteriore lassismo e spazio proprio per chi specula sulla mancanza di sicurezza.

 

È un tema che non riguarda tanto chi ha già subito eventi dannosi, ma che riguarda tutta la collettività esposta a pagare le conseguenze delle prossime calamità e stragi.

 

La legge è stata approvata, ma questo ci impone di non fermare le nostre rivendicazioni, ma di rilanciare la mobilitazione per cercare di contenerne le conseguenze, gestirne gli esiti fino ad ottenere, alla prova dei fatti, le opportune modifiche.

 

La legge è stata approvata, ma questo ci spinge ancor più a rivendicare il giusto riconoscimento della figura della vittima, il suo diritto di essere parte del procedimento giudiziario non limitato alla costituzione di parte civile e di mera richiesta risarcitoria.

 

Pensiamo che agli indagati e agli imputati vadano riconosciuti e garantiti tutti i diritti di difesa e di riabilitazione sociale, ma pari diritti vanno garantiti alle vittime, spesso costrette a subire un’enorme disparità di mezzi e strumenti con controparti economicamente e socialmente potenti.

 

Ciò vale, in particolare, anche per le vittime sul lavoro che, a differenza degli eventi collettivi, si trovano a gestire una strage strisciante di morte e invalidità in maniera spesso solitaria e debole anche economicamente.

 

*Avevamo chiesto alla Questura di Roma il permesso di fare il nostro presidio in piazza Montecitorio, ci era stato concesso ma poi ci è stato negato. In allegato maggiori dettagli.

 

Di seguito il programma della giornata:

 

ore 11.00 presidio in piazza Santi Apostoli

 

ore 15.00 assemblea pubblica con la partecipazione delle associazioni delle Vittime presso Cappella Orsini via Grotta Pinta, 21 (vicino Campo de’ Fiori).

 

In allegato il manifesto e l’appello del comitato Noi, 9 Ottobre

 

https://www.facebook.com/noi9ottobre

 

https://twitter.com/9_ottobre

 

 

 

Giulia Danieli    334.9495679

 

Lucia Vastano   334.2943963

 

Michele Michelino  3357850799 

mar

05

ott

2021

PER IL LAVORO, L’UGUAGLIANZA E IL PLURALISMO

PER IL LAVORO, L’UGUAGLIANZA E IL PLURALISMO

 

Lettera dei Ferrovieri per la Costituzione (*)

Alla Cortese Attenzione di: Formazioni Politiche Trenitalia S.p.A. Organizzazioni Sindacali

Per conoscenza di: Giornalisti e Stampa

Gentili tutti,

La presente per esprimere innanzitutto solidarietà ai lavoratori e agli studenti colpiti dall’estensione dell’obbligatorietà di certificazione verde avvenuta col D.L. n°111 del 6 agosto 2021.

Vi scriviamo per diffidarVi sin da ora dall’estensione della suddetta certificazione al nostro ambito lavorativo, nonché dall’introduzione di qualsivoglia obbligo vaccinale, invitando le OO.SS. a difendere il lavoro quale valore fondante del nostro sistema giuridico e sociale e il nostro Datore di Lavoro a disapplicare quanto venisse eventualmente stabilito da qualunque norma discriminatoria e lesiva dei diritti naturali degli esseri umani; diritti che secondo una concezione giusnaturalistica del diritto sono da considerarsi pre-politici – ossia acquisiti alla nascita e non tali solo perché riconosciuti e accettati dalle Autorità – e prioritari rispetto alle codificazioni del diritto positivo. Tali principi permeano le Costituzioni nazionali, un documento sovranazionale di estrema importanza come La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che è a sua volta debitrice alle Dichiarazioni maturate in seno alle rivoluzioni borghesi, anch’esse esiti piuttosto recenti di una tradizione molto più antica, consolidatasi, attraverso l’età antica, medievale e moderna, come un cardine della cultura filosofica e giuridica dell’Occidente.

È con tale sensibilità che ci preme ricordarVi che la responsabilità di un ordine illegittimo – oltre, ovviamente, a chi lo emana – è in capo anche a chi lo esegue: «nessun uomo per Kant ha il diritto di obbedire»1 affermò la filosofa Hannah Arendt, smontando l’uso sconsiderato dell’etica kantiana da parte del gerarca nazista Adolf Eichmann, il quale giustificò i suoi crimini affermando «[…] di aver sempre vissuto secondo i principî dell’etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere»2. Alla massima giuspositivistica secondo cui «si deve ubbidire alle leggi in quanto tali», ne preferiamo un’altra incentrata sulla concezione dei diritti naturali: «si deve ubbidire alle leggi solo in quanto sono giuste»3.

A tal proposito riteniamo il Green Pass – e la sua narrazione mediatica – uno strumento biopolitico profondamente discriminatorio (e, potenzialmente, di controllo sociale panottico) che fa leva su istanze pseudo-collettivistiche e che si nutre di una propaganda divisiva e antiscientifica. Divisiva perché essa ha contribuito in modo decisivo a una polarizzazione della popolazione in due schieramenti opposti, di cui – di solito – solo la minoranza è ritenuta meritevole di un’etichettatura ideologica, dall’accento spesso dispregiativo e approssimativo (no-vax); antiscientifica perché riteniamo che in molti casi i media abbiano presentato la vaccinazione in toni così semplicistici, inaccurati e salvifici da aver spinto alcune persone a trascurare alcune cautele igienico-sanitarie in tal modo facilitando la circolazione del virus fra individui vaccinati. Una simile propaganda e lo stesso Certificato Verde ci sembrano dunque finalizzati a forzare in maniera surrettizia l’estensione della copertura vaccinale (un vero obbligo sarebbe controverso e difficile da giustificare dal punto di vista giurisprudenziale), piuttosto che a salvaguardare la salute della collettività e dei singoli individui. A dare credito ai nostri sospetti sulla reale finalità del Green Pass sono le dichiarazioni di un sostenitore della politica vaccinale, il microbiologo Andrea Crisanti: «Il Green Pass è un incentivo per la vaccinazione, non è uno strumento di sanità pubblica. È una bufala pazzesca dire che col Green Pass creiamo ambienti sicuri, serve ad indurre le persone a vaccinarsi»4.

 

Purtroppo il dibattito pubblico sulla questione è fortemente inquinato, e chiunque osi anche solo mettere in dubbio le linee guida o si azzardi a sollevare, pure pacatamente, qualche questione inerente all’argomento, subisce spiacevoli – e non di rado anche violente – etichettature, demonizzazioni e ghettizzazioni. Nei social tali sentimenti sono sfociati in manifestazioni parossistiche di rancorosa discriminazione; lo testimoniano le parole di alcuni personaggi pubblici che hanno invocato per i non vaccinati misure di segregazione forzata, augurandosi di vederli «ridursi a poltiglia verde», «fare una vita da sorci», «morire come mosche», invitando i riders a sputare nel cibo a loro destinato5.

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dom

03

ott

2021

Nell’era dello smart working e dei riders possiamo sempre dirci ramazziniani

 

Nell’era dello smart working e dei riders possiamo sempre dirci ramazziniani

 

 

 

Nell’anniversario della nascita (4 ottobre 1633 ) un evento catastrofico verificatosi a Carpi fa meditare su quanto l’opera e l’insegnamento di Bernardino Ramazzini siano stati trascurati; pluricitato nominalmente, ma quasi solo dai medici del lavoro, tuttavia non studiato abbastanza a fondo, Ramazzini è considerato ed è il fondatore della “medicinadel lavoro”, scienza eminentemente di carattere preventivo anche se spesso ha ceduto purtroppo il passo agli interventi del “giorno dopo” di tipo risarcitorio o “terapeutico”.

 

 

 

Difficile definire un profilo socio-politico compiuto di Ramazzini; le notizie sul personaggio sono scarne; il Dizionario generale di cultura di A . Brunacci della Società editrice internazionale, Torino 1928, dice appena “ Ramazzini (Bernardo) ...di Carpi morto a Padova 1714.

Oltre molte opere di medicina scrisse un centone latino con versi di Virgilio intitolato De bello siculo, dedicato a Luigi XIV.”

 

 

 

A parte l’omaggio al “re sole”, difficile da decodificare, Ramazzini parte da una intuizione geniale, possiamo dire anticipatrice dell’illuminismo ed anche materialistica.

 

In un momento storico in cui la malattia è da molti considerata una calamità di origine ignota e difficile da gestire se non con il ricorso alla protezione divina (con i suoi rappresentanti in terra che potevano essere anche i monarchi.

Ricordiamo la “favola” dei re francesi capaci di guarire la scrofola con la sola apposizione delle mani sul malato), Ramazzini- nonostante il citato omaggio a Luigi XIV- rompe con l’oscurantismo dell’epoca e individua nelle attività lavorative un importante fattore di rischio che può pregiudicare la speranza di vita e di salute degli “artigiani”(traduzione letterale dal latino “artificorum”) cioè del lavoratori; ma non è solo una solidissima osservazione scientifica sulla eziologia, la questione ancora più “sorprendente” è che qualcuno rivolga, in maniera così forte e sistemica, la sua attenzione alla salute dei lavoratori; forse è questa la maggiore rivoluzione culturale e politica di Ramazzini.

 

 

 

Né, a proposito di sorpresa, possiamo dimenticare che ancora 150 anni dopo la morte di Ramazzini il “clima” predominante nella cultura medica europea causò l’ostracismo e l’internamento in manicomio di Semmelweis medico ungherese “reo” di aver scoperto (1847) la causa infettiva della strage di puerpere ben facilmente prevenibile con l’igiene delle mani.

Ramazzini prende in meticolosa rassegna tutti i profili professionali dell’epoca: dal “beccamorto” allo scrivano, al soldato di ventura, delineando tutti i possibili “esiti” delle attività lavorative sia sul piano fisico che su quello psicologico; è relativa ai mercenari svizzeri una delle sue più acute osservazioni: la “umvehe”, un sentimento di potente nostalgia (della casa, della pace domestica) che si traduce in una condotta che gli “alienisti” dell’800 chiameranno “catatonia”; ma la catatonia, in battaglia, significa paralisi, esposizione al nemico e morte certa; alle reazioni psico-traumatiche ed alle depressioni dei soldati di ventura presta grande attenzione una recentissima mostra tenutasi nel cantone svizzero

 

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mar

28

set

2021

PER IL PROFITTO SI MUORE OGNI GIORNO.

PER IL PROFITTO SI MUORE OGNI GIORNO. 

IL CAPITALISMO CONTINUA A UCCIDERE

Anche oggi altri operai sono stati uccisi sul posto di lavoro. Un rituale che avviene ogni giorno.

 Le chiacchiere e i proclami sulla sicurezza di governo, padroni e sindacati confederali in Italia non impediscono la mattanza di operai. La modernità del capitalismo basata sullo sfruttamento sempre più intensivo dei lavoratori provoca ogni giorno morti, feriti e invalidi, come nell’ottocento.

Due operai sono morti intossicati all'interno del Campus dell'università Humanitas di Pieve Emanuele. Si chiamavano Emanuele Zanin di 46 anni e Jagdeep Singh di 42 anni. Sono morti mentre cercavano di caricare una cisterna di azoto liquido usato nei laboratori dell'Ateneo e per alimentare l'impianto antincendio. Entrambi lavoravano per la ditta "Autotrasporti Pe" di Costa Volpino che lavora in subappalto per la monzese Sol Group spa. La nuova legge del governo draghi su appalti e subappalti ha già cominciata a produrre vittime.

Ora come sempre mentre le famiglie piangono la loro morte, si aprirà l’ennesima inchiesta della procura di Milano con l’ipotesi di omicidio colposo e dell’ATS per verificare se ci siano stati errori nella manovra, mancanze strutturali o responsabilità di chi non ha fornito ai lavoratori i Dispositivi di Protezione Individuali e collettivi.

L'azoto liquido per il raffreddamento dei frigoriferi che custodiscono farmaci o reperti biologici può raggiungere una temperatura di 200 gradi sotto lo zero.

Come sempre in questi casi si sprecano le lacrime di coccodrillo delle istituzioni.

L’Humanitas ha espresso “profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle due vittime”, il Pd scrive sui social che "Non si può e non si deve morire di lavoro, nessuno dovrebbe perdere la vita mentre lavora”, intanto invece di spendere qualche euro in prevenzione si continua a mandare i lavoratori a macello. Questa società che per il profitto distrugge gli esseri umani e la natura è una società barbara e inumana che merita di essere distrutta dalle fondamenta. 

I morti sul lavoro sono delitti contro l’umanità e verrà il giorno in cui padroni governi e sindacati complici pagheranno caro, pagheranno tutto. 

lun

20

set

2021

MOZIONE

 

MOZIONE

 

L’ assemblea nazionale dei lavoratori combattivi e il Sicobas aderiscono alla manifestazione organizzata dal Comitato NOI, 9 OTTOBRE.

 

Nella Giornata Nazionale in Memoria delle vittime delle stragi industriali

e ambientali (9 ottobre)  le vittime del profitto scendono in piazza.

 

DAL VAJONT A VIAREGGIO, DALLA TORRE PILOTI AL PONTE MORANDI, DALLE STRAGI SUL LAVORO E DELL’AMIANTO ALLE TERRE DEI FUOCHI, DALLE LEGGI SU SICUREZZA E PREVENZIONE IGNORATE AI PROCESSI SENZA GIUSTIZIA E ALL’IMPUNITÀ PER I CRIMINI DELLE IMPRESE.

 

Con lo sblocco dei licenziamenti varato dal governo Draghi peggiorano le condizioni salariali e di vita di milioni di lavoratrici e lavoratori, proletarie e proletari. Più disoccupati, aumento della precarietà, ricatti e salari da fame, peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, aumento dei morti sul lavoro, dei ritmi, inasprimento della repressione contro gli scioperi e contro le lotte sindacali e sociali. Questo è il prezzo che gli operai, i lavoratori pagano per aumentare i profitti dei padroni.

 

Separare il movimento dei lavoratori dalle lotte sociali e ambientali anticapitaliste è servito in questi anni a isolare le lotte a tutto vantaggio del capitale.

La brutalità del modo di produzione capitalista fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si evidenzia nello sfruttamento e nell’aumento degli omicidi e negli invalidi che giornalmente i padroni fanno nei luoghi di lavoro.

Vittime che il più delle volte vengono considerate “fatalità”, “incidenti” o “calamità”, ma che in realtà sono la conseguenza diretta di pratiche economiche criminali messe in atto da imprese che agiscono a scopo di lucro,incuranti della sicurezza e della salute degli esseri umani.

Lottare per la sicurezza significa fare emergere la verità sulle cause dei disastri industriali, ambientali e le malattie e le morti su tutti i luoghi di lavoro (pubblici o privati) e ovunque esse avvengano. Non accettiamo che la vita delle persone (a loro insaputa) possa essere messa a rischio per motivi economici.

L’unità e la solidarietà sono la nostra forza. Noi pretendiamo salute, sicurezza, verità e giustizia per tutte le vittime del profitto sia ambientali, sia lavorative.

Le lotte sociali e ambientali anticapitaliste e le lotte del movimento dei lavoratori vanno strettamente unite.

L’assemblea dei lavoratori combattivi  e il Sicobas aderiscono e e partecipano alla manifestazione del comitato NOI 9 OTTOBRE e chiamano tutti i lavoratori, i movimenti sociali, i disoccupati, i precari/e, gli studenti, i movimenti per la difesa dell'ambiente e della salute, per il diritto all'abitare, a partecipare attivamente allo sciopero generale indetto da tutto il sindacalismo di base unitariamente l'11 ottobre contro i piani di governo e padroni.

 

Assemblea Nazionale  Sicobas 

Sala Dumbo Bologna, via Camillo Casarini 19, settembre 2021

 

ROMA, SABATO 9 OTTOBRE, DALLE ORE 11 PRESIDIO PIAZZA

MONTECITORIO

Seguiranno: delegazioni in corteo dalle istituzioni.

Dalle ore 15 alle 17 assemblea aperta a tutti con la partecipazione

Delle associazioni delle   vittime

 

Info.  Michele 3357850799, Luciano 3771508711,  Lucia 334.2943963

sab

18

set

2021

LA SALUTE DEI LAVORATORI INTERESSA AI PADRONI?

LA SALUTE DEI LAVORATORI INTERESSA AI PADRONI?

 

La Confindustria e i governi dopo aver costretto a lavorare fianco a fianco per oltre un anno e mezzo i lavoratori in piena pandemia senza fornire adeguate misure di sicurezza alle lavoratrici e ai lavoratori dispositivi di protezione individuali e collettive sembrano diventati i primi difensori della salute degli operai.

Gli stessi che considerano “normale” che ci siano oltre 1400 morti sul lavoro (omicidi) decine di migliaia di morti per malattie professionali e invalidi causate dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro sembrano diventati improvvisamente anime candide, delle crocerossine che si preoccupano della salute dei lavoratori

In realtà ai padroni e ai governi di turno interessa che gli operai non si ammalino e muoiano, ma che non s’interrompa la produzione e la ripresa economica, cioè i loro profitti.

L’obbligo del Grenn pass per lavorare, pena la sospensione del salario, che impongono, non è perché hanno a cuore la salute dei lavoratori e cittadini ma la produzione, lo sfruttamento che per loro e fonte di profitto.

Per raggiungere i loro obiettivi, i padroni e i governi hanno da sempre usato scienziati, medici di fabbrica sul loro libro paga, pagati lautamente per fare i loro interessi e non certo quello dei lavoratori. Questo si evidenzia ancora di più oggi con il covid19.

La medicina del padrone, del capitale che cura le malattie del lavoratore o sociali è funzionale unicamente al sistema produttivo per il profitto. Per il padrone il lavoratore è una cosa, una merce che può “guastarsi”, ammalarsi creando scompensi nel sistema produttivo. Non interrompere la produzione e la ripresa economica è il primo interesse del governo, dei padroni, di tutte le forze politiche parlamentari e dei sindacati confederali. L’ipocrisia del potere si nasconde dietro la maschera della difesa della salute dei lavoratori, quando il loro interesse primario è solo il profitto.

I responsabili di migliaia di omicidi sul lavoro, in validi, malattie professionali oggi si ergono a paladini della salute pubblica imponendo regole e abolendo diritti costituzionali dopo averla distrutta a favore dei privati costringendo tutta la popolazione a fare quello che è interesse dei padroni.

Il covid19 è usato dagli imperialisti/capitalisti di tutto il mondo per portare avanti profonde ristrutturazioni nel sistema produttivo per cercare di contenere la crisi economica ha scapito dei lavoratori e della parte più povera della popolazione.

Oggi assistiamo a uso politico della pandemia per colpire i diritti dei lavoratori. Il covid ha oscurato e fatto dimenticare tutte le altre malattie professionali creando a fianco delle vecchie nuove nocività.

Oggi più di i padroni parlano unicamente di covid, di obbligo di Green pass nascondendo le malattie professionali e ambientali degli esseri umani dividendo i proletari e degli animali.

In Italia per ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono 230mila persone l’anno (630 il giorno), In seconda posizione troviamo i tumori, che causano la morte di 180mila persone (circa 500 ogni giorno). Altre 60 mila persone ogni anno muoiono per l’inquinamento atmosferico, ma queste morti non interessano gli industriali e il governo

La storia della difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio è quella della lotta di classe.

Nessun vaccino, nessuna cura può salvaguardare la nostra salute finche non si distrugge il virus più pericoloso di tutti; il sistema capitalista che distrugge gli esseri umani e la natura.

 

Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Terr

mar

14

set

2021

SALUTE, MALATTIA E PROFITTO

SALUTE, MALATTIA E PROFITTO
In una società divisa in classi, le pandemie come tutte le malattie non colpiscono le classi sociali allo stesso modo. Si muore più velocemente, più rapidamente, nella classe sfruttata, nella classe operaia che non nella borghesia
Per anni i padroni e i loro governi hanno attuato una compagna denigratoria contro la sanità pubblica elogiando quella privata, trasformando le strutture sanitarie e sociosanitarie, compresi gli ospedali in aziende.
Per anni gli industriali della salute e tutti i loro governi, di qualsiasi colore, ci hanno martellato con campagne di denuncia sull’inefficienza e sulla corruzione nella sanità (di cui erano responsabili) denunciando il superconsumo dei farmaci, delle analisi, lo spreco dei beni sanitari, denigrando i lavoratori pubblici e accusandoli di assenteismo, di essere privilegiati, mettendo lavoratori e cittadini gli uni contro gli altri.
La denuncia della malasanità e del servizio nazionale pubblico fatta dai padroni della sanità privata non ha mai avuto a cuore la salute dei lavoratori e dei cittadini degli strati popolari. Le campagne sulla corruzione e inefficienza della sanità pubblica montata di capitalisti hanno avuto sia in passato sia oggi l’obiettivo di privatizzare ancora di più sia la sanità pubblica sia tutto quello che oggi è ancora pubblico con il consenso di una parte della popolazione e l’indifferenza di un’altra parte.
Con il pretesto di contenere il “deficit” pubblico hanno tagliato le spese sanitarie della popolazione più povera, dei proletari (più di 37 miliardi di euro negli ultimi 10 anni) a favore di quella privata. Ormai sempre più i padroni e le multinazionali hanno assunto direttamente il controllo della sanità e della salute della popolazione e si apprestano a intascarsi il bottino che arriva dall’Europa che i proletari e le classi sottomesse dovranno ripagare.
Il 13 agosto è stata erogata dall’Europa la prima tranche dei fondi del Recovery per l’Italia da 24,9 miliardi di euro con l’obiettivo di potenziare il livello di digitalizzazione di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) di I e II livello entro dicembre 2025 e il rafforzamento strutturale degli ospedali del Ssn attraverso l’adozione di un piano specifico di potenziamento dell’offerta.
Il capitalismo per realizzare la massificazione dei profitti cerca di ridurre il più possibile l’aliquota per le spese dei beni collettivi (educazione, sanità ecc) a vantaggio dei beni individuali di consumo.
Nel 1978 la classe operaia grazie alle lotte fece approvare per legge la riforma sanitaria pubblica gratuita per tutti, con cure, assistenza e sicurezza sociale per tutti.
Anche se la sanità pubblica nel capitalismo è un’impresa che è sottoposta alle leggi commerciali e dipende da fondi stanziati dal governo e gestita dalle Regioni (pagate dai lavoratori e cittadini) noi siamo contro la privatizzazione e rivendichiamo il suo miglioramento.
I padroni da sempre si battono contro l’attuale sistema di sanità pubblica frutto di un ciclo precedente di lotte operaie e di rapporti di forza fra capitale e lavoro. Per i padroni un operaio malato è un lavoratore sospeso dal lavoro, che per quel periodo non viene sfruttato e non produce plusvalore e profitto, pertanto inutile.
Le classi sociali e il reddito dividono gli esseri umani davanti alla malattia e alle possibilità di cura evidenziando la diseguaglianza anche davanti alla malattia e alla morte.
Anche i dati recenti dei morti per covid ci dimostrano che si muore più velocemente, più rapidamente, nella classe sfruttata, nella classe operaia che non nella borghesia (basta vedere come hanno risolto in pochi giorni con le cure il covid di Donald Trump, Boris Johnson, Silvio Berlusconi, Flavio Briatore, Carlo d’Inghilterra, Alberto di Monaco, Guido Bertolaso e tanti altri)
I morti di lavoro, di malattie professionali e ambientali aumentano costantemente, come quelli per incidenti stradali. Sono decine di migliaia quelli per cause di lavoro, centinaia di migliaia i feriti e gli invalidi, milioni i feriti per incidenti stradali e tutto questo va a vantaggio delle compagnie di assicurazione e delle multinazionali della sanità e del farmaco che possono vendere polizze, tranquillanti, le medicine per “curare” l’ansia, gli attacchi di panico e la tensione nervosa, e oggi i vaccini, facendo lauti profitti.
In nome dell’emergenza covid tutti i governi attuano misure restrittive delle libertà costituzionali, dei lavoratori e della popolazione con il consenso della maggioranza dei cittadini, ma oggi più che mai diventa attuale quanto affermava Lenin:
«Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni.»

 

Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Sesto San Giovanni 14 settembre 2021

dom

12

set

2021

L'ORGANIZZAZIONE CAPITALISTA E' REPRESSIONE E MORTI DI PROFITTO

L’organizzazione capitalista è repressione e morti di profitto

 

È la dittatura del padrone a far sì che la democrazia formale si fermi ai cancelli della fabbrica o dell’azienda capitalistica.

 

Michele Michelino (*)

 

L’impresa capitalista finalizzata al profitto è un’organizzazione gerarchica, come un esercito. Al vertice il padrone o l’amministratore delegato, cui seguono i dirigenti, i capi e capetti delle singole unità organizzative e la vigilanza privata del padrone, gli operai in produzione, gli addetti ai magazzini e alle vendite.

I padroni in ogni azienda stabiliscono le loro leggi e regole, punendo con multe, sospensioni o licenziamenti chi non rispetta il comando di fabbrica o non si attiene al suo codice di fabbrica, come monito per disciplinare la massa degli operai.

Questa pratica punitiva negli ultimi anni si è accentuata, in particolare nel settore della logistica. Oggi più che in passato il lavoratore è sottoposto alla vecchia logica del bastone (punizione) e della carota (premio), che tutti i lavoratori conoscono e sperimentano in forme diverse in ogni luogo di lavoro.

Dietro la facciata democratica formale della società c’è la dittatura del capitale. È la dittatura del padrone a determinare che la democrazia formale si fermi ai cancelli della fabbrica o dell’azienda capitalistica.

Le classi sociali si scontrano giornalmente nei luoghi di lavoro e nella società, sia in modo palese sia latente nel conflitto sociale e di classe fra capitale e lavoro salariato.

Il potere incontrastato del padrone è difeso e legittimato da governi, politici e sindacati confederali e filo padronali che riconoscono e difendono la proprietà privata dei mezzi di produzione e il profitto come diritti primari cui tutti gli altri devono essere subordinati.  

La lotta economica sindacale, anche la più radicale, per quanto necessaria, può solo contrastare il padrone limitandosi a “contrattare” lo sfruttamento e recuperare in parte  il potere d’acquisto dei salari. Pensare quindi di ottenere con la lotta sindacale la liberazione dallo sfruttamento sulla base del sistema capitalista è come pensare di ottenere l’abolizione della schiavitù senza abolire il sistema schiavistico.

L’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la libertà dallo sfruttamento capitalista può essere conquistata solo dopo aver distrutto dalle fondamenta la società capitalista, con il potere operaio, nel socialismo, quando la proprietà comune dei mezzi di produzione e il controllo strategico del processo di produzione sarà nelle mani dei lavoratori, secondo un piano stabilito nell’interesse della collettività.

Nel capitalismo le belle parole e i principi della democrazia borghese sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo si fermano ai cancelli della fabbrica e non valgono per le classi sottomesse se esse non in grado di farli rispettare con la lotta.

Il superamento dello sfruttamento capitalistico implica la completa distruzione dei rapporti di comando della fabbrica da struttura autocratica (dispotica) qual è ora, a struttura democratica (non dispotica), quale potrebbe e dovrebbe essere nel futuro, nel socialismo dove la “democrazia operaia” garantisce il lavoratore e punisce lo sfruttamento considerandolo un crimine contro l’umanità.

 

Potere e scienza

 

In una società divisa in classi la scienza e la medicina, come tutte le istituzioni, non sono neutrali: anche la scienza è sempre al servizio del capitale. Il potere costituito dal capitale, così come ha bisogno delle forze repressive legali dello stato (carabinieri, polizia, esercito, ecc) o illegali (fascisti ad apparati segreti), ha bisogno di istituzioni, magistratura, carceri e di una scienza asservita al potere per legittimare il suo dominio e sottomettere il proletariato e le classi sottomesse.

La scienza del capitale non si basa sull’analisi dell’esperienza delle masse sfruttate, non è al servizio dell’uomo ma dei governi e ancor più delle multinazionali che pagano le ricerche per trarne profitto.

Come abbiamo visto durante questa pandemia di covid19 i governi, i padroni e ciarlatani chiamati “scienziati di Stato” hanno detto tutto e il contrario di tutto per costringere la popolazione a vaccinarsi e fare accettare alla maggioranza della popolazione misure anticostituzionali e lesive dei diritti sociali e politici che altrimenti mai sarebbero passate.

Il governo e la Confindustria, la guerra la fanno alla classe operaia e proletaria più che al virus,  trattando come nemici chiunque ostacola l’accumulazione del profitto o la mette in discussione. L’introduzione del green pass è solo l’ultimo episodio di discriminazione contro i lavoratori e i “ribelli” che non accettano le regole stabilite dal potere.

Con l’introduzione del passaporto verde lo stato limita e impedisce la mobilità sociale di una parte dei cittadini, l’accesso alle mense ai lavoratori non vaccinati (che però possono continuare a lavorare gomito a gomito con i vaccinati), alle assemblee e ai luoghi di ritrovo, a salire sui treni e autobus a lunga percorrenza introducendo una forma di apartheid tipico del razzismo contro i neri in USA o in Sudafrica quando la minoranza capitalista bianca, per conservare il potere, proibì ai neri l'acquisto delle proprietà terriere e vietò loro di usare gli stessi mezzi pubblici e di frequentare gli stessi locali e scuole.

 

Razzismo, xenofobia, discriminazione e disuguaglianza sono in aumento in tutto il pianeta. Negli ultimi mesi, sia nei paesi imperialisti ma ancor più nel Sud del mondo, le masse proletarie, le persone di colore, i prigionieri politici o comuni, i senzatetto, i migranti e rifugiati che hanno sofferto, come molti altri, della Covid 19 hanno subito un peggioramento delle loro già precarie condizioni di vita.

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ven

10

set

2021

Amianto nella metropolitana milanese: la corte di appello rinvia al 21 ottobre p.v. alle 10.00

Amianto nella metropolitana milanese: la corte di appello rinvia al 21 ottobre p.v. alle 10.00

Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Amianto: “ci aspettiamo giustizia per coloro che hanno perso la vita per l’esposizione alla fibra killer ed esprimiamo preoccupazione per la salute degli altri lavoratori

 

Milano, 10 settembre 2021 - Sta giungendo all'epilogo il processo sull'amianto nella metropolitana milanese che vede imputato l’ex manager della società di trasporti Elio Gambini, per omicidio colposo per il decesso per mesotelioma e altre malattie absesto correlate, avvenuto tra il 2009 e il 2015, di sei dipendenti esposti a fibre e polveri di amianto nei tunnel della metropolitana e nei depositi dei mezzi di superficie.

Dopo la sentenza assolutoria del giudice di primo grado, Maria Idra Gurgo di Castelmenandro, che ha sostenuto, in sintesi, che le prove emerse durante il dibattimento relative alla dispersione di fibre e alla loro inalazione da parte dei dipendenti non fossero sufficienti e che non fosse possibile stabilire la responsabilità penale di alcun imputato, il processo è approdato oggi alla Corte di appello di Milano.

Dopo l’intervento dei difensori delle parti civili e del Procuratore Generale che ha sottolineato la necessità di un migliore vaglio delle prove acquisite nel corso dell’istruttoria dibattimentale sulla base quindi di accertamenti tecnici, testimonianze e acquisizioni documentali, la prossima udienza è stata fissata per il 21 ottobre alle 10.00 per le conclusioni del responsabile civile, del difensore dell’imputato e la sentenza.

Il PM Maurizio Ascione, che ha condotto le indagini e rappresentato la pubblica accusa nel corso del primo grado, e che, unitamente ad alcune parti civili, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto, rappresentato dall’avv. Roberta Verzicco, ha impugnato la sentenza assolutoria chiedendo la condanna dell’imputato ribandendo che è dimostrato che vi fu negligenza, imprudenza e imperizia, oltre che violazione di regole cautelari, in un periodo nel quale era ben risaputo e conosciuto il rischio amianto, e peraltro in assenza di strumenti cautelari e che ATM non ha fornito nè informazioni sul rischio amianto, nè autorizzato l’uso di dispositivi di protezione individuale e collettiva ai lavoratori esposti arrivando a negare addirittura la presenza di amianto.

Auspichiamo che la Corte di Appello, renda giustizia a coloro che hanno lavorato nella metropolitana milanese e che purtroppo hanno perso la vita per l’esposizione alla fibra killer” - dichiara Ezio Bonanni, Presidente ONA e legale dei familiari di alcune vittime, che precisa - “in caso di in caso di eventuale conferma dell'assoluzione, procederemo in sede civile dove chiederemo il risarcimento del danno, oltre all'indennizzo INAIL già riconosciuto”.

Bonanni già nel 2016 aveva formalizzato la costituzione di parte civile citando ATM come responsabile civile perchè rispondesse dei danni in solido con l'imputato. Nel contempo si sono moltiplicati i casi di segnalazioni di malattie asbesto correlate tra coloro che hanno svolto le medesime attività.

Si sarebbe potuta evitare l’esposizione, la lesione alla salute, e le tragiche conseguenze che si sono verificate utilizzando materiali sostitutivi, o anche mettendo a conoscenza i dipendenti del rischio amianto dotandoli di maschere protettive e di altri presidi, si deve far luce sul perché questo non è avvenuto e di chi sono le responsabilità – spiega,  e aggiunge – “esprimiamo preoccupazione per gli altri lavoratori esposti e chiediamo che venga istituito un servizio di sorveglianza sanitaria per tutti coloro che hanno svolto le stesse mansioni dei deceduti negli stessi periodi” - conclude il legale. L'Osservatorio Nazionale Amianto, già dal 2008, ha segnalato diverse situazioni a rischio in Lombardia, tra cui la presenza di amianto nelle case dell'Aler. Si sono infatti verificati diversi casi di mesotelioma (1.400, di cui 800 solo a Milano) tra coloro che hanno abitato questi appartamenti che solo nei tempi più recenti sono stati bonificati. 

L'ONA ha costituito uno specifico dipartimento con un servizio di assistenza medica e legale attraverso lo sportello telematico https://www.osservatorioamianto.com/sportello-nazionale-amianto/ e il n. verde 800034294.

 

 

Donatella Gimigliano

Responsabile Ufficio Stampa Osservatorio Nazionale Amianto

Giornalista – Relazioni Pubbliche & Comunicazione

Cellulare: +39 3287310171

Email: d.gimigliano@bixpromotion.it

 

 

 

 

gio

02

set

2021

BREDA: OMERTA’, LOTTA, SOLIDARIETA’ OPERAIA, REPRESSIONE

Per ricordare i compagni che ci hanno lasciato, uccisi dal profitto, e una lotta che continua.

 

BREDA: OMERTA’, LOTTA, SOLIDARIETA’ OPERAIA, REPRESSIONE.

 

La nostra lotta contro i morti sul lavoro e di lavoro, a sostegno delle vittime dell’amianto e delle sostanze cancerogene, per la ricerca della verità sulle cause delle malattie e della morte di tanti nostri compagni di lavoro, ha dato e da fastidio a molti. In questi anni molteplici sono stati i tentati di criminalizzarci.

Un muro di complicità e omertà ha unito per lungo tempo padroni, governi, istituzioni, partiti e sindacati.

Dal 1996 al 2000, dopo le prime denunce alla Procura di Monza e Milano le minacce verbali e le telefonate anonime, a tutte le ore della notte, contro i membri più in vista del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (Giambattista Tagarelli, Giuseppe Gobbo, Michele Michelino e altri ancora) sono state continue, nel tentativo di spaventarci e farci desistere dalla lotta.

 

In quel periodo 20 processi furono archiviati perché il fatto che la fabbrica - la Breda Fucine – fosse divisa al suo interno da una strada privata che faceva da confine tra il comune di Sesto (sotto la procura di Monza) e quello di Milano - generava continui conflitti di competenza alimentati dai dirigenti che giocavano sulla competenza dei tribunali, aspettando la prescrizione.

Nel mese di febbraio del 1999 la lotta per far emergere la verità sui morti per amianto alla Breda di Sesto comincia a incrinare il granitico muro dell’omertà e dell’indifferenza delle istituzioni e si scontra anche con la stampa, che continua a negare la strage operata dall’amianto.

Significativa è la posizione assunta dal noto giornalista Vittorio Feltri che, in un articolo ripreso da vari organi di stampa fra cui il Giornale di Sesto, nega che alla Breda ci siano stati morti per amianto, deridendo il contenuto della lapide posta dai compagni di lavoro dei morti in loro ricordo. I lavoratori e le vittime rispondono con una lettera indirizzata agli interessati e per conoscenza ad organi di stampa:

Al Direttore del “Giornale di Sesto” sig. Stefano Gallizzi; e per conoscenza ai direttori di: Il Borghese – La Repubblica – Il Giorno – Il Diario di Sesto la Città di Cinisello B.- Radio Popolare – IL Manifesto – Liberazione.

 Egregio Sig. Stefano Gallizzi, Abbiamo letto sulla prima pagina del suo giornale che “il noto giornalista Vittorio Feltri, ex direttore de IL GIORNALE e attuale responsabile del BORGHESE, scrivendo al quotidiano politico IL FOGLIO ha espresso un commento” – per noi inaccettabile – sulla targa che ricorda i morti di tumore da amianto e altre sostanze nocive posta in via Carducci dai lavoratori della ex Breda a ricordo dei loro compagni.

Feltri non sa che quella lapide e il monumento sovrastante hanno due storie nettamente distinte, e li unisce in due giudizi categorici: il monumento (che a noi proprio non interessa, perché è stato costruito – non certo da noi – assieme ai nuovi palazzi di quell’area) è “abbastanza brutto per non essere notato, mentre riguarda ai caduti per lo sfruttamento capitalista..... i loro nomi non compaiono ….. perché qualcuno li sta ancora cercando”: così Lei riassume i giudizi di Feltri, concordando in pieno con lui; e accodandosi alla di lui totale ignoranza della storia di quella targa, che noi del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” abbiamo voluto deporre al bordo dell’area ex Breda alla vigilia del 25 aprile di due anni fa.

Per correggere la vostra (di Feltri e Sua, sig. Direttore) disinformazione, vogliamo farvi sapere che a tutt’oggi i morti accertati di tumore, solo alla Breda di Sesto, sono 34; è vero , “ancora li stiamo cercando” (l’unica cosa giusta che dice Feltri!), perché probabilmente ce ne sono stati molti altri, ma l’omertà da parte di padroni, politici, sindacalisti e anche giornalisti non aiuta certo la nostra ricerca.

Per esempio, noi abbiamo atteso invano di leggere sui giornali – compresi i vostri , ovviamente – la notizia che da oltre due anni 17 cause sono state depositate alla magistratura di Milano e di Monza per accertare la responsabilità di queste morti. Sappiamo bene che ciò che vi indispone – Lei e il sig. Feltri – non è la bellezza o la bruttezza del monumento di via Carducci, ma – come Lei sembra candidamente affermare sul Giornale di Sesto del 26 febbraio 1999 – proprio il fatto che li sotto ci sia quella targa; e infatti Lei dichiara “incredibile che nel 1997, a soli tre anni dal Duemila, qualcuno abbia avuto il coraggio di far esporre una lapide con certi contenuti”

Signor Direttore, quella lapide l’abbiamo voluta, l’abbiamo fatta scrivere, l’abbiamo pagata, l’abbiamo installata noi: no, non è questione di “coraggio”, Signor Direttore; noi siamo semplicemente degli onesti lavoratori ex Breda, compagni di lavoro di quei morti, noi e loro abbiamo lavorato assieme per anni in Fonderia, in Forgia, alle Aste ed in altri reparti mattatoio in mezzo a fumi, polveri e sostanze nocive di ogni tipo, e siccome aspiratori e altri sistemi di sicurezza costavano troppo al “capitale” (e ce la lasci dire questa parola!) a loro è toccato di morire, ad alcuni di noi di ammalarsi gravemente, ed altri in futuro … chi lo sa?

Purtroppo, a questo punto non possiamo dire che anche i signori Gallizzi e Feltri siano degli onesti lavoratori: se no, il loro mestiere di giornalisti l’avrebbero fatto meglio: in questo caso, almeno, informandosi bene.

Voi che siete giornalisti “alle soglia del Duemila”, dovreste sapere anche che Sesto San Giovanni era una delle città più inquinate d’Europa, fino a quando i 42 mila posti di lavoro delle sue grandi fabbriche non sono stati eliminati; con quali conseguenze per i lavoratori interessati non è il caso qui neppure di accennarlo.

Come dovreste sapere anche che già dal 1978 lo SMAL(Servizio di Medicina Preventiva per gli Ambienti di Lavoro) di Sesto denunciava in un rapporto inviato all’Assessorato alla Sanità, all’Ufficiale Sanitario, all’Ispettorato del Lavoro – ve ne mandiamo una copia – la pericolosità delle lavorazioni effettuate nei reparti della Breda; lavorazioni che, oltre agli operai, avvelenavano tutta la popolazione. Ma anche questa notizia voi giornalisti avete contribuito a tenere nascosta.

 

Per vostra informazione, aggiungiamo due notizia più recenti:

 

• Il P.M dott. Aprile, giudice che conduce l’inchiesta sule denunce presentate dai famigliari dei morti, ci ha poche settimane fa confermato di aver iscritto nel registro degli indagati sei ex dirigenti Breda; e di prevedere di chiudere le indagini entro il mese di ottobre 1999, per aprire successivamente il relativo processo.

 

• Anche se a voi sembrerà “francamente incredibile” siamo stati invitati ed abbiamo partecipato alla Conferenza Nazionale sull’amianto per parlare del “caso Breda”; conferenza che si è tenuta a Roma proprio in questi ultimi giorni, organizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

• Concludiamo, comunicando anche a voi che noi siamo determinati ad ottenere giustizia e verità: per essendo coscienti di andare contro interessi economici giganteschi, perché la nostra battaglia è contro una società che mette il profitto prima degli esseri umani, noi non ci arrendiamo.

Per noi è più che mai valido il contenuto della “nostra targa”, che qui riprendiamo, aggiungendovi l’elenco dei 34 cognomi dei “nostri” morti. “A PERENNE RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI MORTI A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA ORA E SEMPRE RESITENZA”.

 

Barichello, Camporeale, Capobianco, Cattan, Cenci, Cerni, Crippa C, Crippa G, Damiani, Daraio, Fabbri, Farina, Franceschini, Fretta, Froisio, Gambirasio, Lazzari, Maggioni,, Mangione, Martini, Megna, Morano, Pettenon, Ratti, Rella, Rivolta, Soldo, Spagna, Tortoriello, Trentin, Tricarico, Ventrella, Vignola, Zanetti.

 

Alcuni dei 200 soci del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio c/o Centro di Iniziativa Proletaria, via Magenta 88 – Sesto San Giovanni (02.26224099) Seguono le firme:

 

 Michele Michelino (ex operaio Breda Fucine, presidente del Comitato), Silvestro Capelli (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Giuseppe Gobbo (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Giambattista Tagarelli (ex operaio Breda Fucine, oggi operaio Breda Energia, malato di tumore), Giuseppe Mastrandrea (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Ornella Mangione (figlia di Giancarlo, ex operaio Breda, morto per mesotelioma), Luigia Zanovello (vedova di Luigi Cattan, ex operaio Breda, morto per mesotelioma), Marco Megna (ex operaio Breda, figlio di Biagio Megna, ex operaio Breda morto per tumore), Luigi Consonni (ex operaio Breda), Massimo Leoni (ex operaio Breda Fucine)

 

 

NOTA - A oggi sono più di 150 i lavoratori uccisi dall'amianto e dal profitto - .

 

Dal libro: AMIANTO MORTI DI “PROGRESSO”

La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

https://www.resistenze.org/sito/ma/di/sc/mdscjd18-021455.htm

dom

29

ago

2021

MORTI SUL LAVORO NEL 2021

Morti sul lavoro nel 2021.

Dall’inizio dell’anno al 29 agosto ci sono state 942 morti complessive per infortuni sul lavoro. Di questi 464 sono morti sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere. A questi occorre aggiungere i lavoratori morti per covid considerati a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro (dati dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro).

 

Altre migliaia di lavoratori sono uccise dalle malattie professionali (ogni anno solo per amianto sono 6000). Da questi numeri sono esclusi i lavoratori in nero, in Italia si calcola che siano oltre 3 milioni i lavoratori in nero.

 

Ogni giorno decine di lavoratori sfruttati costretti a lavorare con continui ricatti e senza dispositivi di sicurezza individuali e collettivi sono sacrificati per i profitti dei capitalisti nell’indifferenza di padroni, governo e istruzioni.

Nella “democratica” repubblica italiana ogni giorno avviene una guerra di classe nascosta che produce morti, feriti e invalidi negli sfruttati e oppressi. Lavoratori che ogni giorno escono da casa per guadagnare il pane per le loro famiglie e finiscono in una bara. Crimini contro l’umanità che avvengono nella più assoluta impunità.

 

La presunta imparzialità dello stato e delle istituzioni, a cominciare dalla magistratura, non esiste. In realtà le istituzioni sono al servizio del potere delle multinazionali, dei capitalisti. Anche tutti i partiti politici in parlamento, siano essi di governo o opposizione sono al servizio del sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Lo stesso sindacato confederale, che nella crisi economica e pandemica è sempre più interessato alle sorti dell’economia nazionale che agli interessi dei lavoratori, fa parte del sistema di sfruttamento contrattando sempre più al ribasso le condizioni di vita e di lavoro degli sfruttati.

 In nome dell’aumento della produttività e del profitto i padroni e i sindacati filo padronale danno mano libera ai padroni di licenziare e ricattare i lavoratori costringendoli a lavorare in condizioni pericolose.

 

L’aumento dello sfruttamento è la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro.

La loro forza sta nella nostra divisione, nella nostra debolezza.

 

 

Ecco cosa contano i lavoratori, i proletari della democrazia borghese.

 

Non c’è nessuna compatibilità tra i nostri interessi e quelli dei padroni.

ven

27

ago

2021

RIFLESSIONI DI UN SEMPLICE OPERAIO

Riflessione di un semplice operaio
I limiti alle rivendicazioni operaie e libertà personali che governo e Confindustria impongono in nome della crisi e della pandemia covid19 con il sostegno dei sindacati collaborazionisti e di regime possono essere infranti. Queste misure sanciscono l’immiserimento degli operai in nome della ripresa dei profitti e vanno combattuti.
La storia della lotta di classe insegna che gli interessi dei proletari non si stabiliscono sulla base della “compatibilità”, ma sulle reali condizioni di lavoro e di vite del proletariato. Su queste basi la lotta può essere diretta dagli operai coscienti che rompono il vincolo di fedeltà anche senza e contro i sindacati filo-padronali, anche se per questo bisognerà pagare un prezzo.
Quando i lavoratori si uniscono sui loro interessi immediati e storici e con la lotta, rompono la pace sociale, smascherano la democrazia borghese e mostrano la dittatura del capitale sul lavoro salariato.
Il governo Draghi e la Confindustria, con l’appoggio del sindacato confederale, usano l’emergenza covid19, il vaccino e il Green pass per dividere i lavoratori mettendo gli sfruttati gli uni contro gli altri negando ad alcuni lavoratori il diritto a mangiare nella mensa aziendale con i propri compagni .La “libera Italia”, tramite una legge di stato, il Green pass, votato da tutti i partiti, reprime con multe, sospensioni dal lavoro, licenziamenti e ricatti tutti per costringerli a vaccinarsi non tenendo conto dei credi religiosi, politici, o sanitari, usando le forze dell’ordine e l’esercito non per perseguire i delinquenti ma per dare la caccia agli “untori”. I padroni e il governo non possono tollerare che qualcuno nutra sfiducia verso le loro e le loro Istituzioni.
La nostra esperienza di decenni di lavoro in fabbrica e nel territorio nella lotta contro la nocività, le malattie professionali, a cominciare dall’amianto, chi hanno dimostrato che in una società divisa in classi in cui il potere è in mano ai padroni la scienza e la medicina non sono neutrali ma al loro servizio. Per questo non abbiamo nessuna fiducia nello stato dei padroni e nelle loro istituzioni.
Alcuni dei virologi ed esperti del governo sempre in TV e sui Giornali li conosciamo da anni per via dei processi d’amianto.
Li vediamo ogni volta difendere i padroni delle multinazionali (Breda/Ansaldo, Pirelli, Alfa Romeo, Teatro alla Scala e molti altri) e abbiamo sempre più schifo e rabbia nel vedere alcuni di questi virologi osannati da tutti e considerati come salvatori della salute pubblica, anche da alcuni "compagni" che fino a ieri sostenevano e, in alcuni casi ancora sostengono, che “lo stato borghese si abbatte e non si cambia”.
Per noi il nemico e sempre lo stesso. Sono: i padroni delle multinazionali, i loro governi e tutti i loro reggicoda siano essi politici, sindacalisti, scienziati o medici venduti al potere.
Michele Michelino

lun

16

ago

2021

DI LAVORO SI CONTINUA A MORIRE ANCHE IN AGOSTO

DI LAVORO SI CONTINUA A MORIRE ANCHE IN AGOSTO


I morti sul lavoro nel 2021.

 

Dall’inizio dell’anno al 15 agosto ci sono stati 904 morti complessivi per infortuni sul lavoro.

Di questi 442 sono morti sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere.

A questi occorre aggiungere anche i lavoratori morti per covid considerati a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro.

Questi dati dell'Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro ci dicono che avremmo bisogno di prevenire gli "incidenti" con leggi, sanzioni e una medicina preventiva in grado di rintracciare le cause che producono malattie e morte e di eliminarle. 

Questo non succede perché non è l'interesse della società del profitto.

In questa società gli esseri umani sono trattati come merce, come cose, e la natura ridotta a qualcosa da saccheggiare selvaggiamente; da qui la causa delle "catastrofi naturali" – siano terremoti, crolli, inondazioni - che di naturale non hanno proprio niente.

Una società che ha il suo fondamento nella Costituzione Repubblicana, Costituzione che nell'art. 32 recita "La Repubblica Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e della collettività", arrivando a dichiarare che la stessa iniziativa privata - pur essendo libera - "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana" (art. 41 II comma cost.) richiederebbe norme e leggi, un sistema sociale e una medicina veramente al servizio degli esseri umani per prevenire questi "disastri", cosa che non avviene.

Tutte le sostanze inquinanti e nocive, cancerogene provocano danni che sono all'origine di numerosi tumori (vedi l’amianto) e l’esperienza ci ha dimostrato che non esistono soglie di sicurezza o di tolleranza alle sostanze cancerogene.

Sebbene sia necessario, non basta predisporre dispositivi di protezione individuali o collettivi per la riduzione del rischio, ma bisogna adoperarsi affinché il pericolo sia ridotto a zero. L'esposizione alle sostanze cancerogene riduce l'attesa di vita di chi è stato esposto facendo vivere lui e la sua famiglia nel terrore di ammalarsi.
Il movimento operaio e popolare si deve battere per il "rischio zero". Deve lottare per imporlo alle associazioni padronali e allo stato. Non possiamo accettare, sotto il ricatto del posto di lavoro, di rimetterci la salute e la vita, e di ipotecare il futuro per le nuove generazioni inquinando senza più rimedio il pianeta.

Le lotte del movimento operaio, dei lavoratori e dei cittadini organizzati in Comitati e Associazioni, hanno contribuito a rompere il muro di omertà e complicità con i responsabili di questi assassinii, facendo pressione sulle istituzioni, "costringendole" in molti casi a perseguire i responsabili. In questi anni abbiamo visto una giustizia che, spesso, difendeva solo una parte dei cittadini: quella degli industriali.

Il governo Draghi di “salvezza nazionale”, ma tutti i governi e le istituzioni (di qualsiasi colore politico) che difendono e riconoscono come legittimo il profitto e legale lo sfruttamento dell'uomo sull’uomo, dimostrano di essere semplicemente dei "comitati d'affari" dell’imperialismo.

In Italia i diritti sanciti nella Costituzione sono tuttora subordinati ai poteri forti e sono applicati solo se compatibili con essi.

Non si può subordinare la salute e la vita umana alla logica del profitto, ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato. Una società che mercifica tutto, e che trasforma in profitto la malattia, la vita e la morte, senza rispetto per la vita umana, è una società barbara, in cui gli operai e i lavoratori continueranno a morire sul lavoro e, le sostanze cancerogene presenti in fabbrica e sul territorio, se non si eliminano, continueranno a uccidere gli esseri umani e la natura.

"Libertà, legalità, giustizia per tutti" rimangono parole astratte, principi vuoti di significato se le classi sottomesse non hanno i mezzi economici e politici per farli rispettare.

Anche se le leggi e la Costituzione Repubblicana affermano che l'operaio e il padrone sono uguali e hanno gli stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica fa si che la "libertà" e l'"uguaglianza" dei cittadini sia solo formale.

Difesa della salute

La salute è continuamente esposta a rischi. Lo vediamo con l’intensificazione dello sfruttamento degli esseri umani e della natura, con il continuo aumento dell'inquinamento per polveri sottili e altre sostanze nelle nostre città e con le pandemie che si susseguono a causa della distruzione del pianeta che affaristi e multinazionali provocano per massimizzare i profitti.

La lotta per pretendere e imporre condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e nella società riguarda tutti, in particolare le generazioni future.

Lottare per ambienti salubri e un mondo pulito significa lottare contro chi - pur di fare soldi sulla pelle dei lavoratori e cittadini - condanna a morte migliaia di esseri umani, anteponendo i suoi interessi privati a quelli collettivi della società come accade in tutto il mondo capitalista e in ogni regione del nostro paese, dal Nord al Sud.

In una società civile la salute è uno dei beni più preziosi e si difende solo con la lotta non delegandola ai politici sul libro paga dei padroni e cui finanziano le campagne elettorali.

 

Michele Michelino,

 

presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

ven

13

ago

2021

MONETIZZAZIONE DELLA SALUTE E DELEGA

 

MONETIZZAZIONE DELLA SALUTE E DELEGA

 

 

La linea ufficiale delle organizzazioni sindacali per anni è stata (e in molti casi lo è ancora) quella della monetizzazione della salute.

 

 

Il sindacato confederale e i partiti politici che lo controllavano e che tuttora lo controllano, sotto la pressione e le lotte spontanee per la difesa della salute, contro la nocività e per il rispetto della salute e delle norme antinfortunistiche dei lavoratori nei luoghi di lavoro e di vita come è successo anche con il covi19, sono quindi stati costretti a interessarsi della salute assumendosene la "delega", anche se nessuno l'aveva loro concessa, nel tentativo di togliere il protagonismo ai lavoratori.

 

 

Nello scontro col padronato i lavoratori sono stati costretti a sperimentare nuove forme di lotta, a rivendicare i dispositivi di protezione individuali e collettivi, come le pause, 5/10 minuti l’ora di respiro “libero” fuori dai reparti senza mascherine o luoghi nocivi in cui erano ammassati .

 

I lavoratori da sempre capiscono che dalla loro parte hanno il numero, sono tanti, e comprendono che nell'unità c'è la loro forza d'urto, ma anche che nella fabbrica, in ogni luogo di lavoro per battere il dominio incontrastato del padrone, bisogna sviluppare una propria, autonoma e indipendente capacità critica della complessiva organizzazione capitalistica del lavoro.

 

Le lotte derivano da contraddizioni reali che i lavoratori vivono e gli scioperi sono frutto delle decisioni preventivamente concordate, dei momenti di discussioni collettive sul contratto, sulla brutalità delle condizioni di lavoro nella fabbrica, sul complessivo sfruttamento cui è sottoposto il lavoratore.

 

 

Per il padrone e gli istituti da lui chiamati a controllare la salubrità degli ambienti di lavoro la concentrazione di polvere, gas e fumi, il calore, la rumorosità, la luminosità, i ritmi e la fatica del lavoro, la situazione è sempre normale con o senza Green Pass; per i lavoratori la situazione invece è molto diversa, e tuttora spesso sentono, che questi istituti apparentemente neutri ma pagati del padrone, li imbrogliano e continuano a imbrogliarli.

 

 

L'indagine operaia e l'organizzazione capitalistica del lavoro.

 

 

Se negli anni passati la salute del lavoratore poteva essere in parte tutelata attraverso l'adozione di strumenti protettivi (aspiratori, maschere, tute, ecc.) capaci di preservarci dalle nocività così come s'intende normalmente (calore, rumore, polveri ecc.), oggi in particolare con la pandemia si vede ancora meglio come tutta l'organizzazione del lavoro nella fabbrica è essa stessa nocività.

 

 

Il cottimo palese o mascherato come premio di risultato, ritmi, orario di lavoro, organici, qualifiche, dislocazione e tipo del macchinario, costituiscono insieme con il rumore, il calore, le polveri, quel tutto unico che significa sfruttamento del lavoratore.

 

 

Medicina preventiva, rapporto medico-lavoratore, passato e presente.

 

Se in passato le visite periodiche, da parte dei medici di fabbrica si svolgevano in questo modo: «Si va all'infermeria, si viene pesati, viene fatto firmare un documento senza che nessuno spieghi cosa vi sia scritto. Il medico interroga il lavoratore sulle malattie subite nel recente passato, ausculta i polmoni, prova la pressione del sangue: la durata media della visita non supera i 6-7 minuti. Molte volte non c'è neppure fatta togliere la giacca». Oggi la situazione non è molto diversa con il medico competente pagato dal padrone per fare i suoi interessi.

 

Il lavoratore si reca alla visita per pura formalità: non conoscerà l'esito reale della visita, sa che quella "visita" non c'entra nulla con la tutela della sua salute, essa fa parte di un rapporto privato tra il medico e la Direzione volto ad accertare unicamente l'efficienza produttiva del lavoratore. Col medico di fabbrica ci si confida il meno possibile per il timore di essere dichiarati inidonei al proprio attuale lavoro e di essere spostati in un altro reparto, subendo una decurtazione di salario.

 

Nel frequente caso di disturbi e malattie ci si rivolge con fiducia al proprio medico curante, ma questi, per la cultura professionale che gli è stata generalmente impartita all'università, non conosce minimamente le condizioni di lavoro cui è sottoposto il suo paziente e quindi, non essendo in grado di stabilire un rapporto tra disturbi denunciati e ambiente di lavoro, non ha, in linea di principio, la possibilità di formulare una diagnosi corretta.

 

Il medico si trova di fronte a malattie di cui non è in grado di controllare le cause e quindi la sua sfera d'intervento è limitata ad alleviare il dolore del paziente con dei farmaci.

 

Questo valeva per il passato, quando pensiamo all'Italia delle grandi fabbriche diffuse su tutto il territorio, con le centinaia di migliaia di operai che ci lavoravano, ma purtroppo vale anche per il presente.

 

E' quindi necessario istituire un'efficiente medicina preventiva che, ricercando scientificamente il rapporto di causalità tra malattie tipiche della società industriale (disturbi cardiaci, reumatismi, bronchiti, tumori, ecc.) e intervenga sull'ambiente di lavoro per rimuovere le vere cause delle malattie. Sempre più alle vecchie malattie e nocività che colpiscono la classe operaia e i lavoratori si aggiungono le nuove pandemie dovute a un sistema capitalista /imperialista che distrugge gli esseri umani e la natura.

 

Sulla base della nostra esperienza noi riteniamo necessario un nuovo rapporto fra medico e lavoratore, un confronto dialettico di reciproco arricchimento di cognizioni, un rapporto che li deve vedere entrambi necessari protagonisti di una medicina a favore dell'uomo che lavora e non del padrone o delle multinazionali dei farmaci che non hanno nessun interesse a investire in ricerche per guarire i malati ma solo quello di rendere croniche le malattie per vendere più farmaci.

 

Da sempre noi operai, lavoratori e cittadini, compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, non abbiamo nessuna fiducia nello Stato e nella scienza e medicina del padrone.

 

Abbiamo sempre lottato in prima persona senza delegare ad altri la difesa dei nostri interessi e diritti raggiungendo con le lotte contro i padroni e l’INAL risultati importanti, per i lavoratori e per le vittime dell’amianto e altre malattie professionali.

 

La nostra lotta non si è fermata alla fabbrica, l’abbiamo portata anche nei palazzi del potere, davanti al governo, parlamento, in confronti scontri con i medici e persino nelle aule di tribunale pur sapendo che la legge del nemico è contro gli operai e i proletari dimostrando ai nostri compagni che credevano nell’imparzialità delle istituzioni che in una società divisa in classi non esiste neutralità, né della legge, né della scienza nè della medicina .

 

Avendo provato per decenni sulla nostra pelle la medicina del padrone, abbiamo lottato per far mettere al bando l’amianto anche quando era legale e, il governo e tutti i suoi esperti, medici, scienziati ecc del Ministero della Salute dicevano che non era cancerogeno perché pagati anche dalle lobby dell’amianto, fino a farlo mettere fuorilegge con la legge 257 del 1992 grazie alle lotte dei lavoratori dell’Eternit, della Breda, dell’Ilva di Taranto, i Cantieri navali, i portuali, i cittadini di Casale Monferrato e molti altri.

 

 

 

Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

 

mar

10

ago

2021

OPERAI, PROLETARI E VITTIME DEL PROFITTO UNIAMOCI

OPERAI, PROLETARI E VITTIME DEL PROFITTO UNIAMOCI

 

Gli sfruttati, le associazioni dei lavoratori, delle vittime dei morti sul lavoro, delle malattie professionali (amianto, ecc), degli invalidi e del profitto industriale, cioè tutte le vittime dei disastri ambientali e territoriali causati dal profitto che combattono ogni giorno nei luoghi di lavoro e nel territorio per difendere la salute e la vita umana hanno un comune nemico: il sistema capitalista che con le sue leggi riconosce e difende solo i diritti degli sfruttatori, di chi fa profitti sulla pelle degli esseri umani distruggendo la natura.

 

Le vittime del profitto e le loro associazioni nei processi penali quando riescono a portare sul banco degli imputati padroni e manager assassini chiedendo giustizia, si scontrano con la Legge dei padroni. Una legge che punisce le vittime per aver cercato giustizia, condannando le associazioni parti civili a pagare le spese processuali dimostrando che per le vittime questo è il regno dell’ingiustizia dove solo chi ha i soldi può far valere le sue ragioni.

 

 Unire le lotte ambientali a quelle dei morti sul lavoro, unire le vittime di tutte le stragi con il movimento dei lavoratori per la difesa della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio significa è l’unico modo per difenderci.

 

Contro chi distrugge gli esseri umani, l’ambiente e la natura, il Comitato NOI OTTOBRE organizzerà una manifestazione a Roma sabato 9 ottobre, nel tragico anniversario della strage del Vajont che la legge 101/2011 ha istituito come “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri industriali e ambientali”.

 

Partecipare a questa lotta, essere presenti, significa essere protagonisti del nostro destino per cambiare leggi ingiuste senza delegare passivamente ad altri, la nostra ricerca e voglia di giustizia.

 

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni che organizza i famigliari e le vittime dell’amianto, degli invalidi e delle malattie professionali, insieme con altre associazioni e comitati dei morti sul lavoro e ambientali riuniti nel Comitato NOI 9 OTTOBRE ci sarà.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

 

Il Presidente

 

Michele Michelino   

 

https://www.facebook.com/michele.michelino.790

 

 

dom

08

ago

2021

ACCADDE OGGI ….65 ANNI FA. DI LAVORO SI MUORE OGGI COME IERI.

ACCADDE OGGI ….65 ANNI FA. DI LAVORO SI MUORE OGGI COME IERI.

Risparmiare sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini per aumentare i profitti: questo è il capitalismo!

 

8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio 252 lavoratori di diverse nazionalità di cui 136 emigrati italiani furono uccisi da uno scoppio in una miniera di carbone a mille metri sotto terra dove si lavorava a ciclo continuo.

Al momento dello scoppio e successivo incendio, nella miniera del Bois du Cazier, di proprietà statale lavoravano 275 minatori e si salvarono solo in 13.

Il disastro ebbe origine da uno dei carrelli che si bloccò nel montacarichi del pozzo del Bois du Cazier, provocando la rottura di un condotto di olio sotto pressione e di alcuni cavi elettrici che fece scattare un'esplosione e l'incendio che si propagò rapidamente a tutta la miniera dove mancavano misure di prevenzione individuali e collettive.

Non ci fu nessuna possibilità di scampo per gli uomini al lavoro: intrappolati dal fuoco e soffocati dall'ossido di carbonio, morirono a 1000 metri di profondità.

 

Questa strage proletaria dei 'musi neri', così erano chiamati i minatori a causa della polvere di carbone che ricopriva i loro volti, vivevano vicino alla miniera in baracche che fino a pochi anni prima avevano ospitato i prigionieri sovietici dei lager tedeschi e poi, dopo la sconfitta, gli stessi prigionieri tedeschi.

Ricordiamo che nel dopoguerra dall'Italia arrivarono in Belgio 140.000 lavoratori, grazie ad un accordo "uomo-carbone" tra i governi: l'Italia inviava mille minatori a settimana in cambio di 200 chili di carbone al giorno per emigrato.

 

Oggi alla cerimonia ufficiale che ricorda la strage, l’Italia è presente con un sottosegretario, l'Ambasciatore d'Italia in Belgio, il Direttore Generale per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie, e un senatore della Commissione Esteri.

Partecipano anche politici belgi, tra cui il vice premier del Governo federale, Pierre-Yves Dermagne, e numerosi esponenti della collettività italiana e locale e delle associazioni dei minatori. Autorità che come sempre verseranno lacrime di coccodrillo pronunciando parole “come mai più” ecc nascondendo il fatto che per il profitto dei capitalisti si continua a morire “legalmente” in tutto il mondo e in particolare in Italia senza adeguare le misure di sicurezza sul lavoro e facendo leggi che lascino impuniti i responsabili di questi omicidi (vedi Cartabia).

 

L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SULLE STRAGI DI OPERAI E CITTADINI TUTTORA IMPUNITE.

 

Ricordiamo la Strage di Ribolla, dove il 4 maggio 1954 un'esplosione di grisou in un pozzo a 260 metri di profondità causò la morte di 43 lavoratori. 

 

Ricordiamo le Stragi del Vajont del 1963 con 1910 vittime, ma l’elenco è drammaticamente lungo (Ravenna-Mecnavi, Torino – Tyssenkrupp, Bologna OGR/Casaralta, Casale Monferrato –Eternit, Monfalcone-Cantieri Navali, Morti amianto Breda, Pirelli, Alfa Romeo, Viareggio-strage ferrovaria, Napoli-Pozzuoli Sofer, Taranto/ ex-Ilva, Molfetta-serbatoi-trasporti, Mineo-depuratori , Arena Po-azienda zootecnica, Modugno-fuochi artificiali, Ponte Morandi, …senza contare le malattie professionali) e la lista non finisce qui…

 

 

Ricordiamo solo gli ultimi più eclatanti, di Luana D'Orazio, uccisa a 22 anni sul lavoro, risucchiata in una pressa mentre lavorava in un'azienda tessile di Montemurlo, in provincia di Prato: 

 

di Adil Belakhdim lavoratore di 37 anni e responsabile provinciale del Si Cobas di Novara assassinato, ucciso travolto da un camion che ha a forzato il picchetto dei lavoratori davanti al magazzino Lidl di Brianbate, Novara, durante lo sciopero generale della logistica indetto dal sindacato di base Si Cobas.

 

Di Laila El Harim, l'operaia 40enne morta in un'azienda nel Modenese intrappolata in un macchinario, per sagomare materiali da imballaggi.

 

Oggi nella democratica Repubblica Italiana nata dalla Resistenza si continua a morire come nell’ottocento e negli anni 50’/60’. I morti sul lavoro, dei disastri ambientali, i morti del profitto sono considerati dalla società capitalista effetti secondari del modo di produzione capitalista, morti necessarie per realizzare il massimo profitto e per questo i responsabili rimangono impuniti aiutati dalle leggi dei padroni.

 

Non è “la fatalità”, “l’errore umano”, la causa di questi omicidi. E’ la condizione di sfruttamento, di schiavitù, di ricatto. Viviamo in una società che sostenendo le forme più disumane dell’organizzazione capitalistica del lavoro, non si cura della salute e della vita dei lavoratori né italiani nè immigrati.

Negli ultimi dieci anni sono morti oltre 17 mila lavoratori in “incidenti” sul lavoro (senza contare i lavoratori in nero, gli invisibili), e nel 2020  sono oltre 2000 (anche per il covid).

 

Dunque basta con le ipocrisie e affermazioni “Pretendiamo zero morti sul lavoro” e poi non fare nulla per impedire queste stragi che continuano a restare impunite, tollerate da governi. Confindustria e sindacati confederali.

 

 

Nonostante questo non possiamo rassegnarci a essere carne da macello.

 

Dobbiamo lottare contro i crimini provocati da attività imprenditoriali, finalizzate ad ottenere profitti economici (lucro) vanno perseguiti a livello civile e penale. La dignità delle vittime e il loro diritto a ottenere giustizia devono essere riconosciuto prima (o quantomeno, al pari) del diritto alla difesa degli accusati. Il diritto morale al riconoscimento della verità dei fatti non può in alcun modo essere “compensato” con il risarcimento economico del danno subito.

 

Contro questi “crimini di pace” molte associazioni delle vittime del profitto riunite nel Comitato NOI 9 Ottobre, fra cui il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, di cui faccio parte, organizzerà una manifestazione (nel rispetto di eventuali norme Covid) sabato 9 ottobre, dichiarata Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri industriali e ambientali.

 

 Il 9 ottobre, lo ricordiamo, è anche l’anniversario della strage del Vajont, 1910 vittime del profitto e nessun colpevole grazie anche della complicità dello Stato, ritenuto colpevole di omicidio colposo plurimo con l’aggravante della prevedibilità.

Il Vajont è la metafora di tutte le stragi del profitto avvenute dopo.

 

CONTRO UN MODO DI PRODUZIONE FINALIZZATO AL PROFITTO CHE UCCIDE GLI ESSERI UMANI E LA NATURA CONTINUEREMO A LOTTARE .

 

I MORTI DEL PROFITTO SONO CRIMINI CONTRO L’UMANITA’.

 

Michele Michelino, Presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

dom

01

ago

2021

CONTRO LA LEGGE CARTABIA E IL GOVERNO DRAGHI

 

30 luglio 2021 Roma, Montecitorio.

..... i familiari e i comitati delle vittime sul lavoro tutti insieme

 

- protesta stamattina contro la legge Cartabia in discussione oggi alla Camera dei deputati a Roma. Una legge contro le vittime dei crimini ambientali e del lavoro a favore dei padroni, del potere economico e politico che farà aumentare l'insicurezza sul lavoro e gli omicidi di lavoratori.

 

 

Michele Michelino . Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

- .....La chiamano improcedibilita' ma significa impunità perché questo garantisce la riforma Cartabia della giustizia. Un colpo di spugna sui processi per le morti di lavoro, per le stragi civili e ambientali e del lavoro. Con la nuova riforma approvata alla Camera che prevede termini per la prescrizione ancora più brevi, verranno cancellati i diritti delle vittime, anzitutto il diritto a verità e giustizia. Cancellata anche la costituzione di parte civile per le associazioni e comitati delle vittime del profitto. L ingiustizia trionfa. Oggi abbiamo protestato davanti alla Camera contro questa ignobile farsa.

 

 

Luciano Orio

 

Comitato delle morti sul lavoro di Bassano del Grappa

 

 

- ....I numeri ufficiali degli incidenti sul lavoro con esiti mortali sono sempre più in aumento nonostante ci sia stata negli ultimi anni una notevole flessione dell’occupazione Si continua a morire nel lavoro nel silenzio e nell’indifferenza È dovuta morire una giovane ragazza per avere un po’ di attenzione dell’opinione pubblica ma dopo Luana ne sono morti ancora tanti purtroppo molti di giovani e continueranno a morire perché si vuole caparbiamente farli passare come incidenti e quando si può complice anche l’omertà che aleggia nei cantieri e nelle aziende si cerca di colpevolizzare l’operaio vittima dell’incidente.

Noi siamo i familiari abbandonati dallo Stato perché percepiamo una misera rendita dall’Inail abbiamo dovuto combattere nelle aule dei Tribunali per avere un minimo di giustizia e ridare dignità ai nostri cari proteggendoli almeno dall’ infamia di essere colpevoli di quello che è accaduto.

Siamo nati come gruppo e cercheremo di portare una battaglia di civiltà perché nessun operaio debba rischiare la vita per portare a casa il giusto salario e ciò potrà avvenire solo se la giustizia applichi in modo ferreo e rigoroso le pene che sono stabilite in questi casi La riforma Cartabia sicuramente è un altro tassello che con lo scopo di velocizzare i processi farà andare in prescrizione molto dei processi per morti sul lavoro cosa che accade già troppo spesso Inoltre come recita la legge

 

Regola di giudizio per l’archiviazione. il p.m. deve chiedere l’archiviazione quando gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non consentono una ragionevole previsione di condanna quanti Pm avranno il coraggio di chiedere il rinvio a giudizio quando le indagini sono state svolte in modo lacunoso o quando le testimonianze dei colleghi sono omertose e farcite da tanti “non ricordo “ “non ero presente “

Per questo motivo noi oggi protestiamo in rappresentanza anche del Comitato Noi 9 Ottobre che riunisce tutte le vittime delle grandi stragi delle malattie professionali e del lavoro La giustizia deve avere tempi rapidi e certi siamo i primi a chiederlo ma la giustizia deve anche ridare dignità ai nostri cari vittime sacrificali sull’altare del profitto e certezza della pena per chi coscientemente continua a mandare al macello gli operai affidandosi alla buona sorte che nulla accada e in caso di incidente usare i cavilli della legge per poterla fare franca.

 

 

Maria Antonietta Cuomo familiare di una vittima sul lavoro e portavoce delle morti sul lavoro in Noi 9 ottobre

 

 

- L'Italia è una repubblica fondata sulle morti sul lavoro fatta di appalti e società fantasma dati all amico dell' amico ,dove un dispositivo di sicurezza di un macchinario viene tolto perché la produzione di nn qualità è molto più importante della vita umana..... dove le responsabilità penali non esistono , la giustizia e le indagini sono un utopia e dentro le aule dei tribunali si difende (con il decreto Cartabia ancora di più) gli imputati e non le vittime concedendogli patteggiamenti ,riti abbreviati con riduzione di pena e nessun blocco dei beni e per finire il tutto con pena sospesa dove l imputato fa tana libera tutti e i magistrati saranno immuni da responsabilità penali se in un processo non vengono fatte le dovute indagini o va a finire in prescrizione

 

Negli ultimi anni in Italia si superano i 1500 morti conteggiando anche quelli non riconosciuti dall'INAIL una media di 3 al giorno, negli ultimi 10 anni sono più di 17000 è come se fossero spariti gli abitanti di un'intera cittadina e solo a leggere le statistiche rabbrividisco.) l'Italia è anche tra le prime nazioni con più morti sul lavoro e stragi rapportando il numero degli abitanti della nostra nazione alle altre nazioni europee al numero delle vittime . Lo stato non ha saputo dare dignità a quel lavoro che molti facevano e fanno così bene, erano il valore aggiunto di questo paese che avrebbe dovuto far tesoro delle sue maestranze. Le morti bianche non sono fatalità sono conseguenze di scelte economico politiche che garantiscono sempre meno la salute dei lavoratori e la sicurezza degli ambienti di lavoro ogni volta che muore qualcuno nel lavoro provo visceralmente un moto di ribellione per un sistema produttivo che subordina il valore degli esseri umani al vantaggio economico alla riduzione dei costi e al mercato. Ogni persona che perde la VITA sul LAVORO è la prova del fallimento dello STATO e della qualità scadente del nostro MADE IN ITALY .

 

 

 

Lallakruciovas Quinti

 

 

 

Figlia di una vittima sul lavoro e portavoce nazionale della sezione vittime sul lavoro di medicina democratica

 

 

 

lun

26

lug

2021

IL CAPITALISMO UCCIDE

Il capitalismo uccide.

 

Lotte operaie, repressione e unità di classe. La vita vale più dei profitti.

 

Michele Michelino (*)

 

Il 18 giugno scorso durante una partecipata manifestazione - presidio contro i morti sul lavoro e per la sicurezza nei luoghi di lavoro davanti  alla sede degli industriali milanesi (Assolombarda) organizzata da alcune associazioni (Assemblea lavorativi combattivi di Milano, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica Comitato Ambiente e Salute Teatro alla Scala, Comitato Difesa Sanità Pubblica Zona Sud Ovest Milano), hanno preso la parola anche diversi delegati RSU di CUB, Slaicobas, Sicobas, USI. Durante il presidio è arrivata, come un pugno nello stomaco, la notizia dell’assassinio di un lavoratore, un compagno del Sicobas investito da un camion durante un picchetto. Dopo anni di divisioni sindacali la manifestazione unitaria di varie sigle sindacali e associazioni davanti alla sede dei padroni contro tutti i morti del profitto segna una svolta sulla strada dell’unità di classe.

Questo ennesimo omicidio padronale il 18 giugno 2021, ha avuto per la prima volta in Italia una risposta unitaria di classe. Allo sciopero nazionale della logistica, indetto da SiCobas, questa volta hanno aderito varie sigle sindacali, anche confederali (fra cui i lavoratori della CGIL dello stesso posto di lavoro dell'operaio assassinato), per protestare contro l’assassinio di un lavoratore ucciso, Adil Belakhdim, coordinatore dei SiCobas a Novara, volontariamente investito da un camionista aizzato dai padroni della logistica che ha forzato il blocco delle merci. L’autista arrestato dopo pochi chilometri e stato messo ai domiciliari e l’omicidio catalogato come incidente stradale dimostrando come la giustizia sia al servizio solo dei padroni e dei loro servi.

L’omicidio di Adil ha risvegliato la coscienza di molti lavoratori. Per la prima volta dopo molto tempo i lavoratori sono scesi in sciopero in vari parti d’Italia riconoscendo in questo omicidio un attacco a tutta a classe operaia.

 

La normalità del capitalismo è che ogni giorno si muore sul lavoro, nelle fabbriche, nelle campagne, nei cantieri, nella logistica. Ricordiamo che un omicidio simile era già avvenuto alla GLS di Piacenza il 14 settembre 2016. A morire quella volta fu Abd Elsalam, attivista USB, e anche quella volta la risposta unitaria dei lavoratori e di alcuni sindacati di base fu importante. 

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mer

21

lug

2021

Bilancio Inail 2020: Anche per il 2020, l’Inail regala 1.554 milioni alle casse dello Stato e riduce le prestazioni a favore delle vittime del lavoro.

Bilancio Inail 2020: Anche per il 2020, l’Inail regala 1.554 milioni alle casse dello Stato e riduce le prestazioni a favore delle vittime del lavoro.

 

Anche per l’anno della pandemia, 2020, l’Inail ha destinato alla tutela della salute dei lavoratori la metà delle risorse che ha invece lasciato nelle casse dello Stato.

 

Sono oltre il miliardo e mezzo i denari freschi e immediatamente disponibili che l’Inail lascia nelle casse dello Stato, mentre complessivamente sono meno di 700 milioni le risorse impiegate per dispositivi individuali di protezione (DIP) per il covid e per i bandi di incentivi alle imprese per investimenti in prevenzione ( bandi ISI).

Vale a dire che la priorità dell’Istituto, assolti i compiti inderogabili degli indennizzi delle vittime per oltre 8 miliardi, e comunque sempre in riduzione, è la copertura del bilancio dello Stato e dopo, ma molto dopo, la prevenzione e la tutela della salute dei lavoratori.

 

Ma anche sui compiti istituzionali degli indennizzi, si conferma la riduzione degli indennizzi sia per gli infortuni che per le malattie professionali. Rispetto agli infortuni, solo il 65% dei casi denunciati sono riconosciuti riconducibili al lavoro, e addirittura per le malattie professionali solo per il 35% è stato certificato il nesso di causalità con il lavoro rispetto ai casi denunciati.

Sapendo poi che anche sui casi riconosciuti causati dal lavoro esiste il meccanismo della franchigia che taglia significativamente i casi che hanno diritto alle forme economiche di indennizzo. Si può stimare per difetto che molto probabilmente forse il 50% degli infortuni denunciati riceverà un sostegno economico e che meno del 30% delle denunce di malattie professionali, tra cui i tumori professionali, avranno degli indennizzi economici.

 

 

Autonomia finanziaria. Il Ministro Andrea Orlando ha indicato una serie di interventi importanti per modificare e migliorare le prestazioni dell’Inail, ma ha omesso la riforma di base di cui ha bisogno l’Inail: l’autonomia finanziaria e gestionale e la fuoriuscita dal bilancio dello Stato. Ogni anno l’Inail lascia 1 miliardo e mezzo nelle casse dello Stato a copertura del deficit pubblico. Cioè lo Stato succhia dal bilancio Inail e toglie per gli investimenti in salute e sicurezza ai lavoratori 1 miliardo e mezzo. E’ un’assurdità! Sono risorse che devono tornare ai lavoratori e alle imprese, sia per il miglioramento delle prestazioni assicurative e sanitarie che per realizzare forti investimenti negli interventi di modernizzazione dei sistemi di prevenzione.

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lun

19

lug

2021

BASTA MORTI SUL LAVORO

Basta morti sul lavoro! 

presso 

Centro Di Documentazione Iskra.

17 luglio  Carpi  (Modena)· 

 

Michele Michelino : "I morti sul lavoro non chiamiamoli morti bianche,chiamiamoli omicidi!!!

 

Si muore solo per il profitto."

 

 

mer

14

lug

2021

SI CONTINUA A MORIRE SUL LAVORO PER IL PROFITTO.

 Anche oggi un morto e un ferito gravissimo in Lombardia.

 

 Michele Michelino (*)

 

 Oggi pomeriggio, 14 luglio 2021, un meccanico di 68 anni è morto mentre stava riparando un mezzo pesante in un’officina di Peschiera Borromeo (Milano).

L’operaio lavorava all’interno dell’azienda Eurocar, ditta si occupa di riparazione di camion e autoarticolati.

 

 Un altro grave infortunio è avvenuto alle 17:15 all'interno dell'Università Statale di Milano, dove un operaio di 65 anni è rimasto gravemente ferito. Secondo una prima ricostruzione l’operaio era al lavoro su un trabattello all'interno dell'ateneo milanese a circa due metri da terra quando, per cause in via di accertamento, è rovinato al suolo sbattendo violentemente la testa.

Trasportato al pronto soccorso del Policlinico in codice rosso con manovre rianimatori in corso, le sue condizioni sarebbero disperate.

Come sempre in entrambi i casi sono intervenuti oltre al personale medico sanitario, anche i vigili del fuoco e la Procura.

 

Ora come sempre si aprirà l’ennesima inchiesta e gli inquirenti, polizia, magistratura ecc verificheranno se sono state rispettate tutte le norme in materia di sicurezza e fra qualche anno forse un processo per omicidio colposo che come sempre finirà con l’assoluzione dei padroni e responsabili.

Ormai con il ricatto dei licenziamenti e con la Legge Fornero i padroni costringono i lavoratori a lavorare in età molto avanzata e questo contribuisce ad aumentare una strage non solo infinita, ma anche voluta e programmata.

Oggi le leggi sulla sicurezza non sono applicate e i lavoratori che lo chiedono sono licenziati o puniti. I padroni e il governo non hanno nessuna volontà di ridurre o eliminare gli incidenti.

 

Per farlo bisognerebbe limitare i profitti, ridare le tutele ai lavoratori e aumentare davvero i controlli. Al contrario Jobs Act e legge Fornero, e lo sblocco dei licenziamenti firmato nell’ultimo accordo fra governo, padroni, e sindacati confederali danno mano libera alle imprese e impediscono la tutela dei lavoratori e un reale controllo.

E ormai dimostrato che con l'aumento dell'età di lavoro crescono per tutte le categorie di lavoratori i rischi di morte e malattie professionali e in alcuni comparti, per esempio la sanità, rischiano anche i pazienti e i cittadini. La nostra salute vale più dei loro profitti.

 

La salute nei luoghi di lavoro e nel territorio si difende solo con la lotta generale di tutti i lavoratori contro tutti i padroni. Basta lacrime ma lotta. E’ arrivato il momento di organizzare uno sciopero generale unitario di tutte le sigle conflittuali sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio, contro le morti sul lavoro e del profitto.

 

Esprimiamo la nostra solidarietà alle famiglie dei lavoratori assassinati.

 

 

 (*) Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

mar

13

lug

2021

MORTI SUL LAVORO. BASTA LACRIME MA LOTTA

lun

12

lug

2021

SOLIDARIETA'

Una bella domenica passata in allegria con compagne/i al Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli" a Sesto San Giovanni (Mi) con l'ottima musica dei cantautori Luisenzaltro - Alessio Luise e Franz Englaro

ven

09

lug

2021

ALFA ROMEO ARESE, INGIUSTIZIA E' FATTA

ALFA ROMEO ARESE, LAVORATORI UCCISI DALL'AMIANTO, INGIUSTIZIA E' FATTA

Milano, 9 luglio 2021. "Sul diritto alla giustizia per i 15 lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese uccisi dall'amianto, respirato nel loro posto di lavoro, come tutte le consulenze e certificazioni,prodotte dall’Accusa Pubblica e Privata hanno dimostrato, è stata messa una pietra tombale e ingiustizia è fatta, per sempre!" E' quanto ha dichiarato Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziare di Medicina Democratica e di AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto sulla sentenza emessa ieri a tarda sera dalla Corte di Cassazione, IV Sezione Penale, presieduta da Salvatore Dovere, che ha confermato la sentenza assolutoria della Corte d’Appello di Milano, Sezione V Penale, emessa il 24 giugno del 2019. Le due associazioni, rappresentatate dall'avvocata Laura Mara, parti civili nel processo avevano fatto ricorso in Cassazione contro una sentenza ritenuta profondamente ingiusta.

La sentenza è analoga ad altre ed è assolutamente paradossale oltre che incosistente sul piano scientifico: non si può stabilire il nesso di causalità e la fine della induzione, il momento X, in cui le fibre di amianto, penetrate nella pleura si trasformano e danno origine al mesotelioma e/o carcinoma, pertanto non è possibile attribuire responsabilità a nessun manager. Ma a ciò si aggiunge la sconcertante considerazione che i manager inquisiti "potevano non conoscere" la pericolosità dell'amianto, dimenticandosi che l'ignoranza delle leggi non è ammessa! Sembra davvero impossibile visto che nello stabilimento erano presenti 147.000 m2 di amianto solo nel reparto abbigliamento/montaggio, 23 tonnellate nella parte impiantistica, 34 tonnellate nel reparto verniciatura e 106 tonnellate di lastre di copertura fino alle azioni di smaltimento successive al 1992, anno di entrata in vigore della legge 257 che ha messo l'amianto al bando.

CANTARELLA Paolo, ex ad FIAT, FUSARO Piero, ex presidente Lancia Industriale, GARUZZO Giorgio, ex presidente FIAT, RAZELLI Giovanni Battista, questi i 4 dirigenti e manager, definitivamente assolti, mentre MORO Vincenzo è nel frattempo deceduto e la cui morte è stata comunicata ieri nel corso della lunghissima udienza: attivi complessivamente dal 1974 al 1996, erano tutti accusati di omicidio colposo per non aver provveduto ad attivare le necessarie tutele previste fin dal lontano 1943, data di entrata in vigore in Italia della Legge n. 455 sull‘asbestosi: "Una sentenza che turba e disorienta, anche alla luce di altre sentenze di Cassazione su processi analoghi, come quella del processo Montefibre 2, in cui la Suprema Corte, III sezione penale, ha rimandato il processo alla Corte d'Appello di Torino, annullando la precedente sentenza assolutoria per i manager ritenuti responsabili della morte di decine di lavoratori", ha dichiarato Laura Mara.

"Continueremo su tutti i fronti la nostra battaglia per il riconoscimento delle responsabilità penali e civili di chi ha causato con i propri comportamenti la morte di lavoratori, per mancate tutele, prevenzione e attuazione delle leggi"! ha detto Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica. "Siamo di fronte alla palese dimostrazione dell'esistenza di una sorta di giustizia "schizofrenica" e incomprensibile, che emette sentenze differenti e contraddittorie su situazioni analoghe a seconda della sezione in cui "capita" il processo, come emerge dalla sentenza "assolutoria"di ieri emessa dalla IV Sezione Penale della Cassazione, di segno opposto rispetto alla citata pronuncia emessa dalla Cassazione III Sezione Penale sul caso dei lavoratori deceduti presso lo stabilimento Montefibre di Verbania-Pallanza“.

 

Per info. Carmìna Conte, cell 393 13 77616; Fulvio Aurora, cell.339 25 16050

lun

05

lug

2021

PREVENZIONE DELLE INTOSSICAZIONI

Riceviamo e pubblichiamo

 

DDL PER LA PREVENZIONE DELLE INTOSSICAZIONI ACUTE DA GAS TOSSICI TRA GLI OPERATORI ADDETTI

A LAVORAZIONI IN CISTERNE, SERBATOI, VASCONI, FORNI E SIMILI

 

In questo ultimi anni si sono verificati casi di autentiche piccole stragi tra gli addetti a lavorazioni in cisterne, vasconi chiusi o semichiusi, serbatoi, pozzi, forni :

                   a Mineo (CT) nel 2008 morirono contemporaneamente ben sei operai  mentre pulivano la vasca di un depuratore

                   a Molfetta (BA) nel 2010 morirono quattro operai intossicati

in un'autocisterna

                   a Milano nel 2018 morirono quattro operai intossicati mentre lavoravano in un forno sotterraneo     

                    ad Arena Po (PV) nel 2019 morirono quattro operai nella vasca dei liquami di un'azienda agricola                                                                                                      -a Messina nel 2016 tre operai  sono morti mentre lavoravano nella cisterna di un traghetto

                   a Villanterio (PV) nel 2021 morirono due operai soffocati dal gas letale proveniente da vasche di lavorazione di scarti di macellazione    

                   a Bari nel 2019 due operai morirono in un pozzo soffocati dalle esalazioni tossiche

 

Si propone quindi il seguente DDL per impedire una volta per tutte che tali tragedie si verifichino ancora:

 

articolo 1 : è fatto obbligo al datore di lavoro che prescrive ai suoi dipendenti delle lavorazioni in cisterne, vasconi chiusi, serbatoi, forni e simili di incaricare un perito chimico affinché rilevi personalmente e preventivamente l'eventuale presenza di sostanze pericolose

 

articolo 2 : il perito chimico consegnerà immediatamente sintetica relazione scritta al datore di lavoro o suo delegato con l'indicazione di quali lavori è possibile fare, per quanto tempo e con che tipo di maschere oppure se è indispensabile la prioritaria aspirazione di eventuali sostanze tossiche

 

articolo 3 : è in ogni caso obbligatoria l'installazione di apparecchi audio-video in tali ambienti di lavoro altamente pericolosi

 

Dott. Marazzani Pierino, medico-chirurgo,  specialista in Medicina del Lavoro, 331 730 2874

 

 

pierinogiovannimarazzani@gmail.com 

 

giugno 2021

 

 

 

 

gio

24

giu

2021

ATTESTATO DI MERITO CIVICO al Co­mitato per la Difesa Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Terri­torio

ATTESTATO DI MERITO CIVICO al Co­mitato per la difesa Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Terri­torio. Amici nei pal­azzi del potere non ne abbiamo mai avuti, contenziosi e conf­litti si. Oggi dopo anni in cui siamo st­ati disprezzati dalle istituzioni, dileg­giati, accusati di essere terroristi per aver denunciato i rischi e i pericoli dell'amianto e delle altre sostanze cance­rogene ci è stato co­nferito "l'attestato di merito civico" per aver dato lustro alla citta in Ital­ia e nel mondo e reso un servizio alla citta. 

L’Attestato di Merito Civico al Comitato per la dife­sa Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Ter­ritorio "Per il lavo­ro svolto a difesa della salute, nei luo­ghi di lavoro e nel territorio, nell'int­eresse di ex operai e operaie di Sesto San Giovanni", come recita la pergamena consegnata dal Sindaco della città, dal presidente e vicepres­idente del Consiglio Comunale è un ricon­oscimento che i rapp­resenti del Comitato intervenuti alla ce­rimonia hanno dedica­to non solo alle vit­time dell’amianto, delle malattie profes­sionali, del profitto e ai loro famiglia­ri e cittadini, ma a tutti i lavoratori che resistono allo sfruttamento. 

E un riconos­cimento (per quanto tardivo) ai lavorato­ri della Breda, dell­’Ansaldo, della Mare­lli, della Falck, de­lla Pirelli e ai fam­igliari delle vittime del profitto che hanno fondato il Comi­tato e che hanno lottato contro tutto e contro tutti, cont­ro un sistema econom­ico , politico, soci­ale, giudiziario, po­rtando sul banco deg­li imputati i respon­sabili di una fabbri­ca di morte 

Un riconosci­mento a lavoratori e cittadini che non si sono mai arresi ne­lla battaglia contro lo sfruttamento del­l’uomo sull’uomo, per la ricerca delle verità e della giusti­zia. Un riconoscimen­to a tutti i lavorat­ori e cittadini che nel passato hanno co­mbattuto contro l’op­pressione e che con la Resistenza contro il nazifascismo han­no pagato un grande contributo di sangue facendo onore a que­sta città e a tutto l’Italia. 

mer

23

giu

2021

ILVA. IL CONSIGLIO DI STATO ANNULLA LA SENTENZA DEL TAR DI LECCE. L'AZIENDA PUO' CONTINUARE A INQUINARE E UCCIDERE PER IL PROFITTO

TARANTO 23 giugno 2021
Il Consiglio di Stato annulla sentenza del Tar di Lecce: l'ex Ilva non si ferma.
Ancora una volta lo stato non si smentisce: il profitto prima di tutto, prima della salute dei lavoratori e dei cittadini.
Accolto il ricorso dell'azienda contro lo spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. Gli impianti vanno avanti.
Il Consiglio di Stato ha deciso l'annullamento della sentenza del Tar di Lecce. Viene accolto il ricorso dell'azienda contro lo spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. "Vengono dunque a decadere le ipotesi di spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d'Italia e di fermata degli impianti connessi, la cui attività produttiva proseguirà con regolarità", spiega la società in una nota con riferimento alla pronuncia del Consiglio di Stato che, all'esito dell'udienza del 13 maggio 2021, ha pubblicato oggi la decisione con cui è stato disposto l'annullamento della sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio. I giudici del Tar avevano riconosciuto la legittimità dell'ordinanza del sindaco di Taranto di spegnimento dell'area a caldo. Il Consiglio di Stato si è espresso su ricorso di ArcelorMittal.
"Questa sezione ritiene che gli elementi emersi dall'istruttoria processuale abbiano fornito un quadro tutt'altro che univoco sui fatti dai quali è scaturita l'ordinanza contingibile e urgente. Anzi, quanto è emerso è più incline a escludere il rischio concreto di un'eventuale ripetizione degli eventi e la sussistenza di un possibile pericolo per la comunità tarantina", si legge nelle motivazioni della sentenza.
Ora i programmi del governo per avviare la transizione green dell'acciaieria possono andare avanti. "Alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato sull'ex Ilva, che chiarisce il quadro operativo e giuridico, il governo procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone". afferma il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. "L'obiettivo - aggiunge il ministro - è rispondere alle esigenze dello sviluppo della filiera nazionale dell'acciaio accogliendo la filosofia del PNRR recentemente approvato".
I LAVORATORI E I CITTADINI POSSONO CONTINUARE A MORIRE PER I PROFITTI DEI PADRONI

sab

19

giu

2021

MORTI SUL LAVORO: PROTESTA CONTRO CONFINDUSTRIA

Lavoro: protesta a Milano, strage dovuta anche a Jobs Act

 

Oltre 17 mila morti 2009-2019, più decessi nel 2020 e quest'anno

 

Redazione . (ANSA) - MILANO, 18 GIU 18 giugno 2021

 

Nel decennio 2009-2019 i morti sul lavoro sono stati oltre 17 mila: il calcolo non include il 2020 perché vi possono essere sovrapposizioni con i decessi per coronavirus anno comunque che fa registrare 1.270 persone rimaste uccise (+181 sui 12 mesi precedenti). Nel 2021, rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso la crescita degli incidenti mortali è del 9,3%.

 

Tutti i dati sono sottostimati a causa del lavoro nero e di chi muore successivamente all'infortunio, ma non viene registrato in maniera corretta.

E' questa la denuncia che è stata fatta, questa mattina davanti la sede di Assolombarda a Milano, durante il presidio di protesta organizzato da il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, di cui è presidente Michele Michelino, Medicina Democratica, il Comitato ambiente e salute Tetro alla Scala e diverse altre associazioni.

 

Michelino ha sottolineato che "il licenziamento libero causato dal Jobs Act e dalla Legge Fornero sul lavoro contribuisce a non fermare quella che è una strage non solo infinita, ma anche voluta e programmata". "Le leggi sulla sicurezza non vengono applicate perché i dipendenti che lo chiedono vengono licenziati o puniti - afferma -. Quindi non si parli di volontà di ridurre o eliminare gli incidenti. Per farlo bisogna ridare le tutele ai lavoratori e aumentare davvero i controlli. Al contrario Jobs Act e legge Fornero sul lavoro dando mano libera alle imprese impediscono la tutela dei lavoratori e un reale controllo".

 

 

Inoltre - è stato detto - l'aumento dell'età di lavoro fa crescere per tutte le categorie i rischi di morte e malattie professionali e in alcuni comparti, per esempio la sanità, rischiano anche i pazienti e i cittadini. (ANSA).

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi