Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

lun

18

mar

2019

AMIANTO: MARINA MILITARE, SENTENZA STORICA

 

SENTENZA STORICA RELATIVA ALL’ESPOSIZIONE DA AMIANTO NELLA MARINA MILITARE 

Roma, 16 marzo 2019
Sentenza storica: per la Corte di Cassazione la Marina Militare è responsabile della morte di due marinai a causa dell'amianto “respirato” sulle navi: reso noto il dispositivo della sentenza del 6 novembre scorso. Rmandato il processo per la terza volta alla Corte di Appello di Venezia

 

Non c'è alcun dubbio: per la III Sezione della Corte di Cassazione i vertici della Marina Militare , 5 ammiragli ( in origine 6) sono responsabili della morte per mesotelioma pleurico di due marinai, per essere stati esposti all’amianto senza le dovute protezioni, in quanto non sono state applicate le leggi a salvaguardia della salute dei lavoratori.

Si apre, quindi, un nuovo capitolo nella complessa vicenda processule alla ricerca della giustizia per la morte del capitano di vascello Giuseppe Calabrò, di Siracusa, e del meccanico Giovanni Baglivo, di Tricase (Lecce), deceduti nel 2002 e nel 2005, entrambi a Padova, dove erano stati ricoverati per la gravissima patologia.

E' questa, infatti la sostanza della sentenza del 6 novembre dello scorso anno, i cui dispositivi sono stati resi noti ieri: “Una sentenza clamorosa- ha dichiarato Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica- con cui la Corte di Cassazione ha di fatto respinto la sentenza di assoluzione del 16 marzo 2017, esattamente due anni fa, della Corte di Appello di Venezia e ha rinviato, per la terza volta alla stessa Corte di Appello di Venezia, ma in altra composizione, il processo contro i responsabili della Marina Militare per la morte dei due marinai. E Questa volta le motivazioni sono stringenti e non lasciano molti spazi al nuovo procedimento.”

leggi di più

lun

18

mar

2019

INCONRO CON UN GILET GIALLO

gio

14

mar

2019

AMIANTO: CONVEGNO CONTRO LE TEORIE ANTISCIENTIFICHE IL 22 MARZO A MILANO

ven

08

mar

2019

8 MARZO GIORNATA DI LOTTA

8 MARZO: “FESTA” O GIORNATA DI LOTTA PER L’EMANCIPAZIONE?

Da alcuni anni c’è in atto un tentativo da parte della borghesia di cancellare la memoria storica del proletariato, svuotandola dei suoi contenuti di classe. Così l’8 marzo è stata trasformata nella “festa” della donna, della mimosa. Una giornata libera dalla famiglia, per uscire in compagnia delle amiche con grande gioia dei commercianti che ne approfittano per fare lauti affari.

In realtà l’8 marzo non c’è niente da festeggiare. Questa data ricorda che l’8 marzo del 1908, a New York, 129 operaie della “Cotton” morivano bruciate vive dentro la fabbrica in lotta intrappolate all’interno perché il padrone bloccò tutte le porte.

 

Lottavano per il salario e per migliori condizioni di lavoro e il padrone, Mr. Johnson, attuava una serrata sbarrando tutte le uscite, e nessuna di loro poté salvarsi dall’incendio scoppiato nella fabbrica. Da allora l’8 marzo è stato assunto come scadenza di lotta del proletariato femminile e punto di riferimento per le donne oppresse di tutti i paesi.

Oggi la condizione della donna proletaria non è cambiata granché. Se ieri il capitale, senza fronzoli, dimostrava l’accoglienza riservata alla lotta di emancipazione femminile, oggi le donne sono sempre le più penalizzate nel lavoro e nella società.

Per i padroni di tutto il mondo Il profitto, oggi come ieri, viene prima della vita umana.

 

 La società capitalista sviluppata che si presenta come sostenitrice e amica delle donne, ha affinato i propri strumenti democratici e concesso maggiore autonomia alle donne borghesi, non certo alle donne proletarie.

 

In questa giornata di lotta e di riflessione vogliamo ricordare la resistenza e la lotta delle donne sfruttate e oppresse di tutto il mondo contro il capitalismo e l’imperialismo.

Siamo a fianco delle madri, mogli, figlie, sorelle delle vittime dell’amianto e delle donne che in tutto il mondo combattono ogni giorno e dimostrano, scioperando e scendendo in piazza, spesso con il loro sangue, qual è il vero significato della parola “emancipazione”.

 

PROLETARI DÌ TUTTO IL MONDO UNIAMOCI

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto S. Giovanni, 8 marzo  2019

 

http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com      mail: cip.mi@tiscali.it                

 

via Magenta 88 – 20099 Sesto S. Giovanni (MI) – tel-fax: 02 26224099

 

 

sab

02

mar

2019

SOLIDARIETÀ’ PROLETARIA ALLA CASA ROSSA ROSSA

 

SOLIDARIETÀ’ PROLETARIA

 

ALLE FAMIGLIE DELLA

 

CASA ROSSA ROSSA

 

 

Gli operai e i lavoratori organizzati nel Comitato per la Difesa della Salute e nel Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” – che da anni lottano contro l’amianto, contro una società barbara che in nome del profitto calpesta salute, diritti e vita dei lavoratori e dei cittadini - esprimono tutta la loro solidarietà agli abitanti della Casa Rossa Rossa sotto sgombero “al buio”.

 

In anni in cui tutti – padroni, istituzioni, partiti ecc. – si riempiono la bocca della parola “diritti umani”, i lavoratori sperimentano la perdita di questi diritti: da quello al lavoro per avere una vita decente, a quello della casa, dell’istruzione e della sanità.

 

In particolare nella città di Sesto San Giovanni dove le istituzioni – che negli anni hanno assistito senza muovere un dito allo smantellamento delle grandi fabbriche e hanno favorito i palazzinari - hanno dichiarato invece, con l’amministrazione corrente, la guerra ai poveri, siano essi immigrati, operai che hanno perso il posto di lavoro, bambini che hanno bisogno di scuole e servizi e se le vedono tagliare di giorno in giorno.

 

Guerra ai poveri portata avanti dagli amministratori della ex Stalingrado d’Italia, la città operaia della solidarietà, che esprimono in ogni occasione una rivoltante e inaccettabile mancanza di umanità, il disprezzo per chi è in difficoltà e un vergognoso razzismo.

 

Siamo al vostro fianco perché la vostra lotta è la nostra, è la lotta per un mondo migliore.

  

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” 

 

Sesto San Giovanni (Mi), febbraio 2019

mar

26

feb

2019

AMIANTO AL TEATRO SCALA MILANO

 

MORTI PER AMIANTO ALLA SCALA: ALTRO RINVIO DEL PROCESSO

 

Altro rinvio nel processo che vede imputati 5 dirigenti del Teatro alla Scala (oltre alla Fondazione Teatro alla Scala e al Centro Diagnostico Italiano) per la morte di 10 lavoratori (tra cui un direttore d’orchestra e una cantante).

 

La giudice Mariolina Panasiti oggi era ammalata e così le parti civili dovranno aspettare ancora. Oggi era prevista la deposizione di due testi del PM Maurizio Ascione, il Prof. Luciano Mutti arrivato nella mattinata in aereo dagli Stati Uniti: viaggio inutile perché, alla richiesta del PM e del giudice ‘sostituto temporaneo’ di ascoltarlo comunque, la difesa degli imputati ha rifiutato il consenso.

Rinvio anche per un altro testimone – un lavoratore del Teatro della Scala malato di mesotelioma (e il mesotelioma non è una malattia che ti conceda tanto tempo…), che avrebbe dovuto testimoniare questo pomeriggio.

Quindi tutto rimandato di un mese, la prossima udienza si terrà il 27 marzo. 

 

La legge sarà – almeno così è scritto nelle aule – uguale per tutti ma la giustizia non lo è per niente. Chi ha soldi e tempo può permettersi di aspettare; chi non li ha e piange i suoi morti vede questa “giustizia” inumana e di parte allontanarsi sempre di più. Aspettando una giustizia che non arriva mai, altri lavoratori si sono ammalati e due sono morti. Intanto avanza anche la prescrizione.

 

Ormai l’abbiamo capito bene, i processi per le morti di decine e decine di operai e lavoratori per amianto non si devono fare e il Tribunale di Milano è in prima fila nell'applicare questa direttiva assolvendo ogni volta i responsabili, tra l’altro sulla base di argomentazioni antiscientifiche rifiutate anche dalla Suprema Corte in una recente sentenza.

 

Non ci illudiamo ma non siamo disposti ad arrenderci. Continueremo ovunque, nei tribunali, nelle strade, a pretendere giustizia, non solo per chi non c’è più ma perché altri non debbano percorrere questo calvario.

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Sesto San Giovanni (Mi), 26 febbraio 2019

lun

11

feb

2019

SOLIDARIETA' ALLA BANDA DEGLI OTTONI

  

SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA ALLA

 

BANDA DEGLI OTTONI A SCOPPIO.

 

NO ALLA REPRESSIONE.

 

 

 

Due compagni, componenti della banda degli Ottoni a Scoppio (riconosciuta anche con l’Ambrogino d’oro) - da sempre a fianco delle lotte  operaie, sociali, studentesche e antifasciste - saranno processati il 26 febbraio per un gesto di solidarietà proletaria per fatti che risalgono al 7 dicembre 2014, durante le contestazioni alla “prima” della Scala.  

 

In quell’occasione la Banda degli Ottoni a Scoppio, storica banda militante di strada che ogni anno accompagna anche con la sua musica il corteo per commemorare le vittime dell’amianto a Sesto  San Giovanni,  è intervenuta a difesa di alcuni manifestanti contro le forze dell’ “ordine”  e chi cercava a tutti i costi lo scontro per poi criminalizzare il dissenso.

 

Siamo al fianco della Banda degli Ottoni senza se e senza ma.

 

La loro lotta è nostra lotta ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà militante a Spinash e a Juan Carlos, oltre che a tutta la Banda.  

 

NO alla criminalizzazione di chi si oppone al potere che legittima lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

 

 

 

 

                                                                                               

 

Sesto San Giovanni (Mi) , 7 febbraio 2019       

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

sab

09

feb

2019

AMIANTO: INCONTRO CON GLI STUDENTI

 

Grande interesse degli studenti del 5° anno dell’Istituto “E. DE NICOLA di Sesto San Giovanni questa mattina nell’ incontro con  il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio sul  Tema: COSA SI SA SULL’AMIANTO E COSA SI DOVREBBE FARE.

 

 

 

gio

07

feb

2019

AMIANTO: PREVENZIONE CON GLI STUDENTI

IL RISCHIO AMIANTO IN LOMBARDIA: Il comitato fa prevenzione nelle scuole.

Sabato 9 febbraio il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio sarà all’Istituto “E. DE NICOLA di Sesto San Giovanni per un incontro con gli studenti del 5° anno, dalle ore 11.00 alle 13.00.

Tema dell’incontro: COSA SI SA SULL’AMIANTO E COSA SI DOVREBBE FARE.

 

Nell'incontro verranno proiettati alcuni brevi filmati e forniti i dati sulla presenza di amianto della cintura industriale di Milano e Sesto San Giovanni e sulla condizione di grave rischio, in particolare per alcuni istituti scolastici e per le case popolari.

 

I dati dei casi di mesotelioma a partire dal 2000 riportano cifre da bollettino da guerra. Il registro dei mesoteliomi lombardo riporta, per il periodo dal 2000 al 2014, un totale di 5.897 casi. Si va dai 355 casi del 2000 ai 480 del 2011. Il VI Rapporto Mesoteliomi INAIL dell’ottobre 2018 conferma i dati fino al 2015: 5.680 casi di mesotelioma. I dati sono in costante aumento: rispetto ai casi del 2000 (277) già nel 2010 i casi segnalati sono stati 409; per il 2013 472, e per il 2017 sono più di 500 i casi di mesotelioma.

I dati della Provincia di Milano sono i seguenti: Milano hinterland: 882; Sesto San Giovanni: 138; Milano 1: .502; Milano 2: 242;  Milano Città: 653.

In Lombardia c’è ancora il 33% di tutto l’amianto giacente in Italia: oltre 210.000 siti censiti nella nostra regione - di cui il 12% nel settore pubblico e l’88% in quello privato - con 6 milioni di mq. che vanno bonificati e smaltiti, altrimenti ci saranno ulteriori esposti, malati e decessi correlati. La presenza di coperture in cemento amianto in Lombardia è stimata, a tutt'oggi, in almeno 2.053.524 mc., di cui la maggior parte (566.916 mc.) si trova nella zona di Milano-Monza Brianza.

 

Parlarne con i giovani, perché essere informati è il primo passo nella lotta contro l’amianto, è fondamentale e questo è il senso che vogliamo dare a questo incontro.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

mail: cip.mi@tiscali.it                  Sesto San Giovanni 7 febbraio 2019  

 

 

 

mer

06

feb

2019

GIUSTIZIA "DISTRATTA" PER LE VITTIME DELL'AMIANTO

C.N.A.  COORDINAMENTO NAZIONALE AMIANTO

Roma , 06 febbraio 2019

Comunicato stampa

Giustizia "distratta" per le vittime dell'amianto all'ILVA di Taranto: preoccupazione del CNA per il rinvio in Cassazione, a 24 ore dall'udienza prevista per martedì 5 febbraio. Troppi i processi "infiniti" per le vittime dell'amianto In tutta Italia.

"Esprimiamo viva preoccupazione per il rinvio dell'udienza in Cassazione del processo per le vittime dell'amianto all'ILVA di Taranto", ha detto Salvatore Nania, presidente del CNA, Coordinamento Nazionale Amianto, a cui fanno capo 18  associazioni-comitati-movimenti di lotta perchè venga fatta giustizia per i morti di amianto in Italia.

Il rinvio è stato infatti notificato, come da allegato, a meno di 24 ore dalla seduta della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, prevista per martedì 5 febbraio a partire dalle ore 9:00. La motivazione, stupefacente, di       "omessa notifica agli imputati non ricorrenti" come è scritto nella notifica del Presidente. "Quanto ancora bisognerà attendere-ha aggiunto Nania, al termine della riunione nazionale del CNA, indetta in giornata- per la convocazione di una nuova

udienza e per conoscere la sentenza per i 5 imputati, ex dirigenti dello stabilimento ex ITALSIDER, oggi ILVA di Taranto, ritenuti responsabili della morte per mesotelioma pleurico di 5 lavoratori?"

Si tratta, così sembrerebbe,           di un rinvio per "distrazione", una banale dimenticanza, che però si è abbattuta come una clava nel cuore dei familiari e delle persone già in viaggio per Roma, o già arrivate nella capitale per testimoniare con un sit-in la loro volontà di giustizia per i propri cari, deceduti a causa delle   fibre killer di amianto, respirate nel posto di lavoro.

 

"Questo rinvio in una vicenda processuale iniziata nel 2011- ha aggiunto Nania- è la fotocopia di troppe vicende processuali che riguardano le vittime dell'amianto nei luoghi di lavoro, la cui durata sembra dilatarsi all'infinito, fra tempi tecnici, veri e presunti, cavilli burocratici, alchimie giuridiche e/o dimenticanze: basti citarne alcuni, come FIBRONIT di Broni, Breda Termomeccanica di Milano, Franco Tosi di Legnano, FINCANTIERI di Palermo, Fonderie Valbruna, TEKSID di Torino, ex ENEL di Turbigo ed ex ENEL di Larderello (PI), Marina Militare 1 Padova e Venezia, Pirelli di Torino, Pirelli di Milano, di cui alcuni iniziati nel 2008, come quello della Marina Militare 1 e ancora in corso. Una situazione inaccettabile per questi nostri "morti senza riposo", per i quali non ci stancheremo di chiedere giustizia!"

leggi di più

mar

05

feb

2019

MALATI AL LAVORO, LAVORO MALATO,

gio

31

gen

2019

ASSEMBLEA DEL COMITATO

Sabato 2 febbraio 2019 - ore 15,30 - ASSEMBLEA del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni.


OdG: 1) prossime iniziative di lotta. 2) resoconto delle attività del Comitato e informazione sulle cause penali in cui siamo parte civile, cause di lavoro e civili in cui il nostro Comitato è impegnato. 3) varie

mar

29

gen

2019

MORTI SUL LAVORO NEL 2018

MORTI SUL LAVORO NELLA GUERRA DÌ CLASSE FRA CAPITALE E LAVORO. PER I CAPITALISTI IL PROFITTO PRIMA DELLA SICUREZZA.

Secondo i dati resi noti dall’INAIL più infortuni sul lavoro nel 2018 i morti sono stati 1133 con un aumento del 10% rispetto al 2017.

I dati dell’Istituto registrano anche una crescita delle denunce d’incidenti e vittime in ambito lavorativo e di patologie di origine professionale denunciate, che sono state quasi 60mila.

Nel dettaglio i dati Inail relativi al 2018 su infortuni e morti sul lavoro, registrano che le denunce di infortunio tra gennaio e dicembre 2018 sono state 641.261 (+0,9% rispetto al 2017, quando erano state 635.433). Di queste, 1.133 con esito mortale (+10,1%, ossia 104 in più rispetto alle 1.029 del 2017).

I padroni nella ricerca del massimo profitto sfruttano al massimo i lavoratori e risparmiano anche pochi centesimi sulla sicurezza non esitando a mandare a morte consapevolmente migliaia di lavoratori. Non è un caso che anche le patologie di origine professionale sono in aumento: quelle denunciate nel 2018, sono state 59.585 (+2,5%, pari a 1.456 casi in più rispetto ai 58.129 dell'anno precedente).

Secondo Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro e i dati INAIL sono sottostimati perché i lavoratori morti nel 2018, contando i morti sulle strade e in itinere, considerati dallo Stato e dall’INAIL come morti sul lavoro, arrivano a oltre 1450 lavoratori morti per infortuni.

Un bollettino di guerra che non accenna a fermarsi. Nonostante le chiacchiere del capo dello stato Mattarella, del governo del “cambiamento” lega e 5stelle, e delle istituzioni non esiste sicurezza sui posti di lavoro. I morti sul lavoro dall’inizio del 2019 a oggi 29 gennaio sono già 45. Persone, esseri umani usciti al mattino, per andare a guadagnare il pane per i loro cari e mai più tornati e, almeno altrettanti lavoratori sono morti sulle strade e in itinere.

Ormai da molto tempo i sindacati confederali CGIL-CISL-UIL-UGL, sono diventati i principali sostenitori dell’economia capitalista e dello sfruttamento operaio a cui subordinano gli interessi operai e la sicurezza sul lavoro. A questi sindacati di regime recentemente si sono accodati anche alcuni sindacati extraconfederali o di base che in cambio di un piatto di lenticchie si sono venduti. Ex sindacati di base (lampante è l’esempio dell’UsB su ILVA di Taranto) che hanno abbandonato il loro ruolo conflittuale, anticapitalista di difesa degli interessi operai e, che pur di avere una rappresentanza riconosciuta dai padroni e sedersi ai tavoli di trattativa vengono meno al loro ruolo conflittuale di lotta contro lo sfruttamento capitalista. Sindacati che vanno ai tavoli di trattativa non certo per rappresentare gli interessi operai e proletari ma i loro interessi di organizzazione usufruendo di permessi sindacali, distacchi e altri privilegi che il padrone concede ai suoi servi. Gli operai disorganizzati, con sindacati venduti e senza un loro partito che difenda i loro interessi, sono solo carne da macello per i padroni.

E’ L’AUMENTO DELLO SFRUTTAMENTO LA CAUSA PRINCIPALE  DELL’AUMENTO DEGLI INFORTUNI, DEI MORTI SUL LAVORO E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI.

LA SALUTE E LA SICUREZZA DÌ MILIONI DÌ LAVORATORI VALGONO PIU’ DEI PROFITTI DEI PADRONI

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio,

ven

25

gen

2019

MORTI AMIANTO TEATRO SCALA MILANO

Morti per amianto al Teatro alla Scala, il presidio davanti al tribunale è un concerto

mar

22

gen

2019

AMIANTO: MOGLIE DI UN OPERAIO MORTA PER AVER LAVATO LA TUTA

Moglie di operaio morta per aver pulito la tuta del marito. Eredi risarciti

 

Il Tribunale di Venezia condanna Fincantieri dopo il decesso della donna entrata in contatto con la sostanza venefica attraverso gli indumenti di lavoro del coniuge. La vittima colpita da un tumore rarissimo

 

 Il Tribunale di Venezia condanna Fincantieri dopo il decesso della donna entrata in contatto con la sostanza venefica attraverso gli indumenti di lavoro del coniuge. La vittima colpita da un tumore rarissimo

 

ROMA - Marilena (il nome è di fantasia, la storia vera) vuole che il marito, quando arriva in cantiere per lavorare, vesta una tuta in ordine. E allora gliela pulisce ogni settimana. Gliela spazzola con forza da quella polvere tenace ad andare via, la lava con cura, la mette ad asciugare. Un atto di premura, come se ne vedono tanti, nelle case operaie. Eppure a Marilena, quel gesto di amore costa caro.

Un giorno Marilena si ammala. Un mesotelioma pleurico, che le viene diagnosticato a Padova, nel 2015. Questo cancro rarissimo e devastante ti arriva addosso perché sei entrata in contatto - non con una polvere, con uno sporco comuni - ma con l'amianto. E ti fa morire, come succede a Marilena nel 2016.

Suo marito lavora come carropontista. Manovra una enorme gru nel cantiere navale Breda di Marghera, poi passato alla Fincantieri. Questo, dal 1973 al 1998. E nell'officina un grande telo, chiamato cotone-amianto, viene sistemato sopra la testa degli operai per proteggerli dalle scintille delle saldature. Il telo viene utilizzato fino al 1989. Solo due anni prima, nel 1987, l'azienda elimina invece i ceppi dei freni della gru, che pure contengono amianto.

Il marito, dunque, lavora tra l'amianto quasi ogni giorno. Ma ad ammalarsi è Marilena, che gli mette in ordine la tuta. E le sofferenze che sopporta sono forti, a giudicare dalla sentenza del Tribunale di Venezia che ora risarcisce gli eredi e i parenti di Marilena.

Scrive il sito Cassazione.net che i giudici del Tribunale, prima di tutto, danno credito alla perizia d'ufficio che dimostra un nesso causa-effetto tra il contatto con l'amianto (sia pure nelle mura domestiche) e il mesotelioma pleurico. Un tumore perfido che ti colpisce dopo 15, dopo trenta, a volte addirittura dopo 50 anni da quando hai maneggiato l'amianto.

Sempre i giudici veneziani notano che, tra il 1973 e il 1998, durante gli anni di lavoro del marito di Marilena, gli scienziati hanno già accertato la pericolosità dell'amianto. Al punto che l'allora Comunità Europea ha emanato delle direttive per mettere in guardia le imprese: come la direttiva 769 del 1976, la 478 del 1983, infine la 610 del 1985. Ma almeno fino a un certo punto, l'azienda del marito di Marilena non ha messo in campo "mezzi di protezione" dall'amianto, "personali e collettivi".

Alla fine il Tribunale di Venezia decide un primo risarcimento nei confronti del marito e della figlia di Marilena, riconoscendo un importo per ognuno dei 200 giorni di malattia e di dolore della vittima. Il risarcimento, che vuole ripagare moglie e figlia del "danno catastrofale" in base ai diritti ereditari, è pari complessivamente a 88 mila 200 euro.

Il Tribunale poi risarcisce parenti e congiunti per la sofferenza che hanno patito alla morte della donna:
- il marito riceve altri 165 mila 960 euro; - anche la figlia altri 165 mila 960;
- la sorella 24 mila 20 euro; - il fratello 32 mila 667 euro; - la nipote 24 mila 20.

A queste cifre vengono aggiunti gli interessi legali.

 

di ALDO FONTANAROSA, 21 Gennaio 2019

Da www.repubblica.it


https://www.repubblica.it/economia/2019/01/21/news/amianto_moglie_morta_sentenza_fincantieri_risarcimento-217127093/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P5-S1.6-T1

 

 

 

mar

15

gen

2019

AMIANTO MARINA MILITARE. LO STATO DEI PADRONI ASSOLVE SE STESSO. MILLE MORTI SENZA COLPEVOLI.

LO STATO DEI PADRONI ASSOLVE SE STESSO. MILLE MORTI SENZA COLPEVOLI.

Padova, 10 ammiragli della Marina assolti per morte dei marinai su navi ‘imbottite’ di amianto, “uccidendoli per la seconda volta”.

Ancora una volta nella democratica Italia nata dalla resistenza la magistratura, un giudice ha assolto ieri 14 gennaio 2019 dieci ammiragli imputati di omicidio colposo per “aver causato o contribuito a causare o comunque non impedito” la morte o l’insorgere del male di migliaia di marinai.

I vertici militari, in particolare gli ammiragli – imprenditori, avevano e hanno l’obbligo di tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro.

Gli ammiragli imputati, ex capi di stato maggiore, responsabili delle strutture sanitarie militari e della gestione della flotta sono stati assolti perché il fatto non sussiste, o per non aver commesso il fatto.

 

Per il tribunale di Padova nessun ammiraglio è colpevole per questi assassinii.

Il giudice, Chiara Bitozzi, ha assolto tutti gli alti ufficiali della Marina che avevano la responsabilità degli equipaggi e della tenuta della flotta che ha continuato a solcare il mare anche dopo la messa al bando dell’amianto, che risale alla legge 257 del 1992.

Ancora una volta ingiustizia è fatta, nessuno è responsabile.

La sentenza è stata accolta in aula dai marinai di numerose associazioni al grido di “Vergogna, li avete uccisi, ci avete uccisi due volte”. Anche la Marina Militare, che era stata citata come responsabile civile, esce indenne dal processo.

Ancora una volta si dimostra che in questa società la salute e la vita umana delle persone appartenenti alle classi sottomesse non vale niente. Fra i morti anche molti marinai che avevano fatto il servizio militare di leva quando era obbligatoria. Una società, una giustizia di classe che assolve e lascia impuniti i rappresentati del potere e delle classi dominanti e, che per il profitto uccide gli esseri umani e la natura è una società barbara e inumana.

 Amaro il commento dei rappresentanti delle associazioni amianto dei marinai.

Per Pietro Serarcangeli, dell’associazione Afea, “Una decisione vergognosa, che cancella 1.100 marinai militari morti per l’amianto”. Mentre per Salvatore Garau, di Afea Sardegna afferma, “abbiamo fatto il nostro dovere sulle navi e adesso scopriamo che eravamo carne da macello, perché nessuno era responsabile di tutelare la nostra salute”.

Nella società capitalista i lavoratori non sono altro che merce, forza-lavoro da sfruttare, utilizzare e spremere.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai famigliari dei marinai morti e ai loro colleghi.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

gio

03

gen

2019

la Repubblica di oggi 3 gennaio 3019

dom

30

dic

2018

IL GIORNO DI OGGI 30 DICEMBRE 2018

sab

29

dic

2018

APPELLO CONTRO SENTENZA MORTI AMIANTO PIRELLI

Milano 29 dicembre 2018

 

COMUNICATO STAMPA

 

Annunciato ricorso in appello contro la sentenza assolutoria dei manager al processo Pirelli Bis per la morte di 28 lavoratori per mesotelioma pleurico: le motivazioni presentate a oltre due anni dalla sentenza e solo dopo le denunce delle associazioni e delle parti civili.  "Un ritardo assurdo, ma noi non ci fermeremo, finché non avremo giustizia" , questa la dichiarazione del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e AIEA  

 

"Non ci fermeremo, lo dobbiamo alle vittime e ai loro famigliari. Continueremo a lottare, finché non avremo giustizia e i responsabili di questo genocidio non saranno fermati e puniti:  il nostro primo passo sarà il ricorso in appello! Questo non riporterà in vita i morti e non guarirà il dolore dei loro famigliari e dei malati, ma senz'altro ne eviterà altri perché non si può concedere l’impunità a padroni e manager con teorie antiscientifiche. Così si afferma nella pratica che uccidere i lavoratori non è reato!".  E' quanto ha dichiarato Michele Michelino, presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, non appena conosciute le motivazioni della Sentenza della V Sezione del Tribunale di Milano, presieduta dalla giudice Annamaria Gatto, che ha mandato assolti al processo Pirelli Bis  9 ex manager della Pirelli, imputati di omicidio colposo plurimo per la morte per mesotelioma di 28 lavoratori che hanno lavorato nell'azienda milanese fra gli anni '70/'80. Ciò che è inaccettabile è che le motivazioni della sentenza siano state depositate     a due anni di distanza dalla sua emissione, in data 19 dicembre 2016, e soltanto dopo la protesta  dello stesso Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, di Medicina Democratica, dell' Associazione Italiana Esposti Amianto e  delle parti civili, che  il 6 dicembre hanno presentato una segnalazione  al Presidente del Tribunale di Milano, Dr. Roberto Bichi, e al Presidente della V Sezione Penale del Tribunale di Milano, Dr. Ambrogio Moccia per denunciare il grave danno rappresentato da questo ritardo per le Parti Civili, rappresentate dall’avv. Laura Mara, impossibilitate di fatto ad agire.

 

" Quanto accaduto e le  motivazioni della sentenza- ha aggiunto Michele Michelino ci inducono a pensare che il segnale politico che sta dando il tribunale di Milano sia chiaro: questi processi non si devono più fare".

 Colpiscono- ha detto Fulvio Aurora, responsabile vertenze giudiziarie AIEA-  le ragioni addotte dalla giudice Annamaria Gatto per motivare la sentenza di assoluzione, in quanto risultano decisamente  in contrasto con alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione, quali ad esempio quella della  Quarta Sezione della Corte di Cassazione sui morti d’amianto alla Centrale Enel di Chivasso (To)  e  quella  della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione per il processo fincantieri di Monfalcone.   La prima,   che ha condannato i dirigenti per la morte dei lavoratori e la seconda che ha confermato le condanne per i numerosi casi di lavoratori deceduti per patologie derivanti dall’amianto presso la Fincantieri di Monfalcone". In tutte e due  le sentenze di Cassazione si sostiene il principio che  “Il superamento, alla stregua della letteratura scientifica ormai consolidata, della teoria della cosiddetta  dose killer non può che comportare, sul piano logico, l’adesione all’ipotesi scientifica, avente fondamento epidemiologico, secondo cui l’aumento della esposizione produce effetti nel periodo di induzione e di latenza” e cioè, in buona sostanza, che assorbita una prima dose di polveri killer di amianto, continuare ad assorbirne non può che aggravare la patologia. 

 

In contrasto con queste motivazioni che hanno determinato la condanna dei responsabili nei rispettivi processi,  la giudice Gatto scrive invece, a pag.69/70 delle motivazioni della sentenza, che “ Si può ritenere ormai del tutto superata la discussione sulla dipendenza della asbestosi dalla esposizione ad amianto mentre rimangono dubbi soprattutto in ambito clinico sulla derivazione del mesotelioma dallo stesso agente nocivo. E ancora. “La durata dell’induzione o latenza minima  è più difficilmente individuabile e l’unico elemento che incontra un significativo consenso è l’affermazione che per determinare l’inizio dell’induzione si deve  far riferimento alla prima – e quindi più risalente – esposizione ad amianto. Incontra un significativo consenso anche l’affermazione che, una volta terminata l’induzione le esposizioni successive non hanno alcuna rilevanza nella storia del mesotelioma.  Diversamente è ancora molto dibattuta la questione relativa all’effetto acceleratore che possono avere le cd “dosi cumulative”.  

In altre parole, per la giudice sono rilevanti solo le prime esposizioni, quindi se i lavoratori sono stati contaminati nei primi anni di lavoro possono tranquillamente continuare a lavorare con la fibra killer o i cancerogeni perché il continuo avvelenamento è irrilevante! "E inoltre- sottolinea Fulvio Aurora- sembrerebbe  mettere in discussione la correlazione amianto-mesotelioma, da decenni acclarata da tutta la letteratura scientifica a livello internazionale!" 


Per info.
Carmina Conte cell. 3931377616
Fulvio Aurora, cell.  3392516050
Michele Michelino cell. 335 7850799

 

sab

29

dic

2018

IL GIORNO SABATO 29 DICEMBRE 2018

ven

28

dic

2018

PIRELLI BIS. DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA I PER I MORTI D’AMIANTO

PIRELLI BIS. DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA I PER I MORTI D’AMIANTO

 

Dopo la protesta delle associazioni, parti civili, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto che il 6 dicembre hanno presentato al Presidente del Tribunale di Milano, Dr. Roberto Bichi, e al Presidente della V Sezione Penale del Tribunale di Milano, Dr. Ambrogio Moccia, una segnalazione per denunciare un grave danno per le Parti Civili rappresentati dall’avv. Laura Mara, a due anni di distanza sono state finalmente depositate le motivazioni della sentenza di 72 pagine con cui vengono assolti i manager Pirelli imputati di omicidio colposo plurimo.

Ora si può leggere perché per il giudice della V Sezione Penale, Annamaria Gatto, del Tribunale di Milano nessuno è colpevole della morte e delle lesioni gravissime per i 28 casi di operai morti o ammalatisi a causa dell'amianto, che hanno lavorato negli stabilimenti milanesi dell'azienda tra gli anni '70 e '80. Scrive la giudice a pag.69/70 che “ Si può ritenere ormai del tutto superata la discussione sulla dipendenza dalla asbestosi dalla esposizione ad’amianto mentre rimangono dubbi soprattutto in ambito clinico sulla derivazione del mesotelioma dallo stesso agente nocivo”. E ancora. “La durata dell’induzione o latenza minima  è più difficilmente individuabile e l’unico elemento che incontra un significativo consenso è l’affermazione che per determinare l’inizio dell’induzione si deve  far riferimento alla prima – e quindi più risalente – esposizione ad amianto. Incontra un significativo consenso anche l’affermazione che, una volta terminata l’induzione le esposizioni successive non hanno alcuna rilevanza nella storia del mesotelioma.  Diversamente è ancora molto dibattuta la questione relativa all’effetto acceleratore che possono avere le cd “dosi cumulative”

In altre parole per la giudice sono rilevanti solo le prime esposizioni quindi se i lavoratori sono stati contaminati nei primi anni di lavoro possono tranquillamente continuare a lavorare con la fibra killer o i cancerogeni perché il continuo avvelenamento è irrilevante.

Per motivare l’assoluzione la giudice si basa su alcuni principi a cui si attiene il tribunale di Milano, che sono in contrasto con alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione. Ad esempio la Quarta Sezione della Corte di Cassazione sui morti d’amianto alla Centrale Enel di Chivasso (To) e Turbigo (Mi) che hanno condannato i dirigenti per la morte dei lavoratori affermando che: “Il superamento, alla stregua della letteratura scientifica ormai consolidata, della teoria della cd. dose killer non può che comportare, sul piano logico, l’adesione all’ipotesi scientifica, avente fondamento epidemiologico, secondo cui l’aumento della esposizione produce effetti nel periodo di induzione e di latenza”. - Sentenza 4560/2018, III Sezione Penale della Cassazione.

Dello stesso avviso anche La sentenza della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione del 18 maggio 2018 che ha confermato le condanne per i numerosi casi di lavoratori deceduti per patologie derivanti dall’amianto presso la Fincantieri di Monfalcone. Il segnale politico che sta dando il tribunale di Milano è chiaro: questi processi non si devono più fare. Ma noi non ci fermeremo, lo dobbiamo alle vittime e ai loro famigliari. Noi continueremo a lottare finché non avremo giustizia e i responsabili di questo genocidio non saranno fermati e puniti. Questo non riporterà in vita i morti e non guarirà il dolore dei loro famigliari e dei malati ma senz’altro ne eviterà altri. Non si può concedere l’impunità a padroni e manager con teorie antiscientifiche. Così si afferma nella pratica che uccidere i lavoratori non è reato.

 Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel TerritorioAssociazione Italiana Esposti Amianto, Medicina Democratica       

 

 

 

mail: cip.mi@tiscali.it                                  Milano, 28/12/2018  

leggi di più

gio

13

dic

2018

MORTI AMIANTO ALL'ALFA DI ARESE (IL GIORNO di oggi)

ven

07

dic

2018

IL GIORNO, 7 DICEMBRE 2018

gio

06

dic

2018

MORTI DI AMIANTO ALLA PIRELLI DI MILANO

  

PROCESSO PIRELLI PER I MORTI D’AMIANTO 

 

LA PROTESTA DELLE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI

  

Presentato al Presidente del Tribunale di Milano Dr. Roberto Bichi e al Presidente della V Sezione Penale del Tribunale di Milano Dr. Ambrogio Moccia una segnalazione che denuncia un grave nocumento per le Parti  Civili rappresentati dall’avv. Laura Mara. 

 

A due anni (Il 19 dicembre 2016), dal dispositivo della sentenza emesso dalla Dr. ssa Anna Maria Gatto nel processo a carico dei vertici Pirelli di Milano che ha assolto gli imputati dei morti per amianto per plurime violazioni della normativa in materia di igiene e sicurezza del lavoro nonostante una perizia del Tribunale favorevole alle parti civili, ad oggi non risultano ancora depositate le motivazioni della sentenza. 

 

Con il tempo, la prescrizione corre con grave danno per le parti civili costituite nel processo, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto, e altre ancora. 

 

Con questa richiesta le associazioni rappresentate dall’Avv. Laura Mara chiedono all’autorità giudiziaria di assumere i provvedimenti riguardo al caso in esame, riservandosi di intraprendere iniziative di lotta contro il persistere di questa malagiustizia che rappresenta un affronto a chi aspetta giustizia. 

 

Intanto, mentre il processo stancamente ristagna, le vittime e le loro associazioni senza le motivazioni della sentenza non possono neanche presentare appello. Non si ferma invece la conta dei morti fra chi ha lavorato alla Pirelli, in attesa di una giustizia che non arriva mai, altri ex lavoratori continuano ad ammalarsi e morire. 

 

Anni di lotte in fabbrica e sul territorio, anni di ricerche sul cancerogeno amianto hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica e la magistratura sui rischi concreti del killer amianto, ma tutto questo a una parte del Tribunale di Milano sembra non interessare.

 

In ogni caso noi non ci arrendiamo 

 

Continueremo a lottare anche nelle aule del Tribunale, nelle piazze, nel territorio e sui luoghi di lavoro finché le vittime e i loro famigliari non avranno avuto giustizia.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Milano 6 dicembre 2018

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it 

 

 web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

sab

01

dic

2018

Video dell'incontro/dibattito che si è tenuto a Milano il 15/11/2018, fra associazioni, sindacati, il nostro Comitato con la partecipazione della Pastorale del

mer

28

nov

2018

AMIANTO IN LOMBARDIA

lun

26

nov

2018

Tanti compagni e amici per l'ultimo saluto a Mariolone

sab

24

nov

2018

ULTIMO SALUTO A MARIOLONE

ULTIMO SALUTO A MARIOLONE (nella foto in tribunale secondo da sinistra)


Lunedì 26 novembre alle ore 14,30 presso la camera mortuaria dell’Ospedale di Cantù il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, i compagni e gli amici ricorderanno e saluteranno per l’ultima vola il compagno Mario Amiranda, Mariolone.

 

I compagni che vogliono partecipare con noi possono chiamare al n. 3357850799 o venire all'Ospedale.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

ven

23

nov

2018

CIAO MARIOLONE

 

CIAO MARIOLONE, AMICO E COMPAGNO DI TANTE BATTAGLIE

 

Con profondo dolore annunciamo sgomenti la morte del nostro compagno Mario Amiranda - Mariolone, come lo chiamavamo affettuosamente - avvenuta stanotte, a causa di un avvelenamento di barbiturici.

Ricoverato in ospedale, nonostante le cure, è deceduto durante la notte.

 

Mariolone è stato un amico sincero, un caro compagno di lotta, una persona dolce, generosa, sensibile, sempre pronto ad aiutare gli altri e battersi contro ogni forma di ingiustizia. Ma questa volta, purtroppo, ha pensato che nessuno potesse aiutare lui. Ora ci lascia un profondo senso di disorientamento e di colpa per non aver capito fino in fondo il suo dramma e non essere riusciti ad aiutarlo.

 

Mariolone, operaio di una ditta di autobus, da oltre un anno si era messo in aspettativa per curare il padre gravemente malato. Non voleva abbandonarlo in una casa di riposo, ma la solitudine e la mancanza di socialità sono stati questa volta più forti di lui.

 

Mariolone ….sempre in prima fila nelle lotte operaie: da più di un decennio faceva parte del nostro Comitato e del Centro di Iniziativa Proletaria, partecipando,  prendendo permessi e ferie sul lavoro, a tutte le iniziative di lotta. Sempre al fianco delle vittime dell’amianto nei tribunali, nelle manifestazioni contro il governo per i diritti dei lavoratori, contro l’INAIl, portando con la sua presenza la solidarietà operaia concreta a chi lottava contro lo sfruttamento e contro l’ingiustizia, dai terremotati dell’Aquila  ai famigliari della strage ferroviaria di Viareggio.

 

Dopo tanti morti per amianto, oggi siamo ancora più tristi e arrabbiati per la perdita, di cui non riusciamo a capacitarci, di un compagno e di un amico.

 

Ciao Mariolone, che la terra ti sia lieve. Con affetto e amore, i tuoi compagni

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Sesto San Giovanni, 23 novembre 2018

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                        web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

https://www.facebook.com/cip.tagarelli

lun

12

nov

2018

ILVA: UN ACCORDO CONTRO GLI OPERAI

Da nuova unità - rivista di politica e cultura comunista. www.nuovaunita.info

 

ACCORDO ILVA: PADRONE E SINDACATI CONFEDERALI, INSIEME ALLA USB, FIRMANO LA “PACE SOCIALE”.

 

 

 

PER I PADRONI IL PROFITTO E’ GARANTITO, IL POSTO DI LAVORO NO, LA SALUTE NEANCHE.

 

 

 

Michele Michelino

 

 

 

I sindacati confederali – FIOM/CGIL-FIM/CISL-UILM/UIL, a cui si è aggiunta USB- si sono dichiarati soddisfatti per l’accordo firmato con Am Investco, la cordata guidata da Arcelor Mittal.

 

Anche il viceministro Di Maio, artefice dell’accordo, ha dichiarato che “sull'Ilva è stato raggiunto il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili”, una frase che si sente ripetere spesso, ogni volta che i sindacalisti firmano accordi antioperai.

 

Tuttavia gli stessi sindacati firmatari dell’accordo hanno ammesso che “si tratta comunque di circa 3.000 esuberi con una clausola di salvaguardia (sic!) che prevede che dal 2023 i lavoratori in esubero possano essere riassorbiti se nel frattempo non hanno usato gli ammortizzatori”. In teoria, come prevede l’accordo, chi accetta il licenziamento senza chiedere nemmeno un euro di FIS (ex cassa integrazione), fra 5 anni può forse cominciare a sperare che lo riassumano: un sogno destinato a rimanere tale.

 

 

 

Anche sull’ambiente il risultato è pessimo. Come ha dichiarato il presidente del Consiglio Conte “Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono”, dimenticando che già in queste condizioni gli infortuni e i morti sul lavoro sono all’ordine del giorno.

 

Non c’è che dire, una bella difesa dell’ambiente in questo stabilimento dove gli infortuni e i morti sul lavoro avvengono giornalmente, non solo fra gli operai costretti a lavorare senza sicurezza, ma anche tra i loro famigliari e la popolazione. Secondo l’accordo si può continuare a morire, basta “non aumentare le emissioni” di sostanze cancerogene.

 

Intanto i padroni possono continuare a fare il massimo profitto non solo risparmiando sulla sicurezza, ma anche con garanzia d’impunità: l’accordo prevede, infatti “immunità penale che si mantiene – sia per i commissari che per i nuovi proprietari”, il che vuol dire che non ci sarà alcun colpevole per malattia e morte e che padroni e manager potranno continuare indisturbati a uccidere lavoratori e cittadini del territorio.

 

leggi di più
INVITO SENATO.pdf
Documento Adobe Acrobat 258.6 KB

COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
Documento Adobe Acrobat 231.1 KB

ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi