Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

sab

28

nov

2020

IL GIORNO 28 NOVEMBRE 2020

ven

27

nov

2020

TEATRO SCALA. IL P.M. CHIEDE PENE FINO A 7 ANNI

Amianto: pm Milano, pene fino a 7 anni per ex dirigenti della Scala.
Tre dirigenti e un consulente del Teatro alla Scala sono accusati di omicidio colposo per la morte di 5 lavoratori per mesotelioma.

Pene severe sono state chieste dal pm di Milano, Maurizio Ascione, per i 3 dirigenti e un consulente del Teatro alla Scala accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di 5 lavoratori per mesotelioma, tra cui un macchinista, una cantante lirica e un siparista, esposti all'amianto all'interno del Teatro dagli anni Settanta in poi. Le richieste del pm alla Corte - presieduta dalla giudice Mariolina Panasiti della nona sezione penale del Tribunale - sono state esposte questa mattina al termine della requisitoria e vanno da un minimo di 2 anni e mezzo a un massimo di 7 anni.

La pena piu' alta e' stata chiesta per Giovanni Traina, referente del Centro diagnostico italiano e poi consulente esterno del Piermarini dall'87 (considerato responsabile di tutti e 5 gli episodi);

5 anni di reclusione sono stati chiesti invece per l'allora sovrintendente Carlo Fontana (che ha guidato il teatro dal 90 al 2005);

tre anni e mezzo per la direttrice affari generali dal '91 al '96 Maria Rosaria Samoggia (per tre episodi) e 2 anni e mezzo per il direttore tecnico dal '94 al '95, Franco Malgrande (che risponde di tre episodi).

Il processo, che si e' trascinato per molto tempo ed e' stato anche interrotto a causa della pandemia, e' arrivato alla requisitoria dell'accusa e proseguirà con l'audizione delle conclusioni delle parti civili il 29 gennaio.


Durante il suo intervento il pm Ascione ha ricordato per l'ennesima volta l'elemento del palco che fu principalmente responsabile della dispersione della 'polvere nera' nociva per i polmoni: la cosiddetta 'pattona', una parete di lamiera alta 16 metri e larga quanto il palcoscenico stesso, definita "persino da un consulente della difesa, l'ingegnere Nano, una 'bestia' che rivestiva il sipario".
La parete era formata interamente di amianto crisotilo e rivestita da altri due metalli. Il sostituto procuratore ha ricordato anche che "gia' a fine anni '60 si parlava di una relazione eziologica diretta tra l'esposizione all'amianto e il tumore alla pleura", mentre ancora nel 1986, anno a cui risalgono i fatti presi in esame e le conseguenti morti, proprio alla Scala la fibra killer era presente in grandi quantita'.

Secondo l'accusa rimane "gravissimo" - anche perche' "la Scala contribuiva all'immagine dell'Italia all'estero" - il fatto che "in uno tra i 10 piu' importanti teatri del mondo non vi fosse a quell'epoca ancora un programma di 'Valutazione rischio amianto' come si deve, nonostante le specifiche figure competenti, come gli organi di vertice e diversi consulenti esterni".

Ad assistere a tutte le fasi del processo il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, i sindacati Cub e Medicina democratica. Parti civili i familiari di alcuni degli artisti e dipendenti del teatro morti di tumori e malattie polmonari.

MILANO
Venerdì, 27 novembre 2020 - 14:05:00, affaritaliani.it 

mer

25

nov

2020

VIOLENZA SULLE DONNE UN CRIMINE FRA IPOCRISIA E REALTA’

VIOLENZA SULLE DONNE UN CRIMINE FRA IPOCRISIA E REALTA’

Come ogni anno ipocrisia e realtà si uniscono nella celebrazione del 25 novembre in cui ricorre la “giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”.

Le massime Istituzioni a cominciare dal capo dello stato come ogni anno rivolgono appelli contro la violenza maschile e per un maggior protagonismo delle donne. L’ipocrisia sta proprio nel fatto che a lanciare questi appelli sono quelli che hanno tutto l'interesse a garantire la continuità del sistema capitalistico basato sull'oppressione e sullo sfruttamento. In questi anni abbiamo assistito centinaia di volte, forse migliaia, come le donne che hanno subito violenza fisica e psicologica, oltre al danno hanno subito la beffa di vedersi deridere, messe alla gogna, isolate socialmente e in molti casi vedere i loro carnefici assolti.

Una legge che ha sempre un occhio di riguardo per la proprietà privata dei mezzi di produzione e che considera anche le donne come tali.

Ma dove nasce questa ricorrenza?

La giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne cade ogni 25 novembre perché questa data è legata alla storia di tre donne e attiviste politiche, le sorelle Mirabal, che il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Domenicana furono uccise per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Patria Mirabal, Minerva Mirabal e Maria Teresa Mirabal, quel giorno mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti militari e condotte in un luogo nascosto vennero stuprate, torturate, massacrate, colpite a bastonate e strangolate per poi essere gettate in un precipizio all'interno della propria automobile per dare l'idea di un incidente.

Per ricordare e omaggiare la morte delle due attiviste nel 1981, al primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svolto a Bogotà, in Colombia, fu deciso di celebrare il 25 novembre come Giornata internazionale della violenza contro le donne.

In questa giornata assieme alle tante donne maltrattate, uccise e ai bambini vittime di violenze vogliamo ricordare anche il massacro dell’8 marzo del 1908, a New York, dove 129 operale della “Cotton”, morivano bruciate vive dentro la fabbrica in lotta.

 

Donne, operaie che lottavano per il salario e per migliori condizioni di lavoro, uccise dal padrone che attuava la serrata, sbarrando tutte le uscite, cosicché nessuna poté salvarsi dall’incendio scoppiato nella fabbrica.

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ven

20

nov

2020

MORTI AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA

MORTI PER AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO

Il processo per i morti d’amianto che vede imputati 5 dirigenti del Teatro alla Scala (oltre ai responsabili civili Fondazione Teatro alla Scala e Centro Diagnostico Italiano) per la morte di 8 lavoratori si avvia verso le battute finali.

Oggi sono stati sentiti davanti alla presidente della 9° Sezione del Tribunale, giudice Mariolina Panasiti e al Pm. Maurizio Ascione gli ultimi due testimoni delle difese, due medici: il prof.Cottica e il dott. Liscalzi.

 

Come nelle scorse udienze anche oggi i consulenti dei padroni hanno sostenuto la tesi che i lavoratori del Teatro non hanno respirato le fibre di amianto sul posto di lavoro se non in piccolissime dosi, bensì quelle provenienti dall’ambiente della città di Milano. I lavoratori del Teatro alla Scala morti per mesotelioma, tumori polmonari o asbestosi - secondo questi medici sul libro paga del padroni (in tutti i processi per i morti d’amianto sono consulenti dei padroni) - avrebbero respirato l’amianto prima di essere assunti al Teatro.

Esaminando ognuno dei lavoratori uccisi dall’asbesto i due medici hanno sottolineato che essi avevano lavorato prima di essere assunti al Teatro come edili, falegnami, meccanici, coibentatori, secondo loro tutte lavorazioni in cui poteva essere presente amianto.

Non solo: secondo questi “luminari” i lavoratori morti potrebbero essersi ammalati per le fibre contenute negli attrezzi usati nella vita domestica: phon asciugacapelli, tostapane, oppure dall’uso di apparecchi radio o durante il servizio militare.

In un caso hanno avuto la faccia tosta di affermare che uno dei lavoratori morto per mesotelioma, che ha lavorato quasi 30 anni al teatro alla Scala, da bambino ha abitato per circa dieci anni a Casale Monferrato e due a Porto Marghera.

 

La prossima udienza si terrà venerdì 27 novembre sempre al palazzo di Giustizia di Milano, aula 9 (pianterreno), con l’arringa del Pubblico Ministero che formulerà la richiesta di condanna.

 

Fiducia nello Stato e nella magistratura non ne abbiamo mai avuta, ma sentire questi menestrelli dei padroni e dei manager cantare le loro lodi, denigrando i lavoratori ormai anche per noi che siamo abituati è diventato insopportabile.

 

I morti per amianto, sul lavoro, del profitto, sono crimini contro l’umanità e noi vogliamo e pretendiamo giustizia.

Anche se in questa società l’unico diritto riconosciuto e il profitto noi non ci arrendiamo.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio continua, nelle fabbriche, nelle piazze e anche nei tribunali dei padroni.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Milano,

 

20.11.2020 e-mail: cip.mi@tiscali.it

gio

19

nov

2020

LOTTE E DIRITTI

LOTTE E DIRITTI

 

La conquista del diritto a una giornata lavorativa di otto ore è costata lacrime e sangue ai lavoratori.

La rivendicazione della riduzione dell’orario di lavoro ,  'Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire' ha visto combattere classe contro classe.

In Italia la FIOM nel 1919 conquistò le otto ore, prima categoria nel nostro paese.

 Le 40 ore verranno raggiunte al culmine delle grandi  mobilitazioni di massa “dell’autunno caldo” negli anni 1969 e 1970: il punto più alto delle rivendicazioni operaie in Italia.

Da allora molto è cambiato. Dagli anni ’80 la classe operaia ha subito un continuo attacco alle condizioni di vita e lavoro che ha minato nella sostanza e conquiste e diritti che sembravano acquisiti. Lo Statuto dei lavoratori è stato progressivamente svuotato, l’articolo 18 cancellato, il diritto di sciopero gravemente limitato.

Il lavoro è stato deregolamentato: in particolar modo le nuove generazioni hanno perso ogni diritto acquisito negli anni dal movimento operaio.

Prima della chiusura per covid in alcuni settori (ristorazione, bar, nella logistica, nei ristoranti), era normale la richiesta di lavorare 60-72 ore a settimana.

Il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro ormai avviane anche in settori della grande industria, con il ricorso a straordinari obbligatori, “flessibilità” concordate, sabati, domeniche, lavoro notturno.

La giornata lavorativa di otto ore 8 conquistata anni fa è messa continuamente in discussione e in moti casi cancellata, abolita.

Le "conquiste" operaie sono sempre state il risultato di una guerra civile fra la classe dei capitalisti e quella degli operai e dei rapporti di forza esistenti in quel momento.

 

Nel corso degli anni, il cambiamento dei rapporti di forza nella lotta fra capitale e lavoro, ha prodotto cambiamenti anche nella giurisprudenza.

La legislazione riguardante le normative, le leggi, i diritti del lavoro sono cambiati ancor più a vantaggio dei padroni.

 

La legge si adegua alle mutate condizioni della lotta di classe.

 

Le leggi dello stato borghese servono a difendere i profitti dei capitalisti.


Il cambiamento dei rapporti di forza tra le classi è evidenziato e sancito anche nel cd. Decreto Sicurezza (o Decreto Salvini) varato dal governo giallo-verde e rivisto ma non cancellata dal governo giallo-rosso che regola le forme di lotta del conflitto di classe, con un inasprimento delle regole repressive a tutela della proprietà privata.

 

Nonostante il lockdown e le chiusure imposte d'autorità da governo e regioni, il coprifuoco, la sospensione dei diritti costituzionali, le fabbriche, la logistica e i settori strategici del capitale continuano a produrre.

In questi mesi di pandemia è aumentato lo sfruttamento di chi lavora, ma sono aumentati anche gli infortuni, le malattie professionali, i morti sul lavoro e c’è stato un vertiginoso aumento della disoccupazione.

 

Rivendicare nei contratti con forza alcuni obiettivi a cominciare dalla riduzione dell’orario di lavoro per tutti, la sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro significa difendere l’integrità della classe operaia.

 

 A CONDIZIONE DI MORTE NIENTE LAVORO

 

 

mer

18

nov

2020

OPERAI E PADRONI: NESSUNA COMPATIBILITA’ DI INTERESSI

OPERAI E PADRONI: NESSUNA COMPATIBILITA’ DI INTERESSI

 

Nell’Italia democratica, il paese della “Costituzione nata dalla Resistenza”, i padroni - mentre aumentano lo sfruttamento, licenziano e peggiorano le condizioni di lavoro e di vita di milioni di lavoratori e delle loro famiglie - si ergono a paladini della “democrazia”.

 

Noi non dimentichiamo che è anche il paese dove - subito dopo l’incendio che uccise i sette lavoratori della ThyssenKrupp nel 2007 - all’assemblea della Confindustria del 2011 l’amministratore delegato della ThyssenKrupp che vi partecipava fu applaudito in piedi da tutti i padroni italiani, nonostante fosse stato condannato a 16 anni in primo grado per omicidio.

Allora presidente della Confindustria era Emma Marcegaglia.

Padroni e manager assassini, nonostante la condanna definitiva della Corte di Cassazione (una delle pochissime volte in cui i padroni e manager sono stati condannati), sono tutti liberi, compresi i due manager tedeschi fuggiti in Germania.

 

L’Italia “democratica”, dove i cittadini secondo i principi costituzionali sono tutti uguali davanti alla legge, è il paese dove i processi contro i padroni responsabili della morte di migliaia di lavoratori per infortuni, malattie professionali, invalidi del lavoro, finiscono con la prescrizione, o con l’assoluzione “ per non aver commesso il fatto ” o  “ perché il fatto non sussiste “,  lasciando gli assassini dei lavoratori ogni volta impuniti.

 

L’unico scopo dei padroni e della società capitalista è la ricerca del massimo profitto, sostenuti da governo, partiti e sindacati confederali o collaborazionisti.

Il capitalismo è una società che, attraverso i suoi governi, legalizza il crimine contro gli esseri umani. Una società dove lo sfruttamento è legale e regolamentato con i “rappresenti dei lavoratori” dei sindacati confederali nei contratti nazionali.

Per i padroni, le loro istituzioni e tutti quelli che traggono vantaggi e privilegi dallo sfruttamento, la morte sul lavoro è solo un effetto collaterale e quindi accettabile. L’unica accortezza è tenere sotto controllo i numeri delle vittime, attenti a non farli salire sopra una certa quota, per non far indignare la popolazione.

Questa è la violenza e la brutalità del modo di produzione capitalista.

Un sistema marcio e corrotto, un vampiro che si alimenta sul sangue e sulla pelle dei lavoratori, favorito da leggi che tutelano lo sfruttamento a scapito della sicurezza e della vita dei lavoratori.

 

La nostra esperienza nella lotta per ottenere sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro i morti sul lavoro e le malattie professionali ci ha dimostrato che non esiste una giustizia al disopra delle parti. La legge non è uguale per tutti.

Non esiste neanche la neutralità della scienza perché molti di questi “scienziati” sono delle puttane (con tutto il rispetto per chi fa questo mestiere per campare) che si vendono al miglior offerente: altro che neutralità della scienza o giustizia; la scienza e la giustizia sono di parte, dalla parte degli sfruttatori.

 

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, oltre che battersi per la sicurezza in fabbrica, cerca da anni di portare sul banco degli imputati i responsabili delle stragi operaie. 

 

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mar

17

nov

2020

ASPETTANDO UNA GIUSTIZIA CHE NON ARRIVA MAI

COMUNICATO DEL COORDINAMENTO LAVORATRICI E LAVORATORI ALTOVICENTINO “VOCI OPERAIE”

 

Una ventina di lavoratrici e lavoratori e studenti ha partecipato in mattinata al Presidio di lotta contro le morti di lavoro, promosso dal nostro coordinamento.

 

Il Presidio ha denunciato con forza l’ennesima morte sul lavoro di un operaio, Mariano Bianchin, avvenuta nel 2016. L’operaio è rimasto schiacciato da una pressa per circostanze che fanno ritenere la totale responsabilità dei vertici dell’azienda SMEV di Bassano del Grappa, che hanno disattivato le sicurezze nei comandi della pressa per aumentare i ritmi di lavoro. Questo operaio è morto a causa della ricerca del massimo profitto da parte dei padroni.

 

Nel corso del presidio abbiamo rilanciato il problema delle morti per infortunio e per malattie professionali che stanno registrando cifre da record. Nel corso dei primi 9 mesi dell’anno si è registrato infatti un aumento del 18% (per soli infortuni +38%) di decessi rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

 

L’allarme che abbiamo lanciato è stato ripreso anche dai Cittadini/e di Montecchio Maggiore contrari alla Pedemontana che in un loro volantino distribuito stamane denunciano i vertici di SPV e chiedono giustizia per Sebastiano Laganga e Gianfranco Caracciolo, altri due operai morti nei cantieri dell’opera “strategica” Superstrada Pedemontana Veneta.

 

Il tribunale, tanto per non smentirsi, ha fissato la prossima udienza tra più di un anno (13 12. 2021), amministrando così la giustizia per i padroni. Archiviazioni e prescrizioni, riti abbreviati e udienze a porte chiuse, lentezze procedurali hanno lo scopo di diluire nel tempo tensione e rabbia dei lavoratori e quindi ritardare la presa di coscienza della realtà nefasta di questo sistema capitalista.

 

Va da sé che per noi quello dei tribunali e della giustizia (dei padroni) è un ulteriore fronte di lotta nella battaglia generale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e per l’emancipazione della classe lavoratrice.

 

Vicenza, 16.11.2020

 

 

 

 

 

dom

15

nov

2020

MOBY PRINCE: DOPO IL DANNO LA BEFFA

QUESTA E’ LA GIUSTIZIA NELLA “DEMOCRATICA REPUBBLICA ITALIANA”. PER I FAMIGLIARI DELLE VITTIME DOPO IL DANNO LA BEFFA.

 Moby Prince, niente risarcimento ai familiari. La sentenza: "Il diritto è prescritto"

Firenze, 14 novembre 2020 – "Ci rimangono una serie di certezze, tra cui quella che quella del Moby Prince è stata una strage". Loris Rispoli, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime del Moby Prince commenta così la sentenza del tribunale civile di Firenze che ha respinto l'istanza di risarcimento danni ai familiari delle persone che morirono in quella tragica notte del 10 aprile 1991.

Non ne hanno diritto i familiari, quel risarcimento è prescritto dice il giudice nella sentenza. Nel processo sulla tragedia del Moby Prince è stato assolto il personale della Capitaneria di Porto di Livorno che quella notte era in servizio. La richiesta di risarcimento danni dei parenti era rivolta al ministero delle Infrastrutture e della Difesa. Per i familiari quella notte ci furono gravi omissioni nella macchina dei soccorsi.

Una tesi quella dell'Associazione, che Loris Rispoli e gli altri portano avanti da sempre. Da trent'anni ormai, perché proprio l'anno prossimo si celebreranno i trent'anni dall'incidente nel quale la Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo vennero a collisione. Morirono 140 persone. Il giudice, riferendosi nella sentenza alla commissione d'inchiesta che ha lavorato sull'incidente, dice che la stessa commissione non ha portato nuove verità, ma ha dato solo valutazioni e giudizi. 

"Non si può prescrivere il dolore e non si può prescrivere il percorso di ricerca della verità e della giustizia - dice il sindaco di Livorno Luca Salvetti - Questo per me vale sempre e vale ancora di più quando parliamo della più grande tragedia che abbia colpito la città di Livorno. Ecco allora la grande amarezza di fronte alla notizia dello stop alla causa civile che alimentava le speranze dei familiari delle vittime del Moby Prince anche dopo il lavoro della commissione parlamentare".

  

 

https://www.iltelegrafolivorno.it/cronaca/moby-prince-1.5715124

ven

13

nov

2020

BASTA MORTI SUL LAVORO

BASTA MORTI PER IL PROFITTO

Unire le lotte operaie per la sicurezza e difesa della salute nei luoghi di lavoro a quelle contro le stragi sul territorio.

Le morti giornaliere, le mutilazioni, gli infortuni tra i lavoratori non dipendono mai dal caso o dalla fatalità, ma sono il risultato dello sfruttamento padronale della forza-lavoro, dell’organizzazione capitalistica del lavoro.

Allo stesso modo i morti, i feriti, i malati e gli invalidi per “disastri ambientali” (Vajont, terre dei fuochi, Tav, terremoti, ponti che crollano, stragi ferroviarie, avvelenamento dei territori come a Taranto), sono anch’essi morti del profitto.

Ogni anno nel mondo circa due milioni di persone muoiono a causa di un incidente sul la-voro o per malattia professionale, di cui 12.000 sono minori.

Su 250 milioni d’infortuni 335.000 sono mortali: 170.000 nel settore agricolo, 55.000 nel settore minerario e 55.000 nelle costruzioni. Oltre 100.000 sono i decessi causati dall’amianto (dati OIL-organizzazione internazionale del lavoro, agenzia dell’ONU).

In Italia ogni giorno per infortuni su lavoro perdono la vita 4 lavoratori, più di 1.400 ogni anno; altre decine di migliaia rimangono invalidi permanenti e perdono per la vita per malattie professionali, altri ancora per disastri ambientali evitabili con una normale prevenzione. Dal nord al sud il bollettino di guerra riporta giornalmente il numero dei morti e dei feriti, operai e lavoratori mandati al macello per il profitto.

A queste si devono aggiungere quelle per “disastri ambientali e territoriali”.

Per sminuire la gravità di questo massacro e le loro responsabilità, Confindustria, Governo, sindacati di regime e istituzioni chiamano queste stragi “morti bianche”, morti “sul” lavoro, come se loro non avessero alcuna responsabilità.

Nell’ultimo decennio sono stati registrati più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Numeri impressionanti, drammatici; più morti sul lavoro che in una guerra, perché I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO.

 

Covid-19 - con il 65% circa delle fabbriche in cui si lavorava nonostante il lockdown (dati de Il Sole 24 Ore) - ha dimostrato la centralità della classe operaia nel processo di produzione di plusvalore, facendo tabula rasa di tutte teorie che da anni parlano di "scomparsa" della classe operaia. 

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mer

11

nov

2020

COVID E LOTTA DI CLASSE

COVID E LOTTA DI CLASSE
I governi cambiano e si susseguono, ma gli operai continuano a essere sfruttati e a morire come prima, più di prima.

Il covid ha evidenziato alla grande massa delle persone quello che fino a o poco tempo i governanti di centro destra e centrosinistra e i politici cercavano di tenere nascosto. Le conseguenze dei tagli e la privatizzazione della sanità oggi sono più evidenti di ieri e li paghiamo con la morte di migliaia di persone soprattutto anziane.

 

Ormai, come denunciano senza vergogna, anche alcuni di quelli che hanno speculato sulla vita e la salute umana, incolpandosi a vicenda, di aver lasciato campo libero al covid con il “liberi tutti”, discoteche aperte, buono vacanze, non essere intervenuti tempestivamente durante l’estate ha portato all’aggravarsi della situazione sanitaria.

Già prima del covid milioni di persone rinunciavano a curarsi per mancanza di adeguati servizi sanitari pubblici o non avendo i soldi.

Durante questi mesi mentre la sanità pubblica e gli ospedali erano e sono al collasso, sospendendo chemioterapie, rimandando visite e operazioni per malati gravi di tumori e alte patologie con esito mortale, la sanità privata ha incrementato a dismisura i suoi profitti.

 

Le malattie non colpiscono le classi sociali allo stesso modo.

L’esperienza e la lotta di classe ci hanno insegnato che tutta la società capitalista - l’organizzazione del lavoro, la scuola, la scienza, la medicina ecc. - difendono il sistema della schiavitù salariata, e che “difesa della salute”,  "giustizia" e "diritto" valgono solo per le classi dominanti.

Anche fra i malati di covid mentre migliaia di proletari, lavoratori, pensionati, morivano e continuano a morire nelle case di riposo e negli ospedali senza neanche il conforto dei loro parenti, i signori borghesi  Boris Johnson,

Donald Trump, Silvio Berlusconi, Flavio Briatore, e tanti altri se la sono cavata in pochi giorni.

 

Il covid ancora una volta ha dimostrato che gli operai e gli sfruttati di  tutto il mondo non hanno patria, ma lo stesso nemico: il capitalismo, l’imperialismo che si arricchisce e prospera sul sangue di maliardi di persone.

 

Ripristinare l’odio di classe – e la conseguente lotta senza quartiere - contro questo sistema barbaro è il più grande gesto a favore dell’umanità che si oggi si possa fare.

 

 

 

 

lun

09

nov

2020

UN MEDICO RISPONDE AL PRESIDENTE FONTANA

Un medico lombardo risponde alla lettera che il governatore Attilio Fontana ha inviato agli operatori sanitari chiedendo aiuto perché “il Covid è tornato”.
Nella giornata di mercoledì 4 novembre, infatti, il presidente della Regione Lombardia ha scritto una missiva indirizzata “ai medici, agli operatori sanitari e sociosanitari” lombardi chiedendo loro di “lavorare insieme e rapidamente” per sconfiggere “un nemico invisibile” che “è tornato a condizionare le nostre vite, ad esercitare pressioni sui nostri ospedali”.
Il governatore lombardo, quindi, ha scritto: “Abbiamo bisogno del vostro prezioso contributo di ‘silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza’, per citare le parole di Papa Francesco”. Una lettera che non è piaciuta a diverse persone, inclusi esponenti politici, i quali hanno sottolineato come il presidente della Lombardia si sia fortemente battuto contro le ulteriori misure restrittive imposte dal governo nell’ultimo Dpcm nonostante la gravità della situazione. Una missiva, come detto, che non è piaciuta nemmeno al medico lombardo Luca Ardigò che sui social ha risposto a Fontana. “Caro presidente, il primo istinto sarebbe di cestinare questo Suo scritto con un sottofondo di insulti variamente indirizzati, tuttavia provo a rispondere ad alcuni punti. Il ‘nemico invisibile’ non è tornato: non se ne è mai andato, nonostante Lei e i suoi colleghi di partito – anche di rilievo nazionale – abbiate fatto campagna attiva per trasmettere il messaggio opposto, in barba ai numerosi appelli a non sottovalutare il problema da parte di tutte le Società scientifiche mediche e non solo”. “Non abbiamo lavorato insieme – scrive ancora Ardigò – Io so che NOI abbiamo lavorato e le risposte da voi, qualora giunte – perché molte istanze non sono neanche mai state prese in considerazione seriamente -, sono sempre state tardive, incomplete, contradditorie e l’unico messaggio che hanno trasmesso è stata la percezione di disorganizzazione totale e dilettantismo di chi era ed è tutt’ora al comando. Noi siamo e saremo sempre ‘silenziosi artigiani’, non nel nome del Papa (figura che peraltro rispetto per quello che rappresenta), ma dei valori LAICI dello Stato, tra cui il diritto alla salute, garantito per tutti indipendentemente da cultura, etnia, religione o censo; ciò non toglie che a fine turno, sono stato e tuttora sono un rumoroso e grosso professionista che protesta contro l’ipocrisia di chi ci ha portati al punto in cui siamo, senza neanche avere il coraggio di metterci la faccia e di assumersi le proprie responsabilità, ma preoccupato solo di dare la colpa ad altri, impegnato in vistosi equilibrismi per rimanere a galla. E si sa cosa dice il proverbio delle cose che galleggiano bene”. “Con profondo rammarico, faccio a Lei e a tutta la giunta un augurio di buon lavoro, sperando che non sia troppo tardi per dire: Ad maiora” scrive ancora il medico il quale poi sottolinea che "Il presente scritto rappresenta unicamente il pensiero di chi scrive e di nessun’altra entità giuridica”, aggiungendo: “Nel ribadire che quanto detto rappresenta unicamente il mio pensiero – sicuramente criticabile nella forma e nei modi -, e in nessun modo quello di altri Enti o Istituzioni, vorrei spontaneamente porgerLe le mie sincere scuse onde evitare il malinteso che intendessi offendere l’Istituzione che Lei rappresenta”.

gio

05

nov

2020

STRAGE OPERAIA ALL' EURECO

4 NOVEMBRE 2010

4 NOVEMBRE 2020

 

4 Novembre 2010 ore 15,30 in una fabbrica di stoccaggio rifiuti pericolosi, l’Eureco di Paderno Dugnano, scoppia un terribile incendio, quattro lavoratori perdono la vita e altri quattro rimangono feriti. Incendio causato dalla totale inosservanza di misure di sicurezza. Infatti nel successivo processo si dimostrò che l’azienda miscelava in modo fraudolento rifiuti pericolosi.

 

E’ il decennale di quel tragico giorno, e noi non dimentichiamo. Anche se purtroppo stante il dilagare della pandemia del Covid 19 siamo impossibilitati ad organizzare, come altri anni, le iniziative di ricordo sia nel “Parco della Pace” di Palazzolo Milanese, sia con assemblee pubbliche sul tema dei morti sul lavoro.

 

Harun Zeqiri , Leonard Shehu, Salvatore Catalano, e Sergio Scapolan , fanno parte delle numerose vittime di un processo produttivo malato, ignorante e centrato esclusivamente sul massimo profitto. Il nostro impegno continua in difesa del diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro, un diritto sempre più messo in pericolo da politiche scellerate liberiste, che tolgono diritti ai lavoratori.

 

Ultimamente rileviamo che sempre più spesso nei tribunali vengono assolti dirigenti e imprenditori responsabili delle morti sul lavoro, e di lavoro, di migliaia di lavoratori nonostante le prove schiaccianti.

 

Il nostro comitato insieme ad associazioni, cittadini e alcune forze politiche, ha messo in campo negli anni passati diverse iniziative contro l’apertura di un nuovo sito con la medesima attività nell’area ex Eureco, una scelta che oltre ad essere irrispettosa nei confronti delle Vittime è irresponsabile, vista l’ubicazione dell’area prospicente al canale Villoresi e alla superstrada Milano Meda.

 

Il nostro impegno continuerà anche nel monitorare lo sviluppo della vicenda di questa nuova società di smaltimento rifiuti e per quanto possibile continueremo a seguite la situazione degli ex lavoratori.

 

COMITATO A SOSTEGNO DEI FAMILIARI DELLE VITTIME E DEI LAVORATORI EURECO

 

Comitatosostegnovittime.eureco@gmail.com

 

 

mer

04

nov

2020

RACCOLTE MILLE FIRME IN POCHI GIORNI PER DIFENDERE LA SANITA’ PUBBLICA

RACCOLTE MILLE FIRME IN POCHI GIORNI PER DIFENDERE LA SANITA’ PUBBLICA
Da anni, ma soprattutto in questi mesi abbiamo toccato con mano le carenze sempre più evidenti della sanità pubblica, ma le arrabbiature e le lamentele non servono: come abitanti del Nord Milano abbiamo deciso di costituire una Rete Salute per la difesa della Sanità Pubblica e abbiamo iniziato a raccogliere le firme su dieci richieste di intervento urgente da portare sul tavolo dei responsabili della sanità nella nostra zona.
NOI CHIEDIAMO alle DIREZIONI di ASST (Azienda SocioSanitaria Territoriale e ATS (Agenzia di Tutela della Salute):
1. di avere la possibilità di prenotare visite specialistiche e prestazioni da effettuare presso gli ospedali e le strutture pubbliche e non veder cancellate visite ed esami già prenotati/programmati;
2. di avere tempi di attesa adeguati alle cure necessarie che non ci obblighino a visite private e a pagamento;
3. di garantire gli interventi necessari alla prevenzione (diagnosi precoce screening)
4. di non stare in coda per ore davanti agli sportelli (CUP, servizi del distretto…) o avere servizi con solo accesso on-line, non utilizzabile per tutti;
5. di avere dei presidi sanitari funzionanti nel territorio (tra questi chiediamo la riapertura del Centro Prelievi di via Marx);
6. di garantire la vaccinazione antinfluenzale senza difficoltà;
7. di rendere praticabili per i cittadini gli strumenti (tamponi-tracciamenti-esami sierologici ecc.) che permettono di affrontare la diffusione del coronavirus;
8. di garantire un numero di medici di base adeguato
9. di riorganizzare il servizio di medicina scolastica anche in funzione dell’attuale situazione Covid
10.di ricostruire il servizio di medicina del lavoro erogato dalla Sanità Pubblica
Durante la raccolta di adesioni tra la gente, ora sospesa in osservanza delle nuove disposizioni, era forte la richiesta di portare fino in fondo la nostra iniziativa facendoci portavoce del disagio e della rabbia generali.
Purtroppo anche in questo momento delicato per la tenuta dei servizi sanitari la Regione, per dolosa impreparazione rispetto alla nuova ondata epidemica, invece di aumentare il personale degli ospedali e della medicina territoriale, fa mancare i medici di base e sottrae figure professionali al pronto soccorso e al reparto maternità di Sesto creando irritazione e molto allarmismo nella popolazione già in ansia e duramente colpita dalla pandemia .
Il sindaco, che per legge è il responsabile della salute dei cittadini, invece di farsi carico delle esigenze della popolazione schierandosi al fianco dei cittadini sestesi, è assente e lontano dai problemi delle persone che ogni giorno sono costrette a fare ore di coda per accedere ai servizi sanitari per prenotare un medico, che devono recarsi presso strutture mediche private per fare un’analisi del sangue, che non riescono a prenotare visite specialistiche con liste di attesa di moltissimi mesi.
Per questi motivi abbiamo chiesto un incontro con i responsabili dell’ATS (Azienda di tutela della salute) e dall’ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) perché vogliamo aprire una trattativa concreta sulle carenze della sanità nella nostra zona.
La raccolta delle firme continuerà con le modalità concesse dalle nuove prescrizioni sanitarie e tramite le piattaforme informatiche internet.
Il percorso non sarà né breve, né facile, ma il primo passo lo abbiamo fatto, sostenuti da molti cittadini.
Rete cittadina per la Salute e la Sanità Pubblica
retesalutesanitàpubblica@gmail.com
04 Novembre 2020

dom

01

nov

2020

PREVENZIONE PRIMARIA E SANZIONI

PILLOLE DI STORIA OPERAIA

Prevenzione primaria e sanzioni
In mancanza di serie e certe sanzioni, molti datori di lavoro, che si arricchiscono attraverso lo sfruttamento degli esseri umani, quando accadono infortuni mortali parlano dei morti sul lavoro come di "tragedie imprevedibili". Le chiamano "morti bianche", come se i lavoratori assassinati fossero morti per caso, senza responsabilità di alcuno, arrivando in alcuni casi a sostenere che la colpa degli infortuni sarebbe causata della disattenzione degli operai stessi.
In Italia ci sono più di 800 mila invalidi del lavoro e 130 mila sono le vedove e gli orfani "del lavoro".
I datori di lavoro responsabili di questi assassini, da buoni "filantropi", hanno istituito la "Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro" per ricordare alle potenziali vittime (i lavoratori) di stare più attenti, e mentre piangono lacrime di coccodrillo, continuano a fare profitti risparmiando sulla sicurezza.

La vita e l'umanità di certi industriali non sono dettate dai battiti del cuore, ma dalla velocità con cui il capitale si accumula - sfruttando i lavoratori – e riempie il loro portafoglio.

Per alcuni la perdita di vite umane nel processo produttivo è considerata fisiologica, al massimo un aumento dei costi dell'assicurazione INAIL.

A questi signori, quello che interessa non è eliminare questa mattanza, ma contenere il "fenomeno degli incidenti" sul lavoro, che si traduce per loro in una perdita economica.

Secondo l'ILO (l'International Labour Office), ogni giorno muoiono nel mondo più di seimila persone per infortuni e malattie professionali.

Nonostante le campagne pubblicitarie, a livello mondiale il numero dei lavoratori morti per infortuni sul lavoro e malattie professionali sono sempre da bollettino di guerra.

Le malattie professionali diluiscono invece le morti nel tempo: per esposizione o contatto con sostanze nocive e cancerogene nel processo di produzione l'ILO stima che ogni anno perdano la vita circa 438.000 lavoratori, cifra senz'altro in difetto rispetto alla realtà.

L'amianto, in particolare, è responsabile della morte di oltre 100.000 persone l'anno (più di 4.000 nella sola Italia), mentre la silicosi continua a colpire milioni di lavoratori e pensionati nel mondo.

Esiste una guerra non dichiarata fra sfruttati e sfruttatori in cui i morti, i feriti e gli invalidi si contano da una parte sola: quella degli operai e dei lavoratori che producono la ricchezza da cui sono esclusi. Così scriveva Giovanni Berlinguer (Medicina del lavoro in La salute nella fabbrica, edizioni Italia – URSS, Roma 1972, pag, 32):

"Nel ventennio1946–1966 si sono verificati in Italia 22.860.964 casi di infortunio e di malattia professionale, con 82.557 morti e con 966.880 invalidi. Quasi un milione di invalidi, il doppio di quelli causati in Italia dalle due guerre mondiali, che furono circa mezzo milione. Mentre la media degli infortuni e malattie professionali nel ventennio 1946–1966 è stata lievemente superiore ad 1 milione di casi annui, negli anni dal 1967 al 1969 la cifra è salita ad oltre 1,5 milioni di casi e nel 1970 ad 1.650.000 di casi".

Sono passati più di 40 anni da questo studio, ma la condizione della classe operaia italiana è in continuo peggioramento.

Nella crisi si riducono i posti di lavoro, ci sono meno lavoratori occupati, diminuiscono lievemente i morti, ma in percentuale aumentano sia i morti sia gli infortuni.

L'Eurispes ha calcolato che dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita in Iraq sono stati 3.520, mentre dal 2003 al 2006 in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252 e l'età media di chi perde la vita è intorno ai 37 anni. Gli incidenti sul lavoro in Italia hanno fatto più morti fra i lavoratori che fra i soldati del patto occidentale nella 2° guerra del Golfo.

Secondo dati Eurostat (del 2005) ogni anno 5.700 persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro. L'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che altri 159.500 lavoratori perdano la vita a causa di malattie professionali.

Sommando i dati si stima che nell'Unione Europea ci sia un decesso per cause legate all'attività lavorativa ogni 3 minuti e mezzo

Anche le malattie professionali non tabellate sono in aumento: nel 2002 erano il 71%, nel 2006 sono arrivate all'83%, mentre l'istituto calcola in 200mila gli incidenti sommersi e non denunciati.

Di lavoro si continua a morire

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mar

27

ott

2020

ILVA E QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

ILVA E QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

 

Arcelor Mittal continua a licenziare. Rizzo: “Una carneficina di fronte alla quale il Governo rimane immobile”

 

Altri 3 o 4 lavoratori rischiano il loro posto all’interno della fabbrica. Negli ultimi 15 giorni infatti sono state inviate all’indirizzo dei lavoratori contestazioni disciplinari con preavviso di licenziamento; tra di loro anche il delegato sindacale della Fiom Cgil Giuseppe D’Ambrosio. Sono accusati di aver provocato problemi di sicurezza, quando invece si tratta di dipendenti che hanno presentato denunce e segnalato irregolarità proprio per quel che riguarda le misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Arcelor Mittal getta per strada onesti lavoratori e padri di famiglia senza alcuna motivazione valida, e lo fa utilizzando un metodo ritorsivo, colpendo cioè proprio coloro che cercano di segnalare le situazioni di pericolo nell’acciaieria tarantina. E’ una carneficina.

Se la situazione non fosse drammatica potremmo riderci su, dicendo che sarà la multinazionale stessa con la gestione sconsiderata che ormai la caratterizza, a risolvere il problema delle presenze in azienda, da contingentare per contenere il rischio del Covid-19, decimando i lavoratori con licenziamenti immotivati e pretestuosi.

Un atteggiamento che porta a qualificare, certamente non in termini positivi, Arcelor Mittal, e che produce un clima di omertà tra i lavoratori che tra denunciare, rischiando di essere licenziati, e rimanere in silenzio per timore, esponendosi costantemente a pericoli, potrebbero sempre più essere portati a scegliere la seconda strada. Questa è l’azienda con la quale il Governo continua a trattare, incurante della pericolosità di un atteggiamento di questo tipo. Un Governo che, non intervenendo, risulta doppiamente responsabile in quanto non solo dovrebbe tutelare i lavoratori e non lo fa, ma addirittura sembra assecondare col silenzio il comportamento terrorista e psicopatico di un’azienda che non ha nulla da offrire a questo territorio.

Agli altri sindacati riteniamo di dover dire: possiamo essere divisi su tutto ma non sulla necessità di rifiutare con forza i licenziamenti ingiustificati che in questo caso colpiscono anche un delegato sindacale della Fiom Cgil, come è stato qualche mese fa per il delegato Usb Egidio Murciano.

Non possiamo ovviamente non rivolgere la nostra sincera solidarietà ai lavoratori che in queste ore temono per il loro futuro lavorativo.

Franco R.

 

 

dom

11

ott

2020

11 OTTOBRE L’IPOCRISIA DELLO STATO

11 OTTOBRE L’IPOCRISIA DELLO STATO nella  giornata internazionale in memoria dei lavoratori morti o feriti sui luoghi di lavoro.

Ogni anno nel mondo circa due milioni di persone muoiono a causa di un incidente sul lavoro o per malattia professionale, fra cui 12 000 minori. Su 250 milioni di infortuni 335 000 sono mortali : 170 000 nel settore agricolo, 55 000 nel settore minerario e 55 000 nelle costruzioni. Oltre 100 000 i decessi causati dall’amianto, dati (’ILO).

 

In Italia ogni giorno per infortuni su lavoro perdono la vita 4 lavoratori, più di 1400 ogni anno, altre decine di migliaia rimangono invalidi permanenti e perdono per la vita per malattie professionali, altri ancora per disastri ambientali evitabili con una normale prevenzione. Dal nord al sud il bollettino di guerra riporta giornalmente il numero dei morti e dei feriti, operai e lavoratori mandati al macello per il profitto. Per sminuire la gravita di questo massacro e le loro responsabilità, la Confindustria, il governo, i sindacati di regime e le istituzioni, chiamano queste stragi “morti bianche”, morti sul lavoro, come se essi non avessero nessuna responsabilità.

 

Nell’ultimo decennio sono stati registrati più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Numeri impressionanti, drammatici; più morti sul lavoro che in una guerra.

 

Gli incidenti sul lavoro in Italia hanno fatto più morti fra i lavoratori che fra i soldati della coalizione occidentale della 2° guerra del Golfo.  

Tutti i governi di qualsiasi colore e i sindacati filo padronali hanno permesso che il capitalismo potesse disporre a suo piacimento della forza lavoro accrescendo i propri profitti. Il risultato è che il lavoro è diventato sempre più precario, senza protezioni e sicurezza; sottoponendo a continuo ricatto la forza-lavoro è aumentato lo sfruttamento e il totale disprezzo per la salute dei lavoratori: il “lavoro” è così  diventato fonte di alienazione, di disperazione, di povertà, di morte per migliaia di lavoratori.

 

Nel capitalismo la vita degli operai per i padroni non vale niente; per ottenere il massimo profitto risparmiano anche i pochi euro necessari a fornire misure di protezione individuali e collettive, mandandoli consapevolmente a morte certa.

 

Il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto occupazionale, la mancanza di un’organizzazione politica e sindacale di classe, proletaria, lascia i lavoratori completamente alla mercé dei padroni.

 

Nel sistema capitalista tutte le istituzioni, i sindacati collaborazionisti e di regime che “rappresentano i lavoratori”,  considerano legittimo e legale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; quindi perché “ostacolare il progresso” da cui traggono le briciole e i loro privilegi?  D’altra parte ogni giorno ci sono decine di morti sul lavoro e per malattie professionali, migliaia gli operai e i lavoratori che ogni anno sono assassinati sul posto di lavoro e scioperare per costringere i padroni a bonificare gli ambienti e rispettare le misure di sicurezza antinfortunistiche significherebbe far perdere ai padroni decine di migliaia di ore di profitti.

La contraddizione fra capitale e lavoro fa morti, feriti e invalidi ogni giorno.

E’ arrivato il momento per tutte le vittime del profitto, lavorativo o ambientale, di scendere in piazza uniti a difesa della nostra vita, della nostra salute e quella del pianeta, per gridare forte la nostra protesta, unendo le lotte di tutte le vittime del profitto, sia del movimento operaio per la salute e la sicurezza, sia quelle sociali dei famigliari delle stragi, ponti che crollano, case e scuole, disastri ambientali (che hanno responsabilità ben precise) riconoscendole tutte come stragi del profitto.

 

Dobbiamo lottare affinché tutti i morti per il profitto siano considerati crimini contro l’umanità.

 

LAVORIAMO PER ORGANIZZARE UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE OPERAIA E PROLETARIA, SOCIALE A ROMA CONTRO IL GOVERNO, CONFINDUSTRA E IL SISTEMA DÌ SFRUTTAMENTO CAPITALISTA CHE UCCIDE GLI ESSERI UMANI E LA NATURA.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mer

07

ott

2020

CIAO BRUNO

 

 

UN ALTRO LAVORATORE UCCISO DALL'AMIANTO E DAL PROFITTO

 

Anche in tempo di pandemia si continua a morire per amianto.

 

Il nostro compagno Bruno Villa, di anni 71, è deceduto nelle scorse settimane a causa dell’amianto. Dopo aver lavorato come operaio per decenni in una fabbrica a contatto con l’amianto, da alcuni anni si era ammalato di asbestosi e ispessimenti pleurici che gli rendevano sempre più difficoltoso il respiro. Dopo un lungo contenzioso con l’INAIL gli era stata riconosciuta la malattia professionale derivante dall'amianto.

Negli ultimi tempi la malattia si era aggravata ed erano comparsi vari tumori sempre derivati dall'asbesto che hanno reso i suoi ultimi mesi di vita un vero calvario a lui e alla famiglia.

Da gennaio 2020 a oggi sono già 4 gli ex lavoratori del nostro comitato con malattie derivanti dall'amianto che ci hanno lasciato.  Dietro i numeri, alla conta dei morti, ci sono sofferenze, vite e affetti spezzati che lasciano un vuoto incolmabile in chi gli voleva bene.

Oggi ci uniamo al dolore della famiglia ricordando Bruno, il suo sorriso scanzonato e  le sue battute pungenti.

 

Anche in tempo di Covid-19 si continua a morire per altre malattie nell'assoluta indifferenza delle autorità sanitarie e politiche,  che hanno trasformato gli ospedali in reparti Covid sospendendo visite e terapie, comprese le chemio, a migliaia di cittadini bisognosi di cure.

Ogni anno nel nostro paese per infortuni sul lavoro e in itinere muoiono 1450 lavoratori, altre decine di migliaia per malattie professionali, solo per amianto più di 5.000 lavoratori e cittadini, eppure questa strage sembra non interessare le autorità.

Ogni anno nel nostro paese si muore di lavoro più che in guerra. In Italia ogni anno si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 il giorno; altre decine di migliaia muoiono a causa dell’inquinamento ma i dati non sono resi noti per non spaventare la popolazione. Nella società del profitto il dio denaro per chi comanda è più importante della vita di decine di migliaia di persone.

Una società che considera prioritario il guadagno di pochi sulla pelle di milioni esseri umani, che risparmia anche i pochi centesimi necessari alla sicurezza della vita umana pur di realizzare il massimo profitto è una società barbara e inumana, contro la quale si è battuto Bruno.

 

Ciao Bruno, ci mancherai.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

                                                                                         Milano 6 ottobre 2020

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

lun

05

ott

2020

SABATO 10 OTTOBRE ASSEMBLEA DEL COMITATO

 

Sabato 10 ottobre 2020 - ore 15.30 - ASSEMBLEA

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

(è obbligatorio, in base alla normativa anti Covid,  portare la propria mascherina)

 

O.d.G.:

1)     Bilancio e resoconto delle attività del Comitato nel periodo del Covid; informazione sulle prossime iniziative e sulle cause penali

2)     Informazioni sul contenzioso legale contro il Comune di Sesto San Giovanni rispetto alla sede.

3)     Partecipazione alla manifestazione dei sindacati di base contro il governo e contro i morti sul lavoro.

4)    Varie.

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gio

01

ott

2020

MORTI D'AMIANTO ALLA SCALA, SI APRE IL SIPARIO

Morti d'amianto alla Scala di Milano, dopo anni si apre il sipario sul processo.

 

Già dal 1986 la AsL aveva segnalato la necessità di dismettere tutto ciò che conteneva la fibra killer, contenuta persino nelle lampadine dei lampadari e nella scuola di ballo per ragazzi. Dopo lunghe battaglie giudiziarie si approda in aula

 

di Maria Cristina Fraddosio 1 OTTOBRE 2020 www.ilfattoquotidiano.it

 

Una lamiera di 17 metri per 12 completamente foderata di stoffa in amianto e collocata tra il palcoscenico e la sala del Teatro alla Scala di Milano. È questo il simbolo, noto come "pattona", di una battaglia giudiziaria che dura da anni. Si chiudeva e apriva assieme al sipario durante i cambi di scena e a fine spettacolo. Fungeva da tagliafuoco e isolamento acustico. La sala, il palcoscenico e l'orchestra, ad ogni movimento, venivano inondati dalle polveri. Poi nel 1992 è crollata durante una prova di scena. L'hanno messa via alla bell'e meglio. Tagli netti coi flessibili e lo spettacolo è continuato. Il problema sembrava risolto. Non era così. Impianti meccanici ed elettrici, proiettori di scena, tra gli stipiti delle porte tagliafuoco: l'amianto era ovunque. Dalle coperte antincendio per far fronte al calore dei proiettori ai guanti utilizzati per spegnere le torce e le candele. Anche i tavoli della sartoria erano rivestiti in amianto. Nessuno era al sicuro: vigili del fuoco, elettricisti, sarte, scenografi, meccanici, falegnami, parrucchieri, macchinisti, comparse, calzolai, e poi gli artisti, ballerini, coristi, direttori d'orchestra.

 

Domani a Milano ci sarà l'udienza del processo di primo grado già in fase dibattimentale. Il pm Maurizio Ascione, tra i massimi esperti di amianto in Italia, sentirà l'anatomopatologo nominato dal Teatro per analizzare i decessi. Sono dieci in tutto i morti. Cinque gli imputati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo, ma uno è deceduto qualche mese fa. Si tratta degli ex dirigenti della Scala (due ex direttori dell'allestimento scenico, un ex direttore tecnico e l'ex capo dell'ufficio tecnico) e dell'ex sovrintendente Carlo Fontana. Il processo è iniziato nel 2017. L'anno prima vennero prosciolti i quattro ex sindaci di Milano, Carlo Tognoli. Paolo Pillitteri, Giampiero Borghini e Marco Fomentini, che erano stati indagati in quanto presidenti del Cda del Teatro. 

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gio

01

ott

2020

LETTERA A REPUBBLICA: 9 morti nel crollo della Torre Piloti

Lettera a Repubblica firmata da molte associazioni e dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

 

Torre Piloti, noi parte civile solo per chiedere giustizia

LA LETTERA. La Repubblica 28 settembre 2020

Cara Repubblica, Riteniamo doveroso intervenire su alcune questioni mosse dal Professor Coletti in merito alla sentenza di primo grado del processo “Torre Piloti Bis” apparse nel vostro articolo del 20 settembre ultimo scorso Intanto ci preme rilevare, noi lo abbiamo ben imparato, come sia inopportuno commentare i verdetti prima della pubblicazione delle motivazioni, la cui funzione è quella di chiarire quale ragionamento abbia portato i magistrati a quella conclusione.

Pertanto non entreremo nel merito delle riflessioni fatte dal professore nella parte iniziale del suo articolo, sommarie e prive di fondamento giuridico.

Ci corre invece l’obbligo di esprimere un nostro parere quando si argomenta sul ruolo della parte civile nel processo penale, una intrusa per alcuni, un’ospite per altri, ed anche a proposito della paventata sudditanza psicologica dei magistrati nei confronti del dramma dei parenti delle vittime.

Intanto è bene precisare che la costituzione di parte civile, legittima, in processi così complicati, non è certo una scelta facile e scontata, anzi viene fortemente scoraggiata dai drammatici tempi della giustizia che affliggono il nostro paese e dalla necessità di risorse economiche. Per questo in molti siano costretti ad accettare i patteggiamenti e a rinunciare all'esercizio di tale diritto.

Noi abbiamo deciso di percorrere questo difficile cammino, che richiede un notevole dispendio di energie, consapevoli che nelle aule di tribunale ci si debba entrare con la sola aspettativa di una giusta sentenza, nel nome e negli interessi del popolo italiano. In questa direzione vanno i nostri sforzi, il pietismo non ci appartiene, non ci anima nessuno spirito di vendetta e siamo contro qualunque forma di giustizialismo.

Ne è conferma la nostra scelta di impegno civile nelle battaglie per la sicurezza delle infrastrutture, sicurezza sui posti di lavoro, prevenzione di disastri ambientali e non ultime quelle per la giustizia, ma anche il continuo lavoro che svolgiamo su tutto il territorio nazionale affinché dei disastri che ci riguardano rimanga memoria, proprio come insegna Primo Levi.

Quando però nell'articolo in questione si parla di “giustizia popolare” non siamo noi ad essere offesi ma l’integrità professionale ed intellettuale dei magistrati e, cosa grave, ciò viene fatto in maniera gratuita senza che vi sia un solo elemento a supporto di tale tesi.

Concludiamo con due parole su Adele Chiello, perché chiamata in causa e perché ne conosciamo lo spessore morale, avendola a fianco nel nostro cammino.

Viene citata dal professor Coletti a proposito del fatto di presentarsi in aula con la foto di suo figlio Giuseppe, a detta del professore “a monito”. Fuori da qualunque retorica, la detestiamo, le diamo una nostra interpretazione di tale abitudine: Adele ha perso un figlio ma non ha mai smesso di esserne la madre e tenere quella foto al collo le dà la forza di continuare a farlo.

Il Comitato Nazionale “Noi non Dimentichiamo” (Crollo Torre Vts Genova) (Comitato ricordo parenti vittime ponte Morandi) (Associazione 140 familiari vittime Moby Prince) (Comitato Matteo Valenti) (Associazione vittime della scuola elementare di San Giuliano di Puglia 31/10/2002) (Legami d’acciaio) (Comitato familiari vittime casa dello studente) (Il mondo che vorrei onlus associazione) (Vittime del Salvemini) (Fondazione 6 aprile per la vita l’Aquila associazione 309 martiri dell’Aquila) (Comitato Emilia vite scosse) (Avus — 6 aprile) (Fondazione 6 aprile per la vita) (Associazione Anna Aloysi incidente ferroviario Andria-Corato 12 luglio 2016) (Comitato vittime di Rigopiano) (Cittadini per la memoria del Vajont) (Genitori generazione Erasmus) (Gruppo familiari vittime lavoro) (Associazione il sorriso di Filippo) (Associazione genitori tarantini) (Il comitato no deposito Gpl Chioggia) (Il comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni)

 

 

mar

29

set

2020

CONTRO I MORTI DELLO SFRUTTAMENTO E LE STRAGI DEL PROFITTO NON BASTA IL LUTTO. ORA E SEMPRE RESISTENZA

Mozione- risoluzione-ordine del giorno

 

CONTRO I MORTI DELLO SFRUTTAMENTO E LE STRAGI DEL PROFITTO NON BASTA IL LUTTO. ORA E SEMPRE RESISTENZA  (27 settembre 2020)

 

I partecipanti all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi del

27/settembre 2020 riconoscono che la contrapposizione fra capitale e lavoro si manifesta quotidianamente nei morti sul lavoro e negli infortuni che non sono mai una fatalità. Esiste nel paese una guerra di classe degli sfruttatori contro gli sfruttati che produce ogni giorno morti, feriti e invalidi: questo è il costo che gli operai e gli sfruttati pagano alla realizzazione del profitto.

Dopo esserci confrontati nel dibattito, noi, lavoratori e delegati RSU e RLS di diverse sigle sindacali, centri sociali e associazioni, decidiamo di coordinarci nella battaglia contro lo sfruttamento capitalista, contro la violenza e brutalità evidenziata dai morti di lavoro, riconoscendo che:

1) Gli operai, i lavoratori, i proletari morti sul lavoro o per malattie professionali, a prescindere dall'appartenenza sindacale, sono MORTI PER IL PROFITTO, vittime dello sfruttamento capitalista. Appartengono alla nostra stessa classe, non hanno amici nei palazzi del potere economico, politico, istituzionale e religioso e sono fratelli di classe degli sfruttati di tutti il mondo.

2) Ci impegniamo a diffondere informazione sui crimini contro i proletari compiuti dai capitalisti sui posti di lavoro e nella società e a prendere posizione, organizzando azioni di lotta e stringendo un patto di unità d’azione. I morti sul lavoro in una singola fabbrica o luogo di lavoro sono morti che appartengono a tutta la classe operaia.

3) Riconosciamo che per i padroni gli operai, i lavoratori nella democrazia borghese sono solo merce forza lavoro da usare quando l’industria tira e da licenziare quando non servono più per valorizzare il capitale.

4) Siamo coscienti che senza un’organizzazione indipendente e autonoma (politico-sindacale) operai e lavoratori in questa società non sono altro che carne da macello dei padroni.

5) Siamo consapevoli che partiti e governi si alternano alla guida del paese, ma sempre nell'interesse dei padroni e della borghesia e gli operai, i lavoratori, frazionati e divisi, senza organizzazione non contano nulla, sono solo le vittime sacrificate sull'altare del profitto, del mercato e del dio denaro.

6) Come sfruttati appartenenti alla stessa classe, al di là delle appartenenze sindacali o politiche, da oggi cominciamo ad organizzarci creando ambiti di discussione nazionale e internazionale, per rispondere colpo su colpo al nemico di classe, mettendo in discussione con le lotte il sistema di sfruttamento dell’uomo sull'uomo. Se colpiscono uno di noi, colpiscono tutti.

 

I governi cambiano, ma gli operai continuano a essere sfruttati e a morire come prima, più di prima.

All'indignazione, alla rabbia, all'odio di classe, deve seguire la mobilitazione nelle fabbriche, nei cantieri, nelle logistiche, nelle campagne, nei luoghi di lavoro contro lo sfruttamento e i morti per il profitto che sono inevitabili nel sistema capitalista. Contro questi omicidi considerati dai padroni semplici effetti collaterali del conflitto capitale -lavoro, bisogna protestare e lottare unitariamente.

E’ ora di ricominciare ad agire e organizzarsi per superare la frammentazione della nostra classe, ognuno di noi deve agire nei propri ambiti politici e sindacali per questi obiettivi e principi.

Contro la barbarie capitalista dobbiamo riscrivere sulle nostre bandiere, rosse di sangue proletario, il motto: PROLETARI DÌ TUTTI I PAESI UNIAMOCI.

 

 mozione presentata all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi del 27 settembre 2020

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

lun

28

set

2020

Intervento del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi a

Intervento del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio all'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi del 27/settembre 2020

 

I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO

Anche se l’occupazione, è in continuo calo, lo sfruttamento è sempre più intensivo e in Italia si continua a morire come nell’800’ .

Il covid ha dimostrato la centralità della classe operaia nel processo di produzione di plusvalore, facendo tabula rasa di tutte teorie che da anni parlano di "scomparsa" della classe operaia.

Anche durante il covid, tutti i giorni e le notti della settimana, compresi i sabati e le domeniche, centinaia di migliaia di operai, di lavoratori di tutti i settori hanno continuato a varcare i cancelli delle fabbriche, degli ospedali, delle logistiche, dei vari luoghi di lavoro, nelle campagne o a lavorare a proprio domicilio senza, costretti a lavorare senza sicurezza, senza protezioni individuali e collettive.

Con il ricatto della perdita del posto di lavoro i padroni costringono gli operai a lavorare senza sicurezza con la complicità dei sindacati filo padronali, che a parte dichiarazioni roboanti lasciano mano libera al padrone di sfruttare sempre più la forza-lavoro.

Da questo derivano gli infortuni e i morti sul lavoro, le malattie professionali e gli invalidi.

Nella società capitalista dominata dal dio denaro, è diventato “normale” morire per il profitto e, salvo casi clamorosi, su cui si stende subito dopo un velo di silenzio, non fanno neppure più notizia le stragi che avvengono giornalmente sui luoghi di lavoro.

Il conflitto capitale-lavoro si manifesta in tutta la sua violenza e brutalità nello sfruttamento e nei morti del profitto.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita contro i morti sul lavoro e di lavoro deve diventare il primo punto di ogni piattaforma o rivendicazione sindacale, come è già successo localmente in alcune realtà lavorative durante il covid.

Il regime dispotico della fabbrica ormai è diffuso in tutta la società.

I licenziamenti di chi ha infranto il “vincolo di fedeltà” aziendale per denunciare situazioni di pericolo, la repressione che ha colpito i compagni che hanno manifestato il 25 aprile portando un fiore alle lapidi partigiane e manifestato il 1° maggio e le manifestazioni contro la Regione e governo vietate con la scusa del covid sono prove generali di normalizzazione della società, proibizione della socialità.

La repressione selettiva ha colpito i compagni, i militanti, ma anche persone che andavano a fare la spesa durante il lockdow deciso dal governo e regioni, o che andavano a trovare famigliari in ospedale in macchina, attuando la logica terroristica di colpire alcuni per spaventare tutti.

I sindacati confederali CGIL-CISL-UIL, ma anche alcuni sindacati cosiddetti di base, invece di accodarsi alle sirene padronali e di preoccuparsi del costo del lavoro, dovrebbero preoccuparsi di quanto sia alto il costo di vite umane che gli operai devono pagare per far arricchire i loro padroni.

Il problema non che in Italia i ricchi, i borghesi non pagano o evadono le tasse, cosa peraltro vera: il problema e che ci siano i ricchi che diventano sempre più ricchi sulla pelle degli sfruttati e dei poveri.

Dietro l'apparente "pace sociale" si nasconde una guerra di classe il cui prezzo sempre più alto è pagato solo dagli operai.

Nella crisi la contraddizione capitale –lavoro salariato che investe tutti i settori della società genera movimenti di opposizione in vari strati del proletariato ma anche di altre classi.

Intervenire nel movimento di massa del proletariato e delle classi sottomesse con posizioni anticapitaliste, partendo dal principio della solidarietà di classe, dimostrando che un mondo senza sfruttamento è possibile solo eliminando i padroni, con il potere in mano agli operai, si può battere il cretinismo parlamentare e impedire uno sbocco reazionario al movimento di massa.

Compagni, la nostra lotta non può limitarsi a combattere gli effetti dello sfruttamento capitalista, dobbiamo distruggere le cause che continuano a produrre i borghesi come padroni e i proletari, i lavoratori come schiavi salariati.

Per questo serve un’organizzazione politica di classe in cui i lavoratori sono il soggetto dirigente.

Oggi noi siamo qui per fare un passo in questa direzione.

 

 

dom

20

set

2020

STRAGE DÌ RIGOPIANO: LO STATO ASSOLVE SE STESSO.

STRAGE DÌ RIGOPIANO

 

LO STATO ASSOLVE SE STESSO.

 

ANCORA UNA VOLTA INGIUSTIZIA E’ FATTA:

ITALIA PAESE DELLE STRAGI IMPUNITE

IL 18 settembre 2020 a Pescara, dopo un anno di rinvii sì e tenuta l’udienza preliminare del maxi-processo Rigopiano che provocò 29 vittime. Il giudice ha riunito i due procedimenti, il filone principale sul disastro del 17 gennaio 2017 - che vede 24 indagati e una società - con quello secondario, sul depistaggio, ma ha deciso di escludere dal procedimento penale i responsabili civili (Presidenza del Consiglio, Ministero dell'Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola).

Nel gennaio 2020 Gianluca Tanda, fratello di una delle vittime e portavoce del Comitato, aveva presentato in Procura una nuova denuncia, in cui ipotizzava “la volontà collettiva di occultare molti eventi accaduti tra il 16 il 18 gennaio 2017, tra i quali richieste di soccorso”….accusando i Carabinieri Forestali di Penne di “depistaggio permanente e continuato”.

Ad appoggiare questa tesi, con dichiarazioni riportate il 2 gennaio 2020 da Repubblica, è stato l’ex-capo della Mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana.

A dicembre, in una lettera al Comitato delle Vittime, il dirigente della Polizia di Stato ha chiesto scusa per questa “lotta invereconda tra pezzi dello Stato” che “sembrano impegnati a infangarsi a vicenda e a rimpallarsi responsabilità, se non addirittura a nascondere parti di verità”.

Ieri la decisione del giudice di escludere dal processo lo stato e le sue istituzioni, assolvendo se stesso. 

mar

15

set

2020

NOCIVITÀ E LOTTA DI CLASSE

NOCIVITÀ E LOTTA DI CLASSE

 

Costruiamo una piattaforma di lotta contro la nocività in fabbrica e nel territorio

L’intensificazione dell’attività della massa operaia è possibile solo se non ci limitiamo all'agitazione politica sul terreno economico e una delle condizioni essenziali per il necessario ampliamento dell’agitazione politica è l’organizzazione di denunce politiche che investano tutti gli aspetti della società. (V.I.Lenin)

 

   Un breve articolo in cronaca di questi giorni attira la mia attenzione: “Tante tragedie annunciate, cosa si aspetta ad intervenire?” chiede la CGIL che, dopo la serie di disgrazie sul lavoro nel Veneto, annuncia di essere pronta alla mobilitazione. Per dimostrare la serietà delle proprie intenzioni si reca allora dal prefetto al quale manifesta la propria forte preoccupazione e chiede di attivare il tavolo provinciale per coordinare interventi mirati……

La mia prima reazione, toh, se ne sono accorti anche loro, è ingenua e lascia subito spazio all'idea che, necessariamente, anche il sindacato istituzionale deve occuparsi del problema, non tanto per invitare alla mobilitazione, quanto intervenire per calmierarla. Tuttavia la presa di posizione dà la misura del problema e giustifica la mia preoccupazione per i possibili futuri scenari di lotta autentica e relativo possibile pompieraggio, dato che le condizioni per una lotta estesa e ramificata esistono evidenti: il numero di infortuni e di decessi per malattie professionali è in costante ascesa e di fronte a questi numeri il padrone è nudo.                                            

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lun

14

set

2020

GIUSTIZIA PER I MORTI AMIANTO AL TEATRO SCALA

dom

13

set

2020

LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI

LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI

 

Ogni giorno dei lavoratori perdono la vita sul lavoro fra l’indifferenza dell’opinione pubblica e la colpevole inefficienza dello stato e delle Istituzioni.

Gli “incidenti”, sul lavoro, i morti e gli invalidi continuano come se fossimo ancora nell’800, è questa la “modernità” del capitalismo.

 

La Confindustria, l’associazione dei padroni, definisce queste stragi solo dei “fatali incidenti”, “disattenzione degli operai” “tragiche fatalità”; i politici borghesi parlando di “piaga inaccettabile” ma non fanno nulla per impedirle, per perseguire l’omicidio colposo e doloso per cause di lavoro. Invece fanno molto per garantire l’impunità ai padroni e ai loro dirigenti assassini.

 

Anche i sindacati confederali, che ritengono, legittimo il profitto, e a questo subordinano ogni piattaforma sindacale e ogni legge sul lavoro, continuano a firmare accordi che peggiorano le condizioni di lavoro, dimostrandosi complici di questa mattanza operaia.

 

Per massimizzare i profitti, il capitale risparmia anche i pochi euro necessari in prevenzione e sicurezza condannando a morte migliaia di lavoratori ogni anno. Protetto da un sistema economico – politico – sociale - legislativo, i padroni sanno che anche in casi d’infortuni gravi in cui perdono la vita più operai, finito il clamore e la protesta operaia, al peggio se la caveranno con un risarcimento pagato dalle assicurazioni.

 

Da sempre negli innumerevoli processi per i morti sul lavoro e del profitto, i padroni e manager imputati, salvo casi particolari, ottengono l’impunità garantita dalle leggi dallo stato dei padroni.

 

Ecco cosa contiamo noi proletari nella democrazia borghese.

 

I morti sul lavoro e del profitto, i feriti, gli invalidi, sono morti nostri, di tutti noi lavoratori e pensionati proletari.

Lottare per i nostri interessi contro l’intensificazione dello sfruttamento significa difendere la nostra vita.

 

Portare in piazza la rabbia operaia, dei lavoratori, dei famigliari delle vittime, mettendo al primo punto delle rivendicazioni operaie nei contratti e negli scioperi la sicurezza sul lavoro e nei luoghi di vita, significa difendere i lavoratori, e salvare molte vite umane.

 

Le nostre vite valgono più dei loro profitti.

 

 

sab

12

set

2020

LOTTA CONTRO L'AMIANTO ANCHE IN TRIBUNALE

LA LOTTA CONTRO L’AMIANTO E PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DÌ LAVORO E DÌ VITA CONTINUA ANCHE NELLE AULE DÌ TRIBUNALE.

 

IL 14 settembre riprende l' udienza contro i dirigenti imputati di omicidio colposo per i morti d’amianto al Teatro alla Scala di Milano dopo 9 mesi in cui tutte le udienze dei processi per i morti sul lavoro e di lavoro sono state annullate causa coronavirus. In questo processo sono parte civile il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (Sesto San Giovanni – Milano), l’Associazione Italiana Esposti amianto, Medicina Democratica, Comitato Ambiente Salute Teatro alla Scala, CUB e altre associazioni.

 

Il 15 settembre riprende anche il processo d’appello contro i dirigenti della Breda/Ansaldo imputati della morte di decine di lavoratori per amianto in cui il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (Sesto San Giovanni – Milano), l’Associazione Italiana Esposti amianto, Medicina Democratica, sono parte civile.

Da molti, troppi anni i famigliari delle vittime e loro associazioni si battono per ottenere giustizia e rispetto della salute dei lavoratori, nei luoghi di vita e nelle fabbriche, contro una società che favorisce il profitto alla vita umana dei proletari .

La vita dei lavoratori e dei cittadini e delle classi sottomesse viene ogni giorno sacrificata nell'interesse di pochi e con l’incapacità dello Stato di imporre il rispetto delle sue stesse leggi.

Da decenni ormai è risaputo che l’amianto - detto anche asbesto, il più economico e “ miglior termodispersore al mondo” con le sue conseguenze mortali sui lavoratori e sulla popolazione – ha causato decine di miglia di morti e mina la salute.

 

 I ritardi delle indagini e le lungaggini della magistratura, hanno discriminato e leso gli interessi e i diritti di centinaia di migliaia di lavoratori italiani esposti all'amianto.

Anche in casi di condanna dei datori di lavoro per omicidio colposo, vengono concesse ai padroni assassini le attenuanti generiche e quasi sempre la prescrizione che concede l’impunità ai responsabili della morte di centinaia di migliaia di lavoratori.

Molti lavoratori malati d’amianto o altre sostanze cancerogene e, i loro famigliari, in questi anni e in questi mesi, anche in questo periodo di covid, sono deceduti aspettando una giustizia che non è mai arrivata. Le lunghe cause che durano anni spesso finiscono per la sopraggiunta morte dei lavoratori già minati nel fisico.

La Costituzione Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo, stabilendo che ogni persona abbia diritto a un equo e pubblico processo entro un termine ragionevole, ma tutti questi bei principi restano scritti sulla carta e quasi mai diventano realtà.

Viviamo in una società in cui padroni, manager, governi e istituzioni che tutto sapevano sulla pericolosità del minerale killer non hanno avuto nessuna esitazione nel condannare a morte i lavoratori esposti alle sostanze cancerogene non fornendoli d’informazioni adeguate e dispositivi di protezione individuali e collettive. Per i capitalisti, il profitto viene prima di tutto.

In questo i padroni sono aiutati anche della complicità di alcuni sindacati che ieri come oggi continuano a monetizzare la salute, barattandola con il posto di lavoro.

 

E’ arrivato il momento di mettere in discussione con la lotta questo modello di società capitalista basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Oggi viviamo in una società incivile e barbara che privatizza i profitti e socializza le perdite, che considera gli infortuni, i morti sul lavoro, le malattie professionali e gli invalidi, come effetti collaterali e non evitabili di questo modo di produzione. Vogliamo lavorare in sicurezza.

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità ma un crimine contro l’umanità e non ci stancheremo mai di combattere perché gli assassini siano puniti.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

e-mail: cip.mi@tiscali.it      http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

Sesto San Giovanni, 12 settembre 2020           per contatti : 3357850799

gio

10

set

2020

Presentazione libro "AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Stragi occultate in nome del profitto di Moni Ovadia
L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.
Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.
Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea?
Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro.
Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

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mer

09

set

2020

TERREMOTO AMATRICE. CONDANNATI GLI IMPUTATI

Terremoto Amatrice. Condannati cinque imputati per il crollo di due palazzine

 

Il Tribunale di Rieti ha condannato ieri, 8 settembre, tutti e 5 gli imputati di omicidio colposo plurimo, crollo colposo, disastro e lesioni nel processo per il crollo delle due palazzine di edilizia popolare di Piazza Augusto Sagnotti ad Amatrice in seguito al sisma del 24 agosto 2016.

 

Il giudice monocratico Carlo Sabatini nel processo di primo grado per il crollo di due palazzine popolari ex Iacp di Amatrice, che causarono la morte di 18 persone e il ferimento di altre 3, accogliendo le richieste del pm Rocco Gustavo Maruotti, ha condannato a 9 anni di carcere Ottaviano Boni, all'epoca direttore tecnico dell'impresa costruttrice Sogeap, a 8 anni Luigi Serafini, amministratore unico della stessa azienda, a 7 anni Franco Aleandri, allora presidente dell'Iacp, a 5 anni Maurizio Scacchi, geometra della Regione Lazio-Genio Civile, e a 7 anni Corrado Tilesi, ex assessore del Comune di Amatrice.

 

Il tribunale, inoltre, ha condannato tutti gli imputati e i responsabili civili (Ater, Regione Lazio e il Comune Amatrice) al risarcimento dei danni in favore delle parti civile da quantificare in sede civile. Il tribunale ha stabilito che gli edifici erano costruiti con materiale non a norma e quindi pericolose.

 

Nella società dove a imprenditori senza scrupoli interessa solo realizzare il massimo profitto, complici le istituzioni dello stato, dove si costruiscono case con materiale scadente mandando a morte sicura chi ci abita, la vita delle persone non vale niente e anche per la "giustizia" la vita delle persone vale poco, da due anni di reclusione a pochi mesi per ogni essere umano assassinato.

 

Tenendo contro che questo è il primo grado di giudizio a cui seguiranno nei prossimi anni gli altri due, Appello e Cassazione, che generalmente riducono le pene o assolvono gli imputati “eccellenti” e le istituzioni, perché lo stato non condanna mai se stesso non si può certo dire che giustizia è stata fatta.

 

Solidarietà alle famiglie di chi ha perso la vita e disprezzo per gli assassini.

 

 

mar

08

set

2020

I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO

I MORTI SUL LAVORO SONO IL COSTO DEL PROFITTO

Anche se l’occupazione, è in continuo calo, lo sfruttamento è sempre più intensivo e la produttività per addetto è quasi raddoppiata.

Mentre è ormai di moda parlare di "scomparsa" della classe operaia, di "operai in camice bianco", tutti i giorni e le notti della settimana, compresi i sabati e le domeniche, Natale, Pasqua e Capodanno (mentre tutti gli altri si divertono e si riposano) centinaia di migliaia di operai, di lavoratori di tutti i settori continuano a varcare i cancelli delle fabbriche, degli ospedali, dei vari luoghi di lavoro, nelle campagne o a lavorare al proprio domicilio senza che ciò faccia notizia.

Con il ricatto della perdita del posto di lavoro i padroni costringono gli operai a lavorare senza sicurezza con la complicità dei sindacati filo padronali, che a parte dichiarazioni roboanti lasciano mano libera al padrone di sfruttare sempre più la forza-lavoro.

Da questo derivano gli infortuni e i morti sul lavoro, le malattie professionali e gli invalidi. Ormai nella società capitalista dominata dal dio denaro, è diventato “normale” morire per il profitto e, salvo casi clamorosi, su cui si stende subito dopo un velo di silenzio, non fanno più neppure notizia le stragi che avvengono giornalmente sui luoghi di lavoro di giorno e di notte.

La contraddizione capitale-lavoro si manifesta in tutta la sua violenza e brutalità nello sfruttamento e nei morti del profitto.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita contro i morti sul lavoro deve diventare il primo punto di ogni piattaforma o rivendicazione sindacale.

I SINDACATI confederali CGIL-CISL-UIL, ma anche alcuni sindacati cosiddetti di base, invece di preoccuparsi e trattare sulla riduzione del costo del lavoro, dovrebbero preoccuparsi di quanto sia alto il costo di vite umane che gli operai devono pagare per far arricchire i loro padroni.

Dietro l'apparente "pace sociale" si nasconde una guerra di classe il cui prezzo sempre più alto è pagato solo dagli operai.

Fino a quando gli operai saranno disposti a tollerarlo?

Fino a quando delegheranno ad altri la difesa dei loro interessi e diritti?

 

 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi