Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

ven

18

giu

2021

CONTRO LE MORTI SUL LAVORO: PRESIDIO DAVANTI ALL'ASSOLOMBARDAASSOLOMBARDA

mer

16

giu

2021

IL COMITATO "NOI 9 OTTOBRE" AL SENATO

Oggi, 16 giugno 2021 - Una delegazione del Comitato NOI 9 OTTOBRE, composta da Lucia Vastano (Associazione cittadini per la memoria del Vajont), Mario Sanna ( Associazione Il Sorriso di Filippo e vittime del terremoto Centro Italia) e Michele Michelino (Presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio), ha incontrato i rappresentanti della Commissione lavoro del Senato:

Susy Matrisciano (Presidente della Commissione) e Iunio Valerio Romano (primo firmatario del ddl sulla Procura nazionale del lavoro).

È stato presentato l’appello del Comitato NOI 9 OTTOBRE e si è discusso in particolare del tema della giustizia per le vittime, della Procura nazionale del lavoro, della sicurezza sui luoghi di lavoro e di vita, sulle morti e malattie professionali, sui disastri ambientali e industriali nel nome del profitto, sull’introduzione in Costituzione dei diritti delle vittime e della natura.

Si è ricordata l’importanza dell’insegnamento della cultura, della responsabilità sociale fin dalle prime classi elementari e della formazione al rispetto delle norme di sicurezza da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori stessi.

Nel concludere l’incontro, durato un’ora e mezza, i Senatori ed il Comitato NOI 9 OTTOBRE hanno constatato una convergenza di vedute e la volontà reciproca di proseguire il confronto sui temi affrontati al fine di raggiungere l’obiettivo comune: la ricerca di giustizia e verità.

Ai Senatori è stata comunicata la data del 9 Ottobre, giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri industriali e ambientali, come appuntamento per una grande manifestazione nella Capitale già in corso di organizzazione. È stato altresì chiesto loro di impegnarsi affinché venga rimosso il termine "incuria" dalla legge 101/2011.

 

 

mar

15

giu

2021

MORTI SUL LAVORO. FERMARE SUBITO LA STRAGE

ven

11

giu

2021

QUANTO VALE LA SALUTE DEI LAVORATORI?

Quanto vale la salute dei lavoratori? Meno del profitto!

La moderna società capitalista in cui viviamo considera normale che degli esseri umani perdano la vita o subiscano gravi infortuni sul lavoro con invalidità permanenti. Come in tutte le guerre, anche in quella fra classe operaia e capitale, lo Stato si preoccupa solo di contenere le perdite entro limiti considerati “accettabili” per non urtare l’opinione pubblica. Sfruttamento, inquinamento e sostanze cancerogene: non esiste nessun limite accettabile o soglia di tolleranza.

In nome del profitto e dello sfruttamento del lavoro salariato, gli operai, i lavoratori continuano a morire sul lavoro e di malattie o in itinere, condannati da padroni e dirigenti, oggi chiamati datori di lavoro che - nella ricerca del massimo profitto non si fanno scrupoli a risparmiare anche sui pochi spiccioli per la sicurezza.

Ogni anno migliaia di proletari/e sono sacrificate in una guerra non dichiarata che vede morti e feriti solo da parte operaia, da chi al mattino esce da casa per guadagnarsi da vivere e – spesso - a sera non ritorna e finisce in una bara.

Dietro le crude cifre di questa guerra, ci sono lutti, affetti stroncati, famiglie in rovina.

Ogni anno in Italia 1.450 lavoratori sono assassinati sui posti di lavoro o perdono la vita a causa degli infortuni sul lavoro, altre 6 mila vittime per amianto e decine di migliaia per malattie professionali.

L’amianto come tutte le sostanze cancerogene modifica la molecola del DNA delle cellule dell’organismo umano causando rotture o mutazioni chimiche, provocando malfunzionamento che sono all’origine dei tumori. Non esistono soglie di sicurezza o tolleranza alle sostanze cancerogene. Anche poche fibre di amianto possono generare il mesotelioma. Per gli inquinanti cancerogeni non basta predisporre dispositivi di protezione individuali o collettivi per la riduzione del rischio.

Come movimento operaio e popolare noi siamo per il rischio zero e dobbiamo lottare per imporlo ai padroni. Non possiamo accettare sotto il ricatto del posto di lavoro di rimetterci la salute e la vita, e proprio per questo serve l’organizzazione.

Molti di noi sanno per propria esperienza, che a causa dello sfruttamento il fisico, si debilita, e lo sfruttamento continua a creare gravi danni dal punto di vista umano, sanitario e ambientale; tuttavia questa verità trova molte resistenze a essere riconosciuta. Le lotte di operai, lavoratori e cittadini che in questi anni si sono auto organizzati in Comitati e Associazioni, hanno contribuito a rompere il muro di omertà e complicità con i responsabili di questi assassinii, facendo pressione sulle istituzioni, “costringendoli” a perseguire i responsabili che la legislazione vigente lascia spesso impuniti, con la prescrizione o con assoluzione nei processi penali. Molto ancora molto rimane da fare.

Governi e istituzioni che riconoscono come legittimo il profitto, quando sono costrette dalle lotte dei lavoratori, arrivano a punire gli omicidi sul lavoro, i responsabili delle malattie professionali e invalidanti, con una semplice ammenda, lasciando di solito impuniti i responsabili, dimostrando così la loro natura di classe al servizio solo di una parte ben precisa di cittadini: quella degli industriali e manager responsabili di queste stragi operaie.

Per troppi anni le istituzioni hanno tollerato e coperto questi omicidi.

Non si può subordinare la salute e la vita umana ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato.

Senza rispetto per la vita umana, gli operai, i lavoratori continueranno a morire sul lavoro e di malattie professionali, mentre le sostanze cancerogene presenti sul territorio, se non si eliminano continueranno a uccidere gli esseri umani e la natura.

Noi siamo contro la monetizzazione della salute e della vita umana e non possiamo accettare la “normalità” dei morti sul lavoro e che la nostra vita sia valutata da un tribunale dopo che ci siamo ammalati o morti.

Il capitalismo, il sistema imperialista, nella ricerca del massimo profitto e dell’acuirsi della concorrenza commerciale, genera continuamente nuove guerre, armi di distruzione di massa e tecnologie che - inserite nei processi lavorativi e di produzione - portano nuove malattie e morte.

La crisi ha evidenziato nonostante i continui apparenti scontri, una sostanziale identità d’interessi fra i partiti e le forze politiche di “destra” e quelle di “sinistra” del capitale nella difesa del sistema.

Il capitalismo - anche quando rispetta e non trasgredisce le sue leggi, essendo basato sullo sfruttamento e sull’espropriazione dell’operaio, del lavoratore individuale e collettivo - rapina “normalmente” i proletari.

Noi possiamo limitarci a piangere i nostri morti, è arrivato io momento della lotta.

Gli omicidi dei lavoratori non sono altro che il prezzo pagato dagli sfruttati sull’altare del profitto; il prodotto del capitalismo industriale, del capitalismo “buono” che viene spesso contrapposto a quello “cattivo” della finanza e delle banche che continua a uccidere come nell’ottocento.

Anni di delega a partiti e sindacati che riconoscono la legittimità del profitto non hanno risolto i nostri problemi.

La nostra esperienza ci dimostra che solo partecipando in prima persona com’è successo anche con gli scioperi durante il covid dove i padroni non rispettavano le misure di sicurezza, organizzandoci sui nostri interessi, la battaglia per la difesa della salute, contro lo sfruttamento degli esseri umani e la distruzione della natura può avere una prospettiva di vittoria.

Non basta che i diritti siano scritti sulla carta, non basta lottare per conquistarli: in questa società i diritti vanno difesi e riconquistati ogni giorno.

Al lavoro si muore più che in guerra. Basta morti sul lavoro. Organizziamo in tutte le città manifestazioni e scioperi per imporporare protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

A CONDIZIONE DÌ MORTE NIENTE LAVORO

 

Michele Michelino

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di lavoro e nel Territorio

dom

06

giu

2021

VECCHIE E NUOVE NOCIVITA'

Vecchie e nuove nocività

 

Il mito della scienza, della medicina, della giustizia è un grande inganno

 

Michele Michelino (*)

 

In una società dove i ricchi diventano sempre più ricchi a scapito dei poveri, i governi usano la scienza e la cosiddetta comunità scientifica per inebetire le classi sottomesse e renderle obbedienti al potere dominante.

Il mito della comunità scientifica è diventato una formula mistica, un ritornello moderno molto usato, non solo in ambito scientifico, giudiziario e giornalistico, ma anche tra la popolazione. Un esempio è dato dalla task force composta da un contingente multidisciplinare di esperti - scelti in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Sanità - con il compito di supportare il Governo e gli altri pubblici decisori nella definizione di politiche di contenimento del contagio da Covid19.

Sostenere l’idea che ci sia un organo di autorevoli scienziati che vigila sulla giustezza delle scoperte scientifiche serve a coprire, dietro l’autorevolezza della scienza, le scelte politiche ed economiche dei governi nell’interesse della classe al potere.

In una società divisa in classi sociali con i governi nelle mani dei rappresentati delle grandi multinazionali/transazionali, degli industriali, della finanza e delle banche, la presunta neutralità e pluralità della scienza è inesistente.

Nella società capitalista il profitto viene prima di tutto, prima della salute e della vita umana del proletariato e delle masse popolari. Da sempre le aziende che non rispettano le norme antinfortunistiche sulla sicurezza del lavoro e antinquinamento provocando migliaia di morti ogni anno fra lavoratori e cittadini, risparmiando anche sui costi dei dispositivi di protezione individuali e collettivi riescono a rimanere impuniti.

In caso di condanna, i padroni e i dirigenti che non rispettano neanche le leggi vigenti in materia di sicurezza sul lavoro e inquinamento fanno pressione sulla magistratura che già applica leggi a favore del capitale per ottenere l’impunità con la prescrizione o l’assoluzione piena.

Ostacolare, nascondere gli studi di scienziati indipendenti, senza conflitti d’interessi, sugli inquinanti e cancerogeni è da sempre stato l’obiettivo dei padroni delle industrie multinazionali e della società capitalista/imperialista.

 

La storia dell’amianto

L'amianto e le fibre da cui è composto, come altri cancerogeni, uccidono. È un killer che non perdona ed è direttamente collegato all'insorgenza del mesotelioma della pleura e del peritoneo e di altri tipi di cancro fra i quali al polmone e alle vie respiratorie. La vicenda dell’amianto che produce migliaia di morti ogni anno è sintomatica. Gli studi sulla sua pericolosità risalgono a primi anni del 1900 quando in Gran Bretagna furono approvate le prime leggi che prevedevano il monitoraggio della salute dei lavoratori e i risarcimenti per chi si ammalava.

 

Nel 1906, a Torino, la proprietà della British Asbestos Company che lavorava amianto a Nole Canavese, denunciò per diffamazione il direttore e il gerente di un foglio locale, il “Progresso del Canavese”, ritenendosi danneggiata da una corrispondenza del giornale locale del piccolo Comune di campagna alla fine di uno sciopero degli operai che protestavano contro un aggravamento delle condizioni di lavoro. Il giornale scriveva, «… che l’industria dell’amianto fa annualmente un numero incredibile di vittime e che dalle tavole necrologiche di quel comune appare che con triste frequenza operai e operaie dell’amianto muoiono per tisi, anemia o gastroenteriti».

Il giudice, dopo l’acquisizione di autorevoli pareri scientifici, arrivò alla conclusione che non vi era alcuna diffamazione nella descrizione dei fatti resa dal giornale canavese, mandando assolti i giornalisti.

Solo pochi anni fa alcuni dirigenti della Bender e Martiny di Ciriè (TO) che avevano sostenuto in un processo di non essere a conoscenza degli effetti dell’amianto fino a epoca recente, furono sbugiardati direttamente dal Pubblico Ministero.

Il Sostituto Procuratore aggiunto del Tribunale di Torino, Raffaele Guariniello, presentò in aula una sentenza del 1906 (del Regio Tribunale) a carico dei dirigenti dell’epoca della Bender e Marty, che illustrava dettagliatamente l’estrema pericolosità di questo minerale.

 

 

Nel 1930 Merewether e Price, su incarico del governo britannico, pubblicano uno studio epidemiologico secondo il quale il 66% dei lavoratori esposti all’amianto per 20 anni soffre di asbestosi. Lo studio non tiene conto dei soggetti che hanno smesso di lavorare perché gravemente malati e di quelli deceduti.

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sab

05

giu

2021

NON LACRIME MA LOTTA

4 giugno 2021 si continua a morire sul lavoro per il profitto. Basta lacrime ma lotta
Altri 3 lavoratori sono stati assassinati, due lavoratori sono morti dentro una cisterna profonda alcuni metri nell’azienda vinicola Fratelli Martini in provincia di Cuneo, mentre un altro lavoratore, a Bergamo, è rimasto travolto da un carico di 5 quintali che stava scaricando da un mezzo pesante.

Altri 3 omicidi accaduti nel totale disinteresse delle Istituzioni, Confindustria, governo, sindacati filo padronali e di una parte dell’opinione pubblica.

Omicidi che piangono le famiglie ma non la società del profitto che si arricchisce sullo sfruttamento e il sangue operaio. A questi omicidi si aggiungono le 8 morti giornaliere per amianto e altre decine per malattie professionali contratte sui luoghi di lavoro. Solo per cancro ogni anno si ammalano in Italia circa 370mila persone e ne muore circa 500 il giorno: la maggioranza di queste è di origine professionale e ambientale.

Sul lavoro e per il profitto si continua a morire più che in guerra e non si risolvono i problemi solo con “l'assunzione di 2000 ispettori”, come dichiarato dal Ministro del Lavoro Orlando.

Solo con la lotta dei lavoratori che scioperano per la difesa della sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, si può intervenire prima che il danno accada e prima che si producano e si piangano nuovi morti.

Anche se spesso i dati sono falsati, perché nei morti sul lavoro non sono conteggiati i circa 3 milioni di lavoratori in nero, dai dati ufficiali INAIL risulta che in Italia nel periodo gennaio-aprile 2021, le morti per infortunio sul lavoro sono aumentate del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Basta lacrime ma lotta.

Organizziamo scioperi, manifestazioni e assemblee nei luoghi di lavoro e davanti alle sedi della Confindustria e del governo per imporre nuovi protocolli di sicurezza e affermare che il diritto alla sicurezza e alla vita dei lavoratori viene prima dei bilanci aziendali e dello stato.

I lavoratori non sono carne da macello 

ven

04

giu

2021

PER NON DIMENTICARE: STORIA OPERAIA

PER NON DIMENTICARE.
“La fabbrica del panico”: un libro sugli operai della Breda
Il romanzo racconta della lotta dei lavoratori per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e per ottenere giustizia per le troppe vittime dell’amianto
Figlio di un operaio della Breda Fucine Stefano Valenti, nel romanzo “La fabbrica del panico”, racconta i fatti, le persone, la vita reale degli operai costretti a vendere la loro forza –lavoro per un tozzo di pane.
Racconta la storia degli operai della Breda Fucine di viale Sarca 336, (divisa fra Sesto San Giovanni e Milano bicocca), della loro lotta contro la nocività in fabbrica e per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e per ottenere giustizia per le vittime dell'amianto attraverso le angosce, le paure di una famiglia operaia, quella di Stefano il cui padre, pittore operaio della Breda, è morto di mesotelioma dopo aver lavorato negli anni Cinquanta alla Breda Fucine di Sesto San Giovanni.
La scoperta del tumore, l’angoscia, il dolore i mesi di cura tra casa e ospedali sono gli stessi che hanno vissuto migliaia di lavoratori e di loro famigliari, vittime delle sostanze cancerogene respirate negli ambienti di lavoro e portati a casa nelle tute da lavoro, che in molti casi hanno avvelenato e ucciso moglie e figli.
Lo sfruttamento operaio, la produzione finalizzata alla logica del profitto di imprenditori e manager senza scrupoli, che hanno condannato a morte per anni centinaia di migliaia di operai. Ma anche la gioia di vivere, la fabbrica che nonostante il clima da galera è anche il luogo in cui gli operai vivono, lavorano e si organizzano lottando per i loro diritti.
Il libro racconta anche la storia del “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio” che è riuscito a portare sul banco degli imputati i padroni della fabbrica, con l'aiuto di Cesare (personaggio ispirato a Michele Michelino). Stefano Valenti nel racconto s’immedesima nell’alter ego di suo padre, Giambattista Tagarelli, operaio al reparto aste della Breda Fucine dal 1973 al 1988, ucciso dall’amianto, co-fondatore del Comitato insieme a Cesare.
Il protagonista del romanzo nasce dunque dalla fusione di queste due rappresentative figure della classe operaia. Che racconta il cammino di consapevolezza degli operai, l'attività del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, fino al processo contro i dirigenti Breda. La narrazione con uno stile semplice “ racconta che i dirigenti sapevano – fin dal 1974 dai rapporti dello Smal (Servizio di medicina preventiva per gli ambienti di lavoro) e della Usl, che facevano ispezioni nelle fabbriche (in particolare alla Breda Fucine) – che l’amianto avrebbe portato a questi omicidi. Lo Smal stilava rapporti sulle sostanze cancerogene usate nei processi lavorativi e produttivi che consegnava alla direzione aziendale della Breda Fucine, al consiglio di fabbrica, all’assessore alla sanità, all’ufficiale sanitario, all’ispettorato del lavoro, all’assessorato regionale alla sanità, al servizio sanitario aziendale, a Cgil-Cisl- Uil e alla Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici) come riportato in calce al libro, “Operai carne da macello” (reperibile su internet). Lo sapevano tutti meno gli operai. Per anni c’è stato un muro di omertà e di complicità fra datori di lavoro, partiti, sindacati e istituzioni che barattavano il posto di lavoro con la salute dei lavoratori e dei cittadini dell’amianto e istituzioni compiacenti.
Purtroppo l’amianto non è un problema del passato, ma del presente e del futuro.
L’Organizzazione mondiale della sanità prevede che il picco delle morti sia fra il 2021 e il 2030, poiché la latenza della malattia (il mesotelioma) è anche di 40 anni. Il pericolo derivante dalle fibre d’amianto è una vera emergenza, sociale, ambientale, sanitaria, cui bisogna rispondere.
“Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”.

mer

26

mag

2021

DAL VAJONT AL MOTTARONE, PROPOSTE PER CAMBIARE, conferenza stampa "Noi, 9 ottobre" il 28 maggio ore 12

INCONTRO CON LA STAMPA. Venerdì 28 maggio2021 ore 12

L’evento sarà trasmesso in diretta Zoom sulla pagina Facebook di Comune-info https://www.facebook.com/Comuneinfo e sulla pagina neonata Fb di "NOI, 9 ottobre" https://www.facebook.com/noi9ottobre/

.Siamo parenti, amici, compagni e compagne di lavoro e di sventura delle vittime delle stragi causate da attività economiche finalizzate esclusivamente al profitto. Vogliamo lanciare una campagna di informazione unita ad una iniziativa pubblica popolare per il riconoscimento dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti. L’iniziativa popolare consiste nell’organizzare una manifestazione pubblica a Roma il prossimo 9 Ottobre, in concomitanza della Giornata nazionale in memoria delle Vittime di disastri ambientali e industriali causati dall’uomo.

In allegato troverete l’appello con le nostre istanze che abbiamo stilato con la collaborazione di magistrati, avvocati e accademici. Lo spirito che ci ha spinto ad iniziare questo percorso è il seguente:

- manifestare il profondo disagio della società civile che vive sulla propria pelle la discrepanza tra giustizia e legge, una legge che nelle aule dei tribunali tutela maggiormente gli imputati quando sono grandi imprese, sia pubbliche che private.

- chiunque sieda nelle aule dei tribunali dalla parte delle vittime spesso è costretto ad assistere ad una ricostruzione menzognera dei fatti che sfiora la beffa, che va contro ogni logica e buonsenso

- evitare che l’impunità ottenuta dai responsabili di questi gravi fatti possa favorire la reiterazione di condotte e comportamenti ad alto rischio per l’incolumità di persone estranee, oltre che dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati

Abbiamo elaborato una serie di proposte che potrebbero rispondere alle esigenze della ricerca della verità e della giustizia. Tra queste: il potenziamento e la riorganizzazione dell’amministrazione della Giustizia evitando l’eccessiva lunghezza dei processi e l’esito della prescrizione; la trasparenza nelle procedure e l’obiettività nella scelta degli strumenti scientifici di indagine e di consulenza di tutte le parti in causa; l’aumento dei sistemi pubblici di controllo preventivo; il riequilibrio nella disparità di mezzi a disposizione delle vittime in confronto a quelli delle grandi imprese; l’allontanamento permanente da ogni tipo di incarico pubblico dei responsabili di comportamenti comunque irresponsabili.

Di questo e altro vorremmo discutere, in primis, con l’insieme delle organizzazioni della cittadinanza attiva e della società civile, e poi con i rappresentanti istituzionali.

Chiediamo ai media di dare conto del nostro impegno e di aiutarci a divulgare l’Appello.

Interverranno nell’ordine:

Lucia Vastano Giornalista, scrittrice

Gianni Devani Vicepresidente Associazione Vittime del Salvemini

Gianni Cavinato Presidente nazionale ACU (Associazione Consumatori e Utenti)

Enzo Orlandini e Marco Piagentini (Associazione Il mondo che vorrei – Viareggio)

Alessandra Guarini Avvocato

Massimiliano Gabrielli Avvocato

Michele Michelino Presidente Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavori e nel territorio

Luciano Orio Comitato per la Dignità e la Salute nel Lavoro

Adele Chiello Tusa Madre di Giuseppe Tusa vittima del crollo della Torre Piloti di Genova

Fulvio Aurora Medicina Democratica

Laura Mara Avvocato

Mario Sanna Presidente Associazione Il Sorriso di Filippo

Felice Casson Magistrato e già Senatore

Raffaele Guariniello Magistrato

Per informazioni:

Lucia Vastano 334.2943963 lu.vastano@gmail.com

 

Giulia Danieli 334.9495679 giuliadanieli3@gmail.com

lun

24

mag

2021

LE MORTI INVISIBILI

 

LE MORTI INVISIBILI

 

Di lavoro si muore ogni giorno nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne nelle logistiche e in tutti i posti di lavoro. I responsabili degli assassinii dei lavoratori, protetti da leggi che mettono il profitto prima della vita umana, continuano a rimanere impuniti, cavandosela al massimo con un risarcimento economico. Dopo ogni assassinio sul lavoro che fa notizia e arriva agli onori della cronaca giornalistica, si aprono inchieste giudiziarie per far vedere che il sistema è in grado di correggersi. Grande scalpore suscitarono in Italia le tragedie alla ThyssenKrupp nel dicembre 2007 (7 operai morti bruciati) o all’Eureco di Paderno Dugnano dove, il 4 novembre 2010, sette operai furono investiti da uno scoppio e 4 muoiono bruciati vivi. I manager e padroni di queste aziende furono condannati per omicidio colposo a pene irrisorie.

 

Una giustizia di classe, al servizio delle industrie multinazionali e dei potenti interviene sempre dopo i morti sul lavoro aprendo inchieste che si finiscono sempre con assoluzioni per gli imputati responsabili della morte di migliaia di lavoratori e cittadini.

 

Ne citiamo a titolo di cronaca solo alcuni riguardanti i lavoratori morti per amianto dove i padroni e manager sono stati assolti in alcuni casi per prescrizione o con formula piena per ”non aver commesso il fatto” o perché “il fatto non sussiste”: il processo Eternit di Casale Monferrato, i processi a Milano,Franco Tosi, Enel di Turbigo, Pirelli, Alfa Romeo, Breda/Ansaldo, Atm, Teatro alla Scala,e altri ancora.

 

Anche nel caso dell’assassinio di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne residente nel Pistoiese, madre di un figlio di 5 anni e mezzo a magistratura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

 

Passano gli anni ma per i lavoratori la situazione è sempre peggiore.

 

In Italia nel 2021 si lavora e si continua a morire come nell’ottocento, senza sicurezza, senza controlli, attraverso appalti e subappalti al ribasso, perché il profitto per la Confindustria, il governo, i partiti e gli stessi sindacati è sacro e va realizzato senza problemi morali sulla pelle degli esseri umani anche a scapito della salute delle lavoratrici e lavoratori e della loro vita.

 

Ogni giorno decine di lavoratori, donne e uomini, sono massacrati, resi invalidi, uccisi sul lavoro o per malattie professionali derivate dal lavoro nel più assoluto silenzio. Per lo stato, i governi, le istituzioni, la politica, il sindacato e i sindacalisti sul libro paga dei padroni questi omicidi sono considerati un fatto normale, inevitabile e necessario per realizzare il massimo profitto.

 

Ogni volta dopo gli omicidi più clamorosi che colpiscono e indignano l’opinione pubblica, i rappresentanti del potere e quelli dei “lavoratori”, complici dei padroni come i sindacati confederali, per farsi pubblicità versano lacrime di coccodrillo e frasi vibranti piene di false indignazioni. Com’è successo recentemente al Ministro del Lavoro Orlando il 7 maggio presente al presidio organizzato dai sindacati Cgil Cisl e Uil di Prato, dopo l’assassinio di Luana D'Orazio, in concomitanza con lo sciopero generale di 2 ore (dalle 10 alle 12) proclamato dai sindacati (vale proprio poco per governi, padroni e sindacati la vita di una lavoratrice).

 

Passata l’indignazione del momento, governo e Confindustria, sempre pronti a sprecare frasi di circostanza sul cordoglio per le vittime e sulla sicurezza, non fanno nulla per cambiare e mettere in sicurezza i luoghi di lavoro.

 

Per il potere economico e politico, ma anche per i sindacati sul libro paga dei padroni, il problema è contenerne il numero, in modo che non si creino allarme sociale e proteste nell’opinione pubblica. La disoccupazione, la concorrenza fra lavoratori, l’intensificazione dello sfruttamento con il taglio delle pause, gli ambienti nocivi, peggiora le condizioni di lavoro e di vita, ma per i padroni e i loro servi il profitto viene prima di tutto..

 

Gli infortuni sul lavoro, gli omicidi di lavoratori che i padroni chiamano “morti bianche”, come se avvenissero per colpa di nessuno, insieme ai morti per malattia professionale, sono invece una conseguenza del sistema capitalista , che continuerà a generare miseria e lutti nella classe operaia finché non si compierà la liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo attraverso la soppressione del sistema del lavoro salariato.

 

Ogni giorno ci sono operai e lavoratori assassinati sui posti di lavoro di cui non conosciamo neanche i nomi. Gli operai in questa società non sono altro che carne da macello, esseri umani sacrificati sull’altare del profitto e a nulla servono i sermoni istituzionali sulla sicurezza se rimangono semplici parole di circostanza.

 

Questa è la realtà, ecco cosa contano gli operai e i lavoratori nella “democrazia borghese” dei campioni dei diritti umani.

 

 

 

dom

23

mag

2021

MORTI BIANCHE? NERE O OMICIDI

 

 

MORTI BIANCHE? MORTI NERE O OMICIDI?

 

Portare a casa un salario nella guerra quotidiana fra capitale e lavoro è sempre più rischioso. I morti sul lavoro, per malattie professionali, gli invalidi del lavoro sono solo una parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista. Oggi alle vecchie nocività si aggiungono le nuove dovute alla pandemia di Covid19. La mancanza di sicurezza sul lavoro e nelle condizioni di vita genera un aumento dei morti sul lavoro, ma la violenza padronale e dello stato è responsabile anche dell’aumento dei suicidi fra i lavoratori. L’aumento del disagio psicofisico e delle malattie mentali, ha raggiunto nell’ultimo anno e mezzo un aumento vertiginoso ed è in costante crescita sia fra i lavoratori sia fra altri settori della popolazione.

 

Protetti da leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione e il profitto, anche a scapito della salute e della vita umana e del pianeta, i capitalisti che non rispettano le loro stesse leggi sulla sicurezza dei lavoratori hanno impunità e licenza di uccidere. L’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro sono la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro di cui le istituzioni e autorità fingono di non vedere. Con il ricatto del posto di lavoro e la riduzione dei salari reali, i padroni costringono gli operai, gli sfruttati, a lavorare sempre di più e sempre peggio.

 

In Italia ogni anno ci sono 1400 morti sul lavoro, altre migliaia per malattie professionali, una strage di lavoratori chiamata da padroni, governi e istituzioni “morti bianche” come se non fosse responsabilità di nessuno. Le morti sul lavoro non sono mai “bianche”! Sono morti nere, veri e propri omicidi.

 

I sindacati CGIL-CIS-UIL- UGL, ma anche alcuni sindacati di base che riconoscono come legittimo il profitto e la società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sono diventati i paladini, i sostenitori degli interessi dei padroni. In cambio di riconoscimenti ai tavoli di trattativa governativi e confindustriali e privilegi per i loro dirigenti e i loro uomini in fabbrica e nei luoghi di lavoro, impediscono, sabotano e si oppongono a ogni lotta autonoma e indipendente basate sui reali interessi degli operai e dei lavoratori.

 

Sbarazzarsi di questi cani da guardia del padrone è il primo passo per marciare verso l’emancipazione proletaria.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

 

lun

10

mag

2021

QUANDO IL LAVORO UCCIDE

QUANDO IL LAVORO UCCIDE.

 

MORTI SUL LAVORO E DA LAVORO.

 

BASTA LACRIME MA LOTTA

 

Nella crisi e nella pandemia si riducono i posti di lavoro, ci sono meno lavoratori occupati, ma con il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita continuano ad aumentare morti, feriti e invalidi.

Basta con l’ipocrisia del potere, di governo, istituzioni, sindacati filo padronali e di tutti quelli che legittimano e sostengono lo sfruttamento per realizzare maggiori profitti e poi in pubblico versano lacrime di coccodrillo.

Questa catena di morte va interrotta.

Anche una sola morte sul lavoro o per di malattia professionale a causa del profitto è intollerabile e va impedita.

E’ arrivato il momento di organizzare scioperi per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e di scendere piazza.

Basta parole, basta cordoglio, basta delegare ad altri la difesa della nostra salute e dei nostri interessi e diritti è arrivato il momento della lotta di classe contro classe.

 

Cominciamo a organizzare manifestazioni contro le sedi della Confindustria in ogni città per affermare il diritto alla salute e alla vita nei luoghi di lavoro e nel territorio.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

gio

06

mag

2021

MORTI, FERITI E AMMALATI AL LAVORO. Niente prevenzione, niente sicurezza, ma tante polizie

Morti, feriti e ammalati al lavoro. Niente prevenzione, niente sicurezza, ma tante polizie

La morte al lavoro di Luana D’Orazio, ventiduenne madre di un bambino, ha solo in piccola parte svelato la tragedia delle morti sul lavoro che si ripetono continuamente quasi 3 al giorno. A queste si aggiungono oltre 130 mila incidenti più o meno gravi che a volte lasciano invalidi a vita le vittime e ancora tanti ammalati per contaminazioni tossiche tipiche di tante attività. Il paradosso è che negli anni scorsi con le lotte è stata conquistata una normativa che sulla carta è buona. Ma di fatto non è applicata né fatta rispettare. Manca la prevenzione e manca quindi la protezione dei lavoratori.

Come ci dicevano alcuni operai durante un’inchiesta nel 2009 : “Ogni giorno andiamo a lavorare come se andassimo in guerra! Rischiamo incidenti o di morire”. La causa di questa assenza di prevenzione e di protezione è evidente ma le autorità la ignorano, un ‘ignoranza che di fatto è criminale!

Dal 1990 in poi le agenzie di prevenzione e controllo (ispettorati del lavoro, ispettorati ASL, INAIL e anche RLS e RLST -responsabili sindacali per la sicurezza) sono state indebolite o ridotte a fare ben poco. A fronte di milioni di imprese in tutta Italia gli ispettorati del lavoro hanno solo 4.500 dipendenti spesso costretti a stare in ufficio in mezzo alle scartoffie e quindi poco impiegati per ispezioni di controllo.

Gli addetti alla prevenzione e ai controlli delle Asl sono rimasti 2 mila in tutta Italia! (erano 5mila ancora nel 2009). Gli ispettori dell'Inail sono stati ridotti a solo 246.

Ciononostante quando questi ispettori riescono a fare controlli si scopre che oltre l’80% delle attività economiche non sono in regola[1]. Spesso gli impianti di sicurezza non sono messi in funzione perché frenerebbero i ritmi produttivi che i padroni vogliono sempre più veloci. E in generale le autorità fanno finta di non sapere che circa il 35% del PIL è dovuto alle economie sommerse, cioè lavoro semi-nero e nero, lavoro a rischio di incidenti, oltre che evasione fiscale e contributiva.

Eppure l’Italia è il paese che ha in proporzione agli abitanti più polizie. Ma per quale sicurezza?[2]

Dal 1990 in poi tutte le autorità non fanno altro che assecondare il discorso demagogico contro le insicurezze di comodo attribuite a immigrati, marginali, tossicodipendenti o presunti sovversivi. Il sig. Salvini quando era ministro degli interni s’è guardato bene di dire alle polizie di andare a controllare le attività al nero nei suoi feudi elettorali come per esempio la Valle della gomma dove si strappano al nero guarnizioni per auto a 2 euro per mille pezzi. Nessun governo ha varato un vero e proprio programma di bonifica delle economie sommerse che fra l’altro sono evasione fiscale e collusioni con la criminalità organizzata. Le vittime di queste economie sono italiani e immigrati stranieri. Ma queste vittime e chi rischia la vita sul lavoro sono ignorate, non hanno diritto ad alcuna protezione. Allora perché non si riqualifica metà del personale delle polizie e lo si destina alla prevenzione e il controllo dell’insicurezza e delle irregolarità nelle molteplici attività economiche?

La risposta è una sola: le economie sommerse valgono 10 milioni di voti!!! !0 milioni di italiani che beneficiano di lavoro semi-nero e nero e quindi di evasione fiscale e contributiva e di abusivismi. Nessun partito osa mettersi contro questo elettorato. E il presidente della Repubblica che si commuove ad ogni morte sul lavoro e o casi di neo-schiavitù perché non dice nulla su questo? E perché il Recovery Plan o PNRR varato dal governo Draghi IGNORA questa realtà? Si legittima così il fatto che l’economia nazionale si nutre di economie sommerse e delle loro vittime!

 

Salvatore Palidda

 

 

mar

04

mag

2021

24 APRILE 2021 LE VITTIME DELL’AMIANTO E DEL PROFITTO SCENDONO IN PIAZZA

sab

01

mag

2021

MORTI D'AMIANTO AL TEATRO SCALA: ASSOLTI I DIRIGENTI. COMUNICATO DEL COMITATO

 

Teatro alla Scala: tutti assolti gli imputati del processo per le morti da amianto.

 

Per il Tribunale di Milano uccidere i lavoratori non è reato

 

Ancora una volta il tribunale di Milano ha assolto quattro ex dirigenti del Teatro alla Scala di Milano, imputati per l’omicidio colposo di 10 lavoratori, con la formula «il fatto non sussiste»

Nel frattempo la lista dei morti d’amianto fra i lavoratori del teatro si è allungata. Un’altra decina di lavoratori ha perso la vita per l’asbesto.

Che i tribunali siano schierati a difesa dell’economia e del profitto lo sappiamo da sempre.

Fiducia nello stato e nei tribunali (in particolare quello di Milano) non ne abbiamo mai avuta e la sentenza di assoluzione dei dirigenti imputati era chiara fin dalle prime udienze. Infatti, la giudice – e presidente della 9° sezione penale- Mariolina Panasiti, ha dimostrato la sua scelta di campo interrompendo e redarguendo più volte il Pubblico Ministero, Maurizio Ascione, e gli avvocati delle parti civili, come ha fatto anche nell’ultima udienza, interrompendo nuovamente le repliche del PM e degli avvocati delle parti civili.

La 9° sezione del tribunale di Milano, più di altri, è spudoratamente servile con gli avvocati della difesa dei potenti e arrogante con l’accusa e gli avvocati delle vittime.

In Italia c’è una giustizia di classe che, nei conflitti fra padroni, manager e operai, è schierata a sostegno del potere. Così, ancora una volta, i padroni e i manager che non rispettano le leggi antinfortunistiche e le misure di sicurezza possono dormire sonni tranquilli.

Questo tribunale, sempre pronto a genuflettersi davanti ai potenti e ai loro avvocati lautamente pagati per difendere gli assassini dei lavoratori, ha sentenziato ancora una volta che UCCIDERE I LAVORATORI PER IL PROFITTO NON E’ UN REATO.

La verità storica emersa dalle testimonianze dei lavoratori e consulenti del PM viene così opportunamente cancellata da quella giuridica.

Eppure, durante le numerose udienze, è emerso che i lavoratori erano esposti ad amianto prima delle bonifiche dei locali .... e anche dopo. L'amianto nel Teatro è presente dalla ricostruzione di Piermarini del 1943 ed è servito a coibentare numerosi spazi del palazzo.

Nel processo è emerso che i dirigenti non hanno mai informato i lavoratori sui rischi e non hanno mai fornito dispositivi di protezione, che le condizioni di lavoro non rispettavano le norme di sicurezza e i gravissimi ritardi nelle bonifiche. L’amianto è stato messo al bando nel 1992 con tanto di obbligo di bonifica dei luoghi in cui fosse presente.

Questi processi dimostrano ai famigliari delle vittime e ai lavoratori - più di tanti proclami ideologici - che in una società divisa in classi tutte le istituzioni, compresa la magistratura, sono al servizio della classe borghese dominante. E vogliamo farlo proprio il 1° maggio, giornata simbolo della lotta della classe operaia in tutto il mondo.

Nonostante questo non ci rassegniamo. La nostra battaglia per cambiare questa società ingiusta basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo continua nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nelle aule di tribunale.

 

NOI NON CI ARRENDIAMO. NOI NON PERDONIAMO.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it           http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com    

 

 

1 maggio  2021

ven

30

apr

2021

AMIANTO TEATRO ALLA SCALA ASSOLTI GLI IMPUTATI.

Teatro Scala, assolti gli imputati al processo per i morti per amianto. Comitati vittime: “Vergogna”

Sono stati assolti tutti e quattro gli ex dirigenti del Teatro alla Scala di Milano accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di persone tra dipendenti, tecnici e operatori esposti per diversi anni alle fibre di amianto prima della bonifica dei locali: “Questo tribunale continua ad assolvere i datori di lavoro e condannare le vittime”, spiega a Fanpage.it Michele Michelino del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio.

ATTUALITÀCRONACA 30 APRILE 2021 di Ilaria Quattrone

"Noi veramente ce lo aspettavamo perché questo tribunale continua ad assolvere i datori di lavoro e condannare le vittime": a dirlo a Fanpage.it è Michele Michelino, presidente del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio commentando l'assoluzione di quattro ex dirigenti del Teatro alla Scala da parte del Tribunale di Milano. Tutti loro, che erano stati accusati di omicidio colposo per la morte di alcuni lavoratori, tecnici e operatori, sono stati assolti "perché il fatto non sussiste".

 

Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni

Gli ex dirigenti erano stati accusati della morte di una decina di persone esposte alle fibre dell'amianto prima delle bonifiche dei locali al Piermarini. Il pubblico ministero Maurizio Ascione aveva chiesto condanne tra i due e i sette anni di carcere. Dopo una camera di consiglio durata un'ora, il giudice Mariolina Panasiti ha deciso per l'assoluzione. Alla lettura del dispositivo, i rappresentanti dei comitati delle vittime hanno urlato "vergogna". Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

 

Comitato vittime: Continueremo a lottare

"Abbiamo perso una battaglia, ma noi continueremo a lottare. Noi possiamo accettare – spiega Michelini a Fanpage.it – che in nome del profitto si continui a far vittime. Noi non vogliamo più che questo succeda". Per questo motivo il presidente ha spiegato che nei prossimi giorni incontrerà altre associazioni: "Adesso vedremo con altre associazioni come fare per far intervenire il ministero della Giustizia e far cambiare la legge sugli infortuni".

 

Ilaria Quattrone

 

continua su: https://www.fanpage.it/milano/teatro-scala-assolti-gli-imputati-al-processo-per-i-morti-per-amianto-comitati-vittime-vergogna/

 

https://www.fanpage.it/

gio

29

apr

2021

MORTI D’AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA: ULTIMA UDIENZA

COMUNICATO STAMPA

 

MORTI D’AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA: ULTIMA UDIENZA

 

Il 30 aprile ci sarà l’ultima udienza del processo che vede imputati 3 dirigenti del Teatro alla Scala e un rappresentante del Centro Diagnostico accusati della morte di 10 lavoratori.

 

 I famigliari delle vittime, associazioni e comitati, costituiti parti civili, attendono da troppo tempo una giustizia che non arriva mai e una presa di posizione di vicinanza e solidarietà, nonché sempre richiesta di giustizia da parte dell’attuale presidente della Fondazione Teatro alla Scala, e cioè il sindaco Giuseppe Sala, che finora davanti a questa tragedia che ha colpito i lavoratori e gli artisti del teatro lirico più importante del nostro Paese e che continua a mietere vittime è rimasto in silenzio. Che sia pure l’occasione per attuare un piano cittadino di bonifica complessiva dell’amianto

 

Il 30 aprile si chiude il processo e sapremo se il Tribunale di Milano condannerà i dirigenti imputati di questa strage di lavoratori, tecnici, cantanti e musicisti, causata dall’amianto presente in tutti gli ambienti, respirato per decenni non solo da chi ci ha lavorato, ma anche dai frequentatori e dal pubblico ignaro.

 

Dopo anni di lutti finalmente sapremo se in questa Repubblica nata dalla Resistenza questa volta le vittime riusciranno ad ottenere giustizia, oppure se, come è prevalentemente successo finora, i giudici di Milano assolveranno ancora una volta i dirigenti imputati.

 

Ci auguriamo che questo processo inverta a tendenza e si concluda con pene severe per gli imputati, quale monito a chi non rispetta la salute e la vita dei lavoratori.

 

LA NOSTRA VITA VALE PIU’ DEI LORO PROFITTI


ORE 9,30 PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE DI MILANO DEI FAMIGLIARI DELLE VITTIME, ASSOCIAZIONI E COMITATI PER L’ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO CONTRO I RESPONSABILI DELLE MORTI D’AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO.

 

 Comitato Ambiente Salute Teatro alla Scala, Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute ONLUS, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Associazione Italiana Esposti Amianto, CUB info e spettacolo

mer

28

apr

2021

VIDEO 28 APRILE 2021 COMITATO DIFESA SALUTE

mer

28

apr

2021

28 APRILE GORNATA MONDIALE CONTRO L 'AMIANTO

28 APRILE GIORNATA MONDIALE CONTRO L‘AMIANTO.

UNA STRAGE LUNGA UN SECOLO

L’amianto in Italia, in Europa e nel Mondo

In Italia la strage infinita dell’amianto provoca 6.000 mila morti ogni anno. L’Italia è il paese delle stragi impunite e delle lotte operaie e popolari in difesa della salute. Conviviamo con amianto, cromo esavalente, scorie cancerogene: i disastri ambientali e le stragi di cittadini avvengono giornalmente. L’amianto si trova ancora ovunque. Nelle tettoie, nei rivestimenti delle scuole, nelle intercapedini dei nostri appartamenti, negli ospedali e nelle caserme, negli edifici pubblici.

In Europa sono circa 15 mila le persone che ogni anno perdono la vita in Europa a causa di patologie amianto-correlate, una persona su tre è a rischio. A lanciare questo allarme sono gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

Nel mondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità valuta che siano almeno 125 milioni i lavoratori nel mondo esposti all’amianto; che ogni anno siano circa centomila i morti, ma gli esperti avvertono che si tratta di cifre sottostimate. Nei soli paesi industrializzati dell’Europa, dell’America del Nord e del Giappone, si registrano ogni anno circa ventimila morti per cancro al polmone, e diecimila casi di mesotelioma dovuti all’amianto. Nessuno conta gli indiani, i pakistani, i vietnamiti, gli africani, i cinesi, gli abitanti di quelle che un tempo erano le repubbliche dell’Unione Sovietica, i sudamericani che ogni giorno lavorano sottopagati, a contatto con tubi e pannelli di eternit e altro ancora.

 

Dal libro AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO” La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

https://www.comitatodifesasalutessg.com/i-nostri-libri/

 

 

lun

26

apr

2021

LIBERIAMO IL FUTURO DELLE PROSSIME GENERAZIONI DALLE MALATTIE E DAI MORTI PER AMIANTO

COORDINAMENTO NAZIONALE ASSOCIAZIONI AMIANTO

Liberiamo il futuro delle prossime generazioni dalle malattie e dalle morti per Amianto

LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DELLE ISTITUZIONI

On. Maria Elisabetta Alberti Casellati

On. Roberto Fico

Presidenti del Senato della

Repubblica e della Camera dei Deputati

P rof. Mario Draghi

Presidente del Consiglio dei Ministri

Signori Ministri di Salute, Lavoro,

Transizione Ecologica, Economia,

Sviluppo Economico, Giustizia,

Istruzione, Università e Ricerca

On. Presidenti dei Gruppi Parlamentari

Liberiamo il futuro delle prossime generazioni dalle malattie e dalle morti per Amianto

Nella speranza e certezza che presto, tutti insieme, sapremo uscire dall’incubo del Covid, rimane l’insidia ancora più pericolosa e subdola, assassino implacabile, dell’AMIANTO.

L’AMIANTO rimane la causa della maggiore morbilità e mortalità per i lavoratori ed aumenta anche la quota dei cittadini inermi e inconsapevoli che per trasmissione familiare o ambientale vengono

colpiti dalle patologie causate dall’amianto.

Per i prossimi 30, 40 anni e oltre, continueremo ad avere una striscia inesorabile di vittime innocenti. L’unico modo per ridurre, interrompere questa strage silenziosa, è accelerare la bonifica

dell’amianto in tutti gli ambienti di vita e di lavoro e garantire una migliore assistenza sanitaria e tutela sociale.

Possiamo migliorare la tutela sociale ed evitare, ridurre le prossime vittime con operazioni immediate quali:

- Estendere il super bonus del 110% direttamente alla bonifica dell’amianto negli immobili privati, come voce specifica oltre a quanto previsto per la sicurezza sismica e l’efficienza energetica;

- Pieno utilizzo delle risorse Inail per la bonifica dell’amianto nei processi produttivi e negli

impianti industriali, commerciali ed agricoli, alzando la copertura del contributo al 100%. Ogni anno la domanda delle imprese per tali contributi è superiore di quattro volte le disponibilità finanziarie messe a disposizione dall’Inail e contemporaneamente gli avanzi di gestione dell’Istituto pari a 4,5 miliardi nell’ultimo triennio rimangono nelle casse dello Stato;

 

- Finanziare la ricerca per la cura dei tumori asbesto correlati, a partire dal Mesotelioma. I primi, anche se piccoli, avanzamenti nella cura del mesotelioma, non sono stati sostenuti dalla ricerca pubblica. Le vittime dell’amianto per oltre il 70% sono per causa lavorativa: operai, tecnici, artigiani e piccoli imprenditori;

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dom

25

apr

2021

MANIFESTAZIONE CONTRO L'AMIANTO. 24 APRILE 2021. SERVIZIO TG RAI 3 REGIONE LOMBARDIA

dom

25

apr

2021

MORTI D'AMIANTO FIORI E CANTI PER GLI OPERAI. Da IL GIORNO di domenica 25 aprile 2021

ven

23

apr

2021

Il Gazzettino

mer

21

apr

2021

24 APRILE LE VITTIME DEL PROFITTO IN PIAZZA

IN RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI E I CITTADINI ASSASSINATI IN NOME DEL PROFITTO.
CONTRO LE STRAGI IMPUNITE DI LAVORATORI, LE VITTIME DELL’AMIANTO E DEL PROFITTO SCENDONO IN PIAZZA.
Sabato 24 aprile 2021 alle ore 16.00
manifestazione a Sesto San Giovanni, Milano
Anche quest’anno manifesteremo, portando in piazza la rabbia delle vittime e la determinazione a continuare la lotta contro il capitalismo, un sistema economico-politico - giudiziario e sociale che ogni anno assassina migliaia di lavoratori per il profitto.
Ci incontreremo quindi alle ore 16 in via Carducci (terreno ex Breda) e deporremo fiori alla lapide posta dagli operai delle fabbriche sestesi nel 1997. Interverranno famigliari delle vittime e lavoratori vittime del profitto.
Non possiamo più tollerare che l’Italia continui a essere il paese delle stragi operaie e ambientali impunite (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni, terremoti e altro ancora).
Oggi, accanto alle stragi dovute alla malasanità, ai tumori professionali e ambientali, a tutte le patologie dovute all’inquinamento, si aggiungono le decine di migliaia di vittime del Covid-19 e di una sanità pubblica smantellata negli ultimi anni. Ad esse vanno aggiunte altre vittime del lavoro: infermieri, medici, personale sanitario in genere, che hanno perso la vita per aver dovuto lavorare senza le adeguate protezioni.
Sono passati 29 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane.
L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà ad uccidere ancora, perché i tumori che causa (mesotelioma, tumori polmonari, alla laringe, asbestosi, e altri ancora) ci mettono decenni a manifestarsi, e il loro picco è previsto tra il 2025 e il 2030.
In Italia sono ancora circa 370mila le strutture che contengono Eternit: per lo più edifici privati ma anche industriali e pubblici, comprese 2.400 scuole, 1.000 biblioteche e 250 ospedali. Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto. Si tratta, però, di stime: il censimento dei siti inquinati non è stato completato in tutte le regioni.
L’amianto è responsabile d’una strage che avviene nell’indifferenza che, oggi più che mai, diventa complicità.
ROMPIAMO IL SILENZIO. BASTA MORTI PER IL PROFITTO.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di lavoro e nel Territorio
Aprile 2021

mer

14

apr

2021

LIBERI DI UCCIDERE

LIBERI DI UCCIDERE

Ogni anno in Italia decine di migliaia di lavoratori sono massacrati dal lavoro sfruttato.

Ogni anno sono 6000 i morti per amianto, altre migliaia per malattie professionali ma nessuno fa nulla.

Nei pochi casi in cui i famigliari delle vittime e le loro associazioni e comitati denunciano gli omicidi e si fanno processi penali, l'assoluzione dei dirigenti arriva puntualmente. Una lunga, lunghissima serie di processi sono finiti male, per gli ammalati di cancro che hanno lavorato a contatto con l'amianto. Hanno fatto storia quelli della Breda di Sesto San Giovanni del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio che ogni anno li ricordiamo con rabbia e con dolore.

Per istruire questi processi le indagini dei PM durano anni e questi processi sono celebrati a distanza di anni, e grazie alle leggi e la prescrizione che è annullata solo dopo il primo grado di giudizio, i padroni la fanno franca.

Per la legislazione italiana l'unico diritto riconosciuto è quello di fare profitti anche a scapito della salute e della vita umana dimostrando nella realtà che la legge non è uguale per tutti, ma solo per tutti quelli che hanno i soldi.

Noi abbiamo sempre privilegiato la difesa della salute in fabbrica e nel territorio prima di tutto e successivamente la ricerca della giustizia nelle aule di tribunale trovando sempre una legge a favore dei padroni.

Per il profitto si continua a morire fra l’indifferenza della società capitalista, delle sue istituzioni, governi, partiti e dei sindacati confederali CGIL-CISL- UIL UGIL e altri falsamente autonomi o di base diventati ormai il cane da guardia dei padroni. E dove non arriva la magistratura a salvare il potere economico e politica arrivano i “rappresentanti dei lavoratori”.

Ormai i padroni e i governi scelgono loro gli interlocutori con cui trattare.

Sindacati e delegati collaborazionisti che invece di difendere le condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e nel territorio dei lavoratori e delle loro famiglie difendono i profitti delle aziende, com’è successo con l’ex ILVA di Taranto dove i sindacati per primi si dichiararono d’accordo con la clausola immunitaria concessa dal governo ai padroni e che oggi si ripetono sui vaccini.

Lo “scudo penale” concesso ai dirigenti ex Ilva, ArcelorMittal, o alle multinazionali dei farmaci sono una vera e propria licenza di uccidere.

Contro il potere dei padroni e del loro stato, contro lo sfruttamento e gli assassini dei lavoratori dobbiamo organizzarci e scendere in piazza.

Solo la classe operaia organizzata, che si riconosce nei suoi interessi immediati e storici e che lotta per il potere operaio potrà liberare se stessa e tutta l’umanità dallo sfruttamento, dai morti sul lavoro e stragi ambientali, dagli orrori della guerra e dall’oppressione del capitale.

 

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

mar

13

apr

2021

PADRONI E OPERAI

PADRONI E OPERAI

Ogni giorno si muore sul lavoro e di malattie professionali.

Anche se la Costituzione afferma che l'operaio e il padrone sono uguali, entrambi “cittadini”, ed hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall'ordinamento giuridico fanno sì che la "libertà" e la "uguaglianza" dei cittadini sia solo formale. In realtà, in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione astratta di uguaglianza giuridica, e da una situazione concreta, reale, di disuguaglianza sociale ed economica.

L’art. 32 della Costituzione recita che: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

In realtà, con la privatizzazione della sanità pubblica iniziata negli anni scorsi, e i vari DPCM quest’articolo – tuttora formalmente valido e mai abrogato - è ormai carta straccia. La tutela della salute è diventata un affare per le assicurazioni, per la sanità privata e per le multinazionali farmaceutiche a scapito del diritto alla salute dei cittadini.

Dietro le vuote parole della democrazia si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di repressione a chi viola il vincolo di “fedeltà”, violenza, licenziamenti, arresti contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”.

Il ruolo della magistratura nelle lotte operaie e popolari. Verità storica e verità giuridica

Una delle parole d’ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica fin dagli anni ‘70 è stata: “La salute non si paga – la nocività si elimina”. Per questo ci siamo scontrati con il padrone (che dava la paga di posto più alta per i lavori nocivi e mezzo litro di latte), con il sindacato che barattava salario e salute, e anche con alcuni nostri compagni di lavoro che vedevano nell’indennità di nocività la possibilità di arrotondare (anche se di poche lire) il salario, senza essere coscienti dei pericoli che correvano. Per il medico di fabbrica anche gli operai malati e quelli con problemi respiratori erano sempre “abili e arruolati” e costretti a lavorare in reparti e ambienti nocivi.

Questa concezione è tuttora dominante nella società e nei luoghi di lavoro.

 

Nei processi, penali e civili, si continua a monetizzare la salute e la vita umana e gli interessi dei padroni a scapito dei proletari.

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sab

10

apr

2021

IL PROFITTO UCCIDE PIÙ DEL VIRUS

IL PROFITTO UCCIDE PIU DEL VIRUS: IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA

Anche ieri venerdì 9 aprile 2021 ci sono stati 4 lavoratori morti per “infortunio  sul lavoro” il termine dietro cui si nascondono veri e propri omicidi, senza contare i morti di covid.

Uno Roberto Laudani di 39 anni, carpentiere caduto il 27 marzo da un’altezza di 5 metri mentre era impegnato nella manutenzione di un tetto è morto ieri dopo 13 giorni di agonia.

In Italia si continua a morire nel silenzio dei governi, delle istituzioni e dei sindacati confederali che continuano a chiamare questi omicidi “morti bianche” e tragiche fatalità.

Esiste nel paese una guerra di classe non dichiarata dove i padroni e i governi in nome dell’aumento della produttività e del profitto, in nome del mercato, costringono milioni di lavoratori a lavorare in condizioni pericolose senza sicurezza, risparmiando al massimo anche sulle spese per la sicurezza e per dispositivi di protezione individuali e collettivi.

Non è la fatalità, non è la disattenzione dei lavoratori, la causa degli infortuni, morti sul lavoro e malattie professionali, ma l’aumento dei ritmi, il peggioramento delle condizioni di vi lavoro e di vita, dello sfruttamento, il ricatto della disoccupazione o cassa integrazione, la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Nel sistema capitalista il profitto vale più della vita degli esseri umani e gli operai non sono altro che carne da macello. Il nemico è in casa nostra e si chiama profitto, non fatalità. Nessuno oggi rappresenta gli operai e - anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull'uomo, la classe operaia può liberarsi - è arrivato il momento in cui gli operai stessi si auto-organizzino per difendere la loro vita, i loro interessi, rivendicando che senza sicurezza non si può lavorare. Le nostre più sentite condoglianze ai famigliari dei lavoratori uccisi dal capitalismo.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Sesto San Giovanni,  10 aprile 2021

mar

06

apr

2021

12 ANNI FA IL TERREMOTO DELL’AQUILA. Noi non dimentichiamo.

12 ANNI FA IL TERREMOTO DELL’AQUILA. Noi non dimentichiamo.

 Alle 3.32, del 6 aprile 2009 in piena notte, un boato scuote l'aria. Una scossa di terremoto di 5,8 gradi della scala Richter in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 309 morti, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati. 

I primi soccorsi arrivano dagli stessi Aquilani scampati al massacro, che iniziano subito a scavare a mani nude. C’è chi riesce a liberarsi da solo sollevando travi pietre e cemento, soccorrendo i feriti e liberando i morti dalle macerie. Quando le prime luci dell’alba illuminano la città, ci sono morte e distruzione ovunque.

Delle 309 persone uccise dal terremoto, la più piccola – Giorgia - sarebbe dovuta venire alla luce proprio quel giorno. Tra le vittime 8 ragazzi che vivevano nella Casa dello Studente, stabile molto compromesso e destinato a subire seri danni in caso di sisma secondo uno studio commissionato dalla Protezione Civile Abruzzo a una società della stessa Regione, appena qualche anno prima. Così è stato. Quelle vite potevano essere salvate se si fosse agito secondo le regole; quelle vite e altre ancora, all’Aquila, come in tutto il Paese.

Anche quest’anno nella notte del 6 aprile, anche se limitata dalle norme anticovid, c’è stata una manifestazione in ricordo delle vittime del terremoto e di tutte le vittime del profitto.

Alle 21:15 sono stati eseguiti 309 rintocchi di campana, cui è seguita, a cura di un vigile del fuoco, l'accensione di un braciere messo nei pressi della chiesa. 

Allora come oggi i responsabili di questi assassinii, gli imprenditori senza scrupoli, i faccendieri, i padroni che non rispettano le leggi sulla sicurezza, istituzioni e politici compiacenti, la stampa e TV a loro asserviti, cercano di nascondere le loro responsabilità parlando di “fatalità”, di tragedia “imprevedibile”.

Il 23 ottobre 2015 nel primo procedimento della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica ad arrivare al giudizio definitivo per il terremoto dell'Aquila, la Cassazione conferma le condanne per il crollo del Convitto in cui persero la vita tre minorenni: 4 anni a Livio Bearzi, allora preside della struttura, e 2 anni e 6 mesi per Vincenzo Mazzotta, dirigente della Provincia.

La 4° sezione penale della Cassazione ha confermato anche la condanna del ministero dell'Istruzione, quale responsabile civile, a risarcire le parti civili, rappresentate dai genitori di uno dei tre minorenni morti a seguito del crollo dell' edificio, la cui costruzione risaliva a due secoli fa.

Anche per i giudici di Cassazione quindi il preside non ha mai sottoposto la vecchia struttura a restauri. Inoltre, non è mai stato redatto un piano per la sicurezza. Tra le accuse al preside, la mancata evacuazione dell'edificio durante le scosse che avevano preceduto quella delle ore 3.32 del 6 aprile 2009.

Anche la tragedia compiuta dal terremoto dell’Aquila, impunità, è una strage del profitto e di stato che poteva essere evitata se gli edifici fossero stati costruiti nei modi corretti, non risparmiando sui materiali di costruzione per ottenere il massimo profitto.

mar

30

mar

2021

EX ILVA: L'AVVELENAMENTO DELLA POPOLAZIONE PUO' CONTINUARE "LEGALMENTE"

Ex Ilva: l’avvelenamento degli operai e della popolazione può continuare “legalmente”

 

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di ArcelorMittal e commissari contro l’ordinanza del Tar: l’ex Ilva non spegne gli altoforni che possono continuare a inquinare.

 

Il 12 marzo 2021 il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tar di Lecce che convalidava la decisione presa un anno fa dal sindaco di Taranto che intimava ad ArcelorMittal e all’Ilva in Amministrazione straordinaria di intervenire per ridurre le criticità legate all’inquinamento della fabbrica.

 

Dopo vari ricorsi, sia della società che gestisce gli impianti siderurgici di Taranto, sia della società proprietaria degli stessi - che avevano chiesto di bloccare la sentenza con la quale, lo scorso 13 ottobre, il Tar Lecce ha ordinato ad ArcelorMittal di spegnere gli impianti ritenuti inquinanti entro 60 giorni - ora è arrivata la sentenza favorevole all’azienda.

 

I giudici della Quarta sezione, hanno «ritenuto prevalente l'esigenza di evitare il grave e irreparabile danno che sarebbe derivato dalla sospensione dell'attività, cui si sarebbe dovuto procedere entro la scadenza dei termini stabiliti nell'ordinanza stessa».

 

Inoltre per il Consiglio di Stato «non è stato adeguatamente smentito che lo spegnimento della cosiddetta "area a caldo" in tempi così brevi e senza seguire le necessarie procedure di fermata in sicurezza, avrebbe comportato con certezza gravissimi danni all'impianto, tali da determinare di fatto la cessazione definitiva dell'attività».

 

Questo, tradotto in altre parole, significa che anche se continua a inquinare e uccidere i lavoratori e popolazione residente, all’ex Ilva «L’attività produttiva dello stabilimento può dunque proseguire regolarmente».

Ancora una volta il governo, lo Stato borghese, si schierano a difesa dei padroni: il profitto prima di tutto.

Chi era illuso si salvaguardare la salute attraverso la magistratura ha dovuto ricredersi.

La salute si difende bonificando gli ambienti di lavoro, eliminando le lavorazioni nocive.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

 

I padroni, minacciando licenziamenti e delocalizzazioni; cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione ma non spendono soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti.

 

 

In questa, come in molte altre fabbriche, dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita direttamente dal movimento sindacale confederale a favore del padrone con gravi danni per la salute sia degli operai, sia della popolazione il ruolo di servi del padrone dei sindacati confederali e concertativi è la dimostrazione del potere dei padroni.

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sab

27

mar

2021

MORTI SUL LAVORO. SCENDIAMO IN PIAZZA

MORTI SUL LAVORO

SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO LA STRAGE INARRESTABILE

 

Con il coronavirus la condizione operaia è peggiorata a livelli ottocenteschi. Da una parte si licenzia e si mettono i lavoratori in Cassa Integrazione e quelli che hanno la “fortuna” di avere un lavoro sono costretti a ritmi massacranti, a fare straordinari con turni anche di 12 ore al giorno come succede oggi in molte fabbriche, nelle logistiche, negli ospedali e molti altri luoghi di lavoro.

 

Alla “normalità” dei morti sul lavoro e delle malattie professionali si aggiungono quelli del covid e tutto questo non è un residuo dell’800; questa è la modernità del capitalismo, perché IL CAPITALISMO CONTINUA A NUTRIRSI DEL SANGUE OPERAIO E A UCCIDERE I LAVORATORI, e i sindacati confederali, che accettano come legittimo il profitto siglando in ogni accordo il Peggioramento delle condizioni di lavoro si rendono parte integrante e complici di quel sistema di sfruttamento dei lavoratori che si chiama capitalismo.

 

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità: sono il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

 

Gli omicidi dei lavoratori sono chiamati candidamente “morti bianche”, come se non fosse colpa di nessuno, mentre continua a persistere un muro di omertà e complicità da parte dello stato, partiti e tutte le istituzioni.

Rompiamo il silenzio e alziamo la voce: scendiamo in piazza contro i morti sul lavoro.

 

Anche quest’anno sabato 24 aprile, alle ore 16.00, come ogni anno, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio manifesterà a Sesto San Giovanni contro i morti sul lavoro, dell’amianto, delle malattie professionali, e del profitto davanti alla lapide in via Carducci che ricorda tutti i morti dello sfruttamento capitalista con i famigliari delle vittime, le associazioni e tutti i lavoratori e cittadini che dicono basta a questa strage proletaria.

 

Basta morti sul lavoro, basta morti di lavoro, invitiamo tutti a partecipare.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Mail: cip.mi@tiscali.it

 

26 marzo 2021

 

 

gio

25

mar

2021

LA SALUTE SI DIFENDE ELIMINANDO LA NOCIVITA'.

LA SALUTE SI DIFENDE ELIMINANDO LA NOCIVITA'.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio, si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

I padroni, minacciando licenziamenti e, delocalizzazioni, cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione pur di non spendere soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti. L’esempio più clamoroso è l’ex Ilva di Taranto (ArcelorMittal) dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita dal movimento sindacale confederale a favore del padrone, con gravi danni per la salute sia degli operai sia della popolazione.

Negli anni 70’, in un’altra situazione economica, nelle fabbriche di Sesto San Giovanni la contraddizione fu risolta direttamente dagli operai con fermate improvvise, scioperi spontanei di gruppi di lavoratori, in particolare delle lavorazioni a caldo di forgia e fonderia (costretti a lavorare pezzi di acciaio dai 1250 ai 1500 gradi centigradi) quando, nei mesi estivi, la temperatura sul posto di lavoro diventava intollerabile provocando continui svenimenti fra gli operai.

Queste lotte contro la nocività - che non delegavano a nessuno il problema della salute in fabbrica, né al padrone né al sindacato, attraverso cortei interni e discussioni con tutti gli operai - costrinsero i sindacati a rincorrere gli operai anche sul problema dell’organizzazione capitalistica del lavoro.

Il dominio incontrastato del padrone nella fabbrica e nella società si evidenzia con le istituzioni che si schierano sempre col padrone. In questi anni abbiamo visto spesso inchieste, dove politici, sindacalisti, medici, scienziati, istituzioni, tecnici, sul libro paga dei padroni hanno ricevuto generose “donazioni” e privilegi in cambio del controllo e del contenimento all’interno delle compatibilità aziendali o nazionali delle rivendicazioni dei lavoratori.

Delegare il posto di lavoro e la salute al sindacato, alle istituzioni e al padrone, è il modo migliore per perderli.

La difesa del posto di lavoro e della salute si realizza solo nella critica all’organizzazione capitalistica del lavoro, quando gli operai manifestano la loro autonomia di classe con scioperi contro il padrone e i dirigenti responsabili della brutalità delle condizioni di lavoro nocive.

Delegare al padrone e agli istituti specializzati il controllo della nocività e dell’inquinamento ambientale sul lavoro e sul territorio è come legarsi al collo una corda sperando nella buona fede del boia che l’ha in mano.

Essere neutrale nella lotta di classe, astenersi dalla battaglia non garantisce né il posto di lavoro né la salute.

Il sistema capitalista, nella sua ricerca del massimo profitto, distrugge gli esseri umani e la natura e non si può accettare di barattare il lavoro di alcuni contro la salute di tutti.

Si lavora per vivere, non per morire! Se i padroni ci vogliono costringere a lavorare per continuare a intascare profitti facendoci rischiare la vita ogni giorno nei luoghi di lavoro malsani, in fabbrica in reparti nocivi e inquinando il territorio, dobbiamo dire chiaramente che noi vogliamo lavorare in sicurezza e che a condizione di morte niente lavoro.

La scelta fra il morire di fame e il morire di cancro non è una scelta.

La lotta del movimento operaio è da sempre una lotta contro lo sfruttamento, per eliminarne le cause, la società capitalista basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La salute si rivendica e la nocività si elimina. E’ questa la lotta che vale la pena di fare.

 

 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi