Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

sab

22

apr

2017

Dal settimanale Sestowwek del 22/4/217

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mar

18

apr

2017

D'AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE

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mar

11

apr

2017

GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AMIANTO

Giornata mondiale contro l’amianto

 

Il 28 aprile di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro l’amianto.

Sono oltre 4000 i morti per amianto in Italia, 11 ogni giorno, una ogni due ore che muoiono di mesotelioma pleurico o di uno degli altri tumori asbesto correlati.

Nonostante siano passati 25 anni dalla sua messa al bando, nel 1992, l’amianto continua a uccidere.

 Questa strage è solo la punta dell’iceberg. Il numero di vittime, infatti, mostra un trend in crescita che, se non si procede con le bonifiche, dal 2020 rischia di diventare uno stabile problema ambientale, sanitario e sociale, mettendo a rischio anche la salute delle future generazioni.

 

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio organizzerà un corteo a Sesto San Giovanni (Mi), sabato 29 aprile 2017 alle 16.30 corteo con partenza dal Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di Via Magenta 88, fino alla lapide di Via Carducci.

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ven

07

apr

2017

GIUSTIZIA DI CLASSE

LA GIUSTIZIA DEI PADRONI COLPISCE ANCORA

La Cassazione conferma il licenziamento del compagno Riccardo Antonini.

 

La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di Riccardo Antonini.

Riccardo, operaio ferroviere da più di trent’anni, è stato così punito perché, dopo la strage di Viareggio avvenuta il 29 giugno 2009, in cui persero la vita bruciate vive 32 persone,  ha prestato gratuitamente la propria consulenza all’associazione dei familiari delle vittime, testimoniando contro i vertici delle società coinvolte (da Rfi e Trenitalia), responsabili della mancata sicurezza dei ferrovieri e dei cittadini.

 

Riccardo era stato prima diffidato da Rfi nell’estate del 2011 e poi sospeso per 10 giorni. Infine, il 7 novembre 2011, è stato licenziato in tronco per essersi posto al servizio delle vittime della strage di Viareggio. Riccardo nel 2012 ha impugnato il licenziamento e RFI aveva cercato una conciliazione in cui, per la sua reintegrazione, chiedeva a Riccardo di sconfessare il suo sostegno ai familiari, cosa che Riccardo ha rifiutato di fare: ll 4 giugno 2013, nel processo d’appello, il tribunale di Lucca confermò il licenziamento. Il 6 aprile 2017 la Corte di Cassazione ha pronunciato la sentenza definitiva, confermando il suo licenziamento per “infedeltà” verso l’azienda.

 

Azienda che lo stesso Tribunale di Lucca ha recentemente condannato per “strage ferroviaria”, condannando alcuni dei suoi vertici tra cui Mauro Moretti (7 anni). 

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mar

04

apr

2017

4 OPERAI LICENZIATI ALL'INNSE DI MILANO

Gli operai INNSE Milano contro i licenziamenti di 4 lavoratori

Il 23 marzo al presidio dei lavoratori licenziati e solidali, davanti ai cancelli Dario Comotti racconta a "nuova unità" i motivi del conflitto.

 

 

Di Michele Michelino

 

                                               La storia

 

L’INNSE, nata dall'officina Innocenti Santeustacchio, è stata il simbolo dell'industria metalmeccanica all'interno della zona di Lambrate, nell'area ex Maserati.

Nel 2002 la messa in liquidazione e la successiva vendita, quattro anni più tardi al gruppo Genta, che nel 2008 dichiara la chiusura. Ma gli operai decidono di occuparla, dandosi i turni e continuando a lavorare, e lo scontro dura più di un anno.

La lotta operaia riconquista le prime pagine dei giornali, grazie a 49 lavoratori che per oltre un anno occupano l'INNSE Presse di Milano, "per salvarla dal fallimento". 

Il 5 agosto 2009 quattro operai e un funzionario sindacale della Fiom si barricano per più di una settimana su una gru all'interno della fabbrica scendendo solo dopo l’accordo che salvaguardia tutti i posti di lavoro.

Una cordata guidata dalla Camozzi di Brescia ha acquistato l'azienda milanese.

Il resto è storia di oggi che racconta nella intervista che abbiamo raccolto da uno degli operai licenziati.

 

Dario, tu sei uno degli operai licenziati, vuoi spiegare ai lettori di nuova unità perché vi hanno licenziato?

 

Siamo in lotta da ormai 14 giorni. C’è stato uno sciopero che è durato 8 ore al giorno per 11 giorni di tutti gli operai contro l’azienda che ha licenziato 4 lavoratori (3 operai e una impiegata). L’azienda ci ha licenziato con delle motivazioni che sono a dir poco scandalose: hanno dichiarato che i nostri posti venivano meno. Ad esempio il posto di elettricista veniva a mancare e scrivono addirittura nella lettera di licenziamento che il posto sarà affidato a un’impresa esterna di elettricisti, mentre gli altri tre posti, quello dell’impiegata viene fatto a Brescia e gli altri 2 posti che erano quelli di controllo della qualità, l’azienda intende farli fare direttamente dagli operai. Questa è la motivazione con cui ci ha licenziato.

 

In realtà noi siamo in mobilitazione da gennaio del 2016, cioè da quando l’azienda ha presentato un piano che chiamarlo industriale è una parola grossa, perché è un piano che fa veramente acqua da tutte le parti e non corrisponde nella sostanza a quello che, con la nostra lotta del 2009, gli ha fatto avere la fabbrica. Nel 2009 loro hanno preso dal comune di Milano, con uno scambio d’area d’uso, la fabbrica al prezzo di 1 euro. Avevano detto e dichiarato ai quattro venti che qui ci sarebbe stato un incremento dell’occupazione arrivando a 150 operai, per cui era una fabbrica che interessava realmente e che per farla funzionare a dovere avevano necessità di incrementare l’occupazione. Ora, a distanza di 7 anni, siamo ridotti della metà. Da 50 che eravamo, ci siamo ridotti a quasi la metà, 27/28 persone.  

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ven

31

mar

2017

ASSEMBLEA DEL COMITATO

 

Sabato 1° aprile 2017 - ore 15,30 - ASSEMBLEA

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

 

O.d.G.:

1)     Bilancio delle attività del Comitato e resoconto delle iniziative fatte.

2)    .Informazione sulle cause penali che stanno andando a sentenza (contro i dirigenti Breda) e  quella iniziata contro il Teatro La Scala e il Comune di Milano.

3)     Corteo il 29 aprile in ricordo dei morti per amianto e dello sfruttamento

4)     Varie.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio 

 

 

 

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mar

28

mar

2017

Ciao Sandro

Il compagno Sandro Artioli ci ha lasciato ieri pomeriggio.

 

Il funerale avverrà mercoledì 29 marzo, alle ore 14.45, nella Chiesa di Santa Francesca Romana (zona Porta Venezia).

 

Con profondo dolore abbiamo ricevuto la brutta notizia della morte del nostro compagno e amico Sandro Artioli, ex  operaio della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, avvenuta ieri 27 marzo all’età di 75 anni

 

Sandro era un prete ma aveva scelto di fare l’operaio, e da operaio ha vissuto. Sanguigno, senza peli sulla lingua, sempre pronto a battersi contro le ingiustizie, sempre presente nelle lotte a fianco degli strati più bassi dei lavoratori, è stato un punto di riferimento in fabbrica e nel territorio per tanti operai.

 

Con lui abbiamo organizzato le prime lotte per il riconoscimento delle malattie professionali causate dall’amianto. Perché anche lui era stato esposto a questo cancerogeno e ne portava i segni nei polmoni. Così come portava i segni del grave infortunio subito negli ultimi anni in fabbrica. Ma Sandro non si è mai lasciato abbattere: ad ogni caduta, ad ogni sconfitta, “ci si rimbocca le maniche e si riparte”, diceva.  Questo è uno degli insegnamenti che ci lascia.

 

Con lui se ne va un altro pezzo di noi, della nostra storia.

 

Ciao Sandro, con tanta stima e affetto. I tuoi compagni.

 

Sesto San Giovanni, 28 marzo 2017

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Milano, 28 marzo 2017

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it       

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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dom

26

mar

2017

1° APRILE 2017 ASSEMBLEA DEL COMITATO

Bollettino n. 79 – marzo 2017

 

Sabato 1° aprile 2017 - ore 15,30 - ASSEMBLEA

presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI”

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni

 

O.d.G.:

1)     Bilancio delle attività del Comitato e resoconto delle iniziative fatte.

2)    .Informazione sulle cause penali che stanno andando a sentenza (contro i dirigenti Breda) e  quella iniziata contro il Teatro La Scala e il Comune di Milano.

3)     Corteo il 29 aprile in ricordo dei morti per amianto e dello sfruttamento

 

4)     Varie.

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sab

25

mar

2017

SOLIDARIETA' OPERAIA

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ven

17

mar

2017

BREDA/ANSALDO: IL PM CHIEDE CONDANNE

 

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica /Ansaldo

Il PM chiede condanne dai 2 ai 4 anni e 11mesi per 8 manager

 

Al termine della sua requisitoria durata tre udienze, il PM Nicola Balice - davanti al giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano ha formulato la richiesta di condanna contro 8 dirigenti della BredaTermomeccanica/Ansaldo/Finmeccanica di Milano, imputati della morte per amianto di 12 lavoratori.

 

Il PM ha chiesto la reclusione di 4 anni e 11 mesi per Leonardi Sebastiano, 4 anni e sei mesi per Cenzato Lorenzo, 4 anni per Clavarino Giò Batta e Gambardella Giovanni, 3 anni e otto mesi per Bracco Giuseppe, Fabiani Fabiano e Massone Giorgio, 2 anni per Schmid Enrico

 

In questa causa Breda/Ansaldo/Finmeccanica hanno già risarcito i famigliari che si erano costitute facendogli uscire dal processo.

 

Dopo il PM hanno preso la parola, i legali delle parti civili. Primo a parlare l’avv. dell’INAIL che con un breve intervento di pochi minuti, ha chiesto come risarcimento per le spese sostenute per curare i lavoratori malati, poi deceduti, 1 milione 661mila euro e una provvisionale di 830mila euro.

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sab

04

mar

2017

SESTOWEEK SUL PROCESSO BREDA/ANSALDO

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lun

27

feb

2017

AMIANTO: MORTI DI "PROGRESSO"

Presentazione del libro di Michele Michelino e Daniela Trollio

“Amianto: Morti di progresso” Ed. Del Faro, Trento 2016

venerdì 3 marzo | ore 20.30 - 22.30

sala Gandhi via Garibaldi,13 Torino

 


Assieme agli autori, interverranno:

  • Sergio Bonetto, avvocato
  • Armando Vanotto della Associazione Italiana Contro Amianto – AICA
  • Luigi Cecchetti del Centro Iniziative per Verità e Giustizia – CIVG

Modera Enzo Ferrara, Ecoistituto – Centro Studi Sereno Regis e Medicina Democratica

Il volume racconta – come recita la copertina – “La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”.

Ripercorrere le testimonianze, le storie e gli atti processuali permette, anche a un lettore non familiarizzato con le devastazioni prodotte dalla lavorazione dell’amianto, di prendere coscienza di quanti danni siano stati prodotti con feroce indifferenza a esseri umani impegnati nell’esercizio di un diritto primario: quello del lavoro. Solo grazie a decenni di lotte, il lavoro aveva conquistato una titolarità nel quadro della giustizia sociale: i lavoratori e le loro organizzazioni, avevano conquistato fra gli altri il diritto alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, ma avevano anche edificato una cultura e un’etica che aveva fatto del lavoro, il fondamento stesso della democrazia. Ora Il capitalismo iperliberista, per l’arricchimento smisurato di un pugno di padroni con la complicità della politica, mette in discussione e distrugge il patrimonio di diritto edificato dalla classe operaia (da Moni Ovadia, Il Manifesto, 22/9/2016).

A cura di: Centro Studi Sereno Regis, Centro Iniziative per Verità e Giustizia, Medicina Democratica, Associazione Italiana Contro Amianto – AICA

 

 Per informazioni: Centro Studi Sereno Regis: 011532824 | Enzo Ferrara: 3398555744 enzoferrara@serenoregis.org

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gio

23

feb

2017

CENTRALE EX ENEL DI TURBIGO

AMIANTO – UNA NUOVA SENTENZA ASSOLUTORIA DELLA V SEZIONE PENALE  DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO

Dopo 40 minuti di Camera di Consiglio, la Corte d’Appello di Milano, Sez. V Penale, ha emanato una nuova sentenza assolutoria, confermando la pronuncia di primo di grado emessa dalla V Sez. Penale del Tribunale di Milano. Come in un altro caso (sentenza Franco Tosi) le parti civili sono state condannate al pagamento delle spese processuali. Di segno opposto è la sentenza Fibronit emessa dal Tribunale di Pavia il 10 Febbraio 2017 che ha condannato i vertici della società di Broni, nonostante l’assoluzione di altri due imputati della stessa azienda avvenuta sempre ad opera della stessa V Sezione Penale della Corte d’Appello di Milano.

Parliamo degli imputati della ex ENEL di Turbigo, la grande centrale termica che produce elettricità. In essa è stato dimostrato che veniva impiegata una grande quantità di amianto. Da qui 8 lavoratori morti per una gravissima malattia: il mesotelioma pleurico (speranza di vita media: un anno!), malattia tipica dell’esposizione all’amianto. Non esistono sostanzialmente altre cause possibili.

Medicina Democratica e l’Ass. italiana esposti amianto (AIEA) hanno seguito il processo facendo un grande e puntuale lavoro di ricerca scientifica e giuridica, insieme ad alcuni dipendenti ENEL e con il contributo di esperti quali il dott. Luigi Mara, l’ing. Bruno Thieme avendo come difensore l’avvocato Laura Mara.

Si pensi che i lavoratori della Centrale si sono impegnati negli anni anche con la Regione Lombardia ed hanno ottenuto una delibera per sottoporre gli ex esposti all’amianto a sorveglianza sanitaria. Sono stati i primi con i loro famigliari a usufruire di questo servizio (counceling, visite specialistiche gratuite e periodiche). L’AIEA è stata particolarmente colpita perché fra i deceduti era presente uno dei suoi fondatori, Oscar Misin. I suoi famigliari molto tristi e delusi hanno ascoltato la sentenza piangendo: ancora una volta ingiustizia è stata fatta. Non possiamo che attendere il responso della Corte di Cassazione che non sarà a breve termine. Allo stato, prendiamo atto ancora una volta che questa pronuncia si pone in netto contrasto con la giurisprudenza di legittimità, che in casi analoghi ha confermato la responsabilità delle aziende e dei loro dirigenti che avevano esposto colposamente i lavoratori all’amianto.

Ciò che ci stupisce e ci fa pensare sono le sentenze di assoluzione pressoché uguali della V sezione del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano che, contro l’evidenza scientifica e giuridica, continuano a negare le responsabilità di coloro che avevano l’obbligo di proteggere la salute dei propri dipendenti. Domani saremo in una sala del Senato della Repubblica (Santa Maria in Aquiro- Piazza Capranica 72) e lì segnaleremo con forza la singolare presa di posizione dei giudici milanesi.

Fulvio Aurora

(responsabile delle vertenze giuridiche di Medicina Democratica)

21 febbraio 2017

 

 

 

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sab

18

feb

2017

AMIANTO ALLA BREDA/ANSALDO - MILANO

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gio

16

feb

2017

MORTI PER AMIANTO ALLA BREDA/ANSALDO

Dal quotidiano IL GIORNO

Amianto, "i manager della Breda sapevano e se ne sono infischiati"

La requisitoria del pm al processo per la morte di una decina di operai alla Breda di Sesto San Giovanni

di RAFFAELLA FOLETTI

 

Sesto San Giovanni (Milano), 16 febbraio 2017 - La Breda Termomeccanica - Ansaldo "se n'è infischiata fino al 1985» delle norme sull'amianto e i suoi ex manager «sapevano di mettere a rischio i lavoratori". È uno dei passaggi della requisitoria di oggi del pm di Milano Nicola Balice, davanti ai giudici della nona sezione penale, nel processo a carico di otto ex amministratori dell'azienda (altri due ex membri del cda sono nel frattempo deceduti) accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di operai causata, secondo l'accusa, dall'esposizione all'amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni '70 e il 1985.

I giudici hanno rinviato l'udienza al 1 marzo, giorno in cui si concluderà la requisitoria con le richieste del pubblico ministero e, dopo le arringhe delle difese, potrebbe arrivare la sentenza. Presenti in aula oggi anche una decina di operai, tra cui Michele Michelino, ex operaio della Breda Ansaldo e portavoce del Comitato per la Difesa della salute nei luoghi di lavoro.

Per il rappresentante della pubblica accusa non ci sono dubbi. Quelle morti, ha ricostruito il magistrato, state tutte provocate da mesiotelioma pleurico o tumori polmonari, patologie a loro volta causate dalla presenza di amianto all'interno dello stabilimento: "Oltre il 70% dei manufatti della fabbrica conteneva amianto. Gli operai lavoravano in un ambiente scarsamente ventilato ed è pacifico che siano stati esposti all'amianto". 

La maggior parte di loro sono poi stati colpiti da mesiotelioma pleurico, "patologia - l'ha definita il magistrato - sentinella d'amianto". Secondo la letteratura medico scientifica, citata dal pm Balice nel corso del suo intervento in aula, 80 volte su 100 il mesiotelioma pleurico è causato dalla prolungata esposizione alle fibre di amianto e soltanto nel 20% dei casi è dovuto ad altri fattori. Ma alla Breda Termomeccanica di Sesto San Giovanni "il nesso causale tra patologia ed esposizione alle fibre di amianto è ampiamente provato".

Sul banco degli imputati ci sono 9 componenti del consiglio di amministrazione e un ex direttore di produzione della fabbrica, tutti in carica nel periodo compreso tra il 1973 e il 1985. "All'epoca - ha sottolineato ancora il magistrato - i pericoli provocati dall'amianto erano ampiamente noti". E la Breda Termomeccanica era "un grande gruppo industriale, non stiamo parlando di un piccolo imprenditore". Ma responsabili dello stabilimento di Sesto "se ne sono infischiati" della normativa vigente all'epoca sul rischio amianto. Hanno comunque messo a rischio la vita delle tute blu e "sapevano" di farlo. Il pm Balice terminerà la sua requisitoria nell'udienza del 1 marzo: quel giorno arriveranno le eventuali richieste di condanna.

 

 

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mer

15

feb

2017

RICORDO DI DANIELA CAVALLOTTI A UN MESE DALLA SCOMPARSA

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dom

12

feb

2017

dal settimanale Sestoweek

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lun

06

feb

2017

9 febbraio presentazione del ddl omicidio sul lavoro

Il 9 febbraio alle ore 13,30 in occasione della conferenza stampa a Palazzo Madama di presentazione del ddl sull'omicidio sul lavoro (sen. Giovanni Barozzino e sen. Felice Casson il cui estensore è l'avv. Edoardo Bortolotto (foro di Vicenza).

Si presenterà anche il supplemento di MD che contiene gli atti del convegno che si è tenuto al Senato della Repubblica il 23 settembre 2016 dal titolo: " I Procedimenti penali per i tumori professionali: giustizia o ingiustizia?" .

Pubblichiamo per conoscenza l’intervento del nostro Comitato invitato come relatore al convegno presente nel supplemento.

 

Al lavoro è peggio che in guerra.

 

L’Italia è il paese che, subito dopo l’incendio che uccise 7 lavoratori bruciati vivi nel 2007, ha visto gli industriali applaudire i dirigenti assassini della ThissenKrupp.

 

Pochi giorni fa (il 14 settembre) un operaio egiziano di 53 anni padre di 5 figli, che stava partecipando a un picchetto all'esterno di un'azienda di logistica a Piacenza, è stato assassinato, travolto e ucciso dall'autista di un TIR. Un assassinio premeditato che, da quanto riferiscono testimoni, è avvenuto su istigazione di un dirigente della logistica, che incitava l’autista ad avanzare nonostante il picchetto. Ennesima dimostrazione di una giustizia padronale, di classe, che protegge i diritti dei carnefici e assassini a scapito delle vittime, non a caso l’assassino - dopo una notte in questura a Piacenza - è stato prontamente rimesso in libertà: è indagato a piede libero per omicidio “stradale”

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lun

30

gen

2017

STRAGE DI VIAREGGIO

 Martedì 31 gennaio sentenza del processo sulla strage ferroviaria di Viareggio (32 morti).

      Il nostro Comitato sarà presente solidale insieme ai familiari delle Vittime a questo importante appuntamento, dalle ore 09.30 al Tribunale di Lucca, allestito nell'aula del Polo fieristico, località Sorbano, per attendere insieme il pronunciamento del Collegio giudicante. La solidarietà di classe e umana, a fianco di tutte le vittime del profitto e dello sfruttamento capitalista, oltre che un principio è la nostra forza. Siamo al fianco dei famigliari delle vittime di Viareggio, e di chi combatte ogni giorno nel mondo per ottenere giustizia. Non possiamo accettare che il profitto venga prima della salute e della vita umana. Contro un sistema che distrugge l’uomo e la natura ORA E SEMPRE RESISTENZA.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

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dom

29

gen

2017

SI SMONTANO LE ACCUSE CONTRO ALDO MILANI

Aldo Milani è libero!!! Crolla il teorema accusatorio della procura contro il SiCobas

Osservatorio REPRESSIONE - Radio Onda d’Urto

·        gennaio 28, 2017

 

Il giudice di Modena ha ritenuto Aldo Milani estraneo ai fatti a lui imputati, disponendo per lui la scarcerazione e il solo obbligo di dimora nel comune di Milano. Diversa la posizione di Danilo Piccinini, personaggio che – anche secondo il tribunale – nulla ha a che fare con il sindacato Si Cobas, per cui sono stati disposti gli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno.

«Aldo è fuori!», annuncia con emozione Marina Prosperi, «lo stiamo andando a prendere!». All’uscita dal carcere di Modena, poco dopo le 16, Milani sarà quasi soffocato dalla festosa accoglienza di chi lo ha sostenuto con lo sciopero e il presidio. «Mi hanno tirato un tranello – sono le prime parole del 63enne milanese – una persona s’era presentata dicendo che aveva collegamenti alla Levoni…»

 

Dunque Aldo Milanicoordinatore nazionale del SiCobas, arrestato per estorsione assieme a un personaggio estraneo al sindacato di base, torna a casa con decisione della gip di Modena Eleonora De Marco, sebbene con obbligo di dimora in Lombardia e l’obbligo di firma. L’altro va ai domiciliari sotto scorta. Nell’udienza preliminare si è avvalso della facoltà di non rispondere, a differenza di Milani che ha ribattuto punto per punto. Daniele Piccinini, questo il nome dell’uomo, è legato a una delle cooperative che forniscono manodopera all’azienda dei fratelli Levoni. Il suo ruolo nella vicenda è ancora oscuro ma già dalle prime ore dopo l’arresto, il SiCobas aveva smentito la sua appartenenza al sindacato e s’era chiesto che cosa ci stesse a fare al tavolo della complessa trattativa.

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ven

27

gen

2017

CONTRO LA REPRESSIONE SOLIDARIETA'

Solidarietà al compagno Aldo Milani e al SiCobas

 

Aldo Milani, coordinatore nazionale del SiCobas, è stato arrestato durante una trattativa sindacale a Modena con l’infamante accusa di "estorsione", cioè "soldi in cambio dell'ammorbidimento" della protesta.

Noi che da decenni conosciamo il compagno Aldo, e che insieme a lui abbiamo condotto  tante battaglie, esprimiamo la nostra più totale e completa solidarietà a  lui ed al suo sindacato, il SiCobas.

Criminalizzare chi lotta fuori dagli schemi e dalle compatibilità economiche, chi combatte ogni giorno lo sfruttamento padronale e il razzismo, è da sempre un’ arma che i padroni usano contro chi li combatte.

 

La magistratura, da sempre strumento dei padroni, ormai da anni  e mai come oggi, assolve gli assassini responsabili delle morti sul lavoro e di lavoro, lanciando un messaggio chiarissimo: nessuno deve disturbare il manovratore, il capitale è libero da ogni vincolo per fare sempre più profitti, non importa se a costo della vita, della salute e di condizioni di lavoro infamanti  per quelli che considera semplicemente schiavi salariati.

 

Noi siamo convinti che l’arresto di Aldo Milani con l’accusa infamante di aver preso mazzette è una trappola preordinata, tesa dai padroni mafiosi – che sfruttano bestialmente i lavoratori per mezzo delle false cooperative di cui è pieno il settore della logistica, ma non solo - per screditare il coordinatore del sindacato e il SiCobas e bloccare le sacrosante le rivendicazioni economiche dei lavoratori stessi facendole passare per "estorsioni".

Questa trappola non riguarda solo i lavoratori rappresentati dal SiCobas, ma tutti coloro che lottano, tutti noi : questo è un avvertimento a tutti quelli che non abbassano la testa.

 

No alla criminalizzazione delle lotte proletarie.

Solidarietà con gli arrestati del SICobas. Libertà per i compagni arrestati del SICobas.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni

 

Sesto San Giovanni 27/01/2017

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gio

26

gen

2017

AMIANTO ALLA FRANCO TOSI

Morti per esposizione all'amianto alla Franco Tosi di Legnano. Tutti assolti anche in appello gli ex manager. Le parti civili costrette a pagare le spese processuali

Il 24 gennaio 2017 ancora una volta un’ingiustizia si è compiuta. Al danno si è aggiunta la beffa.

La Quinta Sezione penale della Corte d’Appello del Tribunale di Milano ha assolto i manager della Franco Tosi di Legnano dall'accusa di omicidio colposo per la morte di 34 operai causata l’esposizione all'amianto, perché non hanno  "Nessuna responsabilità per la morte degli ex operai" .

I 33 ex lavoratori morti per mesotelioma pleurico e uno per carcinoma dei polmoni non avranno nessuna giustizia. Nell'aprile 2015 il giudice della quinta sezione penale del Tribunale di Milano Manuela Cannavale aveva scagionato gli otto imputati, con le formule "perché il fatto non sussiste" o "per non aver commesso il fatto". Per il tribunale i lavoratori, che secondo l'accusa, si erano ammalati di mesotelioma pleurico per aver lavorato negli anni '70 e '80 alla franco Tosi avrebbero si respirato polveri di amianto, ma per il giudice, come aveva scritto nelle motivazioni, questa "tragedia non può e non deve essere risolta sul piano penalistico".

Ora questa interpretazione è confermata dalla V sezione della Corte d’Appello che addirittura va oltre. Per e per la prima volta vengono ”punite” in modo esemplare le associazioni che hanno sostenuto l’accusa, rimaste nel processo, Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto condannati pure a pagare le spese processuali.

Ormai la decisione politica del tribunale di Milano è un segnale chiaro: questi processi non si devono più fare. Le associazioni che insistono per ottenere giustizia per le morti operaie devono seguire altre strade (solo cause civili) o saranno punite al pagamento delle spese processuali.

Il nostro Comitato parte civile in vari processi al fianco di Medicina Democratica e AIEA esprime la sua solidarietà militante alle vittime e alle associazioni colpite perché la loro lotta per ottenere giustizia per le vittime dell’amianto è anche la nostra e non ci faremo intimorire da queste decisioni antioperaie.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

26/01/2017                                                          Sesto San Giovanni (MI)

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                        web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

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mar

17

gen

2017

DALLA RIVISTA MEDICINA DEMOCRATICA GENNAIO 2017

CRISI ECONOMICA E AUMENTO DELLA POVERTA’

 

Michele Michelino (*)

 

La crisi non colpisce tutte le classi sociali allo stesso modo.

 

Secondo una fotografia scattata da Oxfam International alla vigilia del World Economic Forum di Davos, aggiornata alla fine dello scorso anno, i 62 super-miliardari più ricchi del mondo hanno un patrimonio che equivale a quello della metà più povera della popolazione globale.

 

L’Italia non è da meno: i dati del 2015 mostrano che l’1% più abbiente degli italiani detiene il 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali. Nel corso degli ultimi 15 anni oltre metà della ricchezza è finita a ingrossare i patrimoni del 10% più possidente.

 

Con la crisi economica (2008-2016) la povertà in Italia è in continua crescita.

 

Gli ultimi dati Istat evidenziano che negli scorsi 3 anni, in Italia le persone in condizioni di povertà assoluta sono 4,6 milioni, comprese in 1,6 milioni di famiglie.

 

Peggiorano le condizioni sia dei nuclei familiari operai che degli impiegati. In particolare, soprattutto nell’Italia meridionale, sono relativamente indigenti quasi quattro famiglie su dieci. La povertà è in aumento anche al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0% attuale), sia di persone (da 5,7 a 6,7%), e anche tra le famiglie con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

 

Inoltre secondo dati Eurostat riferiti al 2015, in Italia vi sarebbero a rischio povertà 17,4 milioni di persone, in crescita di 2,4 milioni di unità rispetto al 2008, anno d’inizio della crisi. In valore percentuale, il +3,2% segnato in questi anni ci pone al quarto posto, dopo Grecia (+7,6%), Cipro (5,6%) e Spagna (+4,8%), ma in valore assoluto siamo primi in Europa.

 

Anche sul fronte dell’occupazione l’Italia è agli ultimi posti in Europa con una disoccupazione giovanile superiore al 37% (mentre in Germania è intorno al 6%).

 

Dopo tante chiacchiere sull’efficacia del Jobs Act, i dati dicono l’Italia è tra i tre paesi UE con il più basso tasso di occupazione nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni, dati questi confermati anche dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, che rilevano un rallentamento delle assunzioni, dopo il boom dello scorso anno stimolato dagli incentivi fiscali previsti dal Jobs Act.

 

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mer

11

gen

2017

DAL GIORNALE MENSILE ZONA NOVE - GENNAIO

Dal giornale mensile ZONA NOVE di NIGUARDA – CA’ GRANDA – BICOCCA – PRATOCENTENARO – ISOLA (IX municipio di Milano) distribuito in 32000 copie

Morti d’amianto: assolti gli imputati

Cosa succede al Tribunale di Milano?

Michele Michelino

Operai morti per amianto: il 19 dicembre assolti i nove manager imputati nel processo Pirelli bis.

 Ancora una volta per il tribunale di Milano nessuno è colpevole della morte e delle lesioni gravissime per i 28 casi di operai morti o ammalatisi a causa dell'amianto, che hanno lavorato negli stabilimenti milanesi dell'azienda tra gli anni '70 e '80. L’ha deciso il giudice della V Sezione Penale, Anna Maria Gatto, che ha assolto i nove manager Pirelli accusati di omicidio colposo "perché il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”.

Una decisione definita “antioperaia” dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro, parte civile nel processo insieme a Medicina Democratica, l’Associazione Italiana Esposti Amianto e la Camera del Lavoro (CGIL) perché, andando anche contro la perizia del consulente nominato dalla stessa giudice, ha sancito l’impunità per i responsabili della morte di 28 lavoratori.

Alla lettura della sentenza i presenti hanno gridato ripetutamente “vergogna” e dopo le proteste in aula, alcune decine di persone, vittime e solidali, hanno sfilato per i corridoi del Palazzo di Giustizia con due striscioni, uno  che recitava "gli operai sono stati uccisi due volte: dai padroni e dai giudici"." e un altro che ricordava le vittime del profitto.

Ancora una volta la verità storica è stata diversa da quella giuridica.

Le testimonianze degli opera nel processo, dell’ASL, dei consulenti del pm Ascione, e di quelli delle parti hanno ampiamente ricostruito e dimostrato la verità storica delle condizioni di lavoro alla Pirelli e delle ragioni di tutte queste morti a causa dell'inalazione delle fibre di amianto presenti negli stabilimenti milanesi tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, l’inesistenza di protezioni adeguate e di tutele antinfortunistiche e di protezione della salute.

Tuttavia ancora una volta la verità giuridica, in un paese che conta più di 1.000 morti l’anno sul lavoro (4.000 altre provocate solo dall’amianto e altre decine di migliaia di malattie professionali) è stata un’altra.

Le aziende devono poter continuare a produrre senza lacci e lacciuoli e le morti operaie non devono essere un costo, neppure giudiziario.

I processi giunti a sentenza con le assoluzioni dei padroni e manager alla Pirelli come all’Enel, alla Franco Tosi o alla Fibronit di Broni, non sono di buon auspicio per i processi in corso alla Breda/Ansaldo di Viale Sarca, all’Alfa Romeo, al Teatro alla Scala, dove l’amianto era persino nel sipario, e in Atm, dove la fibra rivestiva le pareti dei depositi e le volte delle gallerie della metropolitana-.

Affermano il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e le associazioni “ noi non ci fermeremo. Non accettiamo che la legge sia sempre con i padroni; anche se sappiamo di vivere in un paese dove la legge è di classe, noi continueremo a lottare perché vogliamo giustizia, una giustizia vera che dica chi e perché ha ucciso questi operai e non fermeremo la nostra lotta finché i responsabili di questo genocidio non saranno fermati e puniti. Questo non riporterà in vita i morti e non guarirà il dolore dei loro famigliari e dei malati ma senz’altro ne eviterà altri”.

L’amianto non è un problema del passato, ma del presente e del futuro e lo ricorda ogni giorno la lista degli ex lavoratori e cittadini che si ammalano e muoiono. 

L’amianto non è solo un problema giudiziario ma ambientale, sociale, medico. La bonifica del territorio, dei luoghi di lavoro e degli stabili contenenti manufatti di amianto va avanti molto a rilento mentre le vittime dell’amianto continuano ad ammalarsi e morire aspettando una giustizia che non arriva mai. In Italia, secondo stime del ministero dell’ambiente, ci sono ancora 32 milioni di tonnellate  d’amianto solo per quello che riguarda i tetti di Eternit

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dom

08

gen

2017

articolo di LA REPUBBLICA

Da La Repubblica del 8/1/2017

In Lombardia dieci processi ma nessuna condanna ai manager delle aziende

Franco Vanni

La sentenza da cui tutto è cominciato risale al febbraio 2005 e riguarda dodici ex dirigenti della Breda Ansaldo. Sul caso della morte per mesotelioma pleurico dell’operaio Giancarlo Mangione – in Breda per quarant’anni, deceduto nel 1995 - per la prima volta il tribunale riconosceva responsabilità ai manager di una fabbrica che non produceva amianto, ma usava la fibra negli stabilimenti. Il giudice Ambrogio Moccia assolse tre imputati. Per altri nove, emise una sentenza di non luogo a procedere “per intervenuta prescrizione”. Nessun colpevole. Ma le motivazioni contengono alcuni degli elementi che hanno poi spinto i familiari degli operai deceduti a fare cause contro i manager delle aziende negli anni Settanta e i Novanta. Pirelli come Enel, ’Alfa Romeo come la Franco Tosi. Ma anche al teatro alla Scala, dove d’amianto era foderato persino il sipario, e in Atm, dove la fibra rivestiva le pareti dei depositi e le volte delle gallerie del metrò.

 

Scrive Moccia: “La nocività dell’amianto era nota da tempo immemorabile. E solo l’amianto respirato sul luogo di lavoro può qualificarsi causa del mesotelioma letale”….se il dovere di sicurezza è a carico del datore di lavoro, dirigenti e preposti, allora è indubbio che avevano l’obbligo giuridico di attivarsi, obbligo del tutto disatteso”. Nella sentenza è però affermato un principio che sarà alla base di assoluzioni e sentenze di non luogo a procedere. Per Moccia, infatti, “agli imputati non possono essere addebitate oltre misura  responsabilità  …. che hanno affondato le loro radici nel sistema industriale dell’epoca, e che non tocca a un organo giurisdizionale giudicare”.

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mer

04

gen

2017

DAL QUOTIDIANO IL GIORNO DI OGGI 4 GENNAIO

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lun

02

gen

2017

CIAO DANIELA

La compagna Daniela Cavallotti ci ha lasciato

 

Questa notte Daniela Cavallotti, ex lavoratrice del Comune di Milano e storica delegata RSU e della RdB, è morta a 67 anni stroncata da un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione professionale all’amianto.

 

Daniela si è ammalata lavorando per 25 anni nel Palazzo Pirelli di via M.Gioia a Milano chiuso da circa tre anni per amianto, e fino all’ultimo ha lottato contro la malattia e contro le istituzioni - Comune di Milano, ASL di p.le Accursio e Magistratura - per ottenere una giustizia che le è stata negata. Lei è l’ennesima vittima del profitto e dell’indifferenza  di chi del profitto è servo.

 

Daniela, da sempre in prima fila nelle lotte per la difesa dei lavoratori e per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro insieme a un piccolo gruppo di delegati, ha condotto tante battaglie, oltre a quelle sindacali, per la bonifica dei siti del comune contenente amianto a cominciare dalle scuole.

Fra queste sue tante battaglie vogliamo ricordarne alcune, quelle fatte assieme a pochi delegati RSU:  la bonifica dall’amianto del Museo di Storia Naturale (metà di tantissime persone, in maggioranza bambini), della sede di Via Larga (sottotetto e altre stanze), di Palazzo Marino (spogliatoi dei vigili e dei commessi), del Museo Egizio e di tante altre sedi, compreso il palazzo in cui lavorava, dove i dirigenti avevano sempre negato la presenza d’amianto.

 

Oggi siamo colmi di tristezza e di rabbia.

Con Daniela se ne va una parte di tutti noi che abbiamo condiviso vittorie, sconfitte, desideri e tante lotte.

La sua vita, fin da giovanissima, bella ragazza dai capelli rossi sempre impegnata, il suo esempio di combattente determinata e caparbia, di persona senza pregiudizi che ha fatto una scelta di campo senza compromessi, di partigiana perché sempre schierata dalla parte dei lavoratori, ne fanno un esempio di cosa significa la parola tanto abusata “umanità”. L’umanità che l’ha portata a lottare fino all’ultimo, non certo per se stessa ma perché anche gli altri suoi colleghi di tanti anni fossero consapevoli di cosa rischiavano. Agli altri ha pensato fino alla fine.

 

Ciao Daniela,

per noi è un onore averti conosciuto e aver lottato al tuo fianco. Ci mancherai.

 

 

 

    Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it               

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com       

                                                 

 

per contatti. 3357850799                                                           Sesto San Giovanni, 02/01/2017

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sab

31

dic

2016

MOTIVAZIONI SENTENZA AMIANTO ALLA PIRELLI

La giustizia dei padroni assolve gli assassini concedendogli l’impunità e condanna per la seconda volta le vittime- Le motivazioni della Corte d’Appello di Milano riportate da La Repubblica.it
Amianto, manager Pirelli assolti a Milano: "Gli operai morti avevano già lavorato in ambienti a rischio"
Le motivazioni della Corte d'appello che ha ribaltato la sentenza di condanna. I giudici negano il nesso di causalità tra l'operato dei dirigenti e la malattia, anche alla luce delle esperienze professionali pregresse dei lavoratori "in settori fortemente caratterizzati dalla presenza di amianto"
Non vi è "prova del nesso di causa" tra le azioni dei dieci ex dirigenti della Pirelli e la morte di una decina di lavoratori dell'azienda per forme tumorali provocate dall'esposizione all'amianto. Lo scrivono i giudici della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui il 24 novembre scorso hanno ribaltato il verdetto di primo grado e assolto, per "non avere commesso il fatto", dieci imputati nel processo per omicidio colposo e lesioni gravissime per la morte di una decina di operai che lavoravano, tra gli anni Settanta e Ottanta, negli stabilimenti milanesi dell'azienda.

Nel luglio 2015 gli ex vertici erano stati tutti condannati a pene fino a 4 anni e 8 mesi di carcere. Secondo i giudici di secondo grado, si legge nelle motivazioni, la realizzazione delle condotte degli ex dirigenti "non avrebbe influito sulle aspettative di vita dei lavoratori offesi". Giudizio questo, scrive la Corte, che si "rafforza" in relazione al fatto che alcuni lavoratori avevano esperienze professionali pregresse, in alcuni casi extralavorative rispetto all'attività negli stabilimenti milanesi, "in settori fortemente caratterizzati dalla presenza di amianto". In primo grado invece, la "rilevanza causale" di queste attività pregresse o extra non era stata ammessa. Una esclusione, scrivono i giudici di secondo grado, "non condivisibile, vuoi perché non sorretta da idonea motivazione, vuoi perché contraddetta dalle risultanze istruttorie".

Nelle motivazioni si legge poi che sarebbe "pacifica" l'affermazione scientifica "secondo cui deve essere assegnato peso eziologico maggiore alle esposizioni più lontane nel tempo". Ecco perché non è possibile attribuire "rilevanza causale delle dosi successive a quelle del definitivo innesco". Peraltro, si legge ancora, "vi è assenza di ogni certezza di una effettiva accelerazione dell'insorgenza della malattia nei soggetti più esposti e di accorciamento della latenza in funzione di una esposizione prolungata".

Tra gli ex dirigenti assolti in secondo grado, figurano Ludovico Grandi
e Gianfranco Bellingeri, amministratori delegati della Pirelli negli anni Ottanta, l'ex manager Armando Moroni, condannato in primo grado e nel frattempo deceduto, Piero Giorgio Sierra, ex ad dell'azienda e presidente per nove anni dell'Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro) e tuttora nel comitato direttivo. La posizione di Guido Veronesi, invece, fratello del noto oncologo Umberto, da poco deceduto, era già stata stralciata nei mesi scorsi per motivi di salute.

30 dicembre 2016

 

 

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sab

24

dic

2016

ANCORA SUI MORTI PER AMIANTO

Pubblichiamo per conoscenza alcuni articoli pubblicati sul giornale settimanale Sestoweek di oggi 24 dicembre e con l'occasione AUGURIAMO A TUTTI BUONE FESTE.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

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mer

21

dic

2016

MORTI D'AMIANTO: PROTESTE IN TRIBUNALE

Pirelli: tutti assolti gli imputati nel processo-bis per le morti da amianto       20/12/2016

La quinta sezione penale del Tribunale di Milano si è pronunciata in data 19 dicembre 2016 sul caso Pirelli con una sentenza, destinata a finire al vaglio dei giudici di grado superiore, che ha decretato l’assoluzione con formula piena dei nove ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo e lesioni gravissime ai danni dei numerosissimi operai morti o ammalatisi a causa dell’amianto.

 Il caso Pirelli e le morti da amianto Dalle indagine e dalle complesse inchieste che in questi anni hanno coinvolto l’azienda Pirelli, è emerso che numerosi operai che avevano lavorato alla Pirelli tra gli anni ’79 e ’89 sono morti o hanno contratto gravi forme tumorali riconnesse all'esposizione alle fibre di amianto con cui venivano in contatto durante i processi lavorativi nella fabbrica dello stabilimento di Bicocca, a Milano.

Un primo processo aveva visto sul banco degli imputi 11 dirigenti della Pirelli, chiamati a rispondere alle accuse del P.M. che aveva evidenziato che gli imputati non avevano mai informato i lavoratori sui rischi amianto, non avevano rispettato le necessarie misure di sicurezza e avevano esposto i lavoratori a diverse sostanze cancerogene, quali erano le fibre d’amianto, senza adottare le opportune precauzioni.

In data 7 settembre 2015 il Tribunale di Milano pronunciava sentenza di condanna a titolo di omicidio colposo aggravato e lesioni colpose gravissime irrogando pene molto severe, da 3 anni fino a 7 anni e 8 mesi di reclusione, a carico di 11 vertici dell’azienda all'epoca dei fatti, oltre ai connessi risarcimenti danno da liquidarsi in separata sede civile a favore delle vittime e dei parenti delle vittime costituitisi parti civili nel processo anche attraverso l’Associazione Italiana Esposti Amianto, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, e Medicina Democratica.

La Corte d’Appello, con una contestatissima sentenza pronunciata in data 24 novembre 2016, ha ribaltato il dictum di primo grado pronunciando l’assoluzione per tutti gli imputati per “non aver commesso il fatto”

A distanza di nemmeno un mese dall'assoluzione in appello, è arrivata la sentenza conclusiva del primo grado di giudizio nel processo c.d. Pirelli-bis che ha visto imputati 9 ex manager della Pirelli per rispondere di omicidio colposo per la morte di 24 lavoratori.

Anche tale sentenza ha assolto con formula piena tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”.

Entrambe le inchieste e i processi relativi alle morti per amianto degli ex lavoratori della Pirelli ad oggi hanno visto “vittoriosi” i vertici dell’azienda, senza riconoscere alcuna giustizia alle vittime e alle famiglie dei lavoratori vittime dei rischi connessi all'amianto ed in generale alla sicurezza sul lavoro. Si tratta comunque di vicende giudiziarie destinate a protrarsi ancora nel tempo, con la possibilità di esperire ancora le impugnazioni previste avverso entrambe le sentenze, la prima destinata ad essere esaminata dalla Suprema Corte di Cassazione con inevitabili ripercussioni sul giudizio di appello che con ogni probabilità verrà instaurato avverso l’odierna sentenza di assoluzione.

Assoluzioni Pirelli, le proteste delle vittime e delle associazioni Le due sentenze pronunciate Rispettivamente dalla Corte d’Appello e dal Tribunale di Milano che hanno sancito l’assoluzione per i vertici Pirelli nei due processi che vedono coinvolto il colosso per rispondere delle morti da amianto hanno suscitato forte disapprovazione e proteste da parte delle costituite parti civili rappresentative dei lavoratori e delle famiglie delle vittime.

In particolare, alla sentenza di appello, Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, ha affermato: “è una sentenza gravissima che significa licenza di uccidere e impunità. Questa è giustizia di classe contro i lavoratori ed è incredibile che in questo Paese si continui a morire sui luoghi di lavoro”.

In termini analoghi, in data 19 dicembre 2016 alla sentenza del Tribunale milanese, i familiari delle vittime hanno protestato urlando “vergogna”, mostrando uno striscione in aula che denunciava: “Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici“.

Parole molto gravi, segno di forte disprezzo per la giustizia italiana, che ad oggi non ha ravvisato alcuna responsabilità dei vertici Pirelli per le morti da amianto.

Martina Scarabotta

 

 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 18 aprile 2015 a Sesto san Giovanni.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi