Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

sab

17

feb

2018

INDUSTRIA 4.0 A LARI (PISA)

sab

10

feb

2018

AMIANTO A SESTO SAN GIOVANNI

lun

05

feb

2018

AMIANTO IMPORTANTE SENTENZA CASSAZIONE

IMPORTANTE SENTENZA della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Sez. TERZA PENALE Sentenza n. 4560 del 31.01.2018 In allegato PDF

 

CONDANNATI DIRIGENTI PER MORTE MESOTELIOMA TUMORE E’ DOSE-DIPENDENTE .

TUTTE LE ESPOSIZIONI AMIANTO ACCELERANO IL CANCRO

 

RITENGO CHE LA SENTENZA SIA UTILE DA RICHIAMARE E DEPOSITARE IN TUTTI I PROCEDIMENTI PENALI IN CORSO PER LE MORTI DA AMIANTO PER MESOTELIOMA E TUMORI POLMONARI

 

La Corte di Cassazione conferma la Sentenza di Appello è condanna i dirigenti per la morte da mesotelioma bocciata la c.d. dose killer vale il periodo di induzione e latenza. Secondo la Suprema Corte “ va, infatti, sottolineato che il superamento, alla stregua della letteratura scientifica ormai consolidata, della teoria della cd. dose killer non può che comportare, sul piano logico, l'adesione all'ipotesi scientifica, avente fondamento epidemiologico, secondo cui l'aumento della esposizione produce effetti nel periodo di induzione e di latenza.” La Corte di Cassazione nella Sentenza ripercorrendo quanto deciso in Appello dice che “Sotto un primo profilo, è stato osservato come secondo una legge di copertura scientifica, di natura probabilistica, al protrarsi della esposizione ad amianto consegua l'aumento del rischio di mesotelioma o di altri tumori polmonari, nel senso che nei confronti di un cospicuo numero di soggetti tale esposizione determina una anticipazione del momento dell'insorgenza della malattia (e, dunque, della morte), accelerandone la progressione e portando più rapidamente all'avvio del periodo di latenza (teoria dell'effetto acceleratore, accolta in occasione della III Consensus Conference di Helsinki del 2015). In altre parole, anche il mesotelioma pleurico, così come altre patologie asbesto correlate, sarebbe una affezione dose-dipendente. “

Segue sentenza.

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mar

30

gen

2018

MORTI D' AMIANTO AL TEATRO LA SCALA

 

 

Morti per amianto al Teatro La Scala di Milano

 

 

 

Di amianto si continua a morire, i processi ritardano, e l’ingiustizia continua.

 

 

 

Dopo ripetuti rinvii e cambiamenti di giudici oggi al Palazzo di Giustizia di Milano (che noi, vittime  dell’amianto il Palazzo consideriamo “il palazzo dell’ingiustizia” per le continue assoluzioni dei manager imputati delle morti d’amianto) si è tenuta finalmente l’udienza del processo per l’amianto al Teatro alla Scala,  che vede come imputati rinviati a giudizio 5 dirigenti del Teatro, accusati della morte di 10 lavoratori a causa dell’amianto. Davanti al PM Maurizio Ascione e al nuovo giudice Mariolina Panasiti, Presidente della 9° sezione penale, si è finalmente aperto il processo, subito rinviato dopo che la giudice ha giustificato i ritardi con la mancanza di organico. La prossima udienza si terrà il 19 marzo alle ore 9,30 nell’aula 9 bis.

 

 

 

Anche nel Teatro alla Scala, il tempio della musica noto in tutto il mondo, era presente una grande quantità di amianto che ha avvelenato diversi lavoratori uccidendone 10, fra cui macchinisti di scena, un orchestrale, un cantante del coro e un vigile del fuoco. Data la massiccia presenza della sostanza cancerogena, è probabile che siano stati contaminati, negli anni, anche spettatori del Teatro.

 

 

 

Quali parti civili in questo processo, oltre al nostro Comitato (sempre presente a tutte le udienze), Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto – difese dall’avvocata Laura Mara - sono state ammesse altre associazioni (il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la CGIL, INAIL e ATS (ex ASL), ANMIL. Presenti all’udienza anche i responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano).

 

 

 

In questi giorni in cui è tornato alle cronache con drammaticità il tema delle morti sul lavoro – con gli operai della Lamina Spa asfissiati e le tre vittime dell’incidente ferroviario di Pioltello – vogliamo ricordare come, al di là delle lacrime di circostanza, i tempi lunghi della “giustizia” da anni favoriscano  i dirigenti che hanno anteposto il profitto alla sicurezza dei lavoratori, beffando le vittime e le loro famiglie.

 

 

 

Così le recenti sentenze del Tribunale di Milano, che hanno ripetutamente assolto chi non ha rispettato la salute e la vita umana, sono un grave precedente anche per questo processo.

 

Ormai per la “giustizia” italiana questi processi non s’hanno più da fare: il profitto è più importante della vita degli operai. con buona pace di tutti quelli che si riempiono la bocca di stato di diritto e di uguaglianza dei diritti previsti dalla Costituzione nata dalla Resistenza.

 

Intanto di amianto migliaia di persone continuano ad ammalarsi e morire fra l’indifferenza generale delle Istituzioni e dei partiti, le bonifiche ritardano e la “giustizia” assolve gli assassini e condanna le vittime e le associazioni a pagare le spese processuali. Senza bonifiche si continuerà a morire-

 

Il picco dei morti è previsto per il 2020/2030.

 

La lotta per ottenere giustizia e impedire che queste morti si ripetano è sempre più difficile, ma non ci arrendiamo. Lo dobbiamo ai nostri compagni assassinati, ai malati e quanti purtroppo si ammaleranno in futuro. La lotta continua-

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Milano 30 Gennaio 2018

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it            web: http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com         per contatti: 3357850799

 

sab

27

gen

2018

GIORNO DELLA MEMORIA

MANIFESTAZIONE AL MONUMENTO AL DEPORTATO POSTO IN CIMA ALLA COLLINETTA DEL PARCO NORD.

 

 

SABATO 27 GENNAIO ORE 14.15 INGRESSO PARCO NORD

 

 

Ritrovo ore 14.00 precise al Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni-

 

 

 

Centinaia di lavoratori delle fabbriche di Sesto San Giovanni Breda, Falck, Marelli, Pirelli e di Milano furono deportati nei campi nazifascisti e non ritornarono.

 

Noi come sempre ricorderemo e onoreremo questi operai e lavoratori Partecipando al corteo con il nostro striscione.

 

lA RESISTENZA CONTINUA.

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli

 

ven

26

gen

2018

ANCORA MORTI PER IL PROFITTO

Ancora morti per il profitto a Milano

 

Il bilancio del deragliamento del treno carico di pendolari e studenti deragliato a Pioltello alle porte di Milano ieri è di tre morti e una cinquantina di feriti di cui 5 gravi.


Da anni i pendolari denunciano disservizi e carenze del trasporto ferroviario locale a loro danno in Lombardia, e più volte hanno lanciato allarmi sul fronte della sicurezza di treni e infrastrutture Trenord.


Da una prima ricostruzione, sembra che il convoglio formato da cinque carrozze sia deragliato vicino a uno scambio tra Segrate e Pioltello. Le prime due carrozze sono passate mentre le altre tre sono uscite dai binari “per un cedimento tra i vagoni“ come ha affermato il questore di Milano Marcello Cardona subito dopo l’incidente, mentre un passeggero intervistato ha parlato di una vibrazione, fortissima, che ha preceduto il deragliamento, causata evidentemente dal cedimento.
Questo è’ uno dei tanti incidenti che avvengono nelle ferrovie, anche se questi assurgono alle cronache solo quando ci sono dei morti, come a Crevalcore in Emilia, tra a Andria e Corato in Puglia, a Viareggio in Toscana.

 

Come sempre prima si muore al lavoro o in itinere e poi la magistratura interverrà con i tempi lunghi della giustizia di classe mentre i responsabili, grazie alla prescrizione, continuano a rimanere impuniti.


I dati Inail del 2017 parlano di 1.029 lavoratori morti (con un aumento del + 5,2% le morti avvenute in itinere) e per questi omicidi nessuno ha pagato, nessuno è in galera per questi morti di lavoro.

 

 

Non serve piangere oggi lacrime di coccodrillo se ogni giorno, in nome dell’aumento della produttività e del profitto, in nome del mercato, si costringono milioni di lavoratori a lavorare in condizioni pericolose.


Una società in cui il profitto vale più della vita degli esseri umani è una società incivile e barbara. Una società civile deve garantire la sicurezza sui posti di lavoro, affinché un lavoratore che esce al mattino per lavorare possa tranquillamente tornare a casa dalla propria famiglia la sera.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

mer

24

gen

2018

MORTI SUL LAVORO. IL "MANIFESTO" DI OGGI

sab

20

gen

2018

SFRUTTAMENTO, MORTI SUL LAVORO E LOTTE OPERAIE

Sfruttamento capitalista, morti sul lavoro e lotte operaie.

 

Documenti e testimonianze nel libro disponibile gratuitamente nella rubrica  “i nostri libri” su questo sito.

 

 

gio

18

gen

2018

PADRONI ASSASSINI E MORTI IMPUNITE

 

LA VITA DEGLI OPERAI?

VALE ZERO

 

Ieri l’altro, il 17 gennaio 2018, a Milano sono morti di lavoro 3 operai alla “Lamina S.p.a.” Oggi i giornali ci informano che il fratello di uno di essi - Giuseppe Barbieri, sceso nel forno per cercare di salvare il fratello Arrigo - è in stato di “morte cerebrale”. Oggi il giovane operaio diciannovenne Luca Lecci il che Ieri, a Rovato (BS), è stato stritolato da un tornio ha perso la vita.

 

Ma non è finita.

 

Proprio il 17 gennaio la Corte di Cassazione ha confermato i proscioglimenti di 7 ex manager della Pirelli di Milano accusati di omicidio colposo per la morte di 24 operai e di lesioni gravissime nei confronti di altri 4 lavoratori degli stabilimenti milanesi di Viale Sarca e Via Ripamonti. Le vittime avevano lavorato nell'azienda tra gli anni '70 e gli anni '80 e si sono ammalati di forme tumorali causate dall'amianto presente sul posto di lavoro – presenza dimostrata oltre ogni dubbio nel corso dei processi. Così i dirigenti Pirelli - Luciano Isola, Ludovico Grandi, Gavino Manca, Carlo Pedone, Piero Sierra, Omar Liberati e Gianfranco Bellingeri – già assolti in appello con l’assurda motivazione che gli operai morti “avevano già lavorato in settori fortemente caratterizzati dalla presenza di amianto” prima di essere esposti alla stessa sostanza alla Pirelli, non hanno alcuna responsabilità, come del resto non l’hanno mai, in particolare nel tribunale di Milano, i responsabili della morte dei 591 lavoratori (cifra sempre per difetto) morti di lavoro nel 2017.

 

 

 

Oggi i soliti ‘noti’ – governo, istituzioni varie, padroni e sindacati (che hanno indetto per venerdì uno sciopero di 2 ore… mezz’ora per ogni morto!) – si stracciano le vesti e invocano “più sicurezza”. Quando ce l’avremo questa “sicurezza” di non morire più sul posto di lavoro? Quando il diritto alla vita spetterà anche agli operai?

 

Siamo stanchi di essere solo la carne da macello, siamo stanchi  di doverci limitare a piangere i nostri compagni di lavoro che perdono la vita e allora guardiamoci in faccia e diciamocelo chiaramente: MAI, finché ciò che conta è il profitto dei padroni, l’unico diritto riconosciuto – e difeso a spada tratta anche da chi dovrebbe fare ‘giustizia’ - nella nostra società capitalista.

 

Domani i titoli dei giornali torneranno ai problemi “veri”, in particolare le elezioni.

 

Ma le elezioni passano, i padroni restano e per noi lavoratori non cambierà niente, neppure il fatto che continueremo a rischiare di non tornare a casa nostra la sera, dopo una giornata di lavoro che per noi significa un salario da fame e per altri la ricchezza.

 

Nessuno oggi rappresenta gli operai e - anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la classe operaia può liberarsi - è arrivato il momento in cui gli operai stessi, invece di delegare al politico di turno, si auto-organizzino per difendere la loro vita, i loro interessi, rivendicando che senza sicurezza non si può lavorare.

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Sesto San Giovanni, 18 gennaio 2018

e-mail: cip.mi@tiscali.it                                                web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

mer

17

gen

2018

STRAGE OPERAIA A MILANO

AL LAVORO COME IN GUERRA: IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA

 

 Ancora una volta, ieri a Milano, tre operai sono morti sul lavoro.

 

Secondo le prime ricostruzioni sembra che i primi due lavoratori - Arrigo Barbieri, 57 anni, responsabile di produzione e Marco Santamaria, 42 anni, elettricista - appena scesi nel locale sotterraneo, profondo due metri, che contiene il forno in cui si scalda l’acciaio; abbiano perso subito i sensi a causa dell’aria satura di gas. Un altro operaio - Giuseppe Barbieri, fratello di Arrigo - resosi conto del pericolo, ha chiamato aiuto e con Giuseppe Setzu, 48 anni, nel tentativo di salvarli scende nella camera sotterranea: i due, a loro volta, rimagono intossicati. Altri due lavoratori cercano di portare aiuto ma l’ambiente saturo di gas li costringe a indietreggiare (rimarranno intossicati). In quattro rimangono intrappolati nella camera a gas nella fabbrica . «Lamina Spa» di via Rho 9 a Milano. Tre sono uccisi subito e uno è in condizione gravissima.

 

Quando si lavora e si vive quotidianamente fianco a fianco per un salario da fame, quando la solidarietà con i propri compagni resta l’unica possibilità di difendersi dallo sfruttamento, può anche succedere che non si esiti a portare aiuto anche in situazioni di pericolo.

 

Ancora una volta, nel disperato, generoso, tentativo di salvare la vita ai compagni di lavoro degli operai perdono la vita. Al momento non sappiamo se la strage operaia poteva essere evitata con adeguate misure di sicurezza o se i padroni, come spesso accade, hanno risparmiato anche sulle misure antinfortunistiche.

 

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità e non dipendono dal destino, sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista.

 

Davanti a questo ennesimo omicidio di massa ora si sprecano le solite lacrime dei rappresentanti di governo, istituzioni, padroni  e sindacati, che parlano di morti bianche: come ricorda oggi il Corriere della Sera, nel 2017 (dati Inail, per difetto)  591 lavoratori: e noi ci chiediamo quanti padroni sono in galera per questi morti di lavoro.

 

Coloro che piangono oggi lacrime di coccodrillo sono gli stessi che ogni giorno, in nome dell’aumento della produttività e del profitto, in nome del mercato, costringono milioni di lavoratori a lavorare in condizioni pericolose. 

 

Al di là delle chiacchiere istituzionali di circostanza è sempre l’aumento dello sfruttamento la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro, perché nel sistema capitalista il profitto vale più della vita degli esseri umani e gli operai non sono altro che carne da macello. Il nemico è in casa nostra e si chiama profitto, non fatalità. 

 

Nessuno oggi rappresenta gli operai e - anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la classe operaia può liberarsi - è arrivato il momento in cui gli operai stessi si auto-organizzino per difendere la loro vita, i loro interessi, rivendicando che senza sicurezza non si può lavorare. 

 

Le nostre più sentite condoglianze ai famigliari dei lavoratori uccisi dal capitalismo.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio 

 

Sesto San Giovanni 17 gennaio 2018

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it     

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

gio

11

gen

2018

AUMENTA LA POVERTA'

Aumento della povertà: in Italia i poveri sono 10,5 milioni

  

Nel mese di dicembre 2017 l'Ufficio Statistico dell'Unione Europea (Eurostat) ha comunicato i dati sulla povertà in Europa, confermando un dato che vediamo spesso anche a Niguarda e nel IX Municipio del Comune di Milano. Basta percorrere nel  pomeriggio le strade in cui si tengono i mercati del nostro quartiere per vedere persone che passano prima degli addetti dell’Amsa, con un coltellino in mano, a raccogliere e mondare parti di frutta e verdura scartata dai commercianti. Ancor più evidente è la povertà se si passa da Viale Monza (MM Villa San Giovanni) dove c’è l’Associazione Pane Quotidiano che ogni giorno offre, gratuitamente, cibo alle fasce più povere della popolazione, distribuendo generi alimentari e beni di conforto a chiunque si presenti presso le proprie sedi e versi in stato di bisogno e vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione, alla sede della Caritas o di altri enti.

 

Contrariamente a quello che molti pensavano, gli italiani sono sempre più numerosi e ora anche i dati EUROSTAT lo confermano.

 

L’Italia è il Paese europeo in cui vivono più poveri. Sono 10,5 milioni, su un totale a livello Ue di 75 milioni, i cittadini che hanno difficoltà a fare un pasto proteico ogni due giorni, a sostenere spese impreviste, a riscaldare a sufficienza la casa, a pagare in tempo l’affitto e a comprarsi un paio di scarpe per stagione o abiti decorosi. 

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mar

19

dic

2017

OPERAI MORTI PER AMIANTO IN LOMBARDIA

sab

16

dic

2017

PRANZO DI SOTTOSCRIZIONE

Domenica 17 dicembre, ore 12,30, Pranzo di autofinanziamento (euro 15) al Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio a Sesto San Giovanni (Mi) PRESSO il Centro di Iniziativa Proletaria “G:Tagarelli, con scambio di auguri di buone feste. Ricordiamo a tutti gli associati e amici che i pranzi di sottoscrizione insieme alle tessere sono l’unica fonte di finanziamento al Comitato che ci permette di essere indipendenti e autonomi economicamente e di non delegare a nessuno la difesa dei nostri interessi. La tessera, insieme alla partecipazione alle iniziative è la forma di appartenenza minima al nostro Comitato. Insieme alle sottoscrizioni dei soci, ci permette di essere indipendenti e autonomi, politicamente ed economicamente, da istituzioni, partititi politici, sindacati, e organismi religiosi. Il costo della tessera è sempre di € 25 annue. Chi non può venire al pranzo e vuole passare a bere un caffè o un saluto è ben accetto.

gio

14

dic

2017

CIAO MICHELE, CIAO PINA

 

 

 

Ciao Michele, ciao Pina

 

 Con profondo dolore abbiamo ricevuto la notizia della morte dei nostri amici e  compagni di tante battaglie, soci del nostro Comitato:  Michele Lorusso, di 78 anni, e Giuseppina Iacovazzo, 75 anni, per tutti noi “Pina”. 

Michele e Pina sono morti in un incidente ferroviario a pochi passi da casa, mentre attraversavano i binari della ferrovia.

 

Michele, ex operaio saldatore del reparto forgia della Breda Fucine, era scampato ai fumi delle saldature e all’amianto, per poi morire insieme a sua moglie nel tragico incidente ferroviario, uccisi da un treno. 

Una vita dura, quella di Michele, passata in fabbrica per mantenere la famiglia, ma sempre con il sorriso sulle labbra e tante cose da fare insieme alla sua inseparabile Pina, nel presente e nel futuro: gli ulivi da curare al loro paese, le mandorle o le ciliegie da raccogliere e portare a tutti noi, i dolci e i panzerotti pugliesi fatti da tutti e due, insieme.

 

Sempre insieme, molto uniti e molto legati.

 

Pina è finita sotto il convoglio, Michele - probabilmente nel disperato tentativo di salvarla - è stato colpito dalla motrice.

  

La morte dei nostri compagni di lavoro e di lotta ci addolora sempre.

 

In questi anni abbiamo perso - e pianto - tanti compagni e compagne, che prima si sono ammalati e, dopo un doloroso calvario, sono stati poi uccisi dall’amianto e da altre sostanze cancerogene. Non ci siamo mai rassegnati a queste morti innaturali, ma che a Pina e a Michele sia capitato di morire in un incidente ci addolora ancora di più.

 

Lasciano anche il loro orgoglio, la loro più grande gioia: la nipotina di cui erano perdutamente innamorati.

 

Noi li vogliamo ricordare - Michele e Pina - sempre presenti, sempre con noi in tutte le iniziative di lotta nonostante l’età; vogliamo ricordarli insieme a tutti noi mentre,  intorno ad una tavola, sgranocchiavamo i loro dolci e chiacchieravamo spensieratamente.

 

Ciao, Michele e Pina, uniti nella vita e nella morte.

 

Ci mancherete tanto.

 

Con affetto e amore, i vostri compagni del

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

  

Sesto San Giovanni, 14 dicembre 2017

 

 

e-mail:cip.mi@tiscali.it      

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

 

 

mar

12

dic

2017

AMIANTO: NO ALL'IMMUNITA' PER GLI ASSASSINI

 

Il 13 dicembre il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio sarà a Roma al CONVEGNO NAZIONALE - FUMUS “MALI” IURIS presso il SENATO DELLA REPUBBLICA – Piazza CAPRANICA, 72 SALA SANTA MARIA IN AQUIRO – dalle 09,30 alle 13,00 insieme al Coordinamento Nazionale Amianto in collaborazione con il Senatore Felice Casson.

 

Abbiamo ritenuto opportuno organizzare un incontro di riflessione sugli esiti dei processi in tema di amianto a cui molte delle associazioni facenti parte del CNA hanno partecipato come parti civili o comunque hanno seguito a qualunque titolo. I processi sono fatti per chiedere giustizia per le vittime che sono state esposte all’amianto.

 

L’amianto era uno di questi agenti tossici e cancerogeni che ha colpito diverse migliaia di lavoratori e successivamente anche centinaia di cittadini per esposizione ambientale: la richiesta di giustizia nei confronti dei responsabili è stata ed è inevitabile. Vediamo però che questi processi nel nostro paese sono istruiti “a macchia di leopardo”: in molti territori dove peraltro erano presenti industrie o altre fonti da cui l’amianto proveniva, nessun processo è iniziato. In altre situazioni i processi si sono svolti, alcune volte si sono conclusi, altri sono ancora in corso. In diversi processi, causa l’attuale legislazione, ma anche – a detta di diversi giuristi – per la sua non corretta interpretazione, i reati sono stati prescritti; altri processi ancora, negli anni più recenti, si sono terminati con nette assoluzioni degli imputati e ciò sostanzialmente perché non è stato ritenuto dimostrato il rapporto causa effetto, in altri termini perché non è stato identificato il momento in cui la contaminazione è avvenuta.

 

Il convegno sarà introdotto da Felice CASSON, vice Presidente della Commissione Giustizia del Senato 

 

INTERVENGONO 

 

Laura MARA (nostro avvocato di parte civile in molti processi per amianto 

 

Edoardo BAI, medico del lavoro ed epidemiologo cause penali 

 

Beniamino DEIDDA, giurista, già Procuratore Generale della Repubblica di Trieste e Firenze 

 

Nicola MEZZINA. Sostituto procuratore della Repubblica (Verbania) 

 

Morando SOFFRITTI, medico ricercatore (consulente in diversi processi penali). 

 

Roberto RIVERSO, Consigliere di Cassazione

 

SILVIA MANDERINO, avvocato di parte civile in molti processi per amianto
GIANCARLO MORO:,avvocato comitato scientifico Fondazione Bepi ferro

PARTECIPA:
GIUSEPPE LUMIA
, Senatore e membro della commissione antimafia.

 

Per il CNA saranno presenti tutti le associazioni e il nostro Comitato:

 

 

 

 

 

mer

06

dic

2017

INTERVENTO MANIFESTAZIONE MORTI SUL LAVORO

 

Pubblichiamo l’intervento del nostro Comitato alla manifestazione in memoria delle vittime del lavoro a Bresso (Mi) 

5 dicembre 2017: in memoria delle vitTime del lavoro   

Nella democratica Italia nata dalla Resistenza, di lavoro si continua a morire più che in guerra. 

Sono passati 10 anni e oggi è l’anniversario di un omicidio di massa, in cui morirono 7 operai alla ThyssenKrupp di Torino: 4 bruciati vivi, altri 3 dopo giorni di terribile agonia. Nella fabbrica in smobilitazione della multinazionale tedesca il padrone, con la complicità dei sindacati confederali, aveva imposto turni di lavoro di 12 ore. Alcuni degli operai uccisi lavoravano con più di 4 ore di straordinario alle spalle. Così ThyssenKrupp incrementava i propri profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza.   

L’“incidente” alla ThyssenKrupp colpì fortemente l’opinione pubblica per come avvenne: operai bruciati vivi come se fossimo ancora nell’800, nascondendo che questa, invece, è la “modernità” del capitalismo. 

Alcuni allora piansero lacrime di coccodrillo, parlando di questa ennesima strage come di un “fatale incidente”. Ma durante l’assemblea di Confindustria dell’11 giugno a Bergamo, la platea d’imprenditori presenti applaudì e riservò una calorosa accoglienza a Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp Italia, poi condannato in maniera definitiva in Cassazione il 13 maggio 2016 a 9 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio volontario, insieme ai dirigenti Gerald Priegnitz, Marco Pucci (entrambi condannati a 6 anni e 10 mesi) e Daniele Moroni (condannato a 7 anni e 6 mesi).

Nonostante il Testo unico sulla sicurezza, le morti operaie continuano da un capo all’altro della penisola. Secondo le stime ufficiali sono 4 al giorno, 1.500 all’anno. In realtà, se ai dati Inail si aggiungono gli incidenti dei 3 milioni 500mila lavoratori, italiani e stranieri, che lavorano in nero e le morti diluite nel tempo causate dalle malattie professionali, non è azzardato sostenere che il numero dei morti sul lavoro e di lavoro è superiore ai 10 al giorno. Solo per le malattie professionali d’amianto ogni anno muoiono 4000 lavoratori, 11 al giorno, 2 ogni ora, e pochi giorni fa anche il nostro compagno Russo Bruno, operaio Breda, abitante a Bresso ci ha lasciato a 62 anni .  

Per noi i morti sul lavoro non sono mai una fatalità. 

I morti sul lavoro sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista che, per realizzare il massimo profitto, costringe milioni di lavoratori alla schiavitù. Spesso vediamo imprenditori, padroni senza scrupoli, tutelati da leggi che avvantaggiano la proprietà alla salute collettiva, concedendo ai capitalisti impunità e licenza di uccidere. Gli infortuni non derivano da un infausto “destino”. E’ l’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro e di lavoro. 

Noi continuiamo a lottare contro tutte le morti “innaturali”. Oggi nei processi per le malattie professionali, morti sul lavoro e d’amianto subiamo un’odissea infinita con continue assoluzioni dei responsabili di tanti omicidi, anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull'uomo, la classe operaia può liberarsi la nostra lotta continua. 

Il 6 dicembre, anniversario della strage della ThyssenKrupp a Torino, vogliamo ricordare tutti i morti sul lavoro e di lavoro per il profitto, i lavoratori, uccisi dall’amianto e dalle sostanze cancerogene e nocive. 

A perenne ricordo degli operai della ThyssenKrupp e di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista, ora e sempre resistenza! 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Bresso (Mi) 5 dicembre 2017 

e-mail: cip.mi@tiscali.it                        web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

per contatti. 3357850799

 

 

dom

03

dic

2017

5 DICEMBRE - VITTIME DEL LAVORO

gio

23

nov

2017

AMIANTO: III CONFERENZA GOVERNATIVA

 

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio insieme  al CNA, Coordinamento Nazionale Amianto, parteciperà e sarà presente ai lavori della  terza conferenza nazionale governativa sull’amianto che si svolgerà a Casale Monferrato, al Teatro Municipale, venerdì 24 e sabato 25 novembre.

 

Programma – III conferenza governativa amianto

 

 

 

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sab

18

nov

2017

RICORDO DI RUSSO BRUNO ((da Sestoweek)

mar

14

nov

2017

UNA BRUTTA GIORNATA

 

UNA BRUTTA GIORNATA - DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE.

 

Oggi nel giorno e nell’ora in cui si è svolto il funerale del nostro compagno Russo Bruno operaio della Breda Fucine si è svolto anche il funerale del nostro compagno di lotta Marco Bonfanti, operaio della Pirelli Bicocca di Milano con cui abbiamo condiviso tante battaglie sia in fabbrica fin dagli anni settanta sia successivamente nelle aule giudiziarie.

 

Riportiamo la testimonianza orale di Marco fatta in tribunale nel 2014 e scritta nelle motivazioni della sentenza con cui il giudice Raffaele Martorelli ha condannato in primo grado i manager Pirelli con pene fino a 8 anni (sentenza poi ribaltata in appello con l’assoluzione degli imputati) pubblicata nel libro AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO”.

 

Per i padroni essere indagati per aver fatto morire i propri lavoratori, anche se quasi mai ne consegue una condanna, è di certo cattiva pubblicità: così nel bilancio 2006 la Pirelli – storica azienda multinazionale produttrice di pneumatici e cavi - accantonava 38 milioni di euro in previsioni di nuovi possibili problemi giudiziari derivanti dall'uso dell'amianto per comprare e monetizzare la salute e la vita umana, come fanno tutti i padroni.

 

 

 

Teste Bonfanti - Dipendente Pirelli viale Sarca dal 1968 al 1987 ai pneumatici con mansione di elettricista.

 

Girava tutti i reparti e “c'era amianto dappertutto. I reparti erano molto polverosi, soprattutto quelli di vulcanizzazione e delle mescole erano reparti infernali. Gli operai però non sapevano con che tipo di materiali stavano a contatto, nessuno li aveva resi edotti dei rischi derivanti dall'amianto. Gli operai erano sottoposti a delle visite mediche periodiche, in occasione delle quali venivano loro effettuati prelievi e radiografie, ma lui non era mai venuto a conoscenza degli esiti delle sue visite mediche.

 

La situazione dei reparti era rimasta immutata fino agli inizi degli i anni 90, periodo in cui vennero effettuati alcuni miglioramenti, per esempio venne aggiunto qualche aspiratore in più. Molti operai avevano la mascherina, ma è un po' come l'aspirina per il cancro … eh!. parliamoci chiaro. Cioè o elimini le sostanze, ma le mascherine lì sono quelle che vendono al supermercato, cosa vuole che facciano... molti la mettevano, però bisogna anche tenere conto che in certi momenti ti dà anche fastidio, fai fatica a respirare, specialmente d'estate. Cioè in tutte le cose ci sono delle complicanze. Inoltre la mascherine non erano munite di filtro".

 

Se gli operai non mettevano le mascherine non venivano redarguiti dall'azienda perché "all' azienda gli interessava che si faceva la produzione, di quelle cose lì non gliene fregava niente".C'erano dei ventilatori a muro "tipo quelli delle cucine", che servivano a cambiare l'aria ma non a purificarla dalle impurità quindi erano sostanzialmente inutili.

 

Per quanto riguarda le operazioni di pulizia e manutenzione, la Pirelli appaltava a imprese esterne la manutenzione straordinaria, che veniva fatta da addetti senza alcun tipo di protezione, e la stessa cosa valeva per le operazioni di pulizia straordinaria, che comportavano per esempio il sollevamento di alcuni macchinari: Quando si trattava di svolgere piccole riparazioni, ci pensavano gli stessi operai della Pirelli, dotati di mascherine praticamente inutili, perché non erano dotate di filtri e quindi in ogni caso inidonee a prevenire i rischi dell'elevatissima polverosità dei reparti che si poteva generare. Agli operai venivano forniti guanti, scarpe infortunistiche e mascherine, strumenti che purtroppo, per le condizioni di lavoro che c'erano, non avevano una grande

 

utilità.

 

…..Le tubature erano rivestite di amianto, che serviva ad evitare la dispersione di calore. Quando c'era qualche problema alle tubature, gli addetti andavano a tagliare il pezzo di tubo da tirare via con la fiamma ossidrica e poi lo buttavano non si sa dove. I pezzi che cadevano per terra venivano rimossi con la scopa. La maggior parte degli operai che erano adibiti a queste funzioni sono morti”.

 

Il teste aveva provato a fare personalmente richiesta per apportare migliorie ai locali: gli era stato risposto che sarebbero stati presi provvedimenti, ma prima di vedere effettivi cambiamenti l'impresa aveva fatto in tempo a chiudere. I reparti sotterranei, dove gli era capitato di fare manutenzione, erano in condizioni anche peggiori. L'amianto si sbriciolava dalle tubature e erano gli operai che trascorrevano le loro giornate lì dentro.

 

Il Bonfanti è affetto da nefrettomia bilaterale (cioè una rimozione di entrambi i reni. In tali casi la vita è tecnicamente possibile, ma solo effettuando la dialisi (emodialisi) almeno tre volte a settimana) e carcinoma urotediale.

 

lun

13

nov

2017

CIAO BRUNO

 

Protesta in Tribunale a Milano il 19 dicembre 2016 dopo l’ennesima assoluzione dei manager Pirelli accusati della morte di decine di operai e assolti. Bruno è il primo a sinistra nella foto.

 

 

Un altro compagno ci ha lasciato 

 

L’amianto, le sostanze cancerogene, la ricerca del massimo profitto e la mancanza di sicurezza sul lavoro hanno ucciso un altro operaio.

 

Russo Bruno, ex lavoratore della Breda Fucine di Sesto San Giovanni, ci ha lasciato a 63 anni.

 

Operaio della Breda, per anni è stato costretto a lavorare con l’amianto e altre sostanze cancerogene senza essere informato dei pericoli derivanti dall’esposizione della fibra killer. Dopo la Breda, era andato a lavorare in una zincatura. Così, dopo aver respirato per oltre un decennio amianto, ha respirato anche i fumi e le sostanze cancerogene sprigionatesi dagli acidi del lavoro in zincatura. 

 

Bruno, dopo aver vinto una causa contro l’INPS e essersi visto riconoscere l’esposizione all’amianto anche dal Tribunale del Lavoro, era andato in pensione due anni fa, dopo 42 anni e 10 mesi di lavoro. Appena in pensione, ha cominciato ad accusare vari disturbi e dolori; poi è arrivata la diagnosi: un tumore. Dopo pesanti cicli di chemioterapia, da luglio 2017 i medici gli avevano sospeso ogni cura, dandogli pochi mesi di vita.  

 

Bruno, membro del Comitato da tanti anni, ha partecipato insieme a noi a molte iniziative di lotta contro l’INAIL e l’INPS che negavano i diritti dei lavoratori esposti e malati.

 

Bruno, anche se già malato, era presente recentemente anche alle lotte per ottenere giustizia nei Tribunali per i nostri compagni malati e uccisi dall’amianto, per rivendicare una giustizia ripetutamente negata dal tribunale penale di Milano, che continua ad assolvere gli assassini, concedendogli l’impunità.  

 

L’amianto, le sostanze cancerogene, la ricerca del massimo profitto e la mancanza di sicurezza sul lavoro hanno ucciso un altro operaio, e di amianto si continua ad ammalarsi e a morire nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. 

 

Ciao Bruno. che la terra ti sia lieve.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

                                                       Sesto San Giovanni 13 novembre 2017

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it  

 

web:   http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

ven

10

nov

2017

AMIANTO: L'ITALIA IN GRAVE RITARDO

lun

30

ott

2017

AMIANTO: MANAGER ASSOLTI MORTI SENZA COLPEVOLI

mer

25

ott

2017

MORTI D'AMIANTO ALLA BREDA/ANSALDO

 

Dal quotidiano Il Giorno

 

"Morti da amianto? Forse è il fumo": la sentenza fa infuriare le famiglie.

 

Caso Breda, i giudici: "Non esiste una tangibile prova scientifica"

 

di MARIO CONSANI

 

25 ottobre 2017 

 

 

 Milano, 25 ottobre 2017 - Si sa che il fumo fa male. E allora potrebbero essere state le sigarette a causare la morte per mesotelioma pleurico di una decina di operai dell’ex Breda, che per decenni hanno respirato fibre di amianto. Sembra paradossale, ma è uno dei motivi per i quali il tribunale lo scorso giugno ha assolto otto ex manager della Breda Termomeccanica-Ansaldo accusati di omicidio colposo per la morte degli operai esposti all’amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni ’70 e il 1985. «Non è possibile accertare inoltre, e sempre nel caso singolo - scrive il giudice Simone Luerti nelle motivazioni del verdetto, depositate ieri - se l’insorgenza di un carcinoma polmonare sia stata condizionata dall’esposizione all’asbesto ovvero se l’insorgenza di un mesotelioma pleurico sia stata condizionata dal fumo di sigaretta». Non esiste, ricorda, una «legge scientifica» che possa descrivere l’ipotesi, formulata dall’accusa, di un «nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto».

La sentenza, emessa dalla nona sezione penale, è in linea con tutti i recenti verdetti di assoluzione del tribunale milanese nei processi che vedono imputati manager di aziende, più o meno grandi, per le morti di operai causate dall’amianto respirato sui luoghi di lavoro in assenza di protezioni. Anche nel caso Breda, si legge nelle motivazioni, «le molteplici variabili ambientali e soggettive giocano un ruolo determinante, imponendo di esplorare il fenomeno reale e non solo l’andamento percentuale di un gruppo», come avrebbe fatto la Procura. Per la pubblica accusa, in questo genere di processi non c’è solo la difficoltà di ricostruire, dopo tanti anni, le storie personali dei lavoratori e della loro malattia. Per alcuni giudici (ed esperti scientifici) è solo il momento in cui insorge la malattia - che ha periodi di latenza anche di 30 anni - a contare in termini di eventuali responsabilità per chi all’epoca dirigeva una fabbrica. E fissare quel momento è difficilissimo. Per altri, invece, il protrarsi dell’esposizione all’amianto aggrava comunque la malattia che porta alla morte: dunque le responsabilità andrebbero estese. Ma questa tesi sta perdendo forza anche in Cassazione. 

lun

23

ott

2017

SODARIETA' PROLETARIA A GINA DE ANGELI

 

Solidarietà alla compagna

Gina De Angeli

 

 Gina De Angeli, infermiera professionale, è stata condannata il 19 ottobre ad un mese di carcere e 103 euro di multa.

 

La sua colpa? Essersi schierata – nel lontano 2013 - a fianco delle lavoratrici della Dussman Service, che effettuavano le pulizie nell’Ospedale di Massa e Carrara, in lotta contro il taglio dei posti di lavoro e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Durante un presidio avrebbe “istigato” le lavoratrici a recarsi in corteo al palazzo comunale di Massa per chiedere un incontro con il sindaco.

 

Le lavoratrici hanno vinto la loro battaglia, il che per i pazienti dell’ospedale ha significato più sicurezza e igiene; Gina è stata denunciata e condannata. 

 

Di questi tempi anche una lotta per la semplice, e giusta, difesa del posto di lavoro va severamente repressa: i lavoratori non devono alzare la testa e chi solidarizza con loro e li aiuta ad organizzarsi va colpito per primo.

 

E’ un copione che si ripete: ricordiamo i casi più eclatanti del ferroviere Dante De Angelis, licenziato per aver denunciato la pericolosità dell’introduzione del “pedale dell’uomo morto” nelle Ferrovie, e di Riccardo Antonini, ferroviere, anche lui licenziato per aver denunciato le responsabilità delle Ferrovie nella strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e sostenuto la lotta dei familiari delle 32 vittime bruciate vive. Responsabilità riconosciute dal Tribunale di Lucca il 31 gennaio 2017, che ha condannato un gruppo di dirigenti. 

 

Ma tant’è: prima della vita delle 32 vittime veniva la “fedeltà all’azienda”, e Riccardo Antonini, resta licenziato. Così come l’infermiera professionale Gina De Angeli va condannata per aver lottato contro provvedimenti che avrebbero peggiorato le già pessime condizioni ambientali degli ospedali pubblici, dove si tagliano brutalmente i posti di lavoro e si peggiorano le condizioni non solo di chi ci lavora, ma anche di chi è costretto a starci perché ammalato. 

 

Prima di tutto, in questo paese, viene il profitto. Tutto il resto – il lavoro, la sicurezza, la salute, la vita – non conta nulla. E’ la barbarie del sistema capitalista. 

Ma noi non abbasseremo la testa e, mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Gina, continueremo a organizzarci e a lottare. Chi lotta non è mai solo.  

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

Sesto San Giovanni 23 ottobre 2017

 Mail:cip.mi@tiscali.it      

 

web:  http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

 

sab

21

ott

2017

REFERENDUM IN LOMBARDIA E VENETO

Sconfiggere il disegno reazionario del referendum truffa di Lombardia e Veneto


Luciano Orio | nuovaunita.info

ottobre 2017

L'unica autonomia da conquistare è quella dei lavoratori dal capitale. Lavoratori e proletari se ne stiano a casa il 22 ottobre

Pensiamo che i nostri lettori siano sufficientemente informati e diserteranno le urne del referendum del 22 ottobre. La consultazione referendaria dovrà esprimersi circa la concessione di maggior autonomia (soprattutto in materia fiscale) a Lombardia e Veneto, come proposto dai governatori leghisti Maroni e Zaia. Il referendum ci costerà circa 50 milioni di soldi pubblici, spesi inutilmente, dato che non produrrà alcun effetto concreto ed è pure ambiguo, perché non chiarisce gli indirizzi concreti da dare alla richiesta di maggior autonomia. Si tratta della solita ipocrita propaganda leghista cui strizza l'occhio il PD, ma anche M5S, in un vortice di confusione politica e storica creato ad arte.

C'è da farsi rizzare i capelli in testa di fronte a simili richieste quando si riportano i disastri combinati dai due governi regionali tra fallimenti e truffe bancarie, scandalo Mose e Pedemontana Veneta, inquinamenti e cementificazione dei territori, scandali sanità ecc. ecc., mentre l'indice di sfruttamento cresce, la disoccupazione dilaga in pianta stabile e i morti di lavoro aumentano (alla faccia delle cifre, statistiche e sondaggi con cui tentano quotidianamente di tranquillizzarci).

Una volta scelto di starcene a casa, però, si tratta di capire un po' di più il significato politico di questo passaggio all'interno di un processo economico-politico che coinvolge l'Europa intera e di cui in questi giorni si fa un gran parlare per via di un altro referendum, in Catalogna. Ampi settori di borghesia lombardo-veneta lavorano da tempo sul piano economico e politico per favorire un processo di integrazione regionale a trazione "nordica", teso al superamento dei limiti nazionali, attraverso un processo di secessione "morbida". Servendosi a piene mani di propaganda e demagogia, usano questi inconsistenti referendum autonomisti, esclusivamente consultivi, per negoziare con il governo di Roma il riconoscimento di nuovi poteri e competenze e contrattare nuovi livelli della tassazione dovuta allo Stato. Se, come dice la Lega, l'obiettivo è quello di trattenere il 90% della tasse, ci rendiamo facilmente conto che è in gioco una partita importante, dell'ordine di decine e decine di miliardi di euro. Si capisce bene allora che c'è poco da votare: qui la secessione sarà solo per i padroni, la loro indipendenza di classe sarà largamente premiata, dato che a guadagnarci saranno solo loro. Per i lavoratori oppressi e sfruttati all'interno dello Stato centralizzato o della Regione federata poco cambierà: sfruttamento era e tale rimane.

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gio

05

ott

2017

AMIANTO MORTI DI PROGRESSO

 

Stragi occultate in nome del profitto di Moni Ovadia

 

L’ultimo sabato del mese di Aprile, ogni anno, se precedenti impegni professionali non me lo impediscono, partecipo ad una marcia a Sesto San Giovanni che parte dalla sede del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” e arriva, dopo un tragitto relativamente breve, a piazza Carducci, prospiciente al terreno dove un tempo sorgeva la Breda, una delle celebri fabbriche della Milano industriale.

 

Sopra un fazzoletto di spazio verde sottratto ai nuovi edifici delle attività commerciali e di servizi che hanno sostituito le strutture industriali, è stato collocato un cippo “A memoria delle vittime dello sfruttamento capitalistico”, queste le precise parole dell’iscrizione.

 

Che cosa intende rappresentare questa marcia che termina con una breve celebrazione intesa ad onorare le vittime menzionate nella scritta del modesto monumento privo di ogni prosopopea? Forse il rito di un pugno di nostalgici veterocomunisti dei quali faccio parte anch’io? Osservato superficialmente, tutto sembra confermarlo, ma in realtà si tratta di ben altro. Le persone che ogni anno partecipano alla marcia, ricordano le vittime dell’amianto. Non solo le decine e decine di migliaia di vittime di un lontano tempo passato, ma anche quelle di un passato recente, recentissimo, quelle che stanno diventando vittime nel tempo presente, nel prossimo futuro e quelle che lo diventeranno in un futuro meno prossimo ma che sono già condannate.

 

I sostenitori dello sviluppo capitalistico e dei suoi benefici forse penseranno che i morti sono il prezzo indiretto e involontario pagato al valore del progresso con le sue straordinarie innovazioni. Non è così! I lavoratori e gli abitanti dei territori inquinati sono stati sacrificati deliberatamente alla logica dei profitti ipertrofici di un Capitalismo indifferente alla salute, alla dignità e perfino alla vita degli esseri umani.

 

La nocività dell’asbesto, materia da cui si ricava l’amianto, fu osservata empiricamente già da Plinio il Vecchio sugli schiavi di Roma addetti al trattamento di quella materia.

 

Le prime evidenze scientifiche furono rilevate già a metà del Diciottesimo secolo e, nel corso del Novecento, analisi scientifiche hanno comprovato una diretta relazione fra l’amianto e alcune patologie esiziali come il mesotelioma della pleura. Fu negli anni Sessanta del secondo dopoguerra che le ipotesi scientifiche diventano certezza.

 

Malgrado ciò, le lavorazioni dell’amianto continuano massicciamente e gli operai, la gente dei territori e tutti coloro che in vario modo vengono a contatto con il micidiale elemento, sono sottoposti al rischio di malattie terribili che spesso portano alla morte.

 

Se la definizione di “sfruttamento capitalistico” ferisce le orecchie delicate delle anime belle della sottocultura iper liberista, lo trovino loro il termine per chiamare questa infamia. Oggi i molti che hanno sentito parlare dei devastanti effetti dell’amianto, ma solo nel modo generico dei media, possono documentarsi in profondità e capire la portata e la diffusione del fenomeno grazie all’uscita di un libro fondamentale di Michele Michelino e di Daniela Trollio per le Edizioni del Faro dal titolo “Amianto: Morti di Progresso”.

 

Il contenuto è annunciato già in copertina: “La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio”. Percorrere le testimonianze, le storie, gli atti processuali e i documenti contenuti in questo volume, permette anche ad un lettore non familiarizzato con la materia delle devastazioni prodotte dalla lavorazione dell’amianto, di prendere coscienza di quanti danni siano stati prodotti con spietata e feroce indifferenza, ad esseri umani impegnati nell’esercizio del diritto più naturale: il sostentamento di se stesso e della propria famiglia attraverso il lavoro. Questo diritto primario, grazie a decenni di lotte e sacrifici, aveva conquistato una titolarità nel quadro dell’unica forma di giustizia che non ne sia una caricatura, la giustizia sociale. I lavoratori e le loro organizzazioni, con lo strumento delle loro lotte esemplari, avevano conquistato fra gli altri il diritto alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, ma avevano anche edificato una cultura ed un’etica che aveva fatto del lavoro, il fondamento sacrale della democrazia stessa. Il turbo capitalismo iperliberista selvaggio e senza scrupoli, per l’arricchimento smisurato di un pugno di padroni – non meritano l’attributo di imprenditori coloro che hanno avvelenato la salute e la vita di chi lavorava e lavora nelle loro fabbriche – con la complicità di yes men della sedicente politica, ha fatto e continua a fare strame di tutto il patrimonio di diritto edificato dalla classe operaia.

 

Ma lo spirito che anima l’aspirazione a creare una società di giustizia e dignità non si è sopito ed è questa la parte più emozionante e stimolante dell’impegno di Michele Michelino e Daniela Trollio, narrare anche le vittorie conseguite per virtù di una tenacia ultra quarantennale che non ha conosciuto battute di arresto né la tentazione di cedere, con la consapevolezza che lottare è già il principio di un risarcimento alle vittime e l’apertura di un’orizzonte di prosperità per le generazioni a venire.

 

 

 

mer

04

ott

2017

MORTI SUL LAVORO E DI SFRUTTAMENTO

mar

03

ott

2017

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: VIAREGGIO 2009

 

Un momento della presentazione del libro con le autrici ed alcuni familiari della strage ferroviaria di  Viareggio che discutono con le vittime dell’amianto e delle stragi del profitto al CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. TAGARELLI” Via Magenta 88, Sesto San Giovanni il 30 ottobre.

 

 

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 18 aprile 2015 a Sesto san Giovanni.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi