Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

dom

05

dic

2021

PER RICORDARE I SETTE OPERAI UCCISI ALLA THYSSENKRUPP

Per ricordare

 

IL CAPITALISMO CONTINUA A UCCIDERE I LAVORATORI

 

Quattordici anni fa morivano 7 operai alla ThyssenKrupp di Torino: 4 bruciati vivi, altri 3 dopo giorni di terribile agonia. Nella fabbrica in smobilitazione della multinazionale tedesca il padrone, con la complicità dei sindacati confederali, aveva imposto turni di lavoro di 12 ore. Alcuni degli operai uccisi lavoravano con più di 4 ore di straordinario alle spalle. Così ThyssenKrupp incrementava i propri profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza.

L’“incidente” alla ThyssenKrupp colpì fortemente l’opinione pubblica per come avvenne: operai bruciati vivi come se fossimo ancora nell’800, nascondendo che questa, invece, è la “modernità” del capitalismo.

Tanti allora piansero lacrime di coccodrillo. I padroni, definendo questa ennesima strage un “fatale incidente”; i politici borghesi (di centro-destra e di centro-sinistra) parlando di “piaga inaccettabile”; i sindacati confederali, che accettano come legittimo il profitto siglando in ogni accordo il peggioramento delle condizioni di lavoro. Tutti, così, rendendosi parte integrante e complici di quel sistema di sfruttamento dei lavoratori che si chiama capitalismo.

 

Da allora le morti operaie sono continuate e continuano da un capo all’altro della penisola. Secondo le stime ufficiali sono 4 al giorno, 1.500 all’anno. In realtà, se ai dati Inail si aggiungono gli incidenti dei 3 milioni 500mila lavoratori, italiani e stranieri, che lavorano in nero e le morti diluite nel tempo causate dalle malattie professionali, non è azzardato sostenere che il numero dei morti sul lavoro e di lavoro è superiore ai 10 al giorno. A queste cifre vanno aggiunte le 6000 morti all’anno per amianto (16 il giorno, 2 ogni ora) e altre migliaia per altre malattie professionali.

Per gli operai e i lavoratori - divisi, disorganizzati, senza nessuna rappresentanza politica e sindacale - portare a casa un salario nella guerra quotidiana fra capitale e lavoro è sempre più rischioso.

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità: sono il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

 

I morti sul lavoro sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista. Protetti da leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione, lo sfruttamento e il profitto, i capitalisti hanno impunità e licenza di uccidere.

Quindi non si tratta di “destino”. Sono l’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro e di lavoro.

GLI OPERAI NEL SISTEMA CAPITALISTA NON SONO ALTRO CHE FORZA-LAVORO: CARNE DA MACELLO.

 

Noi continuiamo a lottare contro tutte le morti “innaturali”, anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la classe operaia può liberarsi.

Il 6 dicembre, anniversario della strage della ThyssenKrupp, vogliamo ricordare tutte le vittime di una guerra di classe non dichiarata che compie stragi di lavoratori ogni giorno.

A perenne ricordo degli operai della ThyssenKrupp e di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista, ora e sempre resistenza!

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

Sesto San Giovanni, dicembre 2021

sab

04

dic

2021

27 novembre 2021. ASSEMBLEA/DIBATTITO CONTRO LE MORTI SUL LAVORO - prima parte

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gio

02

dic

2021

I DATI DELLA GUERRA DÌ CLASSE DEL CAPITALE CONTRO I PROLETARI

I DATI DELLA GUERRA DÌ CLASSE DEL CAPITALE CONTRO I PROLETARI

 

Ogni giorno in Italia si diagnosticano più di 1.000 nuovi casi di cancro e mediamente, ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di un tumore. Si stima, infatti, che nel nostro Paese vi siano nel corso dell'anno circa 377.000 nuove diagnosi di tumore, di cui 195.000 fra gli uomini e 182.000 fra le donne. Dalla statistica sono esclusi i tumori della cute non melanomi. Lo affermano i dati relativi al 2021 derivanti dalla collaborazione tra AIOM (Associazione italiana di oncologia medica),  AIRTUM (Associazione italiana registri tumori).

 Altri 1450 lavoratori sono assassinati per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, più di 6 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perche non si rispettano le misure di sicurezza, inondazioni per mancate manutenzioni, ecc) .

Come mai di tutto questo non si parla? Perché i governi e i padroni, il potere, parlano solo dei morti per corona virus e nasconde i dati dello sfruttamento capitalista degli esseri umani, della natura e la distruzione dell’ambiente?  Forse perché l’epidemia da coronavirus SARS2-CoV2, dopo anni di privatizzazione d’interi comparti della sanità pubblica mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo e divisione sociale utile al capitale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professionali e d’inquinamento no? Intanto i prezzi continuano ad aumentare, le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, dei lavoratori peggiorano continuamente, mentre i profitti crescono in modo esponenziale.

 

Questi sono dubbi legittimi che qualunque persona dotata di buon senso dovrebbe porsi.

 

Inoltre dai dati del 2019 risulta che l’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno.

Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) sulla qualità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che mettono l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila l’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania.

Così 2 milioni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente.

 

 La salute individuale e collettiva è un bene prezioso da difendere, ma non sono certo i governi e i padroni che ci sfruttano a interessarsi della nostra salute, e quando lo fanno è solo perché sono costretti dalle lotte dei lavoratori nei luoghi di lavoro e nella società.

 

La realtà di ogni giorno, corona virus o no, è che mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di sfruttatori, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, le malattie, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro, malattie professionali, inquinamento, fame, malattie, morte.

 

Oggi con il Green pass e super Green pass  fra vaccinati e non si attua di fatto una divisione sociale, una nuova forma di Apartheid (letteralmente “separazione”) in un sistema economico-politico -sociale che fa più vittime fra gli operai, i lavoratori e i poveri, di qualsiasi virus, epidemia, pandemia o calamità naturale. 

 

Il virus più pericoloso è il capitalismo che per il profitto uccide gli esseri umani e la natura.

Michele Michelino - Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

2 dicembre 2021

 

 

 

mar

30

nov

2021

LA SCIENZA, LA MEDICINA, LA GIUSTIZIA SONO NEUTRALI?

 

La scienza, la medicina, la giustizia sono neutrali, al di sopra delle parti o al servizio del potere? Alcune semplici riflessioni

 

 

Il profitto è la molla, il fondamento e l’obiettivo di tutta la società capitalista.

 

Per i borghesi, i padroni, il profitto viene prima di tutto, prima della salute e della vita del proletariato e delle masse popolari.

 

Pagare gli scienziati, i tecnici, per ricerche finalizzate a realizzare il massimo profitto in ogni campo economico della società e una delle spese necessarie per il capitale.

 

Nello stesso tempo ostacolare, nascondere gli studi di scienziati indipendenti, senza conflitti d’interessi, sulla salute, sugli inquinanti e cancerogeni, sulle malattie, è da sempre l’obiettivo dei padroni delle industrie multinazionali e della società capitalista/imperialista.

  

La scienza e la medicina del capitale sono funzionali alle esigenze e agli interessi del sistema.

  

La storia dell’amianto e del cloruro di vinile monomero che tanti morti hanno causato, lo dimostrano.

 

L’amianto e le fibre da cui è composto, come altri cancerogeni, uccidono. L’asbesto è un killer che non perdona ed è direttamente collegato all’insorgenza del mesotelioma della pleura e del peritoneo e di altri tipi di cancro fra i quali al polmone e alle vie respiratorie.

La vicenda dell’amianto che produce migliaia di morti ogni anno dimostra il cinismo, il crimine di chi in nome del profitto ha mandato consapevolmente a morte decine di migliaia di lavoratori e cittadini.

 

Gli studi sulla sua pericolosità risalgono a primi anni del 1900 quando in Gran Bretagna furono approvate le prime leggi che prevedevano il monitoraggio della salute dei lavoratori e i risarcimenti per chi si ammalava.

 

L’uso dell’amianto che ha arricchito le multinazionali e i padroni di tutto il mondo hanno causato una strage di lavoratori e cittadini dimenticata da tutti i governi caduta nell’oblio che continua.

 

Ancora oggi l’amianto uccide, solo in Italia ogni anno le vittime sono 6000, 16 al giorno quasi 2 ogni ora.

L’amianto è un cancerogeno che non provoca solo il mesotelioma, il tipico tumore d’amianto, ma anche un’altra decina e più di cancri e tumori e malattie molto invalidanti.

 

I governi, le autorità mediche scientifiche, molti delle quali sui libri paga delle multinazionali e delle lobbie dell’amianto, fino a pochi anni fa negavano la cancerogenicità di questo minerale e ancora oggi nei processi gli avvocati e i consulenti dei padroni continuano a negarlo.

 

 

Noi abbiamo imparato sulla nostra pelle che la lotta per la salute in fabbrica e nel territorio non va delegata nessuno, meno che mai ai Governi, padroni e Confindustria che oggi durante la pandemia mentre a parole dichiarano difendere la salute dei cittadini, costringono i lavoratori con il ricatto della perdita del posto di lavoro, con il Green pass a condizioni lavorative sempre peggiori.

 

Eppure la prevenzione sarebbe semplice: basterebbe un piano nazionale di rimozione delle 40 milioni di tonnellate di amianto presenti in Italia a cominciare dai 400mila manufatti di amianto di scuole, ospedali, tubature, edifici pubblici per salvare decine di migliaia di vita umane.

  

Questo sì che sarebbe una grande opera utile alla popolazione!

 

Che le industrie capitaliste finanzino studi di parte e nascondano, per ragioni di profitto, i danni che certe sostanze nocive usate nelle lavorazioni provocano a lavoratori e cittadini è ormai dimostrato.

 

 

 

Morti per cloruro di vinile monomero.

  

Anche durante il processo Montedison a Porto Marghera sugli omicidi dei lavoratori morti per cloruro di vinile monomero e sui crimini ambientali della laguna di Venezia iniziato il 13 marzo 1998, l’azienda nascose i dati sulla cancerogenicità e la relazione tra angiosarcoma e cloruro di vinile già dimostrata da studi condotti dalle stesse aziende chimiche produttrici e tenuta segreta senza avvisare i lavoratori e senza prendere nessun provvedimento per la salute.

 

Le gravi conseguenze dell’esposizione al CVM, ipotizzate per la prima volta nel 1969 al Congresso Internazionale di Medicina del Lavoro di Tokio da un medico della Solvay, Pierluigi Viola, furono definitivamente confermate in Italia a seguito di un’indagine epidemiologica. commissionata da Montedison all’Università di Milano, condotta nel 1971 dal prof. Cesare Maltoni negli stabilimenti di Brindisi, Marghera, Terni e colpevolmente nascoste per non intaccare i profitti della multinazionale.

 

Non c’è da stupirsi che il capo redattore della rivista scientifica Lancet (una delle più autorevoli) abbia dichiarato recentemente che “…gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può semplicemente essere falsa”. 

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dom

28

nov

2021

Ogni giorno 7.500 lavoratrici e lavoratori perdono la vita, uccisi dal profitto sul lavoro

Ogni giorno 7.500 lavoratrici e lavoratori perdono la vita, uccisi dal profitto sul lavoro

L’esplosione in una miniera di carbone in Siberia (Russia): 52 morti, tra cui anche 6 soccorritori, Riporta per un giorno all’attenzione dell’opinione pubblica, della politica e del sindacato il dramma delle morti sul lavoro, omicidi commessi da datori di lavoro, padroni e multinazionali che per di massimizzare i profitti condannano a morte consapevolmente milioni di lavoratori risparmiando anche i pochi euro necessari alla sicurezza individuale e collettiva dei lavoratori.

La mattanza di lavoratori accaduta pochi giorni fa, questa volta in Russia, dimostra che nel mondo gli operai continuano a morire per mancanza di sicurezza, per il profitto. Questa volta l’ennesima strage operaia potrebbe essere stata causata da polvere di carbone che avrebbe preso fuoco in un pozzo di ventilazione o da un'esplosione di metano misto ad aria, cause se ci fossero stati dispositivi di sicurezza individuali e collettivi idonei potevano essere evitata.

In Russia, come in tutti i paesi capitalisti/imperialisti nel resto del mondo, in passato si sono verificati diversi incidenti in miniera, con morti, feriti e invalidi, derivanti da attrezzature obsolete e agli inadeguati standard di sicurezza. Una delle più gravi catastrofi risale al 2010, quando un’esplosione provocò la morte di 91 persone nella miniera Raspadskaya, la più grande della Russia. Nel 2007 un’altra esplosione uccise 110 persone nella miniera Ulyanovkskaya. Morti sul lavoro nel mondo

NEL MONDO OGNI GIORNO SI MUORE PIU’ CHE IN GUERRA

Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), dati resi noti a ottobre 2021, ogni anno nel mondo ci sono circa 2,8 milioni di lavoratrici e lavoratori che perdono la vita a causa di un infortunio o di una malattia professionale: circa 400 mila lavoratori sono vittime d’infortuni mortali e 2,4 milioni sono le morti causate da malattie professionali. Questi dati resi noti all’Adnkronos/Labitalia da Gianni Rosas, direttore ufficio Oil per l’Italia e San Marino ci dicono che è come se ogni giorno morissero in media 7.500 lavoratori per queste cause: più di cinque lavoratori il minuto. A queste cifre si aggiungono i più di 374 milioni di lavoratori che sono vittime ogni anno d’infortuni sul lavoro non mortali ma che provocano lesioni gravi e portano ad assenze dal lavoro.

Le morti sul lavoro e di malattie professionali non sono mai fatalità o incidenti, ma veri e  assassini.

Le morti, gli infortuni e le malattie connesse al lavoro, i rischi possono essere ridotti e le perdite umane eliminate con una politica che rispetti la salute e la vita dei lavoratori.

 

Chi non rispetta la salute e la vita umana e distrugge gli esseri imani e la natura per il profitto commette dei crimini contro l’umanità. I responsabili delle morti sul lavoro, degli infortuni e degli invalidi sono criminali che dovrebbero essere puniti come tali e non invece graziati da leggi e giudici che gli concedono l’impunità.

sab

20

nov

2021

CIAO FRANCO

CIAO FRANCO
E' venuto a mancare Franco Colombo ex capo reparto fonico della Scala .
L'ultimo testimone vivente del processo Amianto Scala ci ha lasciato per le conseguenze della malattia da mesotelioma pleurico, il tipico tumore dell'amianto.
Franco ha contribuito attivamente alla ricostruzione storica della presenza e dell' esposizione all'amianto che ha coinvolto centinaia di lavoratori scaligeri.
Nonostante la grave malattia invalidante ha testimoniato al processo penale per i dieci lavoratori morti della Scala.
Nonostante il parere avverso della corte di primo grado la procura, il nostro comitato, la cub insieme alle altre parti civili cioè i parenti delle vittime sono ricorse in appello per quello che è diventato adesso con la sua scomparsa il processo per 11 morti a causa delle malattie asbesto correlate all'esposizione subita presso le sedi del teatro alla Scala.
La cerimonia si terrà domani sabato 20 novembre alle ore 15,30 presso la casa funeraria domus paci di paderno dugnano in via guido rossa 11.
Ciao Franco hai combattuto come un leone fino alla fine, grazie per il tuo coraggio e della tua forza per volere ottenere verità e giustizia.
Noi continueremo la lotta anche per te. Condoglianze a Stefano nostro collega e a tutta la famiglia .
Il direttivo del comitato Roberto D'ambrosio Nicolas Braile P.G Sostaro

ven

19

nov

2021

SOLIDARIETA’ OPERAIA INTERNAZIONALE E NAZIONALE

SOLIDARIETA’ OPERAIA INTERNAZIONALE E NAZIONALE

La solidarietà è un’arma e l’unione fa la forza La nostra esperienza di operai di grandi fabbriche e di cittadini pensanti organizzati ci ha fatto capire che la solidarietà è un’ arma potente. Gli operai che lottano contro i padroni per il diritto alla salute e alla vita, le classi sociali sottomesse, i proletari e i popoli che lottano per la loro libertà devono combattere ad armi impari, spesso da soli, a mani nude, contro nemici potenti e agguerriti, armati di tutto punto, con leggi a loro favore e forze dell’ordine pronte a intervenire a sostegno del capitale. Chi lotta e resiste per emanciparsi dallo sfruttamento, difendere la sua dignità, i suoi diritti e quelli di tutti gli esseri umani spesso viene umiliato, represso, licenziato o, peggio ancora, incarcerato. Ma chi lotta contro coloro che, pur di realizzare il massimo profitto, distruggono la salute, la vita umana e la natura ha dalla sua la simpatia e l’appoggio da parte di altri oppressi e sfruttati che, come lui, subiscono angherie e ingiustizie. Abbiamo imparato anche sulla nostra pelle e quella dei nostri compagni che la solidarietà non bisogna chiederla solo quando si ha bisogno, dimenticandosi poi di chi ci ha aiutato, non è a senso unico. La solidarietà si dà e si riceve ed in questo sta la nostra forza come dimostrano le lotte che si riescono a vincere.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

gio

18

nov

2021

RICORDI DI FABBRICA

RICORDI DI FABBRICA.
Una storia vera. Il merlo comunista.
Un giorno alcuni operai della Breda Fucine dopo la pausa di mensa mentre tornano al reparto per continuare il lavoro trovarono un piccolo merlo denutrito e con un'ala spezzata.
Lo raccolsero, lo curano, ma non riusciva più a volare, e gli costruirono una gabbietta per accudirlo. Non potendo tenerlo in fabbrica fra rumore, fumi e polvere d'amianto, lo regalarono a un ristoratore vicino alla fabbrica amante degli animali, nella cui trattoria spesso ci si fermava, prima o dopo il lavoro, per gustare un Bianchino, un caffè o un aperitivo.
Il merlo diventò la mascotte di alcuni operai e da quel momento visse in una trattoria sotto il ponte della Breda. Dalla sua gabbietta ha partecipato alle manifestazioni, ha condiviso gli scioperi, ha mandato a memoria i canti di lotta che gli operai intonavano davanti ai cancelli.
E’ stato il cantore solitario di 20 anni di vita di fabbrica. «Fischiava il motivo di Bandiera rossa che era uno spasso. Se poi era in vena, te la faceva tutta, dall’inizio alla fine».

Michele Michelino

mer

17

nov

2021

NOI NON DIMENTICHIAMO I COMPAGNI DI LOTTA UCCISI DAL CAPITALISMO PER IL PROFITTO.

NOI NON DIMENTICHIAMO I COMPAGNI DI LOTTA UCCISI DAL CAPITALISMO PER IL PROFITTO.

Per ricordare una lotta che continua e uno dei compagni di lotta che ha fondato insieme a noi il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ucciso nel 1999 dalla nocività, sostanze cancerogene e dall’amianto. Riportiamo un intervento di Giambattista Tagarelli all’assemblea del 13 dicembre 1997, al Cinema/Teatro Elena a Sesto San Giovanni.

 

 

Giambattista Tagarelli, operaio della Breda Fucine (nella foto):

 

“Mi chiamo Gianni Tagarelli, e sono uno dei lavoratori ammalati di tumore. Sono stato 15 anni in quello che era considerato il reparto mattatoio, dove si lavorava senza criterio, non c’erano nemmeno gli aspiratori. Io lavoravo sulla famosa macchina dove venivano saldate le aste per trivellare il petrolio, e quando saldavamo usavamo dei pannelli di amianto, era una saldatrice ad alta resistenza.

Mi ricordo che c’era un operaio - Crippa, deceduto anche lui - che partiva da Bergamo alle quattro, veniva prima per accendere il fuoco e riscaldare i pezzi, poi noi alle sei cominciavamo a saldare.

La macchina era una saldatrice colossale, ci lavoravamo sopra in quattro. Siccome non c’era l’aspiratore, Crippa quando arrivava apriva il tetto, di modo che i fumi uscivano e si disperdevano per Sesto, e oltre ad avvelenare noi inquinavano anche la città.

Questa è una cosa che abbiamo scoperto adesso. Io vengo dalla Puglia, quando mi hanno assunto in Breda era come se avessi vinto al totocalcio: ero contento, anche se nessuno ti spiegava niente, dovevi fare quello che ti dicevano e lavorare. Siccome era tutto aperto, l’inquinamento si spandeva anche negli altri reparti.

Nel mio reparto lavoravamo in 24 o 25, non mi ricordo. Dei miei compagni fino ad oggi ne sono morti 18, e 4 stanno lottando con la morte: guarda caso, tutti dello stesso reparto. Io mi sono operato, e vivo perché la voglia di vivere mi dà la forza.

Ho visto come sono aumentati i morti, nel giro di 10 anni, fra la gente che lavorava sulla seconda linea. È successo che è morto il mio compagno Camporeale, che lavorava con me sul macchinone. Io non avevo ancora scoperto la mia malattia, ma è stato lì che ho cominciato ad allarmarmi: questo ragazzo aveva lavorato solo in Breda.

Nel ’92 ho scoperto di essere ammalato anch’io: ho un linfoma, un tumore. A quel punto mi sono rivolto ai miei compagni per cercare di fare qualcosa. Abbiamo cominciato a muoverci grazie alla collaborazione di Michelino e della famosa Cascina Novella, dove il sindaco Penati - mi dispiace che se ne sia andato via adesso – è stato invitato decine di volte, così come la dott.ssa Bodini e i sindacati, ma lui non si è mai presentato.

Quelli della Cascina li vedete qui adesso, siamo noi: non so se abbiamo la faccia da delinquenti, di sicuro c’è che siamo malati. Io dico basta, basta con questi omicidi; noi del Comitato vogliamo solo giustizia.

E volevo aggiungere un’altra cosa: i signori magistrati vogliono archiviare questi casi. È chiaro il perché: sono dei casi grossi, ma grossi veramente, perché i morti continuano ad aumentare; ed è logico che a loro dia fastidio, la Breda significa un patrimonio grosso. Io ho qui delle cartelle dal 1973 al 1988: tutti gli anni due ufficiali della USSL, la dott.ssa Bodini e Alberto Maremmani, facevano i sopralluoghi e dicevano ai padroni e al sindacato che non si poteva andare avanti a lavorare così: è scritto qui.

 

E i padroni e i magistrati si permettono di dire che noi non avevamo l’amianto, che il nostro non era un reparto nocivo. Intanto, per disintossicarci, a noi alla mattina il padrone ci faceva distribuire mezzo litro di latte. Ma noi non ci fermiamo: il Comitato è qui per dire che la battaglia va avanti: i documenti parlano, i risultati li stiamo vedendo, la gente continua a morire. Se sarà necessario, siamo disposti anche a fare il picchetto ai magistrati, ad occupare il Tribunale: perché noi non chiediamo né macchine né pellicce, chiediamo la salute e vogliamo giustizia. Basta con gli omicidi bianchi. C’è una legge che dice che chi ha lavorato per tanti anni in queste condizioni, a livello pensionistico ha diritto a qualcosa. Perché la gente che ha lavorato in questi reparti non ha potuto andare in pensione un po’ prima, e vivere qualche anno di più? La legge c’è. Noi chiediamo la collaborazione di tutti compagni, anche delle altre fabbriche, perché venga fatta giustizia: che i magistrati non si provino ad archiviarci. Grazie”. Dal libro “Operai, carne da macello” la lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni. Si può scaricare il libro gratis cliccando qui sotto.

 

https://www.comitatodifesasalutessg.com/i-nostri-libri/operai-carne-da-macello/

 

 

 

gio

11

nov

2021

LE VITTIME DEL PROFITTO SCENDONO IN PIAZZA

Dal giornale “Zona Nove”, 32000 copie distribuite, di novembre 2021.

 

Le vittime del profitto scendono in piazza.   

 

Michele Michelino (michele.mi@inwind.it)

 

Nella Giornata Nazionale in Memoria delle vittime delle stragi industriali e ambientali, 

sabato 9 ottobre si è svolta a Roma un’importante manifestazione di tutte le vittime delle stragi del profitto organizzati nel Comitato NOI, 9 Ottobre.

Dal Vajont a Viareggio, dalla Torre Piloti al Ponte Morandi, dalle stragi sul lavoro e dell’amianto alle Terre dei Fuochi, dai lavoratori che lottano nei luoghi di lavoro per leggi sulla sicurezza e prevenzione ignorate, alle vittime che nei processi non trovano giustizia e assistono impotenti all’impunità dei responsabili dei crimini delle imprese.

In questa giornata per la prima volta in Italia tutte le vittime dei disastri industriali e ambientali, che il più delle volte sono considerati “incidenti” o “calamità” ma che in realtà sono la conseguenza diretta di pratiche economiche mortifere messe in atto da imprese che agiscono a scopo di lucro,

incuranti della sicurezza e della salute degli esseri umani, si sono unite in una manifestazione chiedendo giustizia.

La giornata di lotta è cominciata alle ore 11.00 con un presidio/sit in Piazza dei Santi Apostoli con interventi delle associazioni delle stragi ambientali e industriali.

Dopo un incontro con stampa e TV è proseguita con un’assemblea pubblica aperta a tutti alle ore 15 nella Cappella Orsini, via Grotta Pinta 21 (vicino a Campo de' Fiori).

 

Come hanno affermato i promotori, questo è solo l’inizio di una lunga lotta per la giustizia che continuerà.

All’appello, lanciato dalle vittime e dalle loro associazioni, che fra i promotori vede il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni che vanta tra i suoi associati molti ex operai delle grandi fabbriche (Breda, Pirelli, ecc) e abitanti di Niguarda, hanno aderito centinaia di persone.

 

Insieme alle vittime, ai loro famigliari e cittadini, l’appello è stato sottoscritto anche da molte personalità, avvocati, ex giudici (Raffaele Guariniello e Felice Casson), professori universitari come Luca Masera e personalità dello spettacolo tra cui Renato Sarti, Bebo Storti e Moni Ovadia, avvocati come Laura Mara, Alessandra Guarini, Mirco Rizzoglio e molti altri.

 

Nell’appello i promotori chiedono il riconoscimento dei diritti delle vittime delle stragi causate da attività economiche finalizzate al profitto. 

 Rivendicano giustizia affinché non possano più accadere ferimenti, omicidi e stragi causati dalla ricerca del massimo profitto, dalla logica del business, dall’avidità che trasforma le imprese in attività criminali.

Le vittime affermano che “questa economia uccide, bisogna cambiarla!”. Nel loro documento consegnato ad alcuni parlamentari, scrivono: “Siamo persone che non si rassegnano all’idea che legislazione e sistema giudiziario possano concedere l’impunità ai responsabili di tali crimini, in palese contrasto con quanto afferma la Costituzione italiana, l’iniziativa economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (Art.41) ”.

Il Comitato NOI 9 OTTOBRE si batte per fare emergere la verità sulle cause dei disastri industriali, ambientali e delle malattie e delle morti in tutti i luoghi di lavoro (pubblici o privati) e ovunque essi avvengano, non accettando che la vita delle persone (a loro insaputa) possa essere messa a rischio per motivi economici.

Per questo motivo lottano per leggi, normative e comportamenti responsabili, chiedono giustizia ora per ottenere più prevenzione in futuro, a favore dell’interesse generale e della civilizzazione del Paese.

Hanno già ottenuto dal Parlamento un primo riconoscimento (sia pure simbolico e ancora equivoco) con l’istituzione della Giornata nazionale (il 9 ottobre) in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali” (Legge 14 giugno 2011, n. 101). Ma ora c’è bisogno di porre mano concretamente alle normative esistenti che impediscono l’effettivo riconoscimento dei diritti delle vittime ed evitino l’esito inaccettabile della “prescrizione” per reati di questo tipo. Le vittime dei disastri industriali e ambientali e le loro associazioni lottano per far emergere la verità dei fatti e il riconoscimento dei loro diritti finora negati.

In particolare rivendicano che la dignità delle vittime e il loro diritto a ottenere giustizia deve venire riconosciuto prima (o quantomeno, al pari) del diritto alla difesa degli accusati.

Il diritto morale al riconoscimento della verità dei fatti non può in alcun modo essere “compensato” con il risarcimento economico del danno subito.

Inoltre chiedono che sia posta fine a una pratica ricattatoria umiliante, che favorisce la parte in giudizio che ha più potere economico e si battono inoltre per il pieno riconoscimento dei diritti delle vittime previsto dalla Costituzione (art.111 sul “giusto processo”), attribuendo alle vittime del reato

un ruolo specifico all’interno del processo penale che oggi queste non hanno.

 

Anche sull’ambiente, le associazioni affermano che, “come ha dimostrato la pandemia provocata dal virus Sars-Cov-2, la salute di ogni persona è intimamente correlata alla possibilità di vivere e lavorare in un ambiente naturale salubre. In questo senso la prevenzione primaria è quella che minimizza i rischi sanitari, alimentari, idrogeologici, tecnologici e garantisce condizioni biogeofisiche armoniose. E’ quindi necessario che sia garantito non solo il diritto di ogni persona a vivere in un ambiente sano, ma che sia riconosciuto il diritto stesso della Natura (biosfera) a evolversi e rigenerarsi al riparo dalle aggressioni antropiche che stanno provocando un vero biocidio (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, inquinamenti di ogni tipo).

La disponibilità del Governo Draghi a introdurre in Costituzione la nozione di “sviluppo sostenibile” va di molto precisata e ampliata, fino al riconoscimento della biosfera come bene comune inalienabile dell’umanità.”

 

 

L’appello completo si può scaricare sul sito NOI, 9 Ottobre Facebook

 

 

 

mer

10

nov

2021

MORTI E INFORTUNI SUL LAVORO: LO SFRUTTAMENTO LA CAUSA PRINCIPALE

MORTI E INFORTUNI SUL LAVORO: LO SFRUTTAMENTO LA CAUSA PRINCIPALE

In Italia ogni anno 1400 lavoratori sono uccisi sul lavoro. Altre migliaia sono condannate a morte dalle malattie professionali e si spengono in silenzio nell’indifferenza del governo, Confindustria, partiti e istituzioni, e purtroppo anche dell’opinione pubblica. I vertici dei sindacati confederali sono complici, di questa strage operaia, ma la responsabilità è anche di alcuni sindacati di base che nulla fanno per contrastare le morti su lavoro.

Nei casi più clamorosi la magistratura apre dei fascicoli che finiscono in niente e, i responsabili di questi omicidi, salvo casi particolari, rimangono sempre impuniti o, al massimo, se la cavano con un risarcimento economico. Nella società del profitto, in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è legalizzato da leggi e contratti, la salute e la vita umana sono monetizzati e solo in alcuni casi risarcita economicamente con qualche decina di migliaia di euro.  

Per i padroni e i loro governi i morti sul lavoro, gli invalidi, i morti per malattie professionali sono solo incidenti di percorso, effetti secondari della ricerca del massimo profitto.

In questa società l’unico diritto riconosciuto è quello di fare profitti: a questo sono subordinati tutti gli altri “diritti umani”. Noi riteniamo che la salute venga prima di tutto e lottiamo per la totale riduzione del rischio, perché non esistono soglie di “sicurezza” o di tolleranza alle sostanze cancerogene e ai pericoli che ogni giorno i lavoratori corrono sui luoghi di lavoro, continuando a pagare un pesantissimo tributo di sangue e di morte.

La via del “progresso” è lastricata di sangue operaio, è una società che fonda la ricchezza di una minoranza sullo sfruttamento e sulla miseria della maggioranza della popolazione, è una società barbara e inumana contro cui vale la pena di lottare. I morti sul lavoro e di lavoro sono crimini contro l’umanità e come tale vanno perseguiti. Contro la società del profitto che uccide gli esseri umani e la natura per gli interessi dei padroni continueremo a opporre ora e sempre resistenza.

Per ricordare i nostri morti, contro la logica del profitto che distrugge gli esseri umani e la natura, noi continuiamo a lottare. Basta morti sul lavoro e di lavoro!

Dobbiamo organizzarci un altro mondo senza sfruttamento è possibile con il potere in mano ali operai, nel socialismo.

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

 

gio

04

nov

2021

Intervista al Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mar

02

nov

2021

STORIA OPERAIA. La lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni, una lotta che continua,.

STORIA OPERAIA. La lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni, una lotta che continua,.

 Il 13 febbraio 2003, il giudice Elena Bernante  assolve gli imputati ”perché il fatto non sussiste”. I morti della Breda non esistono, sono stati cancellati con un tratto di penna. Uccidere i lavoratori in nome del profitto – o del “progresso” - non è reato.

Alla lettura della sentenza il pubblico, fino a quel momento raccolto in religioso silenzio, esplode. Nell’aula succede il finimondo. La protesta operaia  viene riportata da tutti i quotidiani.

Ecco cosa scrive Giuseppe Caruso, giornalista de L’Unità.

 

Se l’amianto uccide gli operai,  “il fatto non sussiste”

Tutti assolti per la Breda

 

«Vergogna, li avete uccisi un’altra volta», «Sono morti per un tozzo di pane», «Assassini, bastardi».

Queste sono state le prime reazioni degli operai della Breda e dei familiari delle vittime alla lettura della sentenza di assoluzione per i due dirigenti Vito Schirone ed Umberto Marino, accusati di omicidio colposo per la morte di sei lavoratori e le lesioni gravissime di un settimo. Assolti perché il fatto non sussiste, come ha deciso il giudice Elena Bernante.

La situazione è subito degenerata, con gli ex compagni di lavoro delle vittime che hanno invaso l’emiciclo, mentre Digos e carabinieri provano a farli indietreggiare. Gli operai, lutto al braccio e spilla bianca sul petto (in ricordo dell’amianto), portavano con sé due striscioni e riuscivano, sotto la scritta «La legge è uguale per tutti», ad esporne uno che recitava: «Operai Breda uccisi due volte: dai padroni e dai giudici».

L’altro striscione veniva srotolato pochi metri dietro, sempre dentro l’aula e diceva: «Breda Fucine, 60 morti per amianto, decine di malati, ma la magistratura assolve i padroni». Intanto alcuni di loro alzavano i maglioni e le camicie, per far vedere le cicatrici, i segni indelebili che i tumori, i tumori da amianto, gli hanno lasciato addosso. E loro sono fortunati, perché possono essere ancora lì a mostrarle.

Si è concluso così, nel modo più difficile da accettare, il processo che doveva fare giustizia per le troppi morti da cancro alla Breda. Il dibattimento, durato quattordici mesi circa, invece è servito «soltanto» a mettere a nudo la totale mancanza di sicurezza in cui operavano i lavoratori della Breda Fucine di Sesto San Giovanni.

Costretti a lavorare a stretto contatto con l’amianto, minacciati di licenziamento quando si lamentavano per le loro condizioni, la proprietà non forniva loro nemmeno le mascherine per non ingerire le polveri di amianto ed i guanti per non toccare il materiale altamente cancerogeno. La Breda però, beffa finale, dava agli operai esposti al pericolo un bicchiere di latte, spiegando che «contro l’amianto basta questo».

Ad arrivare a questa sentenza ha contribuito in modo decisivo l’atteggiamento del pm Giulio Benedetti, che dall’inizio delle udienze è parso più interessato a dimostrare la mancanza di nesso tra l’amianto ed i tumori, che a provare le responsabilità dei due dirigenti processati. La sua richiesta di assoluzione aveva già fatto capire come si sarebbe concluso il dibattimento. I tempi si sono allungati perché il giudice Bernante ha chiesto un supplemento di perizie, ma la fine del processo, quel «liberi tutti» che tanto si temeva, è arrivato lo stesso.

Così agli operai della ex Breda, ai familiari delle vittime ed all’avvocato di parte civile Sandro Clementi non resta altro che la rabbia.

«Una sentenza infame» commenta proprio Clementi alla fine «che non tiene conto della verità storica dei fatti. Non si può sostenere che i vertici della Breda non sapessero della pericolosità dell’amianto, come dimostrato dai rapporti, agli atti processuali, di ispettori della medicina del lavoro che risalgono addirittura al lontano 1975»

Giuseppe Mastrandrea, ex operaio del reparto aste della Breda Fucine (i sei morti lavoravano lì), ha la voce rotta dal pianto: «Non c’è legge, è la legge dei padroni. Li hanno assolti come se non avessero fatto niente. Io sono stato tagliato tutto ed adesso sto andando di nuovo all’ospedale: questa mattina mi ricoverano per un’altra operazione».

Michele Michelino, anche lui ex operaio Breda, membro del Comitato per la difesa nei luoghi di lavoro, sprizza rabbia da tutti i pori: «È una sentenza politica, che il giudice aveva in mente già dall’inizio e che il P.M. ha favorito in ogni modo».

 

 

Finito così il primo processo, ora dovevamo fare un bilancio.

Avevamo imparato molto, direttamente sulla nostra pelle.

La legge, la magistratura, la scienza, i “luminari” della medicina che facevano ricerche  finanziati dalle case farmaceutiche e dalle multinazionali, sono parte di un organico sistema economico, politico e sociale che sostiene gli interessi degli industriali, il loro “diritto” a fare profitti sulla pelle dei lavoratori a qualsiasi costo.

La lotta ci ha fatto comprendere che non esistono istituzioni neutrali, che la frase scritta nei tribunali “la legge è uguale per tutti” è una colossale bugia.

In questa società chi è sottomesso, chi è sfruttato, chi non ha  soldi non può neanche far valere i suoi diritti, primo fra tutti il diritto alla vita e alla salute.

Ma essere riusciti, praticamente da soli, a portare in tribunale i dirigenti di uno dei più grandi gruppi industriali italiani, l’Efim - padrone della Breda -  e a far svolgere il processo, nonostante la loro assoluzione, ci ha permesso di far arrivare l’eco della nostra denuncia  e della nostra lotta a livello nazionale. Questo ha significato che ora migliaia di persone sanno quali danni fa l’amianto, sanno che – uniti e organizzati – si può dare battaglia anche sul terreno giudiziario e, soprattutto, che la lotta contro un sistema che mercifica la salute e la vita non è solo un episodio di lotta operaia ma una battaglia  di civiltà.

E questa è una vittoria che nessuno ci può togliere e, ne siamo certi, è un esempio che aprirà la strada a quanti verranno dopo di noi.

  

 

https://www.comitatodifesasalutessg.com/i-nostri-libri/operai-carne-da-macello/

lun

01

nov

2021

OPERAI E PADRONI: SFRUTTATI E SFRUTTATORI

OPERAI E PADRONI: SFRUTTATI E SFRUTTATORI

Senza una strategia di classe che metta in discussione, con la lotta il sistema imperialista, le lotte per quanto necessarie e radicali, si limitano a combattere gli effetti e le storture del sistema capitalista ma non intaccano le cause che li generano, e a parte qualche vittoria temporanea (subito rimangiata) sono destinate alla sconfitta.

Nella lotta economica-sindacale i lavoratori si battono per difendere le loro condizioni di vita e di lavoro, in alcuni casi dove i rapporti di forza sono favorevoli, gli operai riescono a contrattare al meglio e condizioni di lavoro limitando lo sfruttamento cui sono sottoposti.

 Per i padroni e i loro servi rompere con la lotta di classe i pacifici equilibri della concertazione è un crimine gravissimo. I lavoratori che lottano per i loro interessi, che mettono in discussione l’accumulazione dei profitti sono considerati “provocatori da reprimere.

Espellere dalle fabbriche gli operai che si mettono alla testa delle lotte contro i padroni, è da sempre l’obiettivo dei padroni e dei sindacati collaborazionisti. Il sistema di sfruttamento capitalistico, con le sue leggi a tutela della proprietà privata dei mezzi di produzione, cioè del capitale, li aiuta: la democrazia borghese, tante volte invocata a sproposito da molti, dentro e fuori le fabbriche, è sempre funzionale ai padroni. E una “democrazia” che legittima la sottomissione degli sfruttati agli sfruttatori è da sempre uno strumento del capitale contro il lavoro salariato, che i lavoratori in lotta per la loro emancipazione si troveranno sempre contro, ieri, oggi e domani, finche non cambieranno questo sistema capitalista /imperialista fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione. In questa società la ricchezza e il potere di pochi si fona sulla miseria della stragrande maggioranza della popolazione. Oggi i capitalisti hanno trovato nuovi modi per dividere i lavoratori. Con l’introduzione del Green pass i padroni e il governo, con la complicità dei vertici sindacali confederali, dividono i lavoratori mettendoli gli uni contro gli altri, applicando sempre il vecchio motto latino “divide et impera”, cioè “dividi e conquista”.

La forza dei proletari, dei lavoratori e nel numero e nella loro unità, ma senza un’organizzazione unitaria sindacale e ancor più politica non c’è possibilità di cambiare la nostra condizione di schiavi salariati.

 

Non dobbiamo mai dimenticare che IL NEMICO È IN CASA NOSTRA, sono i padroni, i governi, i partiti che li rappresentano e i dirigenti sindacali sul loro libro paga.

gio

28

ott

2021

UNA STORIA OPERAIA

UNA STORIA OPERAIA

Noi ci battiamo perché gli infortuni e i morti sul lavoro e di lavoro non vadano mai in prescrizione e siano considerati crimini contro l’umanità.

Lotte operaie e popolari, verità storica e verità giuridica.

La nostra storia per molti aspetti è simile a quella dei lavoratori di Porto Marghera, della Thyssen Krupp, dell’Eternit di Casale Monferrato, della Fibronit di Broni (Pv), dell’Ilva di Taranto e di moltissime altre fabbriche. E simile anche nelle responsabilità d’imprenditori senza scrupoli, di padroni e istituzioni complici di un sistema industriale capitalista che favorendo il profitto a scapito della salute della vita umana hanno avvelenato interi territori condannando a morte anche le future generazioni.

E’ simile nelle responsabilità dei vertici aziendali, che sapevano in anticipo di questi omicidi annunciati e dei crimini ambientali provocati, dal cloruro di vinile monomero alla Montedison, dall’amianto, cromo e altre sostanze cancerogene all’Ilva, all’Eternit, alla Fibronit e alla Breda e nulla hanno fatto per impedirli.

Il killer in Breda e nelle fabbriche di Sesto San Giovanni si chiamava amianto, ma anche, cromo, nichel, arsenico, piombo e altri ancora.

La nostra esperienza di lotta nasce e si sviluppa a Sesto San Giovanni (Milano), una delle più grandi concentrazioni operaie italiane.

L’ex Stalingrado d’Italia è stata e continua a essere una delle città più inquinate d’Europa. Anche oggi che i 42.000 posti di lavoro delle sue fabbriche sono stati eliminati, continuano a persistere gravi problemi ambientali con danni alla salute dei lavoratori e alla popolazione.

Una delle parole d’ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica fin dagli anni ‘70 è stata: “La salute non si paga – la nocività si elimina”, scontrandoci con il padrone (che dava la paga di posto più alta per i lavori nocivi e mezzo litro di latte), il sindacato che barattava salario e salute, alcuni sindacalisti sul libro paga del padrone, e anche alcuni nostri compagni di lavoro che vedevano nell’indennità di nocività la possibilità di arrotondare il salario (anche se di poche lire) senza essere coscienti pienamente dei pericoli per la salute.

Nei primi mesi del '94 dopo essere stati espulsi dalla fabbrica con la cassa integrazione in 800, abbiamo organizzato e partecipato attivamente all'occupazione di Cascina Novella, a Sesto San Giovanni, un posto abbandonato nel cuore del quartiere adiacente all'area Breda, da anni luogo di spaccio di droghe varie.

Abbiamo cercato di trasformare Cascina Novella in spazio d’incontro dei cassintegrati e dei disoccupati dell’area di Sesto San Giovanni.

La storia di "Cascina Novella Occupata" è stata veramente interessante per la sua capacità di aggregazione di lavoratori e di giovani, oltre che per il coinvolgimento degli abitanti del quartiere solidali con gli operai.

Dopo più di tre anni di attività Cascina Novella (nel frattempo ripulita e resa parzialmente abitabile a spese degli occupanti) e conosciuta 

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dom

24

ott

2021

ANCORA MORTI SUL LAVORO: GLI ASSASSINI SONO SEMPRE GLI STESSI.

ANCORA MORTI SUL LAVORO: GLI ASSASSINI SONO SEMPRE GLI STESSI.

In Italia ogni giorno si muore per incidenti sul lavoro. Ieri 23 Ottobre 2021 ancora due operai morti in poche ore durante operazioni di manutenzione in provincia di Modena e di Ragusa.

Il primo incidente è avvenuto in provincia di Ragusa, dove un operaio di 66 anni mentre era al lavoro al secondo piano di una palazzina è precipitato nel vuoto.

Il secondo operaio morto sul lavoro è accaduto a Soliera (in provincia di Modena) dove un operaio di 70 anni (ancora al lavoro?) ha perso la vita cadendo dal tetto di un’officina mentre lavorava per una ditta esterna di manutenzione. Da una prima ricostruzione pare abbiano ceduto alcuni pannelli di amianto che l’operaio stava ispezionando. L’operaio caduto da un’altezza di otto metri, portato in ospedale per un trauma cranico, è morto due ore dopo.

Ogni giorni operai anziani e giovani costretti a lavorare senza condizioni di sicurezza e dispositivi di protezione individuali o collettivi adeguati perdono la vita.

In molti casi a causa di appalti e subappalti al ribasso i padroni costringono i lavoratori a lavorare senza sicurezza. Pur di ottenere il massimo profitto non esitano a risparmiare anche i pochi euro per la sicurezza dei lavoratori esponendoli a gravi rischi d’infortuni e incidenti mortali mandandoli consapevolmente a morte. I padroni sanno che in questa società capitalista lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è legale e il profitto è tutelato da leggi che difendono la proprietà dei mezzi di produzione prima della salute e della vita dei lavoratori.

I padroni e manager sono consapevoli che anche nei pochi casi in cui sono trascinati in giudizio e portati sul banco degli imputati dai parenti delle vittime, possono cavarsela con un risarcimento economico. Oggi in Italia gli assassini dei lavoratori sono protetti da leggi che gli concedono l’impunità, il diritto di uccidere per il profitto. Ormai vediamo sempre più spesso che nei tribunali penali i padroni e manager imputati di omicidio colposo e lesioni gravi sono assolti e le parti civili condannate a pagare le spese processuali per aver cercato la verità. Sarebbe ora di cambiare la frase scritta nei tribunali dietro i giudici che recita “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” aggiungendoci, I RICCHI E POTENTI.

Noi continueremo a lottare contro ogni omicidio commesso dai padroni sul lavoro o per malattie professionali, contro chi non rispetta le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro uccidendo i lavoratori e inquinando l’ambiente e la natura, perché crediamo che questi siano crimini contro l’umanità.

Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere. Contro lo sfruttamento e la società del profitto ora e sempre resistenza

 

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

dom

17

ott

2021

GREEN PASS E LOTTA DI CLASSE

GREEN PASS E LOTTA DI CLASSE

 

Michele Michelino (*)

 

L’obbligo del Green pass per tutti i lavoratori dal  15 ottobre con la conseguente perdita del salario in caso di inadempienze dimostra il carattere classista e antiproletario  di questa misura. Con il “passaporto verde” i padroni e il  governo dividono ancor più i lavoratori a tutto vantaggio del capitale. Questo lo hanno capito bene i settori più avanzati della classe lavoratrice scesi in sciopero, gli operai della dell’Electrolux, i 1100 operai all'ITT di Barge, i lavoratori delle logistiche e i portuali di Trieste e altri porti italiani.

 

Se in un primo tempo a scendere in piazza erano i ristoratori, i lavoratori autonomi e la piccola e media borghesia ora nei cortei popolari del sabato sempre più numerosi sono i proletari che riconoscono nel Green pass uno strumento per dividere la classe operaia.

 

Le “avanguardie rivoluzionarie”, a parte quelle passate armi e bagagli a sostegno del Green pass e del governo Draghi e Confindustria, i sindacati di base che pure lottano contro il green pass sui posti di lavoro, sono assenti da queste manifestazioni che considerano interclassiste o addirittura fasciste.

 

Mentre i borghesi, anche in tempo di pandemia per covid19, si godono il paradiso in terra; i proletari - con licenziamenti, violenze, miseria e guerre - subiscono e patiscono l’inferno in terra in attesa di guadagnarsi (per chi ci crede) il paradiso nell’aldilà: è questa l’essenza del sistema capitalista. Il Green pass non è una misura sanitaria, Serve a spingere al vaccinarsi e ancor più serve solo a legittimare i licenziamenti, la perdita del salario, a perdere il lavoro. Nel frattempo continuano ad aumentare gli infortuni, gli invalidi e i morti sul lavoro causati dall’intensificazione dello sfruttamento e dalla ricerca del massimo profitto, per precise scelte di padroni  e governi attuate con la complicità di sindacati filo padronali.

 

Ai proletari e alle popolazioni che si oppongono allo sfruttamento capitalista, che ostacolano la pacifica e libera accumulazione del profitto, che vogliono una società senza padroni, libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, lo Stato borghese impone il suo ordine con la violenza “legale” dei suoi manganelli, i gas lacrimogeni, le denunce, i fogli di via, i Daspo e gli arresti della sua magistratura e della sua polizia “democratica”.

 

Ai padroni non interessa chi governa: a loro interessa che ci sia un governo stabile che garantisca i loro profitti. Chiunque lotta per i suoi diritti e interessi ostacolando la produzione e la circolazione delle merci viene definito e dipinto dai mass-media di cui sono propri i capitalisti come “terrorista”, “estremista”, “anarchico”, “comunista”, giustificando ogni forma di repressione.

 

I sindacati confederali CGIL –CISL – UIL- UGL, ma anche alcuni sindacati falsamente di base e i partiti sostenuti dallo Stato con il finanziamento pubblico (soldi sfilati sempre dalle tasche dei proletari), con i contributi per i servizi di patronato e - come se non bastasse - anche sul libro paga delle industrie, hanno il compito di impedire l’unione dei lavoratori.

 

Il loro compito di cani da guardia dei padroni è quello di isolare, denigrare le lotte e vigilare perché la lotta non si generalizzi su obiettivi e interessi comuni dei proletari.

Il loro compito è quello di impedire l’unità di classe, che porta a scontrarsi con il sistema.

In cambio possono contare sulla ricompensa: le poltrone al parlamento, le presidenze di banche, enti e l’ingresso a pieno titolo in istituzioni e consigli di amministrazione vari.)

 

Dividere le lotte, gli operai e i lavoratori per località, territorio, regione, settori produttivi, separare precari dai lavoratori a tempo indeterminato, italiani o stranieri, dividerli in Sivax e Novax, costringerli a perdere il lavoro senza Green pass è il modo che i padroni e i loro servi usano per indebolire una classe proletaria che dalla sua ha il numero e la forza per distruggere questo sistema, ma manca del collante, l’organizzazione in un suo partito.

 

L’unico modo per difendere i nostri interessi, è quello di lottare uniti per un sistema sociale alternativo al capitalismo, dove si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto. Le manifestazioni molto partecipate contro il Green pass devono essere l’acqua in cui nuotano le avanguardie proletarie per non lasciare spazio a posizioni filo padronali.

Un sistema senza padroni e schiavi salariati che consideri il profitto – e il modo in cui viene conseguito, lo sfruttamento in tutte le sue forme e colori - un crimine contro l’umanità. Un sistema che si chiama socialismo 

 

 

(*) Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

sab

16

ott

2021

ITALIA IL PAESE DELLE STRAGI IMPUNITE.

 

ITALIA IL PAESE DELLE STRAGI IMPUNITE.

 

Anche ieri 4 lavoratori sono usciti di casa per andare al lavoro e sono finiti in una bara.

 

Gli infortuni sul lavoro provocano ogni giorno più morti che in una guerra.

 

Nel giorno in cui il governo da via libera al decreto sulla sicurezza, nel nostro Paese sono state registrate ben quattro morti. Un bilancio che sembra essere destinato ad aumentare nei prossimi giorni, ma il Governo spera con questo provvedimento di provare a risolvere i problemi.

 

A Cavezzo, nell'area di Disvetro, nel Modenese, ha perso la vita, un agricoltore di 49 anni, che stava guidando un trattore nei campi ed è rimasto incastrato. 

 

A Nerviano, nel Milanese, un operaio è stato ucciso folgorato all'interno di una cabina elettrica.

 

Sempre a Nerviano un altro operaio di 44 anni è precipitato dal tetto di un capannone alto circa 6 metri.

 

In Sardegna, a Sassari, un operaio di 43 anni muore schiacciato da un muletto all'interno dell'Ecocentro comunale.

 

Come sempre governo, Confindustria e sindacati confederali, interessati più alla ripresa economica delle aziende e al profitto che alla salute dei lavoratori versano lacrime di coccodrillo e le solite frasi di circostanza.

 

Come sempre si ripetono le solite frasi di circostanza dichiarando che “ È inaccettabile che nel 2021 si continui ancora a morire così”. Ormai è un film già visto, i morti chiedono di aprire immediatamente un tavolo di confronto per la sicurezza sul lavoro con tutte le istituzioni che sono preposte ai controlli e alla tutela del personale, intanto i lavoratori continuano a morire per il profitto.

 

Tuttavia lo sgomento e il falso cordoglio non basta più a nascondere la complicità di governo e sindacati confederali complici di padroni assassini.

 

Non basta chiedere che diventino operativi al più presto i provvedimenti annunciati dal ministro del Lavoro Orlando approvati in Consiglio dei Ministri e la necessità di investire risorse adeguate in prevenzione, formazione e tecnologie finalizzate a rendere sicuro il lavoro, se si continua a lasciare impuniti gli assassini e i padroni che commettono crimini contro l’umanità e l’ambiente.

 

 Non basta potenziare le strutture di controllo sia a livello centrale dell’Ispettorato nazionale che con le Asl, con l’assunzione di nuovi ispettori se si concede l’impunità ai responsabili di questi omicidi di lavoratori.

 

La morte sul lavoro non è mai una fatalità.

Sul lavoro si muore più che in guerra.

 

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila e ogni anno sono 1.400 (120 al mese) i morti sul lavoro mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno, 16 al giorno, uno ogni due ore).

 

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora). Non possiamo accettare che i morti sul lavoro siano considerati effetti collaterali dello sfruttamento e come accettati come inevitabili.

 

Nella crisi economica e pandemica si riducono i posti di lavoro, ci sono meno lavoratori occupati, ma continuano ad aumentare gli infortuni.

 

Anche se la Costituzione afferma che l’operaio e il padrone sono uguali e hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall’ordinamento giuridico fa sì che la “libertà” e la “uguaglianza” dei cittadini sia solo formale.

 

In realtà in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione di uguaglianza giuridica astratta, e una situazione concreta, di fatto, di disuguaglianza sociale ed economica.

 

L’art. 32 della Costituzione recita che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”.

 

In realtà con la privatizzazione della sanità pubblica quest’ articolo, anche se mai abrogato, è ormai carta straccia, un affare per le assicurazioni, gli ospedali privati e le multinazionali farmaceutiche a scapito del diritto alla salute dei cittadini, tuttora formalmente garantito dalla Costituzione.

 

Dietro le vuote parole della democrazia si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di violenza, licenziamenti, assassinii contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”.

 

Ancora oggi nel 2021, nella” moderna e democratica” società capitalista gli operai continuano a morire di lavoro e di non lavoro per il profitto come nell’Ottocento.

 

In questa guerra del capitale contro i lavoratori negli ultimi anni vediamo anche in forte aumento i suicidi di lavoratori disoccupati, cassintegrati o colpiti dalla repressione e dal dispotismo padronale nel totale silenzio delle istituzioni e della stampa Tv, e non è un incidente di percorso o la dimenticanza, il fatto che la magistratura non apra inchieste.

 

Basta con l’ipocrisia di chi legittima e sostiene lo sfruttamento per realizzare maggiori profitti e poi in pubblico versa lacrime di coccodrillo.

 

Per noi anche una sola morte sul lavoro o per di malattia professionale a causa del profitto è intollerabile e va impedita.

 

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

mar

12

ott

2021

9 OTTOBRE 2021 LE VITTIME DELLE STRAGI INDUSTRIALI E AMBIENTALI PROTESTANO A ROMA

Sabato 9 ottobre, alle ore 11 a Roma in piazza Santi Apostoli il presidio del comitato 9 Ottobre.

 

SONO presenti i parenti delle vittime delle stragi ambientali, dei trasporti e sul lavoro che hanno colpito il nostro Paese: dal Vajont alla stazione di Viareggio, dalla Moby Prince al ponte Morandi, dalle Terre dei fuochi all'amianto. Solo per citarne alcune. E anche i familiari dei morti sul lavoro insieme a tutte le associazioni che li sostengono.

 

Perché “Noi, 9 Ottobre”? perché è la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali” istituita sul ricordo della strage del Vajont (9 ottobre 1963). Anche se abbiamo già ottenuto dal Parlamento un primo riconoscimento (Legge 14 giugno 2011, n.° 101) ora è necessario agire concretamente riguardo alle normative esistenti che impediscono l’effettivo riconoscimento dei diritti delle vittime ed evitare l’esito inaccettabile della “prescrizione” per reati di questo tipo.

 

Perché una riforma della Giustizia non abbia altro fine che adeguarsi alla Giustizia e Verità.

 

Le Vittime e i sopravvissuti non vogliono né vendette né processi sommari: vogliono che quanto subito non abbia più a ripetersi, che il loro enorme dolore serva almeno a scongiurare altre vittime.

 

Per questo rivendichiamo il diritto a vedere accertata ogni responsabilità, condizione per garantire la rimozione delle cause e promuovere, per il futuro, prevenzione e sicurezza.

 

L’improcedibilità dei processi introdotta con la recente riforma Cartabia è la negazione di questo diritto delle vittime e dovere dello Stato. Le vittime sono il primo soggetto interessato alla rapidità delle sentenza, ma l’alternativa non può essere la mancanza di sentenza, ovvero un’impunità a orologeria. Questo determinerebbe ulteriore lassismo e spazio proprio per chi specula sulla mancanza di sicurezza.

 

È un tema che non riguarda tanto chi ha già subito eventi dannosi, ma che riguarda tutta la collettività esposta a pagare le conseguenze delle prossime calamità e stragi.

 

La legge è stata approvata, ma questo ci impone di non fermare le nostre rivendicazioni, ma di rilanciare la mobilitazione per cercare di contenerne le conseguenze, gestirne gli esiti fino ad ottenere, alla prova dei fatti, le opportune modifiche.

 

La legge è stata approvata, ma questo ci spinge ancor più a rivendicare il giusto riconoscimento della figura della vittima, il suo diritto di essere parte del procedimento giudiziario non limitato alla costituzione di parte civile e di mera richiesta risarcitoria.

 

Pensiamo che agli indagati e agli imputati vadano riconosciuti e garantiti tutti i diritti di difesa e di riabilitazione sociale, ma pari diritti vanno garantiti alle vittime, spesso costrette a subire un’enorme disparità di mezzi e strumenti con controparti economicamente e socialmente potenti.

 

Ciò vale, in particolare, anche per le vittime sul lavoro che, a differenza degli eventi collettivi, si trovano a gestire una strage strisciante di morte e invalidità in maniera spesso solitaria e debole anche economicamente.

 

*Avevamo chiesto alla Questura di Roma il permesso di fare il nostro presidio in piazza Montecitorio, ci era stato concesso ma poi ci è stato negato. In allegato maggiori dettagli.

 

Di seguito il programma della giornata:

 

ore 11.00 presidio in piazza Santi Apostoli

 

ore 15.00 assemblea pubblica con la partecipazione delle associazioni delle Vittime presso Cappella Orsini via Grotta Pinta, 21 (vicino Campo de’ Fiori).

 

In allegato il manifesto e l’appello del comitato Noi, 9 Ottobre

 

https://www.facebook.com/noi9ottobre

 

https://twitter.com/9_ottobre

 

 

 

Giulia Danieli    334.9495679

 

Lucia Vastano   334.2943963

 

Michele Michelino  3357850799 

mar

05

ott

2021

PER IL LAVORO, L’UGUAGLIANZA E IL PLURALISMO

PER IL LAVORO, L’UGUAGLIANZA E IL PLURALISMO

 

Lettera dei Ferrovieri per la Costituzione (*)

Alla Cortese Attenzione di: Formazioni Politiche Trenitalia S.p.A. Organizzazioni Sindacali

Per conoscenza di: Giornalisti e Stampa

Gentili tutti,

La presente per esprimere innanzitutto solidarietà ai lavoratori e agli studenti colpiti dall’estensione dell’obbligatorietà di certificazione verde avvenuta col D.L. n°111 del 6 agosto 2021.

Vi scriviamo per diffidarVi sin da ora dall’estensione della suddetta certificazione al nostro ambito lavorativo, nonché dall’introduzione di qualsivoglia obbligo vaccinale, invitando le OO.SS. a difendere il lavoro quale valore fondante del nostro sistema giuridico e sociale e il nostro Datore di Lavoro a disapplicare quanto venisse eventualmente stabilito da qualunque norma discriminatoria e lesiva dei diritti naturali degli esseri umani; diritti che secondo una concezione giusnaturalistica del diritto sono da considerarsi pre-politici – ossia acquisiti alla nascita e non tali solo perché riconosciuti e accettati dalle Autorità – e prioritari rispetto alle codificazioni del diritto positivo. Tali principi permeano le Costituzioni nazionali, un documento sovranazionale di estrema importanza come La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che è a sua volta debitrice alle Dichiarazioni maturate in seno alle rivoluzioni borghesi, anch’esse esiti piuttosto recenti di una tradizione molto più antica, consolidatasi, attraverso l’età antica, medievale e moderna, come un cardine della cultura filosofica e giuridica dell’Occidente.

È con tale sensibilità che ci preme ricordarVi che la responsabilità di un ordine illegittimo – oltre, ovviamente, a chi lo emana – è in capo anche a chi lo esegue: «nessun uomo per Kant ha il diritto di obbedire»1 affermò la filosofa Hannah Arendt, smontando l’uso sconsiderato dell’etica kantiana da parte del gerarca nazista Adolf Eichmann, il quale giustificò i suoi crimini affermando «[…] di aver sempre vissuto secondo i principî dell’etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere»2. Alla massima giuspositivistica secondo cui «si deve ubbidire alle leggi in quanto tali», ne preferiamo un’altra incentrata sulla concezione dei diritti naturali: «si deve ubbidire alle leggi solo in quanto sono giuste»3.

A tal proposito riteniamo il Green Pass – e la sua narrazione mediatica – uno strumento biopolitico profondamente discriminatorio (e, potenzialmente, di controllo sociale panottico) che fa leva su istanze pseudo-collettivistiche e che si nutre di una propaganda divisiva e antiscientifica. Divisiva perché essa ha contribuito in modo decisivo a una polarizzazione della popolazione in due schieramenti opposti, di cui – di solito – solo la minoranza è ritenuta meritevole di un’etichettatura ideologica, dall’accento spesso dispregiativo e approssimativo (no-vax); antiscientifica perché riteniamo che in molti casi i media abbiano presentato la vaccinazione in toni così semplicistici, inaccurati e salvifici da aver spinto alcune persone a trascurare alcune cautele igienico-sanitarie in tal modo facilitando la circolazione del virus fra individui vaccinati. Una simile propaganda e lo stesso Certificato Verde ci sembrano dunque finalizzati a forzare in maniera surrettizia l’estensione della copertura vaccinale (un vero obbligo sarebbe controverso e difficile da giustificare dal punto di vista giurisprudenziale), piuttosto che a salvaguardare la salute della collettività e dei singoli individui. A dare credito ai nostri sospetti sulla reale finalità del Green Pass sono le dichiarazioni di un sostenitore della politica vaccinale, il microbiologo Andrea Crisanti: «Il Green Pass è un incentivo per la vaccinazione, non è uno strumento di sanità pubblica. È una bufala pazzesca dire che col Green Pass creiamo ambienti sicuri, serve ad indurre le persone a vaccinarsi»4.

 

Purtroppo il dibattito pubblico sulla questione è fortemente inquinato, e chiunque osi anche solo mettere in dubbio le linee guida o si azzardi a sollevare, pure pacatamente, qualche questione inerente all’argomento, subisce spiacevoli – e non di rado anche violente – etichettature, demonizzazioni e ghettizzazioni. Nei social tali sentimenti sono sfociati in manifestazioni parossistiche di rancorosa discriminazione; lo testimoniano le parole di alcuni personaggi pubblici che hanno invocato per i non vaccinati misure di segregazione forzata, augurandosi di vederli «ridursi a poltiglia verde», «fare una vita da sorci», «morire come mosche», invitando i riders a sputare nel cibo a loro destinato5.

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dom

03

ott

2021

Nell’era dello smart working e dei riders possiamo sempre dirci ramazziniani

 

Nell’era dello smart working e dei riders possiamo sempre dirci ramazziniani

 

 

 

Nell’anniversario della nascita (4 ottobre 1633 ) un evento catastrofico verificatosi a Carpi fa meditare su quanto l’opera e l’insegnamento di Bernardino Ramazzini siano stati trascurati; pluricitato nominalmente, ma quasi solo dai medici del lavoro, tuttavia non studiato abbastanza a fondo, Ramazzini è considerato ed è il fondatore della “medicinadel lavoro”, scienza eminentemente di carattere preventivo anche se spesso ha ceduto purtroppo il passo agli interventi del “giorno dopo” di tipo risarcitorio o “terapeutico”.

 

 

 

Difficile definire un profilo socio-politico compiuto di Ramazzini; le notizie sul personaggio sono scarne; il Dizionario generale di cultura di A . Brunacci della Società editrice internazionale, Torino 1928, dice appena “ Ramazzini (Bernardo) ...di Carpi morto a Padova 1714.

Oltre molte opere di medicina scrisse un centone latino con versi di Virgilio intitolato De bello siculo, dedicato a Luigi XIV.”

 

 

 

A parte l’omaggio al “re sole”, difficile da decodificare, Ramazzini parte da una intuizione geniale, possiamo dire anticipatrice dell’illuminismo ed anche materialistica.

 

In un momento storico in cui la malattia è da molti considerata una calamità di origine ignota e difficile da gestire se non con il ricorso alla protezione divina (con i suoi rappresentanti in terra che potevano essere anche i monarchi.

Ricordiamo la “favola” dei re francesi capaci di guarire la scrofola con la sola apposizione delle mani sul malato), Ramazzini- nonostante il citato omaggio a Luigi XIV- rompe con l’oscurantismo dell’epoca e individua nelle attività lavorative un importante fattore di rischio che può pregiudicare la speranza di vita e di salute degli “artigiani”(traduzione letterale dal latino “artificorum”) cioè del lavoratori; ma non è solo una solidissima osservazione scientifica sulla eziologia, la questione ancora più “sorprendente” è che qualcuno rivolga, in maniera così forte e sistemica, la sua attenzione alla salute dei lavoratori; forse è questa la maggiore rivoluzione culturale e politica di Ramazzini.

 

 

 

Né, a proposito di sorpresa, possiamo dimenticare che ancora 150 anni dopo la morte di Ramazzini il “clima” predominante nella cultura medica europea causò l’ostracismo e l’internamento in manicomio di Semmelweis medico ungherese “reo” di aver scoperto (1847) la causa infettiva della strage di puerpere ben facilmente prevenibile con l’igiene delle mani.

Ramazzini prende in meticolosa rassegna tutti i profili professionali dell’epoca: dal “beccamorto” allo scrivano, al soldato di ventura, delineando tutti i possibili “esiti” delle attività lavorative sia sul piano fisico che su quello psicologico; è relativa ai mercenari svizzeri una delle sue più acute osservazioni: la “umvehe”, un sentimento di potente nostalgia (della casa, della pace domestica) che si traduce in una condotta che gli “alienisti” dell’800 chiameranno “catatonia”; ma la catatonia, in battaglia, significa paralisi, esposizione al nemico e morte certa; alle reazioni psico-traumatiche ed alle depressioni dei soldati di ventura presta grande attenzione una recentissima mostra tenutasi nel cantone svizzero

 

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mar

28

set

2021

PER IL PROFITTO SI MUORE OGNI GIORNO.

PER IL PROFITTO SI MUORE OGNI GIORNO. 

IL CAPITALISMO CONTINUA A UCCIDERE

Anche oggi altri operai sono stati uccisi sul posto di lavoro. Un rituale che avviene ogni giorno.

 Le chiacchiere e i proclami sulla sicurezza di governo, padroni e sindacati confederali in Italia non impediscono la mattanza di operai. La modernità del capitalismo basata sullo sfruttamento sempre più intensivo dei lavoratori provoca ogni giorno morti, feriti e invalidi, come nell’ottocento.

Due operai sono morti intossicati all'interno del Campus dell'università Humanitas di Pieve Emanuele. Si chiamavano Emanuele Zanin di 46 anni e Jagdeep Singh di 42 anni. Sono morti mentre cercavano di caricare una cisterna di azoto liquido usato nei laboratori dell'Ateneo e per alimentare l'impianto antincendio. Entrambi lavoravano per la ditta "Autotrasporti Pe" di Costa Volpino che lavora in subappalto per la monzese Sol Group spa. La nuova legge del governo draghi su appalti e subappalti ha già cominciata a produrre vittime.

Ora come sempre mentre le famiglie piangono la loro morte, si aprirà l’ennesima inchiesta della procura di Milano con l’ipotesi di omicidio colposo e dell’ATS per verificare se ci siano stati errori nella manovra, mancanze strutturali o responsabilità di chi non ha fornito ai lavoratori i Dispositivi di Protezione Individuali e collettivi.

L'azoto liquido per il raffreddamento dei frigoriferi che custodiscono farmaci o reperti biologici può raggiungere una temperatura di 200 gradi sotto lo zero.

Come sempre in questi casi si sprecano le lacrime di coccodrillo delle istituzioni.

L’Humanitas ha espresso “profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle due vittime”, il Pd scrive sui social che "Non si può e non si deve morire di lavoro, nessuno dovrebbe perdere la vita mentre lavora”, intanto invece di spendere qualche euro in prevenzione si continua a mandare i lavoratori a macello. Questa società che per il profitto distrugge gli esseri umani e la natura è una società barbara e inumana che merita di essere distrutta dalle fondamenta. 

I morti sul lavoro sono delitti contro l’umanità e verrà il giorno in cui padroni governi e sindacati complici pagheranno caro, pagheranno tutto. 

lun

20

set

2021

MOZIONE

 

MOZIONE

 

L’ assemblea nazionale dei lavoratori combattivi e il Sicobas aderiscono alla manifestazione organizzata dal Comitato NOI, 9 OTTOBRE.

 

Nella Giornata Nazionale in Memoria delle vittime delle stragi industriali

e ambientali (9 ottobre)  le vittime del profitto scendono in piazza.

 

DAL VAJONT A VIAREGGIO, DALLA TORRE PILOTI AL PONTE MORANDI, DALLE STRAGI SUL LAVORO E DELL’AMIANTO ALLE TERRE DEI FUOCHI, DALLE LEGGI SU SICUREZZA E PREVENZIONE IGNORATE AI PROCESSI SENZA GIUSTIZIA E ALL’IMPUNITÀ PER I CRIMINI DELLE IMPRESE.

 

Con lo sblocco dei licenziamenti varato dal governo Draghi peggiorano le condizioni salariali e di vita di milioni di lavoratrici e lavoratori, proletarie e proletari. Più disoccupati, aumento della precarietà, ricatti e salari da fame, peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, aumento dei morti sul lavoro, dei ritmi, inasprimento della repressione contro gli scioperi e contro le lotte sindacali e sociali. Questo è il prezzo che gli operai, i lavoratori pagano per aumentare i profitti dei padroni.

 

Separare il movimento dei lavoratori dalle lotte sociali e ambientali anticapitaliste è servito in questi anni a isolare le lotte a tutto vantaggio del capitale.

La brutalità del modo di produzione capitalista fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si evidenzia nello sfruttamento e nell’aumento degli omicidi e negli invalidi che giornalmente i padroni fanno nei luoghi di lavoro.

Vittime che il più delle volte vengono considerate “fatalità”, “incidenti” o “calamità”, ma che in realtà sono la conseguenza diretta di pratiche economiche criminali messe in atto da imprese che agiscono a scopo di lucro,incuranti della sicurezza e della salute degli esseri umani.

Lottare per la sicurezza significa fare emergere la verità sulle cause dei disastri industriali, ambientali e le malattie e le morti su tutti i luoghi di lavoro (pubblici o privati) e ovunque esse avvengano. Non accettiamo che la vita delle persone (a loro insaputa) possa essere messa a rischio per motivi economici.

L’unità e la solidarietà sono la nostra forza. Noi pretendiamo salute, sicurezza, verità e giustizia per tutte le vittime del profitto sia ambientali, sia lavorative.

Le lotte sociali e ambientali anticapitaliste e le lotte del movimento dei lavoratori vanno strettamente unite.

L’assemblea dei lavoratori combattivi  e il Sicobas aderiscono e e partecipano alla manifestazione del comitato NOI 9 OTTOBRE e chiamano tutti i lavoratori, i movimenti sociali, i disoccupati, i precari/e, gli studenti, i movimenti per la difesa dell'ambiente e della salute, per il diritto all'abitare, a partecipare attivamente allo sciopero generale indetto da tutto il sindacalismo di base unitariamente l'11 ottobre contro i piani di governo e padroni.

 

Assemblea Nazionale  Sicobas 

Sala Dumbo Bologna, via Camillo Casarini 19, settembre 2021

 

ROMA, SABATO 9 OTTOBRE, DALLE ORE 11 PRESIDIO PIAZZA

MONTECITORIO

Seguiranno: delegazioni in corteo dalle istituzioni.

Dalle ore 15 alle 17 assemblea aperta a tutti con la partecipazione

Delle associazioni delle   vittime

 

Info.  Michele 3357850799, Luciano 3771508711,  Lucia 334.2943963

sab

18

set

2021

LA SALUTE DEI LAVORATORI INTERESSA AI PADRONI?

LA SALUTE DEI LAVORATORI INTERESSA AI PADRONI?

 

La Confindustria e i governi dopo aver costretto a lavorare fianco a fianco per oltre un anno e mezzo i lavoratori in piena pandemia senza fornire adeguate misure di sicurezza alle lavoratrici e ai lavoratori dispositivi di protezione individuali e collettive sembrano diventati i primi difensori della salute degli operai.

Gli stessi che considerano “normale” che ci siano oltre 1400 morti sul lavoro (omicidi) decine di migliaia di morti per malattie professionali e invalidi causate dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro sembrano diventati improvvisamente anime candide, delle crocerossine che si preoccupano della salute dei lavoratori

In realtà ai padroni e ai governi di turno interessa che gli operai non si ammalino e muoiano, ma che non s’interrompa la produzione e la ripresa economica, cioè i loro profitti.

L’obbligo del Grenn pass per lavorare, pena la sospensione del salario, che impongono, non è perché hanno a cuore la salute dei lavoratori e cittadini ma la produzione, lo sfruttamento che per loro e fonte di profitto.

Per raggiungere i loro obiettivi, i padroni e i governi hanno da sempre usato scienziati, medici di fabbrica sul loro libro paga, pagati lautamente per fare i loro interessi e non certo quello dei lavoratori. Questo si evidenzia ancora di più oggi con il covid19.

La medicina del padrone, del capitale che cura le malattie del lavoratore o sociali è funzionale unicamente al sistema produttivo per il profitto. Per il padrone il lavoratore è una cosa, una merce che può “guastarsi”, ammalarsi creando scompensi nel sistema produttivo. Non interrompere la produzione e la ripresa economica è il primo interesse del governo, dei padroni, di tutte le forze politiche parlamentari e dei sindacati confederali. L’ipocrisia del potere si nasconde dietro la maschera della difesa della salute dei lavoratori, quando il loro interesse primario è solo il profitto.

I responsabili di migliaia di omicidi sul lavoro, in validi, malattie professionali oggi si ergono a paladini della salute pubblica imponendo regole e abolendo diritti costituzionali dopo averla distrutta a favore dei privati costringendo tutta la popolazione a fare quello che è interesse dei padroni.

Il covid19 è usato dagli imperialisti/capitalisti di tutto il mondo per portare avanti profonde ristrutturazioni nel sistema produttivo per cercare di contenere la crisi economica ha scapito dei lavoratori e della parte più povera della popolazione.

Oggi assistiamo a uso politico della pandemia per colpire i diritti dei lavoratori. Il covid ha oscurato e fatto dimenticare tutte le altre malattie professionali creando a fianco delle vecchie nuove nocività.

Oggi più di i padroni parlano unicamente di covid, di obbligo di Green pass nascondendo le malattie professionali e ambientali degli esseri umani dividendo i proletari e degli animali.

In Italia per ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono 230mila persone l’anno (630 il giorno), In seconda posizione troviamo i tumori, che causano la morte di 180mila persone (circa 500 ogni giorno). Altre 60 mila persone ogni anno muoiono per l’inquinamento atmosferico, ma queste morti non interessano gli industriali e il governo

La storia della difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio è quella della lotta di classe.

Nessun vaccino, nessuna cura può salvaguardare la nostra salute finche non si distrugge il virus più pericoloso di tutti; il sistema capitalista che distrugge gli esseri umani e la natura.

 

Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Terr

mar

14

set

2021

SALUTE, MALATTIA E PROFITTO

SALUTE, MALATTIA E PROFITTO
In una società divisa in classi, le pandemie come tutte le malattie non colpiscono le classi sociali allo stesso modo. Si muore più velocemente, più rapidamente, nella classe sfruttata, nella classe operaia che non nella borghesia
Per anni i padroni e i loro governi hanno attuato una compagna denigratoria contro la sanità pubblica elogiando quella privata, trasformando le strutture sanitarie e sociosanitarie, compresi gli ospedali in aziende.
Per anni gli industriali della salute e tutti i loro governi, di qualsiasi colore, ci hanno martellato con campagne di denuncia sull’inefficienza e sulla corruzione nella sanità (di cui erano responsabili) denunciando il superconsumo dei farmaci, delle analisi, lo spreco dei beni sanitari, denigrando i lavoratori pubblici e accusandoli di assenteismo, di essere privilegiati, mettendo lavoratori e cittadini gli uni contro gli altri.
La denuncia della malasanità e del servizio nazionale pubblico fatta dai padroni della sanità privata non ha mai avuto a cuore la salute dei lavoratori e dei cittadini degli strati popolari. Le campagne sulla corruzione e inefficienza della sanità pubblica montata di capitalisti hanno avuto sia in passato sia oggi l’obiettivo di privatizzare ancora di più sia la sanità pubblica sia tutto quello che oggi è ancora pubblico con il consenso di una parte della popolazione e l’indifferenza di un’altra parte.
Con il pretesto di contenere il “deficit” pubblico hanno tagliato le spese sanitarie della popolazione più povera, dei proletari (più di 37 miliardi di euro negli ultimi 10 anni) a favore di quella privata. Ormai sempre più i padroni e le multinazionali hanno assunto direttamente il controllo della sanità e della salute della popolazione e si apprestano a intascarsi il bottino che arriva dall’Europa che i proletari e le classi sottomesse dovranno ripagare.
Il 13 agosto è stata erogata dall’Europa la prima tranche dei fondi del Recovery per l’Italia da 24,9 miliardi di euro con l’obiettivo di potenziare il livello di digitalizzazione di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (DEA) di I e II livello entro dicembre 2025 e il rafforzamento strutturale degli ospedali del Ssn attraverso l’adozione di un piano specifico di potenziamento dell’offerta.
Il capitalismo per realizzare la massificazione dei profitti cerca di ridurre il più possibile l’aliquota per le spese dei beni collettivi (educazione, sanità ecc) a vantaggio dei beni individuali di consumo.
Nel 1978 la classe operaia grazie alle lotte fece approvare per legge la riforma sanitaria pubblica gratuita per tutti, con cure, assistenza e sicurezza sociale per tutti.
Anche se la sanità pubblica nel capitalismo è un’impresa che è sottoposta alle leggi commerciali e dipende da fondi stanziati dal governo e gestita dalle Regioni (pagate dai lavoratori e cittadini) noi siamo contro la privatizzazione e rivendichiamo il suo miglioramento.
I padroni da sempre si battono contro l’attuale sistema di sanità pubblica frutto di un ciclo precedente di lotte operaie e di rapporti di forza fra capitale e lavoro. Per i padroni un operaio malato è un lavoratore sospeso dal lavoro, che per quel periodo non viene sfruttato e non produce plusvalore e profitto, pertanto inutile.
Le classi sociali e il reddito dividono gli esseri umani davanti alla malattia e alle possibilità di cura evidenziando la diseguaglianza anche davanti alla malattia e alla morte.
Anche i dati recenti dei morti per covid ci dimostrano che si muore più velocemente, più rapidamente, nella classe sfruttata, nella classe operaia che non nella borghesia (basta vedere come hanno risolto in pochi giorni con le cure il covid di Donald Trump, Boris Johnson, Silvio Berlusconi, Flavio Briatore, Carlo d’Inghilterra, Alberto di Monaco, Guido Bertolaso e tanti altri)
I morti di lavoro, di malattie professionali e ambientali aumentano costantemente, come quelli per incidenti stradali. Sono decine di migliaia quelli per cause di lavoro, centinaia di migliaia i feriti e gli invalidi, milioni i feriti per incidenti stradali e tutto questo va a vantaggio delle compagnie di assicurazione e delle multinazionali della sanità e del farmaco che possono vendere polizze, tranquillanti, le medicine per “curare” l’ansia, gli attacchi di panico e la tensione nervosa, e oggi i vaccini, facendo lauti profitti.
In nome dell’emergenza covid tutti i governi attuano misure restrittive delle libertà costituzionali, dei lavoratori e della popolazione con il consenso della maggioranza dei cittadini, ma oggi più che mai diventa attuale quanto affermava Lenin:
«Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli interessi di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni.»

 

Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Sesto San Giovanni 14 settembre 2021

dom

12

set

2021

L'ORGANIZZAZIONE CAPITALISTA E' REPRESSIONE E MORTI DI PROFITTO

L’organizzazione capitalista è repressione e morti di profitto

 

È la dittatura del padrone a far sì che la democrazia formale si fermi ai cancelli della fabbrica o dell’azienda capitalistica.

 

Michele Michelino (*)

 

L’impresa capitalista finalizzata al profitto è un’organizzazione gerarchica, come un esercito. Al vertice il padrone o l’amministratore delegato, cui seguono i dirigenti, i capi e capetti delle singole unità organizzative e la vigilanza privata del padrone, gli operai in produzione, gli addetti ai magazzini e alle vendite.

I padroni in ogni azienda stabiliscono le loro leggi e regole, punendo con multe, sospensioni o licenziamenti chi non rispetta il comando di fabbrica o non si attiene al suo codice di fabbrica, come monito per disciplinare la massa degli operai.

Questa pratica punitiva negli ultimi anni si è accentuata, in particolare nel settore della logistica. Oggi più che in passato il lavoratore è sottoposto alla vecchia logica del bastone (punizione) e della carota (premio), che tutti i lavoratori conoscono e sperimentano in forme diverse in ogni luogo di lavoro.

Dietro la facciata democratica formale della società c’è la dittatura del capitale. È la dittatura del padrone a determinare che la democrazia formale si fermi ai cancelli della fabbrica o dell’azienda capitalistica.

Le classi sociali si scontrano giornalmente nei luoghi di lavoro e nella società, sia in modo palese sia latente nel conflitto sociale e di classe fra capitale e lavoro salariato.

Il potere incontrastato del padrone è difeso e legittimato da governi, politici e sindacati confederali e filo padronali che riconoscono e difendono la proprietà privata dei mezzi di produzione e il profitto come diritti primari cui tutti gli altri devono essere subordinati.  

La lotta economica sindacale, anche la più radicale, per quanto necessaria, può solo contrastare il padrone limitandosi a “contrattare” lo sfruttamento e recuperare in parte  il potere d’acquisto dei salari. Pensare quindi di ottenere con la lotta sindacale la liberazione dallo sfruttamento sulla base del sistema capitalista è come pensare di ottenere l’abolizione della schiavitù senza abolire il sistema schiavistico.

L’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la libertà dallo sfruttamento capitalista può essere conquistata solo dopo aver distrutto dalle fondamenta la società capitalista, con il potere operaio, nel socialismo, quando la proprietà comune dei mezzi di produzione e il controllo strategico del processo di produzione sarà nelle mani dei lavoratori, secondo un piano stabilito nell’interesse della collettività.

Nel capitalismo le belle parole e i principi della democrazia borghese sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo si fermano ai cancelli della fabbrica e non valgono per le classi sottomesse se esse non in grado di farli rispettare con la lotta.

Il superamento dello sfruttamento capitalistico implica la completa distruzione dei rapporti di comando della fabbrica da struttura autocratica (dispotica) qual è ora, a struttura democratica (non dispotica), quale potrebbe e dovrebbe essere nel futuro, nel socialismo dove la “democrazia operaia” garantisce il lavoratore e punisce lo sfruttamento considerandolo un crimine contro l’umanità.

 

Potere e scienza

 

In una società divisa in classi la scienza e la medicina, come tutte le istituzioni, non sono neutrali: anche la scienza è sempre al servizio del capitale. Il potere costituito dal capitale, così come ha bisogno delle forze repressive legali dello stato (carabinieri, polizia, esercito, ecc) o illegali (fascisti ad apparati segreti), ha bisogno di istituzioni, magistratura, carceri e di una scienza asservita al potere per legittimare il suo dominio e sottomettere il proletariato e le classi sottomesse.

La scienza del capitale non si basa sull’analisi dell’esperienza delle masse sfruttate, non è al servizio dell’uomo ma dei governi e ancor più delle multinazionali che pagano le ricerche per trarne profitto.

Come abbiamo visto durante questa pandemia di covid19 i governi, i padroni e ciarlatani chiamati “scienziati di Stato” hanno detto tutto e il contrario di tutto per costringere la popolazione a vaccinarsi e fare accettare alla maggioranza della popolazione misure anticostituzionali e lesive dei diritti sociali e politici che altrimenti mai sarebbero passate.

Il governo e la Confindustria, la guerra la fanno alla classe operaia e proletaria più che al virus,  trattando come nemici chiunque ostacola l’accumulazione del profitto o la mette in discussione. L’introduzione del green pass è solo l’ultimo episodio di discriminazione contro i lavoratori e i “ribelli” che non accettano le regole stabilite dal potere.

Con l’introduzione del passaporto verde lo stato limita e impedisce la mobilità sociale di una parte dei cittadini, l’accesso alle mense ai lavoratori non vaccinati (che però possono continuare a lavorare gomito a gomito con i vaccinati), alle assemblee e ai luoghi di ritrovo, a salire sui treni e autobus a lunga percorrenza introducendo una forma di apartheid tipico del razzismo contro i neri in USA o in Sudafrica quando la minoranza capitalista bianca, per conservare il potere, proibì ai neri l'acquisto delle proprietà terriere e vietò loro di usare gli stessi mezzi pubblici e di frequentare gli stessi locali e scuole.

 

Razzismo, xenofobia, discriminazione e disuguaglianza sono in aumento in tutto il pianeta. Negli ultimi mesi, sia nei paesi imperialisti ma ancor più nel Sud del mondo, le masse proletarie, le persone di colore, i prigionieri politici o comuni, i senzatetto, i migranti e rifugiati che hanno sofferto, come molti altri, della Covid 19 hanno subito un peggioramento delle loro già precarie condizioni di vita.

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ven

10

set

2021

Amianto nella metropolitana milanese: la corte di appello rinvia al 21 ottobre p.v. alle 10.00

Amianto nella metropolitana milanese: la corte di appello rinvia al 21 ottobre p.v. alle 10.00

Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Amianto: “ci aspettiamo giustizia per coloro che hanno perso la vita per l’esposizione alla fibra killer ed esprimiamo preoccupazione per la salute degli altri lavoratori

 

Milano, 10 settembre 2021 - Sta giungendo all'epilogo il processo sull'amianto nella metropolitana milanese che vede imputato l’ex manager della società di trasporti Elio Gambini, per omicidio colposo per il decesso per mesotelioma e altre malattie absesto correlate, avvenuto tra il 2009 e il 2015, di sei dipendenti esposti a fibre e polveri di amianto nei tunnel della metropolitana e nei depositi dei mezzi di superficie.

Dopo la sentenza assolutoria del giudice di primo grado, Maria Idra Gurgo di Castelmenandro, che ha sostenuto, in sintesi, che le prove emerse durante il dibattimento relative alla dispersione di fibre e alla loro inalazione da parte dei dipendenti non fossero sufficienti e che non fosse possibile stabilire la responsabilità penale di alcun imputato, il processo è approdato oggi alla Corte di appello di Milano.

Dopo l’intervento dei difensori delle parti civili e del Procuratore Generale che ha sottolineato la necessità di un migliore vaglio delle prove acquisite nel corso dell’istruttoria dibattimentale sulla base quindi di accertamenti tecnici, testimonianze e acquisizioni documentali, la prossima udienza è stata fissata per il 21 ottobre alle 10.00 per le conclusioni del responsabile civile, del difensore dell’imputato e la sentenza.

Il PM Maurizio Ascione, che ha condotto le indagini e rappresentato la pubblica accusa nel corso del primo grado, e che, unitamente ad alcune parti civili, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto, rappresentato dall’avv. Roberta Verzicco, ha impugnato la sentenza assolutoria chiedendo la condanna dell’imputato ribandendo che è dimostrato che vi fu negligenza, imprudenza e imperizia, oltre che violazione di regole cautelari, in un periodo nel quale era ben risaputo e conosciuto il rischio amianto, e peraltro in assenza di strumenti cautelari e che ATM non ha fornito nè informazioni sul rischio amianto, nè autorizzato l’uso di dispositivi di protezione individuale e collettiva ai lavoratori esposti arrivando a negare addirittura la presenza di amianto.

Auspichiamo che la Corte di Appello, renda giustizia a coloro che hanno lavorato nella metropolitana milanese e che purtroppo hanno perso la vita per l’esposizione alla fibra killer” - dichiara Ezio Bonanni, Presidente ONA e legale dei familiari di alcune vittime, che precisa - “in caso di in caso di eventuale conferma dell'assoluzione, procederemo in sede civile dove chiederemo il risarcimento del danno, oltre all'indennizzo INAIL già riconosciuto”.

Bonanni già nel 2016 aveva formalizzato la costituzione di parte civile citando ATM come responsabile civile perchè rispondesse dei danni in solido con l'imputato. Nel contempo si sono moltiplicati i casi di segnalazioni di malattie asbesto correlate tra coloro che hanno svolto le medesime attività.

Si sarebbe potuta evitare l’esposizione, la lesione alla salute, e le tragiche conseguenze che si sono verificate utilizzando materiali sostitutivi, o anche mettendo a conoscenza i dipendenti del rischio amianto dotandoli di maschere protettive e di altri presidi, si deve far luce sul perché questo non è avvenuto e di chi sono le responsabilità – spiega,  e aggiunge – “esprimiamo preoccupazione per gli altri lavoratori esposti e chiediamo che venga istituito un servizio di sorveglianza sanitaria per tutti coloro che hanno svolto le stesse mansioni dei deceduti negli stessi periodi” - conclude il legale. L'Osservatorio Nazionale Amianto, già dal 2008, ha segnalato diverse situazioni a rischio in Lombardia, tra cui la presenza di amianto nelle case dell'Aler. Si sono infatti verificati diversi casi di mesotelioma (1.400, di cui 800 solo a Milano) tra coloro che hanno abitato questi appartamenti che solo nei tempi più recenti sono stati bonificati. 

L'ONA ha costituito uno specifico dipartimento con un servizio di assistenza medica e legale attraverso lo sportello telematico https://www.osservatorioamianto.com/sportello-nazionale-amianto/ e il n. verde 800034294.

 

 

Donatella Gimigliano

Responsabile Ufficio Stampa Osservatorio Nazionale Amianto

Giornalista – Relazioni Pubbliche & Comunicazione

Cellulare: +39 3287310171

Email: d.gimigliano@bixpromotion.it

 

 

 

 

gio

02

set

2021

BREDA: OMERTA’, LOTTA, SOLIDARIETA’ OPERAIA, REPRESSIONE

Per ricordare i compagni che ci hanno lasciato, uccisi dal profitto, e una lotta che continua.

 

BREDA: OMERTA’, LOTTA, SOLIDARIETA’ OPERAIA, REPRESSIONE.

 

La nostra lotta contro i morti sul lavoro e di lavoro, a sostegno delle vittime dell’amianto e delle sostanze cancerogene, per la ricerca della verità sulle cause delle malattie e della morte di tanti nostri compagni di lavoro, ha dato e da fastidio a molti. In questi anni molteplici sono stati i tentati di criminalizzarci.

Un muro di complicità e omertà ha unito per lungo tempo padroni, governi, istituzioni, partiti e sindacati.

Dal 1996 al 2000, dopo le prime denunce alla Procura di Monza e Milano le minacce verbali e le telefonate anonime, a tutte le ore della notte, contro i membri più in vista del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio (Giambattista Tagarelli, Giuseppe Gobbo, Michele Michelino e altri ancora) sono state continue, nel tentativo di spaventarci e farci desistere dalla lotta.

 

In quel periodo 20 processi furono archiviati perché il fatto che la fabbrica - la Breda Fucine – fosse divisa al suo interno da una strada privata che faceva da confine tra il comune di Sesto (sotto la procura di Monza) e quello di Milano - generava continui conflitti di competenza alimentati dai dirigenti che giocavano sulla competenza dei tribunali, aspettando la prescrizione.

Nel mese di febbraio del 1999 la lotta per far emergere la verità sui morti per amianto alla Breda di Sesto comincia a incrinare il granitico muro dell’omertà e dell’indifferenza delle istituzioni e si scontra anche con la stampa, che continua a negare la strage operata dall’amianto.

Significativa è la posizione assunta dal noto giornalista Vittorio Feltri che, in un articolo ripreso da vari organi di stampa fra cui il Giornale di Sesto, nega che alla Breda ci siano stati morti per amianto, deridendo il contenuto della lapide posta dai compagni di lavoro dei morti in loro ricordo. I lavoratori e le vittime rispondono con una lettera indirizzata agli interessati e per conoscenza ad organi di stampa:

Al Direttore del “Giornale di Sesto” sig. Stefano Gallizzi; e per conoscenza ai direttori di: Il Borghese – La Repubblica – Il Giorno – Il Diario di Sesto la Città di Cinisello B.- Radio Popolare – IL Manifesto – Liberazione.

 Egregio Sig. Stefano Gallizzi, Abbiamo letto sulla prima pagina del suo giornale che “il noto giornalista Vittorio Feltri, ex direttore de IL GIORNALE e attuale responsabile del BORGHESE, scrivendo al quotidiano politico IL FOGLIO ha espresso un commento” – per noi inaccettabile – sulla targa che ricorda i morti di tumore da amianto e altre sostanze nocive posta in via Carducci dai lavoratori della ex Breda a ricordo dei loro compagni.

Feltri non sa che quella lapide e il monumento sovrastante hanno due storie nettamente distinte, e li unisce in due giudizi categorici: il monumento (che a noi proprio non interessa, perché è stato costruito – non certo da noi – assieme ai nuovi palazzi di quell’area) è “abbastanza brutto per non essere notato, mentre riguarda ai caduti per lo sfruttamento capitalista..... i loro nomi non compaiono ….. perché qualcuno li sta ancora cercando”: così Lei riassume i giudizi di Feltri, concordando in pieno con lui; e accodandosi alla di lui totale ignoranza della storia di quella targa, che noi del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” abbiamo voluto deporre al bordo dell’area ex Breda alla vigilia del 25 aprile di due anni fa.

Per correggere la vostra (di Feltri e Sua, sig. Direttore) disinformazione, vogliamo farvi sapere che a tutt’oggi i morti accertati di tumore, solo alla Breda di Sesto, sono 34; è vero , “ancora li stiamo cercando” (l’unica cosa giusta che dice Feltri!), perché probabilmente ce ne sono stati molti altri, ma l’omertà da parte di padroni, politici, sindacalisti e anche giornalisti non aiuta certo la nostra ricerca.

Per esempio, noi abbiamo atteso invano di leggere sui giornali – compresi i vostri , ovviamente – la notizia che da oltre due anni 17 cause sono state depositate alla magistratura di Milano e di Monza per accertare la responsabilità di queste morti. Sappiamo bene che ciò che vi indispone – Lei e il sig. Feltri – non è la bellezza o la bruttezza del monumento di via Carducci, ma – come Lei sembra candidamente affermare sul Giornale di Sesto del 26 febbraio 1999 – proprio il fatto che li sotto ci sia quella targa; e infatti Lei dichiara “incredibile che nel 1997, a soli tre anni dal Duemila, qualcuno abbia avuto il coraggio di far esporre una lapide con certi contenuti”

Signor Direttore, quella lapide l’abbiamo voluta, l’abbiamo fatta scrivere, l’abbiamo pagata, l’abbiamo installata noi: no, non è questione di “coraggio”, Signor Direttore; noi siamo semplicemente degli onesti lavoratori ex Breda, compagni di lavoro di quei morti, noi e loro abbiamo lavorato assieme per anni in Fonderia, in Forgia, alle Aste ed in altri reparti mattatoio in mezzo a fumi, polveri e sostanze nocive di ogni tipo, e siccome aspiratori e altri sistemi di sicurezza costavano troppo al “capitale” (e ce la lasci dire questa parola!) a loro è toccato di morire, ad alcuni di noi di ammalarsi gravemente, ed altri in futuro … chi lo sa?

Purtroppo, a questo punto non possiamo dire che anche i signori Gallizzi e Feltri siano degli onesti lavoratori: se no, il loro mestiere di giornalisti l’avrebbero fatto meglio: in questo caso, almeno, informandosi bene.

Voi che siete giornalisti “alle soglia del Duemila”, dovreste sapere anche che Sesto San Giovanni era una delle città più inquinate d’Europa, fino a quando i 42 mila posti di lavoro delle sue grandi fabbriche non sono stati eliminati; con quali conseguenze per i lavoratori interessati non è il caso qui neppure di accennarlo.

Come dovreste sapere anche che già dal 1978 lo SMAL(Servizio di Medicina Preventiva per gli Ambienti di Lavoro) di Sesto denunciava in un rapporto inviato all’Assessorato alla Sanità, all’Ufficiale Sanitario, all’Ispettorato del Lavoro – ve ne mandiamo una copia – la pericolosità delle lavorazioni effettuate nei reparti della Breda; lavorazioni che, oltre agli operai, avvelenavano tutta la popolazione. Ma anche questa notizia voi giornalisti avete contribuito a tenere nascosta.

 

Per vostra informazione, aggiungiamo due notizia più recenti:

 

• Il P.M dott. Aprile, giudice che conduce l’inchiesta sule denunce presentate dai famigliari dei morti, ci ha poche settimane fa confermato di aver iscritto nel registro degli indagati sei ex dirigenti Breda; e di prevedere di chiudere le indagini entro il mese di ottobre 1999, per aprire successivamente il relativo processo.

 

• Anche se a voi sembrerà “francamente incredibile” siamo stati invitati ed abbiamo partecipato alla Conferenza Nazionale sull’amianto per parlare del “caso Breda”; conferenza che si è tenuta a Roma proprio in questi ultimi giorni, organizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

• Concludiamo, comunicando anche a voi che noi siamo determinati ad ottenere giustizia e verità: per essendo coscienti di andare contro interessi economici giganteschi, perché la nostra battaglia è contro una società che mette il profitto prima degli esseri umani, noi non ci arrendiamo.

Per noi è più che mai valido il contenuto della “nostra targa”, che qui riprendiamo, aggiungendovi l’elenco dei 34 cognomi dei “nostri” morti. “A PERENNE RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI MORTI A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA ORA E SEMPRE RESITENZA”.

 

Barichello, Camporeale, Capobianco, Cattan, Cenci, Cerni, Crippa C, Crippa G, Damiani, Daraio, Fabbri, Farina, Franceschini, Fretta, Froisio, Gambirasio, Lazzari, Maggioni,, Mangione, Martini, Megna, Morano, Pettenon, Ratti, Rella, Rivolta, Soldo, Spagna, Tortoriello, Trentin, Tricarico, Ventrella, Vignola, Zanetti.

 

Alcuni dei 200 soci del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio c/o Centro di Iniziativa Proletaria, via Magenta 88 – Sesto San Giovanni (02.26224099) Seguono le firme:

 

 Michele Michelino (ex operaio Breda Fucine, presidente del Comitato), Silvestro Capelli (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Giuseppe Gobbo (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Giambattista Tagarelli (ex operaio Breda Fucine, oggi operaio Breda Energia, malato di tumore), Giuseppe Mastrandrea (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Ornella Mangione (figlia di Giancarlo, ex operaio Breda, morto per mesotelioma), Luigia Zanovello (vedova di Luigi Cattan, ex operaio Breda, morto per mesotelioma), Marco Megna (ex operaio Breda, figlio di Biagio Megna, ex operaio Breda morto per tumore), Luigi Consonni (ex operaio Breda), Massimo Leoni (ex operaio Breda Fucine)

 

 

NOTA - A oggi sono più di 150 i lavoratori uccisi dall'amianto e dal profitto - .

 

Dal libro: AMIANTO MORTI DI “PROGRESSO”

La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

https://www.resistenze.org/sito/ma/di/sc/mdscjd18-021455.htm

dom

29

ago

2021

MORTI SUL LAVORO NEL 2021

Morti sul lavoro nel 2021.

Dall’inizio dell’anno al 29 agosto ci sono state 942 morti complessive per infortuni sul lavoro. Di questi 464 sono morti sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere. A questi occorre aggiungere i lavoratori morti per covid considerati a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro (dati dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro).

 

Altre migliaia di lavoratori sono uccise dalle malattie professionali (ogni anno solo per amianto sono 6000). Da questi numeri sono esclusi i lavoratori in nero, in Italia si calcola che siano oltre 3 milioni i lavoratori in nero.

 

Ogni giorno decine di lavoratori sfruttati costretti a lavorare con continui ricatti e senza dispositivi di sicurezza individuali e collettivi sono sacrificati per i profitti dei capitalisti nell’indifferenza di padroni, governo e istruzioni.

Nella “democratica” repubblica italiana ogni giorno avviene una guerra di classe nascosta che produce morti, feriti e invalidi negli sfruttati e oppressi. Lavoratori che ogni giorno escono da casa per guadagnare il pane per le loro famiglie e finiscono in una bara. Crimini contro l’umanità che avvengono nella più assoluta impunità.

 

La presunta imparzialità dello stato e delle istituzioni, a cominciare dalla magistratura, non esiste. In realtà le istituzioni sono al servizio del potere delle multinazionali, dei capitalisti. Anche tutti i partiti politici in parlamento, siano essi di governo o opposizione sono al servizio del sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Lo stesso sindacato confederale, che nella crisi economica e pandemica è sempre più interessato alle sorti dell’economia nazionale che agli interessi dei lavoratori, fa parte del sistema di sfruttamento contrattando sempre più al ribasso le condizioni di vita e di lavoro degli sfruttati.

 In nome dell’aumento della produttività e del profitto i padroni e i sindacati filo padronale danno mano libera ai padroni di licenziare e ricattare i lavoratori costringendoli a lavorare in condizioni pericolose.

 

L’aumento dello sfruttamento è la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro.

La loro forza sta nella nostra divisione, nella nostra debolezza.

 

 

Ecco cosa contano i lavoratori, i proletari della democrazia borghese.

 

Non c’è nessuna compatibilità tra i nostri interessi e quelli dei padroni.

ven

27

ago

2021

RIFLESSIONI DI UN SEMPLICE OPERAIO

Riflessione di un semplice operaio
I limiti alle rivendicazioni operaie e libertà personali che governo e Confindustria impongono in nome della crisi e della pandemia covid19 con il sostegno dei sindacati collaborazionisti e di regime possono essere infranti. Queste misure sanciscono l’immiserimento degli operai in nome della ripresa dei profitti e vanno combattuti.
La storia della lotta di classe insegna che gli interessi dei proletari non si stabiliscono sulla base della “compatibilità”, ma sulle reali condizioni di lavoro e di vite del proletariato. Su queste basi la lotta può essere diretta dagli operai coscienti che rompono il vincolo di fedeltà anche senza e contro i sindacati filo-padronali, anche se per questo bisognerà pagare un prezzo.
Quando i lavoratori si uniscono sui loro interessi immediati e storici e con la lotta, rompono la pace sociale, smascherano la democrazia borghese e mostrano la dittatura del capitale sul lavoro salariato.
Il governo Draghi e la Confindustria, con l’appoggio del sindacato confederale, usano l’emergenza covid19, il vaccino e il Green pass per dividere i lavoratori mettendo gli sfruttati gli uni contro gli altri negando ad alcuni lavoratori il diritto a mangiare nella mensa aziendale con i propri compagni .La “libera Italia”, tramite una legge di stato, il Green pass, votato da tutti i partiti, reprime con multe, sospensioni dal lavoro, licenziamenti e ricatti tutti per costringerli a vaccinarsi non tenendo conto dei credi religiosi, politici, o sanitari, usando le forze dell’ordine e l’esercito non per perseguire i delinquenti ma per dare la caccia agli “untori”. I padroni e il governo non possono tollerare che qualcuno nutra sfiducia verso le loro e le loro Istituzioni.
La nostra esperienza di decenni di lavoro in fabbrica e nel territorio nella lotta contro la nocività, le malattie professionali, a cominciare dall’amianto, chi hanno dimostrato che in una società divisa in classi in cui il potere è in mano ai padroni la scienza e la medicina non sono neutrali ma al loro servizio. Per questo non abbiamo nessuna fiducia nello stato dei padroni e nelle loro istituzioni.
Alcuni dei virologi ed esperti del governo sempre in TV e sui Giornali li conosciamo da anni per via dei processi d’amianto.
Li vediamo ogni volta difendere i padroni delle multinazionali (Breda/Ansaldo, Pirelli, Alfa Romeo, Teatro alla Scala e molti altri) e abbiamo sempre più schifo e rabbia nel vedere alcuni di questi virologi osannati da tutti e considerati come salvatori della salute pubblica, anche da alcuni "compagni" che fino a ieri sostenevano e, in alcuni casi ancora sostengono, che “lo stato borghese si abbatte e non si cambia”.
Per noi il nemico e sempre lo stesso. Sono: i padroni delle multinazionali, i loro governi e tutti i loro reggicoda siano essi politici, sindacalisti, scienziati o medici venduti al potere.
Michele Michelino
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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi