Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

sab

23

mag

2020

la Repubblica. Sabato 23 maggio 2020 (pag. 3)

mer

13

mag

2020

RIDOTTA, MA CELEBRATA, LA GIORNATA MONDIALE DELLE VITTIME DELL'AMIANTO

Ridotta, ma celebrata, la giornata mondiale delle vittime dell’amianto

 

Michele Michelino,

dalla rivista “nuova unità” maggio 2020

 

Quest’anno, a causa del coronavirus, non si è potuto tenere il tradizionale corteo previsto per il 18 aprile, ma una delegazione del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio - sfidando i divieti - ha portato un mazzo di fiori alla lapide che ricorda tutte le vittime a Sesto San Giovanni in via Carducci.

Anche nel momento in cui governo e regioni impediscono ogni manifestazione, il Comitato ha ricordato, nel rispetto delle norme di sicurezza, tutti i morti chiedendo giustizia per le vittime dell’amianto e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati nel nome del profitto.

"Basta impunità per i padroni assassini”: questi cartelli che generalmente sfilavano per la città portati dagli ex lavoratori e familiari delle vittime sono stati appesi alle transenne dell’area verde adiacente alla lapide che recita: “A perenne ricordo di tutti i lavoratori morti a causa dello sfruttamento capitalista ora e sempre Resistenza”.

Alla manifestazione, insieme alla rappresentanza del Comitato, è intervenuto, portando la solidarietà della città di Sesto San Giovanni, anche un assessore comunale con la fascia tricolore che ha parlato di un crimine non riconosciuto all’origine di queste malattie, ”quella della mancata sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro quando già si sapeva da anni della pericolosità della fibra killer”.

Insieme al presidente del Comitato (ex operaio Breda) a deporre i fiori c’era anche Silvestro Capelli del direttivo dell’associazione che si è ammalato di tumore alla laringe che gli ha lasciato un buco in gola dopo 17 anni di Breda. “Sulla mia pelle porto i segni dell’amianto. Mi hanno rubato la salute e la vita ma continuo a lottare perché non si ammala solo l’operaio in fabbrica. La nostra lotta non è ancora finita, noi siamo partigiani”.

Sono passati 28 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Secondo l’Oms, ancora oggi nel mondo sono circa 125 milioni i lavoratori esposti alla fibra killer e nel nostro Paese la bonifica delle costruzioni contenenti amianto procede molto a rilento.

Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane. L’amianto ha ucciso tanti lavoratori e lavoratrici, ma anche persone che respiravano la fibra dai vestiti altrui (per lo più mogli che lavavano le tute e abiti dei mariti) o che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà a uccidere ancora perché i tumori che causa: mesotelioma, tumori polmonari, della laringe, asbestosi, tumore dell’ovaio nelle donne, e altri ancora, impiegano decenni a manifestarsi, e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.

Dai dati di Legambiente, nel nostro Paese sono circa 370mila le strutture che contengono eternit: per lo più edifici privati ma anche industriali e pubblici, comprese 2.400 scuole, 1.000 biblioteche e 250 ospedali. Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto. Si tratta, però, di stime: il censimento dei siti inquinati non è stato completato in tutte le regioni.

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono stati più di 17 mila. Ogni anno sono 1.400 i morti sul lavoro (120 al mese), mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 l’anno).

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora) e oggi, a causa delle carenze nelle strutture sanitarie di fronte al coronavirus, anche medici, infermieri, personale sanitario, addetti alle pulizie degli ospedali.

Una strage che avviene nell’indifferenza che, oggi più che mai, diventa complicità.
ROMPIAMO IL SILENZIO. BASTA MORTI PER IL PROFITTO

 

(qui sotto i links per vedere i video della giornata mondiale fatti da TG3 rai regione Lombardia e ANPI):

https://youtu.be/pXkaPOAKG_w

 

https://youtu.be/0-pXAx9dyfg

gio

30

apr

2020

Servizio del TG3 Regionale Lombardia sulla manifestazione del 28 aprile 2020 per le vittime dell'amianto a Sesto San Giovanni del Comitato per la Difesa della S

mer

29

apr

2020

IL GIORNO 29 APRILE 2020

mar

28

apr

2020

COMMEMORAZIONE MORTI AMIANTO 28 APRILE 2020

mer

22

apr

2020

28 APRILE 2020 GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AMIANTO

28 aprile giornata mondiale delle vittime dell’amianto:

alle ore 11,30 una delegazione del Comitato porterà fiori alla lapide che le ricorda a Sesto San Giovanni in via Carducci.

 

Anche se i divieti di governo e regioni per il coronavirus impediscono ogni manifestazione, il nostro Comitato ricorderà comunque, nel rispetto delle norme di sicurezza, tutti i morti chiedendo giustizia per le vittime dell’amianto e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati per il profitto.

 

Sono passati 28 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Secondo l’Oms, ancora oggi nel mondo sono circa 125 milioni i lavoratori esposti alla fibra killer e nel nostro Paese la bonifica delle costruzioni contenenti amianto procede molto a rilento.

Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane. L’amianto ha ucciso tanti lavoratori e lavoratrici, ma anche persone che respiravano la fibra dai vestiti altrui (per lo più mogli che lavavano le tute e abiti dei mariti) o che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà ad uccidere ancora perché i tumori che causa, mesotelioma, tumori polmonari, della laringe, asbestosi e nella donna tumore dell’ovaio, e altri ancora, ci mettono decenni a manifestarsi, e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.

 

Dai dati di Legambiente nel nostro Paese sono circa 370mila le strutture che contengono Eternit: per lo più edifici privati ma anche industriali e pubblici, comprese 2.400 scuole, 1.000 biblioteche e 250 ospedali. Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto. Si tratta, però, di stime: il censimento dei siti inquinati non è stato completato in tutte le regioni.

 

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono stati più di 17 mila.

Ogni anno sono 1.400 i morti sul lavoro (120 al mese) mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno).

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora) e oggi a causa del coronavirus anche medici, infermieri, personale sanitario, addetti alle pulizie degli ospedali.

Una strage che avviene nell’indifferenza che, oggi più che mai, diventa complicità.

 

ROMPIAMO IL SILENZIO. BASTA MORTI PER IL PROFITTO.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Aprile 2020

leggi di più

ven

17

apr

2020

CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE

CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE

Io faccio parte di una generazione di operai e lavoratori che ha sempre lottato per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e che è sempre stata favorevole ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale. Ma come mai sul corona virus ...............si mobilitano governi e istituzioni e per i morti sul lavoro, per cancerogeni, per l’amianto e per l’inquinamento no?

Eppure ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 al giorno. Ogni giorno in questo paese al lavoro si muore più che in guerra. Ogni anno muoiono 1450 lavoratori morti per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, 5 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perche non si rispettano le misure di sicurezza, inondazioni per mancate manutenzioni, ecc) . Come mai di tutto questo non si parla? Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professionali e d’inquinamento no?

Eppure dai dati del 2019 si evince che L’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno. Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che posizionano l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila all’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania. Così 2 milioni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente, come riconosciuto anche dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che nel 2019 commentava: “i risultati sono drammatici e suonano come l’ennesimo campanello d’allarme rendendo ancor più chiara la necessità di velocizzare il percorso intrapreso per il miglioramento della qualità dell’aria“. E continuava: “Abbiamo posto basi solide, a cominciare dalla firma del Protocollo Aria Pulita nel corso del Clean Air Dialogue di Torino, lo scorso giugno. Stiamo avviando accordi con alcune Regioni nelle quali il problema della qualità dell’aria è particolarmente grave”. Poi concludeva: “Nel decreto legge sul clima, abbiamo inoltre inserito misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle città e nelle aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell’aria, e stanziato fondi per la piantumazione e il reimpianto degli alberi e la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane”.

La mancanza d’informazioni corrette di messaggi contradditori diffusi anche dalle diverse istituzioni aumentano la paura che uccide forse anche più del virus e questo spinge le

persone al fai da te, a vivere nel panico (come dimostra l’assalto ai supermercati per accaparrarsi  merci spesso inutili), con gravi conseguenze oltre che sulla salute dei cittadini e dei lavoratori, anche su settori importanti dell’economia del paese. Il corona virus, a parte l’aspetto sanitario è stato anche un test del potere per verificare la reazione delle persone davanti a un pericolo, oltre che un modo per sperimentare una nuova forma di terrorismo di stato utile in un prossimo futuro a vietare e impedire ogni manifestazione  o protesta.

Così fingendo di tutelare la salute pubblica e alimentando la paura s’impedisce con il consenso della maggioranza della popolazione ogni protesta popolare contro il potere degli sfruttatori. La realtà di ogni giorno dimostra che nel sistema capitalista mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di borghesi, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, i contadini senza terra, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro e di malattie professionali, inquinamento,  fame, malattie, guerre, morte.

Il capitalismo è un sistema criminale che fa più vittime fra i proletari di qualsiasi virus, epidemia, pandemia o calamità naturale. Solo distruggendo il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, con il potere operaio e il socialismo e possibile produrre per soddisfare i bisogni degli esseri umani, considerando lo sfruttamento degli esseri umani un crimine contro l’umanità.

Michele Michelino

 

Da “nuova unità” n. 2  aprile 2020

dom

29

mar

2020

PER RICORDARE. BLITZ IN CONSIGLIO COMUNALE

 

 

Per ricordare un episodio di difesa della salute autorganizzato senza delegare ad altri.
Un blitz in Consiglio comunale
Nei primi mesi del 1998 una forte grandinata aveva completamente distrutto la tettoia di eternit (che, come tutti ormai sanno, è costituito da cemento-amianto) che ricopriva parte del giardinetto antistante la nostra sede. L’amianto, sfaldato e ridotto in piccoli pezzi, era sparso per tutto il cortile: un rischio per gli abitanti delle case popolari di via 
Magenta 88.

 

Presentiamo immediatamente alla A.S.L. di Sesto e al Comune la denuncia della presenza e della pericolosità del materiale e riceviamo assicurazioni che si sarebbe provveduto in breve tempo alla bonifica. Dopo una settimana… niente. Risollecitiamo le autorità competenti che, per tutta risposta, si rimpallano la responsabilità, la competenza.

 

Giorno dopo giorno l’amianto sbriciolato era sempre lì, pericoloso per noi e per gli abitanti del quartiere.

 

Più passava il tempo e più, a molti operai della Breda, sembrava una vera provocazione. Nella riunione settimanale del Comitato mettemmo all’ordine del giorno il problema dello smaltimento. All’unanimità decidemmo di raccogliere tutto l’amianto e di portarlo in Consiglio Comunale. Si unirono a noi anche alcuni degli abitanti dei caseggiati limitrofi, più sensibili al problema.

 

Attrezzati con mascherine e tute bianche, raccogliemmo i pezzi d’amianto in tre grossi scatoloni e li sigillammo, scrivendoci sopra: “Pericolo Amianto”.

 

La sera del Consiglio comunale ci trovammo davanti alla nostra sede: eravamo una trentina, quasi tutti operai della Breda. Tre di noi indossarono le tute bianche e le mascherine e alle 21,30 in punto entrammo tutti insieme nel palazzo del Comune.

 

I cinque vigili che presidiavano il salone dove avveniva il Consiglio videro comparire decine di persone e cercarono di fermarle facendo un cordone alla porta d’ingresso, ma furono travolti. I consiglieri, stupiti dell’irruzione, non fecero neanche in tempo a riprendersi: i tre “Re Magi” in tuta bianca si avvicinarono con i loro cartoni di “doni” e - rispettando la par condicio - ne consegnarono uno al sindaco Filippo Penati e alla sua giunta, un altro al capogruppo dei consiglieri di minoranza del centrodestra e il terzo alla maggioranza di centro sinistra, che comprendeva anche Rifondazione Comunista. Tutto si svolse nel giro di pochi minuti e, immediatamente dopo, tornammo nella nostra sede lasciando sul posto un osservatore per essere informati degli sviluppi della situazione.

 

Una volta tanto, i consiglieri di tutti i partiti furono unanimi nelle loro decisioni!

 

Tutti d’accordo decisero di sospendere immediatamente il consiglio e fecero portare fuori dalla sala consigliare gli scatoloni.

 

Così, finalmente, smaltimmo l’amianto.

 

Capitolo 9 del libro

 

Operai, carne da macello

 

LA LOTTA CONTRO L’AMIANTO A SESTO S. GIOVANNI

 

Qui sotto il LINK DEL libro intero

 

https://www.resistenze.org/si…/…/di/sc/mdsc5f29/mdsc5f29.htm

 

 

 

 

ven

27

mar

2020

IPOCRISIA E FACCE DI TOLLA SESTESI

  

Ipocrisia e facce di tolla sestesi

 

Apprendiamo con grande stupore da un’intervista rilasciata al sito Open, che il sindaco di Sesto San Giovanni – Roberto Di Stefano – è preoccupatissimo per gli ex operai esposti all’amianto.

 

Ecco cosa dice: “A Sesto S. Giovanni abitano moltissimi over 65, si parla del 35% dei residenti. Si tratta di ex operai che hanno lavorato negli anni ’70 e ’80 in fabbriche, acciaierie e fonderie e che adesso hanno diverse criticità come problemi respiratori legati all’esposizione all’amianto. Non hanno i polmoni “sani” e se dovessero contrarre il virus rischierebbero di non farcela”. 

 

Di Stefano è così preoccupato per questo 35% della popolazione sestese che, da mesi, ha messo in vendita  (tra altre) senza neppure avvisarci la sede della nostra associazione, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavori e nel Territorio, composto proprio da quegli ex operai che, come noi denunciamo non da ieri ma da più di 20 anni, non hanno i polmoni “sani”. Abbiamo chiesto – come del resto abbiamo fatto con le precedenti amministrazioni – degli incontri perché paghiamo spese condominiali come se fossimo una salumeria, non un comitato di esposti all’amianto: mai nessuno ci ha risposto.

 

Non ultimo, ricordiamo anche un’altra cosa: Di Stefano fa parte – come Forza Italia – di quelle forze politiche (di destra e di ‘sinistra’) che in 20 anni hanno tagliato 37 miliardi di euro alla sanità pubblica per regalarli a quella privata (a Sesto San Giovanni, proprio a fianco dell’ospedale pubblico è sorto uno dei centri privati della Multimedica) e 70.000 posti letto.  

Se questo non fosse avvenuto, forse il coronavirus non avrebbe fatto tutti questi morti.

 

Siamo abituati, in questo Bel Paese, al fatto che tutti non perdono un occasione per farsi pubblicità, ma questo è davvero troppo: sulla nostra pelle, e sui nostri morti che solo noi ricordiamo ogni anno, egregio sindaco, nessuno deve farsi pubblicità.

 

E invece di permettere, in spregio alle norme dettate dallo stesso Comune e dal governo, di fare manifestazioni con polizia, vigili, ecc. o farsi vedere per le vie della città a sgridare chi, invece di stare a casa, va a fare la spesa, stia lui a casa e rifletta meglio prima di parlare a vanvera su chi ci ha rimesso la salute e la vita (ben prima del coronavirus) per costruire una ricchezza che, purtroppo, si godono altri.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Via Magenta 88 Sesto San Giovanni (Mi)

 

 

email: cip.mi@tiscali.it

 

 

Sesto San Giovanni, 27 marzo 2020

 

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dom

08

mar

2020

8 marzo

8 marzo ai tempi del colera

 

Oggi, se vorremo ricordare il sacrificio delle operaie della Cottons bruciate vive e la Giornata Internazionale della Donna, dovremo farlo da sole, a casa nostra. Perché il Covid-19, il corona virus, ha fatto una grande vittima: il pensiero e l’azione collettivi.  

Dovunque risuona l’appello alla paura: non avvicinatevi, non toccatevi, statevene lontani gli uni dagli altri. Sospesi, in nome della salute pubblica, persino i diritti costituzionali come la libertà di riunione e di manifestazione. Il tutto senza che nessuno alzi la voce o esprima, perlomeno, un dubbio.

 

Per restare in argomento, una conquista fondamentale del femminismo di classe degli anni ’70 fu proprio questo: il riconoscimento dell’importanza del pensiero, dell’analisi e della lotta collettiva, in prima persona,  per i propri diritti e contro lo stesso nemico della parte maschile del proletariato, contro il capitale. Parallelamente si sviluppava in quegli anni lo stesso fenomeno nei riguardi della salute in fabbrica:  insieme a Giulio Maccaccaro e ad altri medici e tecnici, gli operai della Montedison di Castellanza e della Franco Tosi, della Breda di Sesto San Giovanni, imparavano a fare l’inchiesta sulle loro condizioni di lavoro e di salute, imparavano a definire il loro diritto alla salute senza delegarlo ad altri ma ragionando, appunto, collettivamente.

Da questo sforzo collettivo nacquero i movimenti  e le lotte per i diritti delle donne e per la  salute in fabbrica e sul territorio.

 

Ed è questa capacità di pensare e agire collettivamente che oggi viene cancellata, con la scusa del corona virus.

Sì, scusa, e lo dicono i numeri. A ieri 7 marzo 233 morti per il corona virus.

Nel 2019 (secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente) l’Italia, primo paese per morti premature da biossido di azoto, ha avuto 14.600 decessi; 3.000 morti da ozono; 58.600 per particolato fine.

I morti da amianto sono – ormai da decenni e purtroppo anche per gli anni futuri - più di 4.000 all’anno.

 

La scrittrice statunitense Naomi Klein scrisse alcuni anni fa un libro interessante, “Shock Economy”, in cui mostrava come l’uso della paura può essere utilizzato per distruggere persone, organizzazioni e società, per riscrivere nuove regole più favorevoli ai potenti. Ed è ciò che sta accadendo oggi, quando lo Stato prova a riscrivere le regole per un prossimo futuro, militarizzato e ordinato in base agli interessi del capitale, con il consenso di tutti i partiti e di una parte della popolazione, accuratamente terrorizzata dai mezzi di disinformazione.

 

Bene, allora oggi pensiamo, ad esempio,  a tutte quelle lavoratrici (e lavoratori, naturalmente) che sono precarie, che lavorano in nero,  che non hanno un contratto di lavoro regolare, che non hanno diritto né alla cassa integrazione né alla malattia: chi le pagherà per la sospensione forzata del lavoro? Chi pagherà i costi di questa “crisi”?

 

Una cosa è certa: la necessità sempre più pressante di difendere la possibilità di pensare e agire collettivamente, il che significa un’organizzazione politica che sappia dare voce agli interessi degli sfruttati, perché non siamo tutti, neppure riguardo al corona virus, sulla stessa barca.

 

E vogliamo rivolgere un saluto a tutte le donne che nel mondo oggi fanno dell’8 marzo una giornata di lotta e, in particolare, nella vecchia Europa, alle lavoratrici francesi che, con i loro gilet gialli, hanno sfidato e sfidano i decreti di Macron, tolti direttamente dal codice di guerra, e rappresentano così un esempio da seguire.

 

Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni

sab

07

mar

2020

BOLLETTINO N. 85 DEL COMITATO

CORONA VIRUS: EMERGENZA SANITARIA E BLOCCO DELLE MANIFESTAZIONI.

A causa dell’epidemia di corona virus, il governo e le regioni hanno deciso l’annullamento di tutte le manifestazioni e assemblee: per questo in marzo non possiamo tenere l’assemblea del Comitato. Tuttavia abbiamo deciso di confermare il corteo del 18 aprile per rivendicare giustizia per le vittime dell’amianto, dello sfruttamento e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati  per il profitto.

 

 

CORONA VIRUS: UNA RIFLESSIONE, UNA DOMANDA E UNA CONSTATAZIONE

 

 

Noi siamo parte di una generazione di operai e lavoratori che ha sempre lottato per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e che è sempre stata favorevole ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale e ancor più oggi. Ma come mai a causa del corona virus - che ha prodotto (al momento in cui scriviamo) più di centomila contagiati al mondo, 3 mila e 300 decessi di cui oltre 2.900 in Cina, in Italia quasi 4mila  contagiati con 150 morti e 414 guariti - si bloccano intere zone,  si mobilitano governi e istituzioni e invece per i morti sul lavoro, per i cancerogeni, per l’amianto e per l’inquinamento no?

 

Eppure ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 370.000 persone e ne muoiono quasi 500 al giorno. Ogni giorno in questo paese al lavoro si muore più che in guerra. Ogni anno muoiono 1450 lavoratori per infortuni sul lavoro e in itinere, decine di migliaia per malattie professionali, più di 4 mila quelli per amianto solo in Italia, 15 mila in Europa, più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, senza contare tutti morti per il profitto, (ponti che crollano, case che crollano in zone sismiche perche non si rispettano le misure di sicurezza, inondazioni per mancate manutenzioni, ecc) .

Come mai di tutto questo non si parla? Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale, di verifica del panico collettivo e i morti del lavoro, di malattie professionali e d’inquinamento no?

 

Eppure dai dati del 2019 risulta che l’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2) con 14.600 decessi l’anno. Lo rivelano i dati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell’aria, in base alle rilevazioni delle centraline anti smog, che mettono l’Italia al primo posto anche per le morti da ozono (O3) – 3mila all’anno – e al secondo posto per quelle da particolato fine (PM2,5), 58.600, dietro alla sola Germania. Così 2 milioni d’italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti europei per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente, come riconosciuto anche dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa .

 

La mancanza di informazioni corrette, i messaggi contradditori diffusi anche dalle diverse istituzioni aumentano la paura, che uccide forse anche più del virus; spingono le  persone al fai da te, a vivere nel panico (come dimostra l’assalto ai supermercati per accaparrarsi  merci spesso inutili.

 Il corona virus è stato ed è anche un test del potere per verificare la reazione delle persone davanti a un pericolo, oltre che un modo per sperimentare una nuova forma di terrorismo di stato utile in un prossimo futuro a vietare e impedire ogni manifestazione  o protesta. Così, con la scusa della tutela della salute pubblica e alimentando la paura s’impedisce - con il consenso di tutti i partiti (di maggioranza e opposizione) e di gran parte della popolazione - ogni sciopero o protesta popolare.

 

La realtà di ogni giorno, corona virus o no, è che  mentre aumenta la ricchezza nelle mani di una minoranza di sfruttatori, per i proletari aumenta la miseria, lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, le malattie, i contadini senza terra, gli operai senza lavoro, disoccupazione, morti sul lavoro e di malattie professionali, inquinamento,  fame, malattie, guerre, morte. Viviamo in un sistema economico-sociale che fa più vittime fra gli operai, i lavoratori e i poveri di qualsiasi virus, epidemia, pandemia o calamità naturale. 

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gio

05

mar

2020

UN RICORDO DI CHI HA DAVVERO DIFESO, FINO ALLA FINE, LA SALUTE DEI LAVORATORI E DELLA COLLETTIVITA’

UN RICORDO DI CHI HA DAVVERO DIFESO, FINO ALLA FINE, LA SALUTE DEI LAVORATORI E DELLA COLLETTIVITA’.

" Medico o padrone non fa differenza, quando la scienza del medico è quella del padrone!!" Giulio Maccacaro - 1972

Oggi - in tempi di epidemia di corona virus e di sospensione dei diritti democratici previsti dalla costituzione che il governo vara con il sostegno di tutti i partiti e parte della popolazione, come il diritto a scioperare, manifestare e altri - vogliamo ricordare un illustre lodigiano: Giulio Maccacaro, nato a Codogno (attualmente uno dei 10 comuni della zona rossa), deceduto il 15 gennaio 1977.

Figura fondamentale per lo sviluppo della medicina del lavoro in Italia, sia nella pratica sia nello sviluppo teorico, Maccacaro fu sempre vicino alla classe operaia. In particolare vogliamo ricordare le sue esperienze alla Montedison di Castellanza e alla fabbrica elettromeccanica Franco Tosi, dove teneva corsi sulle malattie del lavoro e informava gli operai sul diritto della "non-delega" della salute.

Maccacaro fu sempre attivo anche per la difesa dei diritti dei ricoverati in ospedale, in particolare dei bambini. Giulio Alfredo Maccacaro fu un medico, biologo e biometrista, cioè uno scienziato, che si occupò di metodi della statistica applicata alla medicina e alle ricerca delle cause - soprattutto ambientali e lavorative - delle malattie.

 

Nel 1942 si iscrive all'Università di Pavia e, studente, partecipa alla Resistenza nelle forze partigiane dell'Oltrepò pavese, con la brigata Barni.

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mar

25

feb

2020

UNA RIFLESSIONE E UNA DOMANDA

UNA RIFLESSIONE E UNA DOMANDA

Noi operai e lavoratori ci siamo sempre battuti per la difesa della salute in fabbrica e nel territorio e siamo sempre stati favorevoli ad applicare il principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale. Ma come mai sul corona virus che ha prodotto al momento alcune migliaia di morti in Cina, poche decine di malati in Europa, una decina di morti e poco più di un centinaio di malati in Italia con il blocco intere zone,  si mobilitano governi e istituzioni e per i morti sul lavoro, per cancerogeni come l’amianto no? Eppure ogni anno sono più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, 15 mila in Europa, più di 4mila in Italia senza contare tutti morti per il profitto. Forse perché l’epidemia mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale e i morti del lavoro e di malattie professionali no?

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

gio

20

feb

2020

AMIANTO ALLA SCALA: PRESENTATO DOSSIER

Amianto alla Scala fino agli anni Novanta, dossier shock dai familiari delle vittime: "Bonificata solo grazie ai lavoratori"

 

Il processo riguarda la morte di alcuni operatori del Teatro a causa di malattie correlate all’esposizione. Ascoltato un consulente-epidemiologo

19 febbraio 2020 – la Repubblica

"La 'pattona', una mole di lamiera di 17 metri per 12 foderata di stoffe in amianto, posizionata tra il palcoscenico e la sala, a ogni suo movimento rilasciava le fibre di amianto che si disperdevano in sala e in buca all'orchestra". E' quanto denunciato in un dossier curato dai rappresentanti di una serie di associazioni, tra cui il 'Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro', nel giorno in cui in Tribunale a Milano è ripreso il processo a carico di cinque ex dirigenti del teatro, accusati di omicidio colposo in relazione alle morti di una decina di lavoratori che avrebbero respirato le fibre killer in teatro, prima delle bonifiche dei locali.
 
Gli "interventi di bonifica" sono stati "ottenuti non per obbligo di legge e per prevenzione, ma per le denunce dei lavoratori, gli unici che hanno posto la necessità di porre rimedio all'inalazione di fibre di amianto da parte degli ignari spettatori del Teatro alla Scala", hanno spiegato gli autori del dossier. Gli imputati sono accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di nove lavoratori, tra cui un macchinista, una cantante lirica e un siparista, esposti alla sostanza cancerogena dagli anni Settanta in poi. La 'pattona', viene spiegato nello studio, "è crollata durante una prova di scena nel 1992 ed è stata dismessa in modo grezzo con forbicioni e flessibili, senza misure di prevenzione per i lavoratori".
 

Oggi in aula, davanti alla nona penale, come hanno ricordato anche Medicina Democratica, Associazione italiana esposti amianto e Cub, è stato chiamato a testimoniare un consulente-epidemiologo delle parti civili, Enzo Merler. "Nove lavoratori del Teatro, operai, tecnici, cantanti, musicisti, coristi, direttore d'orchestra, sono stati uccisi dall'amianto", hanno affermato le associazioni. E in una delle scorse udienze "l'unico lavoratore ancora in vita, tra i colpiti dalle gravi malattie asbesto-correlate, ha confermato l'assenza di informazioni sui rischi per la salute, la mancanza di dispositivi di protezione, condizioni di lavoro non rispettose delle norme di sicurezza".

Nel dossier, realizzato, tra gli altri, anche da Roberto D'Ambrosio del 'Comitato ambiente e salute del Teatro alla Scala', viene ricostruita una "breve storia della presenza dell'amianto alla Scala" e le associazioni e i rappresentanti dei familiari dei lavoratori morti ricordano che quello dell'amianto è "un problema ancora aperto, soprattutto a Milano", dove "centinaia di lavoratori sono deceduti" a causa della fibra killer respirata "nei luoghi di lavoro". Dal punto di vista penale, ad ogni modo, nei vari procedimenti in corso a Milano negli ultimi anni sono sempre arrivate assoluzioni per gli ex manager delle aziende portati a processo nelle complesse inchieste del pm Maurizio Ascione.

gio

13

feb

2020

Da ZONA NOVE di febbraio 2020. Giornale di NIGUARDA – CA’ GRANDA – BICOCCA – PRATOCENTENARO – ISOLA. (Municipio 9 del Comune di Milano). 32.OOO copie distribuit

lun

03

feb

2020

AMIANTO: PROCESSO D'APPELLO AI DIRIGENTI BREDATERMOMECCANICA/ANSALDO

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica

 Domani 4 febbraio nuova udienza presso la Corte d’Appello di Milano (Sezione Quinta), al 1° piano aula 5, continua il processo contro 8 dirigenti della BredaTermomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto (mesotelioma) di 12 lavoratori. In primo grado gli imputati di omicidio colposo erano stati assolti dal giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e ATS (ex ASL) dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P. M Nicola Balice avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

In questo processo sono parte civile diverse associazione e istituzioni. Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio (che raggruppa operai Breda e famigliari dei morti), L’INAIL, la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, l’Associazione Italiana Esposti Amianto, e Medicina Democratica.

Il nostro Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio, che è sempre stato contro la monetizzazione della salute e della vita umana, sia in fabbrica sia nel territorio, sarà presente in aula, come sempre. Vogliamo far sentire e vedere ai tre giudici della Corte d’Appello la voglia di giustizia. Dietro i numeri dei morti e dei malati ci sono delle persone, degli affetti delle famiglie che da troppo tempo cercano una giustizia che mai non arriva, trovando invece sempre la legge a favore dei padroni. Anche se viviamo in un sistema sociale in cui l’unico diritto riconosciuto è quello del profitto cui tutti gli altri diritti sono subordinati, noi non ci arrendiamo e continuiamo a lottare, in fabbrica, nelle piazze e anche nelle aule dei tribunali, dove si applica la legge del padrone.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio

gio

23

gen

2020

Giustizia per gli operai Breda vittime dell’amianto e del profitto!

Giustizia per gli operai Breda vittime dell’amianto e del profitto!

La tragica lista di operai, lavoratori e cittadini uccisi dall’amianto continua ad allungarsi. Nel nostro paese il picco delle patologie asbesto-correlate, in particolare dei mesoteliomi, si verificherà nel decennio che è appena iniziato. Questo perché tali patologie possono manifestarsi anche a distanza di 40-50 anni dalla prima esposizione alle polveri e fibre di amianto.

 

Il periodo di più intenso utilizzo e più elevata esposizione è stato quello dal 1960 al 1985, quando i capitalisti e il loro Stato hanno colpevolmente e deliberatamente fatto prevalere le ragioni del maledetto profitto su quelle della salute e della sicurezza degli operai, costretti a lavorare in ambienti pieni di amianto e altre sostanze cancerogene, senza le dovute informazioni sui rischi e senza dispositivi di protezione.

 

E’ noto che le polveri uscendo dai luoghi di produzione e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel suolo, hanno avvelenato anche le famiglie degli operai e i residenti nei quartieri popolari vicini alle fabbriche. Ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di amianto in circolazione e le bonifiche di scuole e di edifici sono tuttora da fare, la decontaminazione dei territori giace sulla carta, per precise volontà politiche.

 

In questo drammatico scenario, mentre cresce fra i lavoratori e nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e dei territori avvelenati, è cominciato il nuovo processo Breda. Il primo processo contro i dirigenti Breda si concluse nel 2003 con l’assoluzione dei dirigenti che scatenò la sacrosanta protesta dei familiari delle vittime – ricordiamo l’occupazione dell’aula del Tribunale per oltre un’ora e mezza, scontrandosi con poliziotti e carabinieri, e il corteo con striscioni e cartelli nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano. Un secondo processo per la morte di mesotelioma di un lavoratore si concluse nel 2005 con la condanna dei dirigenti, vanificato alcuni mesi dopo dall’indulto deciso in modo bipartisan dal Prodi e Berlusconi.

 

Più recentemente, nel 2017 un altro processo di primo grado si era concluso nel giugno dello stesso anno con una vergognosa sentenza di assoluzione per i dirigenti Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati per omicidio colposo della morte per mesotelioma di 12 lavoratori. 

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lun

20

gen

2020

L'AMIANTO E IL PROFITTO CONTINUANO A UCCIDERE.

 

 

L'AMIANTO E IL PROFITTO CONTINUANO A UCCIDERE.


Nei giorni scorsi, è morto Giancarlo Perego (nella foto), dopo una lunga malattia, un tumore, contro cui ha lottato con tenacia.


Entrato giovanissimo, nei primi anni ‘60, alla Breda Termomeccanica, ha lavorato come operaio e impiegato, nei reparti di viale Sarca, 336, fino alla pensione; esposto all’amianto, come riconosciuto dall’Inail.


Fin da subito, ha partecipato alle lotte sindacali della Breda, con la generosita’ e la fermezza che lo distinguevano, e che abbiamo imparato a riconoscere, poi e’ stato delegato nel Consiglio di Fabbrica.


Ha partecipato al Comitato contro il Nucleare, alle lotte in difesa della salute, alla costituzione del Cobas Ansaldo, e per questo e’ stato a lungo discriminato dalla Azienda, senza mai tirarsi indietro.
Anche dopo la pensione, ha continuato ad essere presente alle lotte di ciò che restava della fabbrica, fino alla chiusura della Mangiarotti/Ansaldo, così’ come a quelle del Comitato per la difesa della Salute, di Sesto.

Un abbraccio affettuoso, ciao Giancarlo.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. .

mar

14

gen

2020

LA VIA DEL “PROGRESSO”, LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E’ LASTRICATA DI SANGUE OPERAIO.

LA VIA DEL “PROGRESSO”, LA RICERCA DEL MASSIMO PROFITTO E’ LASTRICATA DI SANGUE OPERAIO. Ogni giorno si muore sul lavoro e per malattie professionali.

 

Ieri13 gennaio 2020 intorno alle 18.30, si è verificato l’ennesimo assassinio sul lavoro di un operaio in un cantiere della Metro 4 di Milano

La vittima è uoperaio di 42 anni, Raffaele Ielpo, schiacciato da alcuni detriti a 18 metri di profondità durante i lavori per la realizzazione della nuova metropolitana di Milano.

Ora come sempre si sprecano le lacrime di coccodrillo, le condoglianze di chi doveva tutelare la salute dei lavoratori e nulla ha fatto per salvaguardarla.

Fabio Terragni, il presidente di M4 spa dopo la morte dell'operaio ha affermato: "Siamo affranti per quanto successo ed esprimiamo le più sentite condoglianze alla famiglia. La società concessionaria è a disposizione delle autorità affinché possa essere chiarita con il massimo rigore la dinamica dell'incidente".

Anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha dichiarato: “ Voglio esprimere il cordoglio alla sua famiglia e la vicinanza ai suoi colleghi, sono profondamente costernato per quanto accaduto. Come sindaco e a nome di tutta l'Amministrazione comunale siamo a disposizione della famiglia per tutto quanto necessario in questo difficile e tragico momento".

A parte le parole di circostanza delle autorità, gli infortuni sul lavoro, i lavoratori assassinati sul posto di lavoro e dalle sostanze nocive e cancerogene, sono considerate dalla società effetti collaterali dello sfruttamento capitalista finalizzata al profitto privato e quindi ineliminabili.

 

Ora si aprirà l’ennesima inchiesta giudiziaria e già si parla di tragica fatalità. In realtà la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro dipende dal fatto che i padroni per massimizzare i profitti risparmiano anche i pochi euro che sarebbero necessari per la sicurezza dei lavoratori.

 

L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il ricatto padronale, la mancanza di adeguate dotazioni di dispositivi di protezione individuali e collettive sono la causa principale degli infortuni, delle malattie professionali e dei crimini compiuti dai padroni sui posti di lavoro. La morte sul lavoro e di malattia professionale non è mai una fatalità.

 

Contro la monetizzazione della salute e della vita umana, affermiamo la parola d’ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica e nel territorio con le lotte:

LA SALUTE NON SI PAGA LA NOCIVITA’ SI ELIMINA.

 

Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia del lavoratore assassinato.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

lun

13

gen

2020

LA RABBIA OPERAIA CONTRO L'INGIUSTIZIA

LA RABBIA OPERAIA CONTRO L’INGIUSTIZIA PER I MORTI D’AMIANTO ALLA BREDA.

PILLOLE DI STORIA OPERAIA RACCONTATA DAI GIORNALI DEL 2003. OGGI LA LOTTA CONTINUA E IL 4 FEBBRAIO 2020 CI SARA’ L’ENNESIMO PROCESSO D’APPELLO .
L’assoluzione dei dirigenti, ma ancor più l’immediata rabbiosa protesta dei compagni di lavoro e dei famigliari delle vittime organizzate dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio vengono riprese su tutti gli organi di stampa e Tv nazionali.

Il 14 febbraio 2003 escono gli articoli di Manuela Cartosio sul Manifesto, di Ferdinando Baron sul Corriere della Sera e di Giuseppe Caruso sull’Unità.

 

SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO SUI SEI OPERAI DELLA BREDA FUCINE UCCISI DAL TUMORE. PER I GIUDICI NON ESISTE UN NESSO CAUSALE E QUINDI «IL FATTO NON SUSSISTE». Breda, gli operai morti per caso Lacrime, urla, proteste dei parenti: «li hanno uccisi di nuovo» L'assoluzione se l'aspettavano. Non è stata uno choc come al processo per Porto Marghera. L'aveva chiesta, e per ben due volte, lo stesso pubblico ministero Giulio Benedetti, convinto che non ci sia la prova del rapporto di causa e effetto tra l'amianto e la morte per tumore di sei ex operai della Breda Fucine di Sesto San Giovanni (fabbrica chiusa da tempo). Parenti, ex colleghi pensionati e Comitato per la difesa della salute se l'aspettavano a tal punto l'assoluzione che avevano già pronti striscioni e comunicati per gridare la loro rabbia contro una sentenza che «afferma che uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato». Ma quando il giudice Elena Bernante ha terminato la lettura del dispositivo della sentenza, che manda assolti due ex dirigenti della Breda Fucine di Sesto perché «il fatto non sussiste», la protesta nella piccola aula 7 del tribunale di Milano è stata più intensa di quella che nell'aula bunker di Mestre aveva mescolato lacrime, sbigottimento, incredulità e rabbia per l'assoluzione del Gotha della chimica. Hanno gridato «Vergogna», «Assassini», «Bastardi». Hanno invaso l'emiciclo dell'aula per stendere sotto la scritta «La legge è uguale per tutti» uno striscione che recita «Operai della Breda uccisi due volte: dall'amianto e dai giudici». Hanno occupato l'aula e solo dopo un'ora polizia e carabinieri sono riusciti a convincerli a uscire. Nei corridoi e fuori dal palazzo di giustizia hanno continuato a manifestare il loro sdegno. Alle 14,30, quando tutto era finito, Giuseppe Mastrandrea, 69 anni, il pigiama dentro una borsa di carta, ha preso la strada per l'Istituto dei tumori dove gli diranno se possono «aprirlo un'altra volta». Oltre ai familiari dei sei colleghi deceduti, Mastrandrea era una delle parti lese di questo processo. La sentenza dice che non c'è la prova che il suo tumore sia stato causato dalle fibre di amianto che ha respirato lavorando per anni nel reparto «verniciatura aste» della Breda Fucine. «Si respirava in gran quantità polvere di molatura. Lo dicevamo ai capi, loro ci rispondevano che le cose andavano così e ci davano mezzo litro di latte come antidoto», racconta il pensionato. «Ora i capi sono stati assolti come se non fosse successo nulla. Pensavo ci fosse un po' di giustizia, ma quella ormai è riservata solo ai padroni». Una giustizia riservata a chi «ha i soldi», quindi «di classe», commenta Michele Michelino, ex operaio della Breda animatore del Comitato che ha raccolto dati sul killer amianto; in 11 anni di attività e di lotte il Comitato ha presentato 19 denunce e elencato 70 morti. Denunce archiviate, eccetto quella giunta ieri a sentenza e un'altra per cui il processo inizierà a settembre. Il tribunale di Milano, osserva Michelino, come quello di Venezia «si è schierato a fianco dei padroni». Per le morti operaie non paga mai nessuno, commenta Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub, «al danno si aggiunge la beffa». I due imputati, Vito Schirone e Umberto Marino, erano accusati di omicidio e lesioni colpose. Per loro il pm aveva chiesto una prima volta l'assoluzione perché in base alle perizie non poteva essere provato il rapporto di causa-effetto tra amianto e quei sette casi di tumore. Il tribunale aveva riaperto il dibattimento per acquisire dati emersi da un convegno scientifico sull'amianto tenutosi ad Helsinki. Dati che non hanno modificato la convinzione del pm che ha concluso anche la seconda requisitoria con la richiesta d'assoluzione. Per Sandro Clementi, avvocato di parte civile, la formula «il fatto non sussiste» è particolarmente «inquietante», non tiene conto della verità accertata che l'amianto alla Breda c'era. Almeno due dei sette tumori, insiste, sono «sicuramente stati causati dall'amianto». L'unica possibilità per rimettere in discussione l'assoluzione di ieri è un'eventuale condanna di un folto gruppo di ex dirigenti Breda nel processo che inizierà a settembre. Manuela Cartosio Milano, 14 febbraio 2003 da "Il Manifesto"      ........................................................................continua la lettura

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sab

04

gen

2020

IL RICORDO DI FELICE DOTTI, LAVORATORE DELLA BREDA/ANSALDO, UCCISO DALL’AMIANTO E DAL PROFITTO. I COMPAGNI DI LAVORO E DI LOTTA

IL RICORDO DI FELICE DOTTI, LAVORATORE DELLA BREDA/ANSALDO, UCCISO DALL’AMIAN TO E DAL PROFITTO. I COMPAGNI DI LAVORO E DI LOTTA

C’è una parola per chiamare Felice (nella foto), una parola che amava, a cui rispondeva sorridendo: compagno.

Significa “Colui che ha il pane in comune”, con altri.

Ha lavorato per vivere, lontano da casa, ma il lavoro non è stato lo scopo della sua vita.

Perché, ha lottato contro lo sfruttamento degli uomini e delle donne al lavoro, per difendere la propria salute, per affermare che nessun capitale vale quanto la vita e la dignità di una persona che lavora.

Voleva che gli uomini e le donne che lavorano prendessero la vita nelle proprie mani, che fossero compagni, solidali tra loro e padroni della propria esistenza.

All’Ansaldo ha partecipato alla costituzione del Comitato contro il Nucleare, in una fabbrica che costruiva centrali nucleari;

alle lotte per la difesa della salute, e contro l’inquinamento, dentro e fuori la fabbrica;

alla costituzione di un gruppo operaio, e di un sindacato di base, lo SLAI-Cobas.

E, quando le cose finivano, anche con una sconfitta, ricominciava da quello che sapeva fare meglio: con pazienza, ostinazione e un po’ di ironia. Perché amava ridere in compagnia.

La sua vita e’ stato il pane diviso con i suoi simili, anche noi.

Ne siamo orgogliosi e ti siamo riconoscenti, ciao, compagno Felice.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

mer

01

gen

2020

L’AMIANTO FA UN’ALTRA VITTIMA.

L’AMIANTO FA UN’ALTRA VITTIMA.

 

Abbiamo appreso dal nostro compagno Danilo Ferrati operaio della Breda/Ansaldo che Felice Dotti è morto il 31 dicembre 2019, all’ospedale di Sondrio, per un tumore al polmone.

Aveva 64 anni.

 

Nelle sue mansioni di controllo di qualità svolte dentro i reparti, è stato esposto all’’amianto.

Nel 1978 è entrato in Breda Termomeccanica/Ansaldo, nel reparto Nucleare, dove ha lavorato come impiegato d’officina, fino al trasferimento alla Franco Tosi di Legnano, dove è andato in pensione.

È stato eletto delegato del consiglio di fabbrica e della Rsu, più volte.

Ha partecipato in prima persona, a tutte le lotte sindacali dentro la fabbrica, nel Comitato contro il Nucleare, e nel gruppo operaio di Cronache dal basso, fino alla costituzione dello SLAI Cobas Ansaldo.

 

Per questo ha pagato con la cassa integrazione e altre discriminazioni inflitte dall’ Ansaldo, senza mai rinunciare alle proprie convinzioni, alla solidarietà con i propri compagni di lavoro, e a tutte le azioni in difesa della salute dei lavoratori.

Lascia un vuoto ma anche un grande calore per la sua generosità.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

lun

23

dic

2019

Operai morti amianto alla Breda. IL GIORNO di oggi

ven

20

dic

2019

AMIANTO BREDA: PROCESSO D'APPELLO PER 12 OPERAI

M i l a n o , 1 9 d i c e m b r e 2 0 1 9

 

COMUNICATO STAMPA

 

" Ci auguriamo che possa esserci giustizia, finalmente, per i 12 lavoratori uccisi dall'amianto alla Breda Termomeccanica -Ansaldo, di Viale Sarca a Milano e che, con il Processo aperto oggi in Corte d'Appello di Milano, venga riconosciuta la responsabilità penale, con giusta condanna, di chi per gravi inadempienze e per mancata attuazione delle norme previste dalla legge, ne ha causato la morte": è quanto hanno dichiarato, oggi, al termine della prima udienza del processo in Corte d'Appello a Milano, Sezione Quinta, Michele Michelino, ex operaio Breda, presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio e Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica e di AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto.

 

Negli ultimi mesi la lista dei morti e ammalati continua tragicamente ad allungarsi, altri lavoratori della Breda sono stati colpiti da tumori causati dall’amianto, che ha purtroppo una lunga latenza e che quando si manifesta non dà praticamente scampo. “Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro una giustizia che offende e umilia le vittime”, anche oggi, come nel 2017 i familiari di alcuni lavoratori morti hanno espresso il loro dolore, ma al contempo la volontà di continuare la battaglia fino in fondo.ù

 

Le tre associazioni, assistite dall'avvocata Laura Mara, hanno fatto ricorso in appello, in quanto parte civile, contro la sconcertante sentenza assolutoria di primo grado del 17 giugno 2017 per gli 8 dirigenti BREDA Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati per omicidio colposo della morte per mesotelioma di 12 lavoratori. Come purtroppo è noto il mesotelioma è un cancro mortale, causato esclusivamente dalle fibre/polveri di amianto, respirato nel luogo di lavoro: ma il giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano aveva sentenziato che “il fatto non sussiste” o per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e dei consulenti ATS, ex ASL dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P.M. avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

In questo processo d’Appello il collegio giudicante è composto da tre giudici, l Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e la giudice Sola.

 

" Abbiamo ascoltato la requisitoria del Procuratore Generale Nicola Balice, che ha criticato le motivazioni con cui il giudice di primo grado aveva assolto gli imputati di omicidio colposo e siamo fiduciosi, in particolare, per il fatto che Balice ha chiesto la riapertura dell’istruttoria: ciò consentirà di riascoltare i 2 consulenti delle parti, alla luce dei nuovi studi scientifici e di recenti sentenze della Corte di Cassazione, ribadendo le richieste di condanna con pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi per gli imputati. Ci auguriamo vivamente che possa essere messa la parola fine alle teorie i n v e n t a t e da alcuni importanti e ben pagati consulenti delle industrie, che mettono in dubbio le acquisizioni delle Conferenze Internazionali e delle Consensus Conference in relazione ai tempi "accorciati" in cui le malattie correlate all’amianto si manifestano, inducendo per i soggetti colpiti non solo maggiori sofferenze, ma anche un accorciamento della vita.” Nel processo sono inoltre costituite parte civile anche la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, e l’INAIL.

Questo processo avviene in un periodo particolare, mentre cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e da più parti si chiede la bonifica dei siti contaminati , fra cui molte scuole, e dei territori avvelenati. L’amianto ormai è assodato è un pericoloso killer che ha colpito prima gli operai costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene, poi "uscendo dalle fabbriche" e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini.   

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio

 

Associazione Italiana Esposti Amianto

 

Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute

 

Per info: Carmina Conte, cell 393 1377616 Fulvio Aurora, cell. 3392516050 Michele Michelino, cell.3357850799,

gio

19

dic

2019

MORTI AMIANTO BREDA. PROCESSO D'APPELLO

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica/Ansaldo

 Il 19 dicembre è cominciato il processo d’Appello.

Oggi 19 dicembre presso la Corte d’Appello di Milano (sezione Quinta) è cominciato il processo contro i dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto (mesotelioma) di 12 lavoratori. In primo grado gli imputati di omicidio colposo erano stati assolti dal giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e ATS (ex ASL) dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P.M avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

Nel questo processo d’Appello presso la V Sezione Penale il collegio giudicante è composta da tre giudici, il Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e dalla giudice Sola.

 

Il Procuratore Generale Nicola Balice nella sua requisitoria ha criticato le motivazioni con cui il giudice di prima grado aveva assolto gli imputati di omicidio colposo e ha chiesto di riaprire l’istruttoria per risentire i consulenti delle parti alla luce delle nuovi studi scientifici e recenti sentenze della Coorte di Cassazione ribadendo le richieste di condanna con pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi per gli imputati.

 

In questo processo sono costituiti parte civile diverse associazione e istituzioni.

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio (che raggruppa operai Breda e famigliari dei morti), l’Associazione Italiana Esposti Amianto e Medicina Democratica, tutte e tre associazioni sono rappresentate e difesi dall’avvocata Laura Mara.

Sono inoltre costituite come parti civili anche la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, e l’INAIL.

 

Questo processo avviene in un periodo particolare mentre cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e da più parti si chiede la bonifica dei siti contaminati (fra cui molte scuole), e dei territori avvelenati.

L’amianto ormai è assodato è un pericoloso killer che ha colpito prima gli operai costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene, poi uscendo dalle fabbriche e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini.

 

Negli ultimi mesi la lista dei morti e ammalati continua ad allungarsi, altri lavoratori della Breda sono stati colpiti da tumori causati dall’amianto.

Come affermarono nel 2017 dopo la sentenza che assolveva i manager i famigliari di alcuni lavoratori deceduti e hanno ripetuto oggi, “Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro una giustizia che offende e umilia le vittime”. La prossima udienza è prevista per il 4 febbraio 2020 (aula A, primo piano con gli interventi degli avvocati delle parti civili e delle difese.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio

 

Associazione Italiana Esposti Amianto

 

Medicina Democratica

 

Per contatti: Michele Michelino 3357850799,  Fulvio aurora 3392516050

 

 

                                                                    Milano 19 dicembre 2019

mer

18

dic

2019

ILVA: UNITA' CONTRO IL CAPITALISMO

Unità contro il capitalismo

ArcelorMittal, ex ILVA: l’unità di lotta degli operai e degli abitanti di Taranto è la strada per difendere occupazione, salario, salute e ambiente

Nel mese di novembre 2019 la multinazionale ArcelorMittal ha annunciato esuberi, tagli degli organici con fermate degli altiforni e del treno nastri dell’ex Ilva di Taranto.


ArcelorMittal, nella ricerca del massimo profitto, in questi giorni con la presentazione del piano di ristrutturazione, ha annunciato 4.700 nuovi esuberi, 2.800 dal 2020 e gli altri negli anni successivi. Con i 500 operai espulsi dalla fabbrica lo scorso anno, sono circa 6mila e 500 gli “esuberi”.

I sindacati collaborazionisti, che finora hanno concordato con il padrone e il governo i licenziamenti mascherati e le dimissioni incentivate, anteponendo il profitto del padrone alla salute e alla vita umana dei lavoratori e della popolazione di Taranto, davanti a quest’altro attacco all’occupazione hanno chiamato i lavoratori in produzione allo sciopero per difendere il posto di lavoro e la fabbrica, che continua ad avvelenare e inquinare.

Lo scontro fra gli stessi operai, guidato dai sindacati confederali e anche di alcuni di quelli di base che difendono il posto di lavoro così com’è senza sicurezza, inquinato che avvelena prima loro e poi le loro famiglie e abitanti di Taranto, serve solo al padrone.
I sacrifici di ieri - che l’azienda, con la complicità del governo e sindacati collaborazionisti, filo padronale Cgil-Cisl-Uil-Ugl e Usb, ha imposto agli operai con i primi esuberi e lo scudo penale concesso al padrone (in pratica l’impunità, la licenza di uccidere e avvelenare i lavoratori e la popolazione) - hanno preparato quelli ancora più pesanti di oggi.

Gli operai sono le prime vittime dello sfruttamento e dell’inquinamento. Le sostanze nocive e inquinanti prima avvelenano e uccidono gli operai poi, dopo averli avvelenati, escono dalla fabbrica, si disperdono nel territorio attraverso le falde acquifere, l’aria, la pioggia avvelenando la popolazione.
Chiudere le fonti inquinanti, risanare gli ambienti nocivi della fabbrica bonificandola è interesse comune dei lavoratori e della stragrande maggioranza dei cittadini di Taranto. Solo un pugno di sfruttatori o parassiti che vivono delle briciole e dei privilegi che il padrone della fabbrica gli concede possono difendere la fabbrica così com’è. 

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mar

17

dic

2019

CONTRO I MORTI DE PROFITTO

 

La morte sul lavoro non è mai una fatalità.

 

 Sul lavoro si muore più che in guerra.

 

Intervento all’assemblea LAVORO PER VIVERE NON PER MORIRE! 

7 dicembre 2019, 12° anniversario della strage alla Thyssen: 7 operai bruciati vivi

 

 Michele Michelino (*)

 

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila e ogni anno sono 1.400 (120 al mese) i morti sul lavoro mentre decine di migliaia sono quelli per malattie professionali (solo per amianto oltre 6.000 all’anno).

A questi numeri vanno aggiunti gli altri morti del profitto causati dai risparmi sulla sicurezza (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni e altro ancora).

 

Per i capitalisti, i governi e i politici che rappresentano i loro interessi, i morti sul lavoro sono effetti collaterali dello sfruttamento e come tali accettati come inevitabili.

 

In particolare, quando si arriva ad un processo e lo Stato e i suoi rappresentati sono imputati di strage, lo Stato assolve sempre se stesso, come dimostra anche l’ultimo episodio della strage di Rigopiano, in cui i politici sono stati salvati.

 

L’Italia è il paese in cui - subito dopo l’incendio che uccise i 7 lavoratori bruciati vivi nel 2007 - gli industriali applaudono i dirigenti assassini della ThyssenKrupp. Durante l'assise di Confindustria l’A.D. Harald Espenhahn fu molto applaudito, nonostante la sentenza di condanna a 16 anni.

 

Emma Marcegaglia, allora presidente dell'Associazione degli imprenditori, così disse nel suo intervento all’assemblea di Bergamo il 7 maggio 2011: «È un unicum in Europa . Una cosa di questo tipo, se dovesse prevalere, allontanerebbe gli investimenti esteri mettendo a repentaglio la sopravvivenza del sistema produttivo. È un tema che va guardato con grande attenzione, nel massimo rispetto per la sicurezza sul lavoro, ma una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe gli investimenti dall'Italia».

Marcegaglia aveva poi assicurato «il massimo impegno per la sicurezza» e annunciato di voler incontrare i familiari dei lavoratori morti. Cosi oltre al danno aggiungeva la beffa.

 

Il 13 maggio del 2016 la Corte di Cassazione - quarta sezione penale – ha condannato l'amministrare delegato Espenhahn e il consigliere Priegnitz a pene definitive, rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi, ma questi assassini non hanno mai scontato un giorno di carcere per la strage operaia del 2007 nell'acciaieria.

Oggi, nonostante la condanna, questi criminali sono liberi in Germania perché questa nazione non applica la sentenza e non rispetta la legge Italiana. 

Guarda caso è la  stessa cosa che fa oggi ArcelorMittal sull’ILVA di Taranto

 

In galera finirono solo i dirigenti italiani Cosimo Cafueri(responsabile della sicurezza), condannato a 6 anni e 8 mesi, Marco Pucci (consigliere del CdA) a 6 anni e 10 mesi, Raffaele Salerno (Direttore dello stabilimento di Torino), 7 anni e 2 mesi, Daniele Moroni (dirigente area tecnica e servizi), 7 anni e 6 mesi; tutti, dopo la sentenza, si sono consegnati alle autorità per scontare la propria pena. 

Ormai stanno per uscire tutti dal carcere: Pucci già a giugno 2017 aveva ottenuto la possibilità di svolgere un lavoro esterno al carcere e nel frattempo ha anche chiesto la grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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gio

12

dic

2019

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica/Ansaldo Il 19 dicembre inizia il processo d’Appello.

ZONANOVE DICEMBRE 2019 GIORNALE MENSILE 32.000 COPIE DISTRIBUITE

 

Morti per amianto alla BredaTermomeccanica/Ansaldo

 Il 19 dicembre inizia il processo d’Appello.

Michele Michelino

 

 

Il 19 dicembre presso la Corte d’Appelli di Milano (sezione Quinta) inizierà il processo contro una decina di dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano, imputati della morte per amianto (mesotelioma) di 12 lavoratori. In primo grado gli imputati di omicidio colposo erano stati assolti dal giudice dott. Simone Luerti della 9° Sezione Penale del Tribunale di Milano, con la formula “il fatto non sussiste” e per “non aver commesso il fatto”, nonostante le decine di testimonianze di ex lavoratori e ATS (ex ASL) dimostrassero la massiccia presenza di amianto e il P.M Nicola Balice avesse chiesto pene dai 2 ai 4 anni e 11 mesi.

 

Questo processo avviene in un periodo particolare mentre cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza del pericolo amianto e della sicurezza sui posti di lavoro e da più parti si chiede la bonifica dei siti contaminati (fra cui molte scuole), e dei territori avvelenati.

L’amianto ormai è assodato è un pericoloso killer che ha colpito prima gli operai costretti a lavorare in ambienti nocivi con sostanze cancerogene, poi uscendo dalle fabbriche e disperdendosi nell’aria, nell’acqua e nel territorio, anche i cittadini.

 

Nel frattempo la lista dei morti e ammalati continua ad allungarsi e fra i morti ci sono anche alcuni residenti nel IX municipio.

 

In questo processo sono parte civile diverse associazione e istituzioni. Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro nel Territorio (che raggruppa operai Breda e famigliari dei morti), L’INAIL, la Regione Lombardia, la FIOM-CGIL, l’Associazione Italiana Esposti Amianto, e Medicina Democratica.

Affermarono i famigliari di alcuni lavoratori deceduti nel 2017 dopo la sentenza che assolveva i manager “Oggi abbiamo perso un’altra battaglia, ma la battaglia per ottenere giustizia continua, non ci arrendiamo. Siamo pieni di rabbia ma non rassegnati. Continueremo a lottare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nei Tribunali contro una giustizia che offende e umilia le vittime”

  

I MANIIFESTAZIONI PER LA SICUREZZA E CONTRO I MORTI SUL LAVORO

In Italia negli ultimi dieci anni i morti per infortuni sul lavoro sono più di 17 mila.

 I dati INAIL (sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero) nel 2018 registra 1.133 vittime, 104 morti in più del 2017.
Una strage di lavoratori di quasi 100 persone al mese, e sono in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 (+2,5%). S
olo per amianto sono 6.000 l’anno, e che ogni anno circa 160mila cittadini europei muoiono per malattie collegate al proprio lavoro.

 

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mer

11

dic

2019

CONTRO I MORTI SUL LAVORO

COMUNICATO sulla giornata di mobilitazione del 7 dicembre a Torino

Sabato 7 dicembre si è tenuta l'iniziativa nazionale del Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati per l'Unità della classe (C.L.A.) sul tema “Salute e Sicurezza sul posto di lavoro e nel territorio”.
Come spiegato nei documenti di convocazione, data e luogo sono stati scelti per collegarsi alla strage del 6 dicembre 2007 di 12 anni fa in cui morirono, arsi vivi, 7 operai alla Thyssen Krupp.
Le madri e i familiari di quegli operai uccisi dal profitto capitalista ed una delegazione di familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio (29 giugno 2009) hanno presenziato alla nostra assemblea ed hanno parlato alla platea con interventi che hanno dato il senso delle ragioni per cui ci siamo riuniti. Le ringraziamo e li ringraziamo profondamente e sinceramente.
Per la prima volta il Coordinamento ha voluto organizzare una manifestazione di piazza, oltre all'assemblea. Entrambe sono riuscite, con 150-200 presenze la mattina al presidio di fronte all'Unione industriali ed alla Confindustria piemontese ed il pomeriggio in assemblea. Un risultato che quali-quantitativamente soddisfa ampiamente, pur essendo consapevoli dei limiti di cosa è oggi il C.L.A. e di cosa rappresenta.
Fra le organizzazioni sindacali ed operaie hanno aderito con propri comunicati:
le federazioni del Piemonte e di Vicenza della Cub;
lo Slai Cobas provinciale di Milano; lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe;
il Coordinamento lavoratori dell'alto-vicentino “Voci Operaie”;
la federazione Cobas sanità-università e ricerca;
l'Unione Sindacale Italiana-Usi e Associazione difesa utenti servizi pubblici-Usicons.
Oltre agli attivisti e delegati promotori, erano presenti, realtà, attivisti e responsabili:
delle federazioni Cub di Genova, Milano, Varese, Firenze;
del SI Cobas di Torino, con gli operai licenziati dalla cooperativa CLO in appalto al magazzino Coop di Rivalta Scrivia (Alessandria);
della Confederazione Cobas di Torino e di Genova;
del Sindacato è un'altra cosa (area di opposizione in Cgil) delle province di Lucca e Massa; inoltre ferrovieri Cub, Cat, Usb, Orsa e non iscritti;
il gruppo “Operai Autorganizzati FCA” di Torino;
il “Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio” di Sesto S. Giovanni (Mi); Medicina Democratica;
il gruppo “Cassa di resistenza territoriale” di Torino.
Oltre all'introduzione ed alle conclusioni gli interventi sono stati 17, di fronte ad una sala colma, attenta e partecipe.
I temi emersi con maggiore forza:
- la necessità di evidenziare il collegamento fra condizioni generali di vita e d'impiego dei lavoratori e le condizioni riguardanti la salute e sicurezza sul posto di lavoro e nel territorio: da ciò la forte denuncia sul ruolo complice col padronato del sindacalismo collaborazionista di Cgil-Cisl-Uil, sottolineato anche nell'intervento delle madri dei 7 operai della Thyssen;
- la necessità di collegare e coordinare a livello nazionale le lotte per la salute e la sicurezza;
- la necessità di collegare la lotta operaia con quella delle associazioni e di singoli familiari delle vittime di stragi sul e da lavoro, dei comitati di difesa del territorio, sulla base della consapevolezza che la soluzione del problema sta nella lotta dei lavoratori e delle lavoratrici che lavorano in quelle realtà, fabbriche e infrastrutture;
- la vicenda dell'Ilva: in ogni azienda la lotta deve essere condotta per la difesa della salute e della sicurezza degli operai e delle popolazioni dei quartieri limitrofi alla fabbrica.
Per come è stata preparata, sviluppata e condotta, l'iniziativa non è stata fine a se stessa, né si è limitata ad una pur significativa e necessaria commemorazione della strage operaia di 12 anni fa.
Come prossimo appuntamento, è stato proposto dal gruppo promotore della giornata un'assemblea nazionale per sabato 11 gennaio 2020 a Firenze.

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe
10 dicembre 2019

 

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2019

5 DICEMBRE GIORNATA CONTRO I MORTI SUL LAVORO

INVITO SENATO.pdf
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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi