Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

lun

10

mag

2021

QUANDO IL LAVORO UCCIDE

QUANDO IL LAVORO UCCIDE.

 

MORTI SUL LAVORO E DA LAVORO.

 

BASTA LACRIME MA LOTTA

 

Nella crisi e nella pandemia si riducono i posti di lavoro, ci sono meno lavoratori occupati, ma con il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita continuano ad aumentare morti, feriti e invalidi.

Basta con l’ipocrisia del potere, di governo, istituzioni, sindacati filo padronali e di tutti quelli che legittimano e sostengono lo sfruttamento per realizzare maggiori profitti e poi in pubblico versano lacrime di coccodrillo.

Questa catena di morte va interrotta.

Anche una sola morte sul lavoro o per di malattia professionale a causa del profitto è intollerabile e va impedita.

E’ arrivato il momento di organizzare scioperi per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e di scendere piazza.

Basta parole, basta cordoglio, basta delegare ad altri la difesa della nostra salute e dei nostri interessi e diritti è arrivato il momento della lotta di classe contro classe.

 

Cominciamo a organizzare manifestazioni contro le sedi della Confindustria in ogni città per affermare il diritto alla salute e alla vita nei luoghi di lavoro e nel territorio.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

gio

06

mag

2021

MORTI, FERITI E AMMALATI AL LAVORO. Niente prevenzione, niente sicurezza, ma tante polizie

Morti, feriti e ammalati al lavoro. Niente prevenzione, niente sicurezza, ma tante polizie

La morte al lavoro di Luana D’Orazio, ventiduenne madre di un bambino, ha solo in piccola parte svelato la tragedia delle morti sul lavoro che si ripetono continuamente quasi 3 al giorno. A queste si aggiungono oltre 130 mila incidenti più o meno gravi che a volte lasciano invalidi a vita le vittime e ancora tanti ammalati per contaminazioni tossiche tipiche di tante attività. Il paradosso è che negli anni scorsi con le lotte è stata conquistata una normativa che sulla carta è buona. Ma di fatto non è applicata né fatta rispettare. Manca la prevenzione e manca quindi la protezione dei lavoratori.

Come ci dicevano alcuni operai durante un’inchiesta nel 2009 : “Ogni giorno andiamo a lavorare come se andassimo in guerra! Rischiamo incidenti o di morire”. La causa di questa assenza di prevenzione e di protezione è evidente ma le autorità la ignorano, un ‘ignoranza che di fatto è criminale!

Dal 1990 in poi le agenzie di prevenzione e controllo (ispettorati del lavoro, ispettorati ASL, INAIL e anche RLS e RLST -responsabili sindacali per la sicurezza) sono state indebolite o ridotte a fare ben poco. A fronte di milioni di imprese in tutta Italia gli ispettorati del lavoro hanno solo 4.500 dipendenti spesso costretti a stare in ufficio in mezzo alle scartoffie e quindi poco impiegati per ispezioni di controllo.

Gli addetti alla prevenzione e ai controlli delle Asl sono rimasti 2 mila in tutta Italia! (erano 5mila ancora nel 2009). Gli ispettori dell'Inail sono stati ridotti a solo 246.

Ciononostante quando questi ispettori riescono a fare controlli si scopre che oltre l’80% delle attività economiche non sono in regola[1]. Spesso gli impianti di sicurezza non sono messi in funzione perché frenerebbero i ritmi produttivi che i padroni vogliono sempre più veloci. E in generale le autorità fanno finta di non sapere che circa il 35% del PIL è dovuto alle economie sommerse, cioè lavoro semi-nero e nero, lavoro a rischio di incidenti, oltre che evasione fiscale e contributiva.

Eppure l’Italia è il paese che ha in proporzione agli abitanti più polizie. Ma per quale sicurezza?[2]

Dal 1990 in poi tutte le autorità non fanno altro che assecondare il discorso demagogico contro le insicurezze di comodo attribuite a immigrati, marginali, tossicodipendenti o presunti sovversivi. Il sig. Salvini quando era ministro degli interni s’è guardato bene di dire alle polizie di andare a controllare le attività al nero nei suoi feudi elettorali come per esempio la Valle della gomma dove si strappano al nero guarnizioni per auto a 2 euro per mille pezzi. Nessun governo ha varato un vero e proprio programma di bonifica delle economie sommerse che fra l’altro sono evasione fiscale e collusioni con la criminalità organizzata. Le vittime di queste economie sono italiani e immigrati stranieri. Ma queste vittime e chi rischia la vita sul lavoro sono ignorate, non hanno diritto ad alcuna protezione. Allora perché non si riqualifica metà del personale delle polizie e lo si destina alla prevenzione e il controllo dell’insicurezza e delle irregolarità nelle molteplici attività economiche?

La risposta è una sola: le economie sommerse valgono 10 milioni di voti!!! !0 milioni di italiani che beneficiano di lavoro semi-nero e nero e quindi di evasione fiscale e contributiva e di abusivismi. Nessun partito osa mettersi contro questo elettorato. E il presidente della Repubblica che si commuove ad ogni morte sul lavoro e o casi di neo-schiavitù perché non dice nulla su questo? E perché il Recovery Plan o PNRR varato dal governo Draghi IGNORA questa realtà? Si legittima così il fatto che l’economia nazionale si nutre di economie sommerse e delle loro vittime!

 

Salvatore Palidda

 

 

mar

04

mag

2021

24 APRILE 2021 LE VITTIME DELL’AMIANTO E DEL PROFITTO SCENDONO IN PIAZZA

sab

01

mag

2021

MORTI D'AMIANTO AL TEATRO SCALA: ASSOLTI I DIRIGENTI. COMUNICATO DEL COMITATO

 

Teatro alla Scala: tutti assolti gli imputati del processo per le morti da amianto.

 

Per il Tribunale di Milano uccidere i lavoratori non è reato

 

Ancora una volta il tribunale di Milano ha assolto quattro ex dirigenti del Teatro alla Scala di Milano, imputati per l’omicidio colposo di 10 lavoratori, con la formula «il fatto non sussiste»

Nel frattempo la lista dei morti d’amianto fra i lavoratori del teatro si è allungata. Un’altra decina di lavoratori ha perso la vita per l’asbesto.

Che i tribunali siano schierati a difesa dell’economia e del profitto lo sappiamo da sempre.

Fiducia nello stato e nei tribunali (in particolare quello di Milano) non ne abbiamo mai avuta e la sentenza di assoluzione dei dirigenti imputati era chiara fin dalle prime udienze. Infatti, la giudice – e presidente della 9° sezione penale- Mariolina Panasiti, ha dimostrato la sua scelta di campo interrompendo e redarguendo più volte il Pubblico Ministero, Maurizio Ascione, e gli avvocati delle parti civili, come ha fatto anche nell’ultima udienza, interrompendo nuovamente le repliche del PM e degli avvocati delle parti civili.

La 9° sezione del tribunale di Milano, più di altri, è spudoratamente servile con gli avvocati della difesa dei potenti e arrogante con l’accusa e gli avvocati delle vittime.

In Italia c’è una giustizia di classe che, nei conflitti fra padroni, manager e operai, è schierata a sostegno del potere. Così, ancora una volta, i padroni e i manager che non rispettano le leggi antinfortunistiche e le misure di sicurezza possono dormire sonni tranquilli.

Questo tribunale, sempre pronto a genuflettersi davanti ai potenti e ai loro avvocati lautamente pagati per difendere gli assassini dei lavoratori, ha sentenziato ancora una volta che UCCIDERE I LAVORATORI PER IL PROFITTO NON E’ UN REATO.

La verità storica emersa dalle testimonianze dei lavoratori e consulenti del PM viene così opportunamente cancellata da quella giuridica.

Eppure, durante le numerose udienze, è emerso che i lavoratori erano esposti ad amianto prima delle bonifiche dei locali .... e anche dopo. L'amianto nel Teatro è presente dalla ricostruzione di Piermarini del 1943 ed è servito a coibentare numerosi spazi del palazzo.

Nel processo è emerso che i dirigenti non hanno mai informato i lavoratori sui rischi e non hanno mai fornito dispositivi di protezione, che le condizioni di lavoro non rispettavano le norme di sicurezza e i gravissimi ritardi nelle bonifiche. L’amianto è stato messo al bando nel 1992 con tanto di obbligo di bonifica dei luoghi in cui fosse presente.

Questi processi dimostrano ai famigliari delle vittime e ai lavoratori - più di tanti proclami ideologici - che in una società divisa in classi tutte le istituzioni, compresa la magistratura, sono al servizio della classe borghese dominante. E vogliamo farlo proprio il 1° maggio, giornata simbolo della lotta della classe operaia in tutto il mondo.

Nonostante questo non ci rassegniamo. La nostra battaglia per cambiare questa società ingiusta basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo continua nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nel territorio e anche nelle aule di tribunale.

 

NOI NON CI ARRENDIAMO. NOI NON PERDONIAMO.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it           http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com    

 

 

1 maggio  2021

ven

30

apr

2021

AMIANTO TEATRO ALLA SCALA ASSOLTI GLI IMPUTATI.

Teatro Scala, assolti gli imputati al processo per i morti per amianto. Comitati vittime: “Vergogna”

Sono stati assolti tutti e quattro gli ex dirigenti del Teatro alla Scala di Milano accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di persone tra dipendenti, tecnici e operatori esposti per diversi anni alle fibre di amianto prima della bonifica dei locali: “Questo tribunale continua ad assolvere i datori di lavoro e condannare le vittime”, spiega a Fanpage.it Michele Michelino del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio.

ATTUALITÀCRONACA 30 APRILE 2021 di Ilaria Quattrone

"Noi veramente ce lo aspettavamo perché questo tribunale continua ad assolvere i datori di lavoro e condannare le vittime": a dirlo a Fanpage.it è Michele Michelino, presidente del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio commentando l'assoluzione di quattro ex dirigenti del Teatro alla Scala da parte del Tribunale di Milano. Tutti loro, che erano stati accusati di omicidio colposo per la morte di alcuni lavoratori, tecnici e operatori, sono stati assolti "perché il fatto non sussiste".

 

Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni

Gli ex dirigenti erano stati accusati della morte di una decina di persone esposte alle fibre dell'amianto prima delle bonifiche dei locali al Piermarini. Il pubblico ministero Maurizio Ascione aveva chiesto condanne tra i due e i sette anni di carcere. Dopo una camera di consiglio durata un'ora, il giudice Mariolina Panasiti ha deciso per l'assoluzione. Alla lettura del dispositivo, i rappresentanti dei comitati delle vittime hanno urlato "vergogna". Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

 

Comitato vittime: Continueremo a lottare

"Abbiamo perso una battaglia, ma noi continueremo a lottare. Noi possiamo accettare – spiega Michelini a Fanpage.it – che in nome del profitto si continui a far vittime. Noi non vogliamo più che questo succeda". Per questo motivo il presidente ha spiegato che nei prossimi giorni incontrerà altre associazioni: "Adesso vedremo con altre associazioni come fare per far intervenire il ministero della Giustizia e far cambiare la legge sugli infortuni".

 

Ilaria Quattrone

 

continua su: https://www.fanpage.it/milano/teatro-scala-assolti-gli-imputati-al-processo-per-i-morti-per-amianto-comitati-vittime-vergogna/

 

https://www.fanpage.it/

gio

29

apr

2021

MORTI D’AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA: ULTIMA UDIENZA

COMUNICATO STAMPA

 

MORTI D’AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA: ULTIMA UDIENZA

 

Il 30 aprile ci sarà l’ultima udienza del processo che vede imputati 3 dirigenti del Teatro alla Scala e un rappresentante del Centro Diagnostico accusati della morte di 10 lavoratori.

 

 I famigliari delle vittime, associazioni e comitati, costituiti parti civili, attendono da troppo tempo una giustizia che non arriva mai e una presa di posizione di vicinanza e solidarietà, nonché sempre richiesta di giustizia da parte dell’attuale presidente della Fondazione Teatro alla Scala, e cioè il sindaco Giuseppe Sala, che finora davanti a questa tragedia che ha colpito i lavoratori e gli artisti del teatro lirico più importante del nostro Paese e che continua a mietere vittime è rimasto in silenzio. Che sia pure l’occasione per attuare un piano cittadino di bonifica complessiva dell’amianto

 

Il 30 aprile si chiude il processo e sapremo se il Tribunale di Milano condannerà i dirigenti imputati di questa strage di lavoratori, tecnici, cantanti e musicisti, causata dall’amianto presente in tutti gli ambienti, respirato per decenni non solo da chi ci ha lavorato, ma anche dai frequentatori e dal pubblico ignaro.

 

Dopo anni di lutti finalmente sapremo se in questa Repubblica nata dalla Resistenza questa volta le vittime riusciranno ad ottenere giustizia, oppure se, come è prevalentemente successo finora, i giudici di Milano assolveranno ancora una volta i dirigenti imputati.

 

Ci auguriamo che questo processo inverta a tendenza e si concluda con pene severe per gli imputati, quale monito a chi non rispetta la salute e la vita dei lavoratori.

 

LA NOSTRA VITA VALE PIU’ DEI LORO PROFITTI


ORE 9,30 PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE DI MILANO DEI FAMIGLIARI DELLE VITTIME, ASSOCIAZIONI E COMITATI PER L’ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO CONTRO I RESPONSABILI DELLE MORTI D’AMIANTO AL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO.

 

 Comitato Ambiente Salute Teatro alla Scala, Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute ONLUS, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Associazione Italiana Esposti Amianto, CUB info e spettacolo

mer

28

apr

2021

VIDEO 28 APRILE 2021 COMITATO DIFESA SALUTE

mer

28

apr

2021

28 APRILE GORNATA MONDIALE CONTRO L 'AMIANTO

28 APRILE GIORNATA MONDIALE CONTRO L‘AMIANTO.

UNA STRAGE LUNGA UN SECOLO

L’amianto in Italia, in Europa e nel Mondo

In Italia la strage infinita dell’amianto provoca 6.000 mila morti ogni anno. L’Italia è il paese delle stragi impunite e delle lotte operaie e popolari in difesa della salute. Conviviamo con amianto, cromo esavalente, scorie cancerogene: i disastri ambientali e le stragi di cittadini avvengono giornalmente. L’amianto si trova ancora ovunque. Nelle tettoie, nei rivestimenti delle scuole, nelle intercapedini dei nostri appartamenti, negli ospedali e nelle caserme, negli edifici pubblici.

In Europa sono circa 15 mila le persone che ogni anno perdono la vita in Europa a causa di patologie amianto-correlate, una persona su tre è a rischio. A lanciare questo allarme sono gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

Nel mondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità valuta che siano almeno 125 milioni i lavoratori nel mondo esposti all’amianto; che ogni anno siano circa centomila i morti, ma gli esperti avvertono che si tratta di cifre sottostimate. Nei soli paesi industrializzati dell’Europa, dell’America del Nord e del Giappone, si registrano ogni anno circa ventimila morti per cancro al polmone, e diecimila casi di mesotelioma dovuti all’amianto. Nessuno conta gli indiani, i pakistani, i vietnamiti, gli africani, i cinesi, gli abitanti di quelle che un tempo erano le repubbliche dell’Unione Sovietica, i sudamericani che ogni giorno lavorano sottopagati, a contatto con tubi e pannelli di eternit e altro ancora.

 

Dal libro AMIANTO: MORTI DI “PROGRESSO” La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

https://www.comitatodifesasalutessg.com/i-nostri-libri/

 

 

lun

26

apr

2021

LIBERIAMO IL FUTURO DELLE PROSSIME GENERAZIONI DALLE MALATTIE E DAI MORTI PER AMIANTO

COORDINAMENTO NAZIONALE ASSOCIAZIONI AMIANTO

Liberiamo il futuro delle prossime generazioni dalle malattie e dalle morti per Amianto

LETTERA APERTA AI PRESIDENTI DELLE ISTITUZIONI

On. Maria Elisabetta Alberti Casellati

On. Roberto Fico

Presidenti del Senato della

Repubblica e della Camera dei Deputati

P rof. Mario Draghi

Presidente del Consiglio dei Ministri

Signori Ministri di Salute, Lavoro,

Transizione Ecologica, Economia,

Sviluppo Economico, Giustizia,

Istruzione, Università e Ricerca

On. Presidenti dei Gruppi Parlamentari

Liberiamo il futuro delle prossime generazioni dalle malattie e dalle morti per Amianto

Nella speranza e certezza che presto, tutti insieme, sapremo uscire dall’incubo del Covid, rimane l’insidia ancora più pericolosa e subdola, assassino implacabile, dell’AMIANTO.

L’AMIANTO rimane la causa della maggiore morbilità e mortalità per i lavoratori ed aumenta anche la quota dei cittadini inermi e inconsapevoli che per trasmissione familiare o ambientale vengono

colpiti dalle patologie causate dall’amianto.

Per i prossimi 30, 40 anni e oltre, continueremo ad avere una striscia inesorabile di vittime innocenti. L’unico modo per ridurre, interrompere questa strage silenziosa, è accelerare la bonifica

dell’amianto in tutti gli ambienti di vita e di lavoro e garantire una migliore assistenza sanitaria e tutela sociale.

Possiamo migliorare la tutela sociale ed evitare, ridurre le prossime vittime con operazioni immediate quali:

- Estendere il super bonus del 110% direttamente alla bonifica dell’amianto negli immobili privati, come voce specifica oltre a quanto previsto per la sicurezza sismica e l’efficienza energetica;

- Pieno utilizzo delle risorse Inail per la bonifica dell’amianto nei processi produttivi e negli

impianti industriali, commerciali ed agricoli, alzando la copertura del contributo al 100%. Ogni anno la domanda delle imprese per tali contributi è superiore di quattro volte le disponibilità finanziarie messe a disposizione dall’Inail e contemporaneamente gli avanzi di gestione dell’Istituto pari a 4,5 miliardi nell’ultimo triennio rimangono nelle casse dello Stato;

 

- Finanziare la ricerca per la cura dei tumori asbesto correlati, a partire dal Mesotelioma. I primi, anche se piccoli, avanzamenti nella cura del mesotelioma, non sono stati sostenuti dalla ricerca pubblica. Le vittime dell’amianto per oltre il 70% sono per causa lavorativa: operai, tecnici, artigiani e piccoli imprenditori;

leggi di più

dom

25

apr

2021

MANIFESTAZIONE CONTRO L'AMIANTO. 24 APRILE 2021. SERVIZIO TG RAI 3 REGIONE LOMBARDIA

dom

25

apr

2021

MORTI D'AMIANTO FIORI E CANTI PER GLI OPERAI. Da IL GIORNO di domenica 25 aprile 2021

ven

23

apr

2021

Il Gazzettino

mer

21

apr

2021

24 APRILE LE VITTIME DEL PROFITTO IN PIAZZA

IN RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI E I CITTADINI ASSASSINATI IN NOME DEL PROFITTO.
CONTRO LE STRAGI IMPUNITE DI LAVORATORI, LE VITTIME DELL’AMIANTO E DEL PROFITTO SCENDONO IN PIAZZA.
Sabato 24 aprile 2021 alle ore 16.00
manifestazione a Sesto San Giovanni, Milano
Anche quest’anno manifesteremo, portando in piazza la rabbia delle vittime e la determinazione a continuare la lotta contro il capitalismo, un sistema economico-politico - giudiziario e sociale che ogni anno assassina migliaia di lavoratori per il profitto.
Ci incontreremo quindi alle ore 16 in via Carducci (terreno ex Breda) e deporremo fiori alla lapide posta dagli operai delle fabbriche sestesi nel 1997. Interverranno famigliari delle vittime e lavoratori vittime del profitto.
Non possiamo più tollerare che l’Italia continui a essere il paese delle stragi operaie e ambientali impunite (ponti che crollano, disastri ambientali, inondazioni, terremoti e altro ancora).
Oggi, accanto alle stragi dovute alla malasanità, ai tumori professionali e ambientali, a tutte le patologie dovute all’inquinamento, si aggiungono le decine di migliaia di vittime del Covid-19 e di una sanità pubblica smantellata negli ultimi anni. Ad esse vanno aggiunte altre vittime del lavoro: infermieri, medici, personale sanitario in genere, che hanno perso la vita per aver dovuto lavorare senza le adeguate protezioni.
Sono passati 29 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane.
L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà ad uccidere ancora, perché i tumori che causa (mesotelioma, tumori polmonari, alla laringe, asbestosi, e altri ancora) ci mettono decenni a manifestarsi, e il loro picco è previsto tra il 2025 e il 2030.
In Italia sono ancora circa 370mila le strutture che contengono Eternit: per lo più edifici privati ma anche industriali e pubblici, comprese 2.400 scuole, 1.000 biblioteche e 250 ospedali. Per non parlare della rete idrica: sarebbero 300mila i km di tubature in cui è presente l’asbesto. Si tratta, però, di stime: il censimento dei siti inquinati non è stato completato in tutte le regioni.
L’amianto è responsabile d’una strage che avviene nell’indifferenza che, oggi più che mai, diventa complicità.
ROMPIAMO IL SILENZIO. BASTA MORTI PER IL PROFITTO.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di lavoro e nel Territorio
Aprile 2021

mer

14

apr

2021

LIBERI DI UCCIDERE

LIBERI DI UCCIDERE

Ogni anno in Italia decine di migliaia di lavoratori sono massacrati dal lavoro sfruttato.

Ogni anno sono 6000 i morti per amianto, altre migliaia per malattie professionali ma nessuno fa nulla.

Nei pochi casi in cui i famigliari delle vittime e le loro associazioni e comitati denunciano gli omicidi e si fanno processi penali, l'assoluzione dei dirigenti arriva puntualmente. Una lunga, lunghissima serie di processi sono finiti male, per gli ammalati di cancro che hanno lavorato a contatto con l'amianto. Hanno fatto storia quelli della Breda di Sesto San Giovanni del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio che ogni anno li ricordiamo con rabbia e con dolore.

Per istruire questi processi le indagini dei PM durano anni e questi processi sono celebrati a distanza di anni, e grazie alle leggi e la prescrizione che è annullata solo dopo il primo grado di giudizio, i padroni la fanno franca.

Per la legislazione italiana l'unico diritto riconosciuto è quello di fare profitti anche a scapito della salute e della vita umana dimostrando nella realtà che la legge non è uguale per tutti, ma solo per tutti quelli che hanno i soldi.

Noi abbiamo sempre privilegiato la difesa della salute in fabbrica e nel territorio prima di tutto e successivamente la ricerca della giustizia nelle aule di tribunale trovando sempre una legge a favore dei padroni.

Per il profitto si continua a morire fra l’indifferenza della società capitalista, delle sue istituzioni, governi, partiti e dei sindacati confederali CGIL-CISL- UIL UGIL e altri falsamente autonomi o di base diventati ormai il cane da guardia dei padroni. E dove non arriva la magistratura a salvare il potere economico e politica arrivano i “rappresentanti dei lavoratori”.

Ormai i padroni e i governi scelgono loro gli interlocutori con cui trattare.

Sindacati e delegati collaborazionisti che invece di difendere le condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e nel territorio dei lavoratori e delle loro famiglie difendono i profitti delle aziende, com’è successo con l’ex ILVA di Taranto dove i sindacati per primi si dichiararono d’accordo con la clausola immunitaria concessa dal governo ai padroni e che oggi si ripetono sui vaccini.

Lo “scudo penale” concesso ai dirigenti ex Ilva, ArcelorMittal, o alle multinazionali dei farmaci sono una vera e propria licenza di uccidere.

Contro il potere dei padroni e del loro stato, contro lo sfruttamento e gli assassini dei lavoratori dobbiamo organizzarci e scendere in piazza.

Solo la classe operaia organizzata, che si riconosce nei suoi interessi immediati e storici e che lotta per il potere operaio potrà liberare se stessa e tutta l’umanità dallo sfruttamento, dai morti sul lavoro e stragi ambientali, dagli orrori della guerra e dall’oppressione del capitale.

 

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

mar

13

apr

2021

PADRONI E OPERAI

PADRONI E OPERAI

Ogni giorno si muore sul lavoro e di malattie professionali.

Anche se la Costituzione afferma che l'operaio e il padrone sono uguali, entrambi “cittadini”, ed hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall'ordinamento giuridico fanno sì che la "libertà" e la "uguaglianza" dei cittadini sia solo formale. In realtà, in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione astratta di uguaglianza giuridica, e da una situazione concreta, reale, di disuguaglianza sociale ed economica.

L’art. 32 della Costituzione recita che: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

In realtà, con la privatizzazione della sanità pubblica iniziata negli anni scorsi, e i vari DPCM quest’articolo – tuttora formalmente valido e mai abrogato - è ormai carta straccia. La tutela della salute è diventata un affare per le assicurazioni, per la sanità privata e per le multinazionali farmaceutiche a scapito del diritto alla salute dei cittadini.

Dietro le vuote parole della democrazia si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di repressione a chi viola il vincolo di “fedeltà”, violenza, licenziamenti, arresti contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”.

Il ruolo della magistratura nelle lotte operaie e popolari. Verità storica e verità giuridica

Una delle parole d’ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica fin dagli anni ‘70 è stata: “La salute non si paga – la nocività si elimina”. Per questo ci siamo scontrati con il padrone (che dava la paga di posto più alta per i lavori nocivi e mezzo litro di latte), con il sindacato che barattava salario e salute, e anche con alcuni nostri compagni di lavoro che vedevano nell’indennità di nocività la possibilità di arrotondare (anche se di poche lire) il salario, senza essere coscienti dei pericoli che correvano. Per il medico di fabbrica anche gli operai malati e quelli con problemi respiratori erano sempre “abili e arruolati” e costretti a lavorare in reparti e ambienti nocivi.

Questa concezione è tuttora dominante nella società e nei luoghi di lavoro.

 

Nei processi, penali e civili, si continua a monetizzare la salute e la vita umana e gli interessi dei padroni a scapito dei proletari.

leggi di più

sab

10

apr

2021

IL PROFITTO UCCIDE PIÙ DEL VIRUS

IL PROFITTO UCCIDE PIU DEL VIRUS: IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA

Anche ieri venerdì 9 aprile 2021 ci sono stati 4 lavoratori morti per “infortunio  sul lavoro” il termine dietro cui si nascondono veri e propri omicidi, senza contare i morti di covid.

Uno Roberto Laudani di 39 anni, carpentiere caduto il 27 marzo da un’altezza di 5 metri mentre era impegnato nella manutenzione di un tetto è morto ieri dopo 13 giorni di agonia.

In Italia si continua a morire nel silenzio dei governi, delle istituzioni e dei sindacati confederali che continuano a chiamare questi omicidi “morti bianche” e tragiche fatalità.

Esiste nel paese una guerra di classe non dichiarata dove i padroni e i governi in nome dell’aumento della produttività e del profitto, in nome del mercato, costringono milioni di lavoratori a lavorare in condizioni pericolose senza sicurezza, risparmiando al massimo anche sulle spese per la sicurezza e per dispositivi di protezione individuali e collettivi.

Non è la fatalità, non è la disattenzione dei lavoratori, la causa degli infortuni, morti sul lavoro e malattie professionali, ma l’aumento dei ritmi, il peggioramento delle condizioni di vi lavoro e di vita, dello sfruttamento, il ricatto della disoccupazione o cassa integrazione, la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Nel sistema capitalista il profitto vale più della vita degli esseri umani e gli operai non sono altro che carne da macello. Il nemico è in casa nostra e si chiama profitto, non fatalità. Nessuno oggi rappresenta gli operai e - anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull'uomo, la classe operaia può liberarsi - è arrivato il momento in cui gli operai stessi si auto-organizzino per difendere la loro vita, i loro interessi, rivendicando che senza sicurezza non si può lavorare. Le nostre più sentite condoglianze ai famigliari dei lavoratori uccisi dal capitalismo.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Sesto San Giovanni,  10 aprile 2021

mar

06

apr

2021

12 ANNI FA IL TERREMOTO DELL’AQUILA. Noi non dimentichiamo.

12 ANNI FA IL TERREMOTO DELL’AQUILA. Noi non dimentichiamo.

 Alle 3.32, del 6 aprile 2009 in piena notte, un boato scuote l'aria. Una scossa di terremoto di 5,8 gradi della scala Richter in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 309 morti, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati. 

I primi soccorsi arrivano dagli stessi Aquilani scampati al massacro, che iniziano subito a scavare a mani nude. C’è chi riesce a liberarsi da solo sollevando travi pietre e cemento, soccorrendo i feriti e liberando i morti dalle macerie. Quando le prime luci dell’alba illuminano la città, ci sono morte e distruzione ovunque.

Delle 309 persone uccise dal terremoto, la più piccola – Giorgia - sarebbe dovuta venire alla luce proprio quel giorno. Tra le vittime 8 ragazzi che vivevano nella Casa dello Studente, stabile molto compromesso e destinato a subire seri danni in caso di sisma secondo uno studio commissionato dalla Protezione Civile Abruzzo a una società della stessa Regione, appena qualche anno prima. Così è stato. Quelle vite potevano essere salvate se si fosse agito secondo le regole; quelle vite e altre ancora, all’Aquila, come in tutto il Paese.

Anche quest’anno nella notte del 6 aprile, anche se limitata dalle norme anticovid, c’è stata una manifestazione in ricordo delle vittime del terremoto e di tutte le vittime del profitto.

Alle 21:15 sono stati eseguiti 309 rintocchi di campana, cui è seguita, a cura di un vigile del fuoco, l'accensione di un braciere messo nei pressi della chiesa. 

Allora come oggi i responsabili di questi assassinii, gli imprenditori senza scrupoli, i faccendieri, i padroni che non rispettano le leggi sulla sicurezza, istituzioni e politici compiacenti, la stampa e TV a loro asserviti, cercano di nascondere le loro responsabilità parlando di “fatalità”, di tragedia “imprevedibile”.

Il 23 ottobre 2015 nel primo procedimento della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica ad arrivare al giudizio definitivo per il terremoto dell'Aquila, la Cassazione conferma le condanne per il crollo del Convitto in cui persero la vita tre minorenni: 4 anni a Livio Bearzi, allora preside della struttura, e 2 anni e 6 mesi per Vincenzo Mazzotta, dirigente della Provincia.

La 4° sezione penale della Cassazione ha confermato anche la condanna del ministero dell'Istruzione, quale responsabile civile, a risarcire le parti civili, rappresentate dai genitori di uno dei tre minorenni morti a seguito del crollo dell' edificio, la cui costruzione risaliva a due secoli fa.

Anche per i giudici di Cassazione quindi il preside non ha mai sottoposto la vecchia struttura a restauri. Inoltre, non è mai stato redatto un piano per la sicurezza. Tra le accuse al preside, la mancata evacuazione dell'edificio durante le scosse che avevano preceduto quella delle ore 3.32 del 6 aprile 2009.

Anche la tragedia compiuta dal terremoto dell’Aquila, impunità, è una strage del profitto e di stato che poteva essere evitata se gli edifici fossero stati costruiti nei modi corretti, non risparmiando sui materiali di costruzione per ottenere il massimo profitto.

mar

30

mar

2021

EX ILVA: L'AVVELENAMENTO DELLA POPOLAZIONE PUO' CONTINUARE "LEGALMENTE"

Ex Ilva: l’avvelenamento degli operai e della popolazione può continuare “legalmente”

 

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di ArcelorMittal e commissari contro l’ordinanza del Tar: l’ex Ilva non spegne gli altoforni che possono continuare a inquinare.

 

Il 12 marzo 2021 il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tar di Lecce che convalidava la decisione presa un anno fa dal sindaco di Taranto che intimava ad ArcelorMittal e all’Ilva in Amministrazione straordinaria di intervenire per ridurre le criticità legate all’inquinamento della fabbrica.

 

Dopo vari ricorsi, sia della società che gestisce gli impianti siderurgici di Taranto, sia della società proprietaria degli stessi - che avevano chiesto di bloccare la sentenza con la quale, lo scorso 13 ottobre, il Tar Lecce ha ordinato ad ArcelorMittal di spegnere gli impianti ritenuti inquinanti entro 60 giorni - ora è arrivata la sentenza favorevole all’azienda.

 

I giudici della Quarta sezione, hanno «ritenuto prevalente l'esigenza di evitare il grave e irreparabile danno che sarebbe derivato dalla sospensione dell'attività, cui si sarebbe dovuto procedere entro la scadenza dei termini stabiliti nell'ordinanza stessa».

 

Inoltre per il Consiglio di Stato «non è stato adeguatamente smentito che lo spegnimento della cosiddetta "area a caldo" in tempi così brevi e senza seguire le necessarie procedure di fermata in sicurezza, avrebbe comportato con certezza gravissimi danni all'impianto, tali da determinare di fatto la cessazione definitiva dell'attività».

 

Questo, tradotto in altre parole, significa che anche se continua a inquinare e uccidere i lavoratori e popolazione residente, all’ex Ilva «L’attività produttiva dello stabilimento può dunque proseguire regolarmente».

Ancora una volta il governo, lo Stato borghese, si schierano a difesa dei padroni: il profitto prima di tutto.

Chi era illuso si salvaguardare la salute attraverso la magistratura ha dovuto ricredersi.

La salute si difende bonificando gli ambienti di lavoro, eliminando le lavorazioni nocive.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

 

I padroni, minacciando licenziamenti e delocalizzazioni; cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione ma non spendono soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti.

 

 

In questa, come in molte altre fabbriche, dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita direttamente dal movimento sindacale confederale a favore del padrone con gravi danni per la salute sia degli operai, sia della popolazione il ruolo di servi del padrone dei sindacati confederali e concertativi è la dimostrazione del potere dei padroni.

leggi di più

sab

27

mar

2021

MORTI SUL LAVORO. SCENDIAMO IN PIAZZA

MORTI SUL LAVORO

SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO LA STRAGE INARRESTABILE

 

Con il coronavirus la condizione operaia è peggiorata a livelli ottocenteschi. Da una parte si licenzia e si mettono i lavoratori in Cassa Integrazione e quelli che hanno la “fortuna” di avere un lavoro sono costretti a ritmi massacranti, a fare straordinari con turni anche di 12 ore al giorno come succede oggi in molte fabbriche, nelle logistiche, negli ospedali e molti altri luoghi di lavoro.

 

Alla “normalità” dei morti sul lavoro e delle malattie professionali si aggiungono quelli del covid e tutto questo non è un residuo dell’800; questa è la modernità del capitalismo, perché IL CAPITALISMO CONTINUA A NUTRIRSI DEL SANGUE OPERAIO E A UCCIDERE I LAVORATORI, e i sindacati confederali, che accettano come legittimo il profitto siglando in ogni accordo il Peggioramento delle condizioni di lavoro si rendono parte integrante e complici di quel sistema di sfruttamento dei lavoratori che si chiama capitalismo.

 

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità: sono il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

 

Gli omicidi dei lavoratori sono chiamati candidamente “morti bianche”, come se non fosse colpa di nessuno, mentre continua a persistere un muro di omertà e complicità da parte dello stato, partiti e tutte le istituzioni.

Rompiamo il silenzio e alziamo la voce: scendiamo in piazza contro i morti sul lavoro.

 

Anche quest’anno sabato 24 aprile, alle ore 16.00, come ogni anno, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio manifesterà a Sesto San Giovanni contro i morti sul lavoro, dell’amianto, delle malattie professionali, e del profitto davanti alla lapide in via Carducci che ricorda tutti i morti dello sfruttamento capitalista con i famigliari delle vittime, le associazioni e tutti i lavoratori e cittadini che dicono basta a questa strage proletaria.

 

Basta morti sul lavoro, basta morti di lavoro, invitiamo tutti a partecipare.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Mail: cip.mi@tiscali.it

 

26 marzo 2021

 

 

gio

25

mar

2021

LA SALUTE SI DIFENDE ELIMINANDO LA NOCIVITA'.

LA SALUTE SI DIFENDE ELIMINANDO LA NOCIVITA'.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio, si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

I padroni, minacciando licenziamenti e, delocalizzazioni, cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione pur di non spendere soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti. L’esempio più clamoroso è l’ex Ilva di Taranto (ArcelorMittal) dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita dal movimento sindacale confederale a favore del padrone, con gravi danni per la salute sia degli operai sia della popolazione.

Negli anni 70’, in un’altra situazione economica, nelle fabbriche di Sesto San Giovanni la contraddizione fu risolta direttamente dagli operai con fermate improvvise, scioperi spontanei di gruppi di lavoratori, in particolare delle lavorazioni a caldo di forgia e fonderia (costretti a lavorare pezzi di acciaio dai 1250 ai 1500 gradi centigradi) quando, nei mesi estivi, la temperatura sul posto di lavoro diventava intollerabile provocando continui svenimenti fra gli operai.

Queste lotte contro la nocività - che non delegavano a nessuno il problema della salute in fabbrica, né al padrone né al sindacato, attraverso cortei interni e discussioni con tutti gli operai - costrinsero i sindacati a rincorrere gli operai anche sul problema dell’organizzazione capitalistica del lavoro.

Il dominio incontrastato del padrone nella fabbrica e nella società si evidenzia con le istituzioni che si schierano sempre col padrone. In questi anni abbiamo visto spesso inchieste, dove politici, sindacalisti, medici, scienziati, istituzioni, tecnici, sul libro paga dei padroni hanno ricevuto generose “donazioni” e privilegi in cambio del controllo e del contenimento all’interno delle compatibilità aziendali o nazionali delle rivendicazioni dei lavoratori.

Delegare il posto di lavoro e la salute al sindacato, alle istituzioni e al padrone, è il modo migliore per perderli.

La difesa del posto di lavoro e della salute si realizza solo nella critica all’organizzazione capitalistica del lavoro, quando gli operai manifestano la loro autonomia di classe con scioperi contro il padrone e i dirigenti responsabili della brutalità delle condizioni di lavoro nocive.

Delegare al padrone e agli istituti specializzati il controllo della nocività e dell’inquinamento ambientale sul lavoro e sul territorio è come legarsi al collo una corda sperando nella buona fede del boia che l’ha in mano.

Essere neutrale nella lotta di classe, astenersi dalla battaglia non garantisce né il posto di lavoro né la salute.

Il sistema capitalista, nella sua ricerca del massimo profitto, distrugge gli esseri umani e la natura e non si può accettare di barattare il lavoro di alcuni contro la salute di tutti.

Si lavora per vivere, non per morire! Se i padroni ci vogliono costringere a lavorare per continuare a intascare profitti facendoci rischiare la vita ogni giorno nei luoghi di lavoro malsani, in fabbrica in reparti nocivi e inquinando il territorio, dobbiamo dire chiaramente che noi vogliamo lavorare in sicurezza e che a condizione di morte niente lavoro.

La scelta fra il morire di fame e il morire di cancro non è una scelta.

La lotta del movimento operaio è da sempre una lotta contro lo sfruttamento, per eliminarne le cause, la società capitalista basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La salute si rivendica e la nocività si elimina. E’ questa la lotta che vale la pena di fare.

 

 

sab

20

mar

2021

LA MEDICINA DEL PADRONE

 

La vera medicina, l'unica che abbia senso e verità, non è quella che il capitale ci propone ma quella cui il capitale si oppone. E' la medicina che rintraccia le cause patogene e le elimina invece di trattenersi agli effetti e mascherarli con la finzione del loro riconoscimento precoce.

 

.....per la medicina del capitale la "gestione curativa" del lavoratore è tutta rivolta alla conservazione in lui dell'identità attribuitagli del sistema produttivo....

 

.... perché insomma, egli non scopra che la sua malattia è nient'altro che la sua storia e che la storia non è delle cose ma degli uomini e che la storia degli uomini è quella delle loro lotte di classe e che solo nella vittoria della sua classe lui e i suoi compagni potranno avere salvezza e salute.

 

 

ven

19

mar

2021

MORTI AMIANTO TEATRO ALLA SCALA MILANO: CONTINUA IL PROCESSO

MORTI AMIANTO TEATRO ALLA SCALA MILANO: CONTINUA IL PROCESSO

Anche oggi siamo in tribunale a Palazzo di Giustizia con il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e altre parti civili per chiedere giustizia per i lavoratori morti e ammalati dell’asbesto.  Continua il processo che vede imputati i dirigenti del Teatro alla scala per i 10 lavoratori morti di amianto: uccisi dall’ignavia dei dirigenti del Teatro.

Continuano le arringhe degli avvocati di difesa degli imputati. La volta scorsa per tutta la durata dell’udienza ha parlato l’avvocato Sassi difensore di alcuni imputati che per tutta l’udienza ha cercato di scagionare i dirigenti che difende seminando dubbi sulle loro responsabilità, affermando che anche se è accertato che l’amianto nel Teatro alla Scala era presente la concentrazione era molto bassa, come fuori dal teatro, nelle strade di Milano.

Per l’avvocato difensore dei manager i lavoratori si sono ammalati e sono morti di mesotelioma e di patologie derivanti dall’amianto da altre parti. Per l’avvocato della difesa i lavoratori si sono ammalati prima di essere assunti al Teatro: uno perché ha abitato da bambino fino all’età di 10 anni a Casale Monferrato, un altro perché ha fatto il militare per due anni in aviazione, un altro ancora perché aveva lavorato nell’edilizia, un altro ancora aveva lavorato da ragazzino in una fabbrica di radio, un altro prima della Scala ha fatto per alcuni anni i pompiere ecc, chiedendo alla fine dell’arringa l’assoluzione con formula piena dei suoi assistiti, cercando di guadagnarsi la ricca parcella.

Oggi parlano per ore altri legali degli stessi imputati e sentiremo quali altre fantasiose storie racconteranno per difendere chi gli paga le laute parcelle.

 

 

Intanto gli ex lavoratori del teatro continuano a morire per amianto (altri due negli ultimi mesi), nell’indifferenza dello stato, del Comune e delle Istituzioni mentre. Mentre la legge fornisce ogni garanzia a chi non ha rispettato le norme di sicurezza nel luogo di lavoro, non fornendo dispositivi di protezione individuali e collettivi ai lavoratori del Teatro ala Scala esposti alle fibre d’amianto, per i famigliari delle vittime e i malati, il calvario continua nell’attesa di una giustizia che non arriva mai.

mer

10

mar

2021

SOLIDARIETA' AGLI OPERAI SICOBAS COLPITI DALLA REPRESSIONE A PIACENZA

 

Solidarietà ai lavoratori SiCobas colpiti dalla repressione a Piacenza

 

 

 Perquisizioni nella notte, operai portati in questura, fogli di via, due lavoratori (coordinatori del SiCobas) agli arresti domiciliari: pare proprio che in questa martoriata Italia non cambi mai nulla.

La vendetta del padrone non si e' fatta attendere.

 Il “nuovo” -  e da tutti, compresa la cosiddetta sinistra e i sindacati collaborativi, acclamato come salvatore della Patria - governo Draghi ha riservato ai lavoratori in lotta a Piacenza esattamente quello che ogni governo da sempre  ha dato in risposta alle lotte  contro lo sfruttamento (particolarmente brutale oggi nelle logistiche): lacrimogeni, botte, denunce, arresti.

 

Siamo nel 21° secolo ma, per gli operai e i lavoratori, è come se fossimo ancora nell’800: si lavora come allora, si è sfruttati come allora, ci si fa male e si muore come allora.

Zitti e muti, anche se siete sfruttati come schiavi, ci andate bene per lavorare (anche durante la pandemia… magari senza protezione, e vi chiamiamo eroi), ma se vi azzardate a protestare allora è un’altra cosa. 

Lo stesso è successo durante quest’anno a infermieri e medici, che non lottavano per un nuovo contratto o per aumenti salariali,  ma denunciavano lo sfascio della sanità pubblica e le condizioni pericolose in cui erano costretti a lavorare durante l’emergenza Covid e cosa questo significasse per la vita dei malati.

 

Se oltre a protestare, dato che si è organizzati, si riesce a bloccare la catena del profitto bloccando, in questo caso, l’uscita delle merci e ottenendo un accordo siglato addirittura in Prefettura, allora bisogna fermare  in ogni modo questi lavoratori: sono un pessimo esempio che altri potrebbero seguire, come sta già succedendo.

 

Ai lavoratori colpiti dalla repressione dello Stato, servo dei padroni, e al SiCobas va tutta la nostra solidarietà di lavoratori che hanno sperimentato sulla propria pelle lo sfruttamento e la violenza delle istituzioni. La loro lotta è la nostra lotta.

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Sesto San Giovanni, 10.3.2021

dom

07

mar

2021

L'INGANNO DEL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA

IL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA E’ UN GRANDE INGANNO

In una società dove i ricchi diventano sempre più ricchi a scapito dei poveri, i governi usano la scienza e la cosiddetta comunità scientifica per inebetire le classi sottomesse e renderle obbedienti al potere della classe dominante.

Il mito della comunità scientifica è diventato una formula mistica, un ritornello moderno molto usato, non solo in ambito scientifico e giornalistico, ma anche tra la popolazione.

Un esempio è dato dalla task force composta da un contingente multidisciplinare di esperti, scelti in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Sanità con il compito di supportare il Governo e gli altri pubblici decisori nella definizione di politiche di contenimento del contagio da Covid-19.

 

L’idea alla base è che ci sia quest’organo collegiale che vigila sulla giustezza delle scoperte scientifiche fino ad arrivare a coprire con la sua benefica influenza anche scelte politiche. Insomma un bel tappeto comodo sotto cui gettare tutti i dubbi che possono sorgere su scoperte scientifiche, loro applicazioni pratiche e derivanti legiferazioni in merito.

In una società divisa in classi sociali con i governi nelle mani dei rappresentati delle grandi multinazionali/transazionali, degli industriali, della finanza e delle banche, la presunta neutralità e pluralità della scienza è inesistente.

Non c’è da stupirsi che il capo editore della rivista scientifica Lancet (una delle più autorevoli) abbia dichiarato che “…gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può semplicemente essere falsa”.

 

Nessun settore importante dal punto di vista politico o economico è esente dalla creazione di potentati più o meno oligarchici che tentano di far prevalere la loro volontà e i loro interessi.

La ricerca indipendente è semplicemente strozzata, la stragrande maggioranza delle ricerche è finanziata da aziende private, sia per quanto riguarda l’attendibilità dei risultati, sia perché la ricerca è indirizzata a ottenere risultati spendibili sul mercato, non socialmente utili. Ad esempio lo stimolo può essere verso ricerche che portino a nuovi prodotti medici riguardanti patologie che statisticamente colpiscono pazienti con alto reddito oppure ricerche su temi che possano distrarre dai potenziali rischi di altri prodotti già in commercio.

 

Quando si parla di scienza, sia che lo faccia uno scienziato che un non addetto ai lavori, si ha sempre l’idea di parlare di qualcosa di super partes che non ha a che fare con la fallibilità umana, col conflitto d’interessi, con l’economia, con l’egemonia, con il capitalismo, con l’utilitarismo, con il produttivismo, ecc.

 

Questo è il grande errore.

 

È come se pensassimo che, siccome il sistema giuridico si basa sul concetto de “la legge è uguale per tutti”, allora conseguentemente la magistratura e tutto il sistema giuridico siano esenti da corruzione, errori, impedimenti, pressioni di potere.

 

Nel capitalismo, la scienza, la medicina, le leggi i governi e le istituzioni sono espressione delle dinamiche economiche capitaliste, industriali, produttivistiche, politiche e militari; sono al suo servizio sostenendo i loro interessi e le decisioni ricevendo in cambio per i servizi lauti compensi.

 

 

mar

02

mar

2021

OGNI GIORNO LE NOSTRE BANDIERE SONO A LUTTO

Ogni giorno le nostre bandiere sono a lutto, alla fine pagherete caro pagherete tutto!

 

Ogni giorno si muore sul lavoro, per malattie professionali, per lo sfruttamento, per mancanza di lavoro e per il profitto.
Sono in aumento anche i casi di suicidio fra gli operai che hanno perso il lavoro, che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e non possono più neanche dare una speranza di un futuro a loro e alle loro famiglie. Queste morti non dipendono da cause naturali, ma sono assassini di cui sono responsabili gli azionisti, i padroni e i dirigenti di fabbriche e imprese che con la complicità di quei sindacalisti complici asserviti al padrone che insieme governi e magistratura garantiscono da sempre l’impunità al sistema capitalista diventato, il sistema del crimine organizzato

 

Non si può tollerare di vedere che ogni giorno avvengano morti nelle file dei proletari per la mancanza di misure di sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita e nessun borghese che paghi.

 

E arrivato il momento di scendere in piazza organizzati, classe contro classe, uniti e compatti contro gli assassini e il sistema che li protegge per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita unendo su questo obiettivo tutti i proletari rompendo gli steccati di appartenenza sindacale o politica riconoscendo che gli sfruttati fanno parte della stessa classe sociale.

 

L’unità è la nostra forza.

 

Non dimentichiamo noi non perdoniamo.

 

 

lun

01

mar

2021

IL GIORNO 1 febbraio 2021. Sesto, in una settimana due morti d'amianto

Sesto, in una settimana due morti d'amianto

In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di fibra killer da bonificare e smaltire

 

di LAURA LANA

 

Sesto San Giovanni (Milano) - Di amianto si muore ancora. In poco più di una settimana a Sesto San Giovanni, ex città delle fabbriche della periferia Nord di Milano, sono scomparsi due membri del Comitato Difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorioGianfranco Rizzieri, classe 1944, è deceduto a causa di un mesotelioma peritoneale epitelioide diagnosticato nel 2019, una tipica malattia derivante dal materiale killer. Se n’è andato, dopo un calvario di due anni in cui ha subìto ripetute operazioni e cicli di chemioterapie che hanno completamente debilitato il suo corpo. “Franco non ha mai lavorato in fabbrica. Ha lavorato come edicolante fino al 1983, in un immobile con esposizione indiretta e diretta a polveri di talco inquinato da fibre amianto – spiega Michele Michelino, portavoce del comitato che riunisce operai ma non solo -. Al nostro sportello amianto raccontò che, quando la mattina apriva le porte dell’edicola, le riviste e gli arredi erano ricoperti di una polverina che ogni giorno puliva con un panno”. Rizzieri dal 1971 abitava in via Marelli, a poche centinaia di metri della Breda Fucine e Siderurgica, che hanno registrato molti lavoratori morti per la fibra killer, e dove negli anni Settanta erano insediate anche la ditta Osva che utilizzava manufatti in amianto, la Magneti Marelli con lo stabilimento C e molte altre fabbriche. Pochi giorni dopo, si è celebrato il funerale di Franco Zanon, con cui gli ex bredini hanno lottato insieme per decenni: è morto all’età di 61 anni, anche in questo caso dopo una lunga malattia. “L’amianto non è un problema del passato ma del presente e del futuro e, senza le necessarie bonifiche, le persone continueranno ad ammalarsi e morire – sottolinea Michelino -. Ogni anno 6mila persone perdono la vita a causa delle malattie correlate, altre decine di migliaia per tumori professionali, più di 1.400 per infortuni sul lavoro”. Secondo i dati raccolti dal comitato e dalle altre associazioni, che si occupano della tutela delle persone esposte, in Italia sono presenti ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, 33 milioni in matrice compatta e altri 7 milioni in matrice friabile, dislocati in un milione di siti. Di questi luoghi, 50mila sono industriali e 40 di interesse nazionale, tra cui Sesto San Giovanni che presenta uno dei Sin più ampi e non ancora risanati (appartengono al sito, ad esempio, le ex Falck). Dai calcoli del comitato, in Italia ci sono ancora circa 2.400 scuole che presentano amianto, con un bacino di 350mila alunni e 50mila insegnanti. “La battaglia per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro le sostanze inquinanti e cancerogene, non riguarda solo i lavoratori ma tutta la società – conclude Michelino -. Bonifiche, smaltimento, cultura sono essenziali per fermare una lista nera che si allunga sempre più“.

 

 

sab

27

feb

2021

CIAO FRANCO

CIAO, FRANCO

 

 

 

Oggi siamo molto tristi: Franco Zanon (il primo a destra nella foto), con cui abbiamo lottato insieme per decenni, ci ha lasciato all’età di 61 anni dopo una lunga malattia.

 

 

 

Finché ha potuto muoversi,  Franco  ha lottato, discusso, ragionato, chiacchierato, gioito e sofferto insieme a noi: generoso e scanzonato, con la sua ironia lieve, durante le ‘grandi’ discussioni che amici e compagni fanno, prima e dopo di scendere in piazza.

 

 

 

Con Franco perdiamo non solo un compagno di lotta ma una parte della nostra storia.

 

Come i tanti compagni che ci hanno lasciato, lui resterà nei nostri cuori e nella nostra memoria, col suo sorriso e i suoi occhiali da sole..

 

 

 

Anche se con profondo dolore oggi comunichiamo la notizia della sua morte, ricordiamo a tutti quelli che gli hanno voluto bene e che lo hanno apprezzato che chi ha compagni, di vita e di lotta, non muore mai perché vive nei loro ricordi.

 

 

 

In questo momento il nostro pensiero va anche a sua moglie Paola, sua compagna di vita e nostra compagna di lotta, a cui esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza.

 

 

 

Ciao Franco, oggi alcuni di noi ti porteranno l’ultimo saluto: che la terra ti sia lieve, come eri tu.

 

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

 

Sesto San Giovanni, 27 febbraio 2021

 

 

 

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

 

 

 

 

https://www.facebook.com/cip.tagarelli

 

 

 

 

 

gio

25

feb

2021

GIUSTIZIA E DIRITTO

GIUSTIZIA E DIRITTO

 

In Italia padroni e manager d’importanti aziende,  responsabili di migliaia di vittime continuano a rimanere impuniti: il profitto viene prima di tutto, prima della vita umana, prima della sicurezza sul lavoro, prima dell’ambiente in cui tutti, lavoratori e cittadini, viviamo – e quando vengono portati sul banco degli accusati per omicidio ricevono dai tribunali “benevole” assoluzioni.

 

Dal tempo il messaggio diretto a quelle misteriose figure chiamate “investitori” (o ‘mercati’) sembra essere molto chiaro: “Venite in Italia, paese moderno che si è lasciato alle spalle quelle reliquie ottocentesche chiamate ‘morti sul lavoro’ e si può fare affari senza tanti problemi.

Per questo i governi hanno concesso lo scudo penale ai capitalisti e manager, come per l'acciaieria ex Ilva di Taranto o sotto altra forma concedendo tramite i tribunali a molti padroni e manager l’impunità giudiziaria.

 

 Il messaggio al capitale internazionale e chiaro: venite e investite, avrete schiavi silenziosi e obbedienti e, in caso di problemi, godrete comunque dell’impunità”.

L’Italia è il paese dell’ingiustizia per i proletari e i poveri e del bengodi per gli sfruttatori.  Fece scalpore e suscitò indignazione, ma solo per un attimo, la tesi del procuratore generale della Cassazione, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’appello nel caso Eternit per prescrizione (ottenendola) affermando che «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto».

Questo principio è ormai diventato l’orientamento generale di tutti i tribunali che nei casi di morti sul lavoro e di stragi del profitto assolvono i colpevoli e condannano le vittime e ancor più le associazioni a pagare le spese processuali punendole per aver cercato giustizia.

 

Il diritto del padrone al profitto a scapito degli altri diritti costituzionali, alla vita e alla salute viene prima della giustizia dovuta alle vittime di un crimine contro l’umanità.

 

Nel sistema capitalista gli industriali sono legittimati a sfruttare gli esseri umani e distruggere la natura, le leggi difendono il loro “diritto” a continuare ad arricchirsi sfruttando, inquinando e avvelenando lavoratori, cittadini e ambiente con le loro fabbriche di morte.

 

Dobbiamo passare dalla critica all’organizzazione per mettere in discussione con la lotta la società, lo stato e il loro potere che legittima lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 

 

Solo con il potere operaio, con una società socialista in cui si produca per soddisfare i bisogni e le esigenze degli esseri umani è possibile emanciparci e liberarci dalla miseria e dall’oppressione.

mer

24

feb

2021

DAL DISASTRO FERROVIARIO AL DISASTRO GIUDIZIARIO

Dal disastro ferroviario al disastro giudiziario

 

(intervista di Daniela Rombi alla rivista “nuova unità”)

 

La IV Sezione della Corte di Cassazione ha smontato la sostanza espressa in due sentenze (di 1° grado e d’Appello), cancellando l'aggravante della violazione delle norme relative alla sicurezza sul lavoro (T.U. 81/2008), così viene prescritto anche il reato di omicidio colposo plurimo, le Società per Azioni, le imprese tutte, sono assolte e quindi innocenti e possono continuare a perseguire quella politica dell’abbandono sulla sicurezza che in questa, come in altre stragi, ha provocato vittime, feriti e devastazioni.

Si tratta di un attacco vergognoso ai familiari che già avevano visto prescritti i reati di “incendio colposo” e “lesioni gravissime plurime”, e di un’aggressione infame al mondo del lavoro, alle organizzazioni sindacali, ai Rls/Rsu, che crea un precedente pericolosissimo e avrà conseguenze pesanti nei luoghi di lavoro e sull’intera collettività.

Il nostro direttore Carla Francone ha intervistato Daniela Rombi (al centro della foto), la mamma di Emanuela persa nel disastro a soli 21 anni.

 

nu. Assoluzioni, prescrizioni, annullamenti! Ribaltate le sentenze di 1° grado del 31 gennaio 2017 a Lucca e d’Appello del 20 giugno 2019 a Firenze. Dopo 11 anni si ricomincia, cosa ne pensi?

 

Daniela Rombi. Attendevamo questo momento da 11 anni e mezzo, la nostra vita sospesa per 11 anni e mezzo... poi, in 3 minuti di lettura, ti accorgi che c’è da rifare tantissimo... non è finita.

Penso che non c’è nessuna giustizia, siamo noi familiari ad essere condannati a vita perché privati dei nostri amori senza veder punito chi te li ha ammazzati ma soprattutto consapevoli che può ancora accadere, altri moriranno e piangeranno... è questo che fa ancora più male.

 

nu. Grave è la prescrizione dell’omicidio colposo, ma ancora più grave è l'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro. Non aver riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro rappresenta un precedente preoccupante, inquietante e pericoloso, che mette in discussione la legislazione vigente su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per tutto il futuro.

 

 

Daniela Rombi. Dopo il primo momento di buio assoluto, quando abbiamo capito che in quel dispositivo si cancellava l’incidente sul lavoro e arrivata la disperazione... non si può affermare questo, sembrava un sogno, non ci credevo... ho provato lo stesso dolore di quando mi dissero che era morta la mia bambina perché subito consapevole del disastro che quei giudici avevano fatto, perché consapevole che alle aziende è stata data la licenza di uccidere. Subito, un familiare a me molto caro, Andrea, mi disse: “Gli amministratori delegati passano, le aziende rimangono!”.

leggi di più

mar

23

feb

2021

ILVA: GENITORI TARANTINI

Genitori tarantini -
Ci rivolgiamo a tutti gli italiani che ci seguono.
Questi fumi, adesso stanno coprendo la nostra città, Taranto. Ci chiediamo se la notte basta chiudersi in casa e sprangare le finestre. D'inverno forse possiamo limitare i danni, anche se durante il giorno i fumi non si interrompono e noi usciamo, andiamo a lavorare e..respiriamo.
Ci chiediamo come è possibile che nessuno faccia qualcosa per aiutarci.
Ci chiediamo come possono personaggi come Landini non avere un minimo di comprensione nei confronti di un territorio che conta oltre 580.000 abitanti, se contiamo tutta la provincia. E tutto questo per una produzione che crea inquinamento, morte, malattie, e la privazione di posti sicuri nella mitilicoltura, nella pesca, nell'allevamento, nell'agricoltura. Migliaia di posti di lavoro che si stanno perdendo per una fabbrica che sta andando a pezzi, che impedisce una retroportualita' che come negli altri porti italiani garantirebbe migliaia di posti di lavoro. Abbiamo uno dei più grandi porti italiani, ma è sacrificato come sono sacrificate le nostre vite.
È tutta una follia.
INVITO SENATO.pdf
Documento Adobe Acrobat 258.6 KB

COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
Documento Adobe Acrobat 231.1 KB

ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi