Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

mer

14

apr

2021

LIBERI DI UCCIDERE

LIBERI DI UCCIDERE

Ogni anno in Italia decine di migliaia di lavoratori sono massacrati dal lavoro sfruttato.

Ogni anno sono 6000 i morti per amianto, altre migliaia per malattie professionali ma nessuno fa nulla.

Nei pochi casi in cui i famigliari delle vittime e le loro associazioni e comitati denunciano gli omicidi e si fanno processi penali, l'assoluzione dei dirigenti arriva puntualmente. Una lunga, lunghissima serie di processi sono finiti male, per gli ammalati di cancro che hanno lavorato a contatto con l'amianto. Hanno fatto storia quelli della Breda di Sesto San Giovanni del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio che ogni anno li ricordiamo con rabbia e con dolore.

Per istruire questi processi le indagini dei PM durano anni e questi processi sono celebrati a distanza di anni, e grazie alle leggi e la prescrizione che è annullata solo dopo il primo grado di giudizio, i padroni la fanno franca.

Per la legislazione italiana l'unico diritto riconosciuto è quello di fare profitti anche a scapito della salute e della vita umana dimostrando nella realtà che la legge non è uguale per tutti, ma solo per tutti quelli che hanno i soldi.

Noi abbiamo sempre privilegiato la difesa della salute in fabbrica e nel territorio prima di tutto e successivamente la ricerca della giustizia nelle aule di tribunale trovando sempre una legge a favore dei padroni.

Per il profitto si continua a morire fra l’indifferenza della società capitalista, delle sue istituzioni, governi, partiti e dei sindacati confederali CGIL-CISL- UIL UGIL e altri falsamente autonomi o di base diventati ormai il cane da guardia dei padroni. E dove non arriva la magistratura a salvare il potere economico e politica arrivano i “rappresentanti dei lavoratori”.

Ormai i padroni e i governi scelgono loro gli interlocutori con cui trattare.

Sindacati e delegati collaborazionisti che invece di difendere le condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e nel territorio dei lavoratori e delle loro famiglie difendono i profitti delle aziende, com’è successo con l’ex ILVA di Taranto dove i sindacati per primi si dichiararono d’accordo con la clausola immunitaria concessa dal governo ai padroni e che oggi si ripetono sui vaccini.

Lo “scudo penale” concesso ai dirigenti ex Ilva, ArcelorMittal, o alle multinazionali dei farmaci sono una vera e propria licenza di uccidere.

Contro il potere dei padroni e del loro stato, contro lo sfruttamento e gli assassini dei lavoratori dobbiamo organizzarci e scendere in piazza.

Solo la classe operaia organizzata, che si riconosce nei suoi interessi immediati e storici e che lotta per il potere operaio potrà liberare se stessa e tutta l’umanità dallo sfruttamento, dai morti sul lavoro e stragi ambientali, dagli orrori della guerra e dall’oppressione del capitale.

 

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

mar

13

apr

2021

PADRONI E OPERAI

PADRONI E OPERAI

Ogni giorno si muore sul lavoro e di malattie professionali.

Anche se la Costituzione afferma che l'operaio e il padrone sono uguali, entrambi “cittadini”, ed hanno stessi diritti, la condizione di completa subordinazione economica sancita dall'ordinamento giuridico fanno sì che la "libertà" e la "uguaglianza" dei cittadini sia solo formale. In realtà, in una società divisa in classi, i lavoratori vivono una condizione astratta di uguaglianza giuridica, e da una situazione concreta, reale, di disuguaglianza sociale ed economica.

L’art. 32 della Costituzione recita che: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

In realtà, con la privatizzazione della sanità pubblica iniziata negli anni scorsi, e i vari DPCM quest’articolo – tuttora formalmente valido e mai abrogato - è ormai carta straccia. La tutela della salute è diventata un affare per le assicurazioni, per la sanità privata e per le multinazionali farmaceutiche a scapito del diritto alla salute dei cittadini.

Dietro le vuote parole della democrazia si nasconde la cruda realtà della dittatura del capitale fatta di repressione a chi viola il vincolo di “fedeltà”, violenza, licenziamenti, arresti contro chi si oppone e ostacola la “libera accumulazione del profitto”.

Il ruolo della magistratura nelle lotte operaie e popolari. Verità storica e verità giuridica

Una delle parole d’ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica fin dagli anni ‘70 è stata: “La salute non si paga – la nocività si elimina”. Per questo ci siamo scontrati con il padrone (che dava la paga di posto più alta per i lavori nocivi e mezzo litro di latte), con il sindacato che barattava salario e salute, e anche con alcuni nostri compagni di lavoro che vedevano nell’indennità di nocività la possibilità di arrotondare (anche se di poche lire) il salario, senza essere coscienti dei pericoli che correvano. Per il medico di fabbrica anche gli operai malati e quelli con problemi respiratori erano sempre “abili e arruolati” e costretti a lavorare in reparti e ambienti nocivi.

Questa concezione è tuttora dominante nella società e nei luoghi di lavoro.

 

Nei processi, penali e civili, si continua a monetizzare la salute e la vita umana e gli interessi dei padroni a scapito dei proletari.

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sab

10

apr

2021

IL PROFITTO UCCIDE PIÙ DEL VIRUS

IL PROFITTO UCCIDE PIU DEL VIRUS: IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA

Anche ieri venerdì 9 aprile 2021 ci sono stati 4 lavoratori morti per “infortunio  sul lavoro” il termine dietro cui si nascondono veri e propri omicidi, senza contare i morti di covid.

Uno Roberto Laudani di 39 anni, carpentiere caduto il 27 marzo da un’altezza di 5 metri mentre era impegnato nella manutenzione di un tetto è morto ieri dopo 13 giorni di agonia.

In Italia si continua a morire nel silenzio dei governi, delle istituzioni e dei sindacati confederali che continuano a chiamare questi omicidi “morti bianche” e tragiche fatalità.

Esiste nel paese una guerra di classe non dichiarata dove i padroni e i governi in nome dell’aumento della produttività e del profitto, in nome del mercato, costringono milioni di lavoratori a lavorare in condizioni pericolose senza sicurezza, risparmiando al massimo anche sulle spese per la sicurezza e per dispositivi di protezione individuali e collettivi.

Non è la fatalità, non è la disattenzione dei lavoratori, la causa degli infortuni, morti sul lavoro e malattie professionali, ma l’aumento dei ritmi, il peggioramento delle condizioni di vi lavoro e di vita, dello sfruttamento, il ricatto della disoccupazione o cassa integrazione, la causa principale dell’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Nel sistema capitalista il profitto vale più della vita degli esseri umani e gli operai non sono altro che carne da macello. Il nemico è in casa nostra e si chiama profitto, non fatalità. Nessuno oggi rappresenta gli operai e - anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull'uomo, la classe operaia può liberarsi - è arrivato il momento in cui gli operai stessi si auto-organizzino per difendere la loro vita, i loro interessi, rivendicando che senza sicurezza non si può lavorare. Le nostre più sentite condoglianze ai famigliari dei lavoratori uccisi dal capitalismo.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Sesto San Giovanni,  10 aprile 2021

mar

06

apr

2021

12 ANNI FA IL TERREMOTO DELL’AQUILA. Noi non dimentichiamo.

12 ANNI FA IL TERREMOTO DELL’AQUILA. Noi non dimentichiamo.

 Alle 3.32, del 6 aprile 2009 in piena notte, un boato scuote l'aria. Una scossa di terremoto di 5,8 gradi della scala Richter in pochi minuti distrugge gran parte del centro storico dell'Aquila e molti paesi vicini. Il bilancio è pesantissimo: 309 morti, 1.600 i feriti, decine di migliaia gli sfollati. 

I primi soccorsi arrivano dagli stessi Aquilani scampati al massacro, che iniziano subito a scavare a mani nude. C’è chi riesce a liberarsi da solo sollevando travi pietre e cemento, soccorrendo i feriti e liberando i morti dalle macerie. Quando le prime luci dell’alba illuminano la città, ci sono morte e distruzione ovunque.

Delle 309 persone uccise dal terremoto, la più piccola – Giorgia - sarebbe dovuta venire alla luce proprio quel giorno. Tra le vittime 8 ragazzi che vivevano nella Casa dello Studente, stabile molto compromesso e destinato a subire seri danni in caso di sisma secondo uno studio commissionato dalla Protezione Civile Abruzzo a una società della stessa Regione, appena qualche anno prima. Così è stato. Quelle vite potevano essere salvate se si fosse agito secondo le regole; quelle vite e altre ancora, all’Aquila, come in tutto il Paese.

Anche quest’anno nella notte del 6 aprile, anche se limitata dalle norme anticovid, c’è stata una manifestazione in ricordo delle vittime del terremoto e di tutte le vittime del profitto.

Alle 21:15 sono stati eseguiti 309 rintocchi di campana, cui è seguita, a cura di un vigile del fuoco, l'accensione di un braciere messo nei pressi della chiesa. 

Allora come oggi i responsabili di questi assassinii, gli imprenditori senza scrupoli, i faccendieri, i padroni che non rispettano le leggi sulla sicurezza, istituzioni e politici compiacenti, la stampa e TV a loro asserviti, cercano di nascondere le loro responsabilità parlando di “fatalità”, di tragedia “imprevedibile”.

Il 23 ottobre 2015 nel primo procedimento della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica ad arrivare al giudizio definitivo per il terremoto dell'Aquila, la Cassazione conferma le condanne per il crollo del Convitto in cui persero la vita tre minorenni: 4 anni a Livio Bearzi, allora preside della struttura, e 2 anni e 6 mesi per Vincenzo Mazzotta, dirigente della Provincia.

La 4° sezione penale della Cassazione ha confermato anche la condanna del ministero dell'Istruzione, quale responsabile civile, a risarcire le parti civili, rappresentate dai genitori di uno dei tre minorenni morti a seguito del crollo dell' edificio, la cui costruzione risaliva a due secoli fa.

Anche per i giudici di Cassazione quindi il preside non ha mai sottoposto la vecchia struttura a restauri. Inoltre, non è mai stato redatto un piano per la sicurezza. Tra le accuse al preside, la mancata evacuazione dell'edificio durante le scosse che avevano preceduto quella delle ore 3.32 del 6 aprile 2009.

Anche la tragedia compiuta dal terremoto dell’Aquila, impunità, è una strage del profitto e di stato che poteva essere evitata se gli edifici fossero stati costruiti nei modi corretti, non risparmiando sui materiali di costruzione per ottenere il massimo profitto.

mar

30

mar

2021

EX ILVA: L'AVVELENAMENTO DELLA POPOLAZIONE PUO' CONTINUARE "LEGALMENTE"

Ex Ilva: l’avvelenamento degli operai e della popolazione può continuare “legalmente”

 

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di ArcelorMittal e commissari contro l’ordinanza del Tar: l’ex Ilva non spegne gli altoforni che possono continuare a inquinare.

 

Il 12 marzo 2021 il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tar di Lecce che convalidava la decisione presa un anno fa dal sindaco di Taranto che intimava ad ArcelorMittal e all’Ilva in Amministrazione straordinaria di intervenire per ridurre le criticità legate all’inquinamento della fabbrica.

 

Dopo vari ricorsi, sia della società che gestisce gli impianti siderurgici di Taranto, sia della società proprietaria degli stessi - che avevano chiesto di bloccare la sentenza con la quale, lo scorso 13 ottobre, il Tar Lecce ha ordinato ad ArcelorMittal di spegnere gli impianti ritenuti inquinanti entro 60 giorni - ora è arrivata la sentenza favorevole all’azienda.

 

I giudici della Quarta sezione, hanno «ritenuto prevalente l'esigenza di evitare il grave e irreparabile danno che sarebbe derivato dalla sospensione dell'attività, cui si sarebbe dovuto procedere entro la scadenza dei termini stabiliti nell'ordinanza stessa».

 

Inoltre per il Consiglio di Stato «non è stato adeguatamente smentito che lo spegnimento della cosiddetta "area a caldo" in tempi così brevi e senza seguire le necessarie procedure di fermata in sicurezza, avrebbe comportato con certezza gravissimi danni all'impianto, tali da determinare di fatto la cessazione definitiva dell'attività».

 

Questo, tradotto in altre parole, significa che anche se continua a inquinare e uccidere i lavoratori e popolazione residente, all’ex Ilva «L’attività produttiva dello stabilimento può dunque proseguire regolarmente».

Ancora una volta il governo, lo Stato borghese, si schierano a difesa dei padroni: il profitto prima di tutto.

Chi era illuso si salvaguardare la salute attraverso la magistratura ha dovuto ricredersi.

La salute si difende bonificando gli ambienti di lavoro, eliminando le lavorazioni nocive.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

 

I padroni, minacciando licenziamenti e delocalizzazioni; cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione ma non spendono soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti.

 

 

In questa, come in molte altre fabbriche, dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita direttamente dal movimento sindacale confederale a favore del padrone con gravi danni per la salute sia degli operai, sia della popolazione il ruolo di servi del padrone dei sindacati confederali e concertativi è la dimostrazione del potere dei padroni.

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sab

27

mar

2021

MORTI SUL LAVORO. SCENDIAMO IN PIAZZA

MORTI SUL LAVORO

SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO LA STRAGE INARRESTABILE

 

Con il coronavirus la condizione operaia è peggiorata a livelli ottocenteschi. Da una parte si licenzia e si mettono i lavoratori in Cassa Integrazione e quelli che hanno la “fortuna” di avere un lavoro sono costretti a ritmi massacranti, a fare straordinari con turni anche di 12 ore al giorno come succede oggi in molte fabbriche, nelle logistiche, negli ospedali e molti altri luoghi di lavoro.

 

Alla “normalità” dei morti sul lavoro e delle malattie professionali si aggiungono quelli del covid e tutto questo non è un residuo dell’800; questa è la modernità del capitalismo, perché IL CAPITALISMO CONTINUA A NUTRIRSI DEL SANGUE OPERAIO E A UCCIDERE I LAVORATORI, e i sindacati confederali, che accettano come legittimo il profitto siglando in ogni accordo il Peggioramento delle condizioni di lavoro si rendono parte integrante e complici di quel sistema di sfruttamento dei lavoratori che si chiama capitalismo.

 

I morti sul lavoro non sono mai una fatalità: sono il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

 

Gli omicidi dei lavoratori sono chiamati candidamente “morti bianche”, come se non fosse colpa di nessuno, mentre continua a persistere un muro di omertà e complicità da parte dello stato, partiti e tutte le istituzioni.

Rompiamo il silenzio e alziamo la voce: scendiamo in piazza contro i morti sul lavoro.

 

Anche quest’anno sabato 24 aprile, alle ore 16.00, come ogni anno, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio manifesterà a Sesto San Giovanni contro i morti sul lavoro, dell’amianto, delle malattie professionali, e del profitto davanti alla lapide in via Carducci che ricorda tutti i morti dello sfruttamento capitalista con i famigliari delle vittime, le associazioni e tutti i lavoratori e cittadini che dicono basta a questa strage proletaria.

 

Basta morti sul lavoro, basta morti di lavoro, invitiamo tutti a partecipare.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Mail: cip.mi@tiscali.it

 

26 marzo 2021

 

 

gio

25

mar

2021

LA SALUTE SI DIFENDE ELIMINANDO LA NOCIVITA'.

LA SALUTE SI DIFENDE ELIMINANDO LA NOCIVITA'.

La difesa del posto di lavoro e del salario, della salute in fabbrica e nel territorio, si scontra giornalmente con la logica del massimo profitto.

I padroni, minacciando licenziamenti e, delocalizzazioni, cercano col ricatto della perdita del posto di lavoro di contrapporre i lavoratori alla popolazione pur di non spendere soldi per mettere in sicurezza impianti nocivi e inquinanti. L’esempio più clamoroso è l’ex Ilva di Taranto (ArcelorMittal) dove la contrapposizione tra i lavoratori e la popolazione è gestita dal movimento sindacale confederale a favore del padrone, con gravi danni per la salute sia degli operai sia della popolazione.

Negli anni 70’, in un’altra situazione economica, nelle fabbriche di Sesto San Giovanni la contraddizione fu risolta direttamente dagli operai con fermate improvvise, scioperi spontanei di gruppi di lavoratori, in particolare delle lavorazioni a caldo di forgia e fonderia (costretti a lavorare pezzi di acciaio dai 1250 ai 1500 gradi centigradi) quando, nei mesi estivi, la temperatura sul posto di lavoro diventava intollerabile provocando continui svenimenti fra gli operai.

Queste lotte contro la nocività - che non delegavano a nessuno il problema della salute in fabbrica, né al padrone né al sindacato, attraverso cortei interni e discussioni con tutti gli operai - costrinsero i sindacati a rincorrere gli operai anche sul problema dell’organizzazione capitalistica del lavoro.

Il dominio incontrastato del padrone nella fabbrica e nella società si evidenzia con le istituzioni che si schierano sempre col padrone. In questi anni abbiamo visto spesso inchieste, dove politici, sindacalisti, medici, scienziati, istituzioni, tecnici, sul libro paga dei padroni hanno ricevuto generose “donazioni” e privilegi in cambio del controllo e del contenimento all’interno delle compatibilità aziendali o nazionali delle rivendicazioni dei lavoratori.

Delegare il posto di lavoro e la salute al sindacato, alle istituzioni e al padrone, è il modo migliore per perderli.

La difesa del posto di lavoro e della salute si realizza solo nella critica all’organizzazione capitalistica del lavoro, quando gli operai manifestano la loro autonomia di classe con scioperi contro il padrone e i dirigenti responsabili della brutalità delle condizioni di lavoro nocive.

Delegare al padrone e agli istituti specializzati il controllo della nocività e dell’inquinamento ambientale sul lavoro e sul territorio è come legarsi al collo una corda sperando nella buona fede del boia che l’ha in mano.

Essere neutrale nella lotta di classe, astenersi dalla battaglia non garantisce né il posto di lavoro né la salute.

Il sistema capitalista, nella sua ricerca del massimo profitto, distrugge gli esseri umani e la natura e non si può accettare di barattare il lavoro di alcuni contro la salute di tutti.

Si lavora per vivere, non per morire! Se i padroni ci vogliono costringere a lavorare per continuare a intascare profitti facendoci rischiare la vita ogni giorno nei luoghi di lavoro malsani, in fabbrica in reparti nocivi e inquinando il territorio, dobbiamo dire chiaramente che noi vogliamo lavorare in sicurezza e che a condizione di morte niente lavoro.

La scelta fra il morire di fame e il morire di cancro non è una scelta.

La lotta del movimento operaio è da sempre una lotta contro lo sfruttamento, per eliminarne le cause, la società capitalista basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La salute si rivendica e la nocività si elimina. E’ questa la lotta che vale la pena di fare.

 

 

sab

20

mar

2021

LA MEDICINA DEL PADRONE

 

La vera medicina, l'unica che abbia senso e verità, non è quella che il capitale ci propone ma quella cui il capitale si oppone. E' la medicina che rintraccia le cause patogene e le elimina invece di trattenersi agli effetti e mascherarli con la finzione del loro riconoscimento precoce.

 

.....per la medicina del capitale la "gestione curativa" del lavoratore è tutta rivolta alla conservazione in lui dell'identità attribuitagli del sistema produttivo....

 

.... perché insomma, egli non scopra che la sua malattia è nient'altro che la sua storia e che la storia non è delle cose ma degli uomini e che la storia degli uomini è quella delle loro lotte di classe e che solo nella vittoria della sua classe lui e i suoi compagni potranno avere salvezza e salute.

 

 

ven

19

mar

2021

MORTI AMIANTO TEATRO ALLA SCALA MILANO: CONTINUA IL PROCESSO

MORTI AMIANTO TEATRO ALLA SCALA MILANO: CONTINUA IL PROCESSO

Anche oggi siamo in tribunale a Palazzo di Giustizia con il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e altre parti civili per chiedere giustizia per i lavoratori morti e ammalati dell’asbesto.  Continua il processo che vede imputati i dirigenti del Teatro alla scala per i 10 lavoratori morti di amianto: uccisi dall’ignavia dei dirigenti del Teatro.

Continuano le arringhe degli avvocati di difesa degli imputati. La volta scorsa per tutta la durata dell’udienza ha parlato l’avvocato Sassi difensore di alcuni imputati che per tutta l’udienza ha cercato di scagionare i dirigenti che difende seminando dubbi sulle loro responsabilità, affermando che anche se è accertato che l’amianto nel Teatro alla Scala era presente la concentrazione era molto bassa, come fuori dal teatro, nelle strade di Milano.

Per l’avvocato difensore dei manager i lavoratori si sono ammalati e sono morti di mesotelioma e di patologie derivanti dall’amianto da altre parti. Per l’avvocato della difesa i lavoratori si sono ammalati prima di essere assunti al Teatro: uno perché ha abitato da bambino fino all’età di 10 anni a Casale Monferrato, un altro perché ha fatto il militare per due anni in aviazione, un altro ancora perché aveva lavorato nell’edilizia, un altro ancora aveva lavorato da ragazzino in una fabbrica di radio, un altro prima della Scala ha fatto per alcuni anni i pompiere ecc, chiedendo alla fine dell’arringa l’assoluzione con formula piena dei suoi assistiti, cercando di guadagnarsi la ricca parcella.

Oggi parlano per ore altri legali degli stessi imputati e sentiremo quali altre fantasiose storie racconteranno per difendere chi gli paga le laute parcelle.

 

 

Intanto gli ex lavoratori del teatro continuano a morire per amianto (altri due negli ultimi mesi), nell’indifferenza dello stato, del Comune e delle Istituzioni mentre. Mentre la legge fornisce ogni garanzia a chi non ha rispettato le norme di sicurezza nel luogo di lavoro, non fornendo dispositivi di protezione individuali e collettivi ai lavoratori del Teatro ala Scala esposti alle fibre d’amianto, per i famigliari delle vittime e i malati, il calvario continua nell’attesa di una giustizia che non arriva mai.

mer

10

mar

2021

SOLIDARIETA' AGLI OPERAI SICOBAS COLPITI DALLA REPRESSIONE A PIACENZA

 

Solidarietà ai lavoratori SiCobas colpiti dalla repressione a Piacenza

 

 

 Perquisizioni nella notte, operai portati in questura, fogli di via, due lavoratori (coordinatori del SiCobas) agli arresti domiciliari: pare proprio che in questa martoriata Italia non cambi mai nulla.

La vendetta del padrone non si e' fatta attendere.

 Il “nuovo” -  e da tutti, compresa la cosiddetta sinistra e i sindacati collaborativi, acclamato come salvatore della Patria - governo Draghi ha riservato ai lavoratori in lotta a Piacenza esattamente quello che ogni governo da sempre  ha dato in risposta alle lotte  contro lo sfruttamento (particolarmente brutale oggi nelle logistiche): lacrimogeni, botte, denunce, arresti.

 

Siamo nel 21° secolo ma, per gli operai e i lavoratori, è come se fossimo ancora nell’800: si lavora come allora, si è sfruttati come allora, ci si fa male e si muore come allora.

Zitti e muti, anche se siete sfruttati come schiavi, ci andate bene per lavorare (anche durante la pandemia… magari senza protezione, e vi chiamiamo eroi), ma se vi azzardate a protestare allora è un’altra cosa. 

Lo stesso è successo durante quest’anno a infermieri e medici, che non lottavano per un nuovo contratto o per aumenti salariali,  ma denunciavano lo sfascio della sanità pubblica e le condizioni pericolose in cui erano costretti a lavorare durante l’emergenza Covid e cosa questo significasse per la vita dei malati.

 

Se oltre a protestare, dato che si è organizzati, si riesce a bloccare la catena del profitto bloccando, in questo caso, l’uscita delle merci e ottenendo un accordo siglato addirittura in Prefettura, allora bisogna fermare  in ogni modo questi lavoratori: sono un pessimo esempio che altri potrebbero seguire, come sta già succedendo.

 

Ai lavoratori colpiti dalla repressione dello Stato, servo dei padroni, e al SiCobas va tutta la nostra solidarietà di lavoratori che hanno sperimentato sulla propria pelle lo sfruttamento e la violenza delle istituzioni. La loro lotta è la nostra lotta.

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

Sesto San Giovanni, 10.3.2021

dom

07

mar

2021

L'INGANNO DEL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA

IL MITO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA E’ UN GRANDE INGANNO

In una società dove i ricchi diventano sempre più ricchi a scapito dei poveri, i governi usano la scienza e la cosiddetta comunità scientifica per inebetire le classi sottomesse e renderle obbedienti al potere della classe dominante.

Il mito della comunità scientifica è diventato una formula mistica, un ritornello moderno molto usato, non solo in ambito scientifico e giornalistico, ma anche tra la popolazione.

Un esempio è dato dalla task force composta da un contingente multidisciplinare di esperti, scelti in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Sanità con il compito di supportare il Governo e gli altri pubblici decisori nella definizione di politiche di contenimento del contagio da Covid-19.

 

L’idea alla base è che ci sia quest’organo collegiale che vigila sulla giustezza delle scoperte scientifiche fino ad arrivare a coprire con la sua benefica influenza anche scelte politiche. Insomma un bel tappeto comodo sotto cui gettare tutti i dubbi che possono sorgere su scoperte scientifiche, loro applicazioni pratiche e derivanti legiferazioni in merito.

In una società divisa in classi sociali con i governi nelle mani dei rappresentati delle grandi multinazionali/transazionali, degli industriali, della finanza e delle banche, la presunta neutralità e pluralità della scienza è inesistente.

Non c’è da stupirsi che il capo editore della rivista scientifica Lancet (una delle più autorevoli) abbia dichiarato che “…gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può semplicemente essere falsa”.

 

Nessun settore importante dal punto di vista politico o economico è esente dalla creazione di potentati più o meno oligarchici che tentano di far prevalere la loro volontà e i loro interessi.

La ricerca indipendente è semplicemente strozzata, la stragrande maggioranza delle ricerche è finanziata da aziende private, sia per quanto riguarda l’attendibilità dei risultati, sia perché la ricerca è indirizzata a ottenere risultati spendibili sul mercato, non socialmente utili. Ad esempio lo stimolo può essere verso ricerche che portino a nuovi prodotti medici riguardanti patologie che statisticamente colpiscono pazienti con alto reddito oppure ricerche su temi che possano distrarre dai potenziali rischi di altri prodotti già in commercio.

 

Quando si parla di scienza, sia che lo faccia uno scienziato che un non addetto ai lavori, si ha sempre l’idea di parlare di qualcosa di super partes che non ha a che fare con la fallibilità umana, col conflitto d’interessi, con l’economia, con l’egemonia, con il capitalismo, con l’utilitarismo, con il produttivismo, ecc.

 

Questo è il grande errore.

 

È come se pensassimo che, siccome il sistema giuridico si basa sul concetto de “la legge è uguale per tutti”, allora conseguentemente la magistratura e tutto il sistema giuridico siano esenti da corruzione, errori, impedimenti, pressioni di potere.

 

Nel capitalismo, la scienza, la medicina, le leggi i governi e le istituzioni sono espressione delle dinamiche economiche capitaliste, industriali, produttivistiche, politiche e militari; sono al suo servizio sostenendo i loro interessi e le decisioni ricevendo in cambio per i servizi lauti compensi.

 

 

mar

02

mar

2021

OGNI GIORNO LE NOSTRE BANDIERE SONO A LUTTO

Ogni giorno le nostre bandiere sono a lutto, alla fine pagherete caro pagherete tutto!

 

Ogni giorno si muore sul lavoro, per malattie professionali, per lo sfruttamento, per mancanza di lavoro e per il profitto.
Sono in aumento anche i casi di suicidio fra gli operai che hanno perso il lavoro, che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e non possono più neanche dare una speranza di un futuro a loro e alle loro famiglie. Queste morti non dipendono da cause naturali, ma sono assassini di cui sono responsabili gli azionisti, i padroni e i dirigenti di fabbriche e imprese che con la complicità di quei sindacalisti complici asserviti al padrone che insieme governi e magistratura garantiscono da sempre l’impunità al sistema capitalista diventato, il sistema del crimine organizzato

 

Non si può tollerare di vedere che ogni giorno avvengano morti nelle file dei proletari per la mancanza di misure di sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita e nessun borghese che paghi.

 

E arrivato il momento di scendere in piazza organizzati, classe contro classe, uniti e compatti contro gli assassini e il sistema che li protegge per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita unendo su questo obiettivo tutti i proletari rompendo gli steccati di appartenenza sindacale o politica riconoscendo che gli sfruttati fanno parte della stessa classe sociale.

 

L’unità è la nostra forza.

 

Non dimentichiamo noi non perdoniamo.

 

 

lun

01

mar

2021

IL GIORNO 1 febbraio 2021. Sesto, in una settimana due morti d'amianto

Sesto, in una settimana due morti d'amianto

In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di fibra killer da bonificare e smaltire

 

di LAURA LANA

 

Sesto San Giovanni (Milano) - Di amianto si muore ancora. In poco più di una settimana a Sesto San Giovanni, ex città delle fabbriche della periferia Nord di Milano, sono scomparsi due membri del Comitato Difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorioGianfranco Rizzieri, classe 1944, è deceduto a causa di un mesotelioma peritoneale epitelioide diagnosticato nel 2019, una tipica malattia derivante dal materiale killer. Se n’è andato, dopo un calvario di due anni in cui ha subìto ripetute operazioni e cicli di chemioterapie che hanno completamente debilitato il suo corpo. “Franco non ha mai lavorato in fabbrica. Ha lavorato come edicolante fino al 1983, in un immobile con esposizione indiretta e diretta a polveri di talco inquinato da fibre amianto – spiega Michele Michelino, portavoce del comitato che riunisce operai ma non solo -. Al nostro sportello amianto raccontò che, quando la mattina apriva le porte dell’edicola, le riviste e gli arredi erano ricoperti di una polverina che ogni giorno puliva con un panno”. Rizzieri dal 1971 abitava in via Marelli, a poche centinaia di metri della Breda Fucine e Siderurgica, che hanno registrato molti lavoratori morti per la fibra killer, e dove negli anni Settanta erano insediate anche la ditta Osva che utilizzava manufatti in amianto, la Magneti Marelli con lo stabilimento C e molte altre fabbriche. Pochi giorni dopo, si è celebrato il funerale di Franco Zanon, con cui gli ex bredini hanno lottato insieme per decenni: è morto all’età di 61 anni, anche in questo caso dopo una lunga malattia. “L’amianto non è un problema del passato ma del presente e del futuro e, senza le necessarie bonifiche, le persone continueranno ad ammalarsi e morire – sottolinea Michelino -. Ogni anno 6mila persone perdono la vita a causa delle malattie correlate, altre decine di migliaia per tumori professionali, più di 1.400 per infortuni sul lavoro”. Secondo i dati raccolti dal comitato e dalle altre associazioni, che si occupano della tutela delle persone esposte, in Italia sono presenti ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, 33 milioni in matrice compatta e altri 7 milioni in matrice friabile, dislocati in un milione di siti. Di questi luoghi, 50mila sono industriali e 40 di interesse nazionale, tra cui Sesto San Giovanni che presenta uno dei Sin più ampi e non ancora risanati (appartengono al sito, ad esempio, le ex Falck). Dai calcoli del comitato, in Italia ci sono ancora circa 2.400 scuole che presentano amianto, con un bacino di 350mila alunni e 50mila insegnanti. “La battaglia per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro le sostanze inquinanti e cancerogene, non riguarda solo i lavoratori ma tutta la società – conclude Michelino -. Bonifiche, smaltimento, cultura sono essenziali per fermare una lista nera che si allunga sempre più“.

 

 

sab

27

feb

2021

CIAO FRANCO

CIAO, FRANCO

 

 

 

Oggi siamo molto tristi: Franco Zanon (il primo a destra nella foto), con cui abbiamo lottato insieme per decenni, ci ha lasciato all’età di 61 anni dopo una lunga malattia.

 

 

 

Finché ha potuto muoversi,  Franco  ha lottato, discusso, ragionato, chiacchierato, gioito e sofferto insieme a noi: generoso e scanzonato, con la sua ironia lieve, durante le ‘grandi’ discussioni che amici e compagni fanno, prima e dopo di scendere in piazza.

 

 

 

Con Franco perdiamo non solo un compagno di lotta ma una parte della nostra storia.

 

Come i tanti compagni che ci hanno lasciato, lui resterà nei nostri cuori e nella nostra memoria, col suo sorriso e i suoi occhiali da sole..

 

 

 

Anche se con profondo dolore oggi comunichiamo la notizia della sua morte, ricordiamo a tutti quelli che gli hanno voluto bene e che lo hanno apprezzato che chi ha compagni, di vita e di lotta, non muore mai perché vive nei loro ricordi.

 

 

 

In questo momento il nostro pensiero va anche a sua moglie Paola, sua compagna di vita e nostra compagna di lotta, a cui esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza.

 

 

 

Ciao Franco, oggi alcuni di noi ti porteranno l’ultimo saluto: che la terra ti sia lieve, come eri tu.

 

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

 

Sesto San Giovanni, 27 febbraio 2021

 

 

 

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

 

 

 

 

https://www.facebook.com/cip.tagarelli

 

 

 

 

 

gio

25

feb

2021

GIUSTIZIA E DIRITTO

GIUSTIZIA E DIRITTO

 

In Italia padroni e manager d’importanti aziende,  responsabili di migliaia di vittime continuano a rimanere impuniti: il profitto viene prima di tutto, prima della vita umana, prima della sicurezza sul lavoro, prima dell’ambiente in cui tutti, lavoratori e cittadini, viviamo – e quando vengono portati sul banco degli accusati per omicidio ricevono dai tribunali “benevole” assoluzioni.

 

Dal tempo il messaggio diretto a quelle misteriose figure chiamate “investitori” (o ‘mercati’) sembra essere molto chiaro: “Venite in Italia, paese moderno che si è lasciato alle spalle quelle reliquie ottocentesche chiamate ‘morti sul lavoro’ e si può fare affari senza tanti problemi.

Per questo i governi hanno concesso lo scudo penale ai capitalisti e manager, come per l'acciaieria ex Ilva di Taranto o sotto altra forma concedendo tramite i tribunali a molti padroni e manager l’impunità giudiziaria.

 

 Il messaggio al capitale internazionale e chiaro: venite e investite, avrete schiavi silenziosi e obbedienti e, in caso di problemi, godrete comunque dell’impunità”.

L’Italia è il paese dell’ingiustizia per i proletari e i poveri e del bengodi per gli sfruttatori.  Fece scalpore e suscitò indignazione, ma solo per un attimo, la tesi del procuratore generale della Cassazione, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’appello nel caso Eternit per prescrizione (ottenendola) affermando che «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto».

Questo principio è ormai diventato l’orientamento generale di tutti i tribunali che nei casi di morti sul lavoro e di stragi del profitto assolvono i colpevoli e condannano le vittime e ancor più le associazioni a pagare le spese processuali punendole per aver cercato giustizia.

 

Il diritto del padrone al profitto a scapito degli altri diritti costituzionali, alla vita e alla salute viene prima della giustizia dovuta alle vittime di un crimine contro l’umanità.

 

Nel sistema capitalista gli industriali sono legittimati a sfruttare gli esseri umani e distruggere la natura, le leggi difendono il loro “diritto” a continuare ad arricchirsi sfruttando, inquinando e avvelenando lavoratori, cittadini e ambiente con le loro fabbriche di morte.

 

Dobbiamo passare dalla critica all’organizzazione per mettere in discussione con la lotta la società, lo stato e il loro potere che legittima lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 

 

Solo con il potere operaio, con una società socialista in cui si produca per soddisfare i bisogni e le esigenze degli esseri umani è possibile emanciparci e liberarci dalla miseria e dall’oppressione.

mer

24

feb

2021

DAL DISASTRO FERROVIARIO AL DISASTRO GIUDIZIARIO

Dal disastro ferroviario al disastro giudiziario

 

(intervista di Daniela Rombi alla rivista “nuova unità”)

 

La IV Sezione della Corte di Cassazione ha smontato la sostanza espressa in due sentenze (di 1° grado e d’Appello), cancellando l'aggravante della violazione delle norme relative alla sicurezza sul lavoro (T.U. 81/2008), così viene prescritto anche il reato di omicidio colposo plurimo, le Società per Azioni, le imprese tutte, sono assolte e quindi innocenti e possono continuare a perseguire quella politica dell’abbandono sulla sicurezza che in questa, come in altre stragi, ha provocato vittime, feriti e devastazioni.

Si tratta di un attacco vergognoso ai familiari che già avevano visto prescritti i reati di “incendio colposo” e “lesioni gravissime plurime”, e di un’aggressione infame al mondo del lavoro, alle organizzazioni sindacali, ai Rls/Rsu, che crea un precedente pericolosissimo e avrà conseguenze pesanti nei luoghi di lavoro e sull’intera collettività.

Il nostro direttore Carla Francone ha intervistato Daniela Rombi (al centro della foto), la mamma di Emanuela persa nel disastro a soli 21 anni.

 

nu. Assoluzioni, prescrizioni, annullamenti! Ribaltate le sentenze di 1° grado del 31 gennaio 2017 a Lucca e d’Appello del 20 giugno 2019 a Firenze. Dopo 11 anni si ricomincia, cosa ne pensi?

 

Daniela Rombi. Attendevamo questo momento da 11 anni e mezzo, la nostra vita sospesa per 11 anni e mezzo... poi, in 3 minuti di lettura, ti accorgi che c’è da rifare tantissimo... non è finita.

Penso che non c’è nessuna giustizia, siamo noi familiari ad essere condannati a vita perché privati dei nostri amori senza veder punito chi te li ha ammazzati ma soprattutto consapevoli che può ancora accadere, altri moriranno e piangeranno... è questo che fa ancora più male.

 

nu. Grave è la prescrizione dell’omicidio colposo, ma ancora più grave è l'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro. Non aver riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro rappresenta un precedente preoccupante, inquietante e pericoloso, che mette in discussione la legislazione vigente su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per tutto il futuro.

 

 

Daniela Rombi. Dopo il primo momento di buio assoluto, quando abbiamo capito che in quel dispositivo si cancellava l’incidente sul lavoro e arrivata la disperazione... non si può affermare questo, sembrava un sogno, non ci credevo... ho provato lo stesso dolore di quando mi dissero che era morta la mia bambina perché subito consapevole del disastro che quei giudici avevano fatto, perché consapevole che alle aziende è stata data la licenza di uccidere. Subito, un familiare a me molto caro, Andrea, mi disse: “Gli amministratori delegati passano, le aziende rimangono!”.

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mar

23

feb

2021

ILVA: GENITORI TARANTINI

Genitori tarantini -
Ci rivolgiamo a tutti gli italiani che ci seguono.
Questi fumi, adesso stanno coprendo la nostra città, Taranto. Ci chiediamo se la notte basta chiudersi in casa e sprangare le finestre. D'inverno forse possiamo limitare i danni, anche se durante il giorno i fumi non si interrompono e noi usciamo, andiamo a lavorare e..respiriamo.
Ci chiediamo come è possibile che nessuno faccia qualcosa per aiutarci.
Ci chiediamo come possono personaggi come Landini non avere un minimo di comprensione nei confronti di un territorio che conta oltre 580.000 abitanti, se contiamo tutta la provincia. E tutto questo per una produzione che crea inquinamento, morte, malattie, e la privazione di posti sicuri nella mitilicoltura, nella pesca, nell'allevamento, nell'agricoltura. Migliaia di posti di lavoro che si stanno perdendo per una fabbrica che sta andando a pezzi, che impedisce una retroportualita' che come negli altri porti italiani garantirebbe migliaia di posti di lavoro. Abbiamo uno dei più grandi porti italiani, ma è sacrificato come sono sacrificate le nostre vite.
È tutta una follia.

dom

21

feb

2021

IL GIORNO del 21 febbraio 2021

dom

21

feb

2021

PRESIDIO DIFESA SANITA' PUBBLICA OSPEDALE BASSINI

ven

19

feb

2021

PRIMA L'OSPEDALE DI SESTO, ORA IL BASSINI

Presidio davanti all'Ospedale Bassini a Cinisello Balsamo sabato 20 febbraio dalle ore 10.00 alle 12.00 organizzato dalla Rete Salute Sanità Pubblica a cui partecipa anche il nostro Comitato.

 

Invitiamo gli associati del Comitato e gli amici a partecipare.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio - Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli".

 

PRIMA L'OSPEDALE DI SESTO, ORA IL BASSINI

Come molti sanno, abbiamo costruito 10 proposte per migliorare il servizio sanitario

pubblico e su queste raccolto ben oltre un migliaio di firme.

 

Da alcuni mesi per presentare le 10 proposte stiamo cercando di avere un INCONTRO con:

 

>>>> la Direzione ASST che gestisce l'ospedale di Sesto e il Bassini e diversi servizi tra cui lo sportello scelta e revoca del medico di base

 

>>>> la Direzione ATS che gestisce l'assegnazione dei medici di base su Milano e provincia.

 

Il 16 gennaio abbiamo fatto un presidio davanti all’Ospedale di Sesto impoverito di molte attività di cura e diagnosi.

 

COLORO CHE PRENDONO LE DECISIONI SULLA SANITA’ PUBBLICA PER IL NOSTRO TERRITORIO CONTINUANO A NON CONSIDERARE LE RICHIESTE INDISPENSABILI PER RISPONDERE AI BISOGNI DELLA POPOLAZIONE.

 

Noi chiediamo:

 

medici di base in numero sufficiente

 

sportelli funzionanti e accessibili a tutti gli utenti senza essere costretti a lunghe code o con sistemi di accesso non adeguati anche alla popolazione anziana

 

informazioni certe sul futuro degli Ospedali ed in particolare quello di Sesto, con Reparti e Ambulatori anche per patologie che non c’entrano con il Covid e per la Prevenzione.

 

Visite ed esami in tempi brevi e che non siano cancellati.

 

Una medicina territoriale funzionante, con la medicina scolastica e la medicina del lavoro.

 

Su questi punti non abbiamo mai avuto un cenno da parte delle Direzioni ATS e ASST e sui disagi che la mancanza di questi punti provoca non abbiamo visto nessun interesse forte e costante neppure dai Sindaci, in particolare quelli di Sesto e Cinisello.

 

Per questi motivi faremo, assieme anche ai cittadini di Cinisello, un altro Presidio SABATO 20 FEBBRAIO 2021 dalle ore 10 alle 12 davanti all’OSPEDALE BASSINI (anche lui in progressivo impoverimento) DOVE DA POCO SI E’ TRASFERITA LA DIREZIONE GENERALE di ASST NORD MILANO.

 

Nello stesso giorno verranno fatti presidi anche davanti ad altre Strutture Sanitarie della Lombardia per

 

DENUNCIARE e AFFERMARE CHE LA NOSTRA SALUTE DEVE ESSERE GARANTITA, CHE ABBIAMO DIRITTO AD UNA SANITA’ PUBBLICA FUNZIONANTE SIA OSPEDALIERA CHE TERRITORIALE e PER CANCELLARE LA PESSIMA LEGGE SANITARIA REGIONALE N°23.

 

Il 20 febbraio è una data significativa perché quella in cui è stato segnalato il primo caso Covid, la cui gestione ha mostrato i limiti del sistema sanitario lombardo.

 

Sesto San Giovanni, febbraio 2021

 

 

Rete Salute Sanità Pubblica

mar

16

feb

2021

DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE

DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE

FRA L’INDIFFERENZA DELLO STATO, DEI GOVERNI E DELLE ISTITUZIONI.

 

Questa mattina l’ennesimo funerale di una vittima dell’amianto a Sesto San Giovanni: si chiamava Gianfranco Rizzieri. Franco per gli amici, nato nel 1944, è deceduto a causa di un mesotelioma peritoneale epitelioide diagnosticato nel 2019, una tipica malattia derivante dall’amianto. Se n’è andato il 13 febbraio, dopo un calvario di due anni in cui ha subito ripetute operazioni e cicli di chemioterapie che hanno completamente debilitato il suo corpo.

 

Franco non ha mai lavorato in fabbrica, faceva l’edicolante in una biglietteria /edicola dell’ATM (in affitto) fino al 1983, chiusa in seguito, con esposizione indiretta e diretta a polveri di talco inquinato da fibre amianto nel luogo di lavoro.

Allo sportello amianto del nostro Comitato, Franco ha raccontato che “quando la mattina apriva le porte dell’edicola, le riviste e gli arredi erano ricoperti di una polverina che ogni giorno puliva con un panno e che l’edicola, un immobile in cemento non aveva controsoffittatura”, tipico delle strutture in cemento-amianto usati in quegli anni.

Rizzieri dal 1971 abitava in via Marelli, zona di fabbriche, a poche centinaia di metri della Breda Fucine e Siderurgica che hanno registrato molti lavoratori uccisi dall’amianto, e dove negli anni ‘70 era insediata la ditta Osva che utilizzava manufatti in amianto, la Magneti Marelli con lo stabilimento C e molte altre fabbriche.

 

L’amianto non è un problema del passato ma del presente e del futuro e senza le necessarie bonifiche le persone continueranno ad ammalarsi e morire. Ogni anno 6.000 persone perdono la vita a causa delle malattie asbesto-correlate, altre decine di migliaia per tumori professionali, più di 1.400 per infortuni sul lavoro.

Per il profitto e per il lavoro si muore più che in guerra ma questo avviene nell’indifferenza generale.

In Italia sono presenti ancora  più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, 33 in matrice compatta e 7 friabile, in un milione di siti, di cui 50.000 industriali e 40 di interesse nazionale e ci sono ancora circa 2.400 scuole a rischio, con un bacino di 350.000 alunni e 50.000 insegnanti.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro le sostanze inquinanti e cancerogene non riguarda solo i lavoratori ma tutta la società. Le sostanze inquinanti e cancerogene uccidono prima i lavoratori e le loro famiglie, ma poi - disperdendosi nelle falde acquifere e nell’aria - uccidono anche la popolazione.

Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alla famiglia di  Gianfranco e a tutte le vittime del profitto.

La lotta per la giustizia e per condizioni di vita e di lavoro in sicurezza continua. 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Milano, 16 febbraio 2021

 

 e-mail: cip.mi@tiscali.it

dom

14

feb

2021

LOTTA DI CLASSE, LEGGE E GIUSTIZIA BORGHESE

Lotta di classe, legge e giustizia borghese.
Come diceva Brecht in questa situazione ogni ipotesi riformista, anche onesta, diventa “un fragile ricamo di ragazza”
Gli operai, i lavoratori e tutte le vittime del profitto e dello sfruttamento, lavorativo o ambientale che hanno avuto a che fare con la giustizia dei padroni e con le loro leggi nei tribunali hanno capito dall’esperienza concreta che chi è potente, chi detiene il potere politico-economico e chi è ricco – con avvocati e consulenti lautamente pagati, sfruttando i sofismi e le interpretazioni di parte, con il “rispetto” per i forti dei giudici - riesce sempre a sfuggire alle sue responsabilità e alle sue colpe.
Nella società capitalista i padroni - responsabili di stragi operaie, sociali o ambientali - restano sempre impuniti, non pagano mai perché a pagare sono sempre le vittime, i lavoratori, le associazioni che denunciano gli assassini e si presentano parte civile nei processi per ottenere giustizia. Perché oltre a non ricevere mai giustizia, sono anche costretti a pagare le spese processuali.
Così è successo nel processo d’appello per le decine di morti d’amianto alla Breda/Ansaldo di Milano e in Cassazione nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio, che ha provocato 32 morti bruciati vivi nelle loro case.
Negli anni ’70, quando la lotta di classe e il movimento operaio erano forti, si riusciva a influenzare anche alcuni settori “progressisti” della magistratura che, sotto tale pressione, interpretavano le leggi con un occhio di riguardo per gli operai: magistrati che, davanti alle manifestazioni di massa operaie all'interno dei tribunali, in sostegno dei compagni colpiti dalla repressione o licenziati dallo Stato e dai padroni, non guardavano solo ai diritti dell’impresa e dei manager ma erano costretti a tenere conto anche delle ragioni dei lavoratori.
Oggi in una situazione sociale e politica diversa, con un movimento operaio debole, frazionato e diviso, la difesa della proprietà privata dei mezzi di produzione e del profitto sono gli unici diritti riconosciuti cui tutti gli altri sono subalterni e sono applicati solo se con questo profitto sono compatibili.
Ormai tutte le leggi riconoscono e difendono la centralità dell’impresa, dei suoi inalienabili diritti, frutto di rapporti di forza che permettono ai padroni una totale libertà nell’uso della forza lavoro, sia nella gestione in azienda, sia nella possibilità di cacciarla in qualsiasi momento, o di trasferire la fabbrica de localizzando, lasciando i lavoratori senza occupazione da un giorno all’altro.
Noi non dimentichiamo che da sempre la magistratura è un’istituzione dello Stato borghese che ha lo scopo di conservare e difendere il sistema economico attuale, ma questo non ci impedisce di rivendicare il nostro diritto alla giustizia e di portare la lotta di classe anche nelle aule dei tribunali dei padroni.
Contro leggi e sentenze ingiuste è necessario lottare per cambiarle. Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi e giusto e la resistenza diventa un dovere.
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gio

11

feb

2021

MORTI PER AMIANTO BREDA: NESSUNA GIUSTIZIA

mer

03

feb

2021

Perché le morti sul lavoro per amianto restano senza giustizia

 

Perché le morti sul lavoro per amianto restano senza giustizia

 

di Marta Facchini — 2 Febbraio 2021

A gennaio il Tribunale di Milano ha assolto i manager della Breda-Ansaldo dall’accusa di non avere tutelato i lavoratori esposti all’asbesto. È l’ennesimo processo che si conclude con un’assoluzione per imprese e dirigenti, denunciano i comitati. Il nodo sono le teorie scientifiche di riferimento portate in aula, spiega l’avvocata Laura Mara

 “Cercavamo giustizia ma abbiamo trovato la legge che difende i potenti. Il processo sui morti per amianto alla Breda Termomeccanica-Ansaldo ha avuto un esito non diverso da quello che negli ultimi anni abbiamo visto nel Tribunale di Milano”. Michele Michelino, ex operaio della Breda e portavoce del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, sintetizza così la sentenza della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano che a gennaio ha assolto i manager dell’azienda dall’accusa di non avere tutelato i lavoratori. Il processo ha riguardato la morte di 12 operai esposti all’amianto nello stabilimento milanese di Viale Sarca tra gli anni Settanta e il 1985 per cui il sostituto procuratore generale Nicola Balice aveva chiesto condanne tra i due e i quattro anni.

 

La Corte ha anche condannato le parti civili ricorrenti, tra cui lo stesso Comitato, al pagamento delle spese processuali. “Il messaggio alla base è chiaro: non fatelo più. Ma noi non ci fermiamo e il Comitato andrà avanti a chiedere giustizia per tutti i colleghi morti sul lavoro. Solo nel 2020 hanno perso la vita altri cinque ex operai della Breda per malattie riconducibili all’amianto”, prosegue Michelino. “Purtroppo questo è solo l’ultimo processo sui lavoratori uccisi dalle fibre di asbesto che si è concluso con le assoluzioni. Prima ci sono stati l’Alfa Romeo di Arese, la Pirelli di viale Sarca e viale Ripamonti, e la centrale Enel di Turbigo”. Le motivazioni della sentenza sulla Breda si leggeranno tra 90 giorni “e poi il Comitato farà ricorso in Cassazione”. Nella sentenza di assoluzione di primo grado, quella che l’accusa sperava venisse ribaltata, il giudice aveva scritto che non esiste una “legge scientifica” che possa descrivere l’ipotesi, sostenuta invece dall’accusa, di “un nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto”.

leggi di più

ven

29

gen

2021

MORTI AMIANTO TEATRO SCALA. ARRINGHE FINALI DELLE PARTI CIVILI

Milano, 29 gennaio 2021

 

COMUNICATO STAMPA

 

Per le 10 vittime di amianto del Teatro alla Scala si attende vicinanza e solidarietà dal presidente della Fondazione Teatro alla Scala, Giuseppe Sala, sindaco di Milano.

 

Smontati alcuni cavalli di battaglia della difesa.

“ Le vittime, i 10 morti di amianto nel Teatro alla Scala, i loro familiari, i loro rappresentanti, le associazioni e comitati, costituiti parti civili, attendono finalmente una presa di posizione di vicinanza e solidarietà da parte dell'attuale presidente della Fondazione Teatro alla Scala e cioè il sindaco Giuseppe Sala, che non può restare silente di fronte alla tragedia che ha colpito i lavoratori e gli artisti del teatro lirico più importante del nostro Paese e che continua a mietere vittime”, è quanto hanno dichiarato, al termine dell'udienza odierna in Tribunale a Milano, Fulvio Aurora, Medicina Democratica e AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto, Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Roberto d'Ambrosio Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, e Pierluigi Sostaro della CUB Informazione e Spettacolo.

 

Una udienza deputata alle arringhe finali della parti civili, in cui si sono alternati una decina di avvocati: ne è scaturito un quadro piuttosto organico di quanto accaduto in questo che è uno dei più importanti teatri del mondo, ma l'unico di cui si abbia notizia di una tale “strage” di lavoratori, tecnici, cantanti e musicisti, causata dall'amianto presente in tutti gli ambienti e respirata per decenni non solo da chi ci ha lavorato, ma anche dai frequentatori e dal pubblico ignaro: tutto ampiamente documentato non solo con il dossier presentato un anno fa dal Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, con la denuncia di assenza di informazioni sui rischi per la salute, la mancanza di dispositivi di protezione, condizioni di lavoro non rispettose delle norme di sicurezza, gravissimi ritardi nelle bonifiche, o realizzate solo dopo le denunce dei lavoratori. “ Sono stati messi dei paletti di verità sulle conoscenze scientifiche maggiormente condivise- ha dichiarato Laura Mara avvocata delle parti civili Medicina Democratica, AIEA e Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio- per cui sono venuti a cadere alcuni cavalli di battaglia

della difesa”. Un esempio fra i tanti: smontata la tesi sostenta dall'ingegnere di parte Giuseppe Nano, secondo cui non era possibile dotare i lavoratori di maschere e respiratori contro le polveri di amianto prima degli anni '90 del secolo scorso, in quanto non esistevano. “Un falso -ha detto Laura Mara- come dimostrano i contributi del prof. Lorenzo Tomatis, oncologo ed epidemiologo di fama internazionale, direttore dello IARC per 12 anni, che attestano l'esistenza dei filtri HEPA fin dagli anni '50, esistenza mai smentita da nessuno”!

“Appaiono chiare-ha sottolineato Michele Michelino le evidenti responsabilità dei dirigenti e del sovrintendente Carlo Fontana, che hanno omesso di informare i lavoratori e dare mezzi di protezione individuali, esponendoli a gravi rischi per la salute, come purtroppo è accaduto”. Ma, paradossalmente, questa “dimenticanza” dell'ingegner Nano ed altre cruciali questioni, per quanto pronunciate, nella sua arringa, dall'avvocata Laura Mara, non state ammesse negli atti processuali dal Tribunale.

“A questo punto – ha sottolineato Fulvio Aurora- ci aspettiamo che il Tribunale di Milano, cambi registro e finalmente apra uno squarcio sulla linea fin qui tenuta e faccia giustizia condannando i responsabili. Ci auguriamo che venga sventato il pericolo che anche questo processo per morti di amianto venga sminuito, minimizzato e si concluda con pene irrisorie, prescrizioni o peggio assoluzioni, come quello per la Breda o quello per la strage di Viareggio”.

 

Per info.

Carmìna Conte 393 177616

Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto: Fulvio Aurora 3392516050

 

Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala: Roberto d'Ambrosio 3473656006

 

CUB Informazione e Spettacolo: Pierluigi Sostaro 3286438556

 

Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio: Michele Michelino 3357850799

 

 

sab

23

gen

2021

UNA LEGGE E UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI?

UNA LEGGE E UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI?

Una società che si definisce “civile” ma, che difende e legalizza con leggi, lo sfruttamento a scapito della sicurezza e della vita dei lavoratori è un sistema barbaro e inumano.

L’Italia democratica nata dalla Resistenza al nazifascismo, che ha una Costituzione che molti considerano la migliore del mondo, stabilisce nei suoi principi costituzionali che tutti i cittadini sono uguali davanti allo Stato. In realtà quando un operaio o un proletario cerca di valere i suoi diritti nelle aule di tribunale scontrandosi con il potere economico e politico la sua condizione di subalternità e disuguaglianza si evidenzia in pieno.

Quando i padroni e manager sono inquisiti per morti sul lavoro, malattie professionali e portati sul banco degli accusati nei processi da vittime che cercano giustizia, nei tribunali l’unico interesse riconosciuto è il diritto del capitale sancito dalla legge che stabilisce che il profitto viene prima di tutto.

Nel processo penale o civile, le multinazionali, i padroni, con i soldi si comprano i migliori avvocati, i consulenti, gli scienziati e i giudici. Anche se documentata e provata in aula dalle testimonianze le responsabilità di chi detiene il potere economico e politico i giudici, preferiscono andare contro i più deboli per non mettere a rischio le loro carriere presenti e future.

Il capitalismo con le sue istituzioni è un sistema apparentemente “democratico” che in realtà è marcio e corrotto, un vampiro che si alimenta sulla pelle dei lavoratori.

Quando il movimento operaio era forte e faceva valere i suoi diritti nelle fabbriche, nelle piazze e nella società, poteva anche alcuni trovare giudici che nelle leggi per quanto a favore del padrone, sotto la pressione del movimento di massa trovano cavilli e interpretavano la legge a favore dell’operaio. Oggi con il movimento operaio debole, frazionato, diviso, senza organizzazione la legge del padrone è applicata senza ostacoli.

La nostra esperienza nelle aule di tribunale ci ha fatto comprendere che In una società divisa in classi la giustizia è di classe, una giustizia a favore dei padroni e che non esiste la neutralità della scienza questa è la verità.

Molti ci domandano ma allora perché fate i processi in particolare adesso dove oltre ad assolvere i colpevoli, condannano le vittime a pagare le spese processuali?

Noi non possiamo accettare che i lavoratori siano considerati carne da macello.

Continuiamo a denunciare i dirigenti responsabili delle morti di lavoratori non perché ci fidiamo della giustizia borghese. Non vogliamo che i morti del profitto passino sotto silenzio, lo dobbiamo ai nostri compagni uccisi da un sistema che per il profitto continua a distruggere gli esseri umani e la natura, a commettere omicidi sul lavoro, stragi di operai e ambientali.

 

 

ven

22

gen

2021

MORTI PER AMIANTO BREDA/ANSALDO: NON CI ARRENDIAMO. LA LOTTA PER LA GIUSTIZIA CONTINUA.

gio

21

gen

2021

RIFLESSIONI DI DANILO FERRATI EX OPERAIO DELLA BREDA/ANSALDO (al centro della foto) SULLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DEI DIRIGENTI

RIFLESSIONI DI DANILO FERRATI EX OPERAIO DELLA BREDA/ANSALDO (al centro della foto) SULLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DEI DIRIGENTI.

  

 

Fatico a tenere il conto di quanti miei compagni, operai e impiegati, sono morti dal 2000 ad oggi, per i tumori insorti a causa del lavoro, alla Breda/Ansaldo. L’ultimo è stato il 31 dicembre 2019. Aveva 64 anni e 40 di fabbrica. Tumore ai polmoni, causato da amianto. (Inail). Ho partecipato al processo penale, contro i dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo, per la morte di 12 lavoratori causata dall’uso di amianto, nello stabilimento di viale Sarca, Milano. Nel corso del processo, sono state ricostruite e provate le condizioni di lavoro, nella fabbrica e nelle centrali elettriche sparse per l’Italia; è stato descritto e provato l’uso di amianto, fino agli anni 2000.

 

È stato riconosciuto che i 12 lavoratori sono morti per tumori causati da amianto, cui sono stati esposti sul lavoro, cosi come riconosciuta l’assenza di protezioni individuali e collettive, contro questa sostanza mortale (Inail 1956). Ma, dicono i giudici, nessuno sa, in quale preciso momento, un lavoratore si sia ammalato: perciò non sappiamo quale direttore sia responsabile, della morte di quel lavoratore; quindi li assolviamo tutti.

Sono responsabili della morte di tutti e 12, ma di nessuno in particolare!?!?

I dirigenti sono uomini, distinti uno dall’altro nelle proprie responsabilità.

I lavoratori sono una massa senza volto, materiale di consumo per la produzione di profitto. Indistinti anche nella morte.

L’Azienda, Ansaldo, è al di sopra di tutto! Così, il Tribunale condanna i rappresentanti dei lavoratori (parti civili) a pagare le spese del processo. Non importa quanti euro saranno, il messaggio chiaro è “ Non avete diritto ad avere giustizia”.

mer

20

gen

2021

Amianto: caso Breda, manager tutti assolti anche in appello

Amianto: caso Breda, manager tutti assolti anche in appello

Comitato lavoratori,'la legge difende potenti, negata giustizia'

(ANSA) - MILANO, 19 GEN - Sono stati assolti sette manager della Breda Termomeccanica-Ansaldo imputati per le morti di una decina di operai, secondo l'accusa, esposti all'amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni '70 e il 1985.
    Lo ha deciso la quinta sezione della Corte d'appello di Milano, che ha confermato la sentenza di primo grado.
    Il sostituto pg di Milano Nicola Balice aveva chiesto condanne tra i 2 anni e i 4 anni e 11 mesi di reclusione. Il processo era stato riaperto, come da richiesta del pg e dei legali di parte civile, e sono stati ascoltati due consulenti tecnici della procura.
    Dopo la sentenza Michele Michelino, rappresentante del 'Comitato per la difesa della salute e nei luoghi di lavoro nel territorio', ha detto: "Volevamo giustizia ma purtroppo abbiamo trovato la legge, che difende i potenti".
    Le motivazioni della sentenza arriveranno tra 90 giorni. Negli ultimi anni già numerosi processi a Milano, che vedevano imputati manager di aziende per morti per amianto, si sono conclusi con assoluzioni.
    La Corte oggi ha anche condannato le parti civili ricorrenti, tra cui appunto il 'Comitato per la difesa della salute e nei luoghi di lavoro', al pagamento delle spese processuali. "Dobbiamo pagare per avere fatto ricorso in appello. Il messaggio è chiaro: non fatelo più", ha aggiunto Michelino, che però ha chiarito che il comitato andrà avanti con la battaglia nelle aule di giustizia per rispetto dei "nostri colleghi morti". E ha spiegato che "solo nel 2020 sono morti altri 5 ex operai della Breda Ansaldo" per malattie riferibili all’esposizione alle fibre killer. Anche l’avvocato Laura Mara, che assiste Medicina Democratica e l’Associazione italiana esposti amianto, ha sottolineato: "Dopo l’apertura dell’istruttoria, speravamo in un ribaltamento della sentenza. Così non è stato, purtroppo, leggeremo le motivazioni e poi faremo sicuramente ricorso per Cassazione".
    Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di primo grado, il giudice aveva scritto che non esiste una "legge scientifica" che possa descrivere l'ipotesi, formulata dall'accusa, di un "nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto".(ANSA).
   

 

 

mar

19

gen

2021

ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO

ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO. PER GLI OPERAI UCCISI DALL’AMIANTO NESSUNA GIUSTIZIA. OLTRE IL DANNO LA BEFFA: LE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI  NEL PROCESSO CONDANNATE A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI.

 

IN ITALIA PER GLI OPERAI E LA CLASSE LAVORATRICE NON C’E’ GIUSTIZIA. PER I PADRONI NON RISPETTARE LE NORME DÌ SICUREZZA E UCCIDERE GLI OPERAI PER IL PROFITTO NON E’ REATO.

Dopo poco più di un’ora e mezzo di Camera di Consiglio la Corte d’Appello della V Sezione Penale, composta di tre giudici, il Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e dalla giudice Sola, hanno confermato la sentenza di primo grado nonostante il Procuratore Generale Nicola Balice nella sua requisitoria abbia richiesto condanne dai  2 ai 4 anni e 11 mesi per i dirigenti.

Ancora una volta la verità storica raccontata dagli operai, dall’ASL e dai consulenti del Procuratore Generale si è scontrata con la verità processuale.

Il Tribunale penale di Milano si è schierato contro i lavoratori morti d’amianto, di malattie professionali e di profitto, sostenendo in modo vergognoso  padroni e manager che non rispettano per il profitto la vita umana mandando a morte centinaia di lavoratori e cittadini.

Il Palazzo di Giustizia di Milano, da tempo chiamato dai lavoratori  PALAZZO DELL’INGIUSTIZIA, anche questa volta non si è smentito.

Fiducia nello stato e nei tribunali noi non ne abbiamo mai avuta; da decenni abbiamo sempre lottato in fabbrica e nel territorio e da anni anche nei Tribunali dei padroni a difesa dei nostri compagni di lavoro uccisi dalle sostanze cancerogene e dallo sfruttamento, sapendo di andare contro una giustizia che è di classe, che difende solo gli interessi dei padroni.

 

I giudici che hanno assolto i manager imputati dell’omicidio colposo di decine di lavoratori esposti alle sostanze cancerogene senza protezioni, hanno condannato noi e le altre associazioni parti civile a pagare anche le spese processuali sperando di farci stare zitti in futuro. Essi lanciano, per l’ennesima volta,  un segnale chiaro: chi mette in discussione il loro sistema economico-politico-giudiziario, chi porta sul banco degli imputati padroni e manager, chi ostacola il profitto, rivendicando sicurezza sul lavoro, ambienti di  lavoro salubri,  giustizia, sarà punito e pagherà un caro prezzo.

 

COME GIA’ SUCCESSO ALTRE VOLTE  CERCAVAMO GIUSTIZIA E ABBIAMO TROVATO LA LEGGE DI CLASSE.

Uno stato, una legge, una magistratura che difendono solo una parte dei cittadini, quella dei potenti e dei loro tirapiedi, non sono nostri.

Questa sentenza ci fa arrabbiare, ma non ci arrendiamo. La rabbia e l’odio contro la società e la giustizia dei padroni non ci porta alla rassegnazione ma infonde in tutti i nostri compagni ancora più determinazione nella lotta.

CONTRO SENTENZE E LEGGI INGIUSTE RIBELLARSI E’ UN DOVERE E COMBATTERE UNA RAGIONE DI VITA.

La lotta contro le morti sul lavoro e per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio continua nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e anche nei tribunali, fino alla Corte di Cassazione.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Milano, 19.gennaio 2021                                                                                 e-mail: cip.mi@tiscali.it

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi