COSA SI SA SULL’AMIANTO E COSA SI DOVREBBE FARE. Incontro - dibattito col dott. Giancarlo Ugazio

COSA SI SA SULL’AMIANTO E COSA SI DOVREBBE FARE

            L’amianto (o asbesto), minerale di origine naturale, costituito da microfibrille, ha prerogative chimico-fisiche che l’hanno reso utile ed utiizzabile gia’ dai tempi antichi. Dati storici ci parlano del suo uso nel Medio Evo e nei tempi moderni, ingigantito a seguito della rivoluzione industriale. Nel 1901, Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, chiamandolo eternit, che diventa subito popolare, nel 1911 la produzione di lastre e tegole raggiunge i massimi livelli. Nel 1915 vengono prodotte le fioriere in eternit. Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta sono stati la base della costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni. Negli anni '40 e ‘50 l'eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano, tra cui la sedia da spiaggia di Willy Guhl, dal 1963 l'eternit può essere prodotto in varie colorazioni. Poiche’ le fibrille sono patogene, la loro dispersione nei giacimenti durante le attivita’ minerarie, nelle successive lavorazioni produttive, poi nell’impiego dei manufatti, infine nello smaltimento di essi al termine della vita d’uso, provoca serie alterazioni della salute. Questa scoperta risale all’inizio del XX secolo, ma da subito si e’ verificato un tiro-alla-fune tra i produttori del minerale ed i primi testimoni della patologia: i sanitari. Le vittime, sia i lavoratori, sia la gente comune, sono stati gli ultimi ad essere informati. Infine, nei primi anni ’90, l’uso dell’amianto e’ stato bandito in diversi paesi, ciononostante molti altri continuano ad estrarlo ed a commerciarlo. Soprattutto l’ambiente di molti paesi, industrializzati o in via di sviluppo, ospita tuttora manufatti in disuso o fabbriche dismesse, con grave rischio per la salute della gente.

La letteratura scientifica biomedica ci insegna che le fibrille di amianto possono entrare nell’organismo sia attraverso le vie respiratorie sia attraverso il tubo gastroenterico, e che esse sono patogene sia se inalate, sia se ingerite, col potus o con i cibi. Una volta entrate in circolo, esse possono raggiungere tutti i tessuti e gli organi, dove si localizzano, producendo diversi tipi di patologie. La piu’ frequente e’ una minuscola infiammazione cronica: il corpuscolo dell’asbesto. Poi le fibrille localizzate nei tessuti, trasformate in derivati epossidici, esprimono il loro potenziale cancerogeno alterando la molecola del DNA del nucleo delle cellule. Tutti i tessuti, nessuno escluso, sono proni a questa azione patogena. Sia il tessuto polmonare, sia le membrane sierose (pleura, peritoneo, pericardio, tonaca vaginale del testicolo), sono i bersagli piu’ comuni dell’azione cancerogena, ma non si sottraggono a questo tipo di effetto lesivo, p.e. la prostata, la tiroide, l’ovaio, il tubo gastroenterico - coi relativi tumori maligni - e i tessuti emolinfopoietici – con leucemie, linfomi et similia.

            Le fibrille d’amianto, inalate od ingerite, possono entrare nell’organismo in modo subentrante, reiteratamente, giorno dopo giorno, esplicando un effetto di sommatoria che porta all’accumulo nei diversi tessuti. Da questo fenomeno discende la fallacita’ di valori limite di esposizione. L’effetto cancerogeno ultimativo dipende anche dall’equilibrio tra l’azione patogena suddetta e il potenziale delle difese anticancro messe in campo dall’organismo. Anche sotto questo aspetto, sono validi i principi tossicologici generali del sinergismo e del potenziamento. Poi, analogamente a quanto avviene per altri agenti, la cancerogenesi da amianto si attua e si completa in un discreto lasso di tempo, prima di manifestare chiari sintomi clinici, poi la malignita’ del processo tumorale porta rapidamente il paziente all’exitus.

            A questo punto e’ necessario evocare ed attuare il principio della precauzione verso i rischi dell’inquinamento ambientale, considerato anche dalla giurisprudenza della UE, il quale implica la prevenzione primaria, equivalente alla condizione di “rischio zero” per i cancerogeni, tra cui l’amianto. La prevenzione secondaria, che interviene dopo il superamento dell’orizzonte clinico - con sintomatologia gia’ manifesta – e’ meno efficace, talora tardiva. Le prevenzioni terziaria e quaternaria sono interventi del giorno dopo, essendo basate sui dati epidemiologici ed anatomopatologici, cioe’ dopo la conta dei decessi.

            Questa esigenza di rispetto dell’ambiente e della salute umana, sulla quale si basa la sostenibilita’ dello sviluppo, interessa tutti i tre momenti della ventura tecnologico-sociale dell’amianto: prima, durante, e dopo. Il nostro paese potrebbe essere protetto dalla ratio e dal dictum delle disposizioni legislative che hanno bandito l’estrazione e la commercializzazione del minerale, infatti la tappa del “prima” dovrebbe essere azzerata: miniere e fabbriche nazionali dovrebbero essere ormai dismesse. Per coerenza, converrebbe non realizzare lavori infrastrutturali che comportassero il dislocamento di rocce amiantifere, non per produrre manufatti contenenti il minerale killer, proibito, ma per formare nuove vie di transito.

            Nel contempo, si impone di prendere in considerazione, e di provvedere al riguardo, il rischio legato all’esistente che configura le tappe del “durante” e del “dopo”. Pare che nel nostro paese ci siano ancora in giro circa due miiardi di m2 di lastre di cemento-amianto, delle quali molte sono deteriorate: queste sono un rischio concreto per la diffusione di fibrille, quelle tuttora integre sono un rischio potenziale. Pero’, tutte meritano di essere inertizzate secondo le tecnologie messe a punto e brevettate che oggigiorno sono disponibili. In questo modo, atraverso un trattamento termico adeguato in apposite attrezzature le fibrille verrebbero trasformate in materiale inerte dal punto di vista della salute e riutilizzabile come materia prima-seconda in molti impieghi produttivi. L’alternativa di “bonificare” l’amianto rimuovendolo, impacchettandolo, e conferendolo alle discariche dedicate, e’ solo un costoso ma rischioso palliativo, capace solo dei tenere in piedi un colossale giro d’affari. Fintanto che le fibrille esistono tal quali il rischio amianto sussiste, risulta solo spostato di sede, in parole povere e’ come se una donna di casa scopasse la polvere sotto al tappeto, nascondendola, invece di toglierla di mezzo con un aspirapolvere.

 

 

Giancarlo Ugazio

gia’ professore ordinario di Patologia Generale

presso la Scuola Medica dell’Universita’ di Torino

335.5938275; 011.7640356

e-mail: ugazio.giancarlo@libero.it

sito web: www.grippa.org

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