LA STRAGE NASCOSTA DELL'AMIANTO. DICIANNOVE MORTI ALL'ENEL



LA STRAGE NASCOSTA DELL'AMIANTO. DICIANNOVE MORTI ALL'ENEL

di Fasano Giusi

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Dattilo Fedeli era un autista, guidava pullman. Per 35 anni ha portato avanti e indietro gli operai della Val di Cecina, casa-lavoro e ritorno. Centinaia e centinaia di tute blu accompagnate per tutta una vita nel più grande impianto geotermico d'Italia, quello di Larderello, un tempo della «Larderello Spa» e dal 1963 dell'Enel (oggi Enel Green Power).1119 aprile del 2009 Danilo Fedeli è morto. Aveva 68 anni e un male che non perdona mai: mesotelioma pleurico, cioè un tumore che si sviluppa attorno alle fibre di amianto nei polmoni. Non c'è stato bisogno che lavorasse ogni santo giorno a contatto diretto con l'amianto. A lui è bastato avere a che fare con gli operai che caricava sul pullman da mattina a sera Ecco. Ci sono tante storie come questa nelle carte che la procura generale di Firenze ha messo assieme in un anno di lavoro. Ci sono quantomeno le vite di 19 lavoratori morti a causa dell'amianto da quando a Larderello è entrata in scena l'EneL Di questi, dieci sono deceduti troppo in là neI tempo quindi nel loro caso sarebbe prescritto il reato di omicidio colposo ipotizzato, invece, per gli altri nove casi (per ora nessun indaga- II presidente dell'Osservatorio Mi sono ammalato, è terribile vivere con l'ansia addosso).

E poi c'è una lunga lista di ammalati: persone che soffrono di asbestosi, per esempio, una malattia polmonare cronica che deriva, anche quella, dall'inalazione di polveri o microfibre di asbesto (cioè amianto). Un passo indietro. L'anno scorso a gennaio la procura di Pisa, che indagava sulla morte di un ex operaio di Larderello (Amerino Cinci), chiede al giudice delle indagini preliminari l'archiviazione del fascicolo: non è provato il nesso fra la morte e l'esposizione ad amianto, dice il pubblico ministero pisano, e inoltre al momento dell'insorgenza della malattia non c'era ancora la legge (del aggi) per proteggere i lavoratori dai rischi. La richiesta presentata al gip finisce sulla scrivania del procuratore generale Beniamino Deidda che anziché approvare l'archiviazione decide di avocare l'inchiesta e ordina una perizia riavviando di fatto le indagini. Oggi, a un anno di distanza, il fascicolo del caso Cinci è diventato una piccola parte di un'inchiesta che sta rimettendo ordine nella storia delle malattie professionali in Val di Ceci-na Va detto che l'intero villaggio-fabbrica di Larderello — 34 centrali geotermoelettriche che estraggono vapore dal sottosuolo e lo trasformano in energia — adesso è sicuro. I chilometri e chilometri di tubi che trasportano il vapore, coibentati per decenni con l'amianto da operai che non hanno mai preso alcuna precauzione per la loro salute, adesso non sono più pericolosi. «Ma purtroppo negli anni molto materiale è stato abbandonato così, per terra, e ne sono rimasti residui ovunque» spiega il capo del locale «Comitato amianto e geotermia», Maurizio Cardellini Franco Berti, presidente dell'Osservatorio regionale esposti all'amianto, ha lavorato a Larderello per 34 anni (era operaio della Cooperativa Vapordotti) e adesso ha l'asbestosi: «E terribile vivere con l'ansia che la malattia, già devastante, diventi un mesotelioma e non dia più scampo» dice. Elio Pardini, invece, è stato a contatto con l'amianto per 14 anni e adesso rimanda ogni giorno il momento buono per fare dei controlli: «Si vive con la speranza di non aver respirato quelle fibre e di non aver danneggiato le nostre famiglie». Perché i dati dicono questo: che bastava essere la moglie o qualcuno dei figli di un lavoratore per incappare nel «veleno» da respirare. E successo così a Giuletta Balestri, ad Adelaide Sensi e a Viviana Soldi: secondo le ipotesi degli inquirenti sono morte tutte e tre per «esposizione familiare» o «ambientale», cioè per aver maneggiato, lavato, pulito le tute dei propri mariti intrise di polveri d'amianto oppure perché semplicemente abitavano in zone inquinate dall'asbesto. Finora a Larderello non si è mai ipotizzato un inquinamento del territorio tale da prevedere il reato di disastro ambientale o di strage: lo ha fatto pochi giorni fa, con una querela presentata alla procura generale fiorentina e ipotizzando proprio quei due reati, Fiorella Guarguagli che (con l'avvocato Ezio Bonanni), chiede chiarezza sulla morte per mesotelioma di suo marito, Fosco Castelli. Il figlio Antonio dice che «da quando mio padre è morto mi sento più vulnerabile . La stessa cosa che succede a Barbara, la figlia dell'autista Danilo Fedeli: «Ho quarant'anni e da quando mio padre è morto penso spesso ai tubi di amianto tutti rotti sui quali io e i miei compagni, da bambini, stavamo seduti prima di entrare a scuola...».

 

Giusi Fasano La denuncia Dalla parente di una vittima denuncia per disastro ambientale Geotermia L'impianto Enel a Larderello e, a sinistra, un tubo ricoperto d'amianto. A destra Franco Berti La scheda La malattia II mesotelioma pleurico è una forma tumorale molto aggressiva che attacca la sottile membrana che protegge i polmoni. Si sviluppa attorno alle fibre di amianto inalate I sintomi Fiato corto, dolore al petto o al dorso, tosse, febbre e perdita di peso ingiustificata. Si calcola che il periodo medio di -sviluppo del tumore sia di 35-40 anni.

 

 

Corriere della Sera di giovedì 13 gennaio 2011, pagina 20

 

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