PREVENZIONE PRIMARIA E RICERCA

IL PICCO DELLA SALUTE

 

Patrizia Gentilini *

 

Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici “allarmisti” è che, in barba ai rischi

ambientali, la speranza di vita – almeno nei paesi occidentali – non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente

aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato

ultrafine, pesticidi, radiazioni...) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di

danneggiarci più di tanto.

Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione

Europea per la Salute ) e scegliete, come indicatore, l’aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at

birth) e l’aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di “Italia” e

questi sono i grafici che visualizzerete:

Aspettativa di vita alla nascita

Aspettativa di vita sana alla nascita (uomini)

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Aspettativa di vita sana alla nascita (donne)

E’ chiaro per tutti che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell’aspettativa di vita in salute, crollo

che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute

si accorcia drasticamente come, tra l’altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo? E’ evidente

che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumentare di patologie cronico-degenerative fra

cui, in primo luogo il cancro, che purtroppo colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e

bambini. Questo dato, del resto perfettamente coerente con l’aumento del 60%, nel consumo di farmaci di

classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e

addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto

ciò comporta. E’ questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito,

analogamente al picco del petrolio, il “picco della salute”. Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico

oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi

adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che

pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di

fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè

delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più “intelligenti”....

In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro,

vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa

malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo?

Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler

sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l’unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto

ragione di ciò disse: ”semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo

promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40

anni a chi dobbiamo dare ragione? In U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari nella

guerra contro il cancro, ma è sotto gli occhi di tutti che, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di

tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi),

dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori alla prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi ,

melanoma, pancreas, fegato… e soprattutto si ammalano sempre più giovani e giovanissimi.

Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno

ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell’8% rispetto all’anno

precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi

avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di

effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva

prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo

di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo

di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: ”C’è uno

straordinario profitto dell’industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o

all’orizzonte è uno dei campi più promettenti....[...] La “target therapy” ( terapia mirata o intellligente n.d.r.)

 

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come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che

il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi”.

 

Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si

apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a

ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo

meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del

cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e

l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %...Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro

paese siamo messi meglio?

E’ davvero sensato puntare tutta l’attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare

l’attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l’altro di fornire ai cittadini informazioni

scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro

habitat? E’ ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno

pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA ... e gli altri numerosissimi

veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo. E’ ora di

intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell’ambiente, evitando ad esempio, di

bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al

Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad

un Panel di Oncologi ”Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now”” troviamo scritte queste

parole: ”il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di

combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il

potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo,

dall’acqua e dall’aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività

della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani”

 

Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da

cui certamente -nel 100% dei casi -si guarisce è quello di cui NON ci si ammala! Riscopriamo quindi la

Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e

difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così

potremo sperare di invertire la rotta e risalire la china.

Bibliografia

http://ec.europa.eu/health/indicators/healthy_life_years/data/index_en.htm

Agenzia nazionale del Farmaco AIFA –Osmed

http://ugobardi.blogspot.c

Danei G.: Causes of cancer in the world: comparative risk assessment of nine behavioural and

environmental risk factors Lancet 366: 1784-1793, 2003

Clapp RW et al: Environmental and Occupational Causes of Cancer, Lowell Center for Sustainable

Production, 2007

Devra Davis: La Storia Segreta della Guerra al Cancro

Samuel S. Epstein: How to win the war against cancer, 2005 http://www.preventcancer.com/

2008-2009 Annual Report Presidet’s Cancer Panel Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do

now

*Patrizia Gentilini

Medico Oncologo ed Ematologo, Presidente ISDE Forlì

Forlì 30 marzo 2011

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