FIACCOLATA A PADERNO DUGNANO DEL 28 APRILE. INTERVENTO DI LORENA TACCO

L’amianto non uccide solo chi ha lavorato nelle fabbriche,

ha ucciso anche mio padre Tacco Vladimiro 76 anni. Faceva il custode di una
fabbrica e tra le sue mansioni c’era la pulitura delle grondaie sul tetto, un tetto in eternit.

L’amianto ha ucciso anche Alberto Branà 57 anni , lavorava nel settore edile, dove l’amianto era diffuso.

Sono morti a distanza di 20 giorni uno dall’altro dopo un anno di calvario.


L’amianto uccide le mogli dei lavoratori a contatto con l’amianto, perché lavavano le tute sporche dei loro compagni.

L’amianto uccide i figli e le figlie di questi lavoratori perché abbracciavano i loro papà quando tornavano dal lavoro con la tuta piena di polvere.


L’amianto sta uccidendo e continuerà ad uccidere se non lo eliminiamo, anche sul territorio.
Ucciderà i cittadini perché hanno respirato e continuano a respirare la polvere di amianto che viene dai tetti, e da tutti i manufatti che in quantità ancora massicce sono presenti.
L’amianto ricopre le nostre città nell’indifferenza delle istituzioni.
Perché ancora non si è affrontato seriamente e concretamente il problema ?


Come famigliari delle vittime dell’amianto riteniamo lo STATO COLPEVOLE per aver ritardato di 10 anni la messa al bando del minerale killer.

L’ha fatto nel 1992 rispetto agli altri paesi europei che lo hanno bandito nei primi anni 80, e lo ha fatto solo dopo estenuanti battaglie delle associazioni e dei comitati delle vittime e dei loro famigliari.

Lo ha messo al bando in ritardo di 10 anni perché ha ceduto alle pressioni delle lobby dell’industria dell’amianto, lobby che tra l’altro avevano la fortuna di avere anche la famigerata miniera di Balangero vicino a Torino, dove estraevano il minerale, la più grande miniera di amianto ’Europa,lobby che hanno guadagnato miliardi sulla pelle della gente, e quindi riteniamo che lo STATO ITALIANO sia COMPLICE e CORRESPONSABILE per tutte queste morti.
Che l’amianto fosse pericoloso per la salute umana lo si sapeva da tempo, e gli Stati Uniti già negli anni 60 pubblicavano in tutto il mondo i dati forniti dagli studi epidemiologici.

Perché si è continuato a produrlo?

Perché si sono esposti i lavoratori e la popolazione causando tutti questi morti?
Perché il PROFITTO è più importante della vita degli esseri umani.


E non c’è limite alla vergogna, perché il profitto con l’appoggio dei politici e
amministratori locali, oggi ci propone le centrali nucleari, gli inceneritori, vorrebbe imporci di privatizzare l’acqua che è un bene pubblico, cioè di tutti noi.

Vorrebbe imporci le autostrade con 14 corsie che passano davanti alle finestre delle nostre case creando danni gravi per la nostra salute.


Per concludere a nome dei famigliari delle vittime dell’amianto di Paderno Dugnano voglio esprimere la nostra solidarietà alle vittime e ai famigliari e ai lavoratori sopravvissuti al terribile rogo dell’Eureco.

Vogliamo abbracciarli e dire loro che gli siamo vicini, che capiamo il loro dolore, ma soprattutto condividiamo la stessa rabbia.

Rabbia perché non è più ammissibile che succedano ancora queste tragedie in un paese che si ritiene civile.


Rabbia per gli spot vergognosi , trasmessi nelle televisioni di stato, in cui si dice che la sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene, così i lavoratori possono tornare a casa dalle loro famiglie, come se fosse loro la colpa di morire e non di chi li fa lavorare senza sicurezze,inoltre, come nel caso dei lavoratori Eureco, quando si lavora in modo precario con le famose “cooperative” e il contratto di lavoro ha una scadenza, non si può pretendere niente” , nemmeno i diritti più fondamentali perché altrimenti non viene più rinnovato il rapporto di lavoro e si rimane senza la possibilità di mantenere a propria famiglia.


Rabbia perché i lavoratori e i famigliari dell’Eureco vivono una situazione di
vergognoso abbandono da parte di tutte le istituzioni tranne il sindaco di Limbiate che ha dato una casa ad uno dei lavoratori sopravvissuti, e sono costretti a chiedere aiuto alla Caritas, perché (tranne la solidarietà di alcuni bravi padernesi) nessuno si è preoccupato del fatto che oltre alla perdita della persona cara è andato perduto il reddito che permetteva loro di vivere.

Anche qui, lo STATO è LATITANTE.

Ed il nostro dolore ogni volta si rinnova e la rabbia aumenta. Ma che paese è mai questo? Un paese dove si abbandona chi muore sul lavoro e le loro famiglie, Un paese dove un presidente degli industriali di fronte alla condanna che sancisce le responsabilità verso i morti della Thyssenkrupp dice che siccome le pene stanno diventando troppo severe bisognerà portare il lavoro all’estero in paesi dove non ci sono proteste contro le tragiche “fatalità” ed i responsabili rimangono impuniti.


E’ ora di dire BASTA!


Dobbiamo dire BASTA, il profitto non deve uccidere più nessun essere umano.Quindi: RIMANIAMO UMANI e diciamo sempre più forte:


BASTA MORTI SUL LAVORO E DI LAVORO IN NOME DEL PROFITTO.

 

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