TORRI GEMELLE: SALVATORI DIMENTICATI

Una storia dimenticata nella Zona Zero

di Atilio Boron (*), da: atilioboron.com, 9.5.2011

 

Erano così preoccupati, alla Casa Bianca, nell’inseguire Bin Laden, i cui numerosi familiari furono gli unici autorizzati – tra le decine di migliaia che lo chiedevano – a salire sull’unico aereo che lasciò gli Stati Uniti il giorno seguente l’11 Settembre, che nella confusione sia il presidente che il sindaco hanno “dimenticato” di indennizzare i pompieri, i paramedici, i soccorritori, gli operai che lavorarono per giorni e settimane recuperando cadaveri e sgombrando le macerie delle Torri Gemelle, immersi in una nube tossica che ha danneggiato irreparabilmente i loro organismi e, in particolare, i polmoni.

Ma questa, come direbbe l’indimenticabile Howard Zinn, è “l’altra storia” degli Stati Uniti, quella delle vittime, degli oppressi, dei poveri, degli emarginati. Questa storia non si narra ed è stato Zinn a fare un lavoro straordinario nel raccontarla in un libro che ha proprio questo nome e che dovrebbe essere letto da tutti quelli interessati a sapere com’è il “capitalismo realmente esistente” e non le storielle messe in piedi a Hollywood che dipingono una visione idealizzata degli Stati Uniti.

 

Quanto sopra è di attualità perché una ricerca realizzata della Yeshiva University di New York, e i cui risultati sono stati pubblicati dal prestigioso New England Journal of Medicine nell’aprile dell’anno scorso, ha documentato l’esistenza di 13.954 persone colpite dall’inalazione di gas tossici durante il loro lavoro tra le rovine delle Torri Gemelle. I ricercatori hanno dichiarato in varie occasioni che la cifra sottostima il numero reale delle vittime colpite dai duri lavori di salvataggio e pulizia: si calcola che circa altri duemila non siano stati registrati, o perché sono morti a causa dell’avvelenamento subito in quei lavori o per complicazioni con altre malattie, oppure perché - essendo molti di loro privi di documenti di immigrazione regolari - avevano paura di presentarsi ai ricercatori per timore che l’odiata “migra”, la polizia migratoria degli Stati Uniti, li individuasse e finisse per deportarli.

 

Barak Obama non ha ricordato niente di tutto questo nella demagogica visita fatta nella Zona Zero il 5 maggio, una volta confermato l’assassinio di Osama Bin Laden. Il presidente ha parlato di quelli che collaborarono con eroismo e abnegazione ai compiti di salvataggio e di pulizia, ma non ha detto una parola sulla scandalosa incuria e ingratitudine con cui sono stati (mal)trattati quei lavoratori, avanzi da buttare in qualsiasi economia capitalista e molto di più negli Stati Uniti.

Secondo il corrispondente della BBC a New York all’inizio del 2008 – cioè quasi sette anni dopo l’attentato – solo sei (sì, non è un errore, solo sei) delle più di 10.000 richieste presentate dai lavoratori per gravi affezioni alla loro salute erano state accolte con qualche tipo di compensazione da parte delle autorità nordamericane.

Giustizia borghese, la chiamano. O replica pratica ai discorsi sui diritti umani, sulla libertà e la giustizia con cui Washington nasconde continuamente i suoi più grandi abusi. Che credibilità può avere chi si comporta come un governante disumano col suo stesso popolo, che generosamente ha partecipato ad un lavoro così pericoloso, per poi – terminato questo – ignorare le sue giuste richieste?

 

Come c’era da aspettarsi le proteste e le pressioni delle vittime sono proseguite e nell’aprile 2010, a quasi nove anni dal fatto, si è arrivati ad un primo accordo attraverso il quale i lavoratori, con una azione legale collettiva che nella legislazione nordamericana si chiama “class action”, potrebbero riuscire ad avere - dieci anni dopo la tragedia - 657,5 milioni di dollari di indennizzazione, nella misura di circa 65.000 dollari a persona. Naturalmente ci potranno essere alcune eccezioni, nel cui caso – dopo una revisione dell’accordo davanti ad un giudice, in un processo inevitabilmente lungo e costoso – alcuni dei lavoratori danneggiati potranno avere un risarcimento più alto. Ma per ora la cifra è quella.

E’ abbastanza inutile chiarire che con questa somma difficilmente le persone colpite potranno pagare le parcelle mediche accumulate nel corso di tanti anni di totale abbandono da parte dei crociati della libertà e della giustizia che stanno alla Casa Bianca; è ovvio che gli sfortunati che hanno bisogno di cure mediche più complesse rimarranno comunque in mezzo ad una strada e dovranno cavarsela come potranno.

Negli Stati Uniti la salute è una merce come tante altre e, come ricordava Alfredo Zitarrosa nel suo “Signora Solitudine”, “lei può morire, questa è una questione di salute, ma non chieda di sapere quanto le costerà la bara”. Tenete conto che una semplice operazione di appendicite a New York può facilmente venire a costare 30.000 dollari, ed è già tutto detto.

Ah, mi dimenticavo!: gli onorari degli studi degli avvocati coinvolti in questa lunga, penosa ed umiliante battaglia legale dei soccorritori superano già i duecento milioni di dollari; cioè quasi un terzo di quanto riceveranno i lavoratori se lo sono già preso gli “avvoltoi” che lucrano su questa disgrazia.

 

Conclusione: Washington può invadere paesi, torturare, assassinare, promuovere colpi di stato ed entrare in guerra senza l’autorizzazione del Congresso, ma la Casa Bianca pare impotente a far giustizia e a indennizzare adeguatamente la legione anonima di coloro che si sono giocati la vita e la salute nella Zona Zero, con la scusa che il Congresso non autorizzerebbe queste spese.

 

E’ chiaro che, se si tratta di sostenere il salvataggio di banche e finanziarie, al Campidoglio e alla Casa Bianca – sempre sensibili agli interessi delle classi dominanti – bastano pochi giorni per prendere le decisioni e gli AD (amministratori delegati) del bordello finanziario recuperano senza ritardi i loro milionari salari in dollari.

Invece, quelli che si sono assunti il compito umanitario del salvataggio e della pulizia del disastro delle Torri Gemelle vengono umiliati con un’attesa di quasi dieci anni e una indennizzazione ridicola tenuto conto dei danni ricevuti e del tempo che c’è voluto per riconoscerglieli.

 

Questa infamia è “l’altra storia” degli Stati Uniti a cui, secondo Zinn, dobbiamo prestare la massima attenzione perché rivela l’immoralità propria e incorreggibile del capitalismo e la necessità di finirla con esso il più presto possibile, prima che – come continua a dire Fidel – questo sistema metta fine all’umanità.

 

(*) Politologo e professore argentino

(traduzione di Daniela Trollio

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

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