IERI ALTRI TRE MORTI SUL LAVORO. CONTINUA INARRESTABILE LA MATTANZA OPERAIA E NONOSTANTE IL CALO OCCUPAZIONALE AUMENTANO I MORTI SUL LAVORO

QUEI CARTELLI NEI CANTIERI CHE NON SEMPRE DICONO LA VERITA’ SULLE NORME DI SICUREZZA ADOTTATE

Di Mauro Rossato, ingegnere, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering

Spesso nei cantieri edili accanto al segnale “accesso vietato ai non addetti ai lavori” dovrebbe esserne affiancato un altro e continuare con la scritta, già ci siamo noi che rischiamo la vita.

L’immagine in effetti è quella di una tragica gag in un teatro di cemento in cui dietro ai cartelli che fanno presumere l’adozione di tutte le norme di sicurezza, ci sono invece operai senza imbragature e senza elmetti che si muovono come funamboli su impalcature anch’esse spesso prive di protezioni adeguate.

Non sono rari questi racconti di lavoro quotidiano nel nostro Paese. Basta fare un giro in qualsiasi città, o forse è sufficiente aprire la finestra della propria abitazione per spiare chi, comunque, non si sente neppure spiato. Non ha timori di essere osservato e non dal comune cittadino. Ma neppure dagli enti di controllo.

E’ come se si agisse in totale libertà, come se la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non avesse diritto di cittadinanza nei cantieri.

Purtroppo, però, è proprio in questi spazi in cui si conta il maggior numero di morti bianche subito dopo i campi. Così l’agricoltura e l’edilizia continuano ad essere i settori più coinvolti dall’emergenza. E sono i numeri a raccontare il dramma. L’agricoltura è il luogo di lavoro maggiormente pericoloso con il 35,4 per cento delle morti bianche registrate dal nostro Osservatorio nel primo quadrimestre dell’anno, seguita dal settore delle costruzioni (24,1 per cento delle vittime).

La caduta dall’alto, poi, è la prima causa di morte (27,2 per cento del totale delle morti bianche), seguita dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (21,5 per cento). Ricordiamo che la caduta dall’alto tra gennaio e aprile 2010 aveva provocato la morte di 36 lavoratori e quest’anno le vittime sono 43. Un altro dato drammatico che testimonia quanto ancora vengano trascurate le misure preventive e di formazione dei lavoratori per i lavori in quota.

Risultato: da gennaio ad aprile del 2011 è stato rilevato dal nostro Osservatorio un incremento dei decessi sul lavoro del 26 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

E tutto questo accade mentre l’Unione Europea si prefigge come obiettivo la riduzione del 25 per cento degli infortuni nei luoghi di lavoro entro il 2012 - e contemporaneamente in Italia il Piano Nazionale della Prevenzione 2010 – 2012 con i relativi piani regionali ha come traguardo una riduzione del 15 per cento degli infortuni mortali e con esiti invalidanti.

Così per chi come noi, da oltre due decenni, si occupa e si preoccupa di formare i lavoratori per tutelarli durante lo svolgimento delle loro attività, il confronto sopra citato diventa un contraltare non solo sconfortante ma anche tragico.

Perché è evidente che l’aumento in percentuale dei decessi, porta con sé dei terribili numeri ‘assoluti’ di nuove vittime. Per la precisione lo scorso anno le tragedie del lavoro alla fine del primo quadrimestre erano 125 e sono passate quest’anno a 158.

Ciò significa 33 esistenze spezzate in più rispetto al 2010, da Nord a Sud della Penisola. 33 famiglie distrutte dal dolore.

E intanto gli ambiziosi obiettivi europei e quelli nazionali e regionali perdono forza agli occhi di tutti i lavoratori del Paese e muovono alla rabbia chi legge le statistiche della morte e ne analizza le cause.

Quotidianamente il nostro Osservatorio si trova, infatti, innanzi a nuovi bollettini di morti bianche dove le cause che conducono ai decessi e i settori colpiti sono sempre, o quasi, gli stessi.

Per tale ragione, da esperti di sicurezza nei luoghi di lavoro, non ci resta che riporre le speranze in una traduzione efficace ed efficiente del Piano Nazionale della Prevenzione 2010 – 2012; perché tra gli interventi proposti, dal nostro punto di vista, è racchiusa la vera soluzione al problema delle morti nei luoghi di lavoro, ovvero la definizione ed attuazione di programmi di informazione, assistenza, formazione e controllo che prevedono tra l’altro la focalizzazione sulle aree di attività lavorativa a maggior rischio a partire da edilizia ed agricoltura.

 

Informazioni per la stampa

Ufficio Stampa : Dott.ssa Annamaria Bacchin

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