Dal giornale del quartiere Niguarda di Milano

Gente dei nostri quartieri.

 

Michele Michelino un combattente contro l’amianto.

A cura di Angelo Longhi (angelo.longhi@fastwebnet.it)

 

Ci sono persone intorno a noi che con la loro vita e le loro azioni incarnano più e meglio delle teorie e dei discorsi di tanti dirigenti politici celebrati e famosi, un’ideologia, un’idea del mondo, una speranza di miglioramento. “Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo” è non solo una splendida frase del Mahatma Gandhi, il precursore della non violenza nel XIX secolo, ma anche quello che queste persone riescono a incarnare con il loro esempio.

Spesso agiscono da missionari di una società più giusta di liberi e uguali, senza organizzazione politica, ma non per questo meno determinati. Michele Michelino (nella foto primo a sinistra) é una di queste persone. Vediamo perché.

Da quando non ancora sedicenne alla fine degli anni ’60 entrò a lavorare prima alla Pirelli e poi alla Breda Fucine, ha visto molti suoi amici e colleghi spegnersi di mesotelioma, il tumore dell’amianto, che ti toglie il respiro e le forze, che ti fà girare smarrito e fuori posto per le vie della città con l’ossigeno che si infila insieme ai tubicini, su per le narici, per aiutarti a “tirare” il fiato. L’amianto in sè non è cancerogeno. Se si usura però si rompe in piccolissime particelle della dimensione di millesimi di millimetro. Basta respirarne poche, di fibre di amianto e queste si installano per sempre nei bronchi, facendo insorgere la malattia dopo una latenza anche di 30-40 anni.

 

Io lavoravo al reparto cavi della Pirelli, e quando facevamo i cavi sottomarini interponevamo fra il cavo di rame di grosse dimensioni e il PVC del rivestimento esterno, il talco misto ad amianto. Questi cavi venivano intrecciati tra di loro e veniva messo ancora del talco tra l’uno e l’altro. La tensione surriscaldava i cavi e l’amianto serviva per evitare rischi di surriscaldamento. Fu il mio primo contatto con l’amianto. Nella Pirelli si usava l’amianto anche per la gomma, peccato però che noi operai non sapessimo all’epoca che l’amianto fosse cancerogeno anche se le evidenze mediche c’erano già dal 1935. Alla Breda poi dove c’era la fonderia l’amianto si usava in modo massiccio: noi abbiamo vinto alcuni processi perchè abbiamo presentato la documentazione delle ASL che entravano nei reparti negli anni 73- 74 e facevano i rilievi, dati che però a noi operai all’epoca non ci facevano sapere, li abbiamo avuti recentemente. In più noi avevamo le protezioni per il calore, fatti di amianto: la tuta, i guanti, i grembiuli. Questo è il motivo per cui nelle grandi fabbriche siderurgiche ci si ammalava.

Tuttora l’amianto è un problema molto diffuso. E’ il miglior isolante termico che si conosca. Pensa che con la nostra mobilitazione facemmo chiudere alcuni anni fà, per le necessarie opere di bonifica, il Museo di Storia naturale che ne era pieno. Io ero finito a fare il dipendente comunale dopo che la Breda Fucine chiuse nel 1997, e con l’esperienza accumulata negli anni, fu facile per me accorgermi di come fosse la situazione negli edifici pubblici. L’amianto non è un problema del passato: riguarda il nostro futuro. Gli epidemiologi dicono che il picco degli ammalati (e dei decessi) ci sarà nel 2030. Si calcola che ci sono 32 milioni di tonnellate di amianto sul territorio italiano. E’ presente nelle nostre case: non solo nei tetti di eternit, ma anche in alcuni tubi dell’acqua, nelle canne fumarie, lo usavano nei ferodi dei freni delle macchine fino a qualche anno fà. E ci sono ancora molti prodotti che lo usano.

Nel 1983 uscì una direttiva della Comunità Europea che avvisava del rischio e che chiedeva agli stati di allinearsi dal punto di vista legislativo mettendo al bando la sostanza. L’italia promulgò la legge 257 SOLO nel 1992. Fino a quella data era legale. Lo Stato Italiano che sapeva che ci sarebbero stati questi morti è stato complice di quei datori di lavoro che per risparmiare sui costi della sicurezza hanno accettato che migliaia di operai e loro familiari andassero incontro alla morte. E dico familiari perchè ci sono state delle donne che si sono ammalate. Probabilmente inalando fibre presenti sugli abiti dei loro uomini mentre li pulivano. Noi ci presenteremo parte civile nel processo che si apre a Milano contro i dirigenti della Pirelli. Abbiamo incontrato il presidente Napolitano perchè ci sono dei progetti di legge fermi da anni presentati dal Senatore Felice Casson, un ex magistrato che si era occupato nei suoi processi anche della salute nei luoghi di lavoro e che vogliamo siano discussi e approvati.

Questa è la nostra battaglia. E non la deleghiamo a nessuno.

 

Questa è solo una parte della lunga chiacchierata con Michele Michelino, al termine della quale oltre a complimentarmi per il lavoro che svolgono e per il senso di solidarietà e di dignità che questi lavoratori infondono, non ho potuto fare a meno di associarmi in modo da rimanere informato e partecipe delle loro iniziative.

 

Michele Michelino oggi è infatti presidente di una associazione che si chiama “Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel Territorio” che raccoglie gli ex lavoratori della Pirelli, della Breda della OM, della Falk e i loro familiari che si attendono giustizia. Se siete interessati, per adesioni o per contattare l’associazione scrivete all’indirizzo e-mail: michele.mi@inwind.it o contattate il numero 339 4435957.

 

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