Un articolo da Zona Nove di Milano Niguarda

Tutto sull’amianto, il killer invisibile

In zona 9 molti sono i lavoratori di Breda, Falck, Marelli, Ansaldo,

Pirelli, Alfa, Om venuti in contatto col pericoloso minerale.

 

Michele Michelino (michele.mi@inwind.it)

 

L’amianto (o asbesto) è un minerale di origine naturale. Considerato sino a pochi anni fa il miglior termoisolatore al mondo, è costituito da microfibrille, che hanno prerogative chimico-fisiche particolari che l’hanno reso utile e utilizzabile fin dai tempi antichi. Era infatti usato nella costruzione dei bracieri in cui ardeva il fuoco perenne. I persiani usavano avvolgere i defunti in sudari di amianto prima della cremazione. Plinio il Vecchio, vissuto nel primo secolo d.C., tesseva le lodi della “stoffa che non brucia” e anche Plutarco, un secolo dopo elogiava il materiale

che assomigliava a tessuti di “lino incombustibile”. Lo stesso Marco Polo ne “Il Milione” cita la salamandra come esempio di animale magico, a prova di fuoco. Molto usato anche nel Medio Evo (la letteratura narra che lo stesso Carlo Magno nel tentativo di impressionare i suoi nemici usava

spesso scendere in battaglia già avvolto da coperte d’amianto), ha avuto un impiego massiccio nei

tempi moderni, con la rivoluzione industriale. Nel 1901, Ludwig Hatschek brevettò il cementoamianto, chiamandolo eternit, che divenne subito impiegato massicciamente. Nell’11 si producono lastre e tegole, nel ‘15 fioriere in eternit, nel ‘28 tubi in fibrocemento per gli acquedotti, nel ‘33 lastre ondulate per tetti e capannoni. Oggi l’eternit trova impiego in oltre 300 oggetti di uso quotidiano. L’amianto in sé non è pericoloso, tuttavia poiché le fibrille sono patogene, la loro usura, la dispersione nei giacimenti durante le attività minerarie, nelle lavorazioni produttive, poi nell’impiego dei manufatti, infine nello smaltimento di essi al termine della vita d’uso, provoca serie alterazioni della salute.

All’inizio del XX secolo i bassi costi di produzione e le caratteristiche del minerale, facilitarono

l’uso dell’amianto. Nell’edilizia e nelle lavorazioni a caldo e a freddo, venivano usati coperte e cuscini d’amianto per impedire i repentini sbalzi termici dell’acciaio. L’amianto faceva parte dei

dispositivi di protezione individuali (Dpi) sotto forma di grembiuli, tute, parastinchi e serviva

come protezione dal calore per i lavoratori di forgia, fonderia, saldatori. Molto usato era anche

dai pompieri che indossavano le tute d’amianto nelle azioni di salvataggio negli incendi.

Per anni molti datori di lavoro, pur conoscendone i rischi mortali, hanno ignorato il pericolo, con la

complicità delle istituzioni e dello Stato. La ricerca del massimo profitto veniva prima e a scapito di

migliaia di vite umane e oggi che l’amianto è fuori legge continua lo scaricabarile tra i produttori del minerale e i sanitari. Nei primi anni ‘90, l’uso dell’amianto è stato bandito in diversi paesi, in Italia con la legge 257 del 1992, anche se in molti altri paesi si continua a estrarlo e a commerciarlo. L’amianto non è solo un problema del passato, lo è del presente e del prossimo futuro. Se non si attuano le bonifiche l’amianto continuerà a essere una grave emergenza umana, sociale, ambientale e sanitaria. L’Italia è piena d’amianto. Tetti di eternit, manufatti in disuso o fabbriche dismesse creano un grave rischio per la salute della popolazione. Per dare un’idea della grandezza delle fibrille d’amianto che rischiamo ogni giorno di respirare o ingerire, bisogna rilevare che se in un centimetro lineare è possibile disporre affiancati 250 capelli,o 500 fibre di lana o 1300 di nylon, le fibre di amianto sarebbero ben 335000. La letteratura scientifica ci insegna che le fibrille di amianto possono entrare nell’organismo sia attraverso le vie respiratorie sia attraverso il tubo gastroenterico,

e che esse sono patogene sia se inalate, sia se ingerite con i cibi. Una volta entrate in circolo,

possono raggiungere tutti i tessuti producendo diversi tipi di patologie. Le fibrille localizzate nei tessuti, a distanza di anni, esprimono il loro potenziale cancerogeno alterando la molecola del dna

del nucleo delle cellule. Come afferma il prof. Giancarlo Ugazio, “medico non pentito” come

usa definirsi, “tutti i tessuti, nessuno escluso, sono proni a questa azione patogena. Sia il tessuto

polmonare, sia le membrane sierose (pleura, peritoneo, pericardio, tonaca vaginale del testicolo),

sono i bersagli più comuni dell’azione cancerogena, ma non si sottraggono a questo tipo di effetto

lesivo per esempio la prostata, la tiroide, l’ovaio, il tubo gastroenterico - coi relativi tumori

maligni - e i tessuti emolinfopoietici - con leucemie, linfomi et similia”. Per fortuna nostra il

corpo umano in una certa misura è in grado di generare dei meccanismi di riparazione che a

bassi livelli possono espellere o neutralizzare il danno provocato dai cangerogeni.

Nella zona 9 sono molti i lavoratori di Breda, Falck, Marelli, Ansaldo, Pirelli, Alfa, Om venuti

in contatto col minerale killer. Ma pochi sanno che secondo la legislazione regionale, frutto

di lotte delle Associazioni e dei Comitati, i lavoratori esposti o ex-esposti amianto e i loro familiari

(ad esempio le mogli che lavavano le tute) hanno diritto alla sorveglianza sanitaria gratuita e all’iscrizione nel registro dei lavoratori ex esposti all’amianto. Nel 2003 la regione

Lombardia ha approvato il Pral (Piano Regionale Amianto Lombardia) con l’obiettivo della

rimozione dell’amianto dal territorio lombardo entro il 2016, obiettivo però irraggiungibile,

perché smaltendo l’amianto con i ritmi attuali non basterà un secolo.

 

Pubblicato su "Zona Nove", giornale di Niguarda -Ca' Granda – Bicocca (Milano)

 

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