NO TAV

BOTTA & RISPOSTA

SULL’ASBESTO

DEL T.A.V.

Piemonte-Italia

marzo 2012

gu, 2012

Ricevo e commento, usando i neuroni cerebrali piuttosto

che le fibrocellule glutee o quelle del miocardio:

TAV. SCILIPOTI: ATTI VIOLENZA PREGIUDICANO RAGIONI PROTESTA

(DIRE) Roma, 28 febbraio 2012. - "Sono profondamente dispiaciuto per

l'incidente di ieri in Val di Susa e auguro una pronta guarigione al

ragazzo caduto dal traliccio, ma condanno fermamente gli atti di

violenza e intimidazione che si sono susseguiti". Così Domenico

Scilipoti segretario nazionale MRN commentando gli atti di violenza

avvenuti dopo l'incidente di ieri in Val di Susa.

"Difendere, civilmente, le proprie idee – aggiunge - è legittimo, non è

invece accettabile il ricorso ad atti violenti che, oltre ad essere sempre

e comunque da disprezzare, rischiano di pregiudicare le ragioni della

protesta".

Anzitutto, ritengo che, quando c’è violenza tra esseri umani, piccole o

grandi guerre, sono sempre due le parti contendenti, mai nessuno,

solitario, può far guerre. Poi, la guerra la vince chi non la fa, non chi

uccide piu’ vittime dei suoi morti, infine per non venire alle mani

occorre saper idealmente perdere, cioè essere bravissimi, non solo

bravi, come per saper vincere. L’avventura T.A.V., per il passato, a me

personalmente pare il prodotto di pochi ingredienti, tra cui

campeggiano l’ignoranza e la prevaricazione.

Scrivo questa nota nel tentativo di ripianare il primo ingrediente del

cake e di considerare criticamente il secondo, perchè anch’esso può

essere violenza, fatta non di quella forza fisica che fa scorrere sangue

immediatamente ma quella che, in temi lunghi, può depauperare gli

esseri umani della qualità della loro vita e/o della vita stessa.

L’informazione produce sempre consapevolezza e può favorire la

razionalità delle genti, governate o governanti che siano.

La mia mente vede il sogno che, nel nostro paese, l’avventura amianto, da piu’ di un secolo costellata da ritardi colposi e dolosi, possa interrompersi dopo le tristi fasi di ieri e di oggi, potata dall‘incombente domani, T.A.V. inclusa.

In questi ultimi anni, quando stavo ancora insegnando patologia

generale nella scuola medica dell’ateneo torinese (1976-2007), mi trovai a insegnare ai futuri medici, tra l’altro, anche l’azione cancerogena di quel minerale (asbesto) tanto utile nella tecnologia moderna (dalla rivoluzione industriale in poi) quanto micidiale per la salute dell’essere umano, oltre che degli animali sinantropici, da sempre, ma soprattutto dall’esordio del XX secolo. Dopo il fatidico istante del TFR, (01.11.07), raccolsi le informazioni che avevo divulgato con l’insegnamento e le inserii in una monografia specifica del sito web www.grippa.org.

Pertanto quando – dopo segnalazione del comune amico, mio e

dell’onorevole firmatario del C.S. dl 28 febbraio 2012, Dr Roberto

Topino – fui invitato a partecipare, a Roma (18.01.10), I) alla fondazione

del Forum Nazionale su “Ambiente, Salute, e Legalità”, presso Palazzo

Marini, poi II) al Convegno di commemorazione delle vittime

dell’amianto presso il Palazzo San Macuto, condizionai la mia presenza

al secondo evento al diritto di esporre succintamente alcuni

incresciosi problemi che riguardavano il futuro dell’asbesto. Nei cinque

minuti di tempo concessi, espressi la mia personale commossa

solidarietà per le tante vite umane immolate sull’altare della perversa

combinazione tra il profitto e l’ignoranza attiva, però non mi potei

sottrarre all’obbligo morale di rammentare ai presenti che qualcuno –

potente - stava progettando e decidendo di realizzare un’opera

strutturale che avrebbe comportato l’inquinamento di un ambiente con

molti insediamenti abitativi, mediante dislocazione dello smarino

derivato dallo scavo di roccia contenente qualche percento di fibre di

asbesto: si parla dell’adattamento del tunnel per il T.A.V. per collegare

piu’ velocemente Torino con Lione. In quella circostanza, mi permisi di

esporre ai presenti un warning con lo scopo di correggere la posizione

del picco di morbilità-mortalità per asbesto dal 2015-2020 (il passato)

alla metà del XXI secolo (il futuro).

Non mi facevo illusioni sul successo di quell’intervento, infatti, le mie

parole caddero nel vuoto, per allora e per dopo.

In questo tempo, sul precedente ventennio di storia del T.A.V. si e’

stratificato un biennio durante il quale, da un lato, la potenza dei poteri

forti si e’ irrobustita mentre, dall’altro, i timori dei cittadini degli

insediamenti abitativi interessati si sono acuiti. A questo stato d’animo

ha fatto seguito una serie di disparati eventi di protesta, giunti

recentemente a livelli di violenza reciproca, da entrambe le parti,

governanti e sudditi, non trascurabili, da taluni detta “guerriglia”.

Nel gennaio 2010 avevo già letto in internet la perizia eseguita nel

gennaio 2003 dai geologi del centro di geotecnologie dell’università di

Siena su commissione della L.T.F. (Lyon-Turin-Ferroviaires) a

proposito della presenza o dell’assenza di asbesto nella roccia del

monte Rocciamelone destinato a essere scavato per l’ampliamento del

tunnel per il T.A.V.

La parte cruciale della perizia dice:

L’indagine eseguita porta alle seguenti conclusioni rilevanti per la

progettata galleria ferroviaria del tracciato Torino - Modane: la

presenza di tremolite varietà fibrosa (amianto) è stata confermata con

analisi a RX e SEM. Vene a fibra di amianto sono state riconosciute in

campagna, e confermate con analisi, unicamente nella formazione delle

Peridotiti serpentinizzate, ulteriori indagini riteniamo che dovrebbero

essere eseguite sul carapace serpentinizzato del massiccio lherzolitico

di Lanzo. L’amianto è quasi esclusivamente presente in vene con

spessori millimetrici e centimetrici, la spaziatura dei sistemi di vene è

molto variabile e perciò non è possibile con i dati attualmente

disponibili valutare le quantità di fibra di amianto contenute

nell’ammasso roccioso. Anche se una valutazione complessiva dei

tenori in fibra, in base ai dati attualmente a nostra disposizione, non è

possibile, possiamo confermare che localmente sono riconoscibili

porzioni metriche dell’ammasso roccioso in cui IL TENORE DI FIBRA DI

AMIANTO È SICURAMENTE SUPERIORE A QUALCHE PER CENTO.

Una valutazione attendibile dei volumi di roccia portatrice di amianto,

attraversata dalla galleria, richiede delle sezioni geologiche lungo il

tracciato su cui sia distinta anche la formazione delle Peridotiti

serpentinizzate. L’entità di questa formazione che sarà attraversata

dalla galleria sembra comunque rilevante in base alla considerazione

che circa la metà degli affioramenti di metabasiti della bassa val di

Susa è costituita da peridotiti serpentinizzate più o meno mineralizzate

con tremoline nella varietà fibrosa (amianto).

Su tale reperto, corre l’obbligo di rammentare al lettore due fatti

importanti: 1. qualche percento di asbesto nella roccia che diventasse

smarino dislocato fuori tunnel sarebbe un rischio non trascurabile per

la salute degli esposti; 2. secondo la letteratura scientifica, la presenza

di tremolite insieme con le altre specie molecolari d’asbesto potenzia

l’azione cancerogena del minerale inquinante.

Conoscevo questi risultati scientifici il 18 gennaio 2010 quando feci il

mio intervento a Palazzo San Macuto, a Roma, che s’ispirò a essi.

Tuttavia, questi dati di fatto sono stati accuratamente occultati

all’opinione pubblica, come ha testimoniato Andrea Allasio in tempi

recenziori (TAV, perhaps people ignore that…. 2006.) Inoltre, quest’autore segnala che 1. le ricerche ambientali non presero in considerazione il movimento e la direzione dei venti nella Valsusa, obliando la prospettiva che essi avrebbero convogliato le fibrille del minerale disperse nell’aria verso 90.000 Valsusini piu’ 900.000 Torinesi e che 2. previsioni realistiche non assegnerebbero all’ampliamento del tunnel per il T.A.V. ne’ la necessità attuale ne’ la convenienza commerciale futura.

 

Quanto alla conoscenza-ignoranza del problema e alla verità oggettiva

con cui esso è stato presentato da chi detiene il potere a chi è governato, si deve anche tener conto della lettera aperta che piu’ di un centinaio di scienziati hanno indirizzato al presidente della repubblica (giugno-luglio 2011) come estremo tentativo per cassare in tempo utile un’impresa faraonica che si prospetta, nella realtà, costosissima, inutile, e dannosa per la salute, oltre che per l’ambiente.

Una prima domanda d’obbligo: le reticenze, le falsità, e la prevaricazione reiterata non sono forse violenze dei governanti sui sudditi? Alla seconda categoria la Costituzione italiana e il Trattato di Lisbona garantirebbero la salute e il benessere.

Non è inverosimile che l’uomo della strada, quando vede incrociarsi

sassate contro manganellate, interpreti l’evento come un pareggio, e

assegni un punto a testa (negativo).

Veniamo ora a considerare il recentissimo episodio d’auto-folgorazione

del militante NO-TAV Luca Abba’. Personalmente considero quel gesto

disperato con il massimo rispetto umano non solo come conseguenza

degli aspetti pratici già tenuti in conto, ma principalmente perché

ritengo che chi si toglie la vita, per qualunque motivo, compie un

supremo atto di coraggio, annullando uno dei piu’ potenti istinti

dell’essere umano: lo spirito di sopravvivenza. Perciò esprimo il mio

cordiale disappunto per chi ha definito Cretinetto Luca Abba’.

Nello stesso tempo, posso dire la mia stima per un gesto così

importante finalizzato alla ribellione contro una situazione sociale

altrettanto incresciosa che, da decenni, attanaglia la società del

Belpaese.

Quando ho letto quel commento alla triste notizia, la mia mente è corsa

verso il ricordo di episodi assimilabili: il suicidio col fuoco del Monaco

Buddista Vietnamita (Thich Quang Duc) a Saigon (11 giugno 1963) nel

paese governato dal dittatore Ngo Dinh Diem, quello di Jan Palach a

Praga (12 gennaio 1969) attuato col fuoco, e l’incidente mortale di

Giangiacomo Feltrinelli a Segrate (MI) (14 marzo 1972).

L’Idra di Lerna di turno, il mostro da combattere, agli occhi degli attori

dei quattro episodi suddetti è stato: gli effetti sociali nefasti della

dittatura dei poteri forti (L.A.), la dittatura oppressiva per i Buddisti da

parte del dittatore cattolico Diem (T.Q.D.), la dittatura sovietica (J.P.), e

l’egemonia militare della N.A.T.O. nel mondo occidente (G.G.F.).

Questi attori hanno reagito nei modi che la storia ci ha consegnato.

In tutti i casi, l’ingrediente fondamentale è stato la violenza, reattiva

contro una violenza scatenante. Da che mondo è mondo, si dice che

ogni azione provoca una reazione uguale contraria. Talvolta i due

ingredienti non fanno rumore, agiscono in modo surrettizio, talaltra le

sassaiole e le manganellate, oltre che rumore, fanno anche male a chi

le riceve. Poi, l’attribuzione della responsabilità dell’innesco delle

violenze reciproche è immancabilmente una questione di lana caprina.

A questo punto, ritengo utile presentare al lettore una scelta diversa

dall’impiego della violenza a disposizione del cittadino vessato da

un’oppressione dittatoriale, soprattutto come collettivita’, piu’ che

come individuo singolo. Ovviamente mi corre l’obbligo civile anche di

auspicare che i

Gauleiter nostrani dei poteri forti smettano di imitare la

crudele violenza dell’impero britannico. Faccio riferimento all’impiego

della forza della resistenza-non-violenta che, nella storia, è stata messa

in atto con successo da Gandhi per liberare il subcontinente indiano

oppresso dall’imperialismo britannico. I soprusi patiti dal Mahatma, le

reazioni non violente che mise in atto, e i successi che conseguì sono

descritti nella biografia.

Di recente, un amico con cui condivido stima, apprezzamento e fiducia,

saputo che intendevo scrivere questa nota per mettere in risalto la

forza della non-violenza, citando Gandhi, mi ha posto la pulce

nell’orecchio, affermando che sì, Gandhi aveva liberato l’India dagli

Inglesi senza mai possedere nemmeno una fionda, ma prima di

assumere l’approccio non-violento, ne aveva fatte di cotte e di crude,

tra le quali operare contro l’istruzione delle donne. D’altra parte,

l’affermazione attribuita a Gandhi: "educate one man, you educate one person, but educate a woman and you educate a whole civilization";

se educate un uomo, educate una persona, se educate una donna, educate un’intera civiltà

 

  sembra smentire quest’accusa.

 

Mi sono pertanto premurato di controllare la critica suddetta

attingendo da una biografia di Gandhi proveniente dal mondo

anglosassone, scritta in lingua inglese dalla parte politico-sociale

avversa che certamente non si farebbe scrupolo di un conflitto

d’interessi. Anche nella seconda bibliografia si vede il bimbetto

Mohandas Karamchard, nato nella casta vaishya - o degli affari,

crescere presso la gonna della madre Putlibai devota di fede, e

circondato dalle influenze Jain del Gujarat. Il Nostro ha naturalmente

appreso fin dalla tenera età i principi della non-violenza sugli esseri

viventi, il vegetarianismo, il digiuno per l’auto-purificazione, e la

tolleranza reciproca tra i membri di vari credi e sette. Poi, nel maggio

1883, all’età di tredici anni, Gandhi si sposò seguendo le direttive dei

genitori con Kasturba Makhanji (detta “Ba”), che aveva la sua stessa

età. Ebbero quattro figli: Harilal (1888), Manilal (1892), Ramdas (1897), e

Devdas (1900). Gandhi era stato uno studente mediocre in gioventù a

Porbandar e poi a Rajkot. Aveva superato con fatica l’esame

d‘iscrizione all’Università di Bombay nel 1887, dove entrò nel Samaldas

College. Era anche infelice al college, perché la sua famiglia voleva che

diventasse avvocato. Colse al volo l’opportunità di studiare in

Inghilterra, che vedeva come “una terra di filosofi e poeti, centro della

civiltà“. Gandhi è stato uno dei principali leader politico-spirituali

dell’India, nel movimento per l’indipendenza indiana, pioniere e

perfezionatore della Satyagraha – la resistenza della tirannia attraverso

la disobbedienza civile di massa, saldamente fondata sull‘ahimsa 

(nonviolenza totale) – che ha portato l’India all’indipendenza, e ha ispirato

movimenti per i diritti civili e la libertà in tutto il mondo. Si dice che sua

madre, donna devota, gli fece promettere che si sarebbe tenuto lontano

dal vino, dalle donne, e dai cibi carnei durante il suo soggiorno

all'estero. Gandhi lasciò in patria suo figlio Harilal, allora di pochi mesi.

A Londra, Gandhi incontrò teosofi, vegetariani, e altri che erano ostili

non solo verso l'industrializzazione, ma anche contro l'eredità del

pensiero illuminista. Gandhi fu fortemente attratto da loro, com’era dai

testi delle grandi tradizioni religiose; e, per ironia, è a Londra che è

stato introdotto alla Bhagavad Gita. Anche qui, Gandhi mostrò

determinazione e senso univoco, perseverando nel suo scopo, e

raggiuse il suo obiettivo di conseguire la laurea presso il Tempio

Interiore.

Iniziò l’attività di legale nel 1891, e si iscrisse presso l'Alta Corte di

Londra; ma quello stesso anno partì per l'India. Dopo un anno di

pratica in legge senza troppo successo, Gandhi decise di accettare

un'offerta da un uomo d'affari indiano in Sud Africa, Dada Abdulla, e di

affiancarsi a lui come consulente legale. Senza immaginarlo, era

destino che questo diventasse un soggiorno molto lungo; infatti,

Gandhi rimase in Sud Africa per oltre venti anni. Gli indiani che

vivevano in Sud Africa erano privi di diritti politici, ed erano

generalmente conosciuti con il nome dispregiativo di “coolies".

Gandhi stesso si rese conto della forza spaventosa e della furia del

razzismo europeo, e di quanto gli indiani fossero lontani dall'essere

considerati pienamente esseri umani, quando fu buttato fuori dallo

scompartimento di una vettura ferroviaria di prima classe, sebbene

fosse munito di un biglietto di prima classe, a Pietermaritzburg. Il

risultato di questo risveglio politico di Gandhi fu quello di emergere

come leader della comunità indiana, ed è in Sud Africa che coniò il

termine satyagraha per significare la sua teoria e la pratica della

resistenza non violenta. Il merito di Gandhi è stato quello di descrivere

se stesso come sinceramente devoto cercatore di satya (verità), che

non poteva essere raggiunta se non attraverso l’ahimsa (non violenza,

amore) e brahmacharya (celibato, dedizione a Dio). Gandhi concepì la

sua vita come una serie di esperimenti per forgiare l'uso della satyagraha

in modo tale da rendere l'oppressore e gli oppressi a riconoscere allo stesso modo il loro legame comune e l'umanità: come ha riconosciuto, la libertà è libertà solo quando è indivisibile. In "Satyagraha in South Africa” il suo libro era per i dettagli le lotte degli indiani per rivendicare i loro diritti, e la loro resistenza alla legislazione oppressiva e alle misure esecutive, quali l'imposizione di una tassa sondaggio su di loro. Nel 1909, in un suo viaggio in India, Gandhi scrisse un breve trattato intitolato 'Hind Swaraj' o Indian Home Rule, in cui, primo fra tutti, iniziava una severa critica, non solo della civiltà

industriale, ma della modernità in tutti i suoi aspetti.

Fin qui, dalla nascita in poi, la biografia anglofona non fornisce

elementi che facciano pensare che il futuro Mahatma ne avesse

combinate di tutti i colori.

Gandhi tornò definitivamente in India nei primi mesi del 1915, e non

lasciò mai piu’ il paese, tranne che per un breve viaggio che lo portò in

Europa nel 1931. Anche se non era completamente ignaro delle

condizioni dell’India, Gandhi seguì il consiglio del suo mentore

politico, Gokhale, e acquistò familiarità con le condizioni degli Indiani:

per un anno intero andò in giro frequentemente per il paese. Nel corso

degli anni successivi, egli fu coinvolto in molte lotte locali, come a

Champaran in Bihar, dove i lavoratori nelle piantagioni d’indaco

lamentavano condizioni di lavoro oppressive, e ad Ahmedabad, dove

era scoppiata una lite tra la direzione e i lavoratori di una fabbrica di

stoffe. Si può far risalire il suo battesimo “sindacale” al periodo

compreso tra il 1915 e il 1920. Con i suoi interventi, Gandhi guadagnò

notevole fama; la sua rapida ascesa alla guida della politica

nazionalista è testimoniata dalla sua assunzione della leadership

dell'opposizione alla legislazione repressiva (noto come "Atti Rowlatt")

nel 1919.

La sua bontà d’animo e la sua dedizione non erano misconosciute,

tanto che una persona di valore come Rabindranath Tagore, lo scrittore

più famoso dell'India, gli attribuì il titolo di Mahatma, o “Grande

Anima”. Quando scoppiarono disordini nel Punjab, causando il

massacro di una grande folla d’indiani inermi al Bagh Jallianwala in

Amritsar e altre atrocità, Gandhi scrisse la relazione della commissione

d’inchiesta per il Punjab eletta dal Congresso. Nel corso dei due anni

successivi, Gandhi avviò il movimento di non-collaborazione, invitando

gli Indiani a ritirarsi dalle istituzioni britanniche, a restituire le

onorificenze conferite dagli Inglesi, e a imparare l'arte della fiducia in

se stessi; sebbene l'amministrazione britannica fosse paralizzata in

alcuni posti, il movimento fu sospeso nel febbraio del 1922, quando

una ventina di poliziotti indiani erano stati uccisi brutalmente da una

grande folla a Chauri Chaura, una piccola città di commercio nelle

Provincie Unite.

Lo stesso Gandhi fu arrestato poco dopo, accusato di sedizione e

condannato a una pena detentiva di sei anni. Al grande processo, com’è

noto ai suoi biografi, produsse un’accusa magistrale alla legislazione

britannica. A causa della sua salute cagionevole, Gandhi fu rilasciato di

prigione nel 1925. Negli anni successivi, lavorò duramente per

mantenere le relazioni tra indù e musulmani, e nel 1924 osservò, nella

sua cella in prigione, ventuno giorni di digiuno quando a Kohat

scoppiarono disordini tra indù e musulmani, in una caserma militare

sulla frontiera nord-ovest. Questo doveva essere il primo dei suoi

digiuni pubblici, e nel 1932 ebbe a iniziare la cosiddetta Corsa Epica

verso la morte, giacché pensò a "elettorati separati" per la classe

oppressa, quella che sarebbe poi stata detta “degli intoccabili “ (o

Harijans, nel vocabolario di Gandhi, e dalit nel linguaggio di oggi) come

misura retrograda destinata a produrre divisioni permanenti nella

società indù.

Com'era prevedibile, la sua lettera fu accolta con una certa ironia, di

conseguenza Gandhi partì, la mattina presto del 12 marzo, con un

piccolo gruppo di seguaci verso Dandi sul mare. Arrivò il 5 aprile:

Gandhi raccolse un piccolo grumo di sale naturale, e così diede il

segnale a centinaia di migliaia di persone a sfidare la legge in modo

analogo, poiché gli Inglesi esercitavano il monopolio sulla produzione e

sulla vendita del sale. Questo fu l'inizio del movimento di disobbedienza

civile: Gandhi stesso fu arrestato, e migliaia di altri furono imprigionati.

Fu per rompere questa situazione di stallo che Irwin accettò di tenere

colloqui con Gandhi, e poi gli inglesi decisero di organizzare una tavola

rotonda a Londra per negoziare in termini possibili sull’indipendenza

indiana. Gandhi andò a Londra nel 1931 e incontrò alcuni dei suoi

ammiratori in Europa, ma le trattative si rivelarono inconcludenti. Al suo

ritorno in India, fu nuovamente arrestato. Per gli anni successivi,

Gandhi sarebbe stato impegnato principalmente per la riforma

costruttiva della società indiana.

Egli aveva giurato, nell’intraprendere la marcia del sale, che non

sarebbe tornato a Sabarmati Ashram di Ahmedabad, dove aveva

costruito la sua casa, se l'India non avesse raggiunto la sua

indipendenza, e alla metà degli anni 1930 si stabilì in un remoto

villaggio, nel cuore centrale dell’India, di nome Segaon (noto come

Sevagram). E' in quest’oscuro villaggio, privo di elettricità e di acqua

corrente, che i leader politici dell'India facevano il loro meglio per

coinvolgere Gandhi nelle discussioni sul futuro del movimento per

l'indipendenza, ed è qui che ricevette gli ospiti come Margaret Sanger,

noto sostenitore americano del controllo delle nascite. Gandhi inoltre

continuò a viaggiare in tutto il paese, portando ovunque i suoi servigi

dove fossero richiesti. Una visita di questo genere avvenne alla

frontiera nord-ovest, dove incontrò il Pathan governante, Khan Abdul

Ghaffar Khan (noto col termine affettuoso di "Gandhi della Frontiera", e

altre volte come Badshah Khan), un fervente discepolo. All'inizio della

Seconda Guerra Mondiale, Gandhi e la leadership del Congresso

assunsero una posizione di neutralità: mentre erano notevolmente

critici verso il fascismo, non potevano trovare in se stessi la

motivazione per sostenere l'imperialismo britannico. Gandhi fu

contrastato da Subhas Chandra Bose, che aveva servito come

Presidente del Congresso, e che scorse che quel momento di

debolezza della Gran Bretagna era per l’India un momento favorevole.

Quando Bose aveva fatto il presidente del Congresso contro la volontà

di Gandhi e aveva trionfato contro il proprio avversario, candidato di

Gandhi, scoprì che Gandhi esercitava ancora un'influenza sul Comitato

del lavoro del Congresso, e che era quasi impossibile governare il

Congresso se non si fosse assicurata la collaborazione di Gandhi e dei

suoi seguaci.

Bose rassegnò le dimissioni, e poco dopo fece una drammatica fuga dall’India per trovare sostegno tra i giapponesi e i nazisti per i suoi piani volti a liberare l'India. Nel 1942, Gandhi emise l'ultimo appello per l'indipendenza dal dominio britannico. Secondo ciò che ora è conosciuto come Kranti Maidan

d’agosto, pronunciò un discorso di agitazione, chiedendo a ogni indiano di donare la sua vita, se necessario, alla causa della libertà.

Dette loro questa massima: "Do or Die" (Agisci o muori), allo stesso

tempo, chiese agli inglesi di 'Quit India' (Abbandona l’India). La

risposta del governo britannico fu quella di mettere Gandhi in stato di

arresto, e in pratica la sorte dell'intera leadership del Congresso era

quella di trovarsi dietro le sbarre, per essere rilasciata solo dopo la fine

della guerra. Pochi mesi dopo, Gandhi e Kasturba erano stati posti al

confino nel palazzo dell'Aga Khan a Pune. Poi Kasturba morì: questo

fu un colpo terribile per Gandhi, che faceva seguito alla vicina morte

del suo segretario personale da molti anni, il valente Mahadev Desai.

Nel periodo dal 1942 al 1945, la Lega musulmana, che aveva

rappresentato gli interessi di una parte dei musulmani e già sostenuto

la creazione di una patria separata per i musulmani, sempre più attirò

l'attenzione degli inglesi, e li sostenne nel loro sforzo bellico. Il nuovo

governo salito al potere in Gran Bretagna guidato da Clement Attlee

s’impegnò per l'indipendenza dell'India, e i negoziati per il futuro

dell'India cominciarono seriamente. Percependo che i leader politici

erano ormai preda della smania di potere, Gandhi in gran parte prese le

distanze dai negoziati. Egli dichiarò la sua opposizione alla vivisezione

dell'India.

E' generalmente riconosciuto, anche dai suoi detrattori, che gli ultimi

anni della sua vita sono stati per certi versi la sua parte più bella. Andava

da un villaggio all'altro in anti-sommossa come a Noakhali, dove gli indù

erano stati uccisi in rappresaglia per l'uccisione dei musulmani in Bihar,

curava i feriti e consolava le vedove, e in Calcutta venne a costituire,

secondo le parole famose dell‘ultimo viceré, Mountbatten, una forza di

confine di "one-man" tra indù e musulmani. I combattimenti feroci a

Calcutta si fermarono, quasi interamente per merito degli sforzi di

Gandhi, e anche i suoi critici erano soliti parlare del ”miracolo di

Calcutta” di Gandhi. Quando venne il momento della libertà nella

capitale, non era possibile vedere Gandhi nella capitale, sebbene Nehru

e l'intera Assemblea Costituente lo salutassero come l'artefice

dell'indipendenza indiana, come il “padre della nazione”. Gli ultimi mesi

della vita di Gandhi dovevano essere spesi soprattutto nella capitale

Delhi. Egli divideva il suo tempo tra la 'colonia Bhangi', dove le

spazzatrici del più basso livello dei bassi rimanevano ai punti piu’ bassi,

e Birla House, la residenza di uno degli uomini più ricchi dell’India e uno

dei benefattori delle ashram di Gandhi. Profughi Indù e Sikh erano

rifugiati nella capitale fuggendo da quella regione che era diventata il

Pakistan. C'era molto risentimento, che facilmente si trasformava in

violenza contro i musulmani. Fu in parte il tentativo di porre fine alle

uccisioni a Delhi, e più in generale allo spargimento di sangue dopo la

separazione, che può aver fatto perdere la vita a ben un milione di

persone, oltre a causare la migrazione forzata di non meno di undici

milioni, la motivazione per cui Gandhi iniziò il digiuno estremo, l'ultimo

della sua vita. Il digiuno terminò quando i rappresentanti di tutte le

comunità firmarono una dichiarazione che erano pronti a vivere in

"amicizia perfetta", e che la vita, la proprietà e la fede dei musulmani

sarebbe stata salvaguardata.

Pochi giorni dopo, una bomba esplose in Birla House, dove Gandhi

recitava le sue preghiere della sera, ma non causò feriti. Tuttavia, il suo

assassino, un bramino Marathi Chitpavan di nome Nathuram Godse, non

era per nulla scoraggiato. Gandhi, in modo del tutto caratteristico, rifiutò

la sicurezza supplementare; nessuno avrebbe potuto sfidare il suo

desiderio di aver la possibilità di muoversi senza ostacoli. Nelle prime

ore della sera del 30 gennaio 1948, Gandhi si era incontrato con il Vice

Ministro indiano primo ministro e suo stretto collaboratore nella lotta per

la libertà, Vallabhai Patel, e poi cominciò a recitare le sue preghiere.

Quella sera, come l’orologio di Gandhi, che pendeva da una delle pieghe

del suo dhoti (perizoma), gli rivelò che era insolitamente in ritardo per le

sue preghiere, e si preoccupò della sua incapacità di essere puntuale.

Dieci minuti dopo le 5 del pomeriggio, con una mano ciascuno sulle

spalle di Abha e Manu, conosciuti come i suoi 'bastoni', Gandhi iniziò il

suo cammino verso il giardino dove si teneva l'incontro di preghiera.

Mentre stava per salire i gradini del podio, Gandhi giunse le mani e

salutato il suo pubblico con un namaskar, in quel momento, un giovane

gli si avvicinò e spinto da parte Manu. Nathuram Godse si chinò nel

gesto di un inchino, prese una pistola dalla tasca, e sparò tre volte nel

petto di Gandhi. Macchie di sangue comparvero sullo scialle bianco di

Gandhi, le sue mani ancora atteggiata in un saluto, Gandhi benedisse il

suo assassino: Egli RAM! Egli RAM! Come Gandhi cadde, il suo fedele

orologio colpì il pavimento e le lancette dell'orologio si fermarono:

mostravano l’ora esatta: 05:12 PM.

Mi sono dilungato nel riportare la biografia di Gandhi perchè la storia

della sua vita, da cima a fondo, è un incessante laboratorio sperimentale

dell’esercizio della non-violenza nella lotta contro gli efferati, crudeli,

soprusi attuati da sempre dall’impero britannico a spese degli Indiani,

approccio che fu poi ripagato dal piu’ completo successo, quindi

preferibile rispetto alla contrapposizione di violenza a violenza. Nel

bilancio morale-politico del Mahatma Gandhi, da un lato si contano:

digiuni, arresti, detenzioni in carcere, soggiorni al confino, lotta al

monopolio britannico del sale, attraverso la marcia del sale (centinaia di

migliaia di Indiani in cammino per poco meno di un mese, 12 marzo – 5

aprile 1932, per recuperare ciascuno un pugno di sale marino dalla

spiaggia di Dandi), disobbedienza civile, con rifiuto degli incarichi e

restituzione delle onorificenze elargite dal padrone oppressore, il

mancato pagamento delle tasse, il boicottaggio delle merci occidentali,

dall’altro l’indipendenza di un immenso paese. Purtroppo l’esempio di

Gandhi non riuscì a frenare o inattivare il fanatismo religioso, tant’e’ che

lui stesso fu vittima di un attentato mortale. Pragmaticamente si

potrebbe pensare che, con quella scelta di vita, sia riuscito a fare

l’impossibile, ma non gli riuscì di fare il miracolo.

Per analogia, oggigiorno, i Valsusini potrebbero anche scegliere di fare

la loro marcia del sale, non su Dandi, ma, con un pugno a testa dello

smarino dal Rocciamelone, sui sacri colli dell’Urbe da deporre ai piedi

delle sacre mura degli opifici della Casta, a scopo dimostrativo. E’

verosimile immaginare che, come Gandhi libero’ l’India dagli Inglesi, i

Valsusini riescano a stoppare un’opera faraonica, costosissima, inutile e

rischiosa per l’ambiente e per la loro salute; anche se nessuno si potrà

mai illudere che riuscirebbero a redimere i Gauleiter dei poteri forti

europei e mondiali (il miracolo mancato).

Del resto, proprio lo spirito gandhiano della non-violenza ha ispirato i

Radicali italiani (Pannella, Bonino et al.) nelle loro lotte contro forze

immani, che hanno attuato con digiuni della fame e della sete (i secondi

molto piu’ rischiosi dei primi) le cui ricadute sull’opinione pubblica

hanno avuto come efficace cassa di risonanza il quarto potere – gli

operatori e le strutture dell’informazione. Con quest’approccio hanno

conquistato la vittoria nei referendum sul divorzio (12-13 maggio 1974) e

sull’aborto (15 maggio 1981) Hanno conquistato quello che pareva

l’impossibile, ma non sono riusciti a compiere quel miracolo di “fare gli

Italiani” auspicato dal Cavour nel 1861, 150 anni fa. D’altra parte, gli

stessi due leader dei radicali italiani, in tempi piu’ recenti, non hanno

avuto il coraggio di, oppure non hanno ritenuto opportuno intervenire

politicamente contro l’intervento armato del nostro paese nella guerra de

balcani in funzione di peace keeping.

A proposito della parzialità di questi successi, al 50%, ci si può rifare

alla teoria dell’armonia dei contrari elaborata dai filosofi della Grecia

classica (Democrito di Abdera et al., V-IV secolo a.C.), convenendo che

forse e’ inevitabile.Terminando questa carrellata, eseguita senza pretese, con l’intento di mettere in risalto la forza della non-violenza, sempre a proposito della trilogia cittadini-asbesto-autorità,è doveroso ricordare il successo del cosiddetto “blitz in Consiglio comunale” di Sesto San Giovanni (MI), del 1998, per cui si rimanda al libro “Operai, carne da macello” di Michele Michelino e Daniela Trollio, Editore Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S. G. (2005). Tre membri del Comitato, in tuta bianca, consegnarono altrettanti scatoloni di macerie

contenenti asbesto - di cui per mesi le autorità del posto non si erano

curate di soddisfare le richieste di rimozione da parte del Comitato –

contrassegnate con la mitica scritta “PERICOLO AMIANTO”, una per il

sindaco e la giunta, una per la maggioranza consigliare, una per la

minoranza consigliare. Questi tre membri del comitato, accompagnati da

trenta consoci del Comitato presenti tra il pubblico della riunione

consiliare, non le centinaia di migliaia di Indiani con Gandhi, fecero la

loro marcia del sale ante litteram, alias amianto, ed ebbero successo. Il

suddetto Comitato G. B. Tagarelli non s’ispira de iure ai principi di

Gandhi che abbiamo distillato dalla biografia del Mahatma, ma ricava la

sua forza morale e sociale dai tre scopi: 1) che la vita umana non venga

considerata merce, 2) che venga garantita a tutti la salute e una vita

dignitosa, 3) contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

De facto sono assimilabili.

Alla fine di questa bagarre tra verità, ipocrisie, falsità, reticenze, confitti

d’interessi che sono in grado di dare una spiegazione alla triste

avventura dell’asbesto in Italia è utile tener conto della cronistoria

dell’affare offre a considerare uno ieri, un oggi e un domani – è stato

perso piu’ di un secolo (1901-2012) con un passato ignobile, abbiamo un

presente disastroso, e potremmo affrontare un futuro molto

preoccupante, tanto prevedibile quanto prevenibile. Oggigiorno, violenze

attive o passive a parte, l’asbesto del T.A.V. potrebbe essere un

ingrediente significativo di quel malaugurato domani citato sopra.

Qualcuno potrebbe dire che mi comporto da allarmista, qualcun altro

potrebbe accusarmi di far il terrorista ambientale. Però nessun può farmi

carico di raccontare bubbole. Un Patologo Generale dell’Ateneo

taurinense, insegnante a cavallo tra il XIX e il XX secolo [Giulio Bizzozero

– scopritore dei trombociti ematici, le piastrine del sangue] piu’ di cento

anni fa, lasciò scritta una verità molto importante, spendibile anche oggi

nelle presenti circostanze tanto tristi: “E le moltitudini soffrono,

bestemmiano, ma applaudiscono, perchè l'uomo è pur sempre un eterno

fanciullo: preferisce chi l'abbaglia a chi gli giova.

.....

Voi troverete

coalizzate contro di voi le forze dell'ignoranza, dell'affarismo, dei

pregiudizi, dell'inerzia. Non importa, studiate, combattete, perseverate!

...

“ E’ davvero una fotografia a futura memoria del ping pong SI-TAV / NOTAV.

Nel mio piccolo, ho seguito il suggerimento delle tre parole:

studiate, combattete, perseverate! Come si evince dalla parte introduttiva

di questa nota, quand’ero in servizio attivo, avevo già studiato e imparato

qualcosa sulla patologia asbesto-correlata, e avevo attuato il mio obbligo

istituzionale di insegnarla agli allievi della scuola medica, compatibilmente con la recettività del target. Dopo il TFR, ho perseverato, continuando a studiare, imparando sempre nuove cose, e a combattere, divulgandole al meglio alla gente comune che potrebbe giovarsi dalla consapevolezza dei rischi ambientali. Del tutto di recente (2011), ho imparato dalla letteratura scientifica biomedica, almeno quella non asservita allo spirito perverso del Rapporto Flexner (1910), che l’inventario veritiero della patologia asbesto correlata è molto piu’ corposo e composito rispetto a quello delle tabelle ufficiali delle istituzioni previdenziali “competenti”. Queste, in accordo con CTU, medici legali, medici occupazionali, avvocati, giudici ecc. ecc. possono

comportarsi piu’ come società assicurative private, con lo scopo di avere

il bilancio in pareggio, [Inps e Inpdap prestano denaro non a costo zero],

che come enti pubblici a tutela della vita e della salute dei cittadini

vittime del lavoro e a garanzia di risarcimento dei danni subiti.

L’ignoranza delle piu’ recenti acquisizioni della ricerca scientifica

biomedica potrebbe essere usata, sfruttata, come una saponetta per

lavare le coscienze dei moderni malfattori, i Gauleiter dei poteri forti. La

tabella scientifica che segue è uno strumento civile, pacifico, non

violento, per tentare di inattivare l’azione tensioattiva di questa infame

saponetta costituita dall’ignoranza attiva [dal capitolo V del libro

“ASBESTO-AMIANTO, IERI-OGGI-DOMANI” di Giancarlo Ugazio, Editore

Aracne, Roma, 2012, in stampa].

Tab. 1 TABELLAZIONE DELLE PATOLOGIE ASBESTO-CIRRELATE

LIMITI ATTUALI ESTENSIONE AUSPICABILE */**

Placche e ispessimenti pleurici con

o senza atelettasia rotonda,

Mesotelioma pleurico,

Mesotelioma pericardico,

Mesotelioma peritoneale,

Mesotelioma della tunica vaginale e

del testicolo,

Carcinoma polmonare,

Asbestosi,

Fibrosi polmonare.

* Tumori maligni di: cervello (astrocitoma,

glioblastoma multiforme) ovaio,

mammella, esofago, colon;

* Sclerosi Laterale Amiotrofica;

* Morbo di Alzheimer & Autismo;

*Malattie cardio-vascolari;

* Fibro-mialgia;

* Dolori intrattabili;

* Pollachiuria & Incontinenza urinaria;

* Prurito incoercibile

** Linfomi, Plasmocitomi

** Linfoma non Hodgkin

** Leucemia linfocitaria B.

Secondo i dati di Yoshiaki Omura* e della letteratura esistente**

AGENTI PATOGENI DIRETTI o COMPRESENTI *

ASBESTO INALATO e/o ASBESTO INGERITO (bevuto o mangiato);

SINERGISMO da: metalli pesanti: As, Cr, Hg, Pb, Se, Zn, e da: batteri miceti, virus (

 

Candida Albicans, Helicobacter Pylori, Cytomegalovirus

);

 

 

POTENZIAMENTO da fumo di tabacco, Fe inorganico e agenti pro-ossidanti.

Nota: le pubblicazioni riferite con ** risalgono al 1979, al 1993 (due), al 2001, pertanto questa mancanza in tabellazione copre ormai un ennesimo ritardo di circa un trentennio. Se tanto mi da’ tanto, avrebbe ragione il nostro uomo della- strada quando paventa per un futuro (l’immancabile domani)

dell’avventura asbesto nel Belpaese.

 

Questi risultati meritano una precisazione: qualche grullo, come irco,

può pensare che il potenziamento, il sinergismo, il polimorfismo

genetico, ponendo in azione delle concause, possano giustificare ed

assolvere chi diffonde nell’ambiente, con o senza violenza di stato, le

pericolose fibrille di asbesto. Va da se’ che il soggetto predisposto

geneticamente e/o esposto al altri veleni ambientali, occupazionali o di

vita, e’ paragonabile ad una pistola col proiettile in canna. Tuttavia, chi

elimina la sicura e preme il grilletto è il responsabile, colposo o doloso,

dell’azione mortale. Piero Capurro, già negli anni 1970, aveva coniato

un saggio aforisma: “

Se vedi in una stanza un cadavere insanguinato e lacerato, e accovacciato vicino ad esso un leone che si lecca i baffi, chi vuoi che sia stato l’omicida”.

[dalla copertina del libro Compendio di

Patologia Ambientale” di Giancarlo Ugazio, Editore Minerva Medica,

Torino, 2007]. Eppure molti scienziati stabiliscono che quel felino

potrebbe essere candidato a essere considerato assassino solo se, a

maggioranza, la commissione scientifica di riferimento stabilisse che

ruggisce. Se ci fosse una relazione di minoranza che affermasse, per

assurdo, che raglia, permetterebbe al giudice di avvalersi della nonunanimità

(non manca mai uno scienziato-in-vendita, stile Flexner) per mandare assolto l’omicida (in dubio pro reo). Con buona pace per il

caro estinto, che si contorcerebbe nella bara, e per i suoi superstiti,

violentati dalla stupidità umana.

L’armonia dei contrari, di Democrito d’Abdera, citato in precedenza, da’

un’idea della variabilità dell’essere umano, non solo di quella fisica, ma

anche del comportamento, etico e sociale. Questa biodiversità può

essere espressa figurativamente dal concetto matematico applicato nella

curva gaussiana (dal matematico tedesco Karl Friedrich Gauss). Per

quanto concerne le scelte di vita dell’essere umano, oltre alla prevalenza

della localizzazione sui valori medi, può capitare che individui singoli

abitino su uno dei due estremi della campana, fatto del tutto naturale,

tuttavia può capitare anche che qualcuno occupi alternativamente un

posto in uno dei due estremi, in dipendenza dalla scelta di vita del

momento.

Ai miei occhi, questa ipotesi potrebbe anche dare una spiegazione alla

diversità dei comportamenti di molti degli attori che da anni stanno

operando nell’arena della Valsusa, scenario geografico, e socioeconomico,

oggetto della programmazione del tunnel per il T.A.V.

Riporto integralmente qui di seguito il documento che ho trovato di

recente in Internet sia perchè mi sembra piuttosto esplicativo dei molti

punti oscuri osservati nello scenario in oggetto, sebbene i dati di fatto

illustrati chiaramente – che ho letto con attenzione - siano agghiaccianti

per il cittadino comune, quale uomo-della-strada, sia perche’ la sua fonte

non sta ne’ nel Kremlino d’altri tempi ne’ nella CdV d’oggi, ma appare

imparziale.

PAX CRISTI

movimento cattolico internazionale per la pace

6 marzo 2012

SIAMO STATI IN VAL DI SUSA E ABBIAMO CAPITO

Siamo stati in Val di Susa ospiti degli abitanti della valle:

insegnanti, agricoltori, pensionati, studenti e abbiamo visto:

Un luogo attraversato da due strade statali, un’autostrada, un

traforo, una ferrovia, impianti da sci, pesanti attività estrattive lungo il

fiume.

Persone che continuano a curare questo territorio già affaticato da

infrastrutture ed attività commerciali e cercano di recuperare un rapporto

equilibrato con l’ambiente e la propria storia.

Una comunità che crede nella convivialità e nella coesione sociale

e coltiva forti rapporti intergenerazionali.

Abbiamo capito che in Val di Susa non è in gioco la realizzazione

della ferrovia Torino-Lione, bensì un intero modello sociale. Un popolo

unito e coeso, una comunità forte non può essere assoggettata a nessun

interesse nè politico, nè economico. E’ interesse di tutti i poteri forti

dividere, isolare, smembrare per poter meglio controllare e favorire

interessi particolari.

Abbiamo capito perché tutto l’arco costituzionale vuole la TAV, non è

difficile, basta guardare alle imprese coinvolte:

1 - Cmc (Cooperativa Muratori e Cementist) cooperativa rossa,

quinta impresa di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica

dei principali 225 «contractor» internazionali che vanta un examministratore

illustre, Pier Luigi Bersani, si è aggiudicata l’incarico

(affidato senza gara) di guidare un consorzio d’imprese (Strabag AG,

Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del

cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte. Valore dell’appalto 96

milioni di Euro.

2 - Rocksoil s.p.a società di geoingegneria fondata e guidata da

Giuseppe Lunardi il quale ha ceduto le sue azioni ai suoi familiari nel

momento di assumere l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei

trasporti del governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2002, la Rocksoil

ha ricevuto un incarico di consulenza dalla società francese Eiffage, che

a sua volta era stata incaricata da Rete Ferroviaria Italiana (di proprietà

dello stato) di progettare il tunnel di 54 Km della Torino-Lione che da

solo assorbirà 13 miliardi di Euro. Il ministro si è difeso dall’accusa di

conflitto d’interessi dicendo che la sua società lavorava solo all’estero.

3 - Impregilo è la principale impresa di costruzioni italiana. È il

general contractor del progetto Torino-Lione e del ponte sullo stretto di

Messina. Appartiene a:

33% Argofin: Gruppo Gavio. Marcello Gavio è stato latitante negli

anni 92-93 in quanto ricercato per reati di corruzione legati alla

costruzione dell’Autostrada Milano-Genova. Prosciolto successivamente

per prescrizione del reato.

33% Autostrade: Gruppo Benetton. Uno dei principali gruppi

imprenditoriali italiani noto all’estero per lo sfruttamento dei lavoratori

delle sue fabbriche di tessile in Asia e per aver sottratto quasi un milione

di ettari di terra alle comunità Mapuche in Argentina e Cile.

33% Immobiliare Lombarda: Gruppo Ligresti. Salvatore Ligresti è

stato condannato nell’ambito dell’inchiesta di Tangentopoli pattuendo

una condanna a 4 anni e due mesi dopo la quale è tornato

tranquillamente alla sua attività di costruttore.

Abbiamo capito che l’unico argomento rimasto in mano ai politicoimprenditori

e ai loro mezzi di comunicazione per giustificare un inutile

progetto da 20 miliardi di euro mentre contemporaneamente si taglia su

tutta la spesa sociale è la diffamazione. Far passare gli abitanti della Val

di Susa come violenti terroristi. Mentre noi abbiamo visto nonni che

preparavano le torte, appassionati insegnanti al lavoro, agricoltori

responsabili, amministratori incorruttibili.

Abbiamo capito che questo è l’unico argomento possibile perchè

ormai numerosi ed autorevoli studi, di cui nessuno parla, hanno già

dimostrato quanto la TAV sia economicamente inutile e gravemente

dannosa.

Questi i principali:

1 - Interventi scientifici e studi relativi all’Alta Velocità Torino-Lione

dei ricercatori del Politecnico di Torino:

http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/

2 - Analisi degli studi condotti da LTF in merito al progetto Lione-

Torino, eseguiti da COWI, rinomato studio di consulenza che lavora

stabilmente per le istituzioni europee:

http://ec.europa.eu/ten/transport/priority_projects/doc/2006-04-

25/2006_ltf_final_report_it.pdf

3 - Contributo del Professore Angelo Tartaglia, del Politecnico di

Torino: http:/www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2010_11-

Angelo%20Tartaglia%20confuta%20teorie%20S%EC%20TAV%20On.%20

Stefano%20Esposito.pdf

4 - Analisi economica del Prof. Marco Ponti del Politecnico di

Milano

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002454.html

5 - Rapporto sui fenomeni di illegalità e sulla penetrazione mafiosa

nel ciclo del contratto pubblico del Consiglio Nazionale dell’Economia e

delLavoro:

http://www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2008_Rapporto%20sugli%

20appalti.pdf

6 - Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al

bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture

ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità”:

http:/www.notav-avigliana.it/doc/delibera_25_2008_g_relazione.pdf

7 - Presentazione dell’Ingegnere Zilioli, in relazione a “EFFETTI

TAV – STUDI EUROPEI/buone pratiche e cattivi esempi”

http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/PESIdDoc/CE2F

74FF4EBDC0A7C125783000474080/$file/Presentazione%20Ing.%20Zilioli.

pdf

8 - Ricerca del Politecnico di Milano sull’alta velocità in Italia che

svela un buco di milioni di utenti.

http://www.tema.unina.it/index.php/tema/article/view/486

Giancarlo Ugazio

gia’ professore ordinario di Patologia Generale

presso la Scuola Medica dell’Universita’ di Torino e

socio onorario del Comitato di Difesa della Salute

nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (MI)

335.5938275; 011.7640356

e-mail:

 

ugazio.giancarlo@libero.it o

giancarlo.ugazio@grippa.org

sito web:

 

www.grippa.org

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