DECRETO SALVA ILVA E INDUSTRIALI

Emanato dal presidente Napolitano il decreto salva Ilva

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha emanato il 3 dicembre il decreto legge sull’Ilva recante "disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale", salvando gli interessi di padron Riva e di tutti gli industriali che continuano a sfruttare i lavoratori, inquinando e avvelenando il territorio. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 282, il decreto composto di cinque articoli è già legge. 

Con questo decreto il Presidente Napolitano e il governo allargano a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, compresi quelli in Cassa Integrazione, l’autorizzazione integrata ambientale (AIA). Vediamo nel dettaglio i punti salienti.

Al punto 1. il decreto prevede che il ministro dell'Ambiente "può autorizzare, in sede di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale, la prosecuzione dell'attività produttiva per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi ed a condizione che vengano adempiute le prescrizioni contenute nel provvedimento di riesame.”. In questo modo le aziende possono produrre, anche se inquinano, e continuare a fare profitti sulla pelle dei lavoratori e della popolazione al di fuori delle leggi dello stato, dalle sentenze della magistratura e della Costituzione della Repubblica Italiana che all’art. 41 recita “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Al punto 2 si ribadisce che la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti rimane in carico ai titolari dell'Aia

Al punto 3. Si dice che la “mancata osservanza delle prescrizioni contenute nel provvedimento è punita con una pena pecuniaria fino al 10% del fatturato della società risultante dall’ultimo bilancio approvato”. Altro regalo ai padroni che inquinano e uccidono gli esseri viventi e il territorio. 

Al punto 4. Si dice che la produzione può continuare per gli impianti nocivi anche “ quando l’autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell’impresa titolare dello stabilimento. In tale caso i provvedimenti di sequestro non impediscono, nel corso del periodo di tempo indicato nell’autorizzazione, l’esercizio dell’attività d’impresa a norma del comma 1.”.

 

Per il ministro dell’ambiente Clini questo decreto è: “Non solo una risposta responsabile all'emergenza innescata dalla situazione dell'Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica”. Cioè permette ai padroni, in particolare a Riva di continuare a fare profitti producendo fino all’esaurimento delle commesse continuando a inquinare, rimandando le bonifiche a quando dopo aver preso i soldi, il padrone scapperà chiudendo la fabbrica.  Altro che tutela della salute, qui si salvaguardano solo i profitti!

 

Il Comitato 'Cittadini e lavoratori liberi e pensanti', del quale fanno parte numerosi dipendenti dell'Ilva, riferendosi al provvedimento del Governo che consente all'azienda di continuare a produrre nonostante il sequestro degli impianti dell'area a caldo disposto dalla magistratura ha scritto che: "Attuare l'Autorizzazione Integrata Ambientale non dimostrerebbe che la situazione di pericolosità degli impianti sia venuta meno. Per questo motivo non è possibile continuare da subito l'attività produttiva ma è necessario prima realizzare gli interventi di adeguamento degli impianti indispensabili per garantire la tutela dell'incolumità dei lavoratori e della popolazione locale e l'interruzione dell'attività criminosa per la quale proprietà e management dell'Ilva sono agli arresti". Inoltre afferma il Comitato: “che lavoro, salute, reddito e ambiente sono diritti imprescindibili dalla macchina capitalistica di Stato che sta permettendo un'eccezione alla costituzionalità per ragioni puramente economiche e monetarie". Parole che condividiamo.

Basta morti sul lavoro e di lavoro. La salute va difesa e la nocività va eliminata.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

Sesto S. Giovanni, 04 dicembre 2012                                                                             Mail:  cip.mi@tiscali.it                                        http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

decreto legge salva Ilva testo in vigore
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