INTERVENTO DEL COMITATO AL CONVEGNO

“PER UNA SANITA’PUBBLICA E SOCIALE”

 15 febbraio 2013

(Sala EXPO Stazione Garibaldi, Milano)

Intervento- relazione di Michele Michelino

Per una medicina preventiva, contro la logica del profitto che distrugge la salute degli esseri umani, il territorio e la natura.

Lo sfruttamento legale degli esseri umani sancito e legalizzato dalle leggi, è una delle cause degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Nuovi materiali non testati e collaudati preventivamente, entrati nei processi di produzione, provocano nuove malattie che il Sistema Sanitario Nazionale non riconosce a scapito della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Nella crisi, con IL RICATTO DEL POSTO DÌ LAVORO, con l’intensificazione dei RITMI di lavoro inumani i padroni costringono e impongono ai lavoratori condizioni di vita e di lavoro sempre più insicuri, in ambienti insalubri, a contatto con sostanze nocive e cancerogene.

La mancanza di sanzioni adeguate a dissuadere i datori di lavoro, che si arricchiscono attraverso lo sfruttamento degli esseri umani, fa si che questi pur di risparmiare pochi centesimi sulle misure di sicurezza non esitano a mandare al macello ogni anno circa mille lavoratori. La CONFINDUSTRIA, i sindacati e le istituzioni, quando accadono infortuni mortali parlano dei morti sul lavoro come di “tragedie imprevedibili”. Le chiamano “morti bianche”, come se i lavoratori assassinati fossero morti per caso, senza responsabilità di nessuno, arrivando in alcuni casi a sostenere che la colpa degli infortuni sarebbe la causa della disattenzione degli operai stessi, di “un errore umano del lavoratore”.

Nonostante le campagne pubblicitarie, a livello mondiale il numero dei lavoratori morti per infortuni sul lavoro e malattie professionali sono sempre da bollettino di guerra.

Ogni giorno muoiono nel mondo più di seimila persone per infortuni e malattie professionali, dati dell’ILO (l’International Labour Office). AI MORTI SUL LAVORO VANNO AGGIUNTI I MORTI DÌ LAVORO COMPLETAMENTE IGNORATI.

Le malattie professionali diluiscono le morti nel tempo. Solo per esposizione o contatto con sostanze nocive e cancerogene nel processo di produzione l’ILO stima che ogni anno perdano la vita circa 438.000 lavoratori, cifra senz’altro in difetto rispetto alla realtà.
L’amianto, in particolare, è responsabile della morte di 100.000 persone l’anno (più di 4.000 nella sola Italia), mentre la silicosi continua a colpire milioni di lavoratori e pensionati nel mondo.

In un libro del 1972 "La salute nella fabbrica" edizioni Italia – URSS, Roma 1972, pag, 32, così scriveva G. Berlinguer in: “Nel ventennio1946–1966 si sono verificati in Italia 22.860.964 casi di infortunio e di malattia professionale, con 82.557 morti e con 966.880 invalidi. Quasi un milione di invalidi, il doppio di quelli causati in Italia dalle due guerre mondiali, che furono circa mezzo milione. Mentre la media degli infortuni e malattie professionali nel ventennio 1946–1966 è stata lievemente superiore ad 1 milione di casi annui, negli anni dal 1967 al 1969 la cifra è salita ad oltre 1,5 milioni di casi e nel 1970 ad 1.650.000 casi”.
Sono passati molti anni da questo studio ma la condizione della classe operaia italiana non è per niente migliorata.
Nella crisi si riducono i posti di lavoro, ci sono meno lavoratori occupati, e per questo diminuiscono lievemente i morti e gli infortuni, anche se le cifre sono sempre spaventose.

Gli incidenti sul lavoro in Italia hanno fatto più morti fra i lavoratori che fra i soldati della coalizione occidentale della 2° guerra del Golfo. L’Eurispes ha calcolato che dall’aprile 2003 all’aprile 2007 i militari che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre dal 2003 al 2006 in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252 e l’età media di chi perde la vita, è intorno ai 37 anni. Secondo dati Eurostat (del 2005) ogni anno 5.700 persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro.
L’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che altri 159.500 lavoratori perdano la vita a causa di malattie professionali. Sommando i dati si stima che ogni 3 minuti e mezzo nell’UE ci sia un decesso per cause legate all’attività lavorativa.
Dai dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti per infortuni sul lavoro, risulta che nel 2012 sono morti 1180 lavoratori (stima minima) di cui 625 SUI LUOGHI DI LAVORO ( tutti documentati). Si arriva a superare il numero totale di oltre 1180 vittime se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere e sulle strade che sono considerati (giustamente), per le normative vigenti, morti per infortuni sul lavoro a tutti gli effetti 

Questi dati ci dicono che avremmo bisogno di prevenire gli “incidenti” con leggi, sanzioni e una medicina preventiva in grado di rintracciare le cause che producono malattie e morte e di eliminarli. Purtroppo questo non succede perché non è interesse della società del profitto. In questa società gli esseri umani sono trattati come merce, come cose e la natura ridotta a qualcosa da saccheggiare selvaggiamente; da qui la causa delle “catastrofi naturali” che di naturale non hanno niente.
Una società che ha il suo fondamento nella Costituzione Repubblicana, che all’art. 32 recita “La Repubblica Italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e della collettività”, arrivando a dichiarare che la stessa iniziativa privata - pur essendo libera - “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art. 41 II comma cost.) richiederebbe delle leggi, un sistema sociale e una medicina veramente al servizio degli esseri umani per prevenire.

Per esempio, l’amianto come tutte le sostanze cancerogene provoca danni che sono all’origine di numerosi tumori. Non esistono soglie di sicurezza o di tolleranza alle sostanze cancerogene. Anche per le altre sostanze cancerogene, sebbene sia necessario, non basta predisporre dispositivi di protezione individuali o collettivi per la riduzione del rischio, ma bisogna adoperarsi affinché il rischio sia ridotto a zero. L’esposizione alle fibre di amianto riduce l’aspettativa di vita di chi è stato esposto facendo vivere lui e la sua famiglia nel terrore di ammalarsi.
L’esposizione alle sostanze cancerogene nei luoghi di lavoro e nella società colpisce generalmente gli strati più sfruttati. Infatti, sono i più poveri che vedono ridursi i servizi gratuiti dal Servizio Sanitario Nazionale a “rinunciare” anche a curarsi.

Il movimento operaio e popolare si deve battere per un Servizio Sanitario Nazionale pubblico ed efficiente e per il rischio zero.
Deve lottare per imporlo alle associazioni padronali e allo stato. Non possiamo accettare, sotto il ricatto del posto di lavoro, dei costi aziendali o statali di rimetterci la salute e la vita, e ipotecare il futuro alle nuove generazioni inquinando il pianeta.
Le lotte del movimento operaio, dei lavoratori e cittadini organizzati in Comitati e Associazioni hanno contribuito a rompere il muro di omertà e complicità con i responsabili di questi assassinii, facendo pressione sulle istituzioni, “costringendole” in alcuni casi, vedi
ThyssenKrupp ed Eternit, a perseguire e condannare in primo grado i responsabili.

Nel nostro paese i diritti sanciti nella Costituzione sono tuttora subordinati ai poteri forti e applicati solo se compatibili con essi. Non si può subordinare la salute e la vita umana alla logica del profitto, ai costi economici aziendali o ai bilanci dello stato. Senza rispetto per la vita umana, gli operai, i lavoratori, i pensionati, continueranno a morire sul lavoro e di lavoro, e se le sostanze cancerogene presenti sul territorio, se non si eliminano, continueranno ad uccidere i cittadini, gli esseri umani e la natura.

“Libertà, legalità, giustizia per tutti” rimangono parole astratte, principi vuoti di significato se le classi sottomesse non hanno i mezzi economici e politici per farli rispettare.
I limiti legali imposti per legge alle sostanze cancerogene non danno nessuna garanzia alla tutela della

Lottare per una Sanità Pubblica e Sociale, per il diritto gratuito alle cure, per ambienti salubri e un mondo pulito significa lottare contro chi - pur di fare soldi sulla pelle dei lavoratori e cittadini - condanna a morte migliaia di esseri umani, anteponendo i suoi interessi privati a quelli collettivi della società. Per finire non possiamo dimenticare un altro aspetto della sanità che riguarda le malattie professionali, cioè l’Inail. Questo è un ente in palese conflitto di interessi, essendo quello che deve riconoscere l’esposizione all’amianto e le malattie professionali ma anche quello che deve indennizzarle, per cui bisogna risolvere questo problema.  




In una società civile la salute viene prima di tutto.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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