OSPEDALE SAN RAFFAELE

Riportiamo una riflessione sulla lotta dei lavoratori del San Raffaele e pubblichiamo il testo dell’accordo firmato e sottoscritto da tutti i sindacati e la RSU, votato a stragrande maggioranza dai lavoratori in assemblea.

 

                     LA LOTTA PAGA ANCHE SE NON VINCE   

                             

                                                                        di Michele Michelino (*)

  Luci e ombre dell’accordo firmato fra sindacati, RSU e proprietà del San Raffaele.

 

 Il San Raffaele è un istituto privato, un ospedale finanziato e mantenuto con soldi pubblici, in cui si è verificato uno dei più grossi crack finanziari della sanità. La nuova proprietà - il gruppo Rotelli proprietario di 19 ospedali, azionista di Banche e del Corriere della Sera che ha rilevato l’Istituto dopo il fallimento di Don Verzè, - ha deciso di risanare il buco di bilancio sulla pelle dei lavoratori, tagliando i loro stipendi e imponendo una riorganizzazione che diminuisce e peggiora la qualità dell'assistenza per i malati.

Per risanare i conti e fare lauti profitti, sulle disgrazie e sulla salute della popolazione, l'Ospedale S. Raffaele ha colpito le condizioni salariali e normative dei lavoratori e, per fare “accettare” le sue condizioni, ha attuato la peggiore delle rappresaglie: il 31 ottobre 2012 ha annunciato il licenziamento di 244 lavoratori. Immediata la mobilitazione dei lavoratori con scioperi e blocchi stradali.

A Roma nel mese di gennaio 2013 presso il Ministero del Lavoro, per “scongiurare” i 244 licenziamenti prospettati dalla nuova proprietà di Giuseppe Rotelli all’Ospedale San Raffaele, viene raggiunto un accordo che prevedeva una riduzione media del 9% dello stipendio, una revisione degli accordi sindacali e, da luglio, anche il passaggio dal contratto di sanità pubblica a quello di sanità privata Aiop.

L’accordo è sottoposto a referendum e i lavoratori partecipano in massa, in 2.551, su un totale di 3.008 aventi diritto. I voti contrari al documento, sottoscritto a Roma da 9 delegati della RSU su 17 presenti alla trattativa, sono 1.365.

I voti favorevoli sono 1.110; le schede bianche 11 e 66 le nulle. L’accordo è bocciato e Il distacco, dunque fra il SI e i NO è di 255 schede.

La direzione dell’Ospedale davanti alla bocciatura dell’accordo annuncia che saranno messi fuori 244 lavoratori e che i licenziamenti saranno decisi secondo l’anzianità di servizio, i carichi di famiglia e ragioni tecniche organizzative.

Il clima si fa teso e la lotta si acuisce. I lavoratori, per difendere le condizioni di vita e di lavoro, rispondono alle provocazioni padronali intensificando la lotta con scioperi, assemblee, ripetuti blocchi della direzione, bloccando il traffico sulla tangenziale est di Milano, arrivando fino all’occupazione dell’accettazione dove si pagano o Tickets, invitando gli utenti a fare le visite ed eventualmente pagare in seguito. Questo porta a ripetuti momenti di tensione fra lavoratori e “forze dell’ordine” scontri con la polizia e carabinieri armati di manganello, prontamente accorsi in difesa della proprietà privata del padrone.

La solidarietà operaia e proletaria è andata crescendo con l’acuirsi della lotta. Mentre partiti, istituzioni e sindacati concertativi cercavano di isolare i lavoratori in lotta, cresceva la solidarietà anche degli utenti della sanità, che vedevano nella lotta dei lavoratori del San Raffaele contro i tagli, un peggioramento del servizio. Alla resistenza dei lavoratori dell’ospedale, sostenuti anche dalla solidarietà del Coordinamento cittadini e lavoratori della sanità – Milano, si è opposta la violenza poliziesca e aziendale attuata dall’amministratore delegato Bedin, che insieme alle manganellate a fine aprile - primi di maggio mette in atto i primi 64 licenziamenti, che condizionano ancor più pesantemente la lotta.

 

Il ricatto dei licenziamenti messo sul piatto della trattativa condiziona presentemente l’esito finale, e il 10 maggio presso l’Agenzia Regionale per l’Istruzione la Formazione e il Lavoro (ARIFL) in Regione Lombardia viene sottoscritto il verbale di accordo fra tutte le OO.SS., la RSU e i rappresentanti del padrone.

 

Il 16 maggio le lavoratrici e i lavoratori del San Raffaele approvano l’ipotesi d’accordo sottoscritto dalla RSU e dalle organizzazioni sindacali con i rappresentanti della proprietà, che viene firmata da tutti.

Un accordo sofferto. Una sconfitta subita e concordata dopo mesi di lotta e resistenza fatta dalla RSU e dai sindacati di base maggioritari al San Raffaele (USB e USI) e votata a grande maggioranza in assemblea dai lavoratori con solo qualche decina di voti contrari sui circa 3000 lavoratori interessati. Sottoposti all’attacco e ai ricatti del nuovo padrone del San. Raffaele sostenuto da subito da CGIL-CISL-UIL, i lavoratori “accettano” l’accordo.

 

Dopo mesi di lotta in cui la RSU e i lavoratori, che l'hanno sostenuta, hanno resistito agli attacchi del padrone senza arrendersi continuando a lottare perché a pagare i debiti del San Raffaele, non devono essere i lavoratori, alla fine hanno dovuto soccombere.

Dopo 201 giorni e 200 notti, i lavoratori e le associazioni solidali con la lotta che avevano occupato la spianata di via Olgettina davanti all’ospedale, hanno dovuto smantellare il presidio.

L’accordo raggiunto per il momento fa rientrare i 244 licenziamenti e l’Ospedale San Raffaele ”fino al 31 dicembre 2014 OSR si impegna a non attivare alcuna procedura di licenziamento collettivo”, anche se getta una grave ipoteca sul futuro dei lavoratori.

Certo l’accordo ha fatto rientrare i 64 lavoratori licenziati già lasciati a casa e i lavoratori del S. Raffaele hanno potuto conservare grazie a questa lotta, il Contratto della Sanità Pubblica che il padrone voleva cancellare per sostituirlo con quello (meno tutelante e peggiorativo) della Sanità Privata, ma i problemi sono solo rimandati.

I lavoratori pagano un prezzo molto salato perché hanno dovuto subire un taglio del loro salario mensile (in media il 9%), e delle condizioni salariali aziendali e normative ancora più elevato.

 

Cosa accadrà in futuro? E’ ancora presto per dirlo ma quello che è certo è che la lotta per difendere le condizioni di vita e di lavoro non è finita.

 

Tuttavia le ombre di quest’accordo non possono però oscurare il messaggio forte che è uscito dalla lotta dei lavoratori del San Raffaele: alle richieste dei padroni si può dire di NO, si può lottare e anche se non si vince si possono contenere i danni.

Quest’accordo avrà pesanti ricadute anche sui cittadini proletari e i settori popolari che dovranno fare i conti con i tagli salariali, le riduzioni di posti letto, le chiusure dei reparti e dei servizi.

Lo scambio di posti di lavoro con salario e salute a favore dei profitti imposto da padroni, governi, sindacati e istituzioni è sempre negativo, sia per i lavoratori che per i cittadini.

 

In ogni caso l’obiettivo dei lavoratori non può essere “il risanamento e rilancio strategico dell’Ospedale”, per i profitti del padrone a scapito dei salari e della riduzione dei servizi.

Non bisogna raccontare frottole.

Sotto il ricatto dei licenziamenti non c’è stata una trattativa “libera”. In realtà si è subito l’accordo imposto dal padrone al solo scopo di far rientrare i licenziati, si è resistito e si sono contenute le perdite: non c’è stata una vittoria come alcuni spacciano.

Ora la pace sociale temporaneamente raggiunta aiuterà il padrone a risanare i bilanci e incrementare i profitti. Tuttavia non si può non dare merito ai lavoratori del San Raffaele che, attraverso lotta e la partecipazione attiva, nonostante i continui ricatti da parte del padrone e dei dirigenti dell’azienda (con l’amministratore delegato Nicola Bedin in testa), hanno saputo opporsi e resistere per mesi.

Questa vicenda ancora una volta insegna che, nella lotta incessante tra capitale e lavoro, i sindacati non concertativi sono utili come centri di resistenza contro gli attacchi del capitale, ma nello scontro fra singoli settori di lavoratori e stato, il capitale è più forte.

La lotta e la resistenza di singoli settori di lavoratori che si battono contro i loro padroni, (che hanno il sostegno di tutta classe padronale e dello stato) per quanto eroica da sola non può vincere. Organizzarsi con altri lavoratori e cittadini perché al prossimo imminente attacco, i lavoratori siano in grado di rispondere, generalizzando la lotta per una sanità al servizio degli esseri umani e non del profitto dei padroni è l’unica possibilità di vittoria.

In ogni caso vogliamo esprimere ancora una volta la nostra solidarietà militante ai lavoratori del San Raffaele che per mesi hanno saputo resistere in condizioni impossibili al loro padrone.

 

(*) Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Anteprima della rivista “nuova unità” giugno 2013

VERBALE SAN RAFFAELE 90513.pdf
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