Da Associazione per i Diritti Umani

 

giovedì 1 maggio 2014

 

La fabbrica del panico: il lavoro, il dolore   

 

Un uomo tira pietre piatte in riva a un fiume mentre il figlio lo osserva. L'uomo è tornato lì per dipingere ora che il male oscuro si sta impossessando del corpo. Un male vigliacco che si è inoculato in quel corpo forte di padre tanti anni prima, negli anni'70, quando quel padre ha iniziato a lavorare in fabbrica.  

 

Fuori dall'edificio si lotta per turni di lavoro più umani e per una paga giusta, si lotta per i diritti di base, ma tra questi c'è anche il diritto alla salute: dentro, infatti, si respira amianto e si muore, lentamente. 

 

Questa è ala storia-denuncia del romanzo La fabbrica del panico di Stefano Valenti, edito da Feltrinelli.

 

 Abbiamo intervistato l'autore che, gentilmente, ci ha concesso un po' del suo tempo e noi lo ringraziamo. Non a caso, abbiamo concordato con lui di pubblicare oggi, 1 maggio 2014, queste parole.  

 

Nel romanzo si racconta la storia dell'Italia operaia dagli anni cinquanta ad oggi: cosa è cambiato nelle condizioni di vita delle persone che lavorano in fabbrica?

 

 

 

Poco o niente, per molti versi la crisi mondiale ha aggravato la condizione operaia. Con il ricatto della disoccupazione padroni e sindacati confederali obbligano a turni e a ritmi sempre più pesanti. Esistono oltre tre milioni di disoccupati e tuttavia chi ha la 'fortuna' di avere un lavoro è costretto a fare straordinari con turni anche di dodici ore al giorno come è successo alla ThyssenKrupp nel 2007. Così i padroni alimentano la concorrenza fra lavoratori e incrementano i profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza, come è accaduto all’ Eternit di Casale Monferrato, alla Fibronit di Broni, alla Breda di Sesto San Giovanni e in moltissime fabbriche. La 'normalità' dei morti sul lavoro e di lavoro a causa delle malattie professionali non è un residuo ottocentesco, ma rappresenta semmai la 'modernità' del capitalismo che continua a uccidere. Le morti sul lavoro non sono una fatalità, ma il tributo degli operai alla realizzazione del profitto.

 

 

 

 

 

Una storia molto personale che si fa universale: ci conferma che si tratta anche di una storia di denuncia?

 

 

 

Negli ultimi decenni la narrativa italiana ha accuratamente evitato di raccontare parte consistente del Paese, classe operaia e indigenti in particolare. Il postmoderno ha assoggettato la prosa agli automatismi della fiction, prelibata dai media e dal mercato. È arrivato il momento di parlare anche di coloro che sono stati messi da parte.

 

 

 

Per tutti coloro che si sono ammalati in quanto esposti, per anni, a sostanze nocive: sono stati condannati i responsabili della Breda Fucine? Conosce casi simili a quello raccontato nel libro e in cui siano state inflitte pene esemplari oppure è difficile che questo accada?

 

 

 

Per quanto riguarda la Breda fucine, dopo numerose archiviazioni, sono giunti a conclusione due processi. Il primo, nel 2003, ha assolto i dirigenti 'perché il fatto non sussiste', il secondo, nel 2005, pur riconoscendoli colpevoli, li ha condannati per omicidio colposo a diciotto mesi concedendo le attenuanti generiche.

 

 

 

Bisogna ricordare che per anni è esistito un muro di omertà e complicità da parte di Stato, partiti e istituzioni tutte. Oggi la situazione sta cambiando grazie alle lotte degli ultimi anni dei comitati sorti in fabbrica e nel territorio, come quello della Breda fucine, che hanno riunito nel territorio operai e cittadini. Ne sono un esempio i processi ThyssenKrupp ed Eternit in cui sono state comminate pene esemplari sia in primo sia in secondo grado, con pesanti condanne

 

 

 

Come procede l'operato del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, comitato che è stato fondato a Sesto San Giovanni nel 1996? Sono stati ottenuti risultati positivi?

 

 

 

Il Comitato che ha sede nel Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli – Giambattista Tagarelli, al quale è stata intitolata la sede, è uno dei fondatori del Comitato ucciso dalle fibre killer – ormai è ramificato sul territorio nazionale ed è diventato un interlocutore stabile delle istituzioni favorendo il riconoscimento dell'esposizione all’amianto e delle malattie professionali di centinaia di ex lavoratori vittime dell’amianto e dei cancerogeni. Il Comitato è tra gli artefici del Coordinamento nazionale amianto che raggruppa decine di associazioni e comitati in tutta Italia. Grazie a lotte e manifestazioni è riuscito a far approvare il Fondo per le vittime dell’amianto e l'assistenza gratuita delle vittime dell'amianto e dei loro famigliari presso la Clinica del lavoro di Milano o nei comuni di residenza. Inoltre nel mese di aprile di ogni anno ricorda pubblicamente tutti i lavoratori morti a causa dello sfruttamento con un corteo a cui invitiamo anche i vostri lettori a partecipare e che si terrà sabato 26 aprile 2014 alle ore 16 con partenza dal Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli di via Magenta 88 a Sesto San Giovanni.

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