EX ILVA DI TARANTO: DIFESA DELLA SALUTE E DIFESA DELL'OCCUPAZIONE

 

Ex Ilva di Taranto: difesa della salute e difesa dell’occupazione

 

Eraldo Mattarocci

 

Intervista con Stefano Sibilla, operaio in Cassa integrazione e segretario provinciale di FLMUniti

 

La questione dell’ex Ilva di Taranto, come tutte le situazioni lavorative in cui vengono contrapposti due diritti fondamentali quali il diritto alla salute e il diritto al lavoro, è dirompente.

Ed è appunto su questa contraddizione e soprattutto sulla necessità dei lavoratori di portare a casa un salario che si è innestata l’azione padronale e governativa (di tutti i governi che si sono succeduti) e che ha permesso ad uno stabilimento siderurgico ormai obsoleto di continuare a produrre, inquinare e uccidere, utilizzando impianti marcescenti e pericolosi nonostante fossero stati messi sotto sequestro dalla magistratura già nel 2012.

 

Il contributo dato da Fim, Fiom, Uilm e USB nel fare ingoiare ai lavoratori accordi che non tutelano né la salute né i posti di lavoro è stato determinante ed ha creato una spaccatura profonda sia tra i lavoratori e la popolazione, sia tra i lavoratori stessi con una maggioranza subalterna alle scelte padronali e una minoranza critica che ha dichiarato, in maniera forte e chiara, la propria indisponibilità a morire e far morire per poter “vivere”.

Ora sembra che si sia arrivati alla resa dei conti perché Arcelor Mittal ha in tutta evidenza deciso di lasciare l’Ilva, dimostrando che quegli accordi, sbandierati come risolutivi sia dal punto di vista occupazionale che da quello ambientale, non valgono la carta su cui sono scritti.

 

L’atteggiamento ambiguo del Governo che da un lato boccia il “nuovo” piano industriale di Arcelor Mittal presentato il 5 giugno scorso, per gli ulteriori esuberi - peraltro largamente previsti da chiunque abbia un minimo di cultura industriale - mentre dall’altro ipotizza una partecipazione dello Stato nell’azionariato dell’ex Ilva ben testimonia non solo il caos in cui le istituzioni si dibattono ma l’impossibilità di rilancio di un impianto che perde oltre 100 milioni di euro al mese.

 

Come avrebbero dovuto sapere anche i burocrati sindacali che hanno cavalcato per anni le illusioni derivate dagli accordi, i padroni rilevano fabbriche, le rilanciano o le chiudono, obbedendo sempre e comunque alla legge economica della ricerca del maggior profitto possibile e all’andamento dei mercati industriale e finanziario.

 

Il settore dell’acciaio attraversava già una crisi di sovrapproduzione al momento dell’acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal, tanto da far pensare che fosse stata fatta proprio allo scopo di chiudere ed eliminare un concorrente, ovviamente dopo aver spremuto il massimo dagli impianti. Di sicuro non è un’ipotesi peregrina, a maggior ragione se si considerano le scelte che le altre multinazionali dell’acciaio hanno fatto e stanno facendo in Italia: Thyssenkrupp vuole vendere l’acciaieria Ast di Terni, Jindal non ha mai riavviato lo stabilimento ex Lucchini, l’ultimo altoforno delle Ferriere di Servola è stato spento da Arvedi.

 

Se a questi elementi aggiungiamo il crollo costante delle quotazioni in Borsa di Arcelor Mittal, in forte crisi di liquidità, comprendiamo in pieno la sua necessità di sganciarsi dalla siderurgia italiana e soprattutto dallo stabilimento di Taranto, l’unico a ciclo integrale, dove la crisi non è solo di carattere economico ma soprattutto industriale, giudiziario, politico e ambientale.

In questo panorama, reso ancor più desolante da una massa operaia subalterna e di conseguenza ricattata e ricattabile, spicca la posizione coraggiosa e controcorrente della sezione tarantina di FLMUniti, ben rappresentata dal segretario provinciale Stefano Sibilla, operaio Ilva in Cassa integrazione, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

 

nuova unità: Qual è la posizione della FLMUNITI in merito all’accordo firmato dai sindacati confederali con Arcelor Mittal?

 

Stefano Sibilla: In merito alla firma dell’accordo tra Arcelor Mittal e i sindacati confederali è in netto contrasto con la nostra posizione, perché non tutela né salute né occupazione, come dimostra il “nuovo” piano industriale presentato da Arcelor Mittal che annuncia altri 3200 esuberi. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il processo produttivo del siderurgico di Taranto, soprattutto l’area a caldo, provoca malattie e morte, mettendo in costante pericolo non solo i lavoratori direttamente esposti ma i cittadini tutti, in particolar modo quelli che abitano a ridosso dello stabilimento, come il quartiere Tamburi.

Per chiarire ancora meglio il contesto, è documentato che gli agenti tossici producono non solo un impatto a lungo termine con l’insorgenza di tumori, ma anche un impatto immediato, quali gli infarti che hanno un aumento negli stessi giorni in cui si verificano incrementi di polveri sottili.

Sono stati condotti diversi rilievi e studi scientifici, in periodi diversi. Tutti hanno dimostrato che le sostanze cancerogene presenti sono al di sopra dei livelli di pericolosità sia nei terreni che nelle acque sotterranee (mercurio, idrocarburi pesanti, benzoantracene, benzopirene, solfati floruri etc.) oltre ad una contaminazione diffusa in tutto il sito (arsenico, alluminio, cadmio, cobalto, nichel etc.). Quindi a fronte di questi elementi è chiaro che quella fabbrica non è più compatibile con la vita umana.

 

nuova unità: Nell’accordo del 6 settembre 2018, ci sarebbe l’impegno di Arcelor Mittal a bonificare il sito?

 

Stefano Sibilla: Se è per quello c’è anche l’impegno ad ampliare l’occupazione e si è visto giusto ora che invece la stanno riducendo, cosa già chiara all’atto della firma. La bonifica è una farsa, malamente mascherata dalla struttura di copertura dell’area dei parchi minerali (lunga 700 metri, larga 254 ed alta 77), basta guardare le immagini del 4 luglio 2020 durante una tempesta di vento, quello che ha provocato sul quartiere Tamburi e gran parte della città tra polveri di ossido e minerali che si sono depositati anche in mare e terreni, nonostante ci sia la copertura dei parchi.

Il sistema adottato dall’azienda è un sistema di emergenza che viene chiamato “pump e trat”e non ha nulla a che fare con il tipo di bonifica del sito che dovrebbe essere effettuata per risanarlo effettivamente. Il pompaggio riguarda solo le acque di falda superficiali che scorrono sotto i parchi a circa 2 metri, mentre le acque di falda profonde scorrono a 15/20 metri e finiscono nel mar Piccolo e nel mar Grande con danni immensi all’ecosistema e alla mitilicoltura.

A fronte dell’inutilità della copertura, per quanto riguarda le altre opere di bonifica, è stato nulla è fatto, anche perché bonificarte significa eliminare le fonti inquinanti ed avviare il processo di bonifica. Altrimenti non ha senso.

 

nuova unità: Molti accusano FLMUniti di essere per la chiusura dello stabilimento, infischiandosene dei problemi occupazionali. Quali sono le vostre proposte?

 

Stefano Sibilla: Noi crediamo che l’alternativa ci sia ma che essa debba passare necessariamente attraverso la chiusura delle fonti inquinanti e alla bonifica del sito, sia degli impianti che dei terreni sottostanti altamente contaminati, utilizzando - dopo un’accurata formazione - i lavoratori dello stabilimento compresi quelli dell’indotto ed ovviamente quelli attualmente in CIG.

La tecnologia utilizzata nello stabilimento di Taranto, in maniera particolare nell’area a caldo, è talmente obsoleta e gli impianti sono talmente decotti che non è possibile nessun innesto di nuove tecnologie che pure esistono da tempo (autoproduzione di energia elettrica per alimentare i forni, utilizzo dell’energia al plasma per ridurre le immissioni nocive) e che in altri paesi, ad esempio nello stabilimento siderurgico di Lintz in Austria, vengono utilizzate con un impatto ambientale bassissimo. FLMUniti è un sindacato dell’industria, com'è possibile pensare che non ci poniamo il problema del mantenimento della siderurgia nel nostro Paese?

 

Di sicuro non pensiamo neppure lontanamente di continuare a produrre acciaio utilizzando il carbone, ammesso e non concesso che l’Europa, ormai orientata verso il nuovo business della green economy, ce lo permetta. A tal proposito il nostro sindacato è stato promotore insieme a varie associazioni del territorio di un Piano Taranto, che non è altro che linee guida per la riconversione industriale green del territorio. Queste linee guida sono aperte anche ad altre iniziative a chiunque voglia inserire nuovi progetti per cercare di arrivare con un accordo di programma. 

nuova unità: A proposito di Europa, ci risulta che un gruppo di lavoratori dell’ex Ilva abbia inoltrato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. A che punto è la procedura?

 

Stefano Sibilla: Nel giugno 2017 un gruppo di lavoratori e cittadini patrocinato da FLMUniti con l’aiuto di legali fortemente motivati, si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Giusto prima del lockdown dovuto a Covid 19, mi sono recato a Strasburgo, insieme con il segretario nazionale Antonio Ferrari e con Maurizio Puma del Direttivo nazionale, ad una conferenza presso la Corte che ha riservato alle nostre motivazioni una forte attenzione. Stiamo attendendo la pronuncia della Corte confidando nella condanna dello Stato italiano.

 

Di sicuro questa condanna non sarebbe risolutiva, ma rafforzerebbe la posizione del nostro sindacato. Rimane chiaro che la vittoria o la sconfitta non dipendono dai tribunali, europei o nazionali che siano, ma dalla mobilitazione dei lavoratori su obiettivi chiari e condivisi anche dalla popolazione.

 

 

 

Da “nuova unità” luglio 2020

 

 

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi