Storia di lotte operaie 1990-1991 / Nuova Breda Fucine spa: LA NOSTRA ACCOGLIENZA AL "PARTNER" PRIVATO

Storia di lotte operaie

1990-1991 / Nuova Breda Fucine spa: LA NOSTRA ACCOGLIENZA AL "PARTNER" PRIVATO

 Fino a metà 1991 Vienna, l'azionista di minoranza a cui è stata consegnata la gestione dell'azienda, fa il bello e il brutto tempo. In sostanza, tenta con tutti i mezzi di portare la gestione di Nuova Breda Fucine a parità di condizioni rispetto alle altre aziende del settore: questo vuol dire che, essendo egli proprietario di fabbriche del settore, si mangiucchia di volta in volta fette di mercato per le proprie aziende, dimostrando sempre che Nuova Breda Fucine non regge la concorrenza; e così, gradatamente, arriva a convincere dell'ineluttabilità di una profonda ristrutturazione (cioè della necessità dei tagli occupazionali). Il gioco di Vienna è duro, pesante, e probabilmente anche sporco: tanto che, dopo due anni, la Finanziaria Breda decide di riprendersi la carica di amministratore delegato, che affida allo stesso uomo che sta a capo della Breda Energia. Che il gioco sia sporco lo dimostra anche il balletto dei numeri riguardanti il bilancio aziendale: dopo un 1990 di assestamento, come previsto, arriva un 1991 molto più negativo di quanto volessero farci credere: questo, nonostante il grosso recupero di potenzialità produttive (in alcune postazioni della forgia, l'aumento della produzione supera il 250%). Circolavano voci su una chiusura in attivo dell'anno, poi ampiamente smentite dalle cifre: nell'ottobre '91 l'azienda dichiara un passivo di 4,3 miliardi nel primo semestre dell'anno. Salterà fuori successivamente che il risultato economico del 1990 è ben peggiore di quanto l'azienda aveva dichiarato in un incontro sindacale: 8 miliardi di passivo.

 (dal dossier allegato all'interrogazione parlamentare del 28 gennaio 1993)

Anno 1990: padron Vienna – così lo abbiamo poi chiamato – si fa sentire. Si direbbe che vuole far girare la fabbrica nel modo più efficace possibile. Cioè che vuol spremere al massimo i lavoratori; naturalmente per "salvare l’azienda". Per di più, spendendo il meno possibile del suo; anzi, cercando di "portare a casa" quanto più può.

Quando finalmente, dopo mesi, finisce il balletto delle trattative col sindacato per fissare gli organici delle tre società uscite dalla Breda Fucine, una cosa sola è certa: la Nuova Breda Fucine è un’azienda di 195 dipendenti, a cui nessuno garantisce un futuro decentemente stabile.

A noi non resta che riprendere la lotta. Che il sindacato voglia o no, che il consiglio di fabbrica voglia o no. Questo è possibile a partire dal gruppo omogeneo più vicino a Michelino, che coincide con il gruppo operaio più esposto alla fatica e alla nocività del lavoro: si tratta degli operai dei magli, in forgia.

L’episodio più clamoroso avviene il 23 ottobre ’90. Troppo importante per non raccontarlo nei dettagli a tutti: merita di essere letto nei documenti a fine capitolo. Qui ne stralcio alcuni brani soltanto:

 È successo - dopo 10 anni che non succedeva più da noi - che alcuni operai hanno scioperato senza aspettare il patrocinio del consiglio di fabbrica. Da un po' di settimane gli operai dei magli erano sotto pressione. I capi cercavano di imporre un notevole aumento di produzione; la direzione proclamava che le quantità produttive fissate in un accordo che risaliva all'86 non avevano alcun valore e che non aveva nessuna intenzione, per il momento, di fare una trattativa per definire nuove tabelle.

La mattina del 23 ottobre la squadra del maglio più grosso ha trovato 4 forni carichi con 40 pezzi da stampare, invece dei soliti 2 forni con 22 pezzi. E la squadra ha unanimemente deciso di scioperare: non una, ma due ore, per evitare comunque di andare al di là dei 22 pezzi prodotti.

Il giorno dopo i sindacalisti esterni si sono schierati con i lavoratori dei magli, mentre la direzione ha incontrato il consiglio di fabbrica, dopo mesi che si rifiutava di incontrarlo.

 [...] Non ci illudiamo: non ce la faremo a vincere, in questo momento. Ma almeno, ancora una volta, si è dimostrato che il soggetto che può cambiare la realtà nello scontro tra padroni e operai è il gruppo omogeneo che si muove con il massimo di autonomia possibile, dietro al quale il sindacato è costretto a correre, per non perdere quei pochi consensi che ancora ha.

 Pochi giorni dopo questo episodio, esce il primo numero della nuova serie del nostro "giornalino". Il suo titolo è ovvio: "ri-PRENDIAMO LA PAROLA"; il sottotitolo è necessariamente cambiato: "cronaca operaia della Nuova Breda Fucine". Interessante il commento allo sciopero "senza il timbro del consiglio di fabbrica":

Che quegli operai in sciopero fossero pericolosi, lo si è visto subito: 1°- gli uomini della direzione erano furenti e cercavano affannosamente di contattare il leader del consiglio di fabbrica.

 2°- il mattino seguente c'è stata la prima riunione del consiglio di fabbrica della Nuova Breda Fucine alla presenza dei sindacalisti della Fiom e della Fim: i quali hanno dovuto riaffermare che lo sciopero è un diritto dei lavoratori anche se non ha il timbro del consiglio di fabbrica; e hanno poi fatto richiesta ufficiale di un incontro all'Intersind.

3°- un'ora dopo, la direzione ha ricevuto il consiglio di fabbrica, dopo mesi che si rifiutava di incontrarlo.

Morale della favola: anche questa vicenda ci dimostra che, quando i lavoratori autonomamente scendono in lotta per difendere i loro interessi, il padrone si incazza e i sindacalisti si schierano.

 

Da qualche mese ormai stavamo pensando di riprendere a pubblicare un giornalino di fabbrica. Nel corso dell’estate precedente, in una serie di incontri con Michelino e Leo, ne avevamo abbozzato il progetto: 

* Quello che più ci sta cuore è che la lotta in fabbrica non muoia; che anzi si possa diffondere il gusto dell'opporsi, del resistere a testa alta anche in questa fase di ristrutturazione (mettendo subito nel conto che solo una minoranza di operai ci riuscirà)

 * Le forze su cui possiamo contare sono appunto questa minoranza di operai antagonisti, che rischierebbero di rimanere dispersi se non avessero un punto di riferimento. * Il nuovo giornaletto operaio è perciò soltanto uno strumento al servizio della lotta operaia: una specie di punto di riferimento per gli operai che vogliono opporsi attivamente al padrone.

  • I suoi obiettivi potrebbero essere: - dare voce ai momenti di lotta, anche piccoli, che avvengono nelle fabbriche ex Breda Fucine (e GIVA, Ansaldo, Alfa Romeo, ...mondo) - denunciare situazioni inaccettabili (controinformare), proponendo possibilmente le forme di lotta per affrontarle (vorremmo riuscire a darci un ritmo nostro, che non di [1]penda più soltanto dall'iniziativa del padrone o dei sindacati)

 - favorire la crescita del livello di coscienza dei lavoratori, anche proponendo la lettura di brevi testi/riflessioni (occuparci cioè di quella che una volta veniva chiamata formazione)

• In concreto, noi pensiamo ad un'organizzazione redazionale composta di tre livelli: - una redazione ristretta di 3-4 persone sufficientemente omogenee tra loro, tutta dentro la Nuova Breda Fucine (questo garantirebbe snellezza e tempestività) - un livello più largo di collaboratori, di tutte le fabbriche ex-Fucine (e non solo...) - un terzo livello, molto capillare, fatto da tutti gli operai che riusciamo a raggiungere (tutti quelli della Nuova Breda Fucine ai quali prima facevamo vedere la bozza di "Prendiamo la parola", oltre a tutti quelli che si erano resi disponibili al comitato): a questi chiederemo cosa scrivere, faremo correggere cosa si sta scrivendo della situazione che li riguarda, chiederemo poi cosa pensano di quello che è stato pubblicato; oltre che proporgli di diffonderlo attivamente.

Un altro momento nel quale la minoranza consistente che gravitava attorno a noi si è "alzata in piedi" è stato l’infortunio di Gusmai. Accaduto il venerdì, la mattina del lunedì seguente abbiamo diffuso un volantino firmato "alcuni lavoratori della forgia", che ha fatto veramente paura ai dirigenti; e pochi giorni dopo, abbiamo presentato un esposto alla procura di Monza, con una richiesta di intervento dell’Unità Sanitaria Locale a tutela della salute in fabbrica, sottoscritta da più di 20 operai (notare: tutti coloro che l'hanno firmata si troveranno espulsi dalla fabbrica tredici mesi dopo, alla prima ondata di cassa integrazione).

UN INFORTUNIO PREANNUNCIATO

Venerdì 7 dicembre alla Nuova Breda Fucine è stata sfiorata la tragedia per l'ennesima volta: un infortunio grave ha colpito l'operaio della forgia Francesco Gusmai, mentre lavorava a un maglio. [...] Ora, come sempre succede in questi casi, l'azienda parlerà di fatalità o cercherà di scaricare la responsabilità dell'infortunio sui lavoratori. Questa volta però non le sarà proprio possibile. Infatti al mattino gli operai del primo turno e il delegato che lavora con loro, dopo aver dovuto montare uno stampo non adatto sul maglio da 3.000, hanno fatto presente la pericolosità di lavorare in quelle condizioni, sia al responsabile della produzione (che in quel momento transita[1]va nel reparto) che al caporeparto, ricevendo però l'ordine di lavorare comunque. [...] La ristrutturazione che Vienna sta imponendo ha comportato un peggioramento delle con [1]dizioni di lavoro: solo alcuni mesi fa, gli stessi lavoratori si sarebbero rifiutati di lavorare in quelle condizioni pericolose; ma ormai, nel pesante clima instaurato dalla direzione, è sempre più difficile resistere: le 53 lettere di contestazione o di provvedimento disciplinare ricevute finora sono un ricatto di non poco conto. [...] Noi siamo convinti che a questo punto o il consiglio di fabbrica interviene con decisione a tutelare la salute dei lavoratori, determinando anche quantità produttive tollerabili, o infortuni anche più gravi di questo capiteranno sempre più frequentemente.

 Alcuni lavoratori della forgia

 Nella prima metà di gennaio ’91 arriva a conclusione il contratto nazionale dei metalmeccanici: i suoi contenuti erano per noi una vergogna. Non potevamo non intervenire: l’abbiamo fatto, tra l’altro, con un volantino da cui stralciamo solo alcune frasi:

QUESTO CONTRATTO E' VERGOGNOSO E LO SAPPIAMO ORMAI TUTTI.

MA C'È UN MOTIVO IN PIÙ PER DIRE CHE NON POSSIAMO ACCETTARLO: CI HANNO FREGATO ANCHE SULLA RIDUZIONE D'ORARIO! Basta leggere con attenzione il punto 6 dell’accordo firmato il 14 dicembre scorso "per le a[1]ziende a partecipazione statale", che riguarda la riduzione dell’orario di lavoro [...] Questo punto riguarda tutti i metalmeccanici italiani: tra la fine del ’93 e l’inizio del ’94 dovremmo avere altre 16 ore all'anno di riduzione d’orario: così tra 3 anni potremo stare in fabbrica ben 4 minuti in meno ogni giorno! [...] Conclusione: tutti gli scioperi e le manifestazioni che abbiamo fatto anche per conquistarci un passo avanti nella riduzione dell'orario settimanale di lavoro sono stati buttati alle ortiche da poche righe in più scritte a nostra insaputa dai sindacalisti che a Roma avrebbero dovuto difendere i nostri interessi.

 Ma se questo sindacato non ci rappresenta più, cosa ce ne facciamo?

La redazione di "ri-Prendiamo la parola"

A metà gennaio ’91 scoppia la guerra del Golfo contro l’Iraq di Saddam Hussein; il giorno stesso dell’inizio della guerra avevamo partecipato in tanti alla manifestazione che era stata praticamente improvvisata a Milano. Dopo alcune incertezze il governo decide l’intervento dell’Italia a fianco delle forze armate americane; e nello stesso giorno, a Roma, firmano il contratto nazionale dei metalmeccanici. Il giorno dopo, a fianco di un articolo nettamente critico di Carla Casalini sul Manifesto, poche righe esprimono il nostro parere:

17 GENNAIO 1991: * forse a qualcuno è sfuggita la notizia che FIM FIOM UILM hanno firmato il nostro contratto-bidone. A NOME NOSTRO? CERTAMENTE NO! * a nessuno può essere sfuggita la notizia che il Parlamento ha approvato la partecipazione dell'Italia all'intervento armato nel Golfo. A NOME NOSTRO? CERTAMENTE NO!

 L’articolo della Casalini diceva:

Oggi i sindacati metalmeccanici firmeranno dal ministro del lavoro il contratto nazionale, senza che una sola assemblea di lavoratori abbia potuto approvarlo. Altro che referendum! La conclusione di questo contratto è ben peggiore del suo avvio. Sta passando - conclude l’articolo - una linea politica di consapevole iscrizione del sindacato all’attuale sistema di governo.

Il numero 2 della nostra "cronaca operaia" esce proprio allo scadere del primo mese di guerra, e, nelle sue due prime pagine (vedere a fine capitolo), viene giocato sia contro la guerra che contro il contratto nazionale. Notare che la Breda Fucine - e quindi anche la Nuova Breda Fucine - da sempre forgiava e sgrossava materiale bellico (sia pure in quantità limitate) per le altre fabbriche della Finanziaria Breda di 75 cui faceva parte (Oto Melara, Agusta, Breda Meccanica Bresciana): in quei giorni siamo riusciti a toccare un problema "tabù" per dei lavoratori occupati nel settore bellico.

GLI OPERAI CHE PRODUCONO ARMI NON POSSONO ESSERE CONTRO LA GUERRA?

Forse qualcuno di noi che ha a che fare con la produzione bellica si è sentito fare questa accusa:

 "tu non puoi essere contro la guerra, se produci le armi!" Come se dipendesse dal singolo operaio la scelta di produrre armi invece che saponette... Sgombriamo il campo da qualunque falso moralismo contro noi stessi: certamente non è giusto che un operaio per vivere sia costretto a produrre armi che provocano distruzione e morte; e non è certo colpa di nessun operaio se Agnelli, per esempio, decide di investire i soldi guada[1]gnati producendo automobili dentro un'altra fabbrica che produce bombe (Borletti) o esplosivi (SNIA).

Nella società in cui viviamo l'operaio non è considerato altro che forza-lavoro, e quindi una merce come le altre: tant'è vero che si parla di "mercato del lavoro": i padroni comprano la forza-lavoro, cioè assumono gli operai per farli lavorare: e a questi non è concesso di decidere cosa e come produrre, ma solo di lavorare per tutto il tempo che il padrone determina. Questa nuova guerra però può essere l'occasione per guardare bene in faccia la contraddizione che noi operai siamo costretti a vivere, anche qui alla Nuova Breda Fucine, tra la difesa del posto di lavoro e la difesa della pace.

Altri prima di noi hanno cercato di affrontare questa contraddizione: fa parte della tradizione di una parte del movimento operaio la lotta contro la guerra, in tutti i modi possibili. E sembra proprio che ci siano tante altre persone al mondo che questa guerra non la vogliono né fare né sostenere; e magari sono disposti a darci una mano!

È vero, ciascuno da solo non può farci niente: vediamo allora se c'è almeno qualcuno tra noi di[1]sposto a mettersi assieme per ragionarci sopra.

 

 

Dal Libro “LA LOTTA PAGA” di Luigi Consonni e Leonardo Pesatori

 

https://www.comitatodifesasalutessg.com/i-nostri-libri/la-lotta-paga

 

 

 

 

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi