Tutti sapevano e nessuno ha parlato.

Lo sapevano i sindacati.

Lo sapeva la direzione dell'azienda.

Lo sapeva l'assessorato alla sanità.

Lo sapevano tutti, e non gli operai ...

 

 

Visitate il sito del:

Centro di Iniziativa Proletaria

G. Tagarelli

lun

01

mar

2021

IL GIORNO 1 febbraio 2021. Sesto, in una settimana due morti d'amianto

Sesto, in una settimana due morti d'amianto

In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di fibra killer da bonificare e smaltire

 

di LAURA LANA

 

Sesto San Giovanni (Milano) - Di amianto si muore ancora. In poco più di una settimana a Sesto San Giovanni, ex città delle fabbriche della periferia Nord di Milano, sono scomparsi due membri del Comitato Difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorioGianfranco Rizzieri, classe 1944, è deceduto a causa di un mesotelioma peritoneale epitelioide diagnosticato nel 2019, una tipica malattia derivante dal materiale killer. Se n’è andato, dopo un calvario di due anni in cui ha subìto ripetute operazioni e cicli di chemioterapie che hanno completamente debilitato il suo corpo. “Franco non ha mai lavorato in fabbrica. Ha lavorato come edicolante fino al 1983, in un immobile con esposizione indiretta e diretta a polveri di talco inquinato da fibre amianto – spiega Michele Michelino, portavoce del comitato che riunisce operai ma non solo -. Al nostro sportello amianto raccontò che, quando la mattina apriva le porte dell’edicola, le riviste e gli arredi erano ricoperti di una polverina che ogni giorno puliva con un panno”. Rizzieri dal 1971 abitava in via Marelli, a poche centinaia di metri della Breda Fucine e Siderurgica, che hanno registrato molti lavoratori morti per la fibra killer, e dove negli anni Settanta erano insediate anche la ditta Osva che utilizzava manufatti in amianto, la Magneti Marelli con lo stabilimento C e molte altre fabbriche. Pochi giorni dopo, si è celebrato il funerale di Franco Zanon, con cui gli ex bredini hanno lottato insieme per decenni: è morto all’età di 61 anni, anche in questo caso dopo una lunga malattia. “L’amianto non è un problema del passato ma del presente e del futuro e, senza le necessarie bonifiche, le persone continueranno ad ammalarsi e morire – sottolinea Michelino -. Ogni anno 6mila persone perdono la vita a causa delle malattie correlate, altre decine di migliaia per tumori professionali, più di 1.400 per infortuni sul lavoro”. Secondo i dati raccolti dal comitato e dalle altre associazioni, che si occupano della tutela delle persone esposte, in Italia sono presenti ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, 33 milioni in matrice compatta e altri 7 milioni in matrice friabile, dislocati in un milione di siti. Di questi luoghi, 50mila sono industriali e 40 di interesse nazionale, tra cui Sesto San Giovanni che presenta uno dei Sin più ampi e non ancora risanati (appartengono al sito, ad esempio, le ex Falck). Dai calcoli del comitato, in Italia ci sono ancora circa 2.400 scuole che presentano amianto, con un bacino di 350mila alunni e 50mila insegnanti. “La battaglia per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro le sostanze inquinanti e cancerogene, non riguarda solo i lavoratori ma tutta la società – conclude Michelino -. Bonifiche, smaltimento, cultura sono essenziali per fermare una lista nera che si allunga sempre più“.

 

 

sab

27

feb

2021

CIAO FRANCO

CIAO, FRANCO

 

 

 

Oggi siamo molto tristi: Franco Zanon (il primo a destra nella foto), con cui abbiamo lottato insieme per decenni, ci ha lasciato all’età di 61 anni dopo una lunga malattia.

 

 

 

Finché ha potuto muoversi,  Franco  ha lottato, discusso, ragionato, chiacchierato, gioito e sofferto insieme a noi: generoso e scanzonato, con la sua ironia lieve, durante le ‘grandi’ discussioni che amici e compagni fanno, prima e dopo di scendere in piazza.

 

 

 

Con Franco perdiamo non solo un compagno di lotta ma una parte della nostra storia.

 

Come i tanti compagni che ci hanno lasciato, lui resterà nei nostri cuori e nella nostra memoria, col suo sorriso e i suoi occhiali da sole..

 

 

 

Anche se con profondo dolore oggi comunichiamo la notizia della sua morte, ricordiamo a tutti quelli che gli hanno voluto bene e che lo hanno apprezzato che chi ha compagni, di vita e di lotta, non muore mai perché vive nei loro ricordi.

 

 

 

In questo momento il nostro pensiero va anche a sua moglie Paola, sua compagna di vita e nostra compagna di lotta, a cui esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza.

 

 

 

Ciao Franco, oggi alcuni di noi ti porteranno l’ultimo saluto: che la terra ti sia lieve, come eri tu.

 

 

 

Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

 

 

 

Sesto San Giovanni, 27 febbraio 2021

 

 

 

 

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

 

 

 

 

 

https://www.facebook.com/cip.tagarelli

 

 

 

 

 

gio

25

feb

2021

GIUSTIZIA E DIRITTO

GIUSTIZIA E DIRITTO

 

In Italia padroni e manager d’importanti aziende,  responsabili di migliaia di vittime continuano a rimanere impuniti: il profitto viene prima di tutto, prima della vita umana, prima della sicurezza sul lavoro, prima dell’ambiente in cui tutti, lavoratori e cittadini, viviamo – e quando vengono portati sul banco degli accusati per omicidio ricevono dai tribunali “benevole” assoluzioni.

 

Dal tempo il messaggio diretto a quelle misteriose figure chiamate “investitori” (o ‘mercati’) sembra essere molto chiaro: “Venite in Italia, paese moderno che si è lasciato alle spalle quelle reliquie ottocentesche chiamate ‘morti sul lavoro’ e si può fare affari senza tanti problemi.

Per questo i governi hanno concesso lo scudo penale ai capitalisti e manager, come per l'acciaieria ex Ilva di Taranto o sotto altra forma concedendo tramite i tribunali a molti padroni e manager l’impunità giudiziaria.

 

 Il messaggio al capitale internazionale e chiaro: venite e investite, avrete schiavi silenziosi e obbedienti e, in caso di problemi, godrete comunque dell’impunità”.

L’Italia è il paese dell’ingiustizia per i proletari e i poveri e del bengodi per gli sfruttatori.  Fece scalpore e suscitò indignazione, ma solo per un attimo, la tesi del procuratore generale della Cassazione, che aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’appello nel caso Eternit per prescrizione (ottenendola) affermando che «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto».

Questo principio è ormai diventato l’orientamento generale di tutti i tribunali che nei casi di morti sul lavoro e di stragi del profitto assolvono i colpevoli e condannano le vittime e ancor più le associazioni a pagare le spese processuali punendole per aver cercato giustizia.

 

Il diritto del padrone al profitto a scapito degli altri diritti costituzionali, alla vita e alla salute viene prima della giustizia dovuta alle vittime di un crimine contro l’umanità.

 

Nel sistema capitalista gli industriali sono legittimati a sfruttare gli esseri umani e distruggere la natura, le leggi difendono il loro “diritto” a continuare ad arricchirsi sfruttando, inquinando e avvelenando lavoratori, cittadini e ambiente con le loro fabbriche di morte.

 

Dobbiamo passare dalla critica all’organizzazione per mettere in discussione con la lotta la società, lo stato e il loro potere che legittima lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 

 

Solo con il potere operaio, con una società socialista in cui si produca per soddisfare i bisogni e le esigenze degli esseri umani è possibile emanciparci e liberarci dalla miseria e dall’oppressione.

mer

24

feb

2021

DAL DISASTRO FERROVIARIO AL DISASTRO GIUDIZIARIO

Dal disastro ferroviario al disastro giudiziario

 

(intervista di Daniela Rombi alla rivista “nuova unità”)

 

La IV Sezione della Corte di Cassazione ha smontato la sostanza espressa in due sentenze (di 1° grado e d’Appello), cancellando l'aggravante della violazione delle norme relative alla sicurezza sul lavoro (T.U. 81/2008), così viene prescritto anche il reato di omicidio colposo plurimo, le Società per Azioni, le imprese tutte, sono assolte e quindi innocenti e possono continuare a perseguire quella politica dell’abbandono sulla sicurezza che in questa, come in altre stragi, ha provocato vittime, feriti e devastazioni.

Si tratta di un attacco vergognoso ai familiari che già avevano visto prescritti i reati di “incendio colposo” e “lesioni gravissime plurime”, e di un’aggressione infame al mondo del lavoro, alle organizzazioni sindacali, ai Rls/Rsu, che crea un precedente pericolosissimo e avrà conseguenze pesanti nei luoghi di lavoro e sull’intera collettività.

Il nostro direttore Carla Francone ha intervistato Daniela Rombi (al centro della foto), la mamma di Emanuela persa nel disastro a soli 21 anni.

 

nu. Assoluzioni, prescrizioni, annullamenti! Ribaltate le sentenze di 1° grado del 31 gennaio 2017 a Lucca e d’Appello del 20 giugno 2019 a Firenze. Dopo 11 anni si ricomincia, cosa ne pensi?

 

Daniela Rombi. Attendevamo questo momento da 11 anni e mezzo, la nostra vita sospesa per 11 anni e mezzo... poi, in 3 minuti di lettura, ti accorgi che c’è da rifare tantissimo... non è finita.

Penso che non c’è nessuna giustizia, siamo noi familiari ad essere condannati a vita perché privati dei nostri amori senza veder punito chi te li ha ammazzati ma soprattutto consapevoli che può ancora accadere, altri moriranno e piangeranno... è questo che fa ancora più male.

 

nu. Grave è la prescrizione dell’omicidio colposo, ma ancora più grave è l'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro. Non aver riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro rappresenta un precedente preoccupante, inquietante e pericoloso, che mette in discussione la legislazione vigente su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per tutto il futuro.

 

 

Daniela Rombi. Dopo il primo momento di buio assoluto, quando abbiamo capito che in quel dispositivo si cancellava l’incidente sul lavoro e arrivata la disperazione... non si può affermare questo, sembrava un sogno, non ci credevo... ho provato lo stesso dolore di quando mi dissero che era morta la mia bambina perché subito consapevole del disastro che quei giudici avevano fatto, perché consapevole che alle aziende è stata data la licenza di uccidere. Subito, un familiare a me molto caro, Andrea, mi disse: “Gli amministratori delegati passano, le aziende rimangono!”.

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mar

23

feb

2021

ILVA: GENITORI TARANTINI

Genitori tarantini -
Ci rivolgiamo a tutti gli italiani che ci seguono.
Questi fumi, adesso stanno coprendo la nostra città, Taranto. Ci chiediamo se la notte basta chiudersi in casa e sprangare le finestre. D'inverno forse possiamo limitare i danni, anche se durante il giorno i fumi non si interrompono e noi usciamo, andiamo a lavorare e..respiriamo.
Ci chiediamo come è possibile che nessuno faccia qualcosa per aiutarci.
Ci chiediamo come possono personaggi come Landini non avere un minimo di comprensione nei confronti di un territorio che conta oltre 580.000 abitanti, se contiamo tutta la provincia. E tutto questo per una produzione che crea inquinamento, morte, malattie, e la privazione di posti sicuri nella mitilicoltura, nella pesca, nell'allevamento, nell'agricoltura. Migliaia di posti di lavoro che si stanno perdendo per una fabbrica che sta andando a pezzi, che impedisce una retroportualita' che come negli altri porti italiani garantirebbe migliaia di posti di lavoro. Abbiamo uno dei più grandi porti italiani, ma è sacrificato come sono sacrificate le nostre vite.
È tutta una follia.

dom

21

feb

2021

IL GIORNO del 21 febbraio 2021

dom

21

feb

2021

PRESIDIO DIFESA SANITA' PUBBLICA OSPEDALE BASSINI

ven

19

feb

2021

PRIMA L'OSPEDALE DI SESTO, ORA IL BASSINI

Presidio davanti all'Ospedale Bassini a Cinisello Balsamo sabato 20 febbraio dalle ore 10.00 alle 12.00 organizzato dalla Rete Salute Sanità Pubblica a cui partecipa anche il nostro Comitato.

 

Invitiamo gli associati del Comitato e gli amici a partecipare.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio - Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli".

 

PRIMA L'OSPEDALE DI SESTO, ORA IL BASSINI

Come molti sanno, abbiamo costruito 10 proposte per migliorare il servizio sanitario

pubblico e su queste raccolto ben oltre un migliaio di firme.

 

Da alcuni mesi per presentare le 10 proposte stiamo cercando di avere un INCONTRO con:

 

>>>> la Direzione ASST che gestisce l'ospedale di Sesto e il Bassini e diversi servizi tra cui lo sportello scelta e revoca del medico di base

 

>>>> la Direzione ATS che gestisce l'assegnazione dei medici di base su Milano e provincia.

 

Il 16 gennaio abbiamo fatto un presidio davanti all’Ospedale di Sesto impoverito di molte attività di cura e diagnosi.

 

COLORO CHE PRENDONO LE DECISIONI SULLA SANITA’ PUBBLICA PER IL NOSTRO TERRITORIO CONTINUANO A NON CONSIDERARE LE RICHIESTE INDISPENSABILI PER RISPONDERE AI BISOGNI DELLA POPOLAZIONE.

 

Noi chiediamo:

 

medici di base in numero sufficiente

 

sportelli funzionanti e accessibili a tutti gli utenti senza essere costretti a lunghe code o con sistemi di accesso non adeguati anche alla popolazione anziana

 

informazioni certe sul futuro degli Ospedali ed in particolare quello di Sesto, con Reparti e Ambulatori anche per patologie che non c’entrano con il Covid e per la Prevenzione.

 

Visite ed esami in tempi brevi e che non siano cancellati.

 

Una medicina territoriale funzionante, con la medicina scolastica e la medicina del lavoro.

 

Su questi punti non abbiamo mai avuto un cenno da parte delle Direzioni ATS e ASST e sui disagi che la mancanza di questi punti provoca non abbiamo visto nessun interesse forte e costante neppure dai Sindaci, in particolare quelli di Sesto e Cinisello.

 

Per questi motivi faremo, assieme anche ai cittadini di Cinisello, un altro Presidio SABATO 20 FEBBRAIO 2021 dalle ore 10 alle 12 davanti all’OSPEDALE BASSINI (anche lui in progressivo impoverimento) DOVE DA POCO SI E’ TRASFERITA LA DIREZIONE GENERALE di ASST NORD MILANO.

 

Nello stesso giorno verranno fatti presidi anche davanti ad altre Strutture Sanitarie della Lombardia per

 

DENUNCIARE e AFFERMARE CHE LA NOSTRA SALUTE DEVE ESSERE GARANTITA, CHE ABBIAMO DIRITTO AD UNA SANITA’ PUBBLICA FUNZIONANTE SIA OSPEDALIERA CHE TERRITORIALE e PER CANCELLARE LA PESSIMA LEGGE SANITARIA REGIONALE N°23.

 

Il 20 febbraio è una data significativa perché quella in cui è stato segnalato il primo caso Covid, la cui gestione ha mostrato i limiti del sistema sanitario lombardo.

 

Sesto San Giovanni, febbraio 2021

 

 

Rete Salute Sanità Pubblica

mar

16

feb

2021

DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE

DI AMIANTO SI CONTINUA A MORIRE

FRA L’INDIFFERENZA DELLO STATO, DEI GOVERNI E DELLE ISTITUZIONI.

 

Questa mattina l’ennesimo funerale di una vittima dell’amianto a Sesto San Giovanni: si chiamava Gianfranco Rizzieri. Franco per gli amici, nato nel 1944, è deceduto a causa di un mesotelioma peritoneale epitelioide diagnosticato nel 2019, una tipica malattia derivante dall’amianto. Se n’è andato il 13 febbraio, dopo un calvario di due anni in cui ha subito ripetute operazioni e cicli di chemioterapie che hanno completamente debilitato il suo corpo.

 

Franco non ha mai lavorato in fabbrica, faceva l’edicolante in una biglietteria /edicola dell’ATM (in affitto) fino al 1983, chiusa in seguito, con esposizione indiretta e diretta a polveri di talco inquinato da fibre amianto nel luogo di lavoro.

Allo sportello amianto del nostro Comitato, Franco ha raccontato che “quando la mattina apriva le porte dell’edicola, le riviste e gli arredi erano ricoperti di una polverina che ogni giorno puliva con un panno e che l’edicola, un immobile in cemento non aveva controsoffittatura”, tipico delle strutture in cemento-amianto usati in quegli anni.

Rizzieri dal 1971 abitava in via Marelli, zona di fabbriche, a poche centinaia di metri della Breda Fucine e Siderurgica che hanno registrato molti lavoratori uccisi dall’amianto, e dove negli anni ‘70 era insediata la ditta Osva che utilizzava manufatti in amianto, la Magneti Marelli con lo stabilimento C e molte altre fabbriche.

 

L’amianto non è un problema del passato ma del presente e del futuro e senza le necessarie bonifiche le persone continueranno ad ammalarsi e morire. Ogni anno 6.000 persone perdono la vita a causa delle malattie asbesto-correlate, altre decine di migliaia per tumori professionali, più di 1.400 per infortuni sul lavoro.

Per il profitto e per il lavoro si muore più che in guerra ma questo avviene nell’indifferenza generale.

In Italia sono presenti ancora  più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, 33 in matrice compatta e 7 friabile, in un milione di siti, di cui 50.000 industriali e 40 di interesse nazionale e ci sono ancora circa 2.400 scuole a rischio, con un bacino di 350.000 alunni e 50.000 insegnanti.

La lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro le sostanze inquinanti e cancerogene non riguarda solo i lavoratori ma tutta la società. Le sostanze inquinanti e cancerogene uccidono prima i lavoratori e le loro famiglie, ma poi - disperdendosi nelle falde acquifere e nell’aria - uccidono anche la popolazione.

Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alla famiglia di  Gianfranco e a tutte le vittime del profitto.

La lotta per la giustizia e per condizioni di vita e di lavoro in sicurezza continua. 

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

Milano, 16 febbraio 2021

 

 e-mail: cip.mi@tiscali.it

dom

14

feb

2021

LOTTA DI CLASSE, LEGGE E GIUSTIZIA BORGHESE

Lotta di classe, legge e giustizia borghese.
Come diceva Brecht in questa situazione ogni ipotesi riformista, anche onesta, diventa “un fragile ricamo di ragazza”
Gli operai, i lavoratori e tutte le vittime del profitto e dello sfruttamento, lavorativo o ambientale che hanno avuto a che fare con la giustizia dei padroni e con le loro leggi nei tribunali hanno capito dall’esperienza concreta che chi è potente, chi detiene il potere politico-economico e chi è ricco – con avvocati e consulenti lautamente pagati, sfruttando i sofismi e le interpretazioni di parte, con il “rispetto” per i forti dei giudici - riesce sempre a sfuggire alle sue responsabilità e alle sue colpe.
Nella società capitalista i padroni - responsabili di stragi operaie, sociali o ambientali - restano sempre impuniti, non pagano mai perché a pagare sono sempre le vittime, i lavoratori, le associazioni che denunciano gli assassini e si presentano parte civile nei processi per ottenere giustizia. Perché oltre a non ricevere mai giustizia, sono anche costretti a pagare le spese processuali.
Così è successo nel processo d’appello per le decine di morti d’amianto alla Breda/Ansaldo di Milano e in Cassazione nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio, che ha provocato 32 morti bruciati vivi nelle loro case.
Negli anni ’70, quando la lotta di classe e il movimento operaio erano forti, si riusciva a influenzare anche alcuni settori “progressisti” della magistratura che, sotto tale pressione, interpretavano le leggi con un occhio di riguardo per gli operai: magistrati che, davanti alle manifestazioni di massa operaie all'interno dei tribunali, in sostegno dei compagni colpiti dalla repressione o licenziati dallo Stato e dai padroni, non guardavano solo ai diritti dell’impresa e dei manager ma erano costretti a tenere conto anche delle ragioni dei lavoratori.
Oggi in una situazione sociale e politica diversa, con un movimento operaio debole, frazionato e diviso, la difesa della proprietà privata dei mezzi di produzione e del profitto sono gli unici diritti riconosciuti cui tutti gli altri sono subalterni e sono applicati solo se con questo profitto sono compatibili.
Ormai tutte le leggi riconoscono e difendono la centralità dell’impresa, dei suoi inalienabili diritti, frutto di rapporti di forza che permettono ai padroni una totale libertà nell’uso della forza lavoro, sia nella gestione in azienda, sia nella possibilità di cacciarla in qualsiasi momento, o di trasferire la fabbrica de localizzando, lasciando i lavoratori senza occupazione da un giorno all’altro.
Noi non dimentichiamo che da sempre la magistratura è un’istituzione dello Stato borghese che ha lo scopo di conservare e difendere il sistema economico attuale, ma questo non ci impedisce di rivendicare il nostro diritto alla giustizia e di portare la lotta di classe anche nelle aule dei tribunali dei padroni.
Contro leggi e sentenze ingiuste è necessario lottare per cambiarle. Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi e giusto e la resistenza diventa un dovere.
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gio

11

feb

2021

MORTI PER AMIANTO BREDA: NESSUNA GIUSTIZIA

mer

03

feb

2021

Perché le morti sul lavoro per amianto restano senza giustizia

 

Perché le morti sul lavoro per amianto restano senza giustizia

 

di Marta Facchini — 2 Febbraio 2021

A gennaio il Tribunale di Milano ha assolto i manager della Breda-Ansaldo dall’accusa di non avere tutelato i lavoratori esposti all’asbesto. È l’ennesimo processo che si conclude con un’assoluzione per imprese e dirigenti, denunciano i comitati. Il nodo sono le teorie scientifiche di riferimento portate in aula, spiega l’avvocata Laura Mara

 “Cercavamo giustizia ma abbiamo trovato la legge che difende i potenti. Il processo sui morti per amianto alla Breda Termomeccanica-Ansaldo ha avuto un esito non diverso da quello che negli ultimi anni abbiamo visto nel Tribunale di Milano”. Michele Michelino, ex operaio della Breda e portavoce del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, sintetizza così la sentenza della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano che a gennaio ha assolto i manager dell’azienda dall’accusa di non avere tutelato i lavoratori. Il processo ha riguardato la morte di 12 operai esposti all’amianto nello stabilimento milanese di Viale Sarca tra gli anni Settanta e il 1985 per cui il sostituto procuratore generale Nicola Balice aveva chiesto condanne tra i due e i quattro anni.

 

La Corte ha anche condannato le parti civili ricorrenti, tra cui lo stesso Comitato, al pagamento delle spese processuali. “Il messaggio alla base è chiaro: non fatelo più. Ma noi non ci fermiamo e il Comitato andrà avanti a chiedere giustizia per tutti i colleghi morti sul lavoro. Solo nel 2020 hanno perso la vita altri cinque ex operai della Breda per malattie riconducibili all’amianto”, prosegue Michelino. “Purtroppo questo è solo l’ultimo processo sui lavoratori uccisi dalle fibre di asbesto che si è concluso con le assoluzioni. Prima ci sono stati l’Alfa Romeo di Arese, la Pirelli di viale Sarca e viale Ripamonti, e la centrale Enel di Turbigo”. Le motivazioni della sentenza sulla Breda si leggeranno tra 90 giorni “e poi il Comitato farà ricorso in Cassazione”. Nella sentenza di assoluzione di primo grado, quella che l’accusa sperava venisse ribaltata, il giudice aveva scritto che non esiste una “legge scientifica” che possa descrivere l’ipotesi, sostenuta invece dall’accusa, di “un nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto”.

leggi di più

ven

29

gen

2021

MORTI AMIANTO TEATRO SCALA. ARRINGHE FINALI DELLE PARTI CIVILI

Milano, 29 gennaio 2021

 

COMUNICATO STAMPA

 

Per le 10 vittime di amianto del Teatro alla Scala si attende vicinanza e solidarietà dal presidente della Fondazione Teatro alla Scala, Giuseppe Sala, sindaco di Milano.

 

Smontati alcuni cavalli di battaglia della difesa.

“ Le vittime, i 10 morti di amianto nel Teatro alla Scala, i loro familiari, i loro rappresentanti, le associazioni e comitati, costituiti parti civili, attendono finalmente una presa di posizione di vicinanza e solidarietà da parte dell'attuale presidente della Fondazione Teatro alla Scala e cioè il sindaco Giuseppe Sala, che non può restare silente di fronte alla tragedia che ha colpito i lavoratori e gli artisti del teatro lirico più importante del nostro Paese e che continua a mietere vittime”, è quanto hanno dichiarato, al termine dell'udienza odierna in Tribunale a Milano, Fulvio Aurora, Medicina Democratica e AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto, Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Roberto d'Ambrosio Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, e Pierluigi Sostaro della CUB Informazione e Spettacolo.

 

Una udienza deputata alle arringhe finali della parti civili, in cui si sono alternati una decina di avvocati: ne è scaturito un quadro piuttosto organico di quanto accaduto in questo che è uno dei più importanti teatri del mondo, ma l'unico di cui si abbia notizia di una tale “strage” di lavoratori, tecnici, cantanti e musicisti, causata dall'amianto presente in tutti gli ambienti e respirata per decenni non solo da chi ci ha lavorato, ma anche dai frequentatori e dal pubblico ignaro: tutto ampiamente documentato non solo con il dossier presentato un anno fa dal Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, con la denuncia di assenza di informazioni sui rischi per la salute, la mancanza di dispositivi di protezione, condizioni di lavoro non rispettose delle norme di sicurezza, gravissimi ritardi nelle bonifiche, o realizzate solo dopo le denunce dei lavoratori. “ Sono stati messi dei paletti di verità sulle conoscenze scientifiche maggiormente condivise- ha dichiarato Laura Mara avvocata delle parti civili Medicina Democratica, AIEA e Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio- per cui sono venuti a cadere alcuni cavalli di battaglia

della difesa”. Un esempio fra i tanti: smontata la tesi sostenta dall'ingegnere di parte Giuseppe Nano, secondo cui non era possibile dotare i lavoratori di maschere e respiratori contro le polveri di amianto prima degli anni '90 del secolo scorso, in quanto non esistevano. “Un falso -ha detto Laura Mara- come dimostrano i contributi del prof. Lorenzo Tomatis, oncologo ed epidemiologo di fama internazionale, direttore dello IARC per 12 anni, che attestano l'esistenza dei filtri HEPA fin dagli anni '50, esistenza mai smentita da nessuno”!

“Appaiono chiare-ha sottolineato Michele Michelino le evidenti responsabilità dei dirigenti e del sovrintendente Carlo Fontana, che hanno omesso di informare i lavoratori e dare mezzi di protezione individuali, esponendoli a gravi rischi per la salute, come purtroppo è accaduto”. Ma, paradossalmente, questa “dimenticanza” dell'ingegner Nano ed altre cruciali questioni, per quanto pronunciate, nella sua arringa, dall'avvocata Laura Mara, non state ammesse negli atti processuali dal Tribunale.

“A questo punto – ha sottolineato Fulvio Aurora- ci aspettiamo che il Tribunale di Milano, cambi registro e finalmente apra uno squarcio sulla linea fin qui tenuta e faccia giustizia condannando i responsabili. Ci auguriamo che venga sventato il pericolo che anche questo processo per morti di amianto venga sminuito, minimizzato e si concluda con pene irrisorie, prescrizioni o peggio assoluzioni, come quello per la Breda o quello per la strage di Viareggio”.

 

Per info.

Carmìna Conte 393 177616

Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto: Fulvio Aurora 3392516050

 

Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala: Roberto d'Ambrosio 3473656006

 

CUB Informazione e Spettacolo: Pierluigi Sostaro 3286438556

 

Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio: Michele Michelino 3357850799

 

 

sab

23

gen

2021

UNA LEGGE E UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI?

UNA LEGGE E UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI?

Una società che si definisce “civile” ma, che difende e legalizza con leggi, lo sfruttamento a scapito della sicurezza e della vita dei lavoratori è un sistema barbaro e inumano.

L’Italia democratica nata dalla Resistenza al nazifascismo, che ha una Costituzione che molti considerano la migliore del mondo, stabilisce nei suoi principi costituzionali che tutti i cittadini sono uguali davanti allo Stato. In realtà quando un operaio o un proletario cerca di valere i suoi diritti nelle aule di tribunale scontrandosi con il potere economico e politico la sua condizione di subalternità e disuguaglianza si evidenzia in pieno.

Quando i padroni e manager sono inquisiti per morti sul lavoro, malattie professionali e portati sul banco degli accusati nei processi da vittime che cercano giustizia, nei tribunali l’unico interesse riconosciuto è il diritto del capitale sancito dalla legge che stabilisce che il profitto viene prima di tutto.

Nel processo penale o civile, le multinazionali, i padroni, con i soldi si comprano i migliori avvocati, i consulenti, gli scienziati e i giudici. Anche se documentata e provata in aula dalle testimonianze le responsabilità di chi detiene il potere economico e politico i giudici, preferiscono andare contro i più deboli per non mettere a rischio le loro carriere presenti e future.

Il capitalismo con le sue istituzioni è un sistema apparentemente “democratico” che in realtà è marcio e corrotto, un vampiro che si alimenta sulla pelle dei lavoratori.

Quando il movimento operaio era forte e faceva valere i suoi diritti nelle fabbriche, nelle piazze e nella società, poteva anche alcuni trovare giudici che nelle leggi per quanto a favore del padrone, sotto la pressione del movimento di massa trovano cavilli e interpretavano la legge a favore dell’operaio. Oggi con il movimento operaio debole, frazionato, diviso, senza organizzazione la legge del padrone è applicata senza ostacoli.

La nostra esperienza nelle aule di tribunale ci ha fatto comprendere che In una società divisa in classi la giustizia è di classe, una giustizia a favore dei padroni e che non esiste la neutralità della scienza questa è la verità.

Molti ci domandano ma allora perché fate i processi in particolare adesso dove oltre ad assolvere i colpevoli, condannano le vittime a pagare le spese processuali?

Noi non possiamo accettare che i lavoratori siano considerati carne da macello.

Continuiamo a denunciare i dirigenti responsabili delle morti di lavoratori non perché ci fidiamo della giustizia borghese. Non vogliamo che i morti del profitto passino sotto silenzio, lo dobbiamo ai nostri compagni uccisi da un sistema che per il profitto continua a distruggere gli esseri umani e la natura, a commettere omicidi sul lavoro, stragi di operai e ambientali.

 

 

ven

22

gen

2021

MORTI PER AMIANTO BREDA/ANSALDO: NON CI ARRENDIAMO. LA LOTTA PER LA GIUSTIZIA CONTINUA.

gio

21

gen

2021

RIFLESSIONI DI DANILO FERRATI EX OPERAIO DELLA BREDA/ANSALDO (al centro della foto) SULLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DEI DIRIGENTI

RIFLESSIONI DI DANILO FERRATI EX OPERAIO DELLA BREDA/ANSALDO (al centro della foto) SULLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DEI DIRIGENTI.

  

 

Fatico a tenere il conto di quanti miei compagni, operai e impiegati, sono morti dal 2000 ad oggi, per i tumori insorti a causa del lavoro, alla Breda/Ansaldo. L’ultimo è stato il 31 dicembre 2019. Aveva 64 anni e 40 di fabbrica. Tumore ai polmoni, causato da amianto. (Inail). Ho partecipato al processo penale, contro i dirigenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo, per la morte di 12 lavoratori causata dall’uso di amianto, nello stabilimento di viale Sarca, Milano. Nel corso del processo, sono state ricostruite e provate le condizioni di lavoro, nella fabbrica e nelle centrali elettriche sparse per l’Italia; è stato descritto e provato l’uso di amianto, fino agli anni 2000.

 

È stato riconosciuto che i 12 lavoratori sono morti per tumori causati da amianto, cui sono stati esposti sul lavoro, cosi come riconosciuta l’assenza di protezioni individuali e collettive, contro questa sostanza mortale (Inail 1956). Ma, dicono i giudici, nessuno sa, in quale preciso momento, un lavoratore si sia ammalato: perciò non sappiamo quale direttore sia responsabile, della morte di quel lavoratore; quindi li assolviamo tutti.

Sono responsabili della morte di tutti e 12, ma di nessuno in particolare!?!?

I dirigenti sono uomini, distinti uno dall’altro nelle proprie responsabilità.

I lavoratori sono una massa senza volto, materiale di consumo per la produzione di profitto. Indistinti anche nella morte.

L’Azienda, Ansaldo, è al di sopra di tutto! Così, il Tribunale condanna i rappresentanti dei lavoratori (parti civili) a pagare le spese del processo. Non importa quanti euro saranno, il messaggio chiaro è “ Non avete diritto ad avere giustizia”.

mer

20

gen

2021

Amianto: caso Breda, manager tutti assolti anche in appello

Amianto: caso Breda, manager tutti assolti anche in appello

Comitato lavoratori,'la legge difende potenti, negata giustizia'

(ANSA) - MILANO, 19 GEN - Sono stati assolti sette manager della Breda Termomeccanica-Ansaldo imputati per le morti di una decina di operai, secondo l'accusa, esposti all'amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni '70 e il 1985.
    Lo ha deciso la quinta sezione della Corte d'appello di Milano, che ha confermato la sentenza di primo grado.
    Il sostituto pg di Milano Nicola Balice aveva chiesto condanne tra i 2 anni e i 4 anni e 11 mesi di reclusione. Il processo era stato riaperto, come da richiesta del pg e dei legali di parte civile, e sono stati ascoltati due consulenti tecnici della procura.
    Dopo la sentenza Michele Michelino, rappresentante del 'Comitato per la difesa della salute e nei luoghi di lavoro nel territorio', ha detto: "Volevamo giustizia ma purtroppo abbiamo trovato la legge, che difende i potenti".
    Le motivazioni della sentenza arriveranno tra 90 giorni. Negli ultimi anni già numerosi processi a Milano, che vedevano imputati manager di aziende per morti per amianto, si sono conclusi con assoluzioni.
    La Corte oggi ha anche condannato le parti civili ricorrenti, tra cui appunto il 'Comitato per la difesa della salute e nei luoghi di lavoro', al pagamento delle spese processuali. "Dobbiamo pagare per avere fatto ricorso in appello. Il messaggio è chiaro: non fatelo più", ha aggiunto Michelino, che però ha chiarito che il comitato andrà avanti con la battaglia nelle aule di giustizia per rispetto dei "nostri colleghi morti". E ha spiegato che "solo nel 2020 sono morti altri 5 ex operai della Breda Ansaldo" per malattie riferibili all’esposizione alle fibre killer. Anche l’avvocato Laura Mara, che assiste Medicina Democratica e l’Associazione italiana esposti amianto, ha sottolineato: "Dopo l’apertura dell’istruttoria, speravamo in un ribaltamento della sentenza. Così non è stato, purtroppo, leggeremo le motivazioni e poi faremo sicuramente ricorso per Cassazione".
    Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di primo grado, il giudice aveva scritto che non esiste una "legge scientifica" che possa descrivere l'ipotesi, formulata dall'accusa, di un "nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto".(ANSA).
   

 

 

mar

19

gen

2021

ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO

ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO. PER GLI OPERAI UCCISI DALL’AMIANTO NESSUNA GIUSTIZIA. OLTRE IL DANNO LA BEFFA: LE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI  NEL PROCESSO CONDANNATE A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI.

 

IN ITALIA PER GLI OPERAI E LA CLASSE LAVORATRICE NON C’E’ GIUSTIZIA. PER I PADRONI NON RISPETTARE LE NORME DÌ SICUREZZA E UCCIDERE GLI OPERAI PER IL PROFITTO NON E’ REATO.

Dopo poco più di un’ora e mezzo di Camera di Consiglio la Corte d’Appello della V Sezione Penale, composta di tre giudici, il Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e dalla giudice Sola, hanno confermato la sentenza di primo grado nonostante il Procuratore Generale Nicola Balice nella sua requisitoria abbia richiesto condanne dai  2 ai 4 anni e 11 mesi per i dirigenti.

Ancora una volta la verità storica raccontata dagli operai, dall’ASL e dai consulenti del Procuratore Generale si è scontrata con la verità processuale.

Il Tribunale penale di Milano si è schierato contro i lavoratori morti d’amianto, di malattie professionali e di profitto, sostenendo in modo vergognoso  padroni e manager che non rispettano per il profitto la vita umana mandando a morte centinaia di lavoratori e cittadini.

Il Palazzo di Giustizia di Milano, da tempo chiamato dai lavoratori  PALAZZO DELL’INGIUSTIZIA, anche questa volta non si è smentito.

Fiducia nello stato e nei tribunali noi non ne abbiamo mai avuta; da decenni abbiamo sempre lottato in fabbrica e nel territorio e da anni anche nei Tribunali dei padroni a difesa dei nostri compagni di lavoro uccisi dalle sostanze cancerogene e dallo sfruttamento, sapendo di andare contro una giustizia che è di classe, che difende solo gli interessi dei padroni.

 

I giudici che hanno assolto i manager imputati dell’omicidio colposo di decine di lavoratori esposti alle sostanze cancerogene senza protezioni, hanno condannato noi e le altre associazioni parti civile a pagare anche le spese processuali sperando di farci stare zitti in futuro. Essi lanciano, per l’ennesima volta,  un segnale chiaro: chi mette in discussione il loro sistema economico-politico-giudiziario, chi porta sul banco degli imputati padroni e manager, chi ostacola il profitto, rivendicando sicurezza sul lavoro, ambienti di  lavoro salubri,  giustizia, sarà punito e pagherà un caro prezzo.

 

COME GIA’ SUCCESSO ALTRE VOLTE  CERCAVAMO GIUSTIZIA E ABBIAMO TROVATO LA LEGGE DI CLASSE.

Uno stato, una legge, una magistratura che difendono solo una parte dei cittadini, quella dei potenti e dei loro tirapiedi, non sono nostri.

Questa sentenza ci fa arrabbiare, ma non ci arrendiamo. La rabbia e l’odio contro la società e la giustizia dei padroni non ci porta alla rassegnazione ma infonde in tutti i nostri compagni ancora più determinazione nella lotta.

CONTRO SENTENZE E LEGGI INGIUSTE RIBELLARSI E’ UN DOVERE E COMBATTERE UNA RAGIONE DI VITA.

La lotta contro le morti sul lavoro e per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio continua nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e anche nei tribunali, fino alla Corte di Cassazione.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Milano, 19.gennaio 2021                                                                                 e-mail: cip.mi@tiscali.it

dom

17

gen

2021

il Gazzettino Metropolitano di Sesto San Giovanni

Il Gazzettino Metropolitano.

 

Sesto, in centinaia al presidio per la sanità pubblica.

 

Presidio ospedale di Sesto

Erano in centinaia i cittadini che questa mattina hanno partecipato al presidio organizzato da Rete Salute Sanità Pubblica (Rssp) davanti all’Ospedale di Sesto San Giovanni, in via Matteotti.

 

Cittadini ma anche qualche politico e soprattutto tanto personale sanitario: medici, infermieri, tecnici e oss che lavorano per l’Azienda socio sanitaria territoriale del Nord Milano, contro cui era organizzata la protesta.

La Rssp è composta da una serie di associazioni e gruppi di sesto che negli scorsi mesi hanno raccolto una serie di denunce drammatiche sulla situazione sanitaria. «Soprattutto sull’aspetto delle patologie esistenti prima del covid che non erano più assistite. L’idea è anche quella di costruire un concetto diverso di salute e offerta sanitaria pubblica rispetto alla privatizzazione attuata da Regione Lombardia», dichiara Roberto Zanotto, portavoce di Rssp.

«Non è un caso che siamo qui davanti all’Ospedale di Sesto – continua Zanotto – che è una struttura sanitaria pubblica e sta subendo un graduale impoverimento», al nosocomio cittadino infatti è stata chiusa la cardiologia ed è stato impoverito il personale del pronto soccorso, che ora accoglie pochissime persone. «È stato anche affittato un intero piano a una società privata per trasformarlo in hotel covid – aggiunge Zanotto -. Corriamo il rischio che questo ospedale diventi inutile».

Secondo Zanotto, la trasformazione di un’area dell’ospedale in hub per le vaccinazioni anti covid non è sufficiente a rendere funzionale la struttura: «Questo è un aspetto temporaneo, l’ospedale non ha solo la funzione di fare vaccinazioni, anzi: avrebbe una funzione più utile e complessa per il territorio. L’hub purtroppo non compensa il rischio che questo ospedale diventi prossimo alla chiusura se rimane com’è ora».

Le richieste che la Rssp pone all’Asst Nord Milano sono molto concrete: «Aver garantita la possibilità di prenotare visite e prestazioni specialistiche, di farlo con tempi adeguati alla patologia, senza dover buttare via ore di tempo in fila a uno sportello e senza che la visita sia cancellata. Il Covid ha messo in evidenza una situazione che c’era già prima peggiorandola, rendendo difficile riuscire a effettuare visite e controlli che già prima avevano tempi lunghi».

Il presidio arriva a due mesi dalla richiesta di un incontro con la direzione di Asst, che è stato chiesto a novembre con lettera protocollata e 1.300 firme dei cittadini ma a cui Asst non ha ancora risposto.

• Il Gazzettino Metropolitano 16 gennaio 2021

 

 

dom

17

gen

2021

IL GIORNO DI DOMENICA 16 GENNAIO 2021- PRESIDIO ALL'OSPEDALE DI SETO SAN GIOVANNI

gio

14

gen

2021

Milano. Dal mensile ZONA NOVE di gennaio 2021. Giornale di Niguarda – Cà Granda – Bicocca – Pratocentenaro – Isola. 32.000 copie distribuite.

mar

12

gen

2021

SABATO 16 GENNAIO DALLE 10 ALLE 12 PRESIDIO DAVANTI ALL'OSPEDALE DI SESTO SAN GIOVANNI (MI)

SABATO 16 GENNAIO DALLE 10 ALLE 12 PRESIDIO DAVANTI ALL'OSPEDALE DI SESTO SAN GIOVANNI (MI)

 

NON vogliamo una SANITA' PUBBLICA in ROVINA

 

Le scelte fatte sulla sanità pubblica stanno riducendo la possibilità di essere curati e assistiti.

Vogliamo una Sanità Pubblica che curi bene, che lo faccia in tempi brevi, che lo faccia con rispetto, che non ci costringa a pagare, che ci offra servizi per la prevenzione.

Per chiedere questo e per rinnovare la richiesta di incontro con le Direzioni generali e sanitarie di ATS e ASST organizziamo un PRESIDIO davanti all'OSPEDALE di Sesto in viale Matteotti, 83 SABATO 16 gennaio 2021dalle ore 10,00 alle 12,00 Davanti al nostro ospedale pubblico che stanno smantellando fino a renderlo inutilizzabile.

 

Venite in tanti se pensate che la vostra salute sia legata anche al buon funzionamento della sanità pubblica.

La nostra salute non è una merce e la malattia non è un'occasione per far arricchire società private.

 

Il presidio avverrà nel rispetto delle norme anticovid19.

 

Sesto S.G, gennaio 2021

 

Rete Salute e Sanità Pubblica

 

 

sab

09

gen

2021

IL DANNO E LA BEFFA. STRAGE DI VIAREGGIO

Sentenza della Cassazione sulla strage di Viareggio.

GIUSTIZIA DÌ CLASSE: IL DANNO E LA BEFFA

LE PARTI CIVILI CONDANNATE A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI

 

In un paese diviso in classi sociali, in cui l’unico diritto riconosciuto è quello del profitto, la giustizia è al servizio della classe dominante. Anche se i lavoratori e i cittadini subiscono danni, per il sistema capitalista i padroni hanno la licenza di uccidere e la magistratura li assolve sempre.

 

La sentenza della IV Sezione della Corte di Cassazione ha annullato le condanne emesse dalla Corte d’Appello di Firenze per gli ex amministratori delegati di Ferrovie dello Stato e RFI Mauro Moretti e Michele Mario Elia, rinviandone gli atti alla Corte d’Appello stessa: uno sfregio ai famigliari dei morti e di chi si batte in questo paese per la giustizia, ma c’è di più..

 

I giudici hanno assolto definitivamente - perché il fatto non sussiste - tutte le società coinvolte che, a vario titolo, si sono occupate di manutenzione e controllo sulla rete ferroviaria, sui dispositivi di sicurezza, sui vagoni

In tal modo hanno annullato i risarcimenti per le 22 associazioni, enti e sindacati, che in questi anni si sono costituite parti civili, che di fatto saranno condannate a pagare le spese processuali. Così si punisce chi ha messo al primo posto la sicurezza dei lavoratori ferrovieri e dei passeggeri e quelli che non hanno accettato di uscire dal processo monetizzato la morte dei loro cari.

 

Per la morte atroce di 32 persone - donne, uomini, bambini bruciati vivi  nelle loro case -  nessuno è colpevole e nessuno paga.

 

Il potere economico-politico tramite la magistratura manda un segnale chiaro alle vittime e ai loro famigliari: i processi penali per i morti del profitto non s’hanno da fare. Non spendete soldi e tempo in lunghi procedimenti penali per cercare giustizia perché questi finiranno con assoluzioni dei padroni o manager imputati e voi sarete condannati a pagare le spese legali e processuali. Al limite chiedete risarcimenti in sede civile.

 

Per la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, contro un sistema che disprezza la salute e la vita umana, è ora di ribellarsi in ogni modo possibile.  

 

LA NOSTRA VITA VALE PIU’ DEI LORO PROFITTI

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 

 

Sesto San Giovanni  9 gennaio 2021

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

ven

08

gen

2021

STRAGE DI VIAREGGIO: INGIUSTIZIA E' FATTA

 

Strage di Viareggio, ancora una volta ingiustizia è fatta e una strage resta impunita: nessun colpevole.

La Corte di Cassazione ha prescritto gli omicidi colposi delle 32 vittime. Appello bis per tutti solo per disastro ferroviario, e concede all’ex AD di Ferrovie, Mario Moretti, un nuovo processo d’appello.

La Corte di Cassazione, con un colpo di spugna, ha cancellato le condanne – stabilite da 2 gradi di giudizio - per i responsabili della morte di 32 persone ammazzate mentre dormivano tranquillamente in casa loro o erano per strada.

Sono stati dichiarati prescritti gli omicidi colposi per la strage di Viareggio a seguito dell’esclusione dell’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro. Con la 'prescrizione' per l'omicidio colposo plurimo ancora una volta il potere dello Stato salva i suoi manager assassini, assolve se stesso,  uccide per la seconda volta le vittime e nega  giustizia ai loro famigliari.

La Corte, rinviando a un nuovo processo di appello anche l'ex AD di Trenitalia Vincenzo Soprano, che era stato condannato a 6 anni, e Francesco Favo (all'epoca certificatore della sicurezza per Rfi), che era stato condannato a 4 anni, salva anche loro.

Per la Corte d’Appello da rivalutare è solo la responsabilità per il reato di disastro ferroviario colposo. Il massimo tribunale ha assolto definitivamente - perché il fatto non sussiste - tutte le società coinvolte, che a vario titolo si sono occupate di manutenzione e controllo sulla rete ferroviaria, sui dispositivi di sicurezza, sui vagoni:Trenitalia, Rfi, Gatx Rail Austria, Gatx Rail Germania, Jungenthal Waggon, Mercitalia Rail.

 

Con questa sentenza la suprema Corte stabilisce che uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato e che la legge è non uguale per tutti.

Le 32 vittime sono state uccise due volte, dai dirigenti delle ferrovie che le hanno mandate a morte perché non hanno rispettato,  né fatto rispettare, le misure di sicurezza e da una giustizia che concede – per l’ennesima volta nell’Italia delle stragi senza colpevoli - l’impunità ai responsabili di una strage annunciata che si è portata via 32 persone, bambini, giovani, anziani, donne e uomini, italiani e stranieri.

Ora i responsabili sono stati assolti per prescrizione, come se non fosse successo nulla.

La giustizia è riservata solo ai manager, ai padroni, ai potenti; l’uguaglianza davanti alla legge è più uguale per alcuni e non per altri.

Una giustizia che punisce le vittime del profitto e premia i colpevoli è una giustizia riservata a chi ha i soldi, è una giustizia di classe.

 

Fiducia nello Stato non ne abbiamo mai avuta, ma forse è arrivato il momento di non limitarci ad andare davanti ai  palazzi del potere per chiedere una giustizia che non arriva mai, ma di accerchiarli e di gridare forte, dappertutto, con manifestazioni di protesta, che non ne possiamo più, non possiamo più tollerare di essere carne da macello per il capitale.

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Milano, 8 gennaio 2021

 

e-mail: cip.mi@tiscali.it

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gio

31

dic

2020

RICORDO DEI COMPAGNI CHE CI HANNO LASCIATO

RICORDO DEI COMPAGNI CHE CI HANNO LASCIATO

Anche in tempo di pandemia si continua a morire per amianto e per il profitto. Nel 2020 c’e stato un record di morti sul lavoro per malattie professionali, in molti casi morti dovute alla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro causate della pandemia che ha colpito molti lavoratori di fabbriche, logistiche, ospedali e personale sanitario. Durante il 2020 sono morti per malattie d’amianto anche altri 4 lavoratori, fra i 64 anni e i 71, del nostro Comitato. Tre erano ex lavoratori della BredaTermomeccanica/Ansaldo morti per tumore polmonare e mesotelioma della pleura, il quarto lavorava in un’altra fabbrica come saldatore. I loro nomi sono Felice Dotti, Giancarlo Perego, Gianni Zanta, Bruno Villa (nelle foto). Dietro i morti ci sono famiglie, sofferenze, vite e affetti spezzati che lasciano un vuoto incolmabile in chi gli voleva bene. In quest’anno che sta per finire e in quello che sta per cominciare, ricordiamo i nostri compagni rinnovando il nostro impegno per continuare la loro lotta per la giustizia, per la sicurezza sul lavoro, nel territorio e nei luoghi di vita, contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Anche durante il coronavirus si continua a morire per altre malattie nell'assoluta indifferenza delle autorità sanitarie e politiche, che hanno trasformato gli ospedali in reparti Covid sospendendo visite e terapie per altre patologie, comprese le chemio, a migliaia di cittadini bisognosi di cure.

 

Ogni anno nel nostro paese per infortuni sul lavoro e in itinere muoiono più di 1400 lavoratori, altre decine di migliaia per malattie professionali, solo per amianto più di 5.000 lavoratori e cittadini, eppure questa strage sembra non interessare le autorità.

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mar

29

dic

2020

VIRUS, UN ITALIANO NEL TEAM DEL VACCINO CUBANO

Virus, l’unico italiano nel team del vaccino cubano: “pronto entro metà 2021, sarà pubblico e gratuito”

(intervista a Fabrizio Chiodo da La Repubblica)

L’immunologo Fabrizio Chiodo, 35 anni: “A Cuba su 11 milioni di persone, ci sono stati 145 morti. E la percentuale di guariti è del 92,5%, tutti curati con farmaci homemade, visto l’embargo che dura da 58 anni. Nel tempo il Paese, a causa dell’isolamento, si è creato un arsenale biotecnologico di livello”

Fabrizio Chiodo, siciliano di Palermo, ha 35 anni ed è l’unico straniero che sta lavorando nel team statale cubano alla ricerca dei vaccini contro il Covid-19. Professore di Chimica e immunologia dei carboidrati all’Avana, una lunga esperienza in Spagna e poi in Olanda, è da poco rientrato in Italia al Cnr di Pozzuoli. Causa restrizioni ai viaggi, i lavori li segue da lontano, quindi. “Entro metà 2021 anche Cuba avrà il suo vaccino, pubblico e gratuito”, racconta.

𝐀𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐞𝐭𝐞?

“Ci sono quattro vaccini cubani disegnati, sviluppati e testati in sperimentazione sui 57 nella lista dell’Oms. Cuba produce il 90% dei vaccini che vengono somministrati alla propria popolazione, l’esperienza di decenni di ricerca pubblica è fondamentale. Personalmente sto lavorando al Soberana 1 e al Soberana 2, che significano “sovrana”, dei quattro sono quelli più avanzati nello sviluppo”.

𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐒𝐨𝐛e𝐫𝐚𝐧𝐚?

“Contiamo di terminare la fase 3 entro i primi tre mesi nel 2021. Ovvero il clinical trial in umano, dove si misura l’efficacia del vaccino, per poi cominciare con la campagna vaccinale da giugno 2021, utilizzando formulazioni e targeting diversi in base all’età della popolazione”.

 

𝐂𝐡𝐞 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐢𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨?

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mar

29

dic

2020

ANNO NUOVO, VECCHI PROBLEMI

ANNO NUOVO, VECCHI PROBLEMI.
Passano gli anni ma la condizione dei lavoratori, degli sfruttati, dei proletari continua a peggiorare in tutto il mondo.
La miseria della maggioranza della popolazione mondiale è resa ancora più intollerabile da un sistema economico-politico-sociale, dove un pugno di paesi ricchi, potenze imperialiste si arricchiscono a spese di chi produce e della maggioranza della popolazione.
In questi anni abbiamo imparato che la solidarietà operaia internazionale e nazionale è un’arma e l’unione fa la forza.
La nostra esperienza di operai, lavoratori, proletari, di cittadini pensanti organizzati ci hanno fatto capire che la solidarietà è un’arma potente.
La solidarietà internazionalista e umana dimostrata anche in questa pandemia di coronavirus dagli aiuti ricevuti da alcuni paesi socialisti, Cuba in primis, o ex socialisti, dimostra che il sistema economico capitalista fondato sulla ricerca del massimo profitto non solo è ingiusto ma barbaro perché al servizio dei ricchi del dio denaro.
Gli operai che lottano contro i padroni per il diritto alla salute e alla vita, le classi sociali sottomesse, i proletari e i popoli che lottano per la loro libertà devono combattere ad armi impari, spesso da soli, a mani nude, contro nemici potenti e agguerriti, armati di tutto punto, con leggi a loro favore e forze dell’ordine pronte a intervenire a sostegno del capitale.
Chi lotta e resiste per emanciparsi dallo sfruttamento, difendere la sua dignità, i suoi diritti e quelli di tutti gli esseri umani spesso è umiliato, represso, licenziato o, peggio ancora, incarcerato. Ma chi lotta contro coloro che, pur di realizzare il massimo profitto, distruggono la salute, la vita umana e la natura ha dalla sua la simpatia e l’appoggio da parte di altri oppressi e sfruttati che, come lui, subiscono angherie e ingiustizie.
Abbiamo imparato anche sulla nostra pelle e quella dei nostri compagni che la solidarietà non bisogna chiederla solo quando si ha bisogno, dimenticandosi poi di chi ci ha aiutato, non è a senso unico. La solidarietà si dà e si riceve e in questo sta la nostra forza come dimostrano le lotte che si riescono a vincere.

mar

22

dic

2020

ANCORA MORTI SUL LAVORO

 

 

 ANCORA TRE OPERAI MORTI NELL’ESPLOSIONE DÌ UNA FABBRICA IN ABRUZZO.

 

SUL LAVORO SI CONTINUA A MORIRE PIÙ’ CHE IN GUERRA

 

Ieri pomeriggio nella fabbrica di recupero polveri da armi dell'esercito, ordigni bellici, Esplodenti Sabino in contrada Termini a Casalbordino, in provincia di Chieti, tre operai sono stati uccisi, Nicola Colaneo di Guilmi di 45 anni, Paolo Pepe di Pollutri, 45 anni, e Carlo Spinelli di Casalbordino, 54 anni.

Come ormai succede ogni giorno tre operai usciti di casa per andare a lavorare non hanno fatto ritorno dalle loro famiglie lasciando dolore e disperazione fra i loro cari.

Ora come sempre si apre l’ennesima inchiesta della magistratura mentre come sempre succede in questi omicidi, già si parla di fatalità, di tragico errore umano, si richiedono più controlli, più formazione.

Gli “incidenti” o meglio gli omicidi di operai in quest’azienda non sono una novità.

Nel 1992 fu ucciso da un’esplosione Bruno Molisani, di che nel 1992 aveva 48 anni.

Nel 2009 per un’esplosione rimasero feriti gravemente due operai e uno degli operai subì ustioni di secondo e terzo grado su 70 per cento del corpo

Ogni giorno i lavoratori rischiano la vita in fabbriche e luoghi di lavoro insicuri.

Per realizzare il massimo profitto, i padroni risparmiano anche i pochi euro necessari per la sicurezza dei lavoratori mandandoli consapevolmente a morte.

Portare a casa un salario nella guerra quotidiana fra capitale e lavoro è sempre più rischioso. Dietro ai morti sul lavoro c’è la brutalità e la violenza del sistema capitalista.

Il non rispetto delle norme sulla sicurezza, l’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro sono le cause dell’aumento degli infortuni, dei morti sul lavoro, di malattie professionali e di centinaia di migliaia d’invalidi ogni anno di cui le istituzioni, le autorità e sindacati confederali che firmano accordi che peggiorano la condizione operaia fingono di non vedere.



La morte sul lavoro non è mai una fatalità.



SOLIDARIETÀ ALLE FAMIGLIE DEGLI OPERAI ASSASSINATI

 

sab

19

dic

2020

MISERIA, POVERTA' E RICCHEZZA NEL CORONA VIRUS

MISERIA, POVERTA' E RICCHEZZA NEL CORONA VIRUS

 

Michele Michelino  (*)

 

Così la pandemia ha reso i ricchi ancora più ricchi (e i poveri più poveri).

In questi mesi abbiamo sentito ripetere mille volte dai rappresentanti del governo, da Confindustria e sindacati confederali che siamo tutti sulla stessa barca, che l’unità nazionale - cioè quella fra sfruttati e sfruttatori - è l’unica via per salvarci, per fronteggiare questa nuova “guerra” contro il virus.

I sindacati Cgil-Cisl-Uil - e altri concertativi - hanno sottoscritto con Confindustria e il governo un accordo riconoscendo di avere gli stessi interessi. Per questi signori i lavoratori, invece della lotta di classe per difendere la loro salute e i loro interessi dovrebbero, in nome della comune lotta contro il virus, rinunciare a difendere la loro salute e la loro condizione lavorativa a vantaggio del profitto dei capitalisti.

Tuttavia a smentire questa narrazione ci sono i fatti: gli stratosferici guadagni delle multinazionali e dei loro padroni e la povertà crescente degli strati proletari e popolari.

 

Secondo i dati forniti dalla banca svizzera Ubs, i super miliardari sono aumentati e sono diventati ancora più ricchi: da 2.158 sono oggi 2.189, e la loro ricchezza totale è cresciuta del 27,5%, mentre i nuovi poveri, secondo dati di Coldiretti in Italia, anche a causa della pandemia, sono cresciuti di oltre un milione.

Se nel 2017 i super miliardari erano 2.158, dopo la prima ondata della pandemia sono diventati 2.189. E la loro ricchezza totale ha superato la soglia dei 10 trilioni di dollari.

Tra loro, secondo quanto riportato anche dal Corriere della sera, ci sono nomi molto noti: Jeff Bezos, proprietario di Amazon, che dal 18 marzo al 16 ottobre ha visto il suo patrimonio personale aumentato del 69,9%. Ha guadagnato quasi 80 miliardi di dollari in poco più di sei mesi.

 

Fra i super ricchi troviamo anche Bill Gates con un +20,4%, che porta il suo patrimonio personale a 118 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg è invece salito a quota 97,7 miliardi, in crescita del 78,6%.

In termini percentuali l’aumento più significativo però l’ha registrato Elon Musk, patron di Tesla e SpaceX: +270%, per arrivare a un patrimonio personale di 91,9 miliardi di dollari.

 

Crescono i patrimoni dei super ricchi e contemporaneamente aumentano invece povertà e disuguaglianze in tutto il mondo.

Più 50 milioni di persone hanno perso il posto di lavoro dall’inizio della pandemia e, per la prima volta da oltre 25 anni, è aumentato il numero di coloro che vivono con meno di 1,6 euro al giorno.

 

In Italia, secondo il bollettino Istat di settembre che fornisce i dati del secondo trimestre del 2020 - quello in cui siamo stati in lockdown - le persone occupate sono diminuite di 470mila unità.

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ven

18

dic

2020

DALLA PESTE AL CORONAVIRUS

Dalla Peste al Coronavirus: le pandemie nella storia dell’uomo.

 

Nel corso della storia dell’umanità, prima del Covid-19, almeno altre 13 pandemie negli ultimi 3000 anni hanno colpito gli esseri umani.

Il salto di specie fra gli animali, selvatici o da allevamento e l’uomo attraverso successive mutazioni genetiche dei virus ha prodotto le pandemie.

Polli, anatre, suini, topi, pulci, bovini, dromedari, zibetti e pipistrelli hanno fatto da conduttori, soprattutto in Asia e in modo particolare in Cina, dove hanno sempre vissuto a stretto contatto con l’uomo.

Dall’epoca dell’urbanizzazione di massa e della globalizzazione, gli allevamenti intensivi alle porte delle metropoli e i sempre più vasti mercati di animali vivi dentro le megalopoli hanno fatto stragi mondiali: da 500 milioni al miliardo di vittime in totale nel corso dei secoli, secondo calcoli approssimativi.

Nell’epoca moderna le forti urbanizzazioni, lo sviluppo industriale, l’inquinamento, il disboscamento e la distruzione della natura hanno costretto gli animali a vivere sempre più stretto contatto con l’uomo.

Le pandemie, i lutti e le crisi economiche hanno contribuito a cambiare la storia causando guerre, migrazioni e crolli di sistemi economici-politici-sociali. Vogliamo ricordare solo quelle più recenti.

 

La Spagnola del 1918-1920 (che avvenne in due ondate, una primaverile e una autunnale) colpì alla fine della 1° guerra mondiale, quando le popolazioni povere, i proletari e i contadini, le classi sociali più debilitate, subivano e pativano per le privazioni degli interventi bellici, a contatto con soldati che erano stati inviati da un continente all’altro. Con il rientro a casa dei soldati americani di ritorno dall’Europa la pandemia arrivò anche negli Usa.

 

L’influenza asiatica nel 1956, un’epidemia trasmessa da uccelli, durò due anni e fece 1 milione di vittime nel mondo.

Nel 2003 arriva la Sars (prima epidemia da coronavirus del ventunesimo secolo), molto contagiosa, ma rispetto a altre poco letale (8.200 vittime nel mondo).

 

Negli ultimi 100 anni, la scienza ha accertato senza più dubbi l’origine zoonotica di varie pandemie. Secondo gli scienziati fu lo scimpanzé dei Laghi, in Africa, morsicando un essere umano, a trasmettere nel 1980 il virus dell’HIV-Aids che ha causato circa 36 milioni di vittime nel mondo.

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COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO

AMIANTO: QUESTI PROCESSI NON SAN DA FARE!

Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da  parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda -  quella di oggi -  si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.


Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati. 

 

Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?

 

E' una posizione giuridica o è una posizione politica?

Pensiamo opportuno chiederlo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma intanto parliamo dei morti per amianto; morti prematuri, morti con grandi sofferenze. Grande dolore di famigliari ed amici. Morti due volte per mancata giustizia.  Veramente inaccettabile.

 

Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato  per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).

 

Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?

BASTA AMIANTO E GIUSTIZIA PER LE VITTIME

 

COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 24 novembre 2016

 

 

AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA

Amianto:Comitato vittime,morta giustizia

Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione

 (ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
    "Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
 

ANCORA UN'INGIUSTIZIA

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ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO

Nelle sezione Archivio - sentenze - pubblichiamo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano - Sezione Lavoro contro la società Pirelli costretta a risarcire gli eredi.

Riportiamo le motivazioni della sentenza Pirelli bis, Milano, per morti amianto. (vedere sopra sezione archivio)

ULTIMI VIDEO E FOTO

Pubblichiamo nella sezione archivio le motivazioni della sentenza di condanna dei dirigenti Pirelli nel processo di 1° grado decisa dal Tribunale di Milano - Giudice Martorelli per i lavoratori morti d'amianto. (gennaio 2016).

Video del corteo contro l'amianto e i morti sul lavoro- 28 aprile 2018 a Sesto San Giovanni e articoli dei giornali nella sezione stampa in alto sulla pagina.

Servizio TG RAI sulla protesta per l'assoluzione dei dirigenti Enel.

Assemblea del Comitato del 31 gennaio 2015.

Corteo contro i morti per amianto e lo sfruttamento del 26 aprile 2014

Marzo 2014. Video - intervista al Comitato di Altraeconomia sulla responsabilità dei dirigenti per le morti operaie per amianto e sul processo contro i dirigenti Pirelli in corso a Milano

FOTO DEL CORTEO A LUCCA IN SOLIDARIETA' ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIAREGGIO.

video e foto della manifestazione a Roma l'8 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati delle associazioni e comitati contro l'amianto

Video della presentazione de "La fabbrica del panico" con gli operai della Breda Fucine, l'autore del romanzo Stefano Valenti, Guido Viale e Michele Michelino  

nella sezione video riportiamo immagini della protesta contro l'Inail del 15 maggio 2013 e l'incontro fra la nostra delegazione e quella dell'Inail

Intervista del nostro Comitato a Sky tg24 del 21 novembre 2012

Pubblichiamo nella sezione "Leggi" (in alto sulla pagina)

 

 

il Decreto interministeriale sul Fondo per le Vittime dell'amianto del 13 gennaio 2011

 

News

Foto del corteo del 27 aprile 2013 a Sesto San Giovanni contro l'amianto e lo sfruttamento.

Nuove foto e video del presido operaio contro l'Inail del 16/01/2013

Nella sezione video immagini della conferenza stampa sull'amianto nel palazzo Comunale di via Larga a Milano e servizio di RAI 3 del 2 aprile 2012

nella sezione stampa, nuovi articoli sul processo Pirelli a Milano

Nella sezione foto, nuove fotografie del presidio al Tribunale di Trento del 12 dicembre 2011 e nella sezione video le immagini.

Nella sezione foto immagini dell'assemblea dell'8 ottobre 2011.

 

 Nella sezione foto, nuove immagini delle iniziative fatte nel mese di agosto 2011.

Nella sezione foto, immagini della conferenza stampa del 15 giugno 2011 a Bassano del Grappa (Vi)

NELLA SEZIONE FOTO IMMAGINI DELLA FIACCOLATA A L'AQUILA DEL 6 APRILE 2011

Nella finestra stampa ci sono nuovi articoli apparsi sui giornali.

 

Nella sezione foto ci sono le ultime e tante altre.

Nella finestra Archivio, ci sono le ultime sentenze di importanza Nazionale

Nella sezione video potete trovare i filmati della II Conferenza Nazionale sull'Amianto del 6-7-8 novembre 2009 a Torino.

Nella sezione libri trovate i nostri testi